Il caso Zalando: una best practice nell' eCommerce di qualità [INTERVISTA]

Torniamo a parlare di eCommerce e, dopo la case history di vente-privee, oggi presentiamo Zalando, che a mio avviso ne costituisce un esempio comparativo.

Zalando GmbH è una società di eCommerce fondata in Germania specializzata nella vendita online di scarpe, vestiti e altri accessori.
Creata nel 2008, dal 2009 al 2012 l’azienda è riuscita ad entrare praticamente nei più importanti paesi europei.
Il fatturato dal 2010 al 2012 è cresciuto da € 101,2 milioni a 1 miliardo di euro.

Ho fatto commentare questi risultati da Giuseppe Tamola, country manager di Zalando Italia, e Felix Kreyer, regional manager di Zalando per l’area Sud Europa, che hanno risporto così alle mie domande.

Un miliardo di fatturato che ruota intorno ai servizi offerti ai clienti

1,15 miliardi di euro di fatturato netto e punto di pareggio nei mercati chiave: in che modo Zalando ha raggiunto questo successo in soli 4 anni dal momento in cui è stata fondata?

Felix Kreyer: “Il successo di Zalando poggia innanzitutto sull’attenzione rivolta alle necessità dei nostri clienti. Volevamo offrire un assortimento vasto e che potesse soddisfare ogni esigenza in ambito fashion, e per questa ragione abbiamo lavorato sull’espansione della gamma di prodotti e sull’estensione delle categorie trattate. Sempre in un’ottica di attenzione al cliente, sono stati fatti investimenti importanti per perfezionare il servizio: abbiamo recentemente inaugurato il nostro terzo magazzino e iniziato i lavori di costruzione di un quarto, così da ottimizzare la logistica e di conseguenza l’efficienza della distribuzione. Al contempo abbiamo concentrato i nostri sforzi nell’ottimizzazione della piattaforma, migliorandone le funzionalità e perfezionando ulteriormente l’user experience.

Abbiamo poi proseguito la nostra espansione a livello internazionale, aprendo in 7 nuovi mercati nel corso del 2012 e raggiungendo così un totale di 14 mercati europei. Per ciascun paese abbiamo creato un team dedicato, composto da persone che avessero competenze adatte a rispondere alle specificità del mercato in questione. L’internazionalizzazione è dunque avvenuta con successo e ci ha consentito di rafforzare la nostra posizione in Europa.

Siamo stati attenti a garantire che gli investimenti fossero sostenuti da una solida base finanziaria e abbiamo potuto contare su nuovi, importanti investitori (nel 2012 J.P. Morgan Asset Management, Quadrant Capital Advisors, DST Global), così come su un’aumentata quota di partecipazione di Investment AB Kinnevik, oggi investitore di maggioranza in Zalando. Nel corso del 2012 siamo riusciti a innalzare la nostra equity ratio al 50%, contro il 38% dell’anno precedente.

Tutto ciò ci ha portati a raggiungere il punto di pareggio nell’area DACH (Germania, Austria, Svizzera), dove continuiamo inoltre a crescere. E anche negli altri mercati il trend si conferma positivo: globalmente, il margine EBIT è passato dal -12% del 2011 al -8% del 2012″.

Giuseppe Tamola: “Per quanto riguarda la nostra crescita in Italia, possiamo individuare le ragioni del successo in tre macro-aree. Innanzitutto un forte focus sul cliente: questo significa sapere adattare il proprio servizio alle necessità del cliente italiano, offrendo supporto tramite servizi pensati per rispondere a esigenze specifiche. Ad esempio abbiamo rafforzato il nostro supporto pre-vendita, anche attraverso training specifici per i nostri operatori, venendo così incontro a quella che è una peculiarità del cliente italiano.

Secondo punto è stato un più generale adattamento del modello di vendita alle esigenze del mercato – che è poi quello che succede per ogni mercato in cui entriamo. Per fare un esempio concreto: sappiamo che i consumatori italiani hanno una bassa affinità nei confronti dello shopping online, dunque abbiamo creato dei processi specifici per poter attivare la possibilità di ordinare telefonicamente. A pochi mesi dall’apertura invece decidemmo di introdurre, primi in Italia, il pagamento in contrassegno senza costi aggiuntivi, a prescindere dall’entità dell’importo.

Infine, possiamo certamente contare su alcune delle migliori competenze in ambito eCommerce, in ambito tecnologico e in ambito di Online Marketing. A queste abbiamo affiancato alte competenze in ambito fashion e solide conoscenze del mercato moda italiano, creando un Team Buying che opera da Milano che sapesse intercettare i nuovi trend, dialogare con i brand del nostro paese e raccogliere i feedback dei consumatori”.

Secondo quali variabili Zalando dichiara di essere l’azienda europea che registra la crescita più rapida?

F.K.: “L’affermazione si basa sui dati ricavati dalle vendite al netto dei resi. Nessuna azienda europea aveva mai raggiunto 1,15 miliardi di euro di vendite nette a soli quattro anni dall’apertura. Anche a livello mondiale, sono poche le aziende che possono vantare una tale crescita”.

Quali sono i criteri di selezione e scelta dei prodotti e dei brand offerti su Zalando?

G.T.: “I criteri variano a seconda del mercato, in quanto è importante adattarsi al gusto locale. Da un lato usiamo un approccio che possiamo definire top-down. Nello specifico, ci affidiamo alle competenze e all’esperienza dei nostri Buyer, i quali anticipano i trend emergenti e lavorano per portarli sul nostro negozio online e offrirli alla nostra clientela, fornendo dunque delle suggestioni e mirando a ispirare e a suggerire una tendenza, uno stile.

Dall’altro, interviene invece quello che possiamo definire un approccio bottom-up. Si tratta dunque di utilizzare ogni strumento disponibile per raccogliere i feedback di clienti o potenziali clienti per comprenderne le necessità ed essere in grado di completare la nostra offerta con quegli item o brand che sappiamo essere richiesti. Questo approccio risponde allo spirito con cui Zalando ha creato il proprio assortimento trasversale, dunque in grado di soddisfare le esigenze più disparate”.

Qual è il cliente tipo di Zalando?

F.K.: “Difficile dare una risposta univoca. In linea molto generale potremmo dire che è una donna tra i 25 e i 45 anni, ma quel che di fatto avviene è che la nostra clientela è tanto varia quanto vario è il nostro assortimento. Approcciamo il mercato nella sua totalità, di conseguenza i profili dei nostri clienti sono molto differenti.

Quando siamo arrivati in Italia abbiamo innanzitutto raggiunto una fascia di clienti accomunati da un fattore: la propensione già esistente ad acquistare online. Il nostro team ha lavorato per convincere anche i più scettici a provare l’acquisto su Internet, e grazie a una strategia adeguata possiamo dire con orgoglio di essere riusciti a convincere svariati clienti ad acquistare per la prima volta in rete proprio su Zalando.

Volendo dare un’indicazione generale, sono tendenzialmente più le donne ad acquistare su Zalando rispetto agli uomini. Tuttavia notiamo in Italia un’audience maschile molto attiva rispetto agli altri mercati in cui siamo presenti. E i clienti si dimostrano anche molto interessati all’area Sport“.

Quanto è importante il mercato italiano per Zalando?

F.K.: “Il mercato eCommerce italiano è ancora a una fase germinale ma sta crescendo molto velocemente. Essere entrati nel mercato in questo stadio iniziale rappresenta per noi un’opportunità incredibile. Inoltre l’Italia, insieme alla Francia, è il paese con la spesa pro-capite in fashion più alta in Europa nonché uno dei più grandi mercati fashion europei in termini assoluti, altro indice di quanto questo mercato sia importante per una realtà come la nostra.

Infine vale la pena di sottolineare l’importanza del mercato italiano per il nostro approvvigionamento: essendo presenti sul territorio abbiamo la possibilità di cooperare da vicino con brand italiani di alta qualità. Abbiamo dunque la possibilità di completare il nostro assortimento con prodotti che, notoriamente, sono particolarmente attrattivi per qualsiasi mercato”.

In che modo Zalando collabora con le aziende italiane?

G.T.: “Innanzitutto, come appena citato, lavoriamo a stretto contatto con molti brand italiani: per la sola stagione Primavera/Estate 2013 abbiamo acquistato tramite il Team Buying italiano oltre 150 nuovi brand del nostro paese, che si sono andati a sommare a quelli che già erano parte del nostro assortimento. Per molti brand locali questa è una grande opportunità perché significa poter entrare in 14 differenti mercati europei attraverso un’unica piattaforma.

Nel corso del 2012 abbiamo inoltre attivato oltre 500 partnership nell’ambito del nostro marketing offline, attraverso campagne di diversa natura – dallo scambio flyer all’interno delle spedizioni, alle promozioni on-pack, per arrivare a campagne più complesse. Al contempo abbiamo continuato a estendere il nostro network di partner affiliati per quanto concerne le campagne di marketing online.
Infine, per la distribuzione locale ci affidiamo a partner italiani e garantiamo loro ogni giorno un importante volume di consegne”.

La sede centrale della società Zalando in Germania

Qualche anticipazione sulle prossime strategie per “perfezionare” la vendita?

F.K.: “Sicuramente continueremo a lavorare sul nostro assortimento e a perfezionare il nostro servizio d’eccellenza, ottimizzando ulteriormente le funzionalità di una delle più avanzate piattaforme di acquisto online”.

G.T.: “Per quanto riguarda l’Italia, abbiamo appena attivato la possibilità di ordinare telefonicamente, per fare un passo ulteriore verso quei clienti che sono ancora particolarmente scettici nei confronti dell’acquisto online. In generale, vogliamo focalizzarci ancora di più su tutti gli aspetti della customer satisfaction e ci siamo posti l’obiettivo ambizioso di creare il miglior servizio di assistenza al cliente disponibile in Italia: questo significa, tra le altre cose, formare gli operatori in modo che abbiano una conoscenza approfondita non solo dei processi ma anche dei prodotti. Operatori dunque che sappiano assistere il cliente in ogni fase dello shopping, anche nella scelta degli articoli”.

Molti siti utilizzano il couponing come strategia d’attacco al cliente, offrendo di conseguenza qualcosa che risulta quantomeno discutibile. Tu cosa ne pensi del couponing?

G.T.: “Zalando è un rivenditore full price. Naturalmente offriamo sconti e siamo allineati al calendario delle promozioni stagionali, ma il nostro modello è essenzialmente full price. Questo significa che ci concentriamo su nuove collezioni e vendiamo gli articoli a un prezzo in linea con il retail del brand. Utilizziamo voucher e all’inizio del nostro percorso in Italia abbiamo anche sperimentato l’utilizzo di una campagna coupon, ma non è su questo modello che vogliamo appoggiarci.

Il nostro focus è il servizio e non il solo prezzo. Preferiamo investire nel miglioramento del servizio offerto al cliente piuttosto che sull’abbassamento dei prezzi e siamo convinti che offrire “convenienza totale” sia la chiave di volta per continuare a crescere. In tutti i mercati eCommerce più maturi la ragione che spinge i consumatori ad acquistare online è la comodità ed efficienza del servizio, intenso in senso ampio, e non unicamente la convenienza economica”.

In generale, dove sta andando secondo te l’eCommerce?

G.T.: “Come già detto, sono convinto che prevarrà un modello di “convenienza totale”: si comprerà online là dove si troverà un servizio eccellente, un servizio comodo, la possibilità di ordinare quel che si vuole ovunque ci si trovi, 24 ore al giorno, 7 giorni su 7. Naturalmente con la possibilità di restituire i prodotti senza costi aggiuntivi qualora non si sia soddisfatti del proprio acquisto. È per questa ragione che stiamo insistendo così tanto sul perfezionamento del nostro servizio a 360 gradi.
Sono inoltre convinto che l’eCommerce, così come il mobile, siano dei mega-trend e non semplici trend: questo significa che costituiscono dei punti di non ritorno, trend che hanno un impatto forte e che stanno cambiando radicalmente le abitudini d’acquisto dei consumatori.

Naturalmente l’eCommerce si sviluppa in maniera differente nei diversi mercati. Per quanto riguarda l’Italia, può essere ancora utile avere un occhio puntato su quel che succede nel retail tradizionale e, là dove necessario, raccogliere spunti e suggerimenti.
Infine, sicuramente gli elementi tradizionali del retail – prodotto, prezzo e servizio – stanno tornando ad acquisire un ruolo centrale. Forse non sono mai stati così importanti, grazie alla quasi totale trasparenza garantita da Internet”.

Ceres festeggia i 50 anni con i social media

Ceres è un’azienda attenta alle dinamiche social. Già nel 2011 vi abbiamo parlato della campagna Heroes World e, a distanza di pochi anni, in occasione del 50esimo compleanno, l’azienda ha dato vita ad una serie di iniziative social ad alto tasso creativo, con buon seguito da parte dei fan.

La storia della birra dal gusto divino..ehm di birra è il primo di una serie di video originali prodotti dall’azienda: un’insieme perfetto di storia e leggenda rivisto in chiave moderna. Il video ha ottenuto ottimi risultati in termini di engagement considerando gli oltre 25.000 “mi piace” e le oltre 9.000 condivisioni su Facebook, oltre alle 45.000 visualizzazioni su Youtube.

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Oltre ai video sulla storia dell’azienda sono stati lanciati una serie di eventi in occasione dei 50 anni in Italia e una serie di concorsi che permettono di ottenere biglietti per concerti, alcuni esempi sono le serate denominate Half C’éntury organizzate in alcuni locali in Italia e promosse direttamente sulla pagina Facebook ufficiale dell’azienda.

Soprattutto su facebook l’azienda ha puntato a fidelizzare e coinvolgere in maniera sempre maggiore i suoi fan, utilizzando quelli che sono i canali più cari al proprio target come la musica (compra Ceres e vinci biglietti per concerti), i viaggi (rispondi alla domanda, risolvi il mistero e vinci l’Egitto) il divertimento (questa sera festa Ceres, venite a festeggiare con noi).

Cosa ci riserverà in futuro dalla birra danese? Vedremo… intanto gustiamoci i nuovi video divini…ehm di birra 😉

This & That: la tipografia gustosa delle foto di Emily Blincoe

La cosiddetta “e commerciale” è un logogramma rappresentante la congiunzione “e”, e parte del suo ampio utilizzo è dovuto all’universalità del suo significato in tutte le lingue, oltre che a un’interessante aspetto esteriore che spesso ha ispirato i creativi con il pallino della tipografia.

E’ ciò che è accaduto, infatti, alla fotografa Emily Blincoe, che con “This & That” ha dato vita a un progetto fotografico che fonde la sua passione per la tipografia con quella per il cibo, con accostamenti culinari consolidati che intendono celebrare la famosa &.

Nelle sue fotografie coppie di cibi (ma non solo) sono presentate insieme, unite da una & che va oltre il significato di congiunzione, invadendo la realtà e dando forma a una delle parti del duo rappresentato.
Così l’artista impiatta una tipografia tutta da mangiare e che trascende il significato enfatizzando il significante. Gustosa, no?

Comicon 2013, da Umberto a Napoli il menu ispirato a Disney

Ho smesso di essere bambino il giorno in cui iniziai a cucinarmi da solo ma, non so per quale motivo, sogno ancora di mangiare un pezzo di torta di nonna Papera o una di quelle succulente bistecche che, puntualmente, Pluto non riesce a godersi per qualche strano motivo.

Ma per quanto ci abbia provato, non sono mai riuscito a ricreare un pranzo in stile cartoon.

Per fortuna però ci ha pensato il ristorante napoletano Umberto che in concomitanza con Comicon 2013, Salone Internazionale del Fumetto, ha deciso di offrire un tributo al mondo di Topolino e Paperino. Come? Attraverso una proposta gastronomica “fantastica” da consumare in una sala in cui saranno presenti numerose illustrazioni dei più grandi autori Disney.

Passiamo alle cose importanti: cosa si mangia?

Il menù degustazione prevede:

Amos – Le Arachidi di ‘Superpippo’
La disfida dei $ – Chips di patate e provola con salsa piccante

Il mistero di macchia Nera – Riso nero con fonduta di provolone del Monaco e piccole verdure

Paperino nei ‘pasticci’ – ‘Cottage pie’ alla napoletana con melanzane

La torta di Nonna Papera – Torta di mele con Crema al Cardamomo.

Senza fare troppo i NERD, questa sarebbe un’esperienza da fare, quantomeno perchè a Disney un primato devo riconoscerlo: è l’unico che unisce topi e cibo senza generare panico in chi ascolta.

L'imperdibile workshop Arduino, a Napoli il 4 e 5 maggio [EVENTO]

Grazie agli amici del gruppo di ricerca sul Societing finalmente anche a Napoli  un appuntamento  imperdibile con l’Arduino Tour  i giorni 4 e 5 maggio per 16 ore di formazione (dalle 10:00 AM alle 18:00 PM) in Via S. Biagio dei Librai, 39 Napoli nel bellissimo spazio di coworking del RIOTStudio. Il workshop sarà anticipato da una presentazione pubblica di Arduino venerdì 3 Maggio.

Il corso consiste in 16 ore di formazione con i docenti Davide Gomba, Mirco Piccin e il team di Officine Arduino, ed é rivolto a smanettoni, docenti, curiosi, hobbisti, hackers, e chiunque voglia approfondire questo tipo di tecnologia.

Obiettivi

Il fine del workshop é dare una esaustiva panoramica degli impieghi di arduino e permettere agli studenti di realizzare un piccolo progetto alla fine delle due giorni. Lo studente lascerà il corso con una serie di strumenti per orientarsi in una crescente e variegata quantità di materiale rilasciata online.

Il workshop é organizzato con Societing e Riot Studio, un luogo dedicato alla creatività, alla ricerca ed all’innovazione.

Cosa si riceverà alla fine del workshop?

Il workshop consiste in 16 ore di formazione da parte del team di Officine Arduino, oltre alla docenza l’acquisto di questo prodotto consta di un Arduino Starter Kit.

Prezzi & sconti

Abbiamo fatto di tutto per tenere il costo del workshop basso, anche se sappiamo che qualcuno non riuscirà a partecipare a questa grande opportunità di condivisione proprio per il prezzo. E’ per questo motivo che abbiamo fissato il costo del workshop a 199 €.
Entrambi i prezzi sono IVA esclusi. Non ci sono spese di spedizione perché verrà fisicamente consegnato il kit il giorno del workshop.

Ingresso speciale per gli utenti del forum di Arduino (domenica):

E’ molto importante per noi conoscere i nostri amici del forum di Arduino: conoscerli fisicamente. Se sei un utente del Forum di Arduino con più di 50 post puoi venire a smanettare con noi la domenica e contribuire attivamente alla realizzazione dei progetti degli utenti del workshop.
Come abbiamo scritto sopra, ci piace smanettare con gli amici e questo ci é sembrato il modo migliore per sostenere la comunità locale di Arduino. Ovviamente abbiamo dovuto limitare l’ingresso a 5 utenti del forum. Se volete partecipare registratevi qui.

PROGRAMMA:

PRIMO GIORNO – INTRODUZIONE:

Presentazione dei docenti
Introduzione ad Arduino
Le schede Arduino sul mercato
l’IDE di Arduino
Le basi di programmazione
Blink – il tuo primo programma Arduino
Variabili sul Blink
PWM: Cos’é e cosa ti permette di fare.
pausa

PRIMO GIORNO – L’ALFABETO DI ARDUINO:

Esempi di Input Digitali. Condizioni logiche (if(), while(), …)
Input Analogici. Esempi: luce e temperatura.
Mappare sensori ed attuatori

DAY 2 – RIEPILOGO:

re-vamp of DAY 1
Controllare carichi più grandi: MOSFET.
Smoothing: tecniche di filtraggio dei sensori
Come può comunicare Arduino: la comunicazione seriale
Realizza il tuo progetto: cosa vuoi fare?
Pausa
Realizza il tuo progetto!

Per capirne di più qui un’intervista del nostro Alex Giordano a Massimo Banzi fondatore di Arduino.

È certo che Arduino e tutto il nuovo filone dell’hardware open source potrà innescare una nuova rivoluzione industriale.

Sarebbe interessante capire come “l’ingegno napoletano”  potrà sviluppare nuovi processi produttivi, nuovi modelli di business partendo proprio da quel principio della collaborazione che è peculiare del suo DNA.

Che idee vi vengono in mente? Partecipate e mettetevi alla prova 😉

Il social media marketing secondo Slash


In tre parole state per leggere che:

•    Ci sono forme musicali che vanno più d’accordo di altre con il web;
•    Il Rock, per il momento, non è fra questi ma un po’ è anche colpa sua;
•    I batteristi di rado sono quelli che fanno più sesso nelle rock band.

Sul palco di un localetto da 4 soldi si stanno esibendo gli Spittenparker, quattro ragazzetti che sfogano la loro rabbia verso Dio per aver inventato i brufoli e verso la madre per non avergli fatto fare sport da piccoli. In quattro fanno già quasi 30 anni di lezioni di musica e producono un suono talmente confuso che non sono neanche sicuri di stare suonando tutti lo stesso pezzo.

Eppure sul palco stanno dando proprio il massimo, sbraitando e sudando come animali, al punto che a fine live le loro Clark e All Star saranno prelevate direttamente dalla Digos e utilizzate al posto dei lacrimogeni per sgomberare una baraccopoli in periferia.

Il cantante e il bassista hanno la ragionevole speranza di poter aggrovigliare le gambe a quelle di qualche fanciulla in sala, a patto di fare a fine serata almeno una cover di qualche gruppetto indie. Il chitarrista è tropo introverso  mentre il batterista, con tutto il sudore che produce, dovrà farne di strada prima di portare a casa qualcosa.

Sul loro (triste) canale YouTube ci sono 3 pezzi originali, frutto di ore e ore di sala prove e due giorni di sala di registrazione. Ve lo dice uno che si chiama Jack’n Roll: questa è l’era del remix e della collaborazione.

Il Rock ‘n Roll e tutti i suoi figli bastardi sono nati prima del Web e ne stanno ancora prendendo le distanze. Il web premia i contenuti brevi, che si aggiornano di continuo, si mischiano, contaminano, crossano tra un argomento e l’altro, raccogliendo audience tra pubblici diversi e finendo per influenzare il contenuto stesso.

Questo processo, normale per un rapper o un DJ, è per natura molto più complesso per una Rock Band che ha solitamente una formazione meno flessibile, oltre a tempi e costi di produzione ben più complicati.

Però c’è una parte di attitudine personale che non dipende dal genere. Se provate a dare un occhio alle pagine Facebook dei gruppi Rock, rispetto a quelli di rapper e Dj, noterete che di norma (con le debite eccezioni) traspare uno snobbismo del mezzo digitale i cui effetti sui numeri sono visibili a tutti.

Ovviamente ci sono delle eccezioni, e un buon esempio ci arriva da uno che non è proprio un nativo digitale: Slash.

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Il chitarrista capellone ha sempre fatto un ottimo uso dei social, proponendo meccaniche mai troppo elaborate ma di grande effetto. Guardiamo alla Facebook app Slash on Tour (cui si aggiunge anche l’app mobile Slash 360”) che è legata alla nuova tournèe mondiale mettendone in palio i biglietti per le date.

La meccanica è semplice: quando arrivi sull’app Facebook, questa ti fornisce un link univoco (il tuo link) che puoi sharare su Facebook e Twitter accompagnandolo con un testo. Più click generi con i tuoi share e più salgono le possibilità di vincere. Semplice per l’utente e ottima per il marketing, dato anche coloro che non vinceranno saranno comunque coinvolti nel processo di promozione.

Funziona soprattutto perché si tratta di urlare ai quattro venti che vuoi andare ad un concerto rock e farti sostenere da amici e conoscenti in questa tua impresa, la stessa cosa promossa da un detergente per il bagno l’avrei vista meno virale.

In linea di massima mi sembra di poter dire che le rock band, storiche o di recente formazione, siano di norma meno brillanti sui canali digitali rispetto ad artisti che bazzicano altri generi. Voi che ne dite, conoscete altre rock band che sanno usare i socialmedia? Fatemi sapere.

Alla prossima
Jack ‘n Roll

Professionisti dei big data: un programma di formazione a Torino

Sta per partire a Torino la seconda edizione di Big Dive, il programma di formazione per Data Scientist, ovvero le figure professionali multidisciplinari che operano nel settore dei big data. E’ l’occasione per vedere quali sono stati i risultati della prima edizione e, in particolare, i lavori realizzati dai partecipanti, per comprendere meglio quali possono essere i campi di applicazione, i dataset e le tecnologie utilizzabili dei professionisti.

Un training internazionale e interdisciplinare

Innanzitutto fin dal primo anno Big Dive si è posto in una prospettiva internazionale e, ovviamente, multidisciplinare. L’offerta formativa delle 4 settimane della prima edizione (1-26 Ottobre 2012) di training è stata strutturata in 3 percorsi di studi interdisciplinari organizzati da altrettante realtà operanti nel territorio piemontese:
1) Development, coordinato dalla società di sviluppo software Axant;
2) Visualization, coordinato dallo studio di interaction design ToDo ;
3) Data Science, coordinato dalla Fondazione ISI.

La formazione di alto livello in lingua inglese (94 ore di lezione diretta con 25 speaker internazionali) ha attirato partecipanti da 8 nazioni (Italia, Svizzera, Irlanda, Polonia, Germania, Stati Uniti, Brasile, Iran).



Oltre alle lezioni dedicate ai 20 partecipanti selezionati si sono svolti anche 3 eventi aperti al pubblico, dedicati alla Data Science, agli aspetti economici e legali dei big data e alle tecniche di visualizzazione con l’editor di visualisingdata.com Andy Kirk.

Per i partecipanti il training è stata un’occasione per mettersi alla prova e fare networking:

The informal atmosphere (‘hacking’ not ‘hi-school’), especially with style ‘OK, so show us what you can do with that tools’ was great.

Anyway it has been a good course and an overall great experience too (also in terms of networking).
Thanks you all for organizing it – god knows how we need such initiatives here in Italy.

Trovare lavoro nel campo dei big data

Da non dimenticare però l’obiettivo principale del training, ovvero formare professionisti che possano avere interessanti opportunità lavorative.
Poche settimane dopo la conclusione di Big Dive molti dei partecipanti hanno messo a frutto l’esperienza in ambito professionale. Ad esempio Irene Laino è stata assunta da Voxpro, un’azienda che lavora nell’analisi dei Big Data; Claudio Martines ha consolidato la sua startup AutomApp, un’applicazione che organizza le attività personali dell’utente sull’osservazione delle sue abitudini e del suo comportamento; infine Luca Bonavita lavora su progetti di visualizzazione dei dati.

Lavori finali presentati alla prima edizione di Big Dive

Vediamo alcuni dei lavori realizzati dagli studenti che hanno partecipato alla prima edizione.

TAG GRAPH MAP OF STACK EXCHANGE

Piotr Migdal ha realizzato un grafico che mappa i 256 tag più utilizzati presenti all’interno dei siti della rete StackExchange (la piattaforma collaborativa di Q&A), in particolar modo di StackOverFlow.
Utilizzando query da SE Data Explorer e chiamate alle API sono stati estrapolati i tag, i quali, attraverso un algoritmo generato con Gephi (la piattaforma open source di che consente la visualizzazione di grafi), sono stati suddivisi in macrocategorie a cui è stato assegnato un determinato colore.
Oltre a mostrare le relazioni che intercorrono tra loro, il grafico utilizza differenti dimensioni dei nodi per rappresentare la popolarità di tali termini all’interno dei siti analizzati.

OPEN STREET MAP GPS POINT DATA VISUALIZATION

Luca Bonavita, Marcello Pietri, Roberto Piuca e Paolo Viotti hanno realizzato una visualizzazione che mostra le differenti densità dei punti GPS registrati sulla superficie terrestre.
Il set di dati utilizzato è rilasciato da OpenStreetMap, mentre per realizzare la mappa sono stati utilizzati immagini rilasciate da thematicmapping.org e NASA. Infine per la tecnologia sono stati utilizzati Python, Amazon Elastic Map Reduce e Amazon Simple Storage Service.

IF A TWEET WAS A LIGHTING POLE

Marcelo Serrano Zanetti ha realizzato un’istantanea della superficie mondiale “illuminata” a seconda della presenza di tweet sul territorio. La rappresentazione è stata creata utilizzando interamente codice Javascipt.

MIDDLE EAST TWITTER WORDCLOUD
Ciara Byrne e Fariba Karimi hanno realizzato una rappresentazione delle parole più utilizzate dagli utenti di Twitter in Medio Oriente nelle giornate successive alle dimissioni di Hosni Mubarak da presidente dell’Egitto (11 febbraio 2011). Le dimensioni del carattere utilizzato indicano il peso e la presenza che tale parola ha avuto durante l’intero giorno.

Interessante il caso del 15 febbraio 2011, la cui frase dominante su Twitter è stata “TheGuyBehindOmarSuleiman”, riferendosi all’uomo che è apparso dietro al vicepresidente egiziano durante i suoi discorsi in diretta televisiva e che improvvisamente ha “ossessionato” tutta la regione.

La seconda edizione al via il 3 giugno 2013

Se siete dunque interessati alle opportunità di professionalizzazione del corso, fino al 19 Maggio sono aperte le iscrizioni della seconda edizione che partirà il 3 giugno, per 5 settimane di intenso hacking.

FOMG 2013: il programma del secondo giorno [EVENTO]

Sapete che l’edizione 2013 del Festival of Media Global coinvolgerà anche un Guiness dei Primati? Al summit di Montreux si cercherà infatti di ottenere il Guiness World Record per il maggior numero di biglietti da visita raccolti da una persona in 24 ore 🙂

Dallo scambio di biglietti allo scambio di idee: continuiamo ad illustrare il programma del summit, con una breve descrizione delle conference della seconda giornata del FOMG 2013.

I Sync Therefore I Am: Mark Palmer, founder di Maverick Planet, Niall Murphy, founder e CEO di Evrythng, Jeremy Jauncey, co-founder di TicTrac e Terry Blake, partner e business development director di Lemon LLC, costuiranno assieme un interessante panel attorno alla questione del ‘quantified self’ (l’applicazione della tecnologia ai dati ricavati dagli aspetti quotidiani della vita di una persona) e ai nuovi orizzonti di relazione che questo processo delinea tra prodotto, consumatori e aziende.

What Makes Good Content?: dopo due anni di ricerca, gli host di questa conference ci aiuteranno a sfatare i miti più comuni che ruotano attorno al video advertising. Dr Karen Nelson-Field dell’Ehrenberg-Bass Institute e Phil Townend, MD EMEA di Unruly, ci illustreranno quindi il ruolo dell’emozione come traino delle vendite.

How to Survive a Flood: ads, app, branded content, social media, fanno parte di una piena di marketing nella quale ci troviamo immersi ogni giorno. Ogni brand deve imparare a ‘camminare sulle acque’ anche solo per essere notato. Mostrerà alcune idee per riuscirci Chuck Porter, founder di CP+B.

What’s All The Buzz About?: Jesse Draper, CEO and Host di “The Valley Girl Show” si confronterà con Jon Steinberg, presidente e COO di BuzzFeed, sul ruolo determinante del Native Advertising.

Operators Unite: il mobile marketing e il panorama dei wallet services stanno subendo grandi cambiamenti grazie alle joint venture tra operatori telefonici, che mirano a rivoluzionare l’ecosistema del mobile commerce. Ce ne parla Stephen Shurrock, CEO di Telefónica Digital.

Crossing Frontiers: Melissa Barnes, head of brand & agency advocacy di Twitter, Luke Stertz, head of digital marketing Latin American di Netflix, Erich Wasserman, co-founder di Media Math e Maren Lau, SVP marketing & corporate development di IMS Internet Media Services. Questi gli ospiti che conduranno il pubblico del Festival of Media Global in un panel centrato sulla crescente tendenza strategica di espansione dei brand verso i mercati latino americani.

Focusing on the Basics: Nick Fell, CMO di SABMiller illustrerà i punti chiave dei rapporti tra agenzie creative e aziende.

Gian Fulgoni di ComScore aiuterà il pubblico ad introdursi nel penultimo ciclo di conference dedicate alle strategie di engagement digitale, fornendo spunti importanti per ogni brand che voglia approcciarsi in modo efficace al mondo digitale.

Create, Curate, Connect: Consumer Engagement in the Era of Living Media: la fusione tra programmazione tradizionale, distribuzione multi schermo e social media engagement stra creando uno scenario esperenziale e condiviso di ‘living media’. A parlarne è Bob Bakish, president & CEO di Viacom.

Real-Time Trading: The Rubicon Project condivide insight su come gli editori stiano ingaggiando strategie online per incrementare le vendite. A parlarne il senior vice president del brand, Jay Stevens.

The World’s Most Innovative Media Companies: Media Accelerator Program: un’occasione unica per assistere al pitch di 5 startup che si presenteranno ai delegati. Culmine di un lungo processo di selezione, questa sezione mostrerà le idee più interessanti tra quelle pervenute.

Algorithm Versus the Man: l’industria mediale è pronta per un futuro nel quale è un algoritmo a comprare e pianificare, sostituendo i media planners? Se ne discute con Mark Palmer di Maverick Planet, George John, CEO e fondatore di Rocket Fuel, Sameer Singh, VP & head of media planning di GlaxoSmithKline e Ricky Liversidge, CMO di DG MediaMind.

Closing Keynote: Going Beyond 360°: Luis Di Como, SVP global media di Unilever, porta l’esperienza della multinazionale nell’affrontare un mercato internazionale progettando campagne marketing glocali.

Non dimenticate di seguire l’evento su Facebook e Twitter tramite l’hashtag #fomg13.

Parte il FOMG 2013: il programma del primo giorno [EVENTO]

Mancano davvero pochissime ore oramai. L’edizione 2013 del Festival of Media Global, appuntamento di assoluto spicco nel settore dell’advertising e del marketing, sta per essere inaugurata.

Abbiamo già parlato degli Awards e delle shortlist che saranno protagonisti della serata finale, così come del tema principe delle conference di quest’anno: “From Content to Commerce“. I panel in programma vedranno la straordianria partecipazione di CEO e manager di importanti brand internazionali, come Viacom, Unilever, BlackBerry, Tesco.com.

Ma vediamo brevemente come si svilupperanno le conference della prima giornata, 29 aprile.

Dinamic Content & Conversation: Johan Jervoe, VP sales and marketing di Intel, e Michael Birkin, CMO di Acer, ci parleranno di come le rispettive aziende stanno usando le tecnologie digitali per progettare contenuti dinamici.

Changing the Banking Rules: Andrea Pinotti Cordeiro, marketing director di Itaù Unibanco, parlerà di come un soggetto finanziario può utilizzare le nuove tecnologie social e mobile per informare ma anche ingaggiare gli utenti.

Rules of Engagement: Frank Boulben, CMO di Blackberry si confronterà con Charlie Crowe, CEO di C Squared sull’importanza delle strategie di engagement per un brand (soprattutto in fase di start up o ridifinizione).

Global Advertising in Recovery: the new drivers of growth: Steve King, CEO di ZenithOptimedia, mostrerà i nuovi trend e dati significativi del mercato dell’advertising a livello mondiale.

The future of Video Advertising: Pierre Chappaz, co-founder e CEO di Ebuzzing, presenterà le sue indicazioni per approcciarsi ad uno dei settori più influenti nel digital advertising.

Consumer Capital: Meabh Quoirin di Future Foundation ci parlerà di come nei prossimi anni questioni basilari come la privacy o l’identità personale diventeranno sempre più centrali nei rapporti online tra brand e utenti.

The New Publishing Revolution: closing the gap: il CEO di Say Media, Matt Sanchez, concentrerà il suo intervento sull’importanza dell’utente nel definire la publishing agenda, grazie alle nuove tecnologie.

Content Isn’t King, Conversation is King: c’è un social che più di ogni altro, negli ultimi mesi, ha mostrato un incremento notevole nel modo di far circolare notizie e creare conversazione attorno ad esse. LinkedIn. Ce ne parla il suo executive editor, Daniel Roth.

Behind the Numbers: quali sono le sfide più importanti che dovranno affrontare nei prossimi anni i CMO delle aziende nel panorama mediiale? Risponde Andy Brown di Kantar Media.

From Engagement to Sales: un conto è capire che il content è fondamentale come chiave del successo del marketing di un brand, tutt’altra cosa è comprenderne il motivo. Ci aiutano a chiarirlo Carolyn Everson, VP global marketing solution di Facebook e Stewart Dryburgh, global marketing head di KitKat.

Going Direct: Jose Marino di Natura ci mostra come integrare modelli tradizionali di vendita al nuovo panorama creato dai social media.

Your 2023 Shopping Basket: Tesco.com è una delle aziende di retail e GDO più innovative. L’international director Frans Falize porta al pubblico del FOMG insight relativi alla strategia e-commerce dell’azienda, presente e futura.

Money Matters: Kevin Burke, CMO di Visa, è interpellato per analizzare i nuovi modi in cui gli utenti compiono transazioni e interagiscono con brand e altre persone, nei modi in cui ‘consumano’ i media.

WFA explores IMC: Gary Lim di Johnson&Johnson, Geoff Seeley di Unilever e Gerhard Louw di Deutsche Telekom analizzano priorità e realtà nell’integrated marketing communication.

Mod men: l’universo di Mad men aggiornato al 2013

La serie tv cult  Mad men è giunta alla sesta edizione: per l’occasione  il team di Shutterstock ha reso omaggio ai pubblicitari più famosi del piccolo schermo con la raccolta di illustrazioni minimal Mod Men.

Immaginate i personaggi del telefilm catapultati nel 2013: quali oggetti userebbero? Probabilmente Peggy Olson abbandonerebbe la macchina da scrivere per un pratico MacBook, Betty Francis preferirebbe rilassarsi con lo yoga, ben più salutare delle sigarette, mentre Joan Harris sarebbe impegnata a prendere appunti su un iPad di ultima generazione:

Secondo voi Donald Draper e soci in versione 21esimo secolo conserverebbero ancora il loro fascino o li preferite in versione vintage?