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Vendere pubblicità e altri modi per monetizzare subito il tuo chatbot

Ok, hai scritto un bel chatbot, ma oltre la soddisfazione non ci hai guadagnato nulla. Ecco le 3 principali mosse per iniziare a farlo (che forse non avevi considerato)

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Si fa un gran parlare (e scrivere!) di chatbot. Si discute se siano un nuovo rivoluzionario approccio per le interazioni con l’utente o se siano solo una moda, effimera come tante altre. Uno dei topic più in voga al momento riguarda però il tema della monetizzazione. I chatbot possono diventare un modo per ricavare guadagno dalle proprie attività in rete? Esploriamo insieme alcuni dei modi in cui è possibile farlo.

Monetizzare con la vendita di prodotti e servizi

Siamo oramai abituati a fare acquisti online, non solo visitando siti dedicati, ma anche dall’interno delle app e giochi che abbiamo scaricato e installato sul nostro smartphone.

Che siano beni reali o virtuali, un chatbot può essere un modo efficace di vendere prodotti e servizi durante una conversazione.

Le app di messaggistica sono sempre più popolari e sono quelle più in crescita di anno in anno per numero di sessioni e per tempo che gli utenti ci trascorrono.

Numeri sbalorditivi e ben sopra la media in entrambi i casi, secondo i dati di Flurry Analytics, riportati in questi grafici.

monetizzare chatbot

 

Secondo un report di Business Insider che avevamo già citato, sono sempre di più gli utenti che usano sistemi di messaggistica. Il numero totale di utenti delle quattro app di messaggistica più diffuse supera il numero di utenti totale dei quattro social più importanti.

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Diventa naturale perciò pensare ad un chatbot che possa agire come un commesso virtuale, che guidi l’utente all’acquisto del vostro prodotto o servizio o, se partecipate a programmi di affiliazione, vi aiuti a monetizzare aumentando l’ammontare delle commissioni ricavate.

Monetizzare con la pubblicità

Sempre alla ricerca di nuovi canali attarverso cui raggiungere potenziali clienti, le agenzie pubblicitarie e di marketing potrebbero comprare “spazi” nel vostro chatbot.

Durante una conversazione con l’utente, il vostro chatbot potrebbe inserire una raccomandazione di un prodotto o servizio, o addirittura offrire un coupon. Naturalmente questa attività, per la quale vi farete pagare, deve essere ben congegnata. Gli utenti devono trovare interessante o conveniente interagire con il vostro chatbot.  Le offerte e raccomandazioni devono essere opportune e in sintonia con il contesto della conversazione, senza essere invasive.

Una alternativa per monetizzare con la pubblicità è che il vostro chatbot raccolga (con il loro consenso) dati sugli utenti. Attraverso una conversazione gli utenti potrebbero essere più ben disposti a concedere informazioni che non inserirebbero mai in un modulo di una pagina web. Questi dati potrebbero poi essere ceduti, per un compenso, a chi volesse contattare proprio quel tipo di potenziali clienti.

Coinvolgere e raggiungere più utenti (anche quelli assopiti)

Gli utenti di servizi di messaggistica sono in crescita continua, specialmente tra i giovani.

Per questi utenti ricevere un mesaggio su Facebook Messenger, Whatsapp o altri servizi simili è considerato molto meno invasivo e molesto rispetto ad un’email. Arriva una notifica ed è quasi naturale prenderne coscienza, aprirla e continuare la conversazione.

Un chatbot ben concepito renderà piacevole l’interazione, come se fosse un vecchio amico che si fa sentire dopo tanto tempo.

Potrebbe essere quindi un modo per mantenere l’interesse dell’utente verso il vostro brand, coinvolgendolo non solo per la novità tecnologica del canale usato, ma perché stimolato da una conversazione tagliata su misura, meno generica di una newsletter che spara nel mucchio.

Secondo Mindshareworld, il 63% degli intervistati (1000 utenti di smartphone tra i 18 e 65 anni in Gran Bretagna) userebbe un chatbot per interagire con una azienda o un brand. Un’altra indagine ci conferma che quasi il 67% acquisterebbe qualcosa interagendo con un chatbot.

 

millennials che curerebbero da un chatbot

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I dati relativi al tasso di apertura dei messaggi inviati da un chatbot è infatti molto più elevato rispetto a quelli di una tradizionale newsletter: OctaneAI, azienda specializzata nella creazione di questo genere di chatbot dichiara una percentuale media di apertura dei messagi del 40% (rispetto al ottismistico 5% di una mail) con picchi del 60%.

Alcuni gestori di pagine Facebook che in Italia hanno sperimentato questo tipo di chatbot, hanno confermato questi eccellenti numeri.

Ben il 25% degli utenti compirà l’azione a cui viene invitato da un chatbot, contro il magro 3% di reazioni a una call to action arrivate tramite email.

L’elenco dei modi in cui è possibile monetizzare il vostro chatbot può sicuramente essere molto più lungo.

Alla vendita diretta, la publicità o l’engagement esaminati nei paragrafi precedenti, potremmo aggiungere ad esempio proprio la creazione di chatbot da fornire a chi desideri seguire una delle vie trattate.