Fintech

I punti deboli delle fintech, spiegati coi disegnini

Le criticità che le fintech devono ancora risolvere: frammentazione dell'utenza, rottura degli standard e fidelizzazione. E poi la PSD2 e la sfida della blockchain

Matteo Rondina
Matteo Rondina

Co-Founder @elisa.digital | Bank Employee

Potrebbe sembrare poco coerente parlare di standardizzazione in un contesto innovativo in fermento, ma per le startup Fintech poter basare la propria crescita in termini di utenza e transazioni su standard trasversali fa tutta la differenza del mondo.

I sistemi di incassi e pagamenti del settore bancario classico si basano essenzialmente su alcuni standard che permettono lo scambio di denaro tra soggetti, indipendentemente dagli istituti bancari intermediari che si occupano della transazione. Così è anche per i vari circuiti di issuing ed acquiring legati all’utilizzo delle carte di pagamento credito e debito.

Oggi molte startup Fintech, ad esempio, permettono lo scambio di denaro in tempo reale tra soggetti, spesso a costo zero e in tutto il mondo. Una figata, certo, ma questi sistemi indipendenti hanno davvero tutte le carte in regola per giocarsi la partita da player singoli e sottrarre quote di utenza rilevante al sistema bancario classico?

Cosa conviene alle startup della PSD2

app_fintech

Il fatto che l’utente di un servizio non possa sfruttarlo per inviare denaro ad un terzo soggetto che di servizio ne usa un altro, è una grossa limitazione alla diffusione, alla fidelizzazione dell’utenza e soprattutto non permette a quest’ultima di “staccarsi” dal cordone ombelicale che ci collega tutti a doppio nodo con il sistema tradizionale.

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Personalmente, ho più di un conto corrente in banche differenti (fisiche, on-line, e native mobile come N26), diverse carte di credito (Visa, Mastercard e Amex) collegate anche ad ApplePay e PayPal, utilizzo principalmente Satispay per scambiare denaro con gli amici, anche se in passato ho apprezzato Hype.

Un po’ frammentato, direi, e poco ottimizzato, sia per me che per chi eroga i servizi che si deve accontentare di, appunto, una “frazione” delle mie movimentazioni quotidiane.

Quali canali scegliere. E come

startup fintech scambio contanti

Molte volte avrei voluto utilizzare una delle comode ed innovative app di scambio denaro per pagare al bar o restituire i soldi di una cena da un amico, ma nella stragrande maggioranza di queste volte sono stato costretto a ripiegare sui classici contanti o carte di pagamento.

Semplicemente perché l’altro soggetto non era in grado di “accogliere” la mia spinta innovativa.

startup fintech scambiocontanti

L’utente deve poter scegliere di utilizzare il canale o la piattaforma che ritiene più comoda, con la miglior esperienza d’uso per lui.

In un contesto ambientale dove al centro di ogni servizio oggi ci sono le persone e dove gli utenti sono abituati oramai a un’ampia scelta e personalizzazione, dover dipendere dalle opzioni di chi deve ricevere i soldi, invece di poter decidere quale servizio utilizzare per inviarli, è frustrante.

Qualcuno queste domande immagino se le stia ponendo. Soprattutto nel medio periodo dove la frammentazione dell’utenza, oggi tipicamente poco fidelizzata, potrebbe creare dei problemi di sostenibilità, anche per le startup con l’experience più figa di tutte, perché spesso sono i volumi a fare la differenza, e se non ci sono abbastanza volumi, il gioco si fa duro.

Troppo grandi per fallire. Magari…

Forse alcune startup Fintech riusciranno a diventare too big to fail ed imporsi sul mercato. Forse. Ad esempio in Italia abbiamo Satispay che sta facendo un gran lavoro e si sta muovendo davvero bene. Ma se tra di loro le varie piattaforme non troveranno nuovi standard per comunicare direttamente, quelle poche che ci riusciranno rischiano di essere quelle più vicine al Fin che al Tech,  anche perché oggi non è più possibile ignorare la Blockchain che ha tutte le carte in regola per rivoluzionare, davvero, logiche e fondamenta su cui poggiano molte delle nostre attuali certezze.

E la PSD2 (per fortuna) sta arrivando.