Dalla sedia al divano: Facebook ci riprova con i nuovi spot

Vi ricordate lo spot di Facebook che lo scorso anno ha fatto impallidire tutto il pubblico della rete? Noi di Ninja Marketing  ne avevamo parlato nel post ‘4 cose incredibilmente brutte nel primo spot Facebook.

E’ arrivato il momento di riprovarci – è quello che avrà pensato Zuckerberg quando ha commissionato le nuove creatività affidandosi all’agenzia Wieden+Kennedy (la stessa dello scorso anno).

Il risultato? 7 nuovi mini-spot che mostrano come il social network possa facilitare le esperienze di vita offline.

Couch Skis

In questo primo spot un gruppo di amici organizza tramite Facebook Messenger una gara un po’ particolare. Il commercial chiude con la frase “Qualunque sia l’evento, avrai sempre un team”.

Tango

Un’insegnante di danza un po’ sopra le righe è proprio quello che ci vuole per iniziare ad imparare a ballare il tango. Come trovarla? Chiedilo ad un amico o due su Facebook.

Photographer

In questo spot si illustrano numerose fotografie scattate ad un matrimonio da diversi punti di vista e con diversi stili di inquadratura. Una funzionalità resa possibile dagli album condivisi di Facebook, in cui più persone possono caricare foto.

One Friend

In alcuni casi un amico è tutto ciò che ti serve. Un po’ più serio e decisamente meno d’impatto questo spot in cui una ragazza triste per aver rotto con il fidanzato chiede conforto ad un’amica tramite Facebook.

Runner

Anche per preparasi ad una maratona occorre l’appoggio degli amici. Almeno di quelli di Facebook.

Trip

Scatenate l’hipster che è in voi!In questo video alcune scene di viaggi, sapientemente catturate in immagini dai vostri amici e pubblicate live, potranno ispirare voi ed altri amici di Facebook (magari procurando – volontariamente – anche qualche piccola invidia).

Happy New You

Benvenuto al nuovo Te! O meglio a ciò che potrai fare di te stesso grazie a Facebook.

I nuovi video promozionali hanno un carattere ben diverso dal precedente spot ‘Chairs’. Senza dubbio l’impegno creativo è inferiore, poiché si tratta di una campagna di prodotto e non corporate. Oramai il brand Facebook sembra trattare in pubblicità le sue varie funzionalità come dei prodotti separati (gli album condivisi, Messenger, gli stati ecc.).

I temi sono tutti condivisibili e il significato degli spot è di ben più facile fruizione. Piccoli sprazzi creativi di cui non si può che non apprezzarne l’esecuzione, la scelta dei personaggi (tutte persone reali come gli utenti di Facebook), le musiche e in generale la modestia che si contrappone alla presunzione velata del precedente spot.

Forse però non è il caso di fare un diretto confronto con il precedente poiché ci rendiamo conto di quanto possa essere difficile – anche per un’agenzia come la W+K –  tradurre in spot un brand in constante divenire come Facebook che ogni giorno acquisisce nuovi ed inaspettati significati nella mente dei suoi consumatori.

Non ci resta che aspettare la prossima campagna corporate del brand per un diretto confronto con il primo e deludente spot del 2013.

#StopWebViolence: alcune esperienze dirette dai nostri lettori

A che punto è la scrittura del Manifesto #StopWebViolence, contro la violenza sui social media?

All’email stopwebviolence@ninjamarketing.it ci hanno scritto in molti: a due di voi però abbiamo deciso di dare spazio, proponendo quelle esperienze dirette che servono per trovare rimedi efficaci alla dilagante maleducazione digitale.

Il primo è Ugo, un lettore toscano laureato in psicologia cognitiva, che ci scrive un suo personale suggerimento su come gestire i “Troll”.

Da anni mi interesso al rapporto tra psicologia e web; ho vissuto tutte le principali tappe dell’era “social”, a partire dal famoso MySpace che oggi i giovanissimi forse ignorano del tutto. Mi sono trovato spesso sconcertato da sterili dibattiti, con tanto di insulti gratuiti, che si scatenavano sui social e nei forum per i motivi più sciocchi ( divergenze di gusti musicali, gossip et similia).
Chi sono i famosi “troll” che sembrano provare particolare gusto a svolgere il ruolo del “guastatore online”, dedito ad aggredire con critiche più o meno volgari altri utenti o personaggi famosi?

Forse sarebbe opportuno dire “cosa fa di una persona un troll”. Sì, perché dubito che esistano davvero persone che sono ” troll ” 24 ore su 24, malvagi in stile cinematografico privi di empatia e votati alla continua congiura contro il prossimo.
No, credo che dietro i ” troll ” si nascondano spesso persone fragili, piene di frustrazione, provate magari da una serie di insuccessi esistenziali, desiderose di riscatto e attenzioni.

Nessuna giustificazione per questi maleducati: possiamo essere comprensivi verso un ragazzino alle prime armi sul web, che si lascia fuorviare da certi messaggi, ma i “troll”spesso sono ampiamente maggiorenni.

Il mio intento è solo analizzare il fenomeno per capire che la maleducazione web, di frequente, non è il frutto della cattiveria di menti particolarmente contorte, quanto la conseguenza di un clima distorto che si respira online e può spingere all’esasperazione individui vulnerabili.

Tutto parte, secondo me, da una considerazione. Da quando i social network hanno preso piede stabilmente, molte persone sembrano quasi condurre la propria vita sociale più attraverso i loro alter ego virtuali, che non fuori dalle mura domestiche. Quali conseguenze porta questa tendenza? La qualità della vita viene interpretata in maniera distorta, non più qualitativa ma quantitativa.
Mi spiego meglio.
Se interagendo faccia a faccia con le persone, percepiamo il nostro successo sociale dalle reazioni fisiche dell’altro (sorride, si entusiasma, ci incoraggia o no) e dai nostri stati d’animo, nel mondo social i criteri di valutazione diventano quantitativi. Quanti post pubblico? Quanti “like” ricevo? Quanto vengono commentati i miei post?
Insomma, molte persone sembrano considerare un successo il fatto stesso di aver scatenato un dibattito o ricevere molti commenti, anche se creano un clima negativo, che magari si ritorce contro loro stesse.

Combinando questa tendenza con un’attitudine magari vittimista e frustrata e, fattore determinante, con l’anonimato possibile online ( nickname astratto, foto fasulle etc. ), ecco che prende vita il troll!
L’utente che insulta, impreca e maledice gli altri sui forum o nei social, incontrato a tu per tu nella vita quotidiana risulterebbe forse gentile, timido e in imbarazzo nel muoverci le critiche che, invece, scaglia come frecce avvelenate online. Su Internet, può illudersi di essere importante perché fa semplicemente discutere. Nella vita reale, le reazioni alterate, le espressioni facciali di disappunto del prossimo, l’isolamento sociale in cui cadrebbe lo renderebbero, invece, consapevole dei suoi eccessi, riportandolo a più miti consigli.
Ecco quindi la mia proposta anti web-violence: rispondiamo ai messaggi aggressivi con una fredda, minimale sigla.
Io propongo IGNR, che sta per “Ignored” (ignorato) o “Ignore” (Ignora).
Rispondere per le rime a coloro che gettano benzina sul fuoco potrebbe alimentare il loro errore di valutazione ( “Se scateno discussioni sono importante online” ), incoraggiandoli.
Facciamo invece capire loro che le beghe non ci interessano; siamo persone costruttive, non abbiamo tempo da perdere!
In tal modo, forse, anche gli aggressori virtuali inizieranno a riflettere, colpiti dall’arma per loro più micidiale: l’indifferenza.”.

Ignorare, quindi, è la prima soluzione per arrestare l’emorragia di educazione sui social media.

Un codice di condotta può servire? Ci risponde Dario, un nostro lettore, il quale ci segnala quello della sua community (http://www.avilug.it/doku.php/mailinglist), da accettare prima di iscriversi al servizio di maining list.
Dario ci racconta che il regolamento è stato scritto pensando alle norme etiche di Ubuntu (che trovate qui), che trova un sunto efficace nelle keywords Umanità, Collaborazione, Lavoro, Cooperazione.

Possono diventare, queste, anche le parole chiave del nostro Manifesto? Voi che ne dite?

Scriveteci le vostre opinioni, come al solito, su stopwebviolence@ninjamarketing.it.
Diciamo tutti insieme #StopWebViolence: il Manifesto contro la maleducazione sui social network sta prendendo forma!

Selfie: anche i cartoni animati soffrono di self obsession [VIDEO]

Dopo l’attenta analisi della sindrome da selfie ad opera di Romeo Lippi e nello stesso momento in cui il selfie più celebre della storia del cinema sta facendo il giro del web, affrontiamo l’argomento in modo più soft strizzando l’occhio all’animazione.

L’animatore nonché illustratore Andy Martin, infatti, mette in guardia dall’ossessione da autoscatto in modo davvero originale, con quel pizzico di ironia che mai guasta per far recepire al meglio il messaggio.

Selfie, il corto animato di 60 secondi realizzato dall’artista, rientra in un progetto più ampio firmato da Pictoplasma: Character Selfies, una raccolta di autoscatti di personaggi di fantasia realizzati dai loro stessi creatori. Anche i cartoni animati, quindi, possono soffrire di sindrome da selfie: curiosi di scoprirne i sintomi?

Partecipa GRATIS al Free Webinar del Ninja Master Online!

Da aprile a luglio 2014 ci sarà il Master Online in Social Media Marketing & Community Management targato Ninja Academy, il primo master di specializzazione focalizzato interamente sulle singole piattaforme sociali con i migliori esperti italiani del marketing e della comunicazione.

Il Master è un’occasione imperdibile per aggiornare le competenze dei professionisti – che siano in azienda, in agenzia o freelance – sugli aspetti distintivi, le funzionalità e le potenzialità dei singoli Social Media con i migliori professionisti del marketing digitale italiano.

Per darvi un assaggio del master, Martedì 25 marzo 2014 dalle ore 17 alle ore 18 circa, ci sarà il FREE WEBINAR di presentazione del Master Online in Social Media Marketing & Community Management (con SCONTO Early Booking fino al 1 aprile): una lezione gratuita, nella quale alcuni docenti del Master presenteranno le principali tematiche che verranno affrontate nel percorso formativo.

Inoltre, il team Ninja Academy spiegherà come accedere e utilizzare la piattaforma webinar per partecipare alle lezioni virtuali. In questo modo avrete le basi teoriche e tutte le nozioni tecniche necessarie per seguire il corso.

Iscriversi è semplicissimo! Cliccando QUI vi si aprirà il form di iscrizione, da compilare in tutte le sue parti. Una volta registrati, vi arriverà una mail di conferma con tutte le indicazioni.

I posti disponibili sono 500: quindi “chi prima arriva meglio alloggia”!  😉

 Ricapitolando quindi:

FREE WEBINAR
NINJA MASTER ONLINE IN SOCIAL MEDIA MARKETING
& COMMUNITY MANAGEMENT
Martedì 24 marzo, ore 17

ISCRIVITI AL FREE WEBINAR!

E non dimenticate di dare un’occhiata ai nostri prossimi corsi in programma!

Il team Ninja Academy resta a vostra disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Potete scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

Knowledge for change!
BE NINJA.

Tutti i numeri di World of Warcraft

Tutti i numeri di World of Warcraft [INFOGRAFICA]

Tutti i numeri di World of Warcraft

Nelle scorse settimane è stata pubblicata la prima infografica ufficiale di World of Warcraft, videogioco della nota casa sviluppatrice americana Blizzard Entertainment, che sancisce il traguardo dei 100 milioni di account dalla sua pubblicazione (da non confondere con i milioni di giocatori attivi mensilmente).
Come prima cosa è interessante notare come dopo quasi 2 anni e mezzo la sua pagina Facebook sia arrivata a più di 5 milioni e 350 mila utenti.

Tutti i numeri di World of Warcraft

Rispetto ai 2 milioni che avevamo registrato a fine settembre 2011. Ma veniamo dunque all’infografica, soffermandoci punto per punto!

Oltre 100 milioni di giocatori

Tutti i numeri di World of Warcraft
Gli account unici (inclusi quelli dell’Edizione introduttiva) sono il doppio della popolazione della Corea del Sud, o uguale al totale della somma degli abitanti di Germania, Bielorussia e Svezia. Inoltre viene giocato in 244 paesi e territori in tutto il mondo, inclusi luoghi come l’Antartide, le Bahamas, l’isola del Natale e Tokelau.

Ogni storia ha bisogno di un eroe

Tutti i numeri di World of Warcraft

  • La fazione dell’Alleanza conta il 52% del totale, la Neutrale l’1%, mentre l’Orda il 47%;
  • 9 milioni di gilde create;
  • I titoli più usati su Azeroth: 1) Il Paziente; 2) Jenkins; 3) Professore Assistente;
  • La scoperta di Pandaria ha portato all’aggiunta di 11 milioni di pandaren al censimento di Azeroth; 1,3 milioni di  questi pandaren sono femmine con la coda di volpe;
  • Sono 500 milioni i personaggi creati, mentre di 316 milioni risulta la popolazione degli Stati Uniti.

Un piacere per gli occhi e non solo

Tutti i numeri di World of Warcraft

  • Wiki: Con ben 100 mila pagine di contenuti, il gioco ha la wiki dedicata più grande al mondo;
  • Audio: Servirebbero 44 CD audio per contenere tutte le musiche, le voci e gli effetti sonori di WoW.

Tutti i numeri di World of Warcraft

Parole: La storia di WoW è cresciuta con ogni espansione. Il volume di testo nel gioco ammonta a circa 6 milioni di parole, ossia l’equivalente di 12 copie de “Il Signore degli Anelli”, ed è tutto tradotto in italiano.

E’ pericoloso andare da soli

Tutti i numeri di World of Warcraft
Andare all’avventura su Azeroth è ancora più divertente se hai un fedele compagno al tuo fianco… o magari più di uno. Potendo scegliere tra centinaia di cavalcature (504) e mascotte(619).

  • La cavalcatura più rara: Serpe delle Nubi Celestiale d’Onice;
  • La mascotte più comune: Scoiattolo;
  • La mascotte più rara: Carpa Rossa Piccina.

Cosa Fanno gli Eroi?

Tutti i numeri di World of WarcraftOgni giorno su Azeroth: 900 mila Istanze PvE (Spedizioni, Incursioni, Scenari); 670 mila Istanze PvP (Campi di Battaglia, Arene, CDB Classificati) 3,6 milioni scontri tra mascotte.

  • Imprese: 11 milioni il  numero di imprese compiute dagli eroi di Azeroth ogni giorno dal lancio dell’ultima espansione.

I migliori affari si fanno qui!

Tutti i numeri di World of WarcraftCi sono molti venditori e negozi su Azeroth, ma il cuore del commercio tra i giocatori è la casa d’aste. Sono 2,8 milioni i commerci giornalieri nella casa d’aste.

Visualizzazioni video, risultati di ricerche e social media

Tutti i numeri di World of Warcraft

  • YouTube: 87 milioni di visualizzazioni sul canale ufficiale del gioco; 26 milioni i video pubblicati;
  • Google: 50 milioni di ricerche per “WoW” e “Warcraft” in un anno;
  • Facebook: Più di 5 milioni e 355 mila fans (aggiornamento degli ultimi giorni);
  • Twitter: 445 mila follower (aggiornamento degli ultimi giorni).
Apple iPhone 5c su Tumblr

Apple sbarca sui social network e sceglie Tumblr per l'iPhone 5c

Apple iPhone 5c su Tumblr

Nel mondo dei social media Apple si fa notare principalmente per la sua assenza.

Non ci sono profili ufficialiche possano essere ricondotti e Cupertino (l’account twitter @Apple è da sempre dormiente, anche se registrato) e, nonostante l’immagine giovane, moderna e costantemente alla ricerca di innovazione che il brand vuole dare di sé, le dinamiche social sono da sempre sembrate ignorate.

Almeno fino a pochi giorni fa: nasce la scorsa settimana, infatti, isee5c.tumblr.com.

Un Tumblr totalmente dedicato alla versione “young” dello smartphone di Cupertino: l’iPhone 5c. All’interno troviamo 7 riquadri, ognuno dei quali raffigurante pallini luminosi animati differentemente su sfondi sgargianti: un richiamo ai colori e alle cover disegnate per l’iPhone 5c.

Ogni riquadro, se cliccato, lancia un video di 15 secondi che suona una diversa canzone e che, nel finale, va a comporre il retro dell’iPhone 5c adagiato in una delle cover pensate apposta per questo modello, con una frase di chiusura (come “Viva o Carnaval” nel video a tema carnevale brasiliano oppure “Porte de Lilas“, un quartiere di Parigi, con musica tipicamente francese).

Ed effettivamente i 7 video (affiancati da altri due riquadri in cui viene annunciato un eloquente “coming soon“) sono parte di un Tumblr il cui titolo dichiara che “Every color has a story” (“Ogni colore ha una storia”), con accanto il logo ufficiale di iPhone 5c.

iPhone 5c Tumblr
L’avvio di una strategia social tramite Tumblr sarebbe perfettamente in linea con lo “stile Apple”: è evidente che Tumblr si propone come piattaforma particolarmente adatta per la creatività e l’innovazione, due elementi che Apple da sempre pone alla base di ogni strategia legata al brand.

Inoltre, sarebbe una scelta coerente per il target che si andrebbe a colpire: la maggioranza degli utilizzatori di Tumblr negli Stati Uniti ha un’età inferiore ai 34 anni (fonte comScore), esattamente il tipo di pubblico a cui è rivolta l’offerta dell’iPhone 5c.

Il lancio del primo canale ufficiale Apple sui social media è avvenuto, però, senza i classici annunci in pompa magna che caratterizzano la cura maniacale che c’è a Cupertino per la comunicazione delle sue novità. Cosa che, inevitabilmente, ha destato qualche sospetto sull’effettiva presenza di Apple dietro il sito. Dubbi alimentati dall’assenza dei video stessi nella media gallery ufficiale dedicata all’iPhone 5c: http://www.apple.com/iphone-5c/videos/.

A fugare (quasi) ogni dubbio, però, ci ha pensato 9to5mac.com, che ha portato all’evidenza le prove della presenza di Apple dietro la nuova campagna pubblicitaria. In primo luogo, più di un utente ha segnalato che il Tumblr dedicato all’iPhone 5c viene mostrato come “sponsorizzato” all’interno della propria dashboard.

Un segnale eloquente del fatto che il creatore della pagina stia investendo (e non poco) per presentarsi come “sposored Tumblr”, gesto improbabile da parte di un semplice fan. Ma soprattutto il codice sorgente mostra un collegamento ad Apple ancora più forte.

codice Tumblr iPhone 5c

Il codice, infatti, mostra come i video presenti nel Tumblr siano ospitati sulla piattaforma di video-sharing “Vimeo” e, più precisamente, su un account “pro” (a pagamento) il cui nome è “MAL”.

Questo account è completamente nascosto ed è stato creato negli stessi giorni del lancio di “isee5c”. Nome non casuale, perché “MAL” (acronimo di Media Arts Lab) è anche il nome dell’agenzia pubblicitaria con sede in Los Angeles che cura per Apple le strategie sui media tradizionali (stampa, tv e sito web ufficiale).

In particolare, si tratta di una divisione del colosso TBWA. TBWA si è rifiutata, per il momento, di commentare qualsiasi notizia legata al lancio di una strategia “social” per Apple, né ha confermato l’effettivo collegamento tra Apple ed il Tumblr “isee5c”.

Quel che è certo è che le vendite dell’iPhone 5c stanno deludendo le aspettative (come dichiarato dallo stesso CEO Tim Cook agli azionisti), e sarebbe normale quindi attendersi una nuova e forte campagna di comunicazione, magari su un territorio nuovo per Apple come quello dei social network.

Non ci resta che aspettare con curiosità!

ABCDEFGeek l'alfabeto per piccoli geek


Il fumettista e scrittore Otis Frampton ha creato ABCDEFGeek, un divertente dizionario disegnato che insegna non solo ai ragazzi le lettere dell’alfabeto, ma anche le introduce fin da piccoli alla cultura geek.

 

 

 

 

Utilizzando uno stile grafico simile a quello della sua serie web ‘How It Should Have Ended,’ Frampton dà anche ai personaggi più terrificanti del Geekdom come Xenomorfi, Predators e Hannibal, un tratto amichevole adatto ad un pubblico giovanissimo.

 

 

 

 

ABCDEFGeek di Frampton è un modo divertente stimolare i vostri bambini ad imparare l’alfabeto, attirerà i piccoli geek in erba con i suoi colori brillanti e i simpatici personaggi, offrendo un modo divertente per coinvolgere il vostro bambino.

 

 

 

Sleeveface: fatevi un selfie dietro a un vinile

Eccoci qui, freschi di Notte degli Oscar, tra selfie di gruppo e meme di Leonardo DiCaprio, di cui segnaliamo la pagina Facebook Un Oscar per Leonardo DiCaprio. Potevamo non dedicarci a un progetto che unisse creatività all’effetto virale?

Vi presentiamo Sleeveface, un movimento che vive da anni in rete e che in quest’ultimo periodo sembra aver ritrovato la gloria proprio sui social network! Di che cosa si tratta?

Per i cultori del vinile un atto di vera creatività che consiste nel completare ciò che viene raffigurato sulle copertine dei dischi proseguendo personalmente l’immagine al di fuori della stampa. Scopriamolo insieme!

A quando risale la prima sleeveface?

Nell’Aprile del 2007, durante un dj set in un bar di Cardiff, Carl Morris e John Rostron scattano la foto che vedete qui sotto. Poco dopo John pubblica l’immagine su Facebook creando successivamente un gruppo, sulla stessa piattaforma social, chiamato per l’appunto “Sleeveface“. Nel 2008  nasce il blog. Oggi le persone continuano a condividere le proprie creazioni e, grazie a questa partecipazione mediatica, è stato pubblicato un libro che raccoglie le immagini migliori.

Vi mostriamo alcuni  scatti qui di seguito, giusto un assaggio. Da un Bob Marley, passando per Madonna, per poi arrivare a David Bowie in giro per la città in bici e a una rivisitazione in chiave baby dell’album dei Franz Ferdinand.

Oltre al gruppo Facebook vi consigliamo di utilizzare il tag #sleeveface anche su Pinterest e Tumblr, ne vedrete delle belle! 😉

Come creare una sleeveface?

Se anche voi volete cimentarvi nella creazione di una sleeveface ecco qui il video tutorial ufficiale, in cui si ricorda giocosamente che acquistando più vinili si hanno molte più possibilità di creare facce da copertina. Due le regole fondamentali:

  • riprodurre l’ambientazione della copertina del vinile;
  • scegliere abiti simili a quelli indossati dai personaggi raffigurati sulla copertina.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=NVt4jOasujc#t=40&aid=P- lIiCJ0YWw’]

Se le sleeveface venissero create con le copertine dei libri?

Per far capire come le idee evolvono in fretta grazie allo sharing sui social network, alle copertine dei vinili Emily Pullen risponde con il suo Corpurlibris. Un tumblr che utilizza lo stesso metodo di composizione, solamente che al posto dei vinili si usano le copertine dei libri. E voi vi siete cimentati in questa nuova moda?

Parte Italia Caput Mundi, lo storytelling "laterale" sul Made in Italy [PARTE 1]

Finalmente è partita la campagna di comunicazione di Italia Caput Mundi, dedicata a “il Made in Italy che fa grande l’Italia nel mondo”.
Nata come seguito di Mad in Italy, Italia Caput Mundi è il racconto di competenze, conoscenze, innovazione e sperimentazione che sono frutto di un “pensiero laterale”, originale ed innovativo, che permette ai prodotti italiani di eccellere nel panorama internazionale.

Per questo motivo gli ideatori della campagna, Giampiero Cito e Antonio Paolo, hanno voluto rintracciare le aziende coinvolte nella produzione di queste eccellenze, per costruire una mappa digitale delle eccellenze italiane sulla quale rintracciarle e poter legare il loro lavoro attraverso un filo narrativo che esalti l’anima dei loro prodotti. Filo che ha poi tessuto tutte le storie di questo video storytelling, attraverso elementi evocativi, emotivi, simbolici, per costruire un immaginario di esperienze condivisibili nel quale tutti possano riconoscersi.

In cosa consiste il genio italiano?

Il video di presentazione della serie chiede “Ma in che cosa consiste realmente il genio italiano?” e risponde con un rubinetto, uno pneumatico, un paio di scarpe, una piastrella in ceramica, un prosciutto crudo e altri prodotti, per un totale di 250 simboli d’eccellenza italiana, quelli che fanno grande l’Italia nel Mondo e non sempre conosciuti in questi termini.

Il progetto ha ottenuto il patrocinio del Ministero dello Sviluppo economico ed è nato per far conoscere e promuovere il lato migliore dell’industria italiana, e promuovere azioni concrete per sostenere la leadership dell’Italia, come per esempio dotare l’Italia di infrastrutture di base per sostenere le imprese. Tutti i video si trovano sul canale Madeinitalitube e si può seguire la serie anche attraverso i social network, con l’hashtag ufficiale #ItaliacaputMundi.

Apple presenta CarPlay: la migliore esperienza iPhone in automobile

Apple presenta CarPlay: la migliore esperienza iPhone in automobile

La notizia era già nell’area, ma finalmente Cupertino presenta ufficialmente il nuovo sistema CarPlay definendolo con una semplice frase in inglese “The best iPhone experience on four wheels” (la migliore esperienza iPhone su quattro ruote). Questo è lo slogan che compare sulla pagina ufficiale del servizio e tramite le poche parole riesce a farci immediatamente capire di cosa si tratta.

Fino ad ora il celebre sistema operativo mobile della mela morsicata non aveva mai abbandonato i device firmati da Cupertino, ma questa volta  iOS 7 approda su un sistema integrato in macchine come Ferrari, Mercedes, Volvo Honda, Hyundai, Jaguar. Successivamente, però, CarPlay sarà utilizzato anche da altre case automobilistiche come BMW, Chevrolet, Ford, KIA, Land Rover, Mitsubishi, Nissan, Opel, Peugeot, Subaru, Suzuki e Toyota. A quanto pare, manca FIAT.

Ma che cosa potranno fare gli utenti tramite CarPlay? Il servizio permetterà di effettuare chiamate, ascoltare la segreteria telefonica, inviare/leggere messaggi, utilizzare le Mappe ed ascoltare musica con un semplice tocco o attraverso comandi vocali (Siri), ma ovviamente funzionerà anche utilizzando gli appositi comandi (manopole o pulsanti) della vettura su cui è integrato. La maggior parte delle funzioni, ad ogni modo, sono appositamente progettate per non distrarre il guidatore, quindi non ci sarà bisogno di guardare l’iPhone.

Apple presenta CarPlay: la migliore esperienza iPhone in automobile

CarPlay, inoltre, supporta altre applicazioni che potrebbero essere presenti sullo smartphone Apple, come ad esempio Podcast, Beats Radio, iHeartRadio, Spotify e Stitcher. La nuova trovata Apple sarà mostrata al pubblico durante il Salone dell’Automobile di Ginevra che si terrà dal 6 al 16 marzo 2014.