Scenari

7 trend che stanno già cambiando il mondo (e faranno girare i soldi), secondo Elon Musk e i grandi Ceo

Trasporti, spazio, intelligenza artificiale, sharing economy, e non solo. Seguendo le mosse dei big della Silicon Valley capiamo i possibili trend che ci faranno (anche) guadagnare nei prossimi anni

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Senza che neanche ce ne accorgessimo – o quasi – siamo entrati nell’ultimo trimestre di quest’anno. Una fase significativa per molte aziende, che proprio ora cominciano a far partire piani e strategie che investiranno il 2018.

Se abbiamo cominciato l’anno, anche qui, parlando dei trend di business e di innovazione da seguire, non possiamo far altro che assecondare ancora una volta lo svolgimento dell’anno aziendale e cominciare a dare uno sguardo a quelle che saranno le tendenze economiche e tecnologiche che influenzeranno in modo significativo il nostro futuro (anche quello meno prossimo).

Lo facciamo accompagnati dal bell’excursus di Lisa Calhoun, General partner di Valor Ventures, autrice di How you Rule the World e direttrice del magazine americano FemaleEntrepreneurs, da poco comparso sulle colonne di Inc.com.

In un percorso attraverso le prospettive disruptive di grandi CEO come Elon Musk e Jack Dorsey, scopriamo alcuni dei trend che modelleranno il nostro futuro.

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1. I viaggi interplanetari

Il CEO di SpaceX, Elon Musk, parlando della missione che punta a portare l’uomo su Marte entro il 2024 ha dichiarato:

«Il nostro obiettivo per far arrivare l’uomo e garantirgli l’infrastruttura di base per la produzione di carburanti e la sua sopravvivenza è già in atto. Stiamo cercando di costruire, volendo fare un’analogia un po’ rudimentale, l’equivalente di quello che avvenne con la ferrovia transcontinentale».

Milioni di persone e centinaia di imprese dovrebbero essere reclutate per rendere Marte una realtà abitabile dall’uomo e non si può fare a meno di tenere in considerazione anche questo aspetto nella nuova corsa allo spazio.

2. Gig Economy (e lavoro freelance)

Secondo il CEO del brand omonimo Cynthia Rowley, il business del futuro sarà sempre più veloce e richiederà meno dipendenti e sempre più lavoratori freelance:

«Abbiamo circa 50 dipendenti in Cynthia Rowley, ma ogni anno fatturiamo centinaia di milioni di dollari in prodotti. Non si tratta quindi di valutare il numero dei dipendenti di un’azienda, ma di creare valore in modo agile, dal punto di vista dell’imprenditore».

Soprattutto le aziende che si occupano di produzione vera e propria, grazie all’automazione vedranno decrescere il numero di impiegati, anche se chi conosce il Made in Italy e sa quale sia il valore dell’artigianalità del prodotto e dunque delle persone che vi sono alle spalle, capisce che il discorso può essere valido per alcune industrie, ma non generalizzabile a livello globale.

3. La trasparenza come driver aziendale

È stato Jack Dorsey, CEO di Twitter, a twittare la scorsa settimana che dobbiamo essere molto più trasparenti per poter costruire fiducia grazie alle nostre azioni. E questo significa cominciare ad applicare questo concetto al rapporto con e tra gli utenti online.

4. Sharing economy, ma non come la conosciamo oggi

No, non è finita qui l’epoca della sharing economy, specialmente per quanto riguarda la condivisione di case e soluzioni abitative. Ce lo rivela la recente partnership tra Airbnb e Niido. Harvey Hernandez, founder e sviluppatore di Niido ha dichiarato: «Poco meno di due anni fa abbiamo sviluppato l’idea di creare una community di affitti in cui offrire agli affittuari la possibilità di fare home-sharing, per mitigare il costo della vita. L’idea è piaciuta ad Airbnb e in pochi mesi siamo già pronti a partire».

Anche le abitazioni in affitto, quindi, si trasformeranno presto in una possibilità di reddito per gli inquilini. Resta da scoprire come e a quali nuovi problemi legali potrebbero andare incontro le due società.

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5. Intelligenza artificiale e machine learning

Secondo quanto ha scritto Tom Simonite su Wired: «All’interno di un progetto chiamato AutoML, i ricercatori di Google hanno insegnato a un software di machine learning a costruire un altro software di machine learning. In alcuni casi il risultato è stato superiore a quello che i ricercatori avrebbero mai potuto progettare».

Mentre Tim Urban, parlando della nuova società di Elon Musk, Neuralink, ha dichiarato che: «Mentre SpaceX e Tesla mirano a ridefinire come agiranno e si comporteranno gli esseri umani in futuro, Neuralink vuole ridefinire chi saranno gli esseri umani».

Un cambio di prospettiva e una riflessione sul rapporto uomo-macchina dal quale non si può prescindere e al quale siamo chiamati con una urgenza sempre maggiore.

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6. L’inarrestabile crescita equity crowdfunding

Le startup ne fanno spesso una questione di sopravvivenza, ma il professore di Stanford Maxwell Wessell, investitore in NextGen Venture Partners, ha scritto sull’Harvard Business Review: «In un mondo di imprese definite asset-light, non è più possibile parlare di finanziamenti attraverso il debito. Per questo si andrà sempre di più verso l’equity, una sorta di partecipazione in azienda e una risorsa molto meno costosa per le nuove imprese che devono ancora consolidarsi».

Un modello molto più agile, in grado di rendere le nuove aziende più competitive dei vecchi colossi. Facendo un semplice paragone Wessell scrive: «Considerate i produttori di automobili come Ford o General Motors. Ogni azienda ha un core business da seguire e degli investitori da compiacere. Ogni azienda deve affrontare nuovi modelli di mobilità, guida autonoma e flotte elettriche. E in ognuno di questi spazi ci sono concorrenti asset-light, – cioè aziende che utilizzano modelli strutturali più snelli, che minimizzano beni e attrezzature interni mediante l’utilizzo di risorse esterne –  (come Uber, Cruise, Zoox) che possono prendere in prestito miliardi di fatturato, in un campo di gioco che diventa sempre meno equo».

7. La diversità

Sallie Krawcheck, fondatore di Ellevest, parlando a Vogue ha dichiarato: «Vi scandalizzerò dicendo che la crisi finanziaria è stata causata in buona parte dalla presenza di troppe persone le une uguali alle altre che gestivano le diverse industrie. […] Non si sono accorti che la crisi stava arrivando, causando l’implosione dell’economia. Ciò che rompe il groupthink, cioè quella pratica di pensare o di prendere decisioni come gruppo, in un modo che scoraggia la creatività o la responsabilità individuale, invece, è proprio la diversità».

Una diversità che dovremmo imparare sempre di più a leggere anche come un valore economico e non più come fonte di destabilizzazione.