OBI, la catena di negozi fai da te, ristruttura la tua casa con i Renovated Billboard

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Stanchi dei classici cartelloni pubblicitari? Ha pensato bene OBI Germania di rinnovare completamente il ruolo della pubblicità mettendola a servizio del proprio brand.

L’agenzia pubblicitaria Jung Von Matt con sede ad Amburgo ha creato una ‘ristrutturante’ campagna outdoor per OBI, la più grande catena di negozi di bricolage in Germania. Gli edifici fatiscenti di Amburgo hanno subito un restyling davvero particolare.

Volete capire cosa potete fare con i nostri prodotti? Volete capire come il fai da te riuscirà a rinnovare il volto della vostra casa? Se la risposta a tutte queste domande è sì, non potete perdere i Renovated Billboard di OBI. Lontani anni luce da classici cartelloni pubblicitari e manifesti pieni di offerte e sconti, OBI ha utilizzato in maniera creativa i prodotti venduti nei propri negozi al fine di mostrare ai passanti cosa possono davvero fare.

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La nuova campagna è stata lanciata a seguito di una guerra dei prezzi verificatasi un anno fa dopo la chiusura di oltre 250 negozi di bricolage. OBI non ha voluto ricorrere a tattiche di vendita aggressive ed ha voluto mostrare con un particolare progetto di Home Improvement a cosa potessero realmente servire i propri prodotti. I Renovated Billboard sono una vera e propria soluzione innovativa capace di ristrutturare luoghi degradati della città e dare un nuovo volto allo stile urbano, molto più colorato e di tendenza.

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Credits:
Cliente: OBI
Advertising Agency: Jung von Matt / Elbe
Chief Creative Officer: Dörte Spengler-Ahrens, Jan Rexhausen
Direttori creativi: Felix Fenz, Alexander Norvilas
Art Director: Michael Wilde, Max Pilwat, Michael Hess
Copywriter: Felix Fenz
Squadra creativa: Michael Wilde, Max Pilwat

La pubblicità wearable vi proietterà in pieno clima estivo

Se indossare uno smartwatch vi fa sentire al passo coi tempi, pensate cosa potrebbe succedere indossando un cartellone pubblicitario super smart.

No. Non sto parlando degli uomini-sandwich con giganteschi fogli di cartone attaccati al corpo che pubblicizzano una nuova pizzeria: qui parliamo di veri e propri billboard che dispensano gadget estivi. Ma facciamo un passo indietro.

Febbraio 2014. Siamo in Nuova Zelanda. L’estate sta finendo per approdare (forse) alle nostre latitudini, e la gente è comprensibilmente bella depressa. Ritorno in ufficio, prime piogge, amori estivi che svaniscono, “sto diventando grande, lo sai che non mi va”.

La Lemon & Paeroa (per gli amici L&P), produttrice locale di soft drink, decide di intervenire e portare un ultimo scampolo d’estate nelle città. Come? Diffondendo cartelloni pubblicitari interattivi da cui staccare il proprio gadget estivo indossabile.

“Vi sentite strani a indossare scarpe dopo una vacanza? Non fatelo!”, “Hold on to Summer!!” incita festosa la più fresca pubblicità indossabile del mondo.

“C’è una fontana e qui c’è un asciugamano: sai cosa fare”. E ognuno si porta a casa le proprie ciabatte da spiaggia o il proprio asciugamano colorato (e debitamente brandizzato).

“Tornato al lavoro? Rinfrescati!”. Sono decine i messaggi distribuiti per le città, tutti debitamente documentati e diffusi via social media tanto dalla L&P che dagli utenti, colti di sorpresa da questa fresca iniziativa.

Guardare il video per credere. Altro che wearable hi-technology: qui siamo di fronte al primo caso di wearable summer low-tech.

E voi? Raccogliereste asciugamani o ciabatte direttamente da un billboard o alla fine dell’estate preferite gettarvi in pieno clima autunnale ordinando il vostro nuovo piumone? Fateci sapere la vostra!

We are not alone, il nuovo spot Facebook parla ai cosplayer [VIDEO]

We are not alone, il nuovo spot Facebook parla ai cosplayer [VIDEO]

Le pratiche fandom sono sempre state tra le più potenti in rete, in grado di dare vita ad importanti fenomeni e flussi di persone anche offline, e molto prima dei flashmob. Sarà forse anche per merito di Sheldon Cooper e i suoi compagni :-), ma il mondo cosplay negli ultimi anni sembra essersi guadagnato un’attenzione che va oltre alla cerchia di appassionati di fumetti, supereroi e fantascienza. E proprio ad esso è dedicato l’ultimo spot di Facebook, dal titolo “We are not alone“.

We are not alone, il nuovo spot Facebook parla ai cosplayer [VIDEO]

We are not alone, il nuovo spot Facebook parla ai cosplayer [VIDEO]

We are not alone, il nuovo spot Facebook parla ai cosplayer [VIDEO]

Per promuovere la funzionalità dei “gruppi”, Facebook ha ben pensato di ispirarsi ad una delle comunità più attive, coese e diffuse delle rete, quella dei cosplayer appunto, esaltando la capacità delle nuove tecnologie di mettere in connessione appassionati di tutto il mondo e “portarli fuori” dalla rete.

We are not alone, il nuovo spot Facebook parla ai cosplayer [VIDEO]

Il potere delle storie: siamo tutti storytellers [VIDEO]

Il potere delle storie: siamo tutti storytellers [VIDEO]

We all love stories. We’re born for them“. Tutti amiamo le storie. Siamo nati per esse. Sono le parole di Andrew Stanton, filmaker di fama mondiale che ha partecipato alla realizzazione di film di animazione come Alla Ricerca di Nemo, Toy Story e WALL-E. Google ha recentemente ripreso alcuni passaggi dello speech di Stanton al TED Talks per ricordarci quanto grande sia il potere delle storie.

Il video vuole celebrare tutti coloro che hanno trasformato una loro idea in un video, che per motivi professionali, o semplicemente ad un certo punto della loro vita, hanno afferrato una telecamera e cercato un modo per dare vita alla propria storia.

Il potere delle storie: siamo tutti storytellers [VIDEO]

Il potere delle storie: siamo tutti storytellers [VIDEO]

Il potere delle storie: siamo tutti storytellers [VIDEO]

Un vero e proprio inno alla creatività, quello di Google. Un invito certamente non disinteressato per Mountain View, che dagli audiovisivi trae grandi profitti tramite YouTube, la cui qualità sta inesorabilmente aumentando rispetto ai video amatoriali degli inizi; e chissà che accadrà quando tutti gireremo filmati con i nostri Google Glass!

È innegabile tuttavia che è merito soprattutto di YouTube se video recensioni, tutorial e contenuti affini si siano affermati come materiali di riferimento per molti utenti che prendendo spunto ed ispirazione da essi hanno dato forma alle proprie passioni. Tra cui quella di fare video, come sembrano fare le due persone che all’inizio di questo video digitano su Google la stringa di ricerca “Come fare un filmato”.

Violenza online: il parere della psicologa @Colvieux #stopwebviolence

Continua la nostra iniziativa contro la violenza su Internet.

Purtroppo recentemente alcuni suicidi sono la conseguenza di persecuzioni e offese sui social: Ask.fm, Facebook per primi.

Abbiamo fatto qualche domanda a Barbara Collevecchio, psicologa, autrice e blogger molto attiva su Twitter, sul Fatto Quotidiano e sul Huffington Post.

Perché su Internet è così facile arrivare a prendersi a parolacce?

Innanzitutto non credo sia Internet il motivo per cui ci si prenda a parolacce ma il clima esasperato che si vive nel paese.Parlando di web sicuramente ha sdoganato una folla di insulter professionisti ma è pur vero che le persone erano già esasperate da una politica opprimente e corrotta. Talvolta gli insulti non concernono la politica ma si rivolgono a personaggi famosi etc.

È un modo come un altro per scaricare tensione. L’insulto è un vomito pulsionale. Per molti scrivere sul web è come lasciare una scritta sul muro di un bagno; ma il web non è una latrina: è solo lo specchio dello spirito del tempo e non può essere normalizzato con leggi e divieti. Serve cultura. 

Parliamo dei social network: non c’è l’anonimato ma ci si insulta ugualmente…perché?

Oramai l’insulto è sdoganato, c’è chi ci ha fatto campagna elettorale e non serve più nascondersi. In molti ragionano così e l’insulto è diventato il neo linguaggio di eterni adolescenti. Il linguaggio non è più di rottura ma puro sfogo di pulsioni distruttive. Devo anche dire che talvolta un insulto se proviene da un oppresso che si rivolge a chi rappresenta il potere, è un atto liberatorio, più che reprimerlo va capito cosa lo motiva.
Quando ti comporti molto male se sei intelligente un ” vaffanculo” può metterti davanti ai tuoi sbagli. Attenzione a fare i bacchettoni sempre e comunque è i politicamente iper corretti.

Ci sono differenze tra i vari social network?

Facebook è più intimo e c’è più dialettica; su Twitter tutto scorre più veloce e noto più insulti ed insulter, spesso organizzati in branco. Quello del branco è un fenomeno inquietante e molto violento. Un vero squadrismo mediatico contro chi osa non pensarla come te.

E tra social network e applicazioni come Whatsupp e Snapchat?

Nei social spesso ti incontri con sconosciuti, nelle altre applicazioni scegli con chi dialogare.

Cosa devono fare i siti per arginare questo problema?

C’è chi censura gli insulti, chi ci marcia perché fanno notizia. Ognuno agisca secondo la sua etica. Per me le leggi e la censura non possono nulla se non si crea una cultura diversa, del dialogo e della dialettica che è un’arte. L’insulto come ho detto è una messa in atto di una pulsione. Dietro la violenza dell’insulto può esserci un padre disperato che non sa come sfamare i figli o un semplice ignorante violento. Bisogna sempre fare ermeneutica e riportare il tutto su un piano di comprensione dialettica.

Come ci si può difendere dal rischio di aggressione online?

Con una bella dose di menefreghismo relativizzante: i leoni da tastiera fanno paura quanto degli spaventapasseri.
Per quanto riguarda gli adolescenti invece ritengo che i genitori debbano stare molto attenti perché per un giovanissimo l’attacco di bullismo è vissuto in modo molto più deflagrante che per un adulto. Per gli adolescenti essere accettati dal gruppo è fondamentale e l’attacco del branco può essere letale.

Se si accende una discussione con insulti su un social network come bisogna gestire la situazione?

Dipende dallo scopo che vuoi ottenere. Io di solito retwitto chi insulta pesantemente e questo basta per fargli fare la figura che si merita.

Se pensiamo ad un decalogo di “buona educazione” su internet…lei che regole indicherebbe?

C’è una sola buona regola: mantenere un atteggiamento umano anche se si prende in giro qualcuno. Restare umani e non infierire su un  “nemico” sostituisce ogni decalogo.

Cambiamo il Web! Un manifesto per la buona educazione: #stopwebviolence
I bambini ci guardano, i bambini ci imitano: #stopwebviolence
#StopWebViolence: alcune esperienze dirette dai nostri lettori

Come promuovere un brand noioso sui social network [INFOGRAFICA]

stop being boring

Credits: Adam Bindslev

Con una buona strategia, è facile avere successo sui social network se vendete un prodotto “sexy”, come dicono gli americani. Ma come si fa a rendere accattivante un prodotto noioso?

Magari vendete un prodotto o un servizio buono, utilizzato e apprezzato da molti, ma pensate che questo non sia abbastanza per motivare i consumatori a seguirvi sui social network. Beh, vi sbagliate! Bisogna soltanto trovare il modo giusto di comunicarlo, facendo leva su creatività e innovazione.

Ci sono un sacco di aziende che vendono prodotti poco attraenti, ma vanno forte sui social media. Vi ricordate il caso di General Electrics e della sua originale campagna Pinterest dedicata ai meme?

Questa infografica, realizzata dal team di Who Is Hosting This, raccoglie alcune storie di successo e qualche consiglio utile per tutti i brand ‘noiosi’ che decidono di tentare la via del social.

How non-sexy businesses rock on social media

Ricapitolando, ecco le tre regole fondamentali che i brand poco accattivanti dovrebbero tenere a mente per avere successo sui social network:

  • Create contenuti divertenti. Fate leva sull’umorismo per incoraggiare la condivisione dei vostri post.
  • Studiate campagne coinvolgenti, pensate appositamente per i social network.
  • Non concentratevi troppo sulla promozione dei prodotti. Siate social, raccontate storie, interagite.

E se non vi dispiace, noi vorremmo aggiungerne anche altre due:

  • Pensate fuori dagli schemi. Proponete usi insoliti del vostro prodotto, o chiedete agli utenti di suggerirne alcuni.
  • Pubblicate tutorial e how-to semplici e intuitivi sotto forma di video e infografiche. Perché, siamo onesti, nessuno legge il libretto delle istruzioni!

Il social media marketing, insomma, è uno strumento adatto a tutti i tipi di business… non solo a chi vende prodotti trendy dedicati agli under 30.

Vi vengono in mente altri esempi di aziende ‘non-sexy’ che hanno saputo coinvolgere i propri follower sui social network? Fatecelo sapere nei commenti!

Ninja social oroscopo dal 13 al 19 marzo

 

Per la gioia di Bilancia ed Ariete anche questa settimana Venere, abbandonato il povero Capricorno, è comodamente stanziata nel segno dell’ Acquario, insieme al più creativo pianeta Mercurio… Si tingeranno così di rosso passione i cuori dei primi citati e dell’ora innamorato più che mai segno dei Gemelli!

Grande settimana anche per Pesci e Vergine, entrambi lanciati nella carriera, mentre avranno qualche battibecco in amore (o forse sentiranno solo il partner più distante) Toro, Leone e Scorpione.

Per Cancro e Sagittario infine è l’ora della rivincita: armatevi di iniziativa!

Plated e il pranzo è servito

Plated, la startup che ti consegna il pranzo sostenibile

Plated e il pranzo è servito

Masterchef e simili hanno fatto esplodere una vera e propria moda del cibo: tutti ci sentiamo un po’ chef e ci vantiamo davanti ad amici e parenti di realizzare piatti gourmet utilizzando ingredienti d’eccellenza. Ma le aspirazioni spesso si scontrano con la realtà: una vita di corsa, lunghe giornate a lavoro e un frigo desolatamente vuoto.
Arriva in soccorso degli aspiranti chef il servizio Plated, una startup nata dall’idea di Nick Taranto e Josh Hix pronta a supportare i suoi utenti con un menu fantasioso e vario e ingredienti di qualità recapitati direttamente a casa.

7 menù per diventare uno chef

Il successo di Plated.com risiede proprio nella sua semplicità: sette ricette, tutorial per la realizzazione dei piatti e spesa a domicilio. Più nel dettaglio l’utente di Plated ogni settimana ha a disposizione 7 ricette diverse e varie – che includono tre scelte vegetariane – ideate da chef partner come Elana Karp e Jason Roberts. Una volta selezionato il piatto che si desidera realizzare, si riceverà a casa tutto l’occorrente. Plated, dunque, è molto più di una semplice spesa a domicilio: chi ne usufruisce si porta a casa la risposta sana e gourmet alla stucchevole domanda quotidiana “che si mangia?”. Il costo della soluzione al dilemma si aggira intorno ai 12$ a piatto ai quali bisogna aggiungere  la sottoscrizione di un abbonamento mensile (10$) o annuale (96$).

Plated e il pranzo è servito

La filosofia di Plated: fresco, sano e sostenibile

Plated si fa carico non solo di sfamare gli americani, ma di educarli alla cultura del buon cibo. Gli ingredienti sono di stagione e acquistati da produttori selezionati e responsabili: i fornitori di carne, ad esempio, sono certificati nel non utilizzo di ormoni e il pesce è prevalentemente pescato e non di allevamento. Qualità e tracciabilità sono valori determinanti e vanno a braccetto con il rispetto dell’ambiente che Plated pratica anche attraverso l’utilizzo di speciali contenitori biodegradabili capaci di conservare i cibi più a lungo.

Plated e il pranzo è servito

Se come noi siete entusiasti di Plated, sarà una delusione scoprire che il servizio è attualmente attivo solo negli Stati Uniti, ma data la crescita costante si aprirà con tutta probabilità anche ad altri mercati. Nell’attesa non ci resta che allentare i ritmi e trovare il tempo di andare al mercato a scegliere con cura gli ingredienti da portare in tavola e trovare da soli una risposta fantasiosa alla solita domanda “che si mangia?”.

Credits: pevc.dowjones.com, plated.com

I consumatori digitali sempre più mobili, sempre più social

I consumatori digitali sempre più mobile, sempre più social

La diffusione dei dispositivi mobili sta rivoluzionando l’esperienza d’acquisto. I consumatori utilizzano smartphone e tablet alla ricerca di offerte e sconti, comparano i prezzi di beni e servizi.

Vediamo come il consumatore americano è disegnato da The digital consumer report” (del febbraio 2014) di Nielsen e come aziende e rivenditori possano trarre vantaggio dalle opportunità concesse dalle nuove abitudini di ricerca e scelta.

Gli strumenti che abbiamo e vorremmo avere

Guardando alle abitudini degli americani, se da una parte la TV HD rimane di gran lunga il dispositivo più diffuso (nel 2013 l’83% la possedeva), lo smartphone è il mezzo con il maggiore trend di sviluppo: nel 2009 lo possedevano solo il 19% delle persone, nel 2011 si è passati al 44% e nel 2013 al 65%.

Gli strumenti che abbiamo e vorremmo avere

Gli strumenti che abbiamo e vorremmo avere

E cosa acquisteremo nei prossimi 6 mesi? Smartphone ovviamente.  La ricerca Nielsen è molto chiara in questo senso:  sul totale della popolazione americana il 30% cambierà telefono entro i prossimi sei mesi e se guardiamo solo alla fascia d’età 18-24 saliamo fino al 49%.

A seguire computer (per il 26% degli intervistati e il 32% dei giovani), console per videogiochi (per l’11% del totale e il 26% dei ragazzi), poi tablet ( 8% e 14%) e e-readers (4% e 5%).

Social e mobile, sempre più una cosa sola

Quasi la metà (il 47%) dei possessori di smartphone visita i social media ogni giorno. Con il rapido sviluppo di questi dispositivi, come ben sappiamo, il rapporto tra social e mobile si fa sempre più stretto.

Tra il 2012 e il 2013 abbiamo visto una diminuzione del 10% nell’accesso ai social media da computer, a fronte di un incremento del 37% dell’accesso da app e del 26% dal mobile web browser.

Social e mobile, sempre più una cosa sola

Social e mobile, sempre più una cosa sola

Ma ci sono dei social network che hanno beneficiato più di altri di questo tendenza. In un anno l’app di Pinterest ha avuto un +233% di utenti, Google+ un +117%, Instagram +79% mentre Facebook e Twitter incrementi simili, attorno al 38%.

E tramite il mobile browser? LinkedIn +80%, Twitter +32%, Facebook +26%, Blogger +13% (che dal computer perde il 22%).

Unico che si salva nell’accesso tramite computer è proprio LinkedIn con un +37%. Tutti gli altri registrano valori negativi, dal -2% di Pinterest fino al -22% di Blogger e il -14% di Facebook.

Smartphone e tablet come un secondo schermo TV

Smartphone e tablet come un secondo schermo TV

Smartphone e tablet come un secondo schermo TV

Ce li portiamo dovunque, in giro ma anche in casa: l’84% dei possessori di dispositivi mobili dichiara che utilizza smartphone e tablet come un secondo schermo, mentre guarda la tv, per navigare sul web o fare shopping, per informazioni su attori o sportivi oppure per controllare i risultati della propria squadra del cuore, per l’invio di mail o messaggi ad amici (sul programma in quel momento in TV), per votare o inviare commenti live oppure per leggere sui social network discussioni o commenti su ciò che si sta vedendo.

Da non sottovalutare la tendenza (anche se ancora in fare di sviluppo) nell’acquistare prodotti o servizi  appena stati pubblicizzati sullo schermo televisivo (dal tablet per 14% degli intervistati e dallo smartphone per il 7%).

Mobile shopping, è il suo momento

L’87% dei possessori di tablet e smartphone utilizzano il proprio dispositivo per fare acquisti. Il mobile shopping permette agli operatori di seguire il processo d’acquisto dall’inizio alla fine, dalla richiesta dei consumatori di maggiori informazioni, fino alla comparazione dei prezzi, dall’acquisto del prodotto direttamente da casa  alla condivisione di opinioni o commenti  sull’esperienza fatta.

Ma non solo acquisti: gran parte del tempo lo si dedica alla ricerca di recensioni o commenti, si vogliono informazioni sui prodotti in uscita ma si desidera anche sapere dove poter acquistare o vedere il prodotto nello uno store tradizionale.

Ma come è fatto il mobile shopper? Non ci sono differenze tra uomo e donna ma tendenzialmente ha un reddito elevato e ha meno di 45 anni.

Mobile shopping, è il suo momento

Mobile shopping, è il suo momento

Questa ricerca, che trovate completa sul sito Nielsen, è stata realizzata analizzando le abitudini del popolo statunitense. Se questi dati siano applicabili anche al nostro paese non lo sappiamo. Certo è che alcune tendenze le possiamo vedere anche da noi: lo sviluppo dell’e-commerce tramite smartphone o tablet, la sempre maggiore identificazione tra social e mobile e l’utilizzo dei dispositivi mobili per le ricerca di informazioni.

Questi dati devono far pensare marketers e operatori del settore al momento della definizione dei mezzi e delle strategie per lo sviluppo della loro attività.

Dimenticare il mobile e tutto quello che ne consegue potrebbe far perdere risorse e redditizie vie di business.

Manager, imprenditori e docenti si associano: nasce Prospera

La pesante crisi mondiale che stiamo vivendo ci induce a riflettere ogni giorno su come il lavoro si intrecci sempre più col nostro ruolo di cittadini e ci ricorda, a tal proposito, come non possa esistere il benessere individuale disgiunto da quello collettivo.

L’Associazione Prospera si muove proprio da questo ideale e i suoi soci condividono e promuovono il pensiero che la loro responsabilità debba generare una stabilità e prosperità economico-sociale, con l’obiettivo, in particolare, di contribuire allo sviluppo di un futuro migliore.

Per fare ciò, secondo l’associazione, occorre ribadire la priorità dell’etica nelle nostre azioni quotidiane; si deve cioè ritornare ad essere dei dirigenti responsabili a tutto tondo, cercando sempre e costantemente di creare valori per i nostri collaboratori, per le nostre aziende e soprattutto per il nostro Paese.

Vediamo più nel dettaglio di che cosa si occupa e come opera Prospera.

La Mission di Prospera

Prospera (acronimo di PROgetto SPERAnza), è un’associazione senza scopi di lucro, nata nel Settembre 2009, con l’intento di formare una classe dirigente basata sui valori dell’impegno responsabile, trasparenza e dell’onestà intellettuale.

I collaboratori di Prospera sono manager, docenti universitari, imprenditori e professionisti, provenienti da diverse realtà lavorative, che si sono associati e impegnati in prima persona e a titolo volontario, per sostenere la speranza e le ambizioni delle nuove generazioni.

Tali affiliati condividono un senso di responsabilità sociale che li ha spinti a “restituire” alla società e ai giovani in primis, parte di quanto hanno “ricevuto”, adoperandosi, gratuitamente, nell’aiutare il Paese ad avere speranza nel futuro e a ricominciare a crescere.

I soci sono infatti convinti che “il poco tempo disponibile di tanti” possa diventare un valore significativo su specifiche aree, nelle quali il sapere, la competenza professionale e la conoscenza collettiva di Prospera possa fungere da “acceleratore” nella creazione di nuovi progetti e di nuove opportunità.

Gli associati di Prospera lanciano così la sfida di consegnare alle nuove generazioni ed al nostro futuro, un modello produttivo sociale, dove sia possibile costruire una crescita distribuita, equa e globalmente sostenibile.

L’ultima frase del Manifesto ufficiale dell’Associazione cita, non a caso, “Insieme si costruirà il futuro migliore”.

I progetti, originati e promossi direttamente da Prospera, che si occupa anche dell’eventuale finanziamento con contributori privati e partner, sono realizzati in collaborazione con Università, Pubbliche Amministrazioni, Associazioni di Categoria, Centri di Ricerca, e Ordini Professionali.

Oggi Prospera è presente in tutta Italia con oltre 1000 associati.

Aree di intervento

Affinchè si affermi il valore della dignità dell’individuo nella sua dimensione lavorativa e sociale, Prospera si impegna sui due principali temi, fondanti per costruire futuro: la Formazione e l’Innovazione.

A questo proposito l’associazione opera principalmente in tre macro aree di intervento:

I.Orientamento e affiancamento dei giovani a qualsiasi livello del percorso formativo, con particolare attenzione per coloro che vivono in contesti sociali particolarmente svantaggiati.

II.Promozione di sviluppo e innovazione grazie alle collaborazioni avviate con incubatori d’impresa (universitari), affiancati da Prospera nelle attività di sostegno all’imprenditoria nascente e alle start up proposte dai giovani in ambiti e settori ad elevato contenuto tecnologico.

III.Accordi con gli Enti Pubblici che prevedono un coinvolgimento di Prospera nello studio e nella realizzazione di iniziative e progetti che abbiano come obiettivo il miglioramento dell’efficacia e dell’efficienza degli Enti stessi con il coinvolgimento “sul campo” di giovani talenti, così da facilitarne l’eventuale coinvolgimento ed un successivo inserimento.

L’associazione “ProSpera – Progetto Speranza” ha sede a Torino, in Corso Vittorio Emanuele n. 64.
Visita il sito ufficiale www.prospera.it