Uber: le nuove frontiere della grande sfida targata sharing economy

Se ne infischia delle sentenze dei tribunali e pianificare un robusto piano di espansione. Niente di strano, il suo maggiore azionista è Google

Quali sono le ultime novità, e puntate, della lunga ed avvincente telenovela di Uber? Riparliamo proprio della famosa e famigerata app di sharing economy dedicata alle corse a pagamento in auto operate da NCC (noleggiatori con conducente) e da poco perfino da privati cittadini.
È già un gigante ed in crescita: viene attualmente valutata intorno ai 15-20 miliardi di dollari di valore, ed è attiva in oltre 45 paesi e 200 città con un ambizioso piano di espansione. Niente di strano se il tuo azionista principale di chiama Google, sei supportato dalla prestigiosa banca Goldman Sachs, oltre che disporre di un servizio innovativo dirompente.

In un articolo dello scorso giugno l’avevamo lasciata assediata e ricoperta dagli epiteti inferociti di centinaia di tassisti milanesi il giorno del lancio/annuncio della nuova APP per smartphone Uber-Pop, dedicato appunto ai privati cittadini che vogliano mettere a disposizione il proprio tempo ed automobile per effettuare corse a pagamento. In Italia il quadro normativo era, ed è ancora, del tutto impreparato a gestire la novità. Sempre nell’articolo di cui sopra evidenziavamo la pressante necessità di aggiornare le regole del gioco. Dove siamo oggi a tre lunghi mesi di distanza?

Arrivano i primi “ban”

È notizia di questi giorni che Uber ha ricevuto il primo stop ufficiale da un tribunale Federale Tedesco, rispondendo al ricorso di una società di taxi, la Taxi Deutschland Servicegesellschaft, dopo che altri tribunali avevano sospeso il giudizio su cause simili. La sentenza è basata sulla mancanza dei requisiti legali per operare nel Paese tedesco, ed è nello specifico avversa al servizio Uber-Pop in tutta la nazione, mentre i normali servizi collegati a noleggi con conducente autorizzati possono continuare ad operare.

Una soluzione molto politica ma comunque simbolica. In attesa della pronuncia definitiva il servizio viene quindi proibito, ma da San Francisco si sono affrettati a far sapere che ignoreranno la sentenza, che la contrasteranno, che non si può fermare il progresso, e negando accuse di negligenza rispetto alla sicurezza dei passeggeri superate da appositi accordi assicurativi. Taxi Deutschland Servicegesellschaft nel frattempo suggerisce che Uber potrebbe dover scucire fino a 250 mila euro per singola corsa se il giudizio avverso dovesse diventare definitivo. Troppo anche per i ricchi banchieri azionisti.

La situazione Italiana

In Italia dal punto di vista regolamentare poco è cambiato. Dopo i proclami populistici di alcuni sindaci e politici di spicco in seguito dalla sopracitata sommossa dei tassisti milanesi (che alla fine dei conti ha creato un’enorme grancassa mediatica gratuita ad Uber) nessuna legge ad hoc o provvedimento è stato messo a punto per regolamentare il servizio, in particolare la versione appunto dedicata ai privati cittadini. Che è quella più economica e potenzialmente micidiale per i “vecchi” tassisti, impegnati ancora nell’ammortamento ventennale della propria licenza pagata magari anche alcune centinaia di migliaia di Euro.

È però stata più volte ventilata dai media nazionali la possibilità che un conducente che venga “pizzicato” ad accompagnare a pagamento un cliente senza avere una valida licenza (da taxi o NCC) possa essere punito con il ritiro della patente. Basterà fingere che il passeggero è un amico?

Spionaggi

Uber da parte sua non resta a guardare ed affila le armi. La Società, oltre ad infischiarsene delle sentenze dei tribunali e di pianificare un robusto piano di espansione, ha iniziato a combattere una guerra senza quartiere contro il principale concorrente negli Stati Uniti (Lyft), che offre un servizio sostanzialmente identico. La strategia adottata è un vero e proprio piano di sabotaggio, di cui sono stati soffiati numerosi e succosi dettagli riassunti in questo articolo. Uber ha sostanzialmente reclutato centinaia di “ambasciatori” muniti di numerosi iphone Uber e carte di credito, con lo scopo di prenotare corse su Lyft per provare a “convertirne” il conducente al servizio Uber (con tanto di modulo di adesione, canovaccio di convincimento e forti incentivi economici).

Gli stessi ambasciatori si possono poi trasformare in sabotatori, prenotando nel complesso migliaia di corse farlocche dove poi non si presenteranno, in modo da esasperare ulteriormente i conducenti di Lyft in vista della migrazione proprio ad Uber. Questo unito a manovre di intelligence e spionaggio che hanno, per esempio, permesso ad Uber di anticipare di 24 ore il lancio di un servizio per le corse dedicate a più passeggeri, oltre che campagne mediatiche di attacco diretto montate su camioncini sguinzagliati nelle strade delle città contese.

Consegna a domicilio

Infine, Uber si sta lanciando in servizi complementari come la consegna a domicilio di acquisti vari (inclusa la spesa al supermercato), dietro compenso dell’apposita corsa. Un altro modo in più per miminizzare il “tempo inutilizzato” di una quattroruote. Che altro si può fare con un’automobile? Alla fantasia di Uber, ed alla pigrizia del regolatore, l’ardua sentenza

Scritto da

Nicola Purrello

Siciliano, consulente di strategia aziendale focalizzato su economia verde, gestione dei rifiuti e finanza aziendale. Laureato in Economia e Finanza presso la Bocconi, ha ... continua

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