Marketing

Il caso “Tiger”: quando i prodotti parlano da sé

Come accettare il fatto che l'arcinoto e simpaticissimo brand danese non abbia nessuna strategia di comunicazione o digital marketing?

Alessandra Distante

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    Canestro da tavolo, torcia laser, palloncini autogonfiabili, cerotti multicolor e scotch con i baffi.
    No, non è un’improbabile lista della spesa nè uno spezzone della famosa parodia de “Il Signore degli Anelli”: sono solo alcuni dei super colorati e più o meno utili prodotti venduti da Tiger, l’ormai famosa catena danese di oggettistica che ad oggi conta fino a 620 negozi in ben 28 Paesi.

    Tiger_Products

    Data la rapida ascesa e l’enorme successo di Tiger, viene spontaneo chiedersi quale efficacissima strategia di marketing abbia messo in atto, con quanta accuratezza sia stato studiato il target di riferimento e come sia riuscito a comunicare i propri valori di marca in modo organico e distintivo.

    Beh, se lo chiedessimo ai top marketer del brand otterremmo una risposta alquanto bizzarra: non ne hanno la più pallida idea.

    Tiger_Store

    Tiger in comunicazione

    Trattandosi principalmente di un offline retailer, le comunicazioni di Tiger si sono sviluppate per lo più  all’interno dei punti vendita, attraverso vetrine ben allestite e tradizionali instore flyer. La cosa interessante è che, per quanto l’attività online e sui social network sia ridotta al minimo,  Tiger comunque è riuscito a ottenere un considerevole numero di follower.

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    Che sia sorprendente non lo diciamo solo noi, ma anche Klauss Vemmer, head of global marketing del brand:

    “We have 1.4 million followers and we don’t know who they are. It’s good that we have so many but how should we communicate with them? We have done campaigns, and are pushing in to new markets, but we are not really working in a structured way and we are not learning anything”.

    Una strategia che ruggisce

    Forse, però, Tiger una scelta strategica l’ha fatta senza nemmeno accorgersene. Ha scelto semplicemente di offrire ai consumatori prodotti frivoli, divertenti, di facile utilizzo e ben fatti a prezzi competitivi, riuscendo così ad innescare il più efficace e più antico di tutti i mezzi pubblicitari: il passaparola.

    word-of-mouth

    D’altro canto, questi colorati e divertenti oggettini possono davvero piacere a chiunque, grazie ad un’offerta molto differenziata e rivolta ad interessi e necessità di qualsiasi tipo: basta sbirciare le foto di copertina di Tiger Italia su Facebook per rendersene conto.

    Il punto è che, nel suo piccolo, Tiger è riuscito a creare un fenomeno analogo a quelli di molti love-brand: la loro fama li precede, tanto da rendere perfino superflua la comunicazione pubblicitaria o promozionale.

    I “next step” della marca

    Ovviamente l’obiettivo nel prossimo futuro è quello di creare una storia attorno al brand, dandogli non solo un carattere ben definito ma anche qualcosa da dire: una strategia, quindi, basata sullo storytelling a 360°.

    Il caso "Tiger": quando i prodotti parlano da sè

    “We will communicate something in the shop window and bring people in the store, where there will be an activation and then we will activate people to do something on Facebook or Instagram. From there Tiger can collect the data to communicate towards more customer groups” spiega Vemmer.

    Se Tiger è riuscito ad ottenere così tanta notorietà senza nessun tipo di strategia, sicuramente vuol dire che ai consumatori già piace, che non è poco. Staremo allora a vedere di cosa sarà capace quando inizierà a comunicare al meglio i suoi adorabili prodotti.

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    Alessandra Distante

    Junior Account

    Entusiasta e iperattiva di natura, è innamorata della sua bellissima Milano e di tutto ciò che riguarda eventi e novità meneghine. Ha iniziato ad interessarsi al mondo della ... continua

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