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Davvero la vita di un influencer è migliore?

Per uno strano meccanismo mentale, in un epoca in cui l'autostima sembra essere al massimo per tutti, quando ci confrontiamo con la vita degli altri, la nostra pare sempre più misera

A casa da soli: e la vita degli altri sembra migliore della nostra. Questo il titolo di un recente studio pubblicato da Sebastian Deri, Shai Davidai e Thomas Gilovich. Nonostante le persone tendano a vedere se stesse nella miglior luce possibile, sostengono, dallo studio di un campione di oltre tremila persone emerge che in realtà le persone pensano che siano gli altri a condurre una vita sociale migliore della loro.

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Come (evitare) di rendersi infelici sui social

Paul Wazlawick, studioso della comunicazione umana e dei meccanismi mentali che possono influire sulla nostra felicità, aveva già presentato in un suo famoso libro (istruzioni per rendersi infelici) alcuni dei meccanismi che noi stessi attiviamo, inconsapevolmente, per auto sabotare il nostro benessere.

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I ricercatori hanno interrogato studenti, clienti di alcuni centri commerciali e lavoratori su Mechanical Turk (il servizio di Amazon per piccoli lavoretti freelance) per identificare le ragioni per cui, a dispetto delle intenzioni di Zuckerberg che ci vorrebbe tutti più connessi e più felici, in realtà ciò non sempre succeda.

Certo, come altri ricercatori avevano già rilevato, conta molto l’atteggiamento con cui si frequentano i social e per quanto tempo al giorno lo si fa.

Ad un atteggiamento passivo, che ci fa consumare “pillole” di feed altrui sui vari social oggi esistenti come se si consumassero snack veloci incessantemente, corrisponde una maggiore tendenza all’isolamento e depressione. Il Social Snacking, come è stato battezzato, non fa bene, insomma.

E non fa bene nemmeno oltrepassare la soglia delle due ore al giorno: anche in questo caso, secondo altri ricercatori, si evidenzia una maggiore tendenza all’isolamento sociale.

Quali sono le ragioni per cui la propria vita sembra non reggere il confronto con quelle altrui, viste dai social?

Ma perché confrontarsi con un influencer?

Le ragioni sembrano essere ben tre.

La prima è un meccanismo mentale secondo cui confrontandoci con gli altri non per come siamo ma per come ci relazioniamo, la nostra attenzione si concentra sulla loro vita sociale e non sulle caratteristiche personali.

Non conta, insomma il confronto sull’intelligenza, bellezza o simpatia, ma solo la nostra percezione della loro vita sociale.

La seconda ragione è quasi una conseguenza della prima: quali sono i parametri che usiamo per decidere se una certa vita sociale sia migliore o peggiore di un’altra?

In questo caso sembrerebbe non contare la qualità di ciò che si fa con gli altri, ma la quantità: quanti amici si hanno, a quante feste si è stati invitati, quanti viaggi, quante conferenze, quante volte si sia stati, insomma, protagonisti di un evento.

Ma il catalizzatore che rende la miscela delle prime due ragioni esplosiva è la terza ragione identificata dai ricercatori: le informazioni che ci rendono possibile il confronto.

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Siamo costantemente bombardati, sui vari social, da informazioni su quanto sia ricca e attiva la vita sociale di alcune persone in particolare. Sono persone particolarmente presenti ed esposte sui social e sono le prime a venirci in mente quando si tratta di confrontare le rispettive vite sociali. Queste persone, estroverse e socievoli, che potremmo includere nella categoria degli influencer diventano il termine di paragone per gli introversi e quelli con una vita sociale meno intensa. Un paragone che è sempre infruttuoso.

Ci si dimentica però che è un paragone che non si può ne deve fare.

Proprio perché quelle persone sono estroverse e socievoli hanno una maggiore tendenza a condividere sui social le immagini della loro attiva vita. Gli introversi, anche se vivessero la stessa esperienza, per loro natura sarebbero meno portati a condividerla sui social network.

Non dimentichiamo poi una antica perla di saggezze delle nostre nonne: non è tutto oro quel che luccica.