Tinder crea dipendenza. Ecco perchè

L'utente medio passa oltre 77 minuti al giorno su Tinder. Alcuni studi ci spiegano il perchè

Un tempo c’erano sesso, droghe e rock and roll. Adesso invece è il momento di social network e app mobile. Ovviamente si parla di dipendenze, e i dati sono abbastanza significativi: secondo uno studio dell’Università di Chicago, Facebook creerebbe una dipendenza superiore a quella provocata dal tabacco e dallo shopping compulsivo, e seconda soltanto a altre due forme di dipendenza: sonno e sesso.

Il vincitore indiscusso, però, per quanto riguarda la capacità di incollare l’utente allo schermo, è Tinder, che secondo Business Week in media viene controllato dagli utenti (circa 50 milioni attivi) 11 volte al giorno per sette minuti ognuna, contro i soli 40 minuti al giorno spesi su Facebook.

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Nata nel settembre 2012, Tinder è la creazione di Sean Rad, studente all’University of Southern California, basata sulla possibilità di cercare l’anima gemella online.
Il concetto di online dating non era esattamente nuovo nel 2012, ma Tinder ha diverse caratteristiche, che contribuiscono a renderlo una dipendenza non da poco.

Collegandosi con il proprio account Facebook (senza che alcuna notifica compaia sulla propria pagina), il sistema geolocalizza i possibili incontri attorno a un raggio chilometrico prestabilito dall’utente: vengono quindi mostrati gli altri utenti e il “gioco” può iniziare. Con uno scroll verso sinistra si passa all’utente successivo, mentre con uno verso destra si mostra il proprio apprezzamento: solo però se anche l’altro utente ha mostrato il proprio interesse si potrà chattare.

In pratica, Tinder mette in contatto solo persone che si piacciono realmente, evitando così messaggi inopportuni, e soddisfando il reale bisogno di approvazione.

Esiste, inoltre, una base scientifica del successo di Tinder, che poggia sul comportamento umano.
Che molte persone non sappiano flirtare è un fatto noto, ma forse non tutti sanno che tantissimi non sanno riconoscere le situazioni in cui sono oggetto di flirt.

Stando a quanto riportato su News Mic l’Università del Kansas in un recente studio, ha intervistato uomini e donne eterosessuali scoprendo che quasi tutti (l’80% circa) capisce piuttosto facilmente se qualcuno non è interessato a flirtare, in compenso solo il 36% degli uomini e il 18% delle donne capisce se qualcuno sta flirtando.

Anche un articolo dell’Huffington Post conferma che, soprattutto le donne, preferiscono creare match su Tinder che conoscere un uomo in un bar o in palestra, perché nella vita reale non ci sono garanzie che l’altro le trovi veramente attraenti.

Tinder è invece un modo certo per capire quando un comportamento è effettivamente indice di un flirt, e ha reso tutto a portata di un movimento di pollice.m



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Scritto da

Valeria Castelli

Classe 1992, da sempre appassionata di letteratura, di comunicazione e di scrittura. Laureata in Economia e Marketing, curiosa, chiacchierona e sempre alla ricerca di qualcosa di ... continua

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