Lo scandalo della carne equina: vittime e colpevoli

Lo scandalo della carne equina vittime e colpevoli

Non ci sono problemi di sicurezza alimentare. […] Assicurare la qualità e la sicurezza dei nostri prodotti è stata sempre una priorità. Ci scusiamo con i consumatori e assicuriamo che le azioni prese per far fronte a questo problema si tradurranno in più alti standard e in una rafforzata tracciabilità“.

Così si difende la Nestlè dall’accusa di frode alimentare formulata a seguito dei controlli effettuati su alcuni prodotti a marchio Buitoni, distribuiti dalla Nestlè, che hanno rilevato tracce di carne equina pari all’1%. La multinazionale svizzera ha subito provveduto a ritirare dagli scaffali italiani, spagnoli, portoghesi e francesi, i prodotti incriminati: “Ravioli di Brasato Buitoni” e “Tortellini di carne”.
Diverse sono le aziende coinvolte nell’horsegate, scandalo che dal Regno Unito è dilagato a macchia d’olio in tutti i paesi europei dando il colpo di grazia al già tanto controverso settore alimentare della carne.

I retroscena

Londra, gennaio 2013. Si grida allo scandalo, alla cospirazione criminale. Rigidi controlli alimentari hanno infatti portato alla luce alimenti quali hamburger, lasagne, spaghetti alla bolognese e altri prodotti surgelati e no, “taroccati” con carne di cavallo anziché bovina come promesso nell’etichetta.
Mentre David Cameron minimizza parlando di “imbroglio sulle etichette” e mangiando una “beef pie” (pasticcio di carne) davanti ai fotografi, la Findus ritira dal commercio i prodotti incriminati. Nel frattempo l’Unione Europea interviene avviando controlli rigidi in tutti i paesi europei, Italia compresa, che porteranno al ritiro dai mercati di altri alimenti e al coinvolgimento di note multinazionali.
Lo scandalo della carne equina dilaga.

Lo scandalo della carne equina vittime e colpevoli

I capi d’accusa

Frode alimentare ai danni dei consumatori. Lo scambio di carni all’insaputa dei consumatori è considerato reato. In Italia, dove lo scandalo si è riversato su società nostrane quali Buitoni e Star, il decreto legislativo 109 del 1962, obbliga ad indicare in etichetta la specie animale da cui proviene la carne utilizzata come ingrediente. In Unione Europea vige l’obbligo di indicare solo la carne bovina, dopo l’emergenza della mucca pazza, e non quella di coniglio o cavallo. Ad essere contestata non è solo la presenza di carne equina non dichiarata, ma soprattutto la non tracciabilità di tale alimento.
Da qui il secondo capo d’accusa: tracce di carne di cavallo non destinato al macello e perciò di provenienza non sicura. I cavalli non allevati per la macellazione ma destinati alla corsa sono imbottiti di farmaci, ormoni e stereoidi, il cui consumo è dannoso per l’uomo.

I colpevoli

Altisonanti sono i nomi delle società coinvolte come la Findus e la Nestlé, tra cui spiccano due note società italiane quali Buitoni e Star.
Le suddette multinazionali hanno subito preparato la loro difesa, attribuendo la responsabilità ai propri fornitori. Sul banco degli imputati arrivano dunque la Comigel, azienda alimentare francese che fornisce la Findus, la Schypke, che lavora per la Buitoni e altre aziende minori in Romania dove i controlli sono più blandi.

Lo scandalo della carne equina vittime e colpevoli

Le vittime

I consumatori, i primi ad essere frodati, ma anche i macellai ancora una volta vittime di uno scandalo che li coinvolge senza essere loro i diretti responsabili. E’ bastato poco per far dirigere l’attenzione dei media sul dilemma “carne di cavallo sì, carne di cavallo no” piuttosto che sul reato di frode, facendo passare così in secondo piano i principali attori di questo scandalo.
Stampa, televisione hanno infatti colto l’occasione per tornare a parlare della dieta mediterranea, dei prodotti da consumare e quelli da evitare, dando tempo alle multinazionali di ripulirsi l’immagine e ai commercianti italiani di vedere diminuire la domanda di carne equina in uno dei paesi dove il consumo di questo alimento è molto elevato.

La sentenza

Lo scandalo della carne equina: ennesimo episodio mediatico che passerà presto in secondo piano, senza che nessun reale cambiamento venga apportato e i reali colpevoli paghino, oppure c’è possibilità di un finale diverso?

From Content to Commerce: di cosa si parlerà al Festival of Media Global

Al via tra poco più di un mese la nuova edizione del Festival of Media Global, punto di riferimento per il settore della comunicazione e dell’advertising, che ogni anno analizza con attenzione i nuovi trend e gli scenari in via di definizione nel panorama del media marketing. Ageneda theme per questo 2013 sarà “From Content to Commerce”.

Di content e della sua centrale rilevanza nel marketing online sentiamo parlare quotidianamente. “Content is king” è probabilmente divenuto un piccolo grande mantra per ogni community manager o media strategist. Ma come tutti i concetti popolari, a volte inflazionati, il rischio reale è quello di confusione e perdita di una connotazione precisa. Quello che gli organizzatori del Festival chiamano il ‘Content Conundrum‘, il mistero, l’enigma del content: da quello user-generated all’advertiser funded in tv, esistono tante varianti di content che ne affollano il sistema mediale. Ma in che modo questa ampia varietà di possibilità si traduce nel rapporto tra clienti, media owner e agenzie? È proprio questo ciò che il Festival of Media Global si prefigge di aiutarci a comprendere, tratteggiando nuovi compiti e ambiti di azione per marketer e agenzie negli anni a venire.

Click e malta

Un primo panel di analisi vedrà sul palco pionieri del retail assieme pesi massimi dei global media, a confrontarsi su un nuovo modello di business che vede i media owner gestire le transazioni dei consumatori, a fronte della fornitura di content da parte dei retailer. Marketplace internazionali come Asos e Tesco, le cui case histories saranno protagoniste all’evento (e di cui anche il nostro Ninja Massimiliano Brunelli ha parlato poco tempo fa), stanno acquisendo sempre più potere all’interno del mondo dell’ecommerce: non solo grandi marchi, ma anche piccole startup si appoggiano a queste realtà in virtù del traffico molto più elevato e delle logiche commerciali che queste aziende possono fornire.

La moneta é liquida, ma lo é anche la fedeltà

In uno scenario mondiale in cui gli scambi economici si effettuano sempre piú in formato elettronico, sta crescendo un dibattito riguardante non tanto la proprietà rivendicabile sulle transazioni effettuate dai consumatori, quanto quella della fedeltá di questi ultimi. Sin dai tempi della nascita di Ebay, sono la reputazione online e la fiducia dei conusmatori ad essere diventati vere e proprie leve di marketing che si appoggiano su un modello di business che va oltre le componenti ‘hard’ del prodotto.

Il ritorno dei nativi

Ecco un’altra delle sfide delle quali si parlerà al prossimo Festival of Media Global: “Go Native”.

Il “native advertising” viene da molti indicato come la nuova frontiera del marketing online e l’alternativa al display advertising. Definibile come una forma di web advertising dove l’investitore cerca di attrarre l’attenzione dei consumatori fornendo contenuti di valore nel contesto della loro user experience, si allontana da forme oramai mal sopportate di ‘interruption marketing’ andando a proporsi là dove gli utenti già stanno cercando valore.

Algoritmo versus uomo

La tecnologia assumerá un ruolo sempre piú importante anche nei processi decisionali della pianificazione media. Siamo pronti ad un futuro dove i media planner saranno sempre piú marginali?

Marketers esperti provenienti da diversi settori produttivi si confronteranno su queste tematiche dal 28 al 30 aprile a Montreux. Cogliete l’occasione di partecipare! Trovate tutte le info qui e sul sito ufficiale.

Besame Mucho: la violenza raccontata dagli abuser

Solitamente, nella nostra Sezione Social Media di Ninja Marketing, vi parliamo della creazione di relazioni tramite l’utilizzo dei Social Network. Oggi vogliamo presentarvi un progetto chiamato Besame Mucho, un progetto nato sul web, che sta crescendo proprio grazie alle reti sociali del web, ai mezzi di condivisione che permettono di abbattere le distanze geografiche.

Il progetto Besame Mucho si propone di creare un documentario che cercherà di delineare la figura dell’abuser, indagando e sviscerando ciò che sta dietro al comportamento violento. I lividi, i segni che la vittima designata è costretta a subire, rappresentano il culmine di una violenza che si è manifestata in altri differenti forme, come per esempio la forma verbale.

Spesso il carnefice è vittima al tempo stesso, vittima di un passato, di esperienze che hanno indelebilmente segnato la sua vita. Episodi di violenze inflitti in un periodo adoscenziale, traumi psicologici, pressioni sociali… Nessuno nasce abuser.

Possono esserci tante cause, con Besame Mucho si cercherà di delineare il profilo dell’abuser. Un piccolo ma grande passo verso quella che potrebbe essere la soluzione per porre fine al dolore silenzioso, con cui devono confrontarsi ogni giorno diverse persone di tutto il mondo.

In quel momento ho pensato che avrebbe avuto un attacco di amor proprio. Che avrebbe alzato la voce, che mi avrebbe ingiuriata o qualcosa del genere. Invece no: ha frignato. E poi ho avuto la conferma che, se poteva fare questo a se stesso, allora poteva fare a me qualsiasi cosa.

Parlare da soli, Andrès Neuman

Ecco il video promozionale:

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Chi c’è attualmente dietro a Besame Mucho e su quali social posso informarmi?

Sempre in contatto grazie ai social network e agli strumenti di lavoro che consentono di lavorare il remoto, nonostante siano in diverse parti del mondo:

Oltre al Blog, puoi trovare Besame Mucho sui canali social: 

Come posso contribuire alla realizzazione del documentario?

La campagna di raccolta fondi è iniziata il 18 marzo e continuerà per due mesi. Per portare a termine il progetto è stata scelta la piattaforma di crowdfounding Kickstarter su cui ognuno di noi può fare la propria donazione, in questo caso per Besame Mucho.

Buona fortuna Besame Mucho, che il potere dei social sia con voi! 😉

Mi suishido: le illustrazioni anti-manga di Stefano Perrone [INTERVISTA]

Cosa ne pensate del sushi? Di fronte a questa domanda, le opinioni si dividono: c’è chi non può fare a meno di onigiri e salsa di soia e chi, troppo legato ai sapori del Made in Italy, non rinuncerebbe mai a pizza e spaghetti.

Stefano Perrone, giovane art director di Saatchi and Saatchi appartiene decisamente alla seconda categoria, a giudicare dalla sua raccolta di illustrazioni Mi Suishido: pezzi di sushi in preda a istinti suicidi trovano i modi più creativi per farla finita, per la gioia di chi non si è mai abituato alla moda dei ristoranti giapponesi. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Stefano Perrone, per saperne di più su di lui e sulle sue ironiche illustrazioni.

Tuffarsi nel the verde bollente

Come nasce Mi Suishido? Una cena al ristorante giapponese finita male?

Nasce dopo una settimana di lavoro estenuante. È venerdì sera, arrivo a casa, mi butto sul letto e guardando Facebook vedo una foto di una collega intenta nella preparazione di bocconcini di sushi. Ha un coltello in mano e sta tagliano il sushi in porzioni. Il processo mentale è immediato: omicidio-suicidio-suishidio. Posso concludere che Mi suishido è nato da una “freddura”. E possiamo tranquillamente aggiungere che odio il Sushi.

Alla deriva con la barchetta

Dobbiamo aspettarci un libro-tormentone sulla scia di “Il libro dei coniglietti suicidi” di Andy Riley?

È una bella ambizione, sto ancora cercando di farmi una idea di quanti soggetti possa riuscire a realizzare, ma credo che il numero utile per un libro illustrato sia un traguardo raggiungibile. L’obiettivo di adesso è diffondere Mi suishido sul web, sfruttando tutti i canali possibili. Aprirò a breve un profilo twitter e mi sto muovendo per la stampa dei soggetti su t-shirt.

Lo stile delle tue illustrazioni è minimal, ma curato nei dettagli. C’è qualche artista/disegnatore che ha influenzato il tuo lavoro?

Quando ho pensato di tradurre una freddura nel progetto Mi suishido, avevo in mente come realizzare le illustrazioni. Sinceramente non mi sono ispirato ad un illustratore o artista in particolare, ma sfoglio tantissimi libri di graphic design e illustrazione e sicuramente i miei disegni saranno la fusione di alcuni stili che inconsciamente avrò assimilato.

Impiccato con uno spaghetto di soia

Come realizzi i tuoi disegni? Illustrator, Photoshop, tavolette grafiche? Preferisci fare molte bozze o lavorare “d’istinto”?

Innanzi tutto penso al soggetto: cerco di immaginare il protagonista nel contesto di una cucina giapponese o tradizionale, e penso a quale attrezzo, arnese o ingrediente possa interagire con esso affinchè possa suishidarsi. Poi ricerco delle immagini per creare il collage che mi servirà come base di partenza per l’illustrazione.

Creato il collage con Photoshop, lo imposto come fondo e inizio a disegnare a mano libera con penna grafica e tavoletta i contorni della illustrazione, per poi procedere con i colori. Tendenzialmente preferisco lavorare d’istinto e il logo di Mi suishido ne è l’esempio, in quanto si tratta della visualizzazione di un semplice processo mentale: sushi, giappone, bandiera giappone, ferita.

Anche l’illustrazione è “buona la prima”.

Sotto un treno

Un disegno è davvero finito quando…

…quando non sai più come migliorarlo.

Meno sushi e più…

…cucina nostrana, quella autentica, paesana. Nonostante ciò, adoro la cucina etnica.  Della cucina giapponese non mi piace il pesce crudo, ma lo stesso discorso vale anche per quella italiana.

Il tuo prossimo progetto?

Il prossimo progetto sarà di tipografia. Ho studiato insieme a due amici art director, Andrea Salvaneschi e Antonio Tardio, un font particolare, caratterizzato non da 26 lettere ma da 676 logogrammi diversi: si chiama FONT DE MATT. Abbiamo realizzato una trentina di poster grafici usando i logogrammi che abbiamo creato Infine il 27 marzo, terrò una personale presso il Fashion Cafè di Piazza San Marco 1, Milano dove esporrò le mie stampe di digital art, a cui ovviamente siete tutti invitati. Potete aderire qui.

Praticate Ninjutsu su un riccio di mare

Salutiamo Stefano, e lo ringraziamo per l’illustrazione in esclusiva per Ninja Marketing: Praticare Ninjutsu su un riccio di mare. Potete vedere gli altri disegni della serie sulla pagina Facebook Mi Suishido.

Aziende italiane mai così in crisi: fallimenti e chiusure record

Dal recente rapporto “Osservatorio su fallimenti, procedure e chiusure di imprese” stilato da Cerved-Group emerge un quadro di crisi profonda e pessimismo riguardo allo stato delle aziende Italiane che nel 2012 hanno raggiunto il record di fallimenti e chiusure.

Negli ultimi quattro anno infatti ben 45.000 aziende hanno dichiarato fallimento, con i danni maggiori registrati nel settore terizario.
A livello geografico risulta essere il nord l’area più colpita, anche a causa del maggior numero di imprese presenti.

Le notizie non sono migliori per quanto riguarda le procedure concorsuali avviate, infatti sono anche esse in aumento e solo nell’ultimo trimestre del 2012 ci sono state circa 1.000 richieste di concordato preventivo.

Altro fenomeno preoccupante riguarda il numero di procedure di liquidazione volontaria avviate dalle aziende. Ammontano infatti a 43.000 le aziende che hanno deciso di chiudere i battenti nel solo quarto trimestre del 2012, mentre sono 90.000 su base annua. E si tratta di aziende che prima di allora non avevano mai manifestato sintomi gravi quali l’avvio di procedure concorsuali.

Quest’ultimo dato denota un senso di sconforto avvertito dagli imprenditori che si sentono abbandonati dallo Stato, respinti dal sistema bancario e avviliti dal netto calo della domanda.
I margini operativi lordi, come registra Cerved-Group, sono in caduta libera per i fattori sopracitati e le prospettive sulla redditività futura non sono di buon auspicio.

E’ stato stimato che anche se il PIL Italiano dovesse crescere d’ora in avanti di un 2% annuo, bisognerebbe attendere il 2018 per tornare ai livelli di redditività pre-crisi, un orizzonte temporale davvero troppo lontano per chi si trova in difficoltà già da oggi.

Il quadro di negatività si chiude con il dato dei protesti in forte aumento e che per quanto riguarda ritardi gravi che superano i due mesi sono aumentati vertiginosamente nel corso del 2012, passando dal 5,7% delle aziende nel secondo trimestre 2012 al 7,1% dell’ultimo trimestre dello stesso anno. Purtroppo il dato non lascia ben sperare perché tipicamente questo tipo di ritardo nei pagamenti tende a tradursi in un default.

Berlusconi, arte e cinema nei migliori annunci stampa della settimana

Come ogni settimana ecco la nostra selezione dei migliori annunci stampa in circolazione. Un viaggio alla scoperta delle migliori idee creative in giro per il mondo. È davvero difficile compilare una lista esaustiva perciò, se avete visto qualcosa di interessante, non esitate a segnalarcelo nei commenti.

E adesso partiamo.

Ford Figo: Silvio

Il nostro Silvio nazionale, ormai icona pop mondiale, è il protagonista dell’ultima campagna pubblicitaria della Ford. La casa automobilistica americana sceglie il nostro ex presidente del consiglio per illustrare una delle caratteristiche più importanti dell’ultimo modello Ford Figo: il bagaglio ultracapiente. L’ideale per “lasciarsi le proprie preoccupazioni alle spalle”. Letteralmente.

Advertising Agency: JWT, New Delhi, India
Art Director: Supriya Berry
Copywriter: Binoy S. Sarkar
Illustrator: Nithin Rao Kumblekar

IndieLisboa: Hollywood è a corto di idee

Geniale il modo in cui i creativi della divisione portoghese di Leo Burnett hanno utilizzato il tema dei topoi cinematografici e della ricorsività dei generi a favore del cinema indipendente.

“Hollywood è a corto di idee, vieni a vedere qualcosa di nuovo” è la riuscitissima headline della campagna ideata per l’IndieLisboa ‘13, il festival cinematografico indie che si svolge ogni anno, da 10 anni, nella capitale portoghese. Un’occasione per tutti gli appassionati di cinema per scoprire produzioni indipendenti concepite al di fuori del ferreo sistema industriale di Hollywood.

E ora via alla gara a chi indovina i tre titoli dei film rappresentati. Indizi: uno è un classico che più classico non si può, nell’altro il mattino ha l’oro in bocca, il terzo è Spiderman.

Advertising Agency: Leo Burnett, Lisbon, Portugal
Copywriters: Steve Colmar, Pedro Pinho
Art Directors: Thiago Cruz, Leonardo Pinheiro
Illustrators: Bruna Guerreiro, Silvia Rodrigues, Sara Louise Tucker, Mariana a miserável, Fábio Santos, Douglas Cardoso

ARS JET-PRO: La fine del loro mondo

Così potente ed esplicativo è il visual di questa campagna che quasi l’headline è superflua. Nessuna pietà per gli insetti: avranno pure il loro posto nel cerchio della vita, ma non devono accamparsi a casa mia. Per cui: al mio spray, scatenate l’inferno.

Grande esempio di come un concept non brillante possa essere valorizzato da una grafica eccellente.

Advertising Agency: Dentsu Plus, Bangkok, Thailand
Art Directors: Supparat Thepparat, Naphol Chantapakorn
Copywriters: Subun Khow, Pattarapong Lapjarupong

ArtInvestor: Time is Monet

Perfetto il calembour pensato per la campagna di ArtInvestor, guida rapida per collezionisti che intendono destreggiarsi in un mercato, come quello dell’arte contemporanea, diventato complesso quanto quello delle commodities, regolato dalla legge della rivalutazione dell’investimento, ma sempre comunque consapevole dell’eccezionalità del “prodotto” scambiato.

L’omofonia tra le parole “money” e “Monet” richiama subito all’orecchio l’astuzia capitalista del celebre adagio, aprendo però ad una riflessione più profonda: qui non si scambia roba qualsiasi, qui si contratta l’ingegno.

Advertising Agency: dieckertschmidt, Berlin, Germany
Art Directors: João Peixoto, Kurt Georg Dieckert, Stefan Schmidt
Copywriter: Stefan Schmidt

Mercedes-Benz: Potenza perfettamente distribuita

La Mercedes utilizza una metafora visiva semplice, esplicativa ed evocativa per spiegare il suo ultimo sistema di trazione integrale basato su quattro ruote motrici permanenti. Una tecnologia d’avanguardia che permette di stabilizzare elettronicamente il veicolo grazie al trasferimento automatico di potenza dall’asse anteriore a quello posteriore. Progettato per non perdere mai aderenza.

Riuscito tentativo di tradurre un astruso concetto ingegneristico in una suggestiva immagine d’impatto.

Advertising Agency: Jung von Matt/Limmat, Zürich, Switzerland
Creative Directors: Alexander Jaggy, Lukas Frei
Art Director: Adrian Merz
Copywriter: David Hugentobler

I falsi miti delle strategie di mobile marketing

I falsi miti delle strategie di mobile marketing

Mobile marketing significa evoluzione costante, budget, risorse. Ne abbiamo parlato sia in termini di strategia che di cultura.

Siete ancora perplessi? Vi servono altri riferimenti? Non abbiate paura di perdervi nella giungla e seguiteci: oggi vi mettiamo in guardia dai falsi miti più pericolosi in cui rischiate di incappare. Là fuori c’è qualcuno che sta aprendo nuove strade e a suon di errori ha lasciato dietro di sè un know-how da sfruttare.

Mobile uguale device, Web uguale desktop

Non è mai stato vero. Mobile significa mobilità e si riferisce prima di tutto all’idea di utenti, utilizzatori di tecnologia, prima che ai loro device e alle app. Trascurare i contesti e le esperienze porta inesorabilmente a errori grossolani e cicli di vita brevi.

C’è addirittura chi parla di una grande allucinazione, in questo senso:

“Abbiamo creato di nuovo un’allucinazione diffusa. Prima c’era l’utente desktop ideale, dotato di un unico monitor perfetto, una connessione iperveloce e una dose infinita di attenzione e ora l’utente mobile esemplare, intento a fare una sola cosa alla volta e completamente privo di distrazioni.”

(Jeremy Keith, autore di HTML5 for Web Designers ).

Mobile è solo iOS

Le quote di mercato di Apple non sono esattamente lo specchio della sua popolarità. Privilegiare iOS a priori significa perdersi più della metà del mercato.

Solo negli USA Google ne possiede il 53%, con una moltitudine impressionante di device Android (date un’occhiata a questi dati, fonte Comscore). Device diversi significa diverse dimensioni e risoluzioni degli schermi e diversi browser di navigazione mobile, anche di terze parti.

Come dicevamo poco fa, l’uniformità in campo mobile è una leggenda.

I falsi miti delle strategie di mobile marketing

Mobile Marketing è più semplice

La decisione di quante e quali features deve avere un’esperienza mobile non è una sintesi di quella reale o desktop. Evitate assolutamente di decidere al posto degli utenti, anzi fate in modo di lasciargli tutte le possibilità di scelta. E’ fondamentale.

Il pericolo è di veder crollare inesorabilmente il tasso di engagement. Altra cosa è capire tramite testing e interazioni reali se ci sono features non adatte o necessarie all’esperienza ricercata.

Mobile uguale app

Stiamo diventando ripetitivi? 🙂

Eppure sugli store è pieno di applicazioni al limite dell’usabilità (se non oltre). Per non parlare dell’estetica. E’ impossibile creare l’app perfetta per qualsiasi servizio o prodotto, soprattutto quando vogliamo che l’esperienza replichi la maggior parte delle caratteristiche desktop.

Valutate con cura le tecniche di responsive design che, se realizzate ad hoc, provocano una forte impressione di coesione e fluidità alle diverse esperienze (desktop, smartphone, tablet). Oltre a liberarvi dal peso di dover sviluppare un’app per ogni piattaforma.

I falsi miti delle strategie di mobile marketing

 Avete preso nota? Vi aspettiamo nei commenti, segnalateci le vostre esperienze!

Coinvolgere gli utenti: i Top Fan di Giangiacomo Feltrinelli Editore [INTERVISTA]

Un social network, sia esso Facebook o Twitter ha la sua ricchezza negli utenti che lo abitano. Senza, non ci sarebbero i contenuti che rendono interessante l’abitare un ambiente digitale, a prescindere dalla capacità di connettere gli user offrendo strumenti di comunicazione alternativi.

I brand, in questo, diventano attori importanti sulla scena, potendo offrire ai propri fan e follower spunti di discussione e risorse interessanti: non per nulla, in questi anni abbiamo imparato che un’azienda che non dialoga e non valorizza il proprio pubblico sui social network non sfrutta al massimo le possibilità che le piattaforme digitali offrono.

Per questo ci ha molto colpito un’iniziativa di Giangiacomo Feltrinelli Editore, che sulla propria brand page di Facebook ha lanciato un’app molto particolare: I nostri Top Fan. Un principio semplice ed efficace, di cui abbiamo discusso con Valeria Pagani, che si occupa di marketing digitale per la casa editrice milanese.

1) “I nostri top fan” è un’iniziativa interessante perché premia la partecipazione: da dove nasce l’idea di incentivare il coinvolgimento degli utenti, usando anche dei piccoli premi?

Abbiamo iniziato, negli ultimi tre mesi, un percorso a tre tappe (ascolto, connessione e coinvolgimento) per riuscire a crescere insieme ai nostri fan, in particolare quelli di Facebook.

Dopo la fase di ascolto, che ha anche visto la realizzazione di una survey rivolta proprio ai fan, abbiamo attivato un piano di attività’ mirate che prendevano spunto proprio dai loro suggerimenti. I fan di Giangiacomo Feltrinelli Editore sono speciali, vivono la nostra pagina come un modo per avvicinarsi, non solo ai libri e agli autori, ma soprattutto a noi, come editore.

Per questo come primo progetto abbiamo lanciato “Vivi Feltrinelli” che ha portato i fan proprio dentro la nostra sede a Milano e visto il grande coinvolgimento dimostrato, abbiamo deciso come seconda iniziativa di lanciare il Top Fans del Mese. In sostanza e’ una app che valuta una serie di parametri e che ogni mese decreterà il fan numero uno. Per quanto riguarda i premi saranno veri, unici e legati al nostro lavoro di editore.

I libri che daremo infatti avranno tutti qualcosa di speciale, consigliamo di seguirci per scoprire di che cosa si tratta! In ogni caso diciamo che connettersi e avvicinarsi ai fans è davvero fonte di continui stimoli e il processo di coinvolgimento vedrà nel tempo altre iniziative che si aggiungeranno a questa.

2) Il contenuto è alla base di ogni interazione nella social sfera: a memoria (potrei sbagliarmi), siete i primi in Italia che premiano chi ne produce di più, sia esso un post, con link condiviso, un like, creando quasi una sorta di competizione fra utenti. In questo senso, avete avuto un riscontro dagli insight? “I nostri top fan” ha portato più traffico?

Non siamo i primi a lanciare l’idea del “Top Fans” del mese ma siamo sicuramente i primi a premiarli con qualcosa di unico, pur essendo legato ovviamente al nostro lavoro (ad esempio, un libro autografato con dedica, una visita in azienda, un pranzo con un autore, ecc.).

Secondo noi il valore del premio non doveva essere “in denaro” oppure attraverso buoni sconto, non quantità (tanti libri in regalo) ma qualità perché è lo spirito con cui ci vogliamo avvicinare e coinvolgere nel tempo i nostri fan su Facebook. Loro vivono intensamente la nostra pagina, il traffico è in costante crescita con numeri importanti e la dimostrazione principale della riuscita di questa attività è proprio quella legata al contenuto.

Loro scrivono recensioni sui libri che pubblichiamo, commentano quando partecipano ai nostri eventi, condividono con noi il piacere di “avete tempo per leggere” (guardate l’iniziativa del venerdì, per esempio, in cui invitiamo a “stare calmi e a prendersi tempo per leggere” che è diventata virale sia su Twitter sia su Facebook) e siamo certi che questo percorso, appena iniziato, sarà intenso e stimolante per tutti.

3) Come avete realizzato l’app e con quali costi? (qui se potete fare una presentazione a Bookshaka non sarebbe male ndr)

L’app è stata realizzata a costo zero grazie al tool di Facebook e ci ha aiutato per migliorare la configurazione una società chiamata Evolution PR, che per noi gestisce i link sponsorizzati su Facebook, strumento che vorremmo testare e che per ora non abbiamo ancora utilizzato.

4) Il mondo dei social network e le case editrici: come trasferire un brand importante come quello di Feltrinelli su Facebook?

Su questo punto ci sarebbe tanto da dire. Le case editrici sono in ritardo, hanno un gap da colmare e ci stanno tutte provando. Feltrinelli lo vuole fare bene, in linea con la sua visione e con i suoi valori che porta avanti con determinazione da oltre 50 anni.

La sfida è proprio questa, non avere fretta di crescere, non usare i social network in maniera opportunistica ma come vero spazio per comprendere i nostri lettori, avvicinarsi a loro in modo non banale e coinvolgerli davvero. Il nostro obiettivo della strategia social è quello di creare una relazione con loro che siamo sicuri genererà valore nel tempo proprio perché vera per entrambi.

5) Progetti futuri? Potete darci qualche anticipazione?

Il lancio del libro di Saviano… Questo è il progetto che sicuramente ci vedrà coinvolti in questo periodo. Per le anticipazioni andate qui!

Caprai4love: un braccialetto Cruciani per salvare la nostra cultura

Il patrimonio culturale italiano è uno dei più ricchi e variegati al mondo, troppo spesso però non ci rendiamo conto di vivere in un luogo immerso di storia. Posti che vediamo ogni giorno finiscono per passare in secondo piano anche se sono stati testimoni di conflitti, grandi gesta e altrettanto grandi amori. Se anche voi, come noi, pensate che sia ora di impegnarsi per la salvaguardia dei nostri tesori abbiamo l’iniziativa che fa per voi: si chiama Caprai4love e vede protagonisti il produttore vinicolo, nonchè patron del marchio Cruciani, Arnaldo Caprai e il Comune di Montefalco, in provincia di Perugia.

Questa iniziativa mira a salvaguardare un vero e proprio pezzo di storia, ovvero attraverso la vendita di una edizione speciale dei famosi braccialetti Cruciani, realizzati in pizzo macramè, il Comune vuole prendere all’asta la lettera scritta dal famoso pittore rinascimentale Benozzo Gozzoli nel 1452. Siete curiosi di saperne di più? Allora non posso far altro che narrarvi la vicenda del piccolo comune di Montefalco e del suo leale pittore:

uesta storia risale al 1452, quando il famoso pittore rinascimentale Benozzo Gozzoli si trovava a Montefalco per dipingere degli affreschi nella chiesa di San Francesco. Mentre era intento a dipingere ricevette una lettera dall’illustre Signore Brancacci Fiorentino nella quale venivano richiesti i suoi servizi a Firenze. Il pittore scrisse una missiva di rifiuto, in quanto era già impegnato nella sua opera per San Francesco.

Proprio questa lettera, scritta di pugno da Gozzoli, è la protagonista dell’iniziativa Caprai4love. Essa è una rara e imperdibile testimonianza che sancisce il forte legame che si era instaurato tra il pittore e il piccolo comune. A quel tempo infatti, non succedeva spesso che un artista rifiutasse un’offerta da un illustre Signore per continuare il suo lavoro in opere commissionate da persone comuni.

Il challenge SOCIAL+E

Se partecipi al challenge SOCIAL+E, contribuirai con le tue foto a diffondere in rete questa importante iniziativa. Tagga le tue foto su Instagram con l’hashtag ufficiale #caprai4love e la vedrai comparire nella gallery ufficiale.

Il braccialetto Cruciani per #Caprai4love sarà disponibile a partire dal 7 Aprile, noi andremo a comprarlo perché vogliamo fare qualcosa di concreto per la salvaguardia del nostro patrimonio culturale, e voi? 🙂

SMAU Business 2013: la cartina di tornasole dell'Italia

Dal sito web di SMAU:

SMAU è il più importante momento d’incontro tra i principali fornitori di soluzioni ICT e gli imprenditori e i decisori aziendali delle imprese e pubbliche amministrazioni e il mondo del canale ICT: un appuntamento in cui vengono raccontate tutte le principali novità in ambito tecnologico e le connesse implicazioni per il business derivanti dall’adozione di tecnologie digitali.

Siamo andati a curiosare nella tappa di Roma del 20 marzo se quanto riportato dal sito di SMAU sia appropriato o meno, a nostro giudizio ovviamente.

B2B: perché la prima impressione non è stata positiva…

Appena arrivati (non senza fatica viste le poche indicazioni trovate strada facendo…) lo spettacolo non è dei più invitanti, o meglio: siamo sempre davanti al solito schema fieristico ormai un po’ datato.

Compiuta la registrazione si può apprezzare come il padiglione dove si svolge la fiera sia idealmente diviso in 2 zone: quella del “business to business” e quella del “business to consumer”.

Obiettivamente la prima parte della fiera (quella business to business) non funziona proprio. I maggiori player del mercato, tra cui Cisco Systems e Microsoft, hanno affidato la rappresentanza dei loro stand ad alcune aziende partner: per quale motivo qualcuno si dovrebbe fermare di sua spontanea volontà a prendere brochure e chiedere informazioni su prodotti che stanno sul mercato da anni?

Mi sembra la stanca reiterazione di un modello piuttosto vetusto.

…e la presenza della PA è addirittura messa peggio

La presenza della Pubblica Amministrazione è garantita dallo stand di Roma Capitale al centro del padiglione espositivo. La presenza dell’Assessorato alle Attività Produttive al Lavoro e al Litorale (così si chiama) è motivato dall’investimento di Roma nelle politiche che la dovrebbero portare a diventare un modello di Smart-City.
Ma la strada sembra piuttosto lunga e piena di buche. Provate a chiedere a qualche cittadino della capitale! Lo Sportello Unico Attività Produttive inaugurato dall’amministrazione pubblica non molto tempo fa sembra un’iniziativa fine a se stessa se non fortemente pubblicizzata e sostenuta.

La delusione comincia a serpeggiare.

Se non che in questa prima sezione della fiera c’è la possibilità di vedere finalmente da vicino una stampante 3D di ultima generazione. Non faremo il nome del produttore, ma come Cisco e Microsoft alla fiera è presente un distributore e l’approccio non può essere che meramente commerciale senza quella componente di, passatemi il termine, visionarietà tipica di un brand produttore.

Alla domanda:”Bene, il risultato mi sembra gradevole e piuttosto preciso, ma il materiale con cui si crea l’oggetto 3D può essere riciclato e riutilizzato?” la risposta è piuttosto perentoria ed anche stupita della domanda:”Ma certo che no, si tratta di ABS*!”

Ma come? Non sapete cos’è l’acrilonitrile-butadiene-stirene, per gli amici ABS? Si tratta di un polimero termoplastico utilizzato per creare oggetti leggeri e rigidi! 😉

Un poco sconsolato provo ad addentrarmi nella seconda parte della fiera.
E per fortuna mi posso riprendere l’entusiasmo che mi era stato rubato dalla prima metà dell’esposizione.
Manco a dirlo, la ventata di aria fresca è portata dall’area delle startup.

Il Barcamper

Come per l’area che abbiamo definito business to business il fulcro, da un punto di vista logistico, era lo stand di Roma Capitale, nell’area business to consumer lo è il camper di Barcamper.
Mi soffermerò su 2 tra quelle che hanno colpito di più la mia attenzione.

1. Arianna

La prima, che si chiama Arianna, ha creato tra le altre soluzioni a portafoglio di questa dinamica e giovane software house:
Granny and the Thief, un bel gioco per smartphone di cui sentiremo parlare (cercatelo su store e web)
aCook, una app working in progress che promette di rendere social la dispensa che abbiamo tutti in casa e di unirla alla fantasia di ogni chef della community (cominciate a provarla mentre cresce)

Ho avuto l’opportunità di conoscere Salvatore Carlucci, suo Chief Operating Officer, ed il suo entusiasmo non può non colpire, soprattutto rispetto al piattume della prima parte dell’esposizione.

Una menzione d’obbligo va ad Emil Abirascid (nostro special guest quando abbiamo lanciato la sezione Business) che con il suo network Startupbusiness ha fatto sì che Arianna potesse essere presente alla vetrina di SMAU.

2. Alioth

La seconda, che si chiama Alioth, ha presentato la sua soluzione per la “domotica fai da te”: Infixit.

Un sistema che fa dialogare la nostra casa con la rete semplicemente sostituendo la vecchia placca luce con una placca evoluta, Infixit per l’appunto, ed il gioco è fatto. 
Gestibile con il proprio smartphone e completamente scalabile si può trasformare in un sistema di allarme, in un impianto di diffusione audio Wi-Fi, e/o in un telecomando universale per qualunque elettrodomestico, tutto connesso alla rete.

Il fondatore della startup Marco Tampieri, ex studente di ingegneria al Politecnico di Bari, sta cercando di poter attingere a dei fondi europei per investirli su ricerca e sviluppo: ha bisogno di integrare nel suo team un ingegnere elettrico, uno sviluppatore ed un designer.

Alla fine del tour attraverso SMAU la sensazione è che questo roadshow sia in un momento di transizione tra la sua veste istituzionalizzata, ma che si sovrappone ad altri eventi del genere senza averne la stessa forza politica (basti pensare al peso specifico del Forum PA che si tiene sempre alla fiera di Roma), e la sua veste più innovativa che probabilmente dovrebbe essere incentivata ancor di più visto che SMAU si caratterizza per il fatto che è un roadshow a più tappe per l’Italia tutta: Bari, Roma, Padova, Bologna e Milano.

Quello che vorrei chiedere a SMAU è un po’ più di coraggio: si tratta di una vetrina potenzialmente molto importante e valida per tutto il nostro Paese: non lo facciamo diventare l’ennesima occasione sprecata.

Il commento di Pierantonio Macola, Amministratore Delegato di Smau

In risposta al mio articolo, riceviamo un’email dagli organizzatori dell’evento, che ci segnala le parole di Pierantonio Macola a completamento del discorso fin qui fatto.

Molte aziende espositrici sono presenti direttamente, come ad esempio Vodafone, Lenovo, Intel e Fujitsu, altre invece scelgono di valorizzare la propria rete di partner sul territorio, tra le altre Cisco, HP, Infor, Microsoft e Telecom Italia. Questo perché per parlare alle imprese molti grandi player del settore scelgono di appoggiarsi alla proprio rete di partner italiani che, per prossimità geografica e “culturale”, sono maggiormente in grado di interpretarne le esigenze.

Perché parlare con loro, invece che direttamente con la casa madre? Perché se sei una impresa piccola e media, come la maggior parte delle realtà nel nostro Paese, è probabile che siano proprio le piccole e medie imprese come te a capire meglio di cosa hai bisogno per la tua azienda e non è sempre detto che l’ultima novità sul mercato sia quella più indicata, anzi, molto spesso gli imprenditori preferiscono basarsi sulle esperienze di chi, prima di loro ha già sperimentato con successo una determinata tecnologia, prima di fare il “passo”.

Ringraziamo perciò l’organizzazione di Smau per l’attenzione che ci rivolge e per averci voluto raccontare anche il suo punto di vista sull’evento.