Attualmente Twitter non vi permette di incorporare le vostre foto di Instagram. Per l’esattezza, nel momento in cui decidete di fare lo sharing sulla piattaforma del pennuto blu, appare nel vostro tweet un link che vanifica tutti i vostri sforzi creativi per mostrare la vostra Instapicture perfetta.
Questione di alleanze strategiche nella Social Media War
Maledetta Social Media War! E sì, vi ricordate quel miliardo di dollari sborsati da Zuckerberg per l’acquisizione di Instagram? Beh, è stato siglato anche un patto di alleanza tra le due piattaforme (Facebook e Instagram) a discapito di Twitter. Tant’è che Instagram non supporta le Twitter Cards, una tecnologia ad hoc che permette di mostrare il contenuto direttamente all’interno del tweet stesso.
Le soluzioni alternative con IFTTT
Per fortuna esiste l’app gratuita IFTTTche sta per “If this, then that” sì, proprio come una query! Vi permette di condividere contenuti grazie a delle “ricette” create da voi e da altri utenti. Previa iscrizione e processo di autentificazione dei vostri account da sincronizzare.
Nel caso specifico, per condividere le vostre Instapicture esistono due ricette di IFTTT da utilizzare:
Postare le vostre foto di Instagram come foto di Twitter
Postare le vostre foto di Instagram sul vostro Tumblr ed utilizzare la ricetta “Insta to tumblr” di IFTTT. Per ogni nuovo post su Tumblr sarà condiviso un tweet comprensivo dell’immagine, bypassando così il controllo grazie all’URL creato da Tumblr 😎 Quest’ultima azione, nel caso voi vogliate eliminare il vostro Instagram account, vi permetterà di avere salvate tutte le vostre foto sul Tumblog!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2013/10/Foto_instagram_visibili_su_twitter.jpg321560Monia Catellanihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMonia Catellani2013-10-09 11:01:232013-10-09 11:01:23Come incorporare le foto di Instagram su Twitter [HOW TO]
Avete ancora 20 giorni di tempo per approfittare dell’offerta acquistando l’intero Master, pari a 50 ore formative comprensive di 32 ore di live webinar, 8 ore di question time e 10 ore di seminari di approfondimento, a 790 € (anziché 990 €).
Un’occasione ghiottissima per aggiornare le competenze dei professionisti – che siano in azienda, in agenzia o freelance – sulle strategie di marketing e vendita nell’ambiente digitale. Il Ninja Master Online permette ai partecipanti di acquisire le competenze necessarie e complete per progettare e attivare la presenza di un Brand in ambiente digitale.
Il Master sarà comprensivo di live webinar, seminari di approfondimento e question time di confronto curati dai migliori professionisti italiani del marketing digitale. Avrete inoltre la possibilità di ritrovare i materiali anche in modalità on-demand per fruirne senza alcun limite di tempo.
Alla fine di ogni modulo potrete valutare il vostro apprendimento con un piccolo test di 10 domande a risposta chiusa: in questo modo sarà possibile scaricare i singoli attestati nonché quello finale.
Quali sono i moduli e i rispettivi docenti?
Il Ninja Master Online propone un percorso completo che permette di aggiornare le proprie competenze in digital marketing attraverso 8 moduli di approfondimento curati dai migliori professionisti italiani del marketing digitale:
✔ WEB MARKETING con Miriam Bertoli
Come costruire un piano di marketing digitale.
✔ E-COMMERCE con Giovanni Cappellotto
Come progettare e gestire uno store online.
✔ PERFORMANCE MARKETING con Alessio Semoli
Come produrre risultati di acquisizione e vendita attraverso il digital.
✔ SOCIAL MEDIA MARKETING con Gianluca Diegoli
Come usare i social media quali strumento di relazione e di vendita.
✔ SEO & SEM con Davide Pozzi e Gianpaolo Lorusso
Come sfruttare i motori di ricerca come strumento di marketing.
✔ CONTENT MARKETING con Simone Tornabene
Come pianificare e progettare contenuti digitali.
✔ DIGITAL PR con Marco Massarotto
Come gestire le relazioni online con gli influencer della Rete.
✔ MOBILE MARKETING con Fabio Lalli
Come integrare il mobile nella propria strategia di marketing.
Quali sono i vantaggi di seguire il Master Ninja Academy?
✔ Nessuno spostamento né viaggio da intraprendere
✔ Segui i corsi quando è meglio per te, in diretta oppure On-Demand
✔ Un costo decisamente più vantaggioso rispetto ai corsi in aula
✔ Seminari tematici per acquisire competenze specifiche
✔ Attestato di partecipazione che certifica la tua frequenza al Master
✔ Realizzazione di un project work multidisciplinare, utile anche alla tua azienda o startup (percorso Premium opzionale)
Quanto costa il Master?
NINJA MASTER ONLINE
Entro il 29 ottobre: 790 € iva
Dopo il 29 ottobre: 990 €
NINJA MASTER ONLINE + NINJA DIGITAL FACTORY
Entro il 29 ottobre: 1590 €
Dopo il 29 ottobre: 1790 €
Il team Ninja Academy resta a vostra disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento (info[@]ninjacademy.it).
KNOWLEDGE FOR CHANGE.
BE NINJA!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2013/10/master.png215414Silviahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngSilvia2013-10-09 08:30:562013-10-09 08:30:56SCONTO prolungato per il Master Online in Digital Strategy e Social Media Communication
L’interesse verso il tema imprenditoriale in Brasile è in notevole crescita, infatti, una recente classifica pubblicata da Startup Genome indica São Paulo tra i “top 20 startup ecosystems” al mondo e anche le Università accompagnano questa tendenza. Una ricerca condotta dall’istituto Endeavor, infatti, indica che solamente il 4,3% di queste non offre attività che non siano legate al tema dell’ Imprenditorialità in qualunque disciplina. Il 76% di questi corsi riguarda programmi di “Graduação” ( nostra laurea triennale ) , la media mondiale è appena sotto il 25%.
L’insegnamento imprenditoriale in Brasile
La questione più interessante è il notevole sforzo di avvicinare il più possibile l’insegnamento imprenditoriale al mondo del mercato, fornendo attività più pratiche. Quasi il 90% delle università Brasiliane (Fonte: Endeavor) , infatti riceve oratori esterni che parlano di imprenditorialità, mentre la media mondiale supera di poco il 71%. Inoltre il 43% percento delle università brasiliane promuove visite o tour incentrati sull’ imprenditorialità.
Il corso di Entrepreneurship della USP
Il corso di “Entrepreneurship” della USP, Universidade De São Paulo, ( Classificata dal Times Higher Education World University, migliore università dell’America Latina ) , tenuto dalla Prof.ssa Luciane Meneguin Ortega per esempio, dedica il 50% di tutte le lezioni settimanali in aula invitando imprenditori di successo a raccontare la loro esperienza.
Un esempio di giovane imprenditorialtà brasiliana di successo: Quantica
I risultati sono altrettanto stupefacenti, Ricardo Sudario e Marcos Soledade Jr. ad esempio, ex studenti proprio del corso di “Entrepreneurship” della USP, hanno fondato circa 2 anni fa Quantica, startup selezionata per accedere gratuitamente all’interno dell’ incubatore della USP, Habits, che si occupa della costruzione di piattaforme on-line per la formazione ed educazione ad ogni livello, oggi Quantica ha clienti come “The world Bank” e offre lavoro a 10 giovani studenti della USP. Oggi Ricardo e Marcos, oltre a far espandere la loro startup, partecipano attivamente alle attività del proprio incubatore, quasi per onorare e ringraziare l’università che li ha fatti nascere, innescando cosi un motore che muove la passione verso l’imprenditorialità dall’università agli studenti, in maniera continua.
L’imprenditorialità, sinonimo di creatività, estro, passione non può certo essere insegnata in tutta la sua grandezza, ma i mezzi, le conoscenze, le motivazioni, possono essere trasmesse, e ci sono molte opportunità per chi sogna di creare da solo il proprio futuro invece di aspettare che altre persone gli affidino degli incarichi.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Ninja Guesthttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngNinja Guest2013-10-09 08:00:282013-10-09 08:00:28L’imprenditorialità nelle università in Brasile
Dopo anni in giro per gli States e per il Vecchio Continente, fa tappa in Italia lo StarUpBus, la carovana dell’innovazione partita da Silicon Valley. Lo StartUpBus percorrerà il Bel Paese per scovare imprenditori, creativi, designer, programmatori pronti a sfidarsi a suon di idee innovative durante un viaggio che li condurrà fino al Pioneers Festival di Vienna. Nella capitale austriaca, che ospiterà l’evento il 30 e 31 ottobre, le migliori idee Made in Italy sfideranno per la prima volta gli startupper provenienti da Inghilterra, Francia, Spagna, Olanda e Germania.
Sullo StartUpBus che farà tappa in Italia, grazie all’impegno di Giovanni Natella (ex organizzatore dell’edizione francese), ci sarà posto solo per 25 passeggeri-imprenditori, i quali saranno selezionati in diversi luoghi: università, spazi di coworking e incubatori, come la Luiss di Roma, la Bocconi di Milano e Tag. Per le startup fiorite al sud, il 9 ottobre è prevista una fermata speciale a Napoli, fortemente voluta da Antonio Prigiobbo, ideatore e coordinatore della Community VulcanicaMente. Nella tappa partenopea, che si terrà a Palazzo Venezia, ci sarà posto per tutte le idee migliori provenienti dalle menti creative campane e meridionali che hanno voglia di presentare un nuovo progetto, di trovare compagni d’avventura per sviluppare nuove idee e di entrare nel network europeo delle startup.
Per partecipare
Palazzo Venezia a Napoli
Allora cosa aspettate? Startupper d’Italia, tutti in coda alla fermata dello StartUpBus: per essere on the road durante quest’evento d’innovazione, iscrivetevi su EventBrite. Siamo convinti che questo sia un appuntamento a cui non mancare perché non si può fare Innovazione senza Sud.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2013/10/startupbus1-e1381246944459.jpg344640franceskahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngfranceska2013-10-08 17:44:372013-10-08 17:44:37StartUpBus: prossima fermata Napoli
Un evento comunicativo tutto italiano dedicato alla comunicazione digitale, con focus sull’agricoltura civica e sociale: questo è il progetto che vede collaborare Redomino, AiCARE, Grom e Bo Film, al fine di fornire formazione di qualità sugli strumenti digitali adatti a promuovere i progetti agricoli sul web.
Il ritorno alla terra è un fenomeno sociale ed economico sempre più rilevante: gli ideatori del progetto vogliono che le tante storie umane dietro a questa rivoluzione “vengano narrate dai protagonisti sui media incrociati avvalendosi di tecniche innovative di storytelling e di engagement che conducono al cambiamento e all’azione altre persone grazie all’auto-appropriazione di temi, ideali e azioni da parte del largo pubblico”.
Aiutare chi ha scelto un modello di agricoltura etico e sostenibile a trovare la giusta via sul web.
Raccontare le esperienze di chi ha avviato progetti in grado di rendere migliore il nostro presente, in termini di etica, consumo e solidarietà.
Spiegare a tutti quelli che hanno intrapreso o vorrebbero intraprendere percorsi simili come utilizzare le nuove strategie comunicative per accrescere la visibilità.
Un progetto importante ed ambizioso, “costola” dell’altrettanto innovativo “Agricoltura Civica Award 2013“, che necessita del supporto della rete per riuscire a raccogliere i fondi necessari alla realizzazione di un edu-documentario in DVD per tutti coloro che necessitano di formazione per avviare o lanciare i loro progetti agricoli online.
Questo progetto si presenta come un’occasione unica in questo ambito. Su Eppela potete trovare la scheda relativa al progetto e contribuire all’iniziativa “Edu-documentario: nuovi media e best practice”
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Elena Silvi Marchinihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngElena Silvi Marchini2013-10-08 16:36:502013-10-08 16:36:50Agricoltura civica e sociale: un progetto su Eppela per sostenerla [VIDEO]
Ieri abbiamo partecipato alla conferenza stampa sull’inizio del nuovo anno scolastico alla (nuova) Scuola Holden di Torino. Durante l’evento e la presentazione dei partner è stato presentato un progetto di social writing nato dalla collaborazione tra Scuola Holden e Telecom Italia.
Il progetto si chiama #WeHaveADream, in occasione dei cinquant’anni del discorso di Martin Luther King, e non solo ne trarrà ispirazione, ma lo coinvolgerà – e un pochino stravolgerà – direttamente.
Il progetto andrà avanti 10 settimane e si svolgerà interamente online, coinvolgendo Twitter ed il sito ufficiale.
Ogni settimana uno scrittore – tra i nomi troviamo Stefano Bartezzaghi, Gad Lerner, Marco Berruto, Giovanni Veronesi, Diego De Silva ed altri ancora – proporrà un tema partendo da una parola chiave tratta dal discorso di Martin Luther King, ed ogni giorno posterà un tweet che porti a riflettere su quella parola; questa prima settimana si comincia con #fede.
Gli utenti, dopodiché, potranno partecipare con un tweet (indicandolo con gli hashtag #wehaveadream e quello sul tema settimanale) ed ogni giorno ne verranno premiati quattro. Il passo successivo prevede che gli autori dei tweet scelti scrivano un breve racconto ispirato al loro tweet.
Tutti i racconti saranno pubblicati sul sito ufficiale e, alla fine del concorso, ne vinceranno quattro per ogni tema. Tre di questi verranno scelti da una giuria della Scuola Holden ed uno sarà il più apprezzato dagli utenti del sito. I vincitori vedranno i loro racconti pubblicati nel Discorso Condiviso.
Lo scopo è creare un grande discorso fatto di più voci, perché le parole così forti e così attuali di un discorso che ha segnato l’umanità non possono che continuare a far riflettere e ad ispirare. Grande è la scelta di Telecom Italia e della Scuola Holden di usare un canale potente come Twitter per far contribuire, ma anche per ascoltare queste voci.
Eccovi uno Storify con i tweet pubblicati durante la conferenza stampa ed alcuni pubblicati dagli utenti che hanno deciso di partecipare al concorso:
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Paolo Navahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngPaolo Nava2013-10-08 15:30:492013-10-08 15:30:49#WeHaveADream, il progetto di social writing di Telecom Italia e Scuola Holden
Se qualcuno vi chiedesse di descrivere l’atmosfera di un coffee shop, cosa menzionereste? Parlereste probabilmente di caffè caldo, di chiacchere con gli amici, di un luogo caldo ed accogliente dove si lavora al proprio pc al calduccio e sereni. L’immaginario legato a questi luoghi pubblici è forte, per questo può essere divertente giocarci. Come hanno cercato di fare i creativi dietro a “Telekinetic Coffee Shop Surprise“, un video tutto telecinesi, spavento e suspance.
Pubblicato solamente ieri, il filmato ha già totalizzato 3 milioni di visualizzazioni. Certo, non capita tutti i giorni di vedere una ragazza molto arrabbiata che, con il solo gesto della mano, scaraventa contro una parte e solleva un povero coetaneo colpevole di averle rovesciato addosso del caffè.
E non è effettivamente capitato nemmeno alle persone testimoni di questo ennesimo prank, appunto in quanto tale. Ma le espressione visivamente terrorizzate degli astanti non lascia dubbi sulla reale riuscita dello scherzo, organizzato per promuovere il prossimo rilascio nelle sale del remake di “Carrie”, famoso film horror degli anni ’70.
E forse è proprio la reazione iper-esposta dei presenti a differenziare questo video dai tanti esempi di prank advertising che abbiamo visto negli ultimi mesi: anzitutto qui non vi è una vera e propria “vittima”, ma spettatori di una presunta situazione pericolosa/spiacevole; inoltre, le telecamere hanno abbondantemente indugiato sui visi degli spaventati clienti del locale, vero motore emozionale del video. Come a dire “ecco come vi lascerà il film”.
Se così non fosse, svelare già all’inizio del filmato che ciò che si sta guardando è solo uno scherzo, non sarebbe stato strategico dal punto di vista della viralità. O forse gli autori hanno voluto evitare le critiche che operazioni di prankvertising si trascinano dietro? Voi cosa ne pensate?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Elena Silvi Marchinihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngElena Silvi Marchini2013-10-08 14:39:382013-10-08 14:39:38Telecinesi da brivido in un coffee shop: è prank advertising! [VIDEO]
Timothy Gallwey è l’inventore del coaching e l’ideatore dell’Inner Game, cioè di una disciplina che ha aiutato il cambiamento positivo in milioni di persone in tutto il mondo, oltre che in decine di manager e aziende come Apple, Coca Cola o IBM. L’Inner Game, o Gioco Interiore, è un insieme di tre abilità complesse che un coach deve possedere, ovvero la crescente consapevolezza, priva di giudizio a priori, la chiarezza degli obiettivi e delle decisioni e la capacità di ispirare fiducia in se stessi.
Tim Gallwey, che si troverà per la prima volta in Italia, grazie al Forum delle Eccellenze il 30 novembre ed il primo dicembre a Roma, svelerà come usare nuove tecniche dell’Inner game con l’obiettivo di aiutare ad esprimere tutto il proprio potenziale ed aumentare le performance delle persone.
Partendo dal presupposto che maturare le tre abilità del coaching non è un processo automatico, in quanto è ostacolato dalle interferenze del “dialogo interiore”, la causa di problemi personali e professionali spesso partono proprio dal blocco del proprio potenziale naturale di esprimersi. Questo modo di procedere del nostro Gioco Interiore viene descritto con una formula, cioè P=p-i, dove la Performance(P) è è uguale alla propria performance potenziale (p) in un dato momento meno le interferenze (i).
Di conseguenza, per migliorare le proprie performance abbiamo due modi: sviluppare il potenziale attraverso esperienze pratiche, e ridurre le interferenze, cioè i dubbi, le convinzioni e le credenze che ci ostacolano l’espressione delle nostre abilità.
Siamo riusciti ad entrare in contatto con questo straordinario protagonista del nostro tempo ed intervistarlo per approfondire l’arte dell’inner game applicata al mondo dell’impresa.
Perchè ogni imprenditore dovrebbe conoscere il metodo “Inner Game”?
Per prima cosa, è essenziale sapere che ci sono sempre due giochi in corso negli affari e in ogni attività umana. Noi abbiamo più familiarità con il gioco esterno, e puntiamo lì maggiore attenzione. Il gioco esteriore è giocato in una arena esterna, con azioni esterne, per superare ostacoli esterni, e raggiungere obiettivi esterni.
Ma contemporaneamente è andato avanti anche il gioco interiore. Si è svolto nel cuore e nella mente dell’essere umano e consiste, principalmente, nel trovare ed esprimere il proprio pieno potenziale. Gli ostacoli interiori includono la paura di fallire, i dubbi su se stessi o la mancanza di focus e di attenzione. Ci sono anche obiettivi interiori, come la gioia, la soddisfazione, la conoscenza di sé. È sicuramente possibile avere successo in entrambi, ma è altamente improbabile che un imprenditore ottimizzi il successo nel gioco esteriore senza sviluppare un certo grado di padronanza del gioco interiore.
La risposta semplice è questa: non c’è scelta per l’essere umano se giocare o no il gioco interiore. Ci sono sempre ostacoli interni che ci impediscono di dare il meglio. Perciò, perché non giocarlo consapevolmente e bene? Il lavoro che faccio sul gioco interiore è semplicemente un approccio per vincere entrambe le partite.
In che modo si possono riconoscere e mixare il “gioco interiore” e il “gioco esteriore” per superare la paura del fallimento, la procrastinazione, la stagnazione, il dubbio e la noia?
Questa è una questione essenziale per ogni uomo d’affari che si impegna a giocare sia il gioco interiore che esteriore consapevolmente. La risposta alla domanda ha tre parti: 1) aumentare la consapevolezza non giudicante della situazione attuale; 2) fare una scelta chiara e personale sul tuo impegno in questione; 3) imparare a fidarti del tuo potenziale e ad essere disponibile ad imparare (uno dei nostri grandi potenziali) quando non sai ciò che avresti bisogno di sapere.
Consapevolezza, Impegno e Fiducia formano un triangolo di capacità interiori che creano la mobilità che porta una persona o un team da dove sono a dove vogliono andare.
In che modo, invece, si può applicare l’Inner Game alle organizzazioni, considerando la resistenza al cambiamento tipica dei sistemi più che dei singoli?
Vi è sicuramente un gioco interno nelle organizzazioni. È spesso chiamato cultura. Il mancato riconoscimento dell’impatto della cultura esistente sia sul gioco interno che esterno e l’incapacità ad essere pro-attivo nel cambiare la cultura rende la seguente dichiarazione di un amministratore delegato troppo vera: “La Cultura mangia la Strategia per colazione!”
Quali sono state le difficoltà comuni nell’introduzione del suo metodo in aziende come Apple, IBM e Coca-Cola?
Il più grande ostacolo sembra sempre l’ego a cui piace pensare: “Già lo so. Non ho più tempo per continuare ad imparare”. Questo ostacolo tende ad aumentare più si va in alto nella scala gerarchica. In una di queste aziende, io avevo il compito di fare coaching ai top manager perché imparassero come fare coaching ai loro diretti.
Nel processo, mi sono focalizzato sulla capacità del coach di stimolare nel coachee un’abilità maggiore ad imparare dall’esperienza. Così il mio punto di vista era che il coaching era in gran parte facilitare l’apprendimento in un individuo o in una organizzazione. Io spesso chiedo ai coach “che cosa è più importante il coaching o l’apprendimento?”, il coaching è un mezzo e l’apprendimento e la performance sono il fine comune. Dopo diverse settimane dall’inizio, il direttore interno del progetto mi prese da parte, ammise il suo piace per come stava andando il programma e poi disse “C’è una cosa che devo chiederti: per favore smetti di usare la parola che inizia per “i” (imparare), i nostri responsabili si sentono molto a disagio con l’insinuazione che hanno bisogno di imparare. Loro vedono come compito primario quello di aiutare quelli sotto di loro a capire quello che un senior manager sa già!”.
Io capii che era una questione di ego, e usai un’altra parola. In pochi anni, il presidente del consiglio scrisse nel report annuale che la priorità numero uno dell’azienda era di diventare una “Learning Organization” e che recentemente aveva assunto un “Direttore dell’apprendimento” che avrebbe risposto direttamente al Presidente.
Si tratta delle medesime difficoltà esistenti anche in piccole aziende e realtà comuni?
Sì, per la maggior parte, le difficoltà interne delle organizzazioni sono le stesse o simili a quelle degli individui. Questo è la leva per imparare a giocare bene il gioco interno. Le stesse capacità del gioco interno sono applicabili a tutte le attività del gioco esterno.
Giusto un esempio. Uno strumento per aumentare la “consapevolezza non giudicante” di una situazione attuale implica di diventare consapevoli dei punti di vista differenti delle persone chiave coinvolte. Lo strumento si chiama Trasposizione. Così, per esempio, quando fai coach a un middle manager su come raggiungere migliori risultati secondo un senior manager, lui o lei può usare la trasposizione che implica che il middle manager si ponga al posto del senior manager e risponda alle seguenti 3 domande da punto di vista del senior manager “Cosa penso? Cosa sento? Cosa voglio?”.
Questo compito molto semplice di vedere dal punto di vista di una altro individuo o gruppo aiuta grandemente sia come tu pensi sia come ti comporti in una data situazione. Certamente, anche il senior manager beneficerebbe della trasposizione al livello del middle manager prima che lui o lei comunichi la visione o il compito da attuare. Solo quando si usa questo strumento diverse volte, se ne comprendono i reali benefici.
Poi ti troverai ad usarlo a casa con il coniuge o i figli, i clienti, la concorrenza, prima di affrontare il pubblico e perfino con te stesso.
Per maggiori informazioni su come vedere Tim Gallwey dal vivo, per la prima volta in Italia, scrivete a corporate@performancestrategies.it
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2013/10/182962-demonstratie-tim-gallwey-010-e1381142160175.jpg426640Shimoarikuhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngShimoariku2013-10-08 14:12:462013-10-08 14:12:46Tim Gallwey, come innescare il cambiamento positivo [INTERVISTA]
Ogni brand è una storia. Anche una start up lo è con il suo contenuto di novità e innovazione. Raccontare quella storia può diventare un asset strategico di crescita e affermazione del brand. Le nuove frontiere della comunicazione ci mettono a disposizione preziosi strumenti per farlo: social media, blog, forum. Spesso però essi non sono sufficienti per lo sviluppo della brand awareness, quindi il ricorso ai media tradizionali è necessario affinché la propria storia raggiunga il largo pubblico e i potenziali investitori in tempi rapidi e nel miglior modo possibile.
Ecco 5 semplici consigli dedicati alle startup per massimizzare la copertura mediatica.
1. Sintetico e convincente
Gli imprenditori sono soliti preparare un elevator pitch, un discorso sintetico e convincente per approcciare nuovi investitori. Allo stesso modo, quando si parla al mondo dei media, sia analogici che digitali, bisogna riuscire a raccontare la propria storia nelle 500 parole che un blogger gli dedicherebbe o nei 90 secondi di un servizio televisivo. I professionisti del settore sono ovviamente abituati ad adattare le storie alle esigenze del mezzo, ma il tempo è prezioso, quindi più gli renderai la vita facile, più ti daranno ascolto!
2. Diventa l’esperto!
Molti giornalisti sono alla ricerca di storie da raccontare e di contenuti nuovi e interessanti per arricchire ciò a cui stanno lavorando. Posizionati come l’esperto del tuo settore di business e fai crescere la tua start up puntando sul PersonalBranding attraverso i social media.
Sebbene il mondo del giornalismo ci abbia abituato a breaking news ed eventi in tempo reale, esso tende a programmare con largo anticipo servizi relativi ad appuntamenti tradizionali. Se, per esempio, vuoi inserire il tuo brand in un servizio sui migliori doni di Natale, contatta la redazione a settembre, a novembre sarebbe già troppo tardi!
4.Insisti con discrezione e intelligenza
Il mondo del giornalismo ha tempi serrati e i giornalisti lavorano spesso sotto pressione. Non demordere , ma al contempo non apparire assillante con decine di chiamate e valanghe di mail. Quello che per te è il progetto del secolo, probabilmente non sarà la prima voce della to-do-list del lunedì mattina.
5.Non hai bisogno di una media list!
Software di media list management come Vocus e Cision possono risultare di grande utilità per aziende di dimensioni considerevoli. È difficile, però, che un business appena nato riesca a investire somme ingenti in operazioni del genere. Twitter può essere una valida alternativa da utilizzare per individuare giornalisti, blogger e opinion leader interessati a raccontare la tua storia.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2013/10/startup_e_PR_-5_semplici_consigli_-per_una_comunicazione_efficace21.jpg483620franceskahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngfranceska2013-10-08 13:00:212013-10-08 13:00:21Startup & Digital PR: 5 semplici consigli per una comunicazione efficace
Dite addio al mitico Whopper, lo storico hamburger con cipolla che è da quasi 60 anni il simbolo di Burger King nel mondo, e salutate le patatine fritte zigrinate come nuovo logo della seconda catena di fast food d’America.
Burger King ha cambiato nome e logo e lo ha annunciato, mercoledì scorso, su Twitter:
Vi piace? No, vero? Ma forse c’è da stare tranquilli. Il rebranding pare sia in realtà una trovata pubblicitaria per lanciare le nuove patatine lightSatisfries, il cui nome è il risultato della crasi tra le parole “soddisfa” (satisfies) e “patatine fritte” (fries).
La nuova invenzione di Burger King promette di lasciare intatto il gusto e la croccantezza delle vecchie junk-fries, ma di abbattere del40% i grassi e del 30% le calorie. Il tutto con una nuova irresistibile e caratteristica forma zigrinata.
Secondo i piani della multinazionale americana, le nuove patatine light dovrebbero risollevare il mercato di quelle tradizionali, ormai in declino. Oggi infatti soltanto la metà dei circa 100 milioni di clienti che ogni mese varcano la soglia di Burger King in giro per il mondo ordina french fries.
La campagna
Per il lancio delle nuove patatine, Burger King ha fatto davvero le cose in grande. Non solo ha realizzato questo spot:
Ma si è preso anche la briga di sostituire le insegne di una delle sue sedi e di cambiare tutto il packaging dei suoi prodotti.
Come vedete, all’ingresso di questo punto vendita campeggia l’insegna “Fries King”. Cambia il nome, ma rimane intatta la tagline: “Home of Whopper”. Qui, invece, il nuovo bicchierone per le bibite.
Nuove anche le t-shirt del personale.
L’anteprima alla stampa
Prima dell’annuncio ufficiale su Twitter, Burger King ha presentato in anteprima le Satisfries ad un gruppo di giornalisti selezionati. Un gruppo di assaggiatori accreditati sono stati invitati in un lussuoso albergo di New York all’interno del quale campeggiavano enormi fotografie di patatine e ketchup. Dopo aver firmato una clausola di segretezza, i giornalisti si sono visti distribuire due porzioni di patatine: le nuove irresistibili Satisfries e una porzione di patatine McDonald’s.
Alexandra Sifferlin, giornalista del Time invitata alla presentazione, ha raccontato che, dal punto di vista del gusto, le nuove patatine light sono identiche a quelle classiche, ma che, rispetto ad esse, sono più croccanti e hanno una maggiore leggerezza. Il che sarebbe confermato anche dalla confezione, in cui si trovano pochissime tracce di olio.
Gusto, croccantezza e leggerezza sono stati ottenuti modificando gli ingredienti della pastella nella quale vengono cotte le patate, in modo che queste ultime assorbano meno grassi. Riserbo assoluto sull’ingrediente che avrebbe reso possibile la svolta. Alcuni ipotizzano si tratti di amidi modificati o di metilcellulosa. Le fonti ufficiali chiaramente tengono la bocca ben chiusa per preservare il segreto industriale.
Le critiche
La mossa di Burger King ha spiazzato molti fan della catena, confusi sul senso complessivo dell’operazione. Alcuni utenti di Twitter hanno avanzato l’ipotesi del bluff a scopo promozionale, ma l’account ufficiale si è lanciato subito nell’opera di convincimento:
Secondo molti osservatori, il rebranding di Burger King potrebbe rivelarsi una “totale perdita di tempo” e forse anche un danno di immagine. Molti, infatti, ricordano l’infelice cambio di nome di Pizza Hut, che nel 2008 divenne per un po’ Pasta Hut, in occasione dell’introduzione di un nuovo menu. La trovata generò soltanto confusione e i consumatori si divisero tra chi si accorse rapidamente della trovata pubblicitaria e chi, invece, reagì negativamente di fronte ad una scelta che riteneva insensata.
Su Business Insider Matti Leshem, CEO dell’agenzia di marketing Protagonista, parla apertamente di fallimento della strategia di promozione. Dove ha fallito la comunicazione potrebbe però arrivare la bontà del prodotto. La trovata, infatti, potrebbe giovare a Burger King nel lungo periodo se le nuove patatine light si dimostrassero davvero più gustose e sane di quelle offerte dai concorrenti. “Può essere funzionale ad uno scopo, ma non è certamente la promozione più brillante che abbia mai visto“ – ha dichiarato Leshem al giornale online.
Erich Joachimsthaler, CEO e fondatore della società di consulenza strategica Vivaldi Partners Group, accusa invece Burger King di aver fatto un errore ancora più grave, cioè di aver sbagliato completamente il target. L’errore sarebbe stato quello di mirare ai Millennials che popolano i social media piuttosto che alla base tradizionale di consumo del fast food, cioè le famiglie e i bambini.
Secondo Joachimsthaler, “Fries King” è l’esempio perfetto di una campagna fatta per il gusto di fare qualcosa di creativo, senza pensare a come generare un effettivo aumento delle vendite. Ma in questo caso non si trattava di vincere un premio ai Cannes Lions, né di ideare chissà quale campagna rivoluzionaria sui social media: si trattava di fare una nuovo promessa ai consumatori basata sulla bontà del prodotto.
Comunque la si veda, da giorni il nome di Burger King rimbalza su Twitter da un profilo all’altro.
Voi che dite, la trovata vi ha fatto venire voglia di provare le nuove patatine?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Daniele Crocellehttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngDaniele Crocelle2013-10-08 12:30:062013-10-08 12:30:06Burger King cambia a sorpresa nome e logo
Vuoi fare Carriera nel Digital Business?
+100.000 professionisti e 500 grandi aziende hanno incrementato i loro Affari grazie a Ninja.
Non aspettare, entra subito e gratis nella Ninja Tribe per avere Daily Brief, Free Masterclass e l’accesso alla community di professionisti.