Risale a tre settimane fa il post con il quale Instagram, un po’ a sorpresa, ha comunicato l’introduzione dei post sponsorizzati, per rendere l’azienda sostenibile economicamente e poter quindi offrire sempre il meglio ai propri utenti.
Le rassicurazioni del team di Instagram sono continue: i post sponsorizzati saranno poco invasivi (e, in effetti, è quello che appare dai post di prova), avranno ad oggetto solo immagini accattivanti e coinvolgenti ma soprattutto saranno coerenti con le nostre attività su Instagram e Facebook, ossia con i nostri interessi.
Inoltre, in questa prima fase di test che coinvolgerà i brand più attivi sulla community come Adidas o Starbucks, sarà anche possibile nascondere i post sponsorizzati non di nostro interesse semplicemente cliccando sul bottone “more” (identificato dai tre punti “…”), fornendo così anche un feedback immediato agli sviluppatori.
L’obiettivo dichiarato è quello di rendere gradevole e coinvolgente persino la pubblicità. Anche se un problema di fondo si pone: per creare una pubblicità coinvolgente ci dovrebbe essere un lavoro alle spalle molto impegnativo. E se un impegno del genere nella creazione di contenuti di livello si può attendere da Vogue o da Burberry, lo stesso non potrà avvenire per PayPal, che pure è incluso nel programma pilota di Instagram sugli sponsored post.
Analizzando nello specifico i post proposti in questi primi giorni di test, possiamo dire che tutta questa “creatività” si fa fatica a vederla. Sono, semplicemente, annunci pubblicitari. Molti legati ai prodotti commercializzati, altri che si slegano leggermente dall’immagine del brand (ma semplicemente perché alcuni, come PayPal, non vendono prodotti materiali bensì servizi).
Alcuni, però, sono davvero interessanti (ad esempio la campagna di Levi’s “da stazione in stazione” o i campioni dello sport brandizzati Adidas). Forse è quella la strada giusta da seguire affinché gli utenti non trovino negativa l’esperienza d’uso del social all’introduzione definitiva dei post sponsorizzati.
Le preoccupazioni maggiori – lato utente – sono legate soprattutto a quanto si è visto negli ultimi mesi sulla piattaforma proprietaria di Instagram, cioè Facebook. In particolare ci si riferisce al gran numero di lamentele circa l’abbondanza dei post sponsorizzati e soprattutto alla loro incoerenza rispetto ai contenuti di interesse del pubblico.
Insomma, l’incapacità di Facebook di creare armonia tra il social network e i post sponsorizzati stona un po’ con le continue rassicurazioni del team di Instagram, che vorrebbe invece una pubblicità in completa armonia con l’esperienza dell’utente, non invasiva e, addirittura, piacevole.
E voi come vi sentite rispetto all’introduzione degli sponsored post? Favorevoli o contrari? Fatecelo sapere nei commenti!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Francesco Turturiellohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFrancesco Turturiello2013-10-28 09:15:582013-10-28 09:15:58Svelati i primi esempi di post sponsorizzati su Instagram
Non c’è molto di intelligente da dire, voglio dire, se volete approfondire qualcosa sulla sua storia andate su Wikipedia e per ascoltare la sua musica c’è Spotify o Deezer.
Se volete un riassuntino di 50 anni di vita da rocker, innovazione, punk, eroina, elettroshock, arte, poesia, bisessualità e scarso amore per la stampa di settore, potete semplicemente comprare un settimanale in edicola, qualcuno ne sta di sicuro scrivendo al momento.
Io sono un po’ frastornato, non so davvero cosa scrivere, ma ho la fortuna di avere una rubrica di musica su Ninja Marketing ed oggi uso questo privilegio per fini strettamente personali: per dire che mi dispiace che Lou Reed sia morto, più di quanto sarebbe razionale. Forse perché ogni volta che uno di loro se ne va e lascia un vuoto come questo, non riesco a fare a meno di chiedermi che senso ha tutto l’impegno e la passione che le persone come me, e io prima di tutti, mettiamo nello studiare “marketing”, quando ogni volta che un artista muore penso che l’arte dovrebbe essere la sola ricerca a cui dovrebbe avere senso dedicarsi.
Certo che poi fare discorsi come questo su una rivista di comunicazione è proprio da ipocriti, ma è la mia rubrica e scrivo quello che mi pare… sempre se Adele me lo pubblica.
“L’uomo rubò il fuoco agli Dei par fare il Metallo, non per fare il Marketing”, mi ha detto una sera ubriaco un caro amico brand manager.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00jacknrollhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngjacknroll2013-10-27 21:05:462013-10-27 21:05:46Addio Lou Reed, artista simbolo nella storia della musica
Se l’idea del caldo popcorn salato e imburrato vi fa perdere la testa, vi consiglio di prepararne una ciotola prima di continuare a leggere questo post. Quella che vi racconto è la storia che ha unito due degli elementi più inseparabili che la storia moderna conosca: cinema e popcorn.
Sembra assurdo da credere ma all’origine del cinematografo, negli anni ’20, l’idea di consumare un alimento dall’elevato tasso di inquinamento acustico era del tutto inconcepibile nelle lussuose sale cinematografiche. Insomma, il “crunch” non era gradito.
Eppure il mais scoppiettato era già noto dal 1885, anno in cui venne prodotta la prima macchina a vapore per popcorn. Fu subito concepito come un cibo di strada, da preparare al momento sfruttando il fascino di quel suo tipico profumo che attirava numerose persone a bordo strada. Proprio questa natura mobile delle macchinette fu un ottimo incentivo per far si che i migliori clienti fossero gli spettatori di circhi, eventi sportivi e fiere.
Una volta raggiunti tutti principali luoghi d’attrazione, rimaneva solo una fetta di mercato da conquistare: i fascinosi cinema. Ma lì non era concesso consumare popcorn per un semplice motivo: immaginate il cinema muto con solo un sottofondo da sgranocchio. Per i proprietari delle sale era del tutto inammissibile.
Come sempre accade, ci sono momenti storici che cambiano la vita della società anche nelle piccole cose. Infatti durante la grande depressione, dove l’economia del singolo americano era messa a dura prova, il cinema diventò un prodotto culturale di massa, accessibile a tutti. Dall’altra parte, esplode la moda per lo snack più economico di tutti, il popcorn. Dunque: convenienza e moda.
A quel punto si instaurò una prassi per tutti i venditori di mais: prendere d’assalto l’ingresso al cinema per poter vendere agli spettatori prima dell’ingresso.
In un primo momento ci fu un forte rifiuto dei cinematografi, tanto da perquisire i propri clienti prima di vidimare il biglietto, al fine di accertarsi che sotto il cappotto non nascondessero nessun fiocco di mais. Non c’è bisogno che vi dica chi ebbe la meglio. Alla fine i cinema dovettero cedere alla moda e offrirono ai produttori di popcorn la possibilità di vendere il prodotto nella hall delle sale per poi giungere alla distribuzione durante lo spettacolo.
Oggi il popcorn, nonostante la numerosa gamma di snack offerti dai cinema, continua ad essere leader. Con una sola differenza: anche adesso siamo in crisi economica ma il prezzo per un barattolo è talmente alto da creare imbarazzo; addirittura sembra sia tornata la moda di portarsi il popcorn da casa (cosa ancora oggi vietata). Passo in avanti o passo indietro? Non saprei ma se avete un’idea di snack economico, è arrivato il momento di sfoderarla e invadere il mercato.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00forkuserhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngforkuser2013-10-27 11:32:252013-10-27 11:32:25Storia del perché si mangia il popcorn al cinema
Verily potrebbe essere uno dei tanti fashion & lifestyle magazine se non fosse per un piccolo dettaglio che lo distingue dalle solite riviste patinate: il suo “no” forte e deciso a Photoshop.
Bandita ogni forma di fotoritocco dal viso e dal fisico delle sue modelle, che appaiono al naturale, con tanto di rughette, accenni di cellulite, qualche centimetro in più sui fianchi: tutti dettagli che “contribuiscono alla bellezza di una donna, e che dovrebbero essere celebrati, non sviliti, cambiati o rimossi”, secondo le parole delle co-founders Kara Eschbach e Janet Sahm.
Verily, insomma, intende celebrare la vera bellezza delle donne, con un evidente richiamo alla campagna Dove per la bellezza autentica, ma soprattutto al video “Dove: Thought Before Action“, nel quale si invitavano gli art director a mettere da parte l’editing delle foto, a non manipolare più la percezione del fisico femminile.
Che i tempi siano maturi per un nuovo modo di intendere il corpo della donna, per anni prigioniero di modelli irrangiungibili e frustranti per tutte noi perennemente in lotta con lo specchio e la bilancia?
Sfogliando Verily, sembrerebbe di si.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Katsumihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKatsumi2013-10-26 18:58:002013-10-26 18:58:00Verily: il fashion magazine che dice no a Photoshop
Anche i più duri sostenitori di Android dovrebbero farsene una ragione: come ogni vigilia di ogni nuova release Apple, i super appassionati si son messi pazientemente in coda davanti lo Store della Mela.
Fila all'Apple Store di Bologna alle ore 18.45 del 24 Ottobre 2013
La sera del 24 ottobre io e Claudia abbiamo sacrificato la birretta della sera per fermarci a parlare con chi era già in coda davanti l’Apple Store di Bologna. Lo abbiamo fatto anche l’anno scorso e dunque come si dice in questi casi “Ce tocca!”.
Siccome siamo persone serie, da questa esperienza ne è nato un Manuale di Sopravvivenza dell’Apple-Scout, che contiamo sarà di “vitale” importanza per la prossima iVeglia, quella della in attesa dell’iPad Air (in vendita dal 2 novembre).
Premessa
“Le tecniche di accampamento urbano di seguito spiegate sono sconsigliate a:
1) maniaci dell’igiene: no, il marciapiede davanti l’Apple Store non è diverso da quelli del resto della città, non è più pulito e soprattutto non è esente da mozziconi, rifiuti, delimitazioni del territorio dei cani;
2) asociali e sociopatici: se fai la fila devi sapere che il 50% dei passanti si fermerà a chiedere chi, come quando e perché; un 30% cercherà di dissuaderti; un 10 %ti inciamperà di sopra per sbaglio; un 5 % è composto dai dipendenti Apple, la security e la polizia che si preoccupano che tutto fili liscio; un 2,5 % fanno interviste (chm…) e un altro 2,5% ti può fotografare, fissare da lontano, deridere, insultare (per ordine di incidenza)”
1. Definisci la gerarchia: “Follow the Leader”
Rocco, Valeria e Francesco
Posizione: Ultimi in fila alle 18.45 Provenienza: Napoli, Pantelleria Cosa fate nella vita – Rocco:-“Io sto per lei “(rivolto a Valeria);
Valeria : “Io sto per lui”(rivolto a Rocco);
Rocco:- “E lui sta per il telefono” (rivolto a Francesco). Ah, ecco, iniziavamo a preoccuparci…
Francesco e Valeria
Che cosa non deve mai mancare quando fate la fila per un prodotto Apple? “La ragazza” risponde Rocco (Claudia: “e poi dicono che i giovani non sono romantici…”)
Come ci si prepara psicologicamente alla vigilia?
Valeria: “Utilizzando il Mac e socializzando con gli altri appassionati: possono nascere sempre nuove connessioni!”
Cosa vi spinge a stare qui un giorno prima? Francesco: “La disponibilità del device: se non riesci a prenderlo al day one ti tocca aspettare”.
Rocco: “Io voglio il 5S: il 5C non lo comprerei nemmeno se me lo regalassero, perché non aggiunge nulla di nuovo a quello che già c’è, se non un retro colorato”.
2) Cattura il nemico e portalo dalla tua parte
Davide e Giuseppe
Posizione: Terzultimi in fila alle 19.10 Da dove venite: Ferrara Cosa fate nella vita: Studenti
12 ore prima dell'apertura dell'Apple Store
Che cosa non deve mai mancare quando fate la fila per un prodotto Apple? “Sicurezza, ombrello, sacchi a pelo”. Vedi il 2,5% di cui sopra che non vede l’ora di romperti le… ehm, mostrarti il tuo disappunto.
Come ci si prepara psicologicamente alla vigilia? “E’ un’esperienza che va fatta: si sta insieme, ci si conosce, c’è l’attesa per il nuovo prodotto”. Ok, anche noi siamo qui, ci può stare.
Cosa vi spinge a stare qui un giorno prima? “Mi piace che, a prescindere dai propri gusti in termini Mobile, siamo tutti amici. Andiamo oltre quel pregiudizio che c’è tra l’immaginario di Apple e Android fan: con noi abbiamo un amico che ha un Symbian e non è interessato ad iPhone, ma è venuto qui a passare una nottata con noi ed altre persone”.
Ma lo vedi che non è vero che si odiano?! Ok ragazzi, ora lasciate andare quel poveraccio, su…
3) Ripeti ora con noi: “Sul mio onore non tornerò più alla concorrenza”
<p>Davide con l'iPhone 5s e l'iPhone 5c</p>
Vi raccontiamo una storia vera: Davide ha acquistato tempo fa il nuovo Nokia Lumia 1020, quello con fotocamera da 41 megapixel.
Ne è rimasto molto deluso soprattutto dai continui problemi col sistema operativo che si impalla tanto da dover ricorrere al vecchio metodo “Togli la batteria, rimetti la batteria”.
Davide riflette: Nokia è in declino perché non ha saputo/potuto implementare un buon market in Symbian. Ai tempi del 4S gli Android hanno iniziato ad equiparare Apple, ma è sempre un gioco di equilibri a scalini: quando l’uno migliora, l’altro esce con una versione migliore. Adesso Symbian è inutilizzabile per i nostri tempi e i due Big sono in rivalità.
Davide risolve: se devo spender comunque tanto, prendo quello che mi piace: Apple. Apprezzo particolarmente la garanzia, che spesso prevede la sostituzione completa.
Per cronaca, abbiamo provato la fotocamera da 41 megapixel, non male…
4) C’è sempre chi arriva prima di te
Marco Vacca
Posizione: Quintultimo in fila alle 20.10 Da dove vieni: Cagliari Cosa fai nella vita: Tecnico certificato Apple/studente di informatica
Che cosa non deve mai mancare quando fai la fila per un prodotto Apple? “Compagnia ed amicizia: ho partecipato a diversi eventi Apple di questo genere, con e senza amici; da soli, il tempo non passa mai”.
Ma come?! Hai già l’iPhone 5s? “L’ho acquistato a Londra”.
E per la serie: l’ho sempre detto che prima o poi il mio iPhone farà il caffè:
“Apple vede il suo smartphone come un elettrodomestico, nel senso che deve essere semplice da utilizzare. In questo sta la sua forza.”
Momento di smarrimento post intervista: “Ohi Clà, ma che ci faceva allora in fila?”, “Boh, Frà, non gliel’ho chiesto, me ne sono dimenticata… Mi son distratta mentre facevo la foto allo sfondo del suo iPhone”. Ecco la prova:
iPhone 5s di Marco
5) Le (piccole) donne ne sanno una più di te
Sara Canducci, Carlo & Company
Posizione: 12esimi in fila alle 20.40 Da dove venite: Bologna – Modena – Finale Emilia – Padova Cosa fate nella vita: Studenti/Lavoratori/Liberi professionisti
Sara Canducci, la nostra giovanissima Geek
Guardate questa ragazza: si chiama Sara Canducci, ha un blog sulla tecnologia vista da un punto “differente” ( vi dice nulla?), un canale Youtube dove dispensa consigli non su capelli e make up ma su Photoshop, Adobe Premiere, iPhone, accessori tech, ecc.
L’accompagna la mamma, sua prima sostenitrice: Sara ha infatti 19 anni! E per la cronaca: lavora già.
Che cosa non deve mai mancare quando fate la fila per un prodotto Apple?
Sara :“Un Proporta Turbocharger”
Francesco: “Cosa?”
Sara: “Questo“.
Carlo: “Anche cibo ed un paio di Red Bull” . Oh, così facciamo pubblicità, cancella…
Dunque si fa balotta (traduzione dal bolognese: notevole concentrazione di persone in un dato sito) Carlo: “Noi siamo qui per la colazione”
Ok lui scherza, qualcuno invece l’ha fatto sul serio… vero Claudia? “- “No, dai, passavo lì la mattina…”
“In realtà si fanno due chiacchiere, si tiene il conto alla rovescia, cose così. E’ bello vivere un evento come questo in compagnia. In fondo, siamo tutti uniti dalla passione verso l’iPhone: se volevo semplicemente comprarlo, andavo presso un qualsiasi retailer della mia zona. Invece qui si respira un’aria particolare”.
Sara, la mamma, Carlo & Co.
6) L’importante non è partecipare ma esser primi!
Vuoi non intervistare il primo? Dunque The Winner is…
Andrea, il primo della fila
Andrea Ragazzi
Posizione: Primo assoluto in fila all’Apple Store Da dove vieni: Ferrara Cosa fai nella vita: Studente
Che cosa non deve mai mancare quando fate la fila per un prodotto Apple? Una sedia comoda sulla quale sedersi e, ovviamente, la passione.
Come ci si prepara psicologicamente alla vigilia? E’ la 4° vigilia a cui partecipo: ormai sono preparato. Raggiungo lo Store il prima possibile e mi porto dietro il primo amico che mi dà la disponibilità: prima è, meglio è.
Cosa vi spinge a stare qui un giorno prima? Io mi diverto a stare qui: posso passare una serata con i miei amici. Poi passano intervistatori, curiosi e profani a cui raccontare cosa succede. Più sono qui e più mi diverto
In conclusione
Ok, il manuale è una scusa per raccontare anche noi l’uscita negli store di iPhone 5s e iPhone 5c. Inoltre il 2 novembre è vicino e prevediamo una bella coda anche per iPad Air, dunque meglio prepararsi con anticipo!
Anche se l’iPhone 5S costerà almeno €729 senza contratto telefonico, quasi tutti i fan hanno pensato bene di vendere il vecchio modello per pagare il nuovo mettendoci una piccola differenza. Però qualcuno non vuole proprio rinunciare al suo vecchio iPhone 3G:
L'antenato iPhone 3G
Questa è una conclusione personale: partecipare anche solo due ore ad una serata del genere significa prendere parte per un attimo a quel mondo che non ti appartiene.
Per farvi un esempio, è come la prima volta che vi costringono a fare la maratona di Star Wars o partecipare ad una seduta di Dungeons e Dragons (si, la componente Geek & Nerd è forte e anche molto piacevole). Ora che ho partecipato per la prima volta ad un evento del genere sono più consapevole dei miei amici iPhoniani!
In ogni caso, giusto per onor di cronaca, l’ultima foto spetta a me: infatti a fine intervista, con il 20% di carica, l’iPhone 4s di Claudia è morto inesorabilmente!
“Ehi, capita anche ai migliori di non farcela!”. Sì, Claudia, come no…
Foto scattata con il mio Android tarocco perché l’iPhone 4S di Claudia aveva deciso di spegnersi al 20% di carica
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2013/10/Manuale_apple_scout.png466350Francesco Piccolohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFrancesco Piccolo2013-10-26 17:55:492013-10-26 17:55:49In coda per iPhone 5s: manuale di sopravvivenza dell'Apple-Scout
Immaginate come sarebbe stato fuori luogo, per un uomo o un gruppo giovani degli anni ’80, parlare di come riconoscere il pesce fresco o come preparare il pane in casa.
Oggi le cose sono molto cambiate. Parlare di cibo non è più ricondotto alla voglia di mangiare e saziarsi ma è diventato un calderone culturale, utile per trovare degli ottimi spunti di sana conversazione. Le cose ad un certo punto hanno preso la strada della perdizione, facendoci ritrovare nel 2013, nel mondo della gastronomia fatto di chef stellati che si comportano da attori americani di serie TV e cibo che si trasforma in ogni cosa tranne che in un pasto.
Anche il web rispecchia la realtà e offre molto spazio alla spettacolarizzazione del cibo, facendo spesso mancare i contenuti di valore. Aspetti come la salute e il cibo di qualità, sono spesso messe da parte da una semplice foto accattivante e priva di contenuto. Sulla base di questa osservazione, l’azienda Rovagnatiha scelto di entrare nel mondo dei magazine on line conMangiareBuono.it
Mangiarebuono è aperto alla collaborazione di nutrizionisti, dietologi e medici che si interessano di questioni legate all’alimentazione, ma anche foodblogger, chef, Consorzi e Presidi di prodotti tipici e le Pro Loco. L’obiettivo è la costruzione di una community di persone accomunate dall’impegno di recuperare le tradizioni alimentari, la cultura del mangiare buono e genuino, di valorizzare i prodotti tipici e i luoghi del gusto.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00forkuserhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngforkuser2013-10-26 14:00:202013-10-26 14:00:20Mangiare Buono, il magazine del cibo di qualità firmato Rovagnati
Our mission is to help bring creative projects to life: in poche parole, ecco spiegato cos’è Kickstarter.
L’ormai celebre piattaforma di crowdfunding, nata a New York nel 2009, ha ospitato più di 118.422 progetti sostenuti da grandi e piccoli investitori di tutto il mondo.
Il funzionamento della piattaforma è semplice: chiunque abbia un’idea creativa può inserire una campagna di raccolta fondi indicando l’obiettivo economico da raggiungere e la data di scadenza. Gli utenti possono sostenere le idee che ritengono interessanti inviando denaro in cambio di piccoli riconoscimenti: la partecipazione attiva al progetto, il collaudo di un nuovo prodotto, una lettera personale di ringraziamento. Il successo della campagna è decretato dal raggiungimento, nel tempo stabilito, dell’obiettivo economico prefissato; in caso contrario la campagna si considera fallita e i fondi raccolti fino a quel momento non possono essere devoluti allo startupper.
Predittori di successo
Ma se il successo di Kickstarter è ormai evidente e indiscutibile, lo stesso non vale per le start up che qui vengono promosse: solo una su due riesce a convincere gli investitori e quindi a vedere la luce.
Proprio partendo da questa evidenza, un team di ricerca dell’Università di Losanna ha messo a punto un modello analitico capace di predire il destino dei progetti caricati sulla piattaforma di crowfunding.
In realtà esistono già strumenti per la valutazione del potenziale di una start up (ad esempio Kicktraq e CanHeKickIt), ma ciò che differenzia la ricerca condotta dall’università elvetica è il tipo di dati presi in considerazione.
Il team di ricerca ha condotto un’analisi su 16.042 campagne apparse sul sito di crowdfunding da settembre 2012 a maggio 2013 e sostenute da 1.309.295 utenti. Oltre ai dati relativi ai progetti – obiettivo da raggiungere, deadline, numero di sostenitori- i ricercatori hanno condotto un approfondimento sull’impatto della campagna sui social. In particolare sono stati conteggiati i tweet contenenti l’hashtag #kickstarter e il link al relativo progetto. Secondo i calcoli condotti, per una campagna di successo si registrano in media 73 tweet.
4 ore per conoscere il destino della tua start up
Attraverso questo modello di predizione che incrocia le caratteristiche della campagna e l’impatto sui social, il team dell’Università di Losanna ha dimostrato di riuscire a determinare il successo della start up con una precisione del 76% appena 4 ore dopo il lancio della campagna di promozione su Kickstarter.
Senza dubbio la ricerca risulta utile per il livello di precisione nella predizione del successo, ma non meno importante è la rivelazione dell’importanza dei social come fattore chiave di successo. Questa nuova consapevolezza deve indurre gli startupper a rafforzare la campagna a sostegno del proprio progetto per mezzo dei social networks che si confermano un utile strumento di promozione dei nuovi business.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00franceskahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngfranceska2013-10-26 08:00:252013-10-26 08:00:25La tua start up avrà successo? Scoprilo in 4 ore
Per concludere al meglio la settimana lavorativa, i Ninja vi propongono una selezione dei migliori video della settimana che potreste esservi persi! Poi fateci sapere quale preferite 😉
Honda Illusions, An Impossible Made Possible
Le illusioni questa settimana sono andate forte. Dopo il video di RayBan che ha visto la collaborazione di Brusspup, ecco quello di Honda, che ci catapulta in un mondo che sembra essere un quadro vivente di Escher.
Il video vuole essere una metafora del lavoro svolto dagli ingegneri Honda per creare veicoli confortevoli anche se di dimensioni ridotte.
Agency: Mcgarrybowen London
Executive Creative Director: Paul Jordan e Angus MacAdam
Copywriter: Richard Holmes
Art Director: Remco Graham
Production Company: Gorgeous
Director: Chris Palmer
#4ThePlayers since 1995
Cosa è cambiato nel panorama culturale dal 1995? Praticamente tutto quello che PlayStation ha inserito in questo filmato creato per il lancio della nuova consolle PS4.
Ambientato in un appartamenoto di Londra, assistiamo al passare veloce degli anni attraverso l’evoluzione della skyline della City visibile dalla finestra della cameretta, che si abbelisce via via di arredamenti, decorazioni, poster e tecnologie nuove.
I creativi dicono di essersi ispirati, per questo spot fortemente nostalgico, ad un trending hashtag dei mesi scorsi, #PlayStationMemories.
Agency: Drum
I gatti leccano di tutto!
Vileda Italia ci tiene al fatto che i nostri pavimenti siano puliti. E soprattutto che usiamo gli strumenti giusti per lavarli, non sacrificando i nostri poveri gattini che finiscono per leccare di tutto a terra.
Media Agency: Mosaicoon
Busloads of kids get surprise trip to Toys”R”Us
Si avvicina il Natale, e con esso i tanti adv dedicati a regali e doni di ogni genere. Toys”R”Us si è mossa per tempo e ha creato questo video, una sorta di candid in cui vediamo realizzato il sogno di ogni bambino: avere a disposizione un intero negozio di giocattoli!
La campagna, dedicata a tutti i genitori in crisi di idee, è accompagnata dall’hashtag #WishinAccomplished.
Slow Motion Running – The Supercut
La Slow-Mo mania ha colpito tutti, noi l’avevamo detto 🙂 Ma anche se ora è uan tecnica di ripresa accessiible a tutti, ci sono stati tempi in cui potevamo godercela solo al cinema o in tv. Supercutonline ha pensato di raccogliere in un unico video le più celebri corso al rallenty della storia del cinema. Sì, c’è anche Forrest Gump!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Elena Silvi Marchinihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngElena Silvi Marchini2013-10-25 19:03:422016-04-21 16:35:17Illusioni, Playstation e gatti ubriachi: i migliori video della settimana
Da circa un mese e mezzo su YouTube c’è un video che continua a raccimolare views, e probabilmente anche voi che ci leggete siete fra quei 17 milioni di utenti che hanno visto “Girls Don’t Poop“, l’advertisement di Poo Pourri per promuovere il suo “before-you-go toilet spray”.
Se l’avete visto, è facile che l’abbiate anche condiviso: perché è divertente; perché mette in scena una situazione fonte di imbarazzo, e che in quanto tale funziona particolamente bene se raccontata con un registro ironico; perché si fa forza di un luogo comune dell’immaginario come il fatto, appunto, che le ragazze non vadano in bagno a fare certe cose (o non vengano mai rappresentate nell’atto di farlo).
Ma andiamo per gradi. Cosa ha portato Poo Pourri a creare questo video, a scegliere questo copy e sviluppare un’advertisement così poco “prestigioso”? Per tutta la durata di “Girls Don’t Poop” ci troviamo di fronte ad una elegante ragazza dall’accento inglese che ci confida come riuscire a coprire i cattivi odori provocati dalle nostre incursioni nella toilette. Un po’ insolito, no?
Sì, è un prodotto reale
Poo Pourri è un brand recente, che tuttavia gode già di un certo riscontro in Rete: come afferma la stessa protagonista, su Amazon erano già state vendute più di 4 milioni di bottigliette, ottenendo sulla piattaforma di eshopping un rating di 4.8 su 5 e recensioni entusiaste di migliaia di utenti. Una solida fan base, dunque, sulla quale poter fare affidamento al momento del grande lancio, avvenuto con il rilascio del video di YouTube.
Stiamo parlando di un articolo di toiletries, quel genere di categoria merceologica di cui, fatta forse eccezione per i prodotti per capelli e denti (non a caso due parti iper-estetizzate del nostro corpo) non è facile parlare, perché trascinano con sé una certa dose di imbarazzo dovuta al rischio di oltrepassare quel confine tra ciò che si addice discutere in pubblico, e quei panni sporchi che invece vanno proprio lavati in casa.
Insomma, escluso il focus sulla valorizzazione pratica del prodotto, per motivi evidenti, non resta che creare un video che punti tutto sull’aspetto ludico e divertente, aggirando in modo ironico quegli stessi tabù che rendono lo spray un difficile oggetto di comunicazione.
In particolare, è stato creato un contenuto che ad un tempo incuriosisce chi non ha mai sentito parlare di Poo Pourri e si fa anche forza anche della garanzia, della buona parola, della brand advocacy di chi già ha utilizzato il prodotto e lo ha addirittura recensito su Amazon (o ne ha fatto una versione video su Youtube, raggiungendo 80 mila views!)
Perché diciamo questo? Perché guardando lo spot la prima cosa che pensi é “ma esiste davvero questa cosa?“, e anche se l’attrice in chiusura ti assicura che sia proprio così, tu vai su Google e digiti PooPourri, ed eccola che appare, quarta nei risultati, la scheda del prodotto su Amazon.
Ecco allora nascere lo spot, ed ecco che possiamo tornare alle premesse iniziali del post, ai motivi per i quali questo è un video nato per essere condiviso. “Girls Don’t Poop” si fa forza di tanti stereotipi dell’immaginario, risemantizzandoli a beneficio della propria comunicazione. È più facile immaginare un uomo sopra ad una tazza, vestito malamente, magari poco garbato decisamente poco bon ton. Invece ci troviamo faccia a faccia con una signorina, di gradevolissimo aspetto, con abbigliamento e modi di fare da manuale del galateo, quasi un abbozzato richiamo visivo alle signorine che nelle réclame americane degli anni ’50 e ’60 promuovevano in tv i più magici prodotti che aiutavano le casalinghe a risolvere tutti i misfatti di marito e figli.
Dollar Shave Club
Lo spot ha molti punti in comune con i video di Dollar Shave Club, in particolare quello dell’estate scorsa rilasciato in occasione del lancio sul mercato (anzi, nel club) delle sue salviette igieniche. Anche in questo caso, il protagonista recita un lungo, ironico e ritmato monologo con lo sguardo fisso in camera, mentre passa da una scena all’altra, incontrando personaggi più o meno credibili e decisamente non abituali in questo genere di spot.
Anche qui il ruolo dei consumatori è fondamentale, e si concretizza nell’esclusività del Dollar Shave Club, i cui prodotti sono acquistabili solo previa registrazione al sito. E tale rapporto con gli utenti-consumatori è subito esplicitato in apertura, dove l’orami celebre Mike esordisce con un “Ciao, sono ancora io. La gente continua a chiedermi -ehi Mike, quando farai un video n° 2?!”
BodyForm
Ancora, il video di Bodyform, che lo scorso autunno realizzò un filmato appositamente per rispondere ad un post lasciato su Facebook da un utente, dove questo si lamentava delle menzogne contenute negli spot di assorbenti femminili, colpevoli di dipingere “quei giorni” come i più felici e spensierati del mese.
Questo caso è leggermente differente dai precedenti, perché nasce non da esigenze promozionali ma da un’occasione unica e fortuita per accrescere la brand equity, smontando ironicamente quei topoi comunicativi ricorrenti negli spot di questa categoria, come le passeggiate a cavallo, il liquido blu, ecc. Luoghi comuni terribili, palesemente finzionali, ma difficili da abbandonare. Bodyform ha colto al volo l’occasione per farlo.
Cosa hanno in comune queste tre campagne? La forza di abbandonare la posizione elevata dalla quale un marchio solitamente parla ai suoi consumatori, noi crediamo. Non vi è miticizzazione del prodotto, una sua rappresentazione patinata. A “conquistare la copertina” qui è la comunicazione, che diverte, non nasce per auto-elogiarsi, crea un rapporto di verosimiglianza tra realtà e advertising, e cerca di basarsi sull’onestà coi consumatori, anche se necessariamente abbellita.
Voi cosa ne pensate? Come vedete questa tendenza comunicativa in rapporto ad altre ultimament di successo come, ad esempio, il prankvertising?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Elena Silvi Marchinihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngElena Silvi Marchini2013-10-25 17:50:432013-10-25 17:50:43Poo Pourri & Dollar Shave: la comunicazione anti-mitica dei brand
Avete mai pensato di mappare l’ascolto di determinati brani musicali? Il californiano Matt Katsaros ha rilevato il volume di ascolto, tramite applicazioni integrate con Facebook, di tre dei più celebri brani musicali negli USA in un periodo di 90 giorni. Ricavandone una mappa ispirata agli equalizzatori di vecchio stampo.
Grazie a Facebook Brandon Stanton è riuscito a far conoscere al pubblico le proprie fotografie e a interagire con milioni di persone dando vita ad altre pagine ad essa ispirate. Arrivando persino alla pubblicazione di un libro che raccoglie tutti i suoi lavori.
Costruire una community fondata sulla passione per gli animali
È l’esempio dei creatori della BarkBox, una scatola dedicata agli amici a quattro zampe piena zeppa di gadget e prodotti di qualità recapitata mensilmente a coloro che si iscrivono al servizio.
Dall’idea iniziale i fondatori hanno sviluppato, grazie a Facebook, una vera e propria community dedicata agli amanti dei cani. Ricevendo foto e video dagli utenti che mostravano i loro amici a quattro zampe mentre giocherellavano con i gadget all’interno della scatola o addirittura, mentre cercavano di aprirla per scoprirne il contenuto. Con grande felicità dei gestori della pagina Facebook, che hanno pubblicato il materiale ricevuto e ideato una copertina dedicata al “puppy” della settimana! 🙂
Grande attenzione all’amore per gli animali, una presenza constante e la partecipazione degli utenti. Quest’ultima si è rilevata con grande sorpresa un’opportunità per allargare il proprio staff, infatti due delle utenti che si sono dimostrate d’aiuto nel rispondere al flusso costate di domande da parte di altri utenti sono state assunte da BarkBox!
I fondatori di questo progetto hanno inoltre evidenziato, nella loro Facebook Story, la grande possibilità di entrare in contatto con altre realtà simili alla propria e sviluppando progetti paralleli come ad esempio la creazione di un contest dedicato alla dolcezza mettendo a confronto pupi e cuccioli.
Questi sono solo alcuni esempi. Su Facebook Stories potete trovare anche delle mappe, come la mappa delle relazioni globali:
Uno sguardo più da vicino sulle relazioni tra Paesi che dimostra come Facebook possa essere, per chi sceglie o è costretto a migrare in un altro Paese, il filo rosso che unisce le persone con le vecchie amicizie e conoscenze nonostante le distanze geografiche.
Una fitta rete di relazioni di differente tipologia. Ne fanno da esempio le connessioni tra Paesi colonizzati dai tempi degli antichi Imperi coloniali, che sembrano avere eco nel presente sotto forma di legami linguistici, economici e culturali.
Se anche voi volete raccontare la vostra storia di come utilizzate Facebook in modo straordinario potete inserirla qui.
E voi cari amici lettori, avete delle social stories straordinarie da raccontarci? 😉
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2013/10/facebook_stories_social_media.jpg337600Monia Catellanihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMonia Catellani2013-10-25 17:30:152013-10-25 17:30:15Facebook Stories: racconti straordinari nell'era dei social network
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