Mollo tutto e mi do alla beneficenza: la storia di Carolina Gonzalez-Bunster e la Walkabout Foundation

Carolina Gonzalez-Bunster

E’ sempre più frequente trovare storie Ninja: persone di valore che sfidano lo status quo per migliorare il mondo. Che sia con la comunicazione, con la creatività, col marketing o con una startup, il non convenzionale è un mantra che risuona in tanti ambiti di vita. La storia di Carolina è proprio così, ma la sua originalità brilla nella beneficenza – nel social good, diciamo sempre più spesso oggi.

Carolina ha una storia sbalorditiva alle spalle: parla 4 lingue, laureata alla Georgetown University e master alla London School of Economics. A soli 28 anni è ambitissima da Goldman Sachs che la assume come analista finanziaria tra New York e Dubai. Ma a quella vita di innegabili privilegi lei ha rinunciato con passione e determinazione – perché oggi gira tra Sud America, Africa ed Asia per cercare cure alla paralisi e donare sedie a rotelle a chi non può più camminare. Bill Clinton l’ha voluta portare con sé ad Haiti subito dopo il terremoto – dove i bimbi rimasti paralizzati dalle macerie erano costretti a girare su dei carrelli per la spesa.

Qual è stata la scintilla che ha determinato un cambio così radicale di vita? Suo fratello Luis, di 7 anni più grande, una notte si trova in un incidente d’auto e la sua spina dorsale è irrimediabilmente danneggiata: paralisi dalla vita in giù. E così Carolina sperimenta sulla sua pelle il dolore e la difficoltà di trovare all’improvviso migliaia di barriere architettoniche che ostacolano la quotidianità. Ma non la forza di volontà, una forza determinante che avvicina Carolina e Luis sempre di più.

Nel 2009 Carolina fonda la Walkabout foundation, con l’obiettivo di aiutare la ricerca medica sulla paralisi, sensibilizzare l’opinione pubblica e distribuire concretamente le carrozzine nei paesi poveri e disagiati, per ridare il movimento a chiunque incroci con lei il suo “cammino”. Non si può che restare colpiti davanti una tale energia positiva, costruttiva e concreta in grado di ispirare anche gli startupper più tecnocrati e geek. Un’organizzazione benefica, proprio come una startup, ha bisogno di abbinare il fundraising allo spirito di problem solving! Abbiamo intervistato Carolina, una Ninja d’eccezione, sperando che la sua storia possa motivarvi a superare qualsiasi sfida abbiate davanti.

india 2014

Quali progetti sono in cantiere adesso?

Quest’anno è stato l’anno più impegnativo di tutti! Lo scorso settembre ci siamo dati come mission la donazione di un container di sedie a rotelle ogni mese per 12 mesi: oggi stiamo quasi per completare l’obiettivo. In un anno avremo così donato più sedie a rotelli di quante ne abbiamo donate in 4 anni di tempo sin dalla nostra nascita. Stiamo parlando quindi di più di 2,500 sedie a rotelle alle persone bisognose in Argentina, la Repubblica Dominicana, Haiti, Kenya, Uganda, Malawi, Pakistan, India e Tanzania in un solo anno. E la cosa più importante è che ogni sedia è modificata ed adattata individualmente per il destinatario da parte di un membro dello staff Walkabout.

Abbiamo anche finanziato della ricerca all’avanguardia per curare la paralisi, lavorando col laboratorio del dottor Reggie Edgerton di UCLA e la Christopher Reeve Foundation. Siam stati testimoni del fatto che Rob Summers sia stato il primo paralitico a riconquistare il controllo delle proprie funzioni fisiologiche proprio grazie a queste ricerche: questa bellissima vittoria si è ottenuta impiantando in Rob (paralizzato dalla vita in giù a causa di un incidente d’auto) un chip elettrico epidurale nella spina dorsale. Questi miglioramenti nella qualità di vita sono cure di per sé.

Infine, abbiamo un mucchio di eventi in preparazione: a cominciare dalla quinta edizione della marcia lungo gli ultimi 100km del Camino de Santiago a partire dal 2 ottobre: l’invito è aperto a chiunque voglia partecipare!

Tuo fratello Luis è la prima persona nella storia della Spagna ad aver attraversato l’intera nazione con la sola forza delle sue braccia, proprio lungo il Camino de Santiago. Quand’è che hai capito che con la tua forza di volontà potevi cambiare il mondo per il meglio?

Ho sempre creduto al motto “Se vuoi, puoi“. Mi hanno cresciuta con queste parole sin dalla nascita. Quando mio fratello ebbe l’incidente, ho capito che le nostre vite avevano uno scopo più grande e che dovevamo costruire qualcosa di positivo a partire da una situazione tragica. La forza vitale di mio fratello ed il suo spirito tenace mi hanno fatto capire che se applichi la tua mente su qualcosa, tutto è possibile. Per lui il solo vestirsi la mattina è un compito complesso ed arduo: mi ha fatto capire che se hai forza di volontà, coraggio e forza di fare qualcosa, allora puoi assolutamente farla. Quando l’ho visto attraversare l’intera Spagna lungo il Camino ho visto la forza della mente applicata: sì, la mente è il tuo strumento e la tua forza più grande al contempo.

Avete anche percorso la via Francigena. Com’è stata recepita dai media e dai donatori in Italia il lavoro della tua fondazione?

E’ una domanda interessante, perché mio marito è italiano ed è uno dei nostri più grandi supporter! In realtà la fondazione inizia adesso ad essere conosciuta in Italia. Oltre la camminata sulla Via Francigena non abbiamo ancora organizzato eventi o iniziative in Italia. Ciononostante, sono una brand ambassador Tod’s, onorata di poter essere associata ad un brand italiano così iconico – Walkabout e Tod’s lavorano sempre insieme per originare nuove ed intelligenti idee per collaborare. Stay tuned!

In quali modi i social media ti aiutano ad amplificare lo storytelling della fondazione Walkabout? Sono un canale privilegiato per il fund raising rispetto ad altri media?

Credo davvero che oggi i social media siano tutto. Sono il modo più veloce ed efficace di propagare un messaggio per il mondo. Tutti quel che conosco, attraversando le generazioni, è connesso ai social media in qualche modo – entrambi i miei genitori hanno account su Facebook ed Instagram. La bellezza dei social media è proprio quella di permetterci di trasmettere le nostre storie ai donatori. Possiamo caricare foto dal campo, in tempo reale, mentre le persone ricevono per la prima volta una sedia a rotelle. Possiamo condividere video dai nostri viaggi per il mondo e mandare ai donatori tweet, report ed aggiornamenti dai laboratori medici su cui investiamo.

Portare le carrozzine nei paesi sottosviluppati richiede che siano capaci di affrontare terreno accidentato. Come vi ha aiutato in questo la partnership con RoughRider?

Il nostro ethos è donare sedie a rotelle che siano customizzate per ciascun ricevente. Non crediamo nel modello “taglia unica”: le carrozzine sono proprio come degli occhiali da sole – non è che puoi indossarne un paio qualsiasi. Devono adattarsi alla tua fisionomia e lo stesso vale per le carrozzine. Quindi doniamo sedie a rotelle che sono adatte al terreno accidentato dei paesi in via di sviluppo, con delle ruote mountain bike adatte a qualsiasi terreno. Queste sedie si chiamano RoughRiders, ToughRiders e Leveraged Freedom Chairs. Ognuna di esse è costruita e adattata per ciascuno.

A quali progetti futuri stai lavorando?

Direi i “centri sostenibili” che stiamo iniziando ad installare in 3 regioni del mondo: America Latina, Africa e Sudest Asiatico. Questi centri servono a fornire e riparare sedie a rotelle, ma anche alla riabilitazione fisica delle persone e funzionerebbero quindi come nostri hub. Ci permetteranno di donare sedie a rotelle con più frequenza (ogni giorno dell’anno) in quel determinato paese, creando impiego locale e funzionando come centri di comunità per disabili.

Hai lasciato un lavoro stabile e remunerativo in finanza per concentrarti sulla beneficenza. Cosa fa vibrare il tuo cuore?

Mio fratello Luis, e la speranza di vederlo in piedi e camminare di nuovo. E fondamentalmente la possibilità di fare una differenza nel mondo. Anche se è solo una goccia nell’oceano, amo provare a rendere il mondo un posto migliore.

Carpisa Around The World: il viaggio è in street-style!

Questo articolo è a cura di INWARD, osservatorio che svolge ricerca e sviluppo nell’ambito della creatività urbana (street art, urban design, graffiti), operando con un proprio modello di valorizzazione, attraverso attività di Ricerca e azioni di Sviluppo nei settori Pubblico, Privato, No profit e Internazionale.

(di Francesca Cartolano)

 

La street art in viaggio con te, da oggi si può!

Carpisa dedica agli amanti della street art un’intera galleria di opere originali dei più famosi creativi urbani.

Ne parliamo con orgoglio: INWARD è stato chiamato per selezionare i 12 street artisti che incarneranno lo spirito della strada “All Over The World“.

Si è deciso di partire con un omaggio all’Italia: 3 artisti molto differenti tra loro, sia per cifra stilistica sia per provenienza geografica: Alberto Made Capozzi, Antonello Macs Piccinino, Luca Zeus40 Caputo.

Agli artisti è stato affidato il compito di rendere in immagine il senso del viaggio.

Le loro opere ne danno la conferma e sono ricche di più declinazioni culturali del mondo della creatività urbana.

Nei pezzi di Made le lettere, dolcemente fluidificate, diventando forme assolute, fino a fondersi in una morbidezza caotica, eppure regolata da leggi ben precise. Quelle stesse linee armoniche danno vita al suo lavoro “Strawberry“, perché se la partenza non è dolce, che gusto ha?

Il romanticismo avventuroso di Macs in “Neverending Trip” ricorda le “vacanze romane” con l’augurio (o forse la raccomandazione?) che il viaggio non abbia fine.

Il graffiti writing di Zeus40 è un graffio deciso, vigoroso. Innovativo e personale, come il suo stile, “Graffio” è un’incisione nella memoria, nei suoi percorsi, nelle sue evoluzioni. Si viaggia nel tempo oltre che nello spazio, no?

Virtualmente aperta a 24 paesi nel Mondo, è così possibile visitare la gallery e scegliere l’opera del creativo urbano che si preferisce per rendere la valigia, come tutti gli altri accessori, riconducibile al proprio stile.

Puntare su un e.commerce interattivo, permettere ai propri utenti di personalizzare il proprio bagaglio ancor prima della vendita, è questo che rende un marchio aperto al dialogo. Farlo attraverso i linguaggi espressivi della creatività urbana lo avvicina al mondo dell’arte contemporanea, sempre più attenta alle evoluzioni della street art, in maniera innovativamente raffinata e prestigiosa.

La selezione degli artisti continua. Presto la Gallery si arricchirà delle opere di altri 9 street artisti internazionali. Anche loro saranno chiamati ad esprimersi sul tema “All Around the World”.

Quale vorresti fosse il prossimo artista che arricchirà la galleria?

Scrivi ad INWARD, proveremo ad accontentarti 😉

Adobe: se compri click finisci su una brutta strada [VIDEO]

Adobe: se compri click finisci su una brutta strada [VIDEO]

Ci sono strade che non bisognerebbe mai imboccare. Vale nella vita, così come nel marketing. Nel suo ultimo spot, ad esempio, Adobe mette in guardia tutti i marketer sui rischi dell’acquisto di click per aumentare le proprie vendite.

Un forse disperato ma certamente sprovveduto impiegato finisce in una buia e sinistra strada alla ricerca di soluzioni per il suo business, e si imbatte in quello che sembra uno spacciatore di…click. E da qui alla galera (e all’umiliazione pubblica) il passo è molto breve.

Questo video segue il fortunato “Click, Baby, Click!“, di cui Ninja vi ha parlato qui.

KLM Lost and Found, un ufficio oggetti smarriti su 4 zampe [VIDEO]

KLM Lost and Found, un ufficio oggetti smarriti su 4 zampe [VIDEO]

Viaggiare può essere molto stressante, soprattutto se implica trascorrere molte ore in volo o in aeroporto. Quante volte la stanchezza vi ha fatto dimenticare qualcosa sull’aereo e costretto poi a lunghe ore di fila per recuperarlo? KLM ha pensato ad una soluzione tenerissima per questo problema, presentata nel suo ultimo spot “KLM Lost and Found“.

All’aeroporto di Amsterdam la compagnia olandese ha istituito un ufficio per gli oggetti smarriti davvero inusuale, capitanato da Sherlock, un beagle speciale che collabora con gli equipaggi per restituire ai legittimi padroni gli effetti personali ritrovati a bordo.

Irresistibile e dolcissimo no? Così tanto che alcuni utenti sembrano essere rimasti davvero delusi dopo aver scoperto che Sherlock in realtà è stato ingaggiato solo per la durata delle riprese del video!

CaliforniaDreamBig: un controverso case study di Digital PR

california dream big

(c) tbd-italy.com

Avete sentito parlare del contest #californiadreambig? Probabilmente sì, date le tante polemiche scoppiate in rete negli ultimi giorni. Abbiamo sentito le parti coinvolte per capire meglio quanto accaduto.

#CaliforniaDreambig: Riassunto delle ultime puntate

Qualche settimana fa è comparso sul sito del TBD Italy l’evento internazionale dedicato ai travel blogger, il contest #californiadreambig. Secondo quanto scritto,

Visit California in collaborazione con TTG Italia selezioneranno 10 web influencer per un blog trip in California, nella primavera del 2015.”

Sul sito, il post continua con la spiegazione dei termini e condizioni dell’iniziativa, tra cui la necessità, per chi partecipa, di essere blogger, instagramer e videomaker ed esprimere la propria voglia di partire attraverso un post, una foto o un video utilizzando l’hashtag #californiadreambig.

Insomma, la classica iniziativa che coinvolge i blogger nella promozione di una azienda. Niente di nuovo e niente di male, se non fosse che…

Il fatto

Qualche giorno dopo, alcuni blogger hanno affermato di essere stati precedentemente contattati per partecipare a un blog tour in California e che, solo dopo aver accettato seppur senza firmare alcun contratto, hanno scoperto che si trattava di un contest.

La spiegazione sarebbe che alcuni blogger selezionati sono stati invitati, mentre per gli altri posti a disposizione è stato ideato un concorso. Ma la situazione sembra tutt’altro che chiara, e per questo abbiamo provato a fare luce sull’argomento ascoltando le opinioni dei diretti interessati.

Le blogger contattate prima

Abbiamo parlato con Laura Renieri, blogger di The Old Now, che ha lanciato per prima il suo messaggio sulla vicenda attraverso un post su Facebook.

“All’inizio della vicenda sono stata contattata e mi è stato detto che ero stata selezionata per un classico blog tour con destinazione California. Si è trattato di conversazioni telefoniche e scritture personali via e-mail, effettivamente non c’era un vero e proprio contratto, ma personalmente ho partecipato a diversi blog tour senza firmare contratti, quindi mi sono fidata sulla parola. Quando a settembre è uscito l’annuncio del contest, ho subito pensato che la mail arrivata serviva a coinvolgere anche noi già sicuri nella diffusione del concorso. Poi una serie di eventi mi hanno portato a credere di non essere più nella “magica lista rosa” dei partecipanti, e quando ho chiesto chiarimenti mi è stato effettivamente detto che la lista non esisteva più ed eravamo tutte in discussione.

Voglio fare una differenza tra errore e dolo. Ci può stare l’errore umano, magari chi ha gestito il progetto aveva poca esperienza e questo può capitare, ma comunque l’avermi proposto determinate iniziative mi ha portato a rifiutarne altre perché le date c’erano, la conferma che anche chi gestisce il progetto in America ha dato l’ok anche, quindi capisci che anche senza un contratto ci siamo fidate sulla parola. E inoltre il comportamento poco professionale è uscito fuori anche nel momento in cui si è parlato del contest: non è registrato e sono anche cambiate le date in cui annunceranno i vincitori, insomma: tutto un po’ campato in aria. Forse i toni che noi blogger abbiamo usato sono stati forti, però nel momento in cui ti senti ferito, preso in giro e, soprattutto, non ti vengono date spiegazioni sensate, agisci d’istinto. Spero davvero che si riesca a fare chiarezza e che le parti coinvolte prendano una posizione. Basterebbe un comunicato ufficiale o una dichiarazione pubblica per sistemare la situazione, invece nessuno si è occupato di farlo… staremo a vedere!

Visit California Italia

Abbiamo ascoltato anche l’opinione di Visit California, che nella persona di Massimo Loquenzi, alla domanda di chiarire la situazione, ci ha risposto così:

“Da diversi anni gli uffici del turismo, le compagnie aeree e via dicendo organizzano viaggi per far conoscere prodotti turistici a giornalisti e blogger. Non si tratta quindi di un premio ma di viaggi di formazione, viaggi di lavoro. Gli strumenti utilizzati dagli organizzatori per selezionare gli invitati non possono essere concorsi perché non ci sono premi da assegnare, ed è per questo che non si può parlare di truffa. Gli invitati sono scelti dagli organizzatori a loro insindacabile giudizio adottando le modalità che più preferiscono. Noi per questo progetto abbiamo scelto di collaborare con TTG Italia e TBDI per l’autorevolezza della testata, ora l’organizzazione (ovvero Visit California, TTG Italia, TBDI, e British Airways) selezionerà i partecipanti che partiranno per #californiadreambig. Il nostro è stato il primo approccio con il mondo dei blogger e ci impegneremo in futuro a gestire questi progetti sempre meglio, ponendo maggiore attenzione per evitare spiacevoli equivoci.”

TBDI e TTG Italia

A questo punto, abbiamo ascoltato anche l’opinione di TGG Italia e di TBDI: la scelta dei blogger è un contest? Se sì, è legittimo? Come verranno selezionati i blogger che partiranno se anche la lista iniziale è stata messa in discussione?

Ecco come ci hanno ufficialmente risposto:

Abbiamo deciso di ospitare il progetto #californiadreambig perché ci sembrava una iniziativa simpatica e in linea con quelle che sono le iniziative a sostegno della promozione delle destinazioni. Non sapevamo ci fosse già una selezione in atto, e qualunque accordo preso prima del lancio del progetto non andrà ad influire sulla selezione, al massimo ad integrarsi.

Ad ogni modo, ci deve essere stato qualche errore di comprensione dell’iniziativa: #californiadreambig non è un concorso in quanto non esistono premi o remunerazioni in denaro. E’ un viaggio di lavoro, una selezione professionale, e pertanto soggetto ad insindacabile giudizio di chi offre questo viaggio e che ha il pieno diritto di scelta dei partecipanti che dovranno poi onorare delle responsabilità legate appunto al motivo del viaggio. In virtù dei fatti accaduti, gli organizzatori hanno deciso di prendersi qualche giorno in più per effettuare una selezione più chiara e serena, e siamo sicuri che sarà una selezione di valore.

Sicuramente ci sono state delle leggerezze da parte del cliente (Visit California, ndr), ma vogliamo pensare che siano dovute all’inesperienza.

Come TTG Italia stiamo investendo tanto per mettere in risalto e contribuire a professionalizzare il ruolo dei blogger di settore, ci dispiace molto aver visto nascere qualche polemica intorno a questa iniziativa che ha visto una bella e spontanea partecipazione di centinaia di blogger.

Ringraziamo tutti coloro che con entusiasmo hanno creduto in questa iniziativa e voi di Ninja Marketing per averci dato modo di spiegare con toni civili quanto accaduto: speriamo di aver fatto capire come TBDI sia stata in assoluta buona fede nell’accogliere un’occasione da girare ai blogger.”

Il parere legale

Ma siccome noi Ninja siamo un po’… puntigliosi 😀 abbiamo deciso di ascoltare anche un parere legale, per fare la quadra al cerchio. Claudio Partesotti, avvocato del Foro di Milano e partner dello studio ICT Legal Consulting nonché docente della Ninja Academy, ci ha risposto quanto segue:

“Da un punto di vista generale, iniziative di questo tipo non sembrerebbero rientrare nell’ambito di applicazione della normativa sulle manifestazioni a premio, che prevede una disciplina molto articolata (anche per quanto riguarda l’individuazione delle fattispecie che non costituiscono concorsi e operazioni a premio); l’iniziativa in questione sembra piuttosto ricondursi a quelle fattispecie in cui un’impresa seleziona determinati soggetti chiamati a svolgere una determinata attività che, tra l’altro, comporta anche l’assunzione di specifici impegni a carico degli stessi.
L’esperienza comunque insegna che, in questi casi, è sempre opportuno rivolgersi ad un consulente di fiducia, che aiuti l’impresa a formulare un regolamento dettagliato e circostanziato; e a strutturare l’attività in modo tale da fugare ogni dubbio ed evitare interpretazioni erronee in merito alla normativa applicabile.”

Le digital PR

A questo punto, vi chiederete: ma perché Ninja Marketing ha voluto affrontare l’argomento?

Perché crediamo che sia una case history più che rilevante per il mondo delle digital PR. Le relazioni pubbliche sono un argomento delicato, spesso rilegato solo all’ambito giornalistico. Questo evento ci ha dimostrato come, invece, il mondo del blogging è – ovviamente – in primo piano, la rete è community, e soprattutto che non possono più essere presi sotto gamba progetti digitali di questo calibro. L’abbiamo detto più volte: le pr sono il futuro del digital marketing e le relazioni con i media, giornalisti o blogger che siano, vanno curate attentamente.

Vero: le blogger e influencer avrebbero dovuto prestare più attenzione prima di additare l’iniziativa come truffaldina. Ma se il TBDI e Visit California erano perfettamente in regola, perché non hanno preso subito una posizione uffciale? Il “no comment” è la peggiore delle risposte nel mondo della comunicazione, in particolare nelle situazioni di crisi.

Speriamo davvero che queste dichiarazioni possano rispondere a tante domande, ringraziamo le persone che hanno risposto alle nostre domande e Nunzia Falco Simeone, editor della sezione Marketing, per il suo aiuto.

3 principi di marketing turistico che possiamo imparare dal Queensland, Australia

Negli ultimi anni lo stato australiano del Queensland ha attuato una delle migliori strategie di marketing turistico che abbiamo avuto modo di apprezzare.  Per mettere in pratica la lezione di marketing turistico impartita dagli australiani dobbiamo tener presenti tre semplici concetti:

  • Storytelling: racconta una storia in cui ci si possa immedesimare;
  • Earned media: fa sì che la pubblicità non sembri pubblicità;
  • Social media strategy: la costanza è la migliore alleata di una strategia di comunicazione efficace.

Lo storytelling: 1 day in Paradise

Questo è uno dei tanti video che raccontano le esperienze di vita nella regione del Queensland. Gli ingredienti sono il linguaggio diretto e una storia emozionante, che colpisce dritto l’immaginario dello spettatore. Lo storytelling quando usato con sapienza porta sempre a risultati straordinari.

Earned media: Best job in the world

Come far sì che la stampa di mezzo mondo parli di te senza sborsare un centesimo? Qualche anno fa il Queensland offriva il lavoro migliore del mondo: vivere in un’isola paradisiaca, con un ottimo salario, per scrivere un blog. I risultati sono stati straordinari, non solo tonnellate di application ma, soprattutto, l’interesse di una quantità incredibile di media: ciò ha portato a una visibilità che altrimenti sarebbe stato eccessivamente oneroso pagare, i cosiddetti earned media.

Social media strategy: Youtube

Se andate a visitare la pagina Youtube di Queensland, Australia capirete perché crediamo sia tanto efficace. Anche qui la ricetta è semplice da spiegare: contenuti di ottima qualità aggiornati con costanza. Questo è ciò che rende una qualsiasi social media strategy una buona social media strategy.

Ecco in pochi semplici punti, i motivi per cui il Queensland rappresenta un ottimo esempio da seguire. La prova è semplice: se dopo aver visto uno di questi video sentirete un impellente bisogno di comprare un biglietto per l’Australia ecco dimostrata l’efficienza del marketing turistico di questo splendido Paese.

Little Moe, il robot progettato per sconfiggere Ebola


Un mini robot in grado di sterilizzare gli ambienti e di uccidere il virus Ebola: è questa la novità hi-tech della compagnia Xenex di San Antonio (USA) riportata da TechCrunch. Little Moe, questo il nome del macchinario, funziona a raggi ultravioletti: posizionandolo in una stanza dove può essere presente il virus, i suoi raggi allo xeno – un gas non tossico – sono in grado di danneggiare il DNA di ebola.

Il robot è attualmente usato in circa 250 ospedali degli Stati Uniti, uno dei primi paesi in cui il virus si è diffuso dopo il focolaio africano e dove è da poco deceduto il paziente ‘zero’, Thomas Eric Duncan. Afferma un portavoce di Xenex:

“Il nostro robot garantisce la stanza al sicuro per il paziente successivo distruggendo germi su superfici e in angoli e fessure difficili da pulire.”

Con 1500 impulsi al secondo emanati fino a 3 metri in ogni direzione, Little Moe rende sicuro un ambiente contaminato da Ebola. La tecnologia dei raggi UV per sterilizzare è praticata da tempo ma la novità del robot made USA è l’accelerazione del processo utilizzando lo xeno al posto del mercurio. Little Moe impiega solo due minuti per distruggere Ebola su una superficie, mentre altri virus possono essere eliminati in cinque minuti e il costo di ogni unità è di 104 mila dollari.

Come funziona Little Moe?

“La nostra missione è sempre stata quella di eliminare gli agenti patogeni che causano le infezioni che influenzano la salute e la vita di milioni di pazienti e le loro famiglie, Ebola non è diverso” si legge in un comunicato di Xenex.”

L’ ultimo bollettino dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) indica al 5 Ottobre 3.879 morti di Ebola e 8.033 contagiati. E’ inoltre recente la notizia della diffusione di Ebola in Europa: il primo caso è l’infermiera spagnola Maria Teresa Romero che aveva curato il missionario Manuel García Viejo, morto a settembre.

“L’epidemia di Ebola è la più vasta e la più grave mai vista negli ultimi 40 anni. È una minaccia globale che richiede risposta globale e coordinata”, ha dichiarato Margaret Chan, direttore generale dell’Oms.

La diffusione attuale di ebola (fonte Ansa.it)

A parte i vaccini e i farmaci sperimentali, Little Moe può essere uno degli strumenti che – almeno nei paesi industrializzati – può contenere la diffusione del virus che si trasmette solo con contatto diretto o indiretto con soggetti infetti, ma non per via aerea: secondo l’ONU entro la fine dell’anno potrebbero esserci fino a 20 mila casi nel mondo.

I migliori brand globali del 2014 secondo Interbrand

Interbrand ha pubblicato il report Best Global Brands per il 2014, e ancora una volta, l’elenco delle 100 aziende migliori dell’anno è formato perlopiù da imprese del settore tecnologico.

Apple, dal valore di 118,9 miliardi di dollari, si trova al primo posto, davanti a Google ad un prezzo di 107 miliardi dollari. Delle 100 aziende in lista, 13 operano nel settore tecnologico, e cinque di questi sono nella top 10. Oltre ad Apple e Google, IBM e Microsoft conquistano il quarto e il quinto posto in classifica, mentre Samsung arriva al settimo. Coca-Cola appare ancora al terzo posto, guadagna quindi una medaglia di bronzo.

Queste giganti società tecnologiche fanno fuori i giganti dell’intrattenimento come Disney e MTV, le case automobilistiche Mercedes Benz e BMW, e marchi di lusso come Louis Vuitton e Cartier.

interbrand

Interbrand valuta tre aspetti chiave nel decidere il valore di un marchio:

  • la performance finanziaria dei prodotti e dei servizi dell’azienda,
  • il ruolo che il marchio svolge nell’influenzare la scelta dei consumatori,
  • la capacità del marchio deve guidare a un premium price o di rallentare i guadagni dell’azienda.

La metodologia di Interbrand è certificata alla International Organization for Standardization, cioè la sua analisi è stata approvata in modo indipendente.

GAFA

GAFA è l’ acronimo in scala dei marchi Google, Amazon, Facebook e Apple. Sebbene inizialmente radicati nel proprio core business, hanno dimostrato che la progettazione di esperienze desiderabili può consentire a un’azienda di estendersi proficuamente su più settori. Ulteriore segno distintivo delle imprese del gruppo GAFA è la capacità di identificare l’utente. Il log-in fornisce l’accesso a un ecosistema personalizzato di offerte all’interno di un unico, ma ampio, spazio di marca.

Mecosystem

In termini tecnici, è un ecosistema di reti complesse, un sistema interconnesso in cui i dispositivi interagiscono tra loro. Il Mecosystem mette al centro le Nostre esperienze e integra un insieme di ulteriori esperienze intorno a NOi. Mecosystem considera i contesti “reali” che Ci circondano e cerca sinergie tra esperienze, garantendo servizi e prodotti più rilevanti.

Per colmare il divario tra l’azienda e l’utente finale, molte marche sono alle prese con le sfide in grado di integrare prodotti e servizi per l’utente con lo sviluppo di strategie esperienziali che in concreto sincronizzano esigenze e preferenze. Il Mecosystem aiuterà calibrare esperienze di marca che stanno diventando sempre più sociali e multi-sensoriali, comprese le interfacce per conversare con i nostri device, i software in grado di riconoscerci, e i dati che aiutano a personalizzare gli ambienti a noi circostanti. All’interno del paradigma Mecosystem, siamo connessi al sistema.

Persone

Creare nuovi legami sulla base di interessi condivisi, per aiutarci a sfruttare la nostra rete con risposte rapide e pertinenti. Le tecnologie di rilevamento ci permetteranno di imbrigliare l’intelligenza collettiva e rendere la maggior parte delle nostre connessioni personali.

Luoghi

Ora che i device possono percepire il loro ambiente fisico e adattare il loro comportamento di conseguenza, il contenuto sarà sempre più legato al contesto. Le tecnologie context-aware ci aiuteranno a trovare quello che vogliamo, ovunque ci troviamo, presso la nostra posizione e seguendo la storia delle nostre scelte.

Passione

Enormi set di dati organizzati su noi stessi. La tecnologia diventerà un percorso di auto-scoperta, dandoci nuovi modi di affrontare il fitness, l’assistenza sanitaria, e perchè no anche il romanticismo.

Profitto

Avere la possibilità di controllare i propri dati personali grazie alla trasparenza e al monitoraggio costante delle informazioni in rete. La gente sarà istituita ad archivi di dati personali che potrebbe davvero sbloccare il potere della tecnologia.

Ecco come Converse celebra i creativi

Sono passati ben 106 anni da quando Converse è sul mercato. Il brand, che deve le sue origini a Mr. Marquis Mills Converse, è da sempre portavoce di valori, che hanno accompagnato nel corso dei decenni, intere generazioni: musica (prima rock&roll, poi pop) e sport (il giocatore di basket, Chuck Taylor è il papà delle All Stars).

Che cosa hanno in comune i più grandi talenti del mondo musicale e di quello sportivo? Te lo dico in una parola: creatività. Ed è proprio ai creativi che Geoff Cottrill, Vice President e General Manager di Converse dedica l’ultimo spot. Si chiama Manhattan Days, uno corto girato da un gruppo di skater strepitosi. Noi però lo possiamo interpretare come “I giorni a Manhattan”, quasi a voler porre l’accento su una quotidianità (days) che è la medesima per tutti quelli che condividono con passione la musica, l’arte e lo skate in un luogo geografico ben definito (Manhattan).

ragazzo che salta all'orizzonte con converse

Manhattan Days: il nuovo spot

Non è infatti un caso che Converse abbia affidato al proprio brand ambassador Pontus Alv il compito di realizzare un vero e proprio corto cinematografico, in cui egli stesso compare tra i protagonisti assieme ad Aaron Herrington, Kevin Rodrigues, David Stenström, Jerome Campbell e Dane Brady. Che cosa fanno Pontus Alv e i suoi colleghi? Si esibiscono in ciò che viene loro meglio: volteggiare col loro skate.

3 lezioni che i marketer possono apprendere da Converse

#1 Fa’ tue le passioni del tuo target

Che cosa dice la prima tesi del Cluetrain Manifesto? I mercati sono conversazioni. Molto bello. Ma come si declina questo messaggio nella pratica? Da Converse arriva una prima importante lezione: non serve ascoltare quello che si dice sul tuo brand ma porre attenzioni ai valori del tuo target. Una bella fetta di artisti più o meno noti e consacrati alla musica indossa con disinvoltura le All Stars e ha elevato questa sneaker a vera icona di stile. Questo è il target di Converse. Ora, tutti i musicisti vogliono esibirsi e soprattutto vogliono avere un seguito. E che cosa fa il brand? Usa twitter intelligentemente promuovendo i video delle band emergenti o lanciando un contest per chitarristi.

#2 Età anagrafica e luogo di provenienza per definire il tuo segmento di mercato? Sbagliato.

Ragiona un secondo. Possibile che un approccio così semplicistico serva ai marketer per identificare il proprio cliente ideale? Stiamo parlando di persone. Hanno molto più in comune il romano Francesco e il marsigliese Jean, il primo di 25 anni e l’altro di 40, entrambi chitarristi e amanti dei Pearl Jam, che lo stesso Francesco ed Eugenio, coetanei e vicini di casa. Mr. Cottrill infatti parla chiaro:

It’s less about how old you are and where you live, and more about the mind-set around creativity and self-expression that defines who our consumer base is.

Meno dati socio-demografici e più informazioni sulla creatività e su ciò che emoziona il tuo target per essere in grado di definirlo

#3 Da testimonial (passivo) a brand ambassador (attivo) il passo è breve

Converse avrebbe potuto coinvolgere Pontus Alv come testimonial relegandolo ad un ruolo tutto sommato passivo. Avrebbe potuto affidare ad un’agenzia esterna il compito di realizzare un brevissimo spot di 30 secondi e invece  il brand del Massachusetts decide che sarà proprio un suo brand ambassador a contribuire attivamente alla creazione di un corto di oltre 6 minuti per promuovere le Converse della nuova collezione autunnale.

Scelta troppo audace? Ai posteri…

Campania Startup: a Salerno l’incontro tra territorio e innovazione

Che cos’è che cambia il mondo? Ovviamente sono le opportunità a farlo e le persone che, saggiamente e tempestivamente, sanno coglierle!

Quale migliore occasione per farlo dell’incontro in programma il 15 Ottobre alle 17,00 al Teatro Ghirelli di Salerno (già location della Ninja Battle di luglio) tra il sindaco di Salerno, Vincenzo de Luca, e la community di esperti del mondo dell’innovazione.

Startup, investitori, media ed incubatori di impresa si confronteranno con il territorio e le istituzioni su cosa vuol dire essere innovatore in un territorio complicato come la Campania ed il Sud e quali sono le problematiche, le possibilità e le difficoltà che si trova ad affrontare.

Creatività ed innovazione

La creatività e l’innovazione come motore di cambiamento del territorio: questo il mood dell’evento, promosso in collaborazione con Ninja Academy, che nasce dall’incontro tra il sindaco De Luca e Roberto Esposito, founder e CEO di Derev, startup campana con la rivoluzione nel dna.

Derev diventa il case study perfetto dove la voglia di fare impresa e di mettersi in gioco si intreccia con il cambiamento e l’innovazione: la startup che diventa impresa con due round di finanziamenti, nel 2012 riceve 1, 25 milioni di euro dal fondo di investimento Vertis Venture e nel 2014 da Digital Magics. Oggi Derev è un’azienda a tutti gli effetti: il crowdfunding e la comunicazione sui social media sono i suoi cavalli di battaglia.

I partecipanti all’evento

– Vincenzo De Luca, Sindaco di Salerno;
– Roberto Esposito e Claudio Calveri, rispettivamente CEO e Content Manager della startup innovativa DeRev;
– Giovanni De Caro, responsabile di Tech Hub;
– Gennaro Tesone, fondatore e Amministratore Delegato dell’incubatore 56CUBE;
– Mariangela Contursi, responsabile dell’incubatore di Città della Scienza;
– Fabio Borghese, fondatore di CreActivitas e promotore del programma internazionale Genius Loci;
– Mirko Pallera, co-fondatore e Direttore di Ninja Marketing;
– Marco Leonetti, responsabile del settore startup di Campania Innovazione;
– Vittorio Scarano, Dipartimento di Informatica dell’Università degli Studi di Salerno;
– Giovanni Caturano, Amministratore Delegato di SpinVector;
– Andrea Postiglione e Raffaele Gaito, fondatori della startup salernitana Mangatar;
– Sebastian Caputo, co-fondatore e Project Manager di 012Factory.

Segui e commenta l’evento su Twitter utilizzando l’hashtag ufficiale #CampaniaStartup, potrai partecipare attivamente alla discussione con la possibilità di fare domande! Per intervenire puoi anche mandare una mail a contact@derev.it

Save the date! Per la partecipazione all’evento basta, invece, registrarsi su Eventbrite. Che aspetti? 😉