Hot Pop Factory: la stampa 3D si fa gioiello [INTERVISTA]

L’avvento della Stampa 3D ha dato al design una spinta che non avremmo mai potuto immaginare fino a qualche anno fa. Discorso analogo vale per il mondo della moda e, nella fattispecie, per quello della gioielleria, come ci dimostra lo studio Hot Pop Factory.

Fondata da due giovani designer di Toronto, Hot Pop Factory è l’esempio perfetto di come le nuove tecnologie possano portare a una rivoluzione del modo di concepire il processo produttivo, verso quella che loro stessi definiscono una “nuova era della personalizzazione di massa”. A tal proposito noi di Ninja Marketing abbiamo deciso di intervistarli, per saziare qualche nostra curiosità sull’argomento!

1) Ciao Hot Pop Factoy, vuoi presentarti ai nostri ninja-lettori?

Hot Pop Factory è uno studio di design con sede a Toronto avviato da me, Matt Compeau, e la mia socia Bi-Ying Miao. Ci siamo specializzati in tecnologie di fabbricazione digitali, in particolare nella stampa 3D, che usiamo per la realizzazione dei nostri gioielli.

2) Quando avete iniziato a utilizzare la stampa 3D? Ci puoi spiegare brevemente come funziona?

Siamo entrati nel mondo della stampa 3D all’Università, quando stavamo studiando architettura. Volevamo realizzare dei prototipi in stampa 3D dei nostri progetti.
Esistono diversi tipi di tecnologie di stampa 3D, ma il processo che noi utilizziamo funziona come una pistola di colla controllata dal computer: un lungo filamento di plastica viene fuso e lavorato all’interno di un erogatore riscaldato. Il materiale fuso viene poi depositato strato per strato fino a costruire pian piano la forma finale in 3D.

3) Perchè avete scelto proprio i gioielli e non qualcos’altro?

La Stampa 3D è sicuramente una tecnologia interessante, ma abbiamo riscontrato che la maggior parte delle persone, nonostante ne abbiano sentito parlare, non l’hanno mai sperimentata nella loro vita quotidiana. Noi volevamo trovare un modo per portare la stampa 3D nella vita di quelle persone che non potrebbero sperimentarla altrimenti. Questo è il momento in cui la gioielleria è entrata in gioco: l’abbiamo scelta perché questi ornamenti sono oggetti molto intimi e personali che permettono alle persone di entrare in contatto con una tecnologia che non potrebbero conoscere in altro modo.

4) Com’è nata Stratigraphia, la vostra prima collezione?

Lo scopo della nostra prima collezione è stato quello di esplorare le possibilità di consumo delle stampanti 3D. Stratigraphia fa riferimento alla sovrapposizione dei livelli che compongono ogni oggetto stampato in 3D, che noi abbiamo paragonato ai processi di erosione ed accrescimento presenti in natura e utilizzato come ispirazione per creare un’estetica che fosse unica per il processo di manifattura additiva.

5) State già lavorando a un’altra serie? Qualche anticipazione?

Abbiamo alcuni nuovi progetti in cantiere, in questo momento. Stiamo esplorando alcuni nuovi materiali disponibili esclusivamente per la stampa 3D e stiamo anche studiando una nuova geometria algoritmicamente più definita che ci permetta di rendere ogni pezzo da noi prodotto unico nel suo genere e non replicabile.

6) Quali sono, secondo voi, le maggiori potenzialità della stampa 3D?

La cosa che ci affascina maggiormente della stampa 3D è il fatto che potrà un giorno permettere alle persone di personalizzare tutto ciò che possiedono. Crediamo che sia una rivoluzione che ci permetterà di evolvere dalla produzione di massa a una nuova era della personalizzazione di massa. Le nostre collezioni sono le prime esplorazioni di questa idea.

FIAT 500L torna con The Fatherhood [VIRAL VIDEO]

Nell’ultimo capitolo virale The Motherhood feat.Fiat 500L FIAT UK ci aveva presentato un quadro tanto realistico quanto ironico sulla difficile arte di essere mamme e allo stesso tempo moderne, dinamiche e femminili, concentrato in un rap dedicato a tutte loro.

In questo nuovo e altrettanto brillante video la parola passa ai papà che, oramai al pari delle mamme, si occupano della cura dei propri figli.
L’idea creativa parte da un sondaggio nazionale inglese attestante che i giovani genitori ogni anno percorrono in media duemila chilometri in auto tentando disperatamente (e quasi sempre invano!) di addormentare i propri pargoli.

Così ecco papà ritrovarsi a girare in auto nel cuore della notte con due bambini urlanti. Ed ecco che l’immaginazione lo riporta in un video musicale anni ’80 e a come era la sua vita prima di perdere il sonno!

Anche questa volta FIAT ha le idee ben chiare sul target di riferimento: giovane, alla ricerca di praticità ma anche esigente e attento allo stile. E stando ai commenti pare che i papà siano molto soddisfatti 😀

Asmallworld, scandalo e annuncio shock: via gli utenti cafoni!

Non bisogna mai dir male della buona società; solo chi non ne fa parte ne parla male“, ammoniva Oscar Wilde. Tenetela presente questa frase, mentre leggete del caso di alto tradimento appena avvenuto nel grande mondo di Asmallworld. Una storia – su cui gli inquirenti mantengono lo stretto riserbo – che minaccia di scuotere alle fondamenta il mondo dei social network. E una storia sulla quale Ninja Marketing è in grado di diffondere notizie esclusive, ma andiamo con ordine.

Asmallworld (per chi non lo conoscesse o per chi nel frattempo era impegnato a scrivere i cartelloni “Siamo il 99%”) è il social network dell’esclusività: per entrare hai bisogno di un invito personale, raro quanto una Kelly. Regole stringenti, raccomandazioni chieste sottovoce, sguardi di superiorità da parte di chi vi è iscritto da più tempo di te, gare a suon di miglia frequent flyer nel Geolocator. Le regole del servizio citano persino il divieto di compravendita di account, un mercato nero foraggiato senza alcun dubbio da Klout.

Asmallworld vuole essere il discrimine digitale tra buona e cattiva società, il myspace dei milionari insomma. Fondato nel 2004 da Erik Wachtmeister, giustappunto ricco, biondo-svedese e figlio di.

Un posizionamento di nicchia che finisce inevitabilmente per contrastare con i modelli di business sostenibili a lungo termine. Facebook & Co. ci abituano a ragionare in termini di reach, fan, follower, più persone parlano di te meglio è. Per crescere bisogna fare proselitismo, ma l’1% del mondo resta pur sempre tale. Ad un certo punto, per coerenza, bisogna sbarrare l’ingresso col cordone di velluto rosso. Ed il momento è arrivato in questi mesi, quando Asmallworld è arrivato a quota circa 850,000 membri:

Ma a destare scalpore è l’annuncio di ieri: non solo i golden ticket sono stati tutti già trovati, ma per Asmallworld si rende necessario fare pulizia interna. Bandire gli scemi del villaggio digitale, quelli non in linea con la vision del sito, scritta ad Aspen in un giorno soleggiato di marzo.

Per non tradire quello “spirito unico di apertura di Asmallworld”, occorre chiudersi. E adesso è caccia agli epurati: scarti della società social, parvenus 2.0 che si siedono un tavolo prenotato da altri. Ma chi sono e soprattutto di quali colpe si sono macchiati a tal punto da meritare l’esilio?

Ninja Marketing ha raccolto intelligence da fonti che preferiscono restare anonime. Vi possiamo rivelare in via esclusiva che ad essere cacciati saranno quei membri:

– che ancora pagano per il wifi negli hotel
– che non hanno un clutter specialist
– che si vantano di avere i Google Glass versione 1.0
– che non rimuovono le chiavette USB in modo sicuro
– quelli che sono su Best of All Worlds
– chi ha una foto profilo con la bottiglia gigante di champagne
quelli coi trolley rumorosi Update: quelli coi trolley
– chi ha spifferato ai 4 venti quel posticino per il brunch a Cabo San Lucas
– quelli con le Hogan
Tiger Woods, Lindsay Lohan e Gianni Minà

Possono invece restare:

– quelli che la sera non fanno check-in nei locali ma sono i locali a fare check-in in loro
– i vip member di Uber
– quelli che hanno un iPhone (5) per trovare l’iPhone (5)
– quelli iscritti a lacrosse da almeno 25 anni
– quelli che non hanno mai ordinato un cosmopolitan
– quelli che si fanno tagliare i capelli solo da Norman Foster
– quelli che sanno creare il giusto equilibrio tra finestrino ed aria condizionata sulla Lambo
– quelli che sanno veramente come Pippa Middleton organizza le feste

Siete stati eliminati? Suvvia, consolatevi, uscite all’aria aperta: si sa che l’unico vero arbitro di vita è solo il campo da golf.

Partecipa a [re]vive ed esponi al Fuori Salone di Milano!

“Sono lasciati lì, giorno dopo giorno, notte dopo notte. Non urlano, non sanguinano, perdono un piccolo pezzo ogni giorno, così che tu non realizzi realmente che un certo posto stia andando in declino, finché un giorno è impossibile recuperarlo e l’unica cosa che resta da fare è buttarlo giù”

Questa è la descrizione data alle strutture abbandonate da [im]possible living, una piattaforma il cui principale obiettivo è quello di liberare il potenziale intrinseco di ogni edificio in rovina, puntando alla rivalutazione del già esistente piuttosto che alla creazione di nuove strutture.

Costruire un database mondiale degli edifici abbandonati, raccogliere progetti degli utenti, trovare i fondi per realizzarli: sono tante le idee che orbitano intorno alla piattaforma, obiettivi ambiziosi ma non per questo [im]possibili!

In linea con la loro stessa ragion d’essere, [im]possible living lancia [re]vive, una call 4 ideas rivolta a tutti coloro che vorranno, con i loro mezzi, raccontare le emergenti realtà produttive e creative che animano Milano, un happening di 4 giorni che trasforma un edificio inutilizzato in uno spazio di produzione culturale e innovazione.

Dall’11 al 14 Aprile, durante la Settimana del Fuori Salone del Mobile di Milano, [im]possible living permetterà a più di 20 creativi di esporre all’interno dell’Ex Fornace in zona Navigli alla cifra simbolica di 8 euro al metro quadro al giorno.

Chiunque può provare a superare le selezioni per accedere allo spazio espositivo con le proprie proposte. Basta scaricare il bando e caricare sul sito di [im]possible living il proprio progetto entro il 25 Marzo alle ore 12:00. Le idee saranno votabili sul sito e, tra quelle più votate, saranno selezionate le finaliste cui sarà destinato uno spazio espositivo presso l’Ex Fornace.
La data di scadenza si avvicina! Perché non provare?

Come rendere più efficace il processo di selezione del personale [INFOGRAFICA]

I livelli preoccupanti di disoccupazione potrebbero far pensare che trovare forza lavoro qualificata sia più piuttosto facile, non è così, il processo di selezione del personale può essere lungo e faticoso.

La ricerca quasi ossessiva dei candidati più talentuosi può portare gli imprenditori a commettere gravi errori, col rischio di andare nella direzione opposta: scoraggiare cioè le candidature dei migliori.
lavoro, personale,
Vi presentiamo una simpatica infografica, creata da HireRight sulla base dai risultati di un’indagine condotta su un campione di persone in cerca di lavoro.

Social media, Tecnologia e Cortesia, vi aiuteranno a chiarire la strada

Proprio attaverso una metafora legata alle strade che l’infografica ci mostra quali sono gli errori più frequenti che vengono commessi (wrong way) e come sfruttarli a proprio vantaggio per ottimizzare la selezione del personale(right way).

Social Media

Abbiamo già parlato delle relazioni esistenti tra social media e HRM, la critica in questo caso riguarda il numero dei social network coinvolti: si scelgono principalmente Facebook e Linkedin, ma le aziende dovrebbero considerare altre soluzioni come Twitter, blog e Youtube, infatti il 40% di chi cerca lavoro usa 3 o più social per cercare lavoro.

Tecnologia

Semplificare e velocizzare: questi dovrebbero essere gli obiettivi della tecnologia.
Secondo gl intervistati il tempo necessario per una candidatura on line non dovrebbe superare i 5 minuti. Ad oggi il 60% delle applicazioni richiede il doppio del tempo e per l’8% dei casi si ha bisogno addirittura un’ora!

Cortesia

Il 77% di chi si candida on-line non riceve alcuna comunicazione si risposta, questo è un dato profondamente sconcertante. Un candidato non è solo un probabile impiegato dell’azienda, ma anche un potenziale cliente e la “scortesia” si traduce in un danno per l’immagine dell’azienda.

Infatti, circa il 32% degli intervistati ha dichiarato di acquistare meno volentieri dalle aziende che non rispondono; il 17% dice di riportare l’esperienza negativa sui social media e ben il 78% la racconta a familiari ed amici.

Scommetto che siete appena andati a rispondere alle candidature! 😉

Pinterest introduce finalmente i suoi analytics! [HOW TO]

Ebbene sì, finalmente anche in Pinterest scoprire cosa più piace ed interessa ai propri fan, utenti, attuali e potenziali clienti, come interagiscono con il brand attraverso pin e repin e cosa li porta verso il vostro sito e/o eCommerce (se ne siete dotati ;-)) non sarà più un segreto.

Il 12 marzo Pinterest, il visual social network con il più elevato tasso di crescita nell’ultimo anno, ha infatti rilasciato i suoi analytics. Queste le parole di Tao Tao, Pinterest Software Engineer, nell’annuncio ufficiale sul blog:

Blogger, aziende ed organizzazione spesso ci chiedono “Cosa stanno pinnando le persone dal mio sito web?”. Sono loro che creano contenuti in Pinterest e abbiamo voluto aiutarli a capire quali contenuti le persone ritengono più interessanti. Oggi, siamo lieti di annunciare i Pinterest Web Analytics, un primo passo verso la loro attuazione.

Scopriamo allora come installare e poter aver accesso alla prima versione dei Pinterest analytics e che tipo di insight poter iniziare ad “esplorare”!

Come accedere ai Pinterest Analytics

Iniziare ad utilizzare gli analytics è abbastanza semplice. Dovrete aprire il menù a tendina in alto a destra sotto il nome profilo e cliccare sulla voce “Analytics“. Non la vedete? Non preoccupatevi! Avete solo bisogno di qualche passaggio in più:

– Verificate il vostro business account: è necessario che il vostro profilo business sia associato ad un sito web ufficiale per poter assicurare ai vostri utenti di essere una fonte sicura e valida. Se così fosse troverete il simbolo di spunta proprio nel vostro box di descrizione, altrimenti è sufficiente seguire le istruzioni nell’apposita sezione nell’area business 😉

– Passate al nuovo look, cliccando sulla voce “Switch to the new look” nel menù a tendina in alto a destra.

– Riaprite il medesimo menù a tendina e selezionate la voce “Analytics“.

Il gioco è fatto! Avrete così accesso alla nuova sezione di insight dove poter visionare ed analizzare una serie di dati utili ed interessanti suddivisi ed organizzati in 4 diverse tab: metriche del sito, pin più recenti, i più repinnati e i più cliccati.

1. Metriche del sito

La prima pagina che apparirà una volta entrati negli analytics è quella dedicata alle metriche generiche. Vi “accoglieranno” 4 grafici che mostrano e misurano in blu il valore di una determinata azione mentre in arancione il numero di persone che hanno fatto quella determinata azione. In particolare si tratta di:

  • Pin e Pinner
  • Repin e Repinner
  • Impression e Reach
  • Click e Visitatori

Come nei più famosi Google Analytics è possibile nascondere uno dei due valori, selezionando il corrispondente segno di spunta in alto a destra nel grafico 😉 e cambiare il periodo di riferimento, scegliendo l’intervello di date desiderato nel calendario. Troverete, inoltre, accanto ad ogni metrica, il simbolo del punto interrogativo “?” che potrete utilizzare per approfondire ogni metrica e analizzare le vostre performance.

All’interno degli stessi grafici sono inoltre visibili una serie di valori numerici:

  • in piccolo di colore verde è la percentuale di quella determinata metrica rispetto a quella del giorno prima;
  • in grande in blu è il numero medio giornaliero di quella determinata azione sia essa riferita a pin, repin, impression o click;
  • in grande in arancione è il numero medio giornaliero di persone che hanno fatto quell’azione.

Ovviamente, come per tutti gli analytics che si rispettano, si ha l’opportunità di esportare i dati in un file in formato .cvs.

2. Pin più recenti

Si tratta della seconda tab che potrete esplorare e raccoglie in tempo reale le immagini che vengono pinnate dal vostro sito web offrendo dati sempre aggiornati. In questo caso niente grafici e numeri ma una vera e propria board con le immagini organizzate in pieno stile Pinterest 😉

3. Pin più repinnati

In questa sezione troverete invece le immagini dei pin unici che hanno ricevuto più repin giornalieri nel periodo da voi selezionato. Come per la tab precedente, anche in questo caso è mantenuto il layout visivo e l’organizzazione in una board.

4. Pin più cliccati

In questa ultima tab vengono mostrate le immagini dei pin i cui link sono stati più cliccati e che hanno dunque generato traffico verso il vostro sito. Anche in questo caso sono riportati i pin più cliccati giorno per giorno e per l’intervallo di tempo che si vuole analizzare!

Ninja Tips

Rileggendo le parole di Tao Tao nell’annuncio ufficiale del 12 marzo, si capisce che si tratta di un primo step e che nei prossimi mesi sono previsti degli aggiornamenti per dati sempre più dettagliati. Nel frattempo, però, possiamo sfruttare al meglio le metriche e gli insight già disponibili. Ecco allora due suggerimenti che noi Ninja ci sentiamo di darvi:

  • Integrare: oltre che presi singolarmente, i dati che i Pinterest Analytics ci forniscono sono utili e di valore se integrati e rapportati fra di essi e con altri insight (quelli del proprio sito web, ad esempio). Ciò significa utilizzare in modo ottimale, efficace ed efficiente questo strumento. Un esempio? Notate che il grafico relativo ai pin nella tab metriche segna un picco in un determinato giorno oppure che gli analytics del vostro sito riportano un aumento di visitatori nel giorno xx. Benissimo, segnatevi il giorno, spostatevi nella sezione di riferimento (in questo caso, rispettivamente, quella dei più pinnati e quella dei più cliccati) e selezionate quella stessa data, in questo modo potrete scoprire e capire quale tipologia di pin, tematiche e/o azioni più si addice, coinvolge ed interessa il vostro target. Certamente un aiuto per impostare la stretegia futura!
  • Approfondire: ogni pin contenuto in una della sezioni definite “più popolari” (più recenti, più pinnati, più cliccati) permette infatti di essere aperto, semplicemente cliccando su di esso, ed ottenere maggiori informazioni in merito tra cui la board in cui è stato pinnato, le persone che lo hanno ripinnato, altri pin simili e gli eventuali like, commenti e condivisioni. In questo modo potrete ottenere informazioni sul vostro target ma anche su altri siti, blog, brand ed organizzazione che ispirano e coinvolgono i vostri utenti.

Siamo solo all’inizio, è vero, ma come inizio non ci sembra poi così male. Voi cosa ne dite? Siete d’accordo con noi?

La nuova geoeconomia mondiale e i paesi emergenti: quale futuro ci aspetta?

[Guarda la mappa delle economie emergenti ingrandita qui]

Con la fine del mondo bipolare, l’unificazione della Germania, l’enorme crescita economica del Sud-est asiatico e il rapido progresso tecnologico tuttora in atto soprattutto nei settori dell’informazione, delle telecomunicazioni e dei trasporti, la competizione fra gli Stati si è spostata dal campo strategico a quello economico.
Così elementi come l’innovazione nei linguaggi comunicativi e la globalizzazione portano per effetto ad una interdipendenza economica mondiale.

Come mostrano queste mappe, è soprattutto l’Europa a uscire “provincializzata” dal confronto con le nuove realtà, mentre gli Stati Uniti sono ancora la prima potenza economica e politica.

Più in generale, le potenze emergenti, ovvero i Brics (parola coniata nel 2001 e con cui si fa riferimento a paesi quali Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) e i cosiddetti next eleven ( le altre 11 economie emergenti, quali  Bangladesh, Egitto, Indonesia, Iran, Messico, Nigeria, Pakistan, Filippine, Turchia, Korea del sud e Vietnam) sono oggi un punto di osservazione privilegiato del mondo globalizzato: la loro crescita porta con sé effetti ambientali e sociali rilevanti, non molto diversi però da quelli che stanno sperimentando le società occidentali.

Dimentichiamo le vecchie carte geografiche del dopo guerra e seguiamo la nuova  geoeconomia mondiale.

Economie metropolitane

Le grandi economie metropolitane, quelle dell’ex G7, esteso e diventato poi G8, G10 e così via, sono in grande recessione. Il colore rosso, scelto ad indicare una recessione acuta, avvolge l’intera Europa, pochissimi sono i paesi che tengono ancora e sono soprattutto i paesi nordici a restare, al momento fuori dalla crisi europea. I nuovi paesi emergenti, come si vede, sono tutti in grande espansione.

Porti commerciali

Anche i porti commerciali, negli ultimi anni in crisi per quantità di container pieni trasportati ( perchè a volte anzichè viaggiare con le merci viaggiano vuoti) vedono una piena espansione di quelli asiatici, con un volume di trasporto di container che è decuplicato. Addirittura Shangai batte Singapore, la classifica dei trenta porti al mondo vede spopolare le tigri asiatiche, mentre Europa e Usa inseguono.

Alla conquista del west

Una vera e propria corsa alla conquista del west, come si avveniva alcuni secoli fa. Ora però, come si evince dalla mappa, la concentrazione degli investimenti avviene soprattutto in Asia, e quando escono al di fuori dell’area asiatica, sono concentrati in in pochi paesi.

Con il rallentamento della crescita economica che persiste in molte nazioni sviluppate, gli investitori hanno preso “in simpatia” varie economie di mercati emergenti. Con la giusta combinazione di rapida crescita delle popolazioni, la responsabilità fiscale e nascenti classi medie, possedere titoli di società di queste nazioni è diventato un must, in quanto gli investitori cercano di generare rendimenti da mercati poco conosciuti e quindi poco “battuti”. Negli ultimi tempi, nazioni come la Cina e il Brasile sono spesso risultate ai primi posti delle preferenze d’investimento. Ma alcune delle migliori opportunità di investimento, si trovano nei mercati emergenti di paesi ancora meno conosciuti.

La grande convergenza

La crisi che ha colpito dapprima il sistema economico e finanziaria americano, abbattuta poi su quello Europeo, svela i primi tagli che le imprese ed i governi effettuano, ovvero quelli in ricerca e sviluppo. Tuttavia, la Commissione europea ha rilasciato il quadro di valutazione sull’ R&D. Nonostante la crisi le grandi imprese Ue continuano a crederci: investimenti in innovazione a +9%.

Il problema è che, come si evince dalla mappa, la media europea e quella statunitense scendono, mentre i mercati asiatici continuano ad investire prepotentemente in R&S. Basti pensare che La casa automobilistica giapponese Toyota è in testa alla classifica, mentre la Volkswagen, prima azienda Ue, è al terzo posto (con 7,2 miliardi di euro investiti).
Secondo recenti dati Eurostat, nel 2011 la spesa complessiva per la ricerca nel settore pubblico e privato nell’Ue ha raggiunto il2,03% del Pil, rispetto al 2,01% del 2010.  Ciò è dovuto principalmente ad un aumento della spesa nel settore privato.

Potenze inquinanti

La classifica più temuta dalle grandi potenze mondiali, ed insieme la più pressante durante le diverse conferenze sul clima: i dieci paesi più inquinanti del mondo. 

E’ la Cina il paese più inquinante del mondo in assoluto: parliamo di 8.240.958 tonnellate di emissioni di anidride carbonica emesse solo nel 2010 che aleggiano sulle teste dei milioni di Cinesi.

Al secondo posto troviamo gli Stati Uniti con elevati i livelli di inquinamento, con ben 5.492.170 tonnellate di emissioni di Co2 nel 2010; e ancora troppo poco si sta facendo per combattere le conseguenze di decenni di sviluppo e consumismo senza freni.

Al terzo posto l’India, uno dei grandi paesi in via di sviluppo, le emissioni di anidride carbonica nel 2010 erano pari a 2.069.738 tonnellate. Il dato che più preoccupa riguarda le pericolose esalazioni di cromo dai corsi d’acqua.

A seguire, ecco gli altri paesi, sono: Russia, Giappone, Germania, Iran, Corea, Canada, Sudafrica.

Sviluppo e uguaglianza

Due elementi, Sviluppo ed Uguaglianza, da non sottovalutare nella nostra cultura. Leggendo i tre indicatori presi in considerazione, ovvero Utenti in internet, Pil e coefficiente di Gini, ci si accorge di come le differenze, all’interno delle diverse etnie e popolazioni, siano davvero significative. Il Sudafrica ad esempio, ha un numero limitato di utenti internet e un coefficiente di Gino prossimo ad 1, il che equivale ad una non equa redistribuzione della ricchezza. L’Egitto, di contro, ha un numero elevato di utenti in internet ed un coefficiente di Gini relativamente basso. Come si evince dai dati, c’è ancora molto lavoro da fare, soprattutto se si fa poi riferimento ai dati dell’ Economist Intelligence Unit sulla libertà, la democrazia e la corruzione nel mondo.

La Democrazia  e la corruzione nel mondo

Come si evince dai dati, c’è ancora molto lavoro da fare, soprattutto se si fa poi riferimento ai dati dell’ Economist Intelligence Unit sulla libertà, la democrazia (in cui l’Italia non è che al 31° posto) e la corruzione nel mondo .

[Guarda la mappa della democrazia ingrandita qui]

[Guarda la mappa della corruzione ingrandita qui]

Tech-Industry: chi sono le 10 donne più potenti al mondo?

Tech-Industry chi sono le 10 donne più potenti al Mondo

Che il mondo della tecnologia non sia solo affare di uomini è cosa nota, ma queste 1o donne sembrano volerlo ribadire a gran voce: ecco le 10 dirigenti – in ambito tech – più potenti al Mondo!

Sheryl Sandberg

Prima Google e poi Facebook, dove dal 2008 è direttore generale. Appena arrivata in azienda la prima cosa che ha fatto è stata quella di pensare a come rendere il noto social network remunerabile. Fatto scontato oggi, ma non tanto all’epoca. Pare ci sia riuscita bene…

Tech-Industry chi sono le 10 donne più potenti al Mondo

Ginny Rometty

Nell’ottobre del 2012 è diventata la prima donna a capo del gigante IBM, apportando subito grandi novità ed una strategia quinquennale basata su cloud e business analytics software.
In IBM dal lontano 1981 “Ginni” è una vera e propria veterana dell’azienda, entrata 30 anni fa come systems engineer, oggi ne è a capo.

Tech-Industry chi sono le 10 donne più potenti al Mondo

Ursula Burns

Da 3 anni CEO della Xerox, è da circa tre anni che prova a cambiar faccia all’azienda: da “semplice” produttrice di stampanti e scanner, ad azienda erogatrice di servizi alle imprese, anche grazie ad un’attenta politica di acquisizione di piccole realtà.
Ursula Burns è il sogno di qualsiasi stagista: è entrata nel 1980 proprio come summer intern, prendete nota!

Tech-Industry chi sono le 10 donne più potenti al Mondo

Meg Whitman

Dopo aver provato, senza successo, a diventare governatrice della California nel 2010, solamente un anno più tardi è diventata CEO di Hewlett-Packard. Ha subito ritrattato quanto il predecessore aveva detto, smentendo che il focus dell’azienda non fosse più la produzione di PC. L’attuale situazione finanziaria di HP è critica e per il nuovo CEO sono indispensabili 4 – 5 anni per far si che le cose migliorino.

Tech-Industry chi sono le 10 donne più potenti al Mondo

Marissa Mayer

Dopo anni di onorato servizio in Google (ben 13), nel 2012 passa a Yahoo! per diventarne CEO. La Mayer ha da subito chiarito il focus dell’azienda, ovvero servizi di e-mailing, finanza e sport. Arduo compito il suo, ovvero quello di risollevare le sorti un’azienda che per anni, sopratutto in tempi di Web 1.0 ha dettato marcia, ma che nell’ultimo decennio ha un po’ smarrito la strada.

Il nuovo CEO è anche una delle donne più giovani a rivestire una carica del genere, a soli 37 anni.

Tech-Industry chi sono le 10 donne più potenti al Mondo

Susan Wojcicki

Sicuramente una delle donne più potenti al mondo: nel 2011 è stata responsabile del 96% degli introiti di Google. Senior vice president della sezione che si occupa di advertising, la Wojcicki si occupa di tutti quei prodotti che in pratica invadono la nostra vita quotidiana, come AdWords, AdSense, Analytics e DoubleClick.
Tra l’altro è proprio grazie a lei che è nato il noto motore di ricerca: nel 1998 affittò il suo garage a Sergey Brin e Larry Page, e lì nacque Google, il gigante che tutti noi conosciamo.

Tech-Industry chi sono le 10 donne più potenti al Mondo

Safra Catz

In Oracle dal lontano 1999, nell’Aprile del 2011 è divenuta co-presidente e CFO (Chief Financial Officer) dell’azienda. Con lei alla guida i risultati hanno già ampiamente superato le aspettative degli analisti e molti sono gli investimenti portati a termine con successo, tra cui figurano sicuramente le acquisizioni delle software-house Taleo e Sun Microsystems.

Tech-Industry chi sono le 10 donne più potenti al Mondo

Cher Wang

Co-fondatrice e presidente da 15 anni di HTC, nota azienda taiwanese, Cher Wang non sta passando di certo un buon periodo. L’azienda è in profonda crisi e le “guerre di brevetto” con Apple e Samsung non aiutano di certo. Questo dovrebbe essere l’anno del riscatto, della risalita. Lei dice di non essere affatto preoccupata per le sorti della compagnia, staremo a vedere.

Tech-Industry chi sono le 10 donne più potenti al Mondo

Padmasree Warrior

Fino al 2007 CTO di Motorola, ora Chief Technology & Strategy Officer (CTO) presso Cysco System, una delle più grandi (se non la più grande) aziende produttrici di accessori per computer-networking. Ingegnere chimico, la Warrior è attivissima su Twitter, con quasi 1,5 milioni di follower.

Tech-Industry chi sono le 10 donne più potenti al Mondo

Sue Gardner

Prima del suo avvento, Wikipedia era una compagnia diversa, soprattutto dal punto di vista economico. Nel 2007 c’erano meno di 10 impiegati e meno di 3 milioni di dollari di ricavi mentre nel 2011 si è passati a circa 23 milioni: una cospicua differenza frutto del lavoro certosino della Gardner.

Da annoverare un contratto del 2012 con 2 partner europei del calibro di Oracle e Telenor, con il quale si è riusciti a garantire l’accesso gratuito, senza costi di connessione, agli abitanti di paesi in via di sviluppo come Africa e Sud Asia.

Tech-Industry chi sono le 10 donne più potenti al Mondo

Krizzl: la cover per iPhone che ti disegni da solo

Tutti amiamo personalizzare il nostro smartphone in maniera creativa e unica, mettendoci alla ricerca di cover e case innovativi, che rispecchino il più possibile la nostra personalità e il nostro stile.

Centinaia di designers si sono messi al servizio di questa nuova tecnologia per assecondare quello che è diventato uno dei business più importanti legati agli smartphone, progettando cover di tutti i tipi, raffinate, eleganti, coloratissime, creative, a volte anche in pezzi unici.

Tuttavia Krizzl ha trovato un modo originale per rendere il case del vostro smartphone davvero personalizzato. Come? Beh, semplice. Facendolo disegnare direttamente da voi.

Krizzl, attività nata dalla collaborazione tra Halfmann Mennickeim Design e l’agenzia Elastique, ha realizzato una customizzazione molto creativa per le cover di iPhone 4 e iPhone 5.
Un concept molto semplice ma molto ben riuscito, basato su un album da disegno.

Il kit fornito da Krizzl comprende un case trasparente in plastica rigida, proprio come quello del vostro iPhone, e un blocco da disegno con porzioni di foglio staccabili.
La procedura è semplice: aprite l’album, disegnate ciò che volete, rimuovete l’area di carta staccabile e la fissate dentro al case del vostro iPhone.
Questa operazione è ripetibile ogni volta che si vuole, perché non c’è incollaggio!

3 semplici passaggi e il gioco è fatto. Potete disegnare ciò che volete, in bianco e nero o a tutto colore, irriverente o semplice, caotico o lineare: date al vostro iPhone la vostra personalità!

Il kit è acquistabile direttamente dal sito Krizzl.com.

Veronica Mars: dalla Tv al grande schermo grazie al crowdfunding

I fan sono un’arma potente.
Questo concetto dovrebbe ormai essere chiaro a produttori, autori e broadcaster che più volte si sono trovati a fronteggiare i sentimenti dei fandom.

Lo sanno perfettamente quelli del network televisivo CW: dopo aver cancellato la serie Veronica Mars hanno iniziato a ricevere lettere e petizioni da parte dei fan che non volevano saperne nulla della cancellazione.

Iniziate nell’ormai lontano 2007, le richieste sono continuate fino ad oggi. I fan hanno tentato in tutti i modi, perfino inviando alla CW più di 10.000 barrette Mars, di far comprendere all’emittente che i seguaci della giovane investigatrice erano davvero tanti ed agguerriti.

L’autore della serie, Rob Thomas, decise di scrivere la sceneggiatura per un film che concludesse la storia della sua eroina, ma la Warner Bros non ha mai deciso di investire nel progetto.

Sono passati 6 anni dalla cancellazione di Veronica Mars quando, inaspettatamente, giunge una notizia sensazionale: il film si farà, ma solo con l’aiuto dei fan.

Come? Finanziando il progetto economicamente!

Viene lanciata una campagna di foundraising, presentata in un video dalla protagonista Kristen Bell e da alcuni degli attori principali, Jason Dohright (Logan Echolls), Enrico Colantoni (Keith Mars), Ryan Hansen (Dick Casablancas), accompagnati dall’autore Rob Thomas.

Gli attori creano un simpatico siparietto, in cui raccontano la campagna, riaccendendo le speranze dei fan.

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Chiunque sia interessato al Veronica Mars movie project può collegarsi al sito kickstarter.com e donare una somma. Per i più generosi ci sono regali incredibili, come una copia dello script (per una donazione di 10$), un messaggio vocale personalizzato da Kristen Bell (per 500$), una parte nel film (per 10.000$).

La raccolta, iniziata il 12 marzo, ha solo un mese di tempo per raggiungere il traguardo prefissato di 2.000.000$.

Potrebbe sembrare un passo azzardato chiedere al pubblico di donare denaro per un film, ma i fan sono pazzi, farebbero di tutto per ottenere ciò che desiderano, soprattutto se possono ricevere qualcosa in cambio.

L’idea si è rivelata estremamente vincente: infatti, dopo sole due ore dall’inizio, era già stata raccolta metà della somma prefissata e dopo meno di una settimana il traguardo è stato tagliato. Ad oggi i fan hanno raccolto ben 3.626.579$ e non accennano a fermarsi. Le ricompense più desiderate – come una parte nel film, la proiezione privata e la presenza alla premiere– sono terminate in pochissimo tempo.

Rob Thomas ha istruito bene i suoi seguaci, spiegando che più loro donano, maggiore sarà il valore del film! Si parla addirittura di un finale riscritto per accontentare le esigenze romantiche degli spettatori, ma non c’è ancora nessuna notizia certa.

Come mai i fan sono disposti a tanto?

Le serie televisive sono un aggregatore incredibile di fan. Si creano dei veri e propri universi, con un dialetto, una cultura e dei valori improntati a quelli dei propri beniamini. Un episodio dopo l’altro si entra in un mondo alternativo, si conoscono dei personaggi ai quali poi ci si affeziona. Giunti alla fine è difficile rinunciare a loro, soprattutto se non hanno ricevuto il degno finale che spettava loro!

Questo è il motivo che spinge i fan a donare per realizzare il loro sogno!

Rob Thomas è stato lungimirante, ha colto nel segno proponendo l’unica soluzione possibile per dare ai fan ciò che chiedevano.

Ora mi chiedo, Veronica Mars diventerà precursore di una tendenza? Ogni serie televisiva cancellata ingiustamente riceverà un seguito cinematografico? Forse non tutti, ma qualcun altro ci sta per provare:

Lui è Zachary Levi, protagonista sella serie televisiva Chuck, cancellata dopo 5 stagioni e con un finale non apprezzato da tutti.
Dopo la notizia del successo del Veronica Mars Movie Project ha ricevuto richiesta dai suoi fan di seguire l’esempio di Rob Thomas e dare inizio ad un Chuck Movie Project. L’attore ha acconsentito, comunicando che presto lancerà un suo progetto per rendere felici il fandom del nerd più amato della tv!

“Stiamo entrando nel selvaggio West dell’intrattenimento, dove praticamente chiunque può fare quello che negli ultimi 70 anni potevano fare solo gli studios” – Zachary Levi

Non so voi, ma io ci spero!