Il Fundraising scientifico italiano diventa un Festival grazie a Valerio Melandri [INTERVISTA]

Il mese scorso abbiamo introdotto l’argomento per capire quale sia lo stato attuale del fundraising in Italia e quali i suoi protagonisti, gli obiettivi, i pregiudizi culturali e le nuove possibilità professionali. E abbiamo scoperto che

“il fund raising oggi sta cambiando velocemente. Non è più compito esclusivo dei volontari (…). Il nuovo fund raising è organizzato, determinato, etico e interventista.”

Così infatti scrive Valerio Melandri nel suo libro Viaggio nel fund raising, Storie di successo nella raccolta fondi, frutto di uno dei primissimi studi italiani ad esso dedicati, risalente a dieci anni fa e condotto con il Philanthropy Centro Studi della Facoltà di Economia di Forlì.

Docente, consulente e presidente del Festival di Fundraising, che ha fondato nel 2008, è un convinto sostenitore della formazione per il fundraser professionista. Ecco perché ho deciso di continuare proprio insieme a lui questo discorso e farci guidare alla (ri)scoperta della cultura filantropica italiana, fino agli aspetti marketing ed etici coinvolti in una campagna di raccolta fondi.

In che modo, all’interno del contesto italiano, si inserisce il Festival del Fundraising e qual è l’obiettivo maggiore che si pone?

Per secoli il fundraising è stato compito esclusivo dei volontari. Inoltre, secondo la mia opinione, in Italia i valori religiosi sono sempre stati e sono tutt’ora predominanti: basta pensare che le istituzioni e le organizzazioni religiose ricevono quasi la metà di tutti i contributi umanitari, che oltre il 60% delle organizzazioni no profit italiane nascono da ispirazione religiosa e che nessun altro settore riceve più del 15%.

Poiché la storia del fundraising è di fatto la storia sociale dell’immaginario morale, per il quale è dovere comportarsi in un determinato modo quando le persone si trovano in situazioni di difficoltà e tutti dovrebbero contribuire in qualche misura a migliorare queste situazioni per il bene comune, allora il fundraising si può considerare la storia dei tentativi di organizzare e mobilitare risorse umane e materiali per svolgere funzioni di pubblica utilità.

Ma a volte l’efficienza dell’utilizzo delle risorse diventa discutibile perché l’obiettivo non è mai di rendere dipendente chi aiutiamo proprio attraverso i nostri interventi d’aiuto, bensì riuscire a modificare i comportamenti all’origine del disagio sociale per cui siamo spinti ad agire, analizzando e pianificando l’amministrazione delle risorse raccolte.

Il Festival nasce cinque anni fa come necessità degli operatori della raccolta fondi per ragionare insieme sulle pratiche e le tendenze del fundraising. Ci siamo organizzati in 70 sessioni, 10 parallele, che affrontano percorsi diversi fra loro, ad esempio quello inerente la digitalizzazione, lo stato delle fondazioni, ecc. Il bilancio dei risultati ottenuti fino ad ora è positivo, perché abbiamo raccolto l’attenzione degli operatori così come volevamo.

Tra i nuovi obiettivi c’è la politica: ovvero approcciare gli interlocutori politici che possano darci gli strumenti legali per evolverci sul piano del diritto, quindi del riconoscimento di chi opera nel mondo del fundraiser, rendendo visibili questi professionisti, che sono parte della Causa.

Ecco perchè diciamo che il nuovo fundraising è “organizzato, determinato, etico ed interventista”.

Società e donatori: dato il gap italiano rispetto alla panoramica internazionale del fundraising, quali sono i principali ostacoli che dobbiamo ancora superare per favorire la diffusione della pratica?

Per quanto mi riguarda, la colpa del gap italiano non va ricercata nel comportamento dei cittadini, ma nei media, che anziché informare in maniera precisa, attendibile e verificata preferiscono andare alla ricerca dello scandalo.

Le racconto una cosa che ci è capitata, giusto per intenderci: qualche anno fa una rivista -di cui non facciamo il nome- si occupò di scrivere sul fundraising raccontando di noi ed elogiando il nostro lavoro (senza che nessuno glielo chiese). Qualche tempo dopo lo stesso giornale scrisse un articolo completamente contrario al primo, puntando il dito contro e aprendo gli argomenti sulle speculazioni delle campagne di raccolta fondi, senza interpellare nessuno né riferirsi a fatti specifici.

Questo modo di lavorare senza dubbio non aiuta le persone a comprendere il mondo del non profit e, anzi, aumenta l’insieme di quei pregiudizi culturali intorno alle truffe che, seppur rare, è vero che esistono, ma non è certo in questo modo che si impara a difendersene.

Come si sceglie la Buona Causa da finanziare?

Si valuta la Causa in sè, il veicolo e l’interlocutore che abbiamo a disposizione per finanziarla.
In termini di valore ciò significa andare a distinguere il cosa, cioè qual è il target di riferimento della donazione, il come, cioè quanto è giusto donare risorse (umane o materiali) in quei termini definiti dalla raccolta, e il chi, cioè quali donatori vengono individuati per sostenere la causa.

Consideri che nel 70% dei casi la buona riuscita della raccolta dipende dalla valutazione di “chi” dovrebbe donare, per esempio imprese piuttosto che singoli cittadini.

Quali sono gli impegni etici a cui il fundraiser deve restare fedele?

Beh, deve tenere innanzitutto conto del fatto che lui mira a due cose: al cuore e al portafoglio della gente. Quindi il suo è un lavoro estremamente delicato, fatto molto di creazione e cura delle relazioni e di impegno in prima persona. Consideri che io stesso, per esempio, per una delle ultime consulenze che ho prestato alla fine mi sono ritrovato a fare il volontario per la Causa. Questo accade perché il fundraiser sente innanzitutto la vocazione verso pratiche ed obiettivi sociali che si vanno ad esprimere poi nella ricerca della Buona Causa e in secondo luogo perché ne è emotivamente preso.

Bisogna capire che l’etica professionale si esprime proprio nel grande obiettivo di coinvolgere la gente, di scatenare l’azione delle persone. A me piace definire questo un compito fatto di grazia ed equilibrio.

Quanto è importante il personal branding per un fundraiser professionista?

Non lo è. Il personal branding non conta molto perché il fundraiser non è un agente o un rappresentante, né il suo lavoro è quello di vendere la Causa. Il suo obiettivo, come dicevamo poco fa, è creare e curare le relazioni con i potenziali donatori, che diventano per noi dei veri e propri amici.

E, guardi, nell’amicizia vera non c’è niente di più bello che sapere di poter fare riferimento a persone fidate, arrivando addirittura a chiedere dei soldi. Con quanti amici lo facciamo? Pochi, pochissimi, perché chiedere soldi non è mai facile e spesso le amicizie si misurano anche sulla nostra capacità di chiedere e di dare aiuto.

Questa però non è un’azione fine a se stessa, ecco perché bisogna non essere aggressivi quando ci muoviamo all’interno della rete di contatti.

Approva invece il ricorso alle agenzie di comunicazione per la diffusione della Causa?

Si. Le agenzie svolgono un lavoro importante per organizzare le campagne di raccolta fondi ed è giusto quindi pagarle per i loro servizi. Per il fundraiser questo costituisce un investimento e va calcolato quando ci si avvia a creare una campagna. Parte dei fondi andranno infatti a coprire le spese di creazione e gestione della raccolta.

Il marketing è un mondo strano, comunque: non abbiamo bisogno di comunicazioni belle ma di comunicazioni che funzionino. La valutazione sul come comunicare viene fatta sulla capacità di una campagna di comunicazione di scatenare azioni reali.

Ci fa l’esempio di un caso di successo a cui è rimasto particolarmente legato?

Ah, questa è una bella domanda da fare, non me l’aspettavo! Dunque… torno a parlarle della situazione di prima, quando ho iniziato a lavorare da consulente alla causa e poi sono talmente entrato in coinvolgimento con essa da diventare uno dei volontari. Si tratta de La Casa della Carità di Milano, una fondazione che ogni giorno accoglie e si prende cura gratuitamente di centinaia di persone in difficoltà: dalle famiglie senza casa ai giovani migranti, fino alle mamme con bambini o persone con problemi di salute.

Dopo aver chiacchierato con Valerio Melandri mi viene facile suggerire a tutti gli interessati l’esistenza dei corsi di laurea in Economia della cooperazione e delle imprese non profit a Forlì, gli unici corsi accademici di questo tipo in Italia che, insieme ai master, sostengono attivamente la formazione e la consulenza di matrice scientifica sul fundraising.

Per concludere, fare fundraising oggi, soprattutto online, significa per tutti, cittadini, organizzazioni e imprese, aprirsi a maggiori opportunità sociali. Se si può essere d’accordo con coloro i quali giustamente muovono obiezione nei confronti della situazione italiana che, rispetto ad altri paesi occidentali, continua a restare indietro, bisogna anche considerare che il nostro Paese dimostra ancora poca cultura filantropica generale ma non mancano certo iniziative. Tant’è che in Italia a creare opportunità per il fundraising sono anche medie e piccole realtà, quindi non soltanto grandi organizzazioni.

Ma come fanno a mantenere quello che hanno? Se molti fundraiser tendono a spostarsi verso grandi organizzazioni proprio per il riconoscimento professionale che ottengono e le opportunità di crescita che invece piccole organizzazioni tendono a non attribuire, in che modo allora vengono gestite le iniziative di queste piccole organizzazioni?
Continueremo a discuterne in maniera approfondita, dando uno sguardo alle strategie di comunicazione e marketing, alla cultura d’impresa e al management per il fundraising attraverso qualche caso pratico e nuovi interventi. Intanto a voi la parola.

8 temi WordPress gratuiti per il tuo E-commerce

WordPress è ormai diventata una delle piattaforme più diffuse per la creazione di siti web: blog, portfolio, ma anche e-commerce. Facilità d’uso e di installazione, disponibilità di plugin e estensioni per tutte le esigenze ne fanno uno strumento efficace soprattutto per chi ha un budget limitato e una conoscenza base di html, ma vuole comunque riuscire a ritagliarsi un piccolo spazio sul Web.

Vuoi creare uno shop online e non sai da dove partire? Ecco una lista di template per Wordpress gratuiti, ma dalla grafica accattivante e dalle molteplici funzioni:

Balita

Twenty Eleven

Velvet Sky

Diesel Clothing

Kelotong

Zen Shop

Xena store

Bangkoo

Coca-Cola porta il blind “taste” test ad alta quota

Zero calorie, stesso gusto. Coca-Cola ha deciso di dimostrarci che Coca Zero ha lo stesso sapore di Coca-Cola, tanto da essere difficilmente distinguibili. Per farlo ha utilizzato il classico blind taste test con una rilettura decisamente social. Il risultato è un old fashioned guerrilla ad alta quota!

Dopo essere stati omaggiati all’imbarco con un bicchiere di Coca Zero, i passeggeri di un aereo hanno avuto la possibilità di sostituirla con la Coca Cola. I furbacchioni del marketing però, seguendo le regole del blind taste più classico, hanno sostituito solo il bicchiere e, sorpresa!, i passeggeri che credevano di sorseggiare le bollicine della felicità ad alto tasso zuccherino stavano gustando in tutta tranquillità una bevanda a zero calorie. Sotto lo sguardo di telecamere accuratamente nascoste e, successivamente, di qualche migliaio di persone.

Perché ci piace? Perché l’ambientazione ad alta quota rende tutto più moderno e divertente rispetto ai soliti blind taste test nelle piazze e nei supermercati. Perché il video è diventato subito virale e con un campione di appena un centinaio di persone, Coca Cola ne ha raggiunte più di 600.000 in pochi giorni. Ciò dimostra che anche una campagna che utilizza meccanismi già consolidati può risultare innovativa se realizzata in contesti nuovi e combinata ai social.

Coke takes it all: alla fine del test, tutti i passeggeri sono felici di avere tra le mani una Coca, che sia Cola o Zero, in pieno stile campagna della felicità. Tutto è bene quel finisce bene. Ma a voi, tutto questo, non ha ricordato una tappa fondamentale e non propriamente felice nella storia della Coca Cola?

HackInTheBox, la conferenza europea su hacking e sicurezza [EVENTO]

HackInTheBox, la conferenza europea su hacking e sicurezza

Senza dubbio uno dei trend topic di questi anni, un argomento su cui è puntata l’attenzione di tutte le più grandi aziende: la sicurezza.
Come va trattata? Come viene percepita dai consumatori? Tante domande ma sopratutto tante risposte (qualificate) all’HITBSecConf 2013 di Amsterdam.

Save the date: dall’8 all’11 Aprile si terrà ad Amsterdam l’HITBSecConf2013, un forum completamente dedicato al tema della sicurezza online, con professionisti ed appassionati pronti ad accorrere da tutta Europa, e non solo.

HackInTheBox, la conferenza europea su hacking e sicurezza

La fitta ed interessante agenda dell’evento è strutturata in due parti: i primi due giorni saranno completamente dedicati a training session di stampo tecnico, gli ultimi due, invece, a conferenze con importanti ospiti provenienti da aziende di tutto il mondo.
La mission dell’HITBSecConf è quella di diffondere, discutere e condividere le conoscenze che ruotano intorno al mondo della sicurezza, con accento sui metodi di difesa e perché no, attacco.

Saranno anche proposte dimostrazioni atte a dimostrare, talvolta, la facilità di penetrazione di determinati tipi di siti che hanno al loro interno dati sensibili, un esempio su tutti, i siti web delle banche.
Non solo Amsterdam però, l’HITBSecConf consiste in una serie di conferenze tenute annualmente anche a Kuala Lumpur e in Malesia.
Diversi i temi trattati, per un’agenda che si prospetta a dir poco completa e che vedrà più di 30 esperti confrontarsi e condividere con il pubblico le loro esperienze.

HackInTheBox, la conferenza europea su hacking e sicurezza
Per saperne di più su agenda, ospiti, location e prezzi, il sito ufficiale dell’evento èhttp://conference.hitb.org/hitbsecconf2013ams/ (l’evento è organizzato dal team di Hack in the box). Noi di Ninja Marketing siamo media partner dell’evento, un motivo in più per seguirlo con attenzione!

5 consigli per la vita digitale del nuovo Papa

E’ iniziato ieri il conclave, che ha riunito 155 cardinali della Chiesa cattolica romana da tutto il mondo all’interno della Cappella Sistina per l’elezione del nuovo Pontefice, a seguito delle storiche dimissioni di Papa Benedetto XVI

Quello che verrà a giorni sarà, con tutta probabilità, il papato più digitalizzato della storia, grazie soprattutto all'”eredità digitale” che Benedetto XVI ha lasciato al suo successore. Idee nate dall’esigenza per la Chiesa Cattolica di comprendere come uscire da un periodo di “crisi” nella fede, determinata da una gestione a volte poco trasparente della sua comunicazione.

Come spesso accade, il web e i social network possono essere la risposta giusta. Non è un caso che tra molti cardinali la presenza “social” non sia affatto una novità.

Luis Antonio Tagle, Arcivescovo di Manila, è il porporato con il maggior numero di attività sui social media: ben 104.707, il 53% di quelle totali, ottenute soprattutto grazie al grande seguito su Facebook della sua pagina dedicata alla trasmissione televisiva in cui commenta le letture. L’Arcivescovo di New York, Timothy Dolan, è invece al secondo posto, grazie principalmente alla sua attività su Twitter in cui commenta gli accadimenti quotidiano relativi alla Chiesa Cattolica.

Ecco perché il nuovo Papa non potrà essere da meno, e dovrà fare di tutto per far fruttare l’investimento digitale del suo predecessore.

1. Sfruttare l’audience di YouTube

Lo strumento è pronto: “The Vatican“, il canale Youtube ufficiale del Vaticano, conta già oltre 3.300.000 visualizzazioni per i suoi video. Anche l’audience non manca: nel mondo ci sono più di un miliardo di cattolici, la maggior parte dei quali vive in America Latina, Africa e Asia. Difficile per loro essere in Piazza San Pietro, o seguire sempre gli appuntamenti con la vita del Pontefice.

Ecco che quindi grazie al web il Papa potrebbe entrare davvero nelle case di tutto il mondo ed in ogni momento: messe in streaming, oppure veri e propri appuntamenti quotidiani come in un vero e proprio vlog. In questo modo si avvicinerebbe una fascia di fedeli fin’ora mai toccata (e forse proprio per questo poco interessata) dagli argomenti della Chiesa.

2. Proseguire con Pontifex

Sede Vacante“, l’attuale nome affidato all’account Pontifex su Twitter, durerà ancora poco.

Il Vaticano ha fatto sapere che sarà il nuovo Papa a decidere se proseguire nell’avventura digitale avviata da Benedetto XVI, senza alcuna pressione. Sarebbe però davvero un delitto “bruciare” il lavoro dell’attuale Pontefice Emerito, che ha già raccolto oltre 1.600.000 follower.

Un meccanismo di comunicazione immediato come Twitter può essere lo strumento più efficace di tutti per lanciare messaggi forti, chiari, anche riferiti alla più stretta attualità.

3. Attrarre un pubblico più giovane

La maggiore frattura tra la Chiesa Cattolica e i suoi fedeli si ha principalmente con le fasce d’età più giovani.

In un epoca veloce, dove l’informazione viaggia in frazioni di secondo e c’è una costante iperattività, è sempre più complesso far sì che un ragazzo molto piccolo segua o si interessi alla messa domenicale. Anche nelle scuole, l’insegnamento della Religione Cattolica porta pochi frutti perché spesso la si considera come “ora libera”, nonostante possa invece essere un momento per migliorare e far progredire il proprio pensiero critico verso argomenti tanto importanti.

E-book dedicati, insegnamento a distanza, contenuti stimolanti: se la Chiesa vuole ritrovare il pubblico più giovane deve andargli incontro stimolandone la curiosità.

4. Aprirsi ai nuovi media

C’è tanto da imparare sul mondo della Chiesa Cattolica. Oltre a Youtube, Twitter, le App e i contenuti multimediali ci sono tanti altri strumenti con i quali coinvolgere audience e far percepire interesse.

Pinterest, ad esempio, è uno strumento fenomenale per condividere contenuti grafici con tutto il mondo: perché allora non aprirsi alla condivisione dei dettagli architettonici delle meraviglie contenute nella Città del Vaticano? O magari tenere traccia dei viaggi nel mondo del Pontefice, pubblicare citazioni e riferimenti culturali legati agli scritti ecclesiastici o addirittura passi della Bibbia che possano essere una fonte d’ispirazione per il pubblico che quotidianamente si affida a questo social network?

5. Sperimentare

La tecnologia progredisce costantemente, così come i social network ed il mondo digitale in genere.

E’ probabile che il Vaticano sia arrivato con un po’ di ritardo in questo contesto, e ora è importante non perdere ulteriore terreno. Una figura di riferimento come il Papa che incoraggia la tecnologia, i nuovi media e l’informazione digitale è una risorsa preziosissima per il nostro paese e per tutto il mondo in generale.

Sperimentare è la migliore possibilità per la Chiesa per recuperare credito e visibilità, ovviamente contestualmente ad un chiarimento circa le posizioni più discusse con le quali oggi la Chiesa va a confrontarsi.

Ma da qualche parte si dovrà pur iniziare: perché non farlo da un Tweet? 🙂

Google Glass: come li useremo davvero? [VIDEO]

Il futuro è sempre piú vicino, giorno dopo giorno nuove innovazioni ci fanno toccare con mano un domani sempre più tecnologico. Google Glass, tra queste, é forse il progetto che più sta catalizzando l’attenzione del pubblico. Occhiali che ci consentiranno di essere sempre connessi e interagire dinamicamente con l’ambiente: da Mountain View vengono diffusi video ispiratori che ci suggeriscono utilizzi mozzafiato.

Ma voi come vi immaginate l’utilizzo nella quotidianitá?

Il vlogger Dartanion London ha messo in scena quello più ovvio per un giovane ragazzo: usare Google Glass per avere una marcia in più durante un appuntamento.

Ecco nascere una situazione da sitcom che in rete ha subito avuto successo, tant’é che il video ha raccolto più di due milioni di views in una decina di giorni. Merito solo dell’utilizzo decontestualizzato e ironico degli occhiali? Beh, non solo. Forse la tecnologia non sempre ci facilita la vita, se si scontra con altra tecnologia. Come ad esempio Siri.

Famideal: il primo sito italiano di couponing per famiglie

Il couponing è ormai uno strumento molto utilizzato, in Italia e non solo, che permette di acquistare prodotti o servizi ad un prezzo super scontato, con un doppio obiettivo: investimento per le aziende e forte risparmio per i consumatori. Nessuno però, prima d’ora, aveva pensato ad un sistema di couponing a favore di famiglie con bambini. Abbiamo così intervistato l’ideatrice di Famideal Roberta D’Onofrio, per spiegarci il funzionamento.

Cos’è Famideal?

Famideal e’ il primo sito italiano di couponing per famiglie con bambini. Su Famideal si troveranno, vendute a prezzi scontati tramite coupon, offerte di prodotti e servizi: cio’ che serve, cio’ che piace e cio’ che diverte bambini e genitori.
Siamo convinti che il coupon, l’arma contemporanea che la rete propone contro la recessione, debba diventare finalmente anche a misura di famiglia!  Famideal si è aggiudicato recentemente il secondo posto ad un bando della Provincia di Roma, destinato a finanziare nuovi progetti imprenditoriali a fondo perduto.

Come è nata l’idea?

L’idea è venuta da una mia esigenza. Da mamma lavoratrice con poco tempo disponibile che molto spesso fa acquisti in rete, mi ostinavo a cercare sui principali siti di couponing offerte che facessero al caso nostro. Con Lara e Ale siamo in quattro e con mio marito abbiamo capito in fretta che se stanno bene loro stiamo meglio anche noi. Stanca di trovare solo cene e week-end adatti a coppie di fidanzati, trattamenti di bellezza o prodotti tecnologici, mi sono semplicemente detta: non sarò certo solo io che, su un sito di sconti, vorrei trovare prodotti e servizi a misura di famiglia. E da lì è nato tutto.

Ora si sta concretizzando l’idea, che in effetti ho sempre considerato un po’ folle, di intraprendere un’attività dove fosse sia possibile conciliare le mie esperienze lavorative, prima nel marketing di Yahoo! poi in un’azienda IT, con i contenuti che riguardano il mondo dell’infanzia.

Quale target volete raggiungere?

I nostri potenziali clienti sono tutte le mamme e i papà della rete. Direi non pochi. Anche se non arriviamo alle percentuali statunitensi, dove l’88% delle mamme consulta Internet prima di effettuare un acquisto, anche in Italia le mamme 2.0 sono numerosissime e tra loro il web va per la maggiore. Secondo una ricerca realizzata da Nielsen e Connexia in occasione dell’Osservatorio Multicanalità 2012, una mamma su tre lo considera il mezzo migliore per trovare informazioni utili per i propri acquisti.

Le mamme in rete sono una vera tribù: stesse esigenze, stessa propensione alla condivisione e al passaparola per scambiarsi consigli sui prodotti e sulle attività da fare con i propri bambini. Sono soprattutto le donne ad amare il social shopping. Secondo una ricerca Ipsos commissionata da Groupon, chi sceglie i gruppi d’acquisto nel nostro paese è donna nel 60% dei casi. E molte di loro sono mamme.

Ci descrivi il funzionamento della piattaforma?

Famideal ha i meccanismi tipici delle piattaforme di couponing: offerte a tempo, nel nostro caso divise in categorie per essere più facilmente identificate, caratterizzate da un’alta percentuale di sconto. Chi acquista sulla nostra piattaforma riceve un coupon che, secondo il periodo di validità indicato sull’offerta, dà diritto a ricevere il prodotto o ad usufruire del servizio. Semplicità, questa la parola chiave. Per andare incontro ai nostri partner commerciali, ma anche per garantire offerte di qualità, sulla nostra piattaforma si troveranno deal che prevedono una soglia minima di acquisti e altri che prevedono una soglia massima.

Il partner in questione può chiederci in questo caso di indicare un numero minimo di partecipanti, altrimenti non è in grado di organizzare il corso per un problema di costi eccessivi. Anche la soglia massima ci è spesso chiesta del nostro partner, ma direi soprattutto che è a tutela dei nostri acquirenti.

Qual è il vantaggio rispetto alle altre piattaforme di couponing esistenti?

Per gli acquirenti un vantaggio importante è la specializzazione di Famideal, in altre parole il fatto che ci rivolgiamo ad un unico target: la tribù di mamme e di papà alla ricerca di cose di qualità e di tempo di qualità per la propria famiglia. Ci tengo ad aggiungere che noi di Famideal cerchiamo ogni giorno ciò che ci piace, ci serve e ci diverte. E solo dopo averlo sperimentato lo proponiamo online. Altra parola chiave, oltre a “qualità”, è sicuramente “idee”. Siamo alla ricerca di idee divertenti, prodotti e servizi poco noti che riteniamo possano incontrare il gusto della nostra tribù.

Così su Famideal c’è spazio per realtà commerciali di tutte le dimensioni. Dalla grande marca di prodotti per bambini alla piccola cooperativa di donne, come le WIP, tre laureate in storia dell’arte che offrono servizi di Baby-sitting educativo con laboratori didattici e divertenti a domicilio. O come le nostre amiche ideatrici di Giokit, una designer tessile e una stilista che si sono inventate le T-shirt disubbidienti, che i più piccoli possono personalizzare colorandole con speciali pennarelli forniti insieme al capo. E poi via, in lavatrice, per ricominciare a giocare il giorno dopo.

Per il lancio è stato previsto anche un concorso dal titolo “giraci la tua idea”. Di cosa si tratta?

Mentre ci prepariamo al lancio della piattaforma, abbiamo deciso di chiedere alle mamme e ai papà della rete quali prodotti e servizi vorrebbero trovare online su Famideal. L’idea di affidare, in uno spirito social, proprio alla nostra tribù di mamme e papà anche lo scouting delle prime offerte a tempo da proporre a prezzo scontato ci era sembrata vincente. Ed in effetti, a pochi giorni dalla messa online del concorso, sono già centinaia le mamme e i papà che ci hanno inviato via Email la loro proposta.

Le stiamo leggendo una ad una ed è molto interessante il livello di dettaglio con cui ci descrivono il prodotto o il servizio, che sia un giocattolo, un prodotto eco-bio, un capo d’abbigliamento, un corso, un laboratorio, un locale a misura di bambino. Questo ci fa pensare che la strada di scegliere proposte di qualità, penalizzando alcune volte anche le percentuali di sconto, sia quella vincente.

Quando sarà operativa la piattaforma?

Il conto alla rovescia è già iniziato: il 23 marzo sarà il giorno del lancio. Per l’occasione saremo a Bimbinfiera, appuntamento romano che lo scorso anno ha contato 30mila visitatori tra famiglie con bambini. Ci sembra l’occasione migliore per raccontare di persona alle tantissime mamme e papà che verranno in fiera la nostra attenzione nella scelta dei prodotti e dei servizi che proponiamo online.

Twitter: i tasti che salveranno il vostro tempo!

Ammetiamolo, con il rilascio di Vine e la possibilità di pubblicare video di massimo 6 secondi Twitter è diventato irresistibile, offrendo agli utenti nuove opportunità creative e a brand ed aziende nuove opportunità di marketing e comunicazione. Stare dietro ed utilizzare tutti social però richiede tempo, una delle cose che oggigiorno sembra sempre più spesso mancare. Siete anche voi fra quelli che ne hanno poco a disposizione ma l’idea di rinunciare a twittare non vi garba per niente?

Non preoccupatevi, noi Ninja, dopo avervi parlato della Twittiquette e i 10 consigli per essere un utente Twitter di successo,  veniamo in vostro aiuto con un tip & trick che vi aiuterà a velocizzarne l’uso (in pieno format e stile del social network) e risparmiare un po’ del vostro già poco tempo! 😉 Come?

Con 15 dei più utili “shortcuts” da tastiera, ossia tasti di scelta rapida (o una loro combinazione) che, una volta imparati, non vi dimenticherete facilmente (del resto, chi non usa i fantastici ctrl+c e ctrl+v, tanto per citare alcuni fra i più famosi ;-)) e vi salveranno la vita, per lo meno in termini di tempo! 🙂

Utilizzarli è molto semplice. Dovrete solo digitare uno o al massimo due dei tasti che vi mostriamo di seguito suddivisi per tipologie e il gioco è fatto! Provare per credere! 🙂

I tasti per navigare nel newsfeed

 

 

 I tasti per intervenire sui tweet o twittare

 

 I tasti per muoversi tra i menù

 

Noi Ninja, abbiamo selezionato per voi quelli più utili ed importanti! :-), ma per avere l’elenco completo ne mancano ancora 10! Curiosi di scoprirli? E’ molto semplice: basta aprire il menù impostazioni di Twitter (la rotellina ad ingranaggio in alto a destra per intenderci ;-)) e cliccare su “tasti di scelta rapida”! 😉

Spotify: musica infinita nella nostra automobile!

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C’è una storia curiosa che dimostra come musica, mobile ed automobili abbiano tanto in comune: la prima autoradio fu prodotta dalla Galvin Manifacturing Corporation nel 1930, aveva un ingombro di circa 10 litri ed entrò in commercio come Motorola 5T71, dove Motorola stava per “suono nelle automobili” (Motor – Ola). Il prodotto ebbe così tanto successo che nel 1947 la Galvin Manufacturing cambiò il nome nella casa che durante la Seconda Guerra Mondiale installò gli apparecchi ricetrasmittenti nelle automobili americane e che noi tutti conosciamo oggi per i suoi mobile device dal design ricercato.

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Delle strette relazioni tecnologiche e culturali tra automotive e mobile abbiamo già parlato ampiamente in passato e la convergenza tra i due mezzi fa emergere ogni giorno nuove interessanti applicazioni. Oggi vi riportiamo un ambizioso progetto intrapreso da Spotify, il servizio di streaming musicale arrivato da poco in Italia, in collaborazione con Volvo e Ford: mettere il più ampio database musicale in streaming a disposizione degli automobilisti. Si tratta di un’idea che potrebbe dare filo da torcere alla radio FM ed estenderebbe l’advertising di Spotify anche agli automobilisti.

Le due case automobilistiche propongono due metodi differenti, ma molto simili, per integrare Spotify. Vediamo come avere un database musicale con più di 20 milioni di brani da tutto il mondo sempre con sè!

Ford AppLink – lo smartphone che porta il mondo a bordo

Presentato al Mobile World Congress di Barcellona, il sistema Ford Sync consente di effettuare numerose interazioni con lo smartphone attraverso dei comandi vocali. La funzionalità AppLink collega le App al computer di bordo, permettendone un utilizzo senza mani.

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“Il SYNC con AppLink apre un nuovo mondo ai clienti Ford, che potranno accedere, in auto e tramite comandi vocali, a una serie di contenuti mantenendo le mani sul volante e lo sguardo sulla strada,” ha dichiarato Paul Mascarenas, Chief Technical Officer e Vice Presidente Ricerca e Innovazione di Ford. “Spotify è uno dei più apprezzati servizi di streaming musicale al mondo, ed è il partner perfetto per mostrare le caratteristiche avanzate del sistema Ford SYNC con AppLink.”

E’ già stata annunciata inoltre l’integrazione AppLink anche per: Kaliki, app per la riproduzione vocale di notizie e feed RSS; Glympse, che permette di comunicare l’ora di arrivo ad amici e parenti, anche con mappe versatili; Aha, che mette a disposizione oltre 30.000 radio digitali e l’integrazione di consigli personalizzati su mete e luoghi di interesse geolocalizzati.

Volvo Sensus – Connected Touch


Volvo integra direttamente nel computer di bordo la possibilità di eseguire le applicazioni android; il collegamento allo streaming, però, avverrà sempre tramite una connessione da mobile device.

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Pascal de Mul, responsabile Partnership Hardware di Spotify, dichiara: “L’obiettivo di Spotify è dare accesso alla musica il più facilmente possibile, in ogni condizione. L’automobile è il primo luogo dove le persone ascoltano musica e stiamo al lavoro per rendere Spotify disponibile su diverse tipologie di automobili. Siamo davvero felici di annunciare questa nuova soluzione – Volvo Sensus, Ndr – che permette agli utenti di ascoltare la musica di Spotify in tutta sicurezza anche durante la guida. Il servizio, difatti, è attivabile tramite comandi vocali, ed è integrato nel cruscotto dell’autovettura”.

Radio o stream? L’automobilista del futuro

francesco_piccolo_spotify_unisce_mobile_automotive

Con la complicità degli abbonamenti flat per internet Mobile, lo streaming continuo di contenuti musicali non è più solo una possibilità remota. Cosa dobbiamo aspettarci dall’innovazione di Spotify? Avere un database praticamente infinito di canzoni disponibili annienterà il business radiofonico? Secondo me la situazione non sarà così drastica: avendo Spotify a bordo, l’automobilista avrà uno strumento di scelta in più, ma se le emittenti radiofoniche adotteranno un buon palinsesto e manterranno un elevato livello di informazione, non potranno mai “soccombere”, specie per l’automobilista. Spotify è diverso dalla radio, nel senso che si può scegliere cosa ascoltare.

Dite la verità, anche voi avete sempre sognato di avere uno sturmento simile sulla vostra automobile. Cosa aspettate? Le concessionarie sono già aperte! 😀

Clarity, il tuo guru a portata di cornetta

Clarity - Il tuo guru a portata di cornetta
Sono giorni che ti aggiri per l’ufficio contorcendoti le mani come zio Paperone e consumando le suole delle scarpe in attesa di un’illuminazione. Le hai provate tutte: hai chiesto ai tuoi colleghi, fatto ricerche su internet, letto blog, forum nella speranza di intercettare la risposta di qualche guru: hai perfino preso a capocciate il computer… non si sa mai!

La frase che risuona nella testa come un martello pneumatico è: “Se solo potessi parlare con Ryan Homes, CEO di HootSuite (presupponendo che abbia almeno l’idea di chi sia!)

Clarity - Il tuo guru a portata di cornetta

Ebbene da ora si può! Basta avere un telefono, qualche soldo da investire e, requisito fondamentale, avere un inglese fluente! Tutto qui? Si, al resto ci pensa Clarity, una piattaforma che mette in contatto grandi imprenditori, fondatori di società di prestigio nel mondo digitale e non solo e i comuni mortali in cerca di una risposta ai loro dubbi.

Lo scopo di Dan Martell, CEO e Fondatore di Clarity era proprio quello di creare uno strumento in cui il sapere di pochi fosse fruibile a molti, in un’ottica in cui la condivisione rende più forti e permette di avere un impatto maggiore sul mondo.

Come funziona

Nel modo più semplice possibile. Basta avere un problema che ti arrovella, andare sul sito, scrollare sui faccioni dei taleuntuosi che possono aiutarti e contattarli.

Dov’è la magagna? Tranquilli, questa volta non c’è. Anzi finalmente un’idea geniale e veramente utile. Sono necessari un po’ di soldi ma al momento è in atto una promozione da non perdere!

Clarity - Il tuo guru a portata di cornetta
Ad esempio pagando solo 50$ potrai avere un credito di 100$ da spendere in questo modo.
– Parlare 40 minuti con Adii Pienaar, CEO di WooThemes
– Discutere per 12 minuti con Eric Ries su come lanciare la tua sturtup
– Dialogare ben 50 minuti con Josh Breinlinger, VC di Sigma, su come raccogliere fondi

Vorresti parlare con tutti e tre o sentirtli più volte? le soluzioni sono due. Acquistare due due ticket a 200$ e 3 a 300$, oppure esaurire i 100$ in due tranche.

Prenditi il tuo tempo per contattare il tuo guru e in bocca al lupo!

Solo una nota un po’ amara: non c’è nessun italiano tra i geni a cui rivolgersi.
Il dubbio è: non c’è nessuno all’altezza oppure per ora è solo un prodotto americano?