Tutte le ultime novità dal mondo virtuale di Second Life

Ed eccoci qui di nuovo per raccontarvi le magie di Second Life, il mondo virtuale nel quale è possibile approfondire passioni, conoscenze o avviarsi a nuovi esperimenti di costruzione 3D; e tanto, tanto altro. Siete pronti a entrare in questo mondo immersivo?

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Nuova sede dell’Irpps

La prima grande novità è la nuova sede dell’Irpps nella suggestiva land di Volando, dove oltre a panorami mozzafiato potrete ammirare l’originale galleria d’arte ed anche visitare la casa editrice Edizioni Volando. Sì, perché in Second Life si stampano e si scrivono anche i libri!

Le attività all’interno di Second Life proseguono incessantemente e la comunità italiana è sempre in grande fermento, dalle superbe mostre d’arte alle meravigliose esplorazioni di land incantate nate dall’estro di validi builders. Numerosi anche i corsi di building base o di livello superiore, sempre gratuiti, per chi avesse voglia di mettersi in gioco e di imparare giocando.

Quello di Second Life è anche – e soprattutto – il mondo delle relazioni sociali, dal momento che sono molte le occasioni di incontro nei club e nelle disco, sia italiane che straniere, o dei gruppi che riuniscono persone con gli stessi interessi in serate culturali. Viene così agevolata non solo la nascita di nuove amicizie e conoscenze, ma anche l’aspetto ludico attraverso la possibilità di trascorrere momenti di puro relax dialogando con altre persone.

Second Life in Fantasy 2014

Allo scopo di divulgare sul territorio le potenzialità del mondo di Second Life, dal 29 al 31 Agosto scorso a Salerno, con il patrocinio dell’Irpps del Cnr ho condotto con il mio gruppo la seconda edizione del Second Life in Fantasy. Ad essa sono intervenuti anche altri due Istituti del Cnr – l’ITD di Palermo e l’ISTI di Pisa – che nelle persone di Dario La Guardia, Barbara Leporini e Marina Buzzi hanno presentato i risultati di due progetti di ricerca che potete visionare qui e qui, nonché di seguito.

Il Second Life in Fantasy ha come obiettivo di avvicinare il mondo della ricerca a quello ludico dei nativi digitali, aprendo nuovi scenari di futuro e lavoro ad un pubblico di bambini, ragazzi e adulti.

Nel programma si mostrano le enormi potenzialità dei mondi virtuali soprattutto in ambito didattico e si visitano le Università. Queste ultime non solo offrono corsi on line a pagamento, ideali in questo momento di profonda crisi economica con sostanziose riduzioni di spese di vitto e alloggio per gli studenti, ma danno anche l’opportunità di toccare con mano (virtuale!) gli esperimenti effettuati in ambito medico (e non) e i relativi feedback positivi sul rendimento degli studenti.

Il programma del Second Life in Fantasy include, inoltre, anche lezioni di building in diretta e l’immersione nel vivo di un gioco di ruolo come quello basato sul Silmarillon di Tolkien nel regno del Principe Fëanor.

Chi si fosse perso il Second Life in Fantasy può approfittare dell’edizione invernale e seguirci in un altro incantevole tour didattico, artistico e ludico: ma di questo, ne parleremo nel prossimo articolo 😉 Keep in touch!

Si ringraziano Fiona, Morghana e Wiz per le foto e i video che potete visionare in questo post.

Real time marketing: i brand e la doppia spunta blu di Whatsapp

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In questi giorni non si è parlato d’altro: l’introduzione della doppia spunta blu di Whatsapp che conferma la lettura del messaggio da parte del nostro interlocutore ha scatenato il web, e non solo, tra chi ha urlato alla totale mancanza di privacy a chi ha trovato subito mille e uno modi per raggirare la conferma di lettura.

Anche i brand non sono stati da meno, e sfruttando il real time marketing una strategia complessa quanto vincente, si sono sfidati sulle loro pagine social a colpi di creatività.

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La capacità, infatti, di rispondere in tempo reale, o quasi, a stimoli ed eventi esterni è una caratteristica importante per una buona riuscita del proprio piano editoriale.

Siano essi messaggi pianificati per eventi o festività (vedi, ad esempio, i post che i brand hanno dedicato ad Halloween) o avvenimenti improvvisi, è importante “stare sul pezzo“, soprattutto nell’era in cui Facebook ha notevolmente ridimensionato (in negativo) la possibilità di mostrare i post in modo organico ai fan della pagina.

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Ecco allora una carrellata di immagini di Coca Cola, Fox Italia, e soprattutto Estathè, che con il suo scambio di battute con Milka, Nutella e Crystal Ball ha fatto parlare di sé durante il weekend.

Web Summit: cosa è accaduto alla tech industry conference 2014 [NINJA REPORT]


Il Web Summit è iniziato come una riunione informale di 450 techies quattro anni fa, ma quest’anno il Web Summit di Dublin ora diventato solo Web Summit è cresciuto in maniera esponenziale.

Più di 20.000 persone provenienti da 109 paesi hanno partecipato all’evento, di cui l’86 per cento sono da oltreoceano. Il numero dei partecipanti è pressochè quasi raddoppiato rispetto allo scorso anno, quando 10.242 persone hanno partecipato.

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Più di 600 relatori hanno tenuto dei talk quest’anno, di cui il 15 per cento dei quali sono donne.

Qui di seguito alcuni numeri che ne fanno capire la portata, riportati anche nell’infografica sottostante:

. 120,000 tweet pubblicati
• 2.200 coinvolte nell’organizzazione dell’evento
• oltre 700 investitori e venture capital
• 1324 giornalisti da oltre 70 differenti paesi
• 22,000 partecipanti da 109 paesi
• 86% da oltreoceano
• 614 speakers
• 2.160 startups espositrici (93 italian !)
• 42 chilometri di cavi
• 82,000 caffè serviti
• 8.700 camere di alberfo prenote
• 4 days – per erigere il ponte di connessione tra le due aree del Web Summit
• 1.293 connessioni wired
• 7800 metri quadri coperti
• 87 numero di meeting / party in Dublino
• 4.500 persone presento ogni giorno al Centre Stage
• 9 stages e un cinema

L’nalisi dell’evento tramite Twitter

L’hashtag principale per l’evento #websummit è stato costantemente nei Trend Topic su Twitter più volte – inoltre è apparso in oltre 113.000 tweet durante le 72 ore.
Durante l’ evento sono stati analizzati e monitorizzati i contenuti pubblicati su Twitter durante i tre giorni del Web Summit per identificare i temi e gli argomenti di cui ha parlato la gente online .
Oltre all’ hashtag principale, sono stati anche analizzati altri termini e frasi specifiche per l’evento, tra cui l’ account ufficiale di Twitter (WebSummitHQ) e la frase ‘Web Summit’.

Numeri Chiave :

● Oltre 148.000 tweet pubblicati

● Oltre 40.000 autori unici

I Tweet al minuto hanno raggiunto il picco nel periodo tra le 11:00 e le 14:00 di Martedì (in coincidenza con Main Stage and Food Fase riguardanti le apparizioni di Eva Longoria).

Word Cloud

La Word Cloud sottostante riunisce le Top 100 parole utilizzate più frequentemente nei 148.000 tweet analizzati (più grande è la parola più grande è il numero di menzioni).

Speakers

Eva Longoria è stata la speaker più citata in occasione del vertice – appare in oltre 3.000 tweets. Bono appare nella Word Cloud, con più di 2.600 menzioni. Anche il fondatore del Web Summit, Paddy Cosgrave è menzionato tra i primi 100 con oltre 3.000 menzioni. Gli altri relatori che hanno guidato alti livelli di conversazione e che sono menzionati comprendono Brendan Iribe (1300), Peter Thiel (1200) e Tony Hawk (880).

Streaming

Oltre ai 22.000 partecipanti, la gente ha seguito l’evento con il Livestream – con le keyword ‘stream’, ‘streaming’ e ‘livestream’ che appaiono in oltre 2.000 tweets.

Technology

Oculus Rift è stato l’argomento di cui si è più parlato nell’ ambito della tecnologia – con i termini ‘Oculus’ e ‘Oculus RFit’ che appaiono in oltre 3.500 tweets. Anche la keyword ‘VR’ (realtà virtuale) si trova nella Top 100.

Vincitori

Codacy – vincitori del Beta Award dedicato al concorso dei pitch delle startup partecipanti al del Web Summit – appare nella word cloud con oltre 2.700 citazioni, e ha anche aiutato a mettere in risalto e nella Word Cloud la loro città natale di Lisbona, con la città che appare in oltre 2.000 tweet.

Night vs Day

Anche se le conversazioni on-line hanno raggiunto il massimo del picco ogni giorno durante la mattina e il pomeriggio, il Night Summit è stato presente con oltre 2.500 tweets,con le keyword ‘bar’ (1.000 +) e ‘pub’ (860+). I party sono stati molto popolari, con oltre 2.400 tweet inviati tra cui le keyword ‘party’ o ‘parties’.

Food & Drinks

La Keyword Caffè (1.040) è stata nominata più spesso di birra (430), Pinte (180) e Whisky (66). Guinness (805) e Jameson (250) sono stati tra i brand di bevande più menzionati. Mercoledì e Giovedi mattina hanno visto picchi di tweets menzionare Una notte da leoni (‘Hangover’) e ‘Hungover ‘(130)

Anche il cibo è stato tra le keyword fondamentali con ‘Food’ (2100), FoodSummit (1.140) e GoodFoodIreland (1.335) .

Investing & Pitching

Una delle principali attrazioni del Web Summit per quanto concerne le Start Up è l’opportunità di accesso e contatto che offre agli investitori.

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È stata una sorpresa quindi vedere termini come “Invest, Investment, Investor e Investing”, che hanno caratterizzato e sono stati menzionati in oltre 1.100 tweets.

Andrea Romoli per Ninja Marketing

Nella mia prima vita professionale sono stato programmatore, poi sistemista hardware e software; più recentemente mi sono avvicinato ai social media prima come Account Manager per una piattaforma di web listening ed ora come Digital PR organizzando eventi online e offline (come il Mashable Social Media Day) e
il workshop LSM (Lean Startup Machine) .
Il dettaglio il mio profilo al seguente link : http://about.me/andrea_romoli

iBeacon e Proximity marketing: come cambia la customer experience

marketing di prossimità

Immaginate di camminare in un centro commerciale: dopo la spesa, passate velocemente davanti a tutte le vetrine dei negozi senza cedere alla tentazione di fermarvi. Siete così bravi da passare persino davanti al vostro fast food preferito, nonostante il profumo invitante.

In quel momento una notifica push sul vostro smartphone vi fa cambiare idea: “Da McBurger se acquisti oggi un panino con hamburger, hai le patatine in omaggio!”

Ecco, all’offerta non sapete resistere, vero?  Questo è il potere del marketing di prossimità combinato con il mobile marketing! La possibilità cioè di catturare il cliente quando è vicino a voi. Ed ecco perché oggi il proximity marketing ha un alleato eccezionale: la tecnologia iBeacon.

Tempo fa abbiamo incontrato il team di iContact per parlare degli step per realizzare una campagna di SMS marketing di successo. Con loro oggi conosciamo meglio le opportunità offerte da iBeacon: iContact ha infatti recentemente sviluppato SimplyPush, l’app che vi invia notifiche push per tenervi aggiornati sulle novità e le offerte intorno a noi.

SimplyPush nasce per ampliare l’offerta di SmsHosting.it, il servizio professionale online per l’sms marketing che permette la ricezione e l’invio di SMS dal web in Italia e nel mondo. A proposito, potete provarlo  con una promozione speciale: registrandovi ora, otterrete 100 sms gratis con il primo ordine utilizzando il codice NINJA in fase di acquisto. Ecco il link in esclusiva solo per voi: www.smshosting.it/ninja.

Fare marketing con le notifiche push

marketing con le notifiche push

SimplyPush, dal lato del consumatore, è l’app che permette di scoprire le offerte più vicine a te: attraverso l’applicazione è possibile visualizzare un elenco di “canali” a cui iscriversi e da cui ricevere notizie su offerte, coupon, promozioni, comunicazioni con comode notifiche push. Grazie alla geolocalizzazione inoltre l’app ti mostra i canali più vicini a cui iscriverti.

Dal lato business, SimplyPush è uno strumento di marketing che ogni attività commerciale, azienda o istituzione può facilmente adottare e che tiene conto della diffusione crescente di smartphone e tablet.

Abbiamo già detto che gli  sms raggiungono il 100% dei dispositivi e sono letti senza necessità di connessione alla rete, posizionandosi così tra gli strumenti più efficaci di mobile marketing. Le notifiche push consentono però di creare messaggi più coinvolgenti e hanno dei costi notevolmente più bassi, dal momento che non passano dai gestori telefonici. Ecco perché oggi è una soluzione vincente combinare le due strategie per il vostro business.

Finora abbiamo parlato di clienti, ma come vedremo meglio con la tecnologia iBeacon, le notifiche push sono uno strumento di promozione e comunicazione versatile per molti settori e ambienti, dai musei agli albergi, dai retail alle agenzie.

proximity marketing mobile

Utilizzare SimplyPush è inoltre molto semplice: dopo averlo attivato dal vostro account SmsHosting.it, vi basterà creare il vostro “canale”, aggiungendo le vostre informazioni, foto e dati di geolocalizzaione.

A quel punto sarete visualizzati sull’elenco e nella mappa dell’app. Potrete scegliere di inviare un messaggio di benvenuto a chi si iscrive al vostro canale, a cui potrete includere anche una promozione: i clienti lo apprezzeranno, vedrete! A quel punto potrete programmare dal vostro account di  SmsHosting.it gli sms e le notifiche push scegliendo anche di inviare una determinata offerta solo ad esempio agli utenti vicino a voi.

Per ogni vostro invio avrete il dettaglio dei messaggi consegnati come sms e di quelli consegnati tramite SimplyPush, il riepilogo dei costi e tutti i dettagli sullo stato di consegna e lettura.

iBeacon e notifiche push

iBeacon e notifiche push

SimplyPush integra la tecnologia iBeacon per consentire la creazione di campagne di proximity marketing impostando l’invio di messaggi a chi si trova vicino ai beacons.

Spieghiamo prima i vantaggi di questa tecnologia. iBeacon è un protocollo che permette ad uno smartphone dotato di tecnologia Bluetooth (a partire dalla versione 4.0, conosciuta anche come Bluetooth LE, caratterizzata da un basso consumo di energia) di effettuare delle comunicazioni con altri dispositivi/ricevitori a corto raggio, gli iBeacons. Il tutto si basa quindi su una tecnologia inclusa in un qualsiasi smartphone più o meno recente senza la necessità di utilizzare chip aggiuntivi, come l’NFC.

Potrete coinvolgere il cliente direttamente in store catturando la sua attenzione attraverso messaggi mirati sui prodotti e le iniziative che si trovano in negozio. Attualmente la soluzione SimplyPush si appoggia ai beacons di estimote ma  non ci sono limiti nell’integrazione di altri fornitori nel caso il cliente avesse necessità specifiche.

In questo modo con la piattaforma integrata Smshosting.it + SimplyPush è possibile coinvolgere il cliente/visitatore in tutte le fasi: prima della presenza fisica grazie agli sms, durante l’avvicinamento allo store fisico grazie ai beacons e nell’interazione con i singoli oggetti grazie sempre ai beacons.

 

Tre strategie di proximity marketing da provare subito

Dopo aver scelto SimplyPush, potete scegliere di personalizzare la vostra strategia di proximity marketing secondo le vostre esigenze e i vostri obiettivi di business; potete infatti realizzare il progetto con 3 livelli di personalizzazione:

1) il primo livello è quello più semplice: dal momento che l’app SimplyPush è già disponibile gratuitamente sugli app store Google e Apple, vi basterà semplicemente acquistare i beacons per il vostro retail, attività o ufficio;

2) in un livello più avanzato di personalizzazione, avete la possibilità di creare la vostra app SimplyPush brandizzata e dunque pubblicata a nome vostro sugli store: un’app di questo tipo, oltre a portare valore al vostro marchio, vi permette di implementare meglio le vostre strategie di mobile marketing al resto della vostra comunicazione;

3) se avete già una strategia di mobile marketing avviata e dunque avete già una vostra applicazione, potreste preferire invece integrare la tecnologia SimplyPush  alla vostra app, per aggiungere funzionalità relative a notifiche push e proximity.

Se avete consigli e case history da segnalarci sul proximity marketing o se volete chiederci informazioni su SmsHosting.it e SimplyPush, scriveteci nei commenti 🙂

Moncler e il caso "Siamo tutti oche": disastro o fuoco di paglia?

Moncler e le piume d’oca, Moncler e i social network, la gestione della crisi di Moncler: il dibattito scatenato sui social network dalla puntata di Report ha occupato i newsfeed di tutti i maggiori social network dell’ultima settimana.

Fra colpevolisti e innocentisti, pro-piumino e consumatori indignati, sono state espresse tutte le opinioni possibili: uno scambio di idee che continua ancora in queste ore sulla brand page dell’azienda, la quale continua a rispondere in maniera decisa alle accuse mosse dal team di giornalisti della Gabanelli, negando qualsiasi addebito e annunciando querele.

Molti analisti hanno sottolineato come la crisi scatenata dalla trasmissione di RaiTre, grazie anche al booster dei social network e alla viralizzazione dei contenuti di Report, avrà conseguenze importanti per l’azienda: eppure qualche dubbio rimane, soprattutto se si confronta l’attuale situazione a casi più o meno recenti, che come per Moncler hanno visto multinazionali difendersi da accuse fondate e non.

L'(in)sostenibile leggerezza delle piume per gli azionisti Moncler

Alcuni lettori hanno imputato al nostro Francesco Turturiello di aver affrontato il caso Moncler in una forma forse troppo superficiale, non valutando gli effetti complessivi della crisi d’immagine generata dal servizio di Report.

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Il nostro lettore non sbaglia a indicare come i tempi di risposta di Moncler abbiano influenzato gli effetti della crisi, in particolare per ciò che riguarda tutta la fase di community management: ma è altrettanto corretto dare la colpa del crollo in borsa alla puntata di Report? Ni.

A guardare il trend della settimana trascorsa, si direbbe che le azioni Moncler comincino a perdere valore in concomitanza dell’hype di discussione su oche e piumini:

Andamento del titolo Moncler nella settimana 3-7 novembre (Fonte: Ilsole24ore)

L’inchiesta di RaiTre è stato l’unico fattore a determinare il crollo? A sottolineare la cosa è già Il Post, che in un articolo recap del caso sottolinea come alcuni analisti finanziari abbiano associato la perdita di valore non solo alla “crisi delle piume”, ma a una valutazione negativa fatta da BPN Paribas del titolo. Fattori insomma lontani dal mondo dei media, social e non.

Inoltre, rimane il dubbio: prima qual’era l’andamento del titolo Moncler? Una domanda da porsi considerando che mentre scriviamo il titolo guadagna circa 2 punti percentuali.
Analizzando il trend su base annuale, il risultato è abbastanza inaspettato:

Andamento del titolo Moncler nel 2014 (Fonte: Ilsole24ore)

Moncler è stata quotata in borsa nel 2013, e il titolo sembra aver avuto un andamento naturalmente altalenante con picchi in negativo già prima della crisi delle oche: ora, questo non è un blog finanziario e chi vi scrive non è un’analista finanziario, ma osservando il grafico il presentimento che il dibattito generato intorno alle oche e alle procedure di prelievo delle piume sia stato un po’ sopravvalutato resta, rispetto ai reali effetti che ha generato almeno a livello finanziario (se provate a cercare maggiori informazioni, potete imbattervi in articoli tipo questo).
Certo, resta la crisi d’immagine da gestire sui social e le motivazioni che, come sottolinea il nostro lettore, hanno portato Moncler a rispondere a Report con tempi più dilatati. Ma è dipeso tutto dalla velocità di reazione o le cause sono da imputarsi a ragioni più articolate?

Corporate identity e contenuti: cosa deve raccontare un’azienda?

Sarebbe bastato intervenire in real time sulla brand page di Facebook per limitare la crisi? Sarebbe stato necessario intervenire anche in altri ambienti digitali? Osserviamo un altro media dell’ecosistema Moncler: il suo sito internet.


La home page del mercato Italia apre con un top dedicato interamente al casus belli e una tematica più da Corporate Social Responsability che non di prodotto: la qualità della materia prima e la bontà del processo produttivo che serve ad ottenerla. Chiaramente, un contenuto inserito dopo l’esplosione della crisi. Un intervento che pare essere non l’unico fatto “dopo”, secondo le nuove accuse mosse dal team di Milena Gabanelli (per maggiori info, guardate il servizio pubblicato sul sito della trasmissione televisiva): su questo lasciamo che siano gli attori coinvolti a rispondere nelle sedi opportune.

Rimanendo però sulla semplice strategia di comunicazione,  possiamo dedurre, analizzando l’ecosistema Moncler e i tempi di reazione, che:
– tale contenuto sia quasi uno snaturamento del sito di prodotto, data l’assenza di sezioni dedicate a temi quali le tecniche di produzione o standard di qualità;
– le tematiche suddette, apparentemente, non rientrassero prima nella crisi nei piani editoriali e in generale nella content strategy del brand.

Ita.moncler.com è infatti giustamente virato sul prodotto, i suoi contenuti relativi alle collezioni e la sua comunicazione orientata solo al consumatore che intende informarsi sull’offerta commerciale. Provando a cambiare paese, ad esempio scegliendo la home page internazionale (http://eng.moncler.com/):


la differenza è ancor di più marcata.

Che però il caso delle oche meritasse un focus dedicato era palese, tanto che anche sul sito Corporate, MonclerGroup.com è stato inserito un avviso dedicato con varie call to action d’approfondimento:


Call to action che, come nel caso di prodotto, rimedia all’assenza di contenuti relativi alle tematiche di cui sopra.

Su questo punto è necessario soffermarsi, aprendosi a confronti anche particolari: è mai capitato che Moncler abbia dovuto confrontarsi con accuse di questo genere, prima? E quanto contenuti virati sull’importantissimo tema della Sostenibilità sono sembrati indispensabili per rispondere a una crisi? Rispetto dell’ambiente e accuse sui prezzi sono topic nuovi per un’azienda che ha fatto dell’esclusività, della qualità e dell’essere “senza tempo” i suoi valori fondanti:

I valori di Moncler (fonte: MonclerGroup.com)

Prima del servizio di Report, Moncler non aveva mai ritenuto necessario fare proprie tematiche di questo genere e tradurre il proprio approccio in contenuti da usare come leva di comunicazione. Spiegare che tipo di piume venissero usate per fare i piumini Moncler o giustificare i prezzi non serviva: semplicemente perché il consumatore non lo chiedeva, o non lo considerava un criterio di scelta.
Rispondere in real time, insomma, è stato impossibile: perché mancavano i contenuti per farlo.

Voi direte: ok, dopo Report però sarà probabilmente così. Ma siamo sicuri che Moncler subirà un danno consistente in termini di vendite?

I contenuti come strumento di difesa dalla crisi

Prima di rispondere alla domanda, un piccolo inciso.
Appare chiaro come una strategia in grado di veicolare tematiche di Sostenibilità Ambientale, magari usando una sezione dedicata sul sito corporate, avrebbe fatto molto comodo a Moncler nella gestione della crisi: si sarebbe potuto rispondere in tempi ragionevolmente più snelli e anche in forma più credibile, costruendo una meccanica per cui alle reazioni del pubblico sui social network dopo la trasmissione del servizio il brand si sarebbe presentato con toni più sereni e rassicuranti.
Ovvio: sono le occasioni che determinano eventuali necessità mai preventivate. Senza dubbio il bisogno di interagire con un pubblico molto ampio anche non in target, in grado però di incidere sulla percezione del marchio, è una situazione particolarmente inedita per Moncler: può però essere interessante per far diventare una crisi un’occasione di dialogo, di potenziamento della brand reputation e chissà, un touch point per eventuali prospect.

Cambiando settore, ci sono multinazionali che si sono prodigate per mostrare come molte accuse fossero infondate e cercando, appunto, di usare tutti gli strumenti in loro possesso per avviare questo dialogo (e contestualmente, magari far cambiare opinione ai detrattori).

Su tutte, l’esempio forse più interessante è Nestlè, la corporate svizzera che da decenni combatte contro accuse anche molto gravi e potenzialmente pericolose:


Non è questo il luogo per dire se un’azienda, una multinazionale, un brand sia più o meno senza scrupoli. Mettere però in condizione il consumatore di scegliere è parte del ruolo di ogni player del mercato, e il ruolo dei media digital e social è proprio quello di offrire le informazioni nel modo più semplice possibile.

La strategia di Nestlé per rispondere a critiche potenzialmente devastanti per il suo posizionamento nel mercato non si limita ai social network e alle attività di community management, ma non si limita lì, e anzi coinvolge su tutti gli ambienti digitali.
L’obiettivo è raccontare una corporate identity il più possibile trasparente e corrispondente alle aspettatitve dei consumatori, ponendo al centro della relazione componenti più valoriali ed emozionali, stressando il concetto di sostenibilità fino a farlo diventare l’architrave con cui raccontare l’azienda (a partire dal logo, accompagnato da un claim forte e indicativo, fino ad arrivare alle sezioni del sito stesso). Una declinazione del contenuto con ampio impiego della metodologia dello storytelling ha fatto il resto: una narrazione in grado di misurarsi, potenzialmente, con tutti i servizi di Report del mondo e che è in grado di accogliere le critiche con un modus operandi percepito come meno improvvisato e più radicato nell’identità dell’azienda (e conseguemente, dei brand).

Cosa resterà della “crisi delle piume”

Ricollegandoci alla domanda di prima, proviamo a formulare una teoria.

Della crisi d’immagine che ha coinvolto Moncler, nel medio e lungo periodo rimarrà poco o nulla: chi comprava Moncler prima continuerà a farlo, così come chi non poteva/voleva comprare i loro prodotti continuerà a mantenere le proprie preferenze d’acquisto, magari suffragando la propria scelta con la leva del prezzo che Report ha sostenuto non essere non giustificato. Il titoli in borsa salirà se vi sarà un inverno particolarmente freddo (come già capitato all’inizio dell’anno) e gli investitori faranno le loro valutazioni a seconda dei feedback ricevuti dalle società di rating.

Attenzione: queste sono ipotesi. Ma è altresì vero che ad oggi si registra un solo caso in cui un’azienda ha pagato realmente il dazio di una crisi d’immagine fino a veder crollare così tanto la propria brand reputation da dover cambiar nome: Mosaico Arredamenti. Un’azienda tutto sommato molto più piccola rispetto a Moncler e – ci perdoni il suo fondatore – anche con una storia e un’affiliazione decisamente minore.

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A supporto di ciò, citiamo una ricerca di Nielsen del 2013 secondo cui il primo criterio di scelta degli italiani per acquistare un prodotto è la Qualità (65%). Secondo è il prezzo (53%) mentre il 34% si dichiara di esser disposto ad acquistare prodotti ecofriendly a dispetto del prezzo. Nel settore dell’abbigliamento però “in Italia il 42% definisce il prezzo come fattore chiave (Europa 48%), il 37% il design (Europa idem), il 18% la qualità (Europa 22%).“: statisticamente, quindi, criteri che non includono ad esempio l’impatto della produzione sugli animali, fulcro dell’inchiesta di Report.

Per concludere, ciò che è prevedibile è un acutizzarsi del processo di polarizzazione fra “pro” e “contro” Moncler, tipico di tutti i love brand che acquisiscono un profilo d’esclusività e riescono a diventare status symbol. A Moncler era già successo negli anni ’80, quando il piumino insieme alle Timberland e prodotti di altri marchi era diventato uno dei simboli di una subcultura giovanile abbastanza nota fra gli over 30: c’era chi comprava i suoi prodotti e chi li detestava. Piani diversi di paragone, visto che la non sopportazione era dettata da questioni di stile più che da alti principi morali come l’amore per gli animali. Ma, osservando anche le scelte fatte a monte da Moncler e che abbiamo dedotto dall’osservazione del suo ambiente digitale, sembrano questi temi che non riguardano il target di riferimento dell’azienda e che, paradossalmente, non sembrano mai esser sembrati strategici.

Certo, questa crisi ha aperto degli spiragli e posto delle domande; anche per questo, potrebbe diventare un’occasione per Moncler per aprirsi ad altri mondi di contenuto e nuovi approcci comunicativi e, conseguentemente, ad altri target… Sempre che ci sia interesse da parte dell’azienda stessa.

Con buona pace delle oche e delle loro piume, che continueranno a riempire i piumini e scaldare chi vorrà acquistarli (e dopo averne riempiti per tutto l’inverno, che tornino a ricrescere addosso alle legittime proprietarie: perché in fondo, anche le oche ci risultano molto simpatiche!).

Consigli per un Corporate Storytelling efficace [INTERVISTA]

corporate storytelling intervista

Ve lo abbiamo anticipato qualche giorno fa, il 05 e 06 dicembre i ninja, in collaborazione con Storyfactory, vi aspettano allo Spazio Cairoli di Milano per guidarvi nello stimolante percorso del corporate storytelling!

Per l’occasione abbiamo intervista Francesca Marchegiano, docente del corso, ecco cosa ci ha raccontato..

Ciao Francesca, vuoi spiegare ai nostri lettori cosa fa e come si diventa Storytelling Specialist?

Uno Storytelling Specialist è la figura professionale che affianca i brand nella narrazione, valorizzazione e promozione della loro identità. Svolge formazione sulle storytelling-skills in ambito corporate, sia per la formazione che per il marketing. Ma ovviamente uno Storytelling Specialist non si rivolge solo ai brand: affianca anche manager in percorsi di personal brand, si occupa della narrazione turistica e di territori e può anche svolgere consulenze in ambito socio-sanitario.

Oggi non c’è un percorso di studi universitario specifico per diventare Storytelling Specialist, bisogna crearsi il giusto mix in ambito formativo unendo aspetti di comunicazione, marketing e narrazione. Io, ad essi, ho unito anche competenze in ambito sociale, in quanto la narrazione è emozione, e non si possono studiare strategie a tavolino se non si conosce l’Uomo… e se non si è esplorata approfonditamente la propria storia!

Che cos’è il Corporate Storytelling?

È la conoscenza di tecniche, strumenti e strategie per analizzare, valorizzare, presidiare e posizionare efficacemente qualsiasi realtà del mondo lavorativo. È la possibilità per un brand di mettersi in ascolto dei propri consumatori (o futuri tali), entrando in contatto con loro, ingaggiandoli e trasformandoli in fan.

Corporate Storytelling efficace

Ci dareste 3 consigli per un Corporate Storytelling efficace?

1. Esplora le tue radici e la tua identità
2. Conosci la tua audience
3. Crea ponti narrativi tra la tua storia e quella dell’audience, facendo sì che dialoghino continuamente, influenzandosi e trasformandosi a vicenda.

Il 05 e 06 dicembre sarà tempo di “Corporate Storytelling” alla Ninja Academy: ci daresti qualche anticipazione?

Saranno due giorni intensivi dove esploreremo il Corporate Storytelling da varie angolazioni, una sorta di volo panoramico sulla tematica con discese improvvise nella concretezza e spendibilità dei contenuti nella propria quotidianità professionale. Partiremo da lontano, dalle storie impresse sulla pietra delle caverne, fino ad arrivare alle narrazioni transmediali, passando per le emozioni spontanee e le strategie narrative. Ci saranno esercitazioni da svolgere in aula per sperimentare subito i concetti espressi, spazio per condividere esperienze… occasioni per scambiarsi idee e far rete, creando (perché no) nuove opportunità professionali e progetti di Corporate Storytelling.

Grazie Francesca, ci vediamo al corso!

L'alleanza esplosiva tra l'acqua Perrier e la street art


Questo articolo è a cura di INWARD, osservatorio che svolge ricerca e sviluppo nell’ambito della creatività urbana (street art, urban design, graffiti), operando con un proprio modello di valorizzazione, attraverso attività di Ricerca e azioni di Sviluppo nei settori Pubblico, Privato, No profit e Internazionale. La sua unità Streetness, omonima di questa rubrica, sostiene i migliori street artisti nel sistema dell’arte contemporanea e verso le imprese italiane e internazionali per produzioni innovative in edizione limitata.

(di Francesca Cartolano)

Dopo aver parlato dell’iniziativa Campari la scorsa settimana, è ancora un marchio beverage a sposare la street art per una campagna di marketing non convenzionale legata alla creatività urbana.
Il prestigioso marchio Perrier, produttore della leggendaria acqua minerale frizzante, si è affidato alla creatività di tre diversi artisti scatenando un esplosivo e globale successo.
Ancora una volta, un anno dopo aver sposato lo stile pop di Andy Warhol, Perrier si affida all’arte per rappresentare i tre diversi aspetti della sua acqua.

Scintillante, con JonOne. Americano di nascita, parigino di adozione dagli anni 80, l’artista ha personalizzato con colori vivaci e linee forti la classica bottiglia di vetro.

Elegante e sensuale con Sasu, da Tokyo. L’unica donna del team, rompe gli schemi ripensando al design dell’etichetta, portando la natura del Giappone e la calma presenza dell’Asia per il restyling della confezione in plastica.

Kobra, infine, passa dalle grandi facciate di San Paolo alle piccole dimensioni con straordinaria vivacità. L’eccentricità e l’amore per la vita di uno stile giovane, caleidoscopico che risulta ancora più di tendenza grazie al richiamo alle figure delle pin up, divertite e spensierate sulle vivacissime lattine.

Il risultato è sorprendentemente e totalmente al passo con i tempi per un marchio iconico e storico: sfruttare la street art, in sé effimera ma in uno stato di permanente rivoluzione, dimostra che non c’è limite alla creatività e al suo utilizzo.
Che si voglia pensare all’acqua Perrier come squisita acqua minerale o come ingrediente di frizzantezza – in alternativa all’alcool – per particolari cocktail , certo è che la street art rende più glamour il suo consumo.

Oltre ad essere presentata in esclusivi eventi in giro per il mondo, per completare questa campagna di street art Perrier ha puntato anche a performance live in strada: Brooklyn, Manhattan, Chicago e Los Angeles hanno accolto grandi e coloratissimi murales.
A completare la campagna, a Dicembre, si aspetta il grande murale di Miami annunciato per l’attesissima Miami Art Week.

Stay tuned & join the experience su facebook.com/perrier

I vantaggi dello Storytelling [INFOGRAFICA]

I vantaggi dello Storytelling

Grazie alla diffusione dei social network e alla bidirezionalità della comunicazione online, le aziende stanno riscoprendo lo Storytelling come strumento per comunicare i propri prodotti. Raccontare storie che coinvolgano emozionalmente i consumatori porta ad un accrescimento del Brand Value.

LEGGI ANCHE: Lo storytelling è lo strumento giusto per creare brand value e battere la concorrenza

Attraverso questa infografica Lou Hoffman ci illustra quelle che sono le grandi differenze tra una comunicazione classica aziendale e lo storytelling.

I vantaggi dello Storytelling

1. Lo storytelling piace più dello spot pubblicitario

La prima sostanziale differenza è che il racconto di una storia è molto più accattivante ed affascinante di una noiosa réclame pubblicitaria: a nessuno interessa quanto il tuo brand sia figo, la gente desidera contenuti interessanti.
Il messaggio deve essere in una forma discorsiva ed intuitiva, basta gerghi tecnici che siano comprensibili solo dagli addetti ai lavori: in molti casi non ci interessa il pieno potenziale di ciò che compriamo, ci interessa l’emozione che il nostro acquisto ci può dare!

2. Lo storytelling mette in comunicazione il brand con il suo pubblico

La narrazione deve essere orientata verso l’esterno, verso il pubblico a cui si vuole comunicare, non deve essere totalmente incentrata sul brand. Deve esserci una narrazione, una storia. non si possono emozionare le persone soltanto attraverso parole e slogan. Una comunicazione aneddotica è molto più efficace di un banale messaggio pubblicitario.

3. Lo storytelling fa emergere i gusti dei consumatori

Il consumatore medio preferisce una storia eroica ed avventurosa, non un racconto meccanico di avvenimenti: il messaggio deve mirare ad intrattenere e non a vendere. Una comunicazione che sia avvincente e non monotona farà ricordare il nostro brand e le vendite arriveranno dopo come conseguenza.

Per colpirci la narrazione deve essere stridente piuttosto che tranquilla, con una stuttura complessa; deve riguardare la vita reale, non situazioni surreali e deve contenere gli ostacoli che affrontiamo tutti i giorni.

4. Lo storytelling offre già molte case histories a cui ispirarsi

Molti brand hanno ormai abbandonato la loro tradizionale comunicazione corporate per tramutare i loro comunicati in racconti, Coca Cola ha addirittura trasformato il proprio sito in un giornale. Il tuo brand preferito che storie ti racconta?

LEGGI ANCHE: La ricetta segreta della Coca-Cola? Lo storytelling

App of the Week: Openfolio, l'app per i tuoi investimenti finanziari

Openfolio è un’app che sfrutta le reti personali degli utenti per aiutarli a prendere decisioni sui propri investimenti. E’ possibile monitorare e vedere gli investimenti fatti da altri utenti, e decidere se investire o meno in una determinata azione finanziaria.

Openfolio ti aiuta in sostanza a prendere decisioni più intelligenti, più strategiche per i tuoi investimenti. Ispirato dalla cultura aperta ma anche molto competitiva di Wall Street, Openfolio replica per i suoi utenti l’esperienza di chi lavora in un ufficio trading.

Come funziona

Creando un account si possono caricare i dati dei propri investimenti sul proprio profilo. Openfolio mostrerà un benchmark rispetto a tutti gli altri utenti della propria rete e in base all’andamento delle azioni. L’applicazione mostrerà anche il rendimento rispetto ai mercati in generale, insieme ad un elenco di pareri degli esperti finanziari.

  Tutti i dati finanziari sono rappresentati in percentuale e non in dollari, il che significa che non c’è bisogno di mostrare quanti soldi sono realmente investiti in una determinata azione; inoltre, Openfolio mostrerà solo gli andamenti delle azioni in positivo e non di quelle in negativo. Gli utenti sono comunque liberi di scegliere se mostrare i loro risultati o se rimanere privati, rispettando la propria privacy.

Le notifiche in tempo reale avvertono l’utente di importanti tendenze di investimento o quando gli investimenti specifici di cui è interessato sono in discussione tra le persone all’interno della rete. Queste informazioni possono stimolare l’utente a cambiare tabella di marcia sugli investimenti, o possono aiutarlo a sentirsi più sicuro nelle decisioni già prese.

Tutti i motivi per utilizzarla

Migliori i tuoi investimenti personali osservando la tua rete di utenti;

– Openfolio aumenta le tue capacità di investimento perché ti permette di confrontarle con le competenze altrui;

– Puoi mostrare alla tua rete personale le componenti di ogni singolo investimento;

– Openfolio rispetta la tua privacy, perché mostra solo gli investimenti positivi, in percentuali e solo se tu lo vuoi;

– Gli utenti possono visualizzare i profili di persone all’interno e anche al di fuori della loro rete.

Ed ecco infine perché può piacere agli investitori esperti:

– Opt-out per mantenere i vostri dati di performance nascosti;

– nessuno ha accesso ai dati grezzi privati degli utenti;

– potete utilizzare Openfolio anche senza avere conti di intermediazione;

– potete migliorare le vostre prestazioni controllando in tempo reale quello che fanno gli esperti del settore.

L’app al momento è disponibile solo per iOS; potete scaricarla qui.