Violenza online: il parere della psicologa @Colvieux #stopwebviolence

Utili consigli su come gestire le offese online

Koshiro
Romeo Lippi

google.com/+romeolippi

Continua la nostra iniziativa contro la violenza su Internet.

Purtroppo recentemente alcuni suicidi sono la conseguenza di persecuzioni e offese sui social: Ask.fm, Facebook per primi.

Abbiamo fatto qualche domanda a Barbara Collevecchio, psicologa, autrice e blogger molto attiva su Twitter, sul Fatto Quotidiano e sul Huffington Post.

Perché su Internet è così facile arrivare a prendersi a parolacce?

Innanzitutto non credo sia Internet il motivo per cui ci si prenda a parolacce ma il clima esasperato che si vive nel paese.Parlando di web sicuramente ha sdoganato una folla di insulter professionisti ma è pur vero che le persone erano già esasperate da una politica opprimente e corrotta. Talvolta gli insulti non concernono la politica ma si rivolgono a personaggi famosi etc.

È un modo come un altro per scaricare tensione. L’insulto è un vomito pulsionale. Per molti scrivere sul web è come lasciare una scritta sul muro di un bagno; ma il web non è una latrina: è solo lo specchio dello spirito del tempo e non può essere normalizzato con leggi e divieti. Serve cultura. 

Parliamo dei social network: non c’è l’anonimato ma ci si insulta ugualmente…perché?

Oramai l’insulto è sdoganato, c’è chi ci ha fatto campagna elettorale e non serve più nascondersi. In molti ragionano così e l’insulto è diventato il neo linguaggio di eterni adolescenti. Il linguaggio non è più di rottura ma puro sfogo di pulsioni distruttive. Devo anche dire che talvolta un insulto se proviene da un oppresso che si rivolge a chi rappresenta il potere, è un atto liberatorio, più che reprimerlo va capito cosa lo motiva.
Quando ti comporti molto male se sei intelligente un ” vaffanculo” può metterti davanti ai tuoi sbagli. Attenzione a fare i bacchettoni sempre e comunque è i politicamente iper corretti.

Ci sono differenze tra i vari social network?

Facebook è più intimo e c’è più dialettica; su Twitter tutto scorre più veloce e noto più insulti ed insulter, spesso organizzati in branco. Quello del branco è un fenomeno inquietante e molto violento. Un vero squadrismo mediatico contro chi osa non pensarla come te.

E tra social network e applicazioni come Whatsupp e Snapchat?

Nei social spesso ti incontri con sconosciuti, nelle altre applicazioni scegli con chi dialogare.

Cosa devono fare i siti per arginare questo problema?

C’è chi censura gli insulti, chi ci marcia perché fanno notizia. Ognuno agisca secondo la sua etica. Per me le leggi e la censura non possono nulla se non si crea una cultura diversa, del dialogo e della dialettica che è un’arte. L’insulto come ho detto è una messa in atto di una pulsione. Dietro la violenza dell’insulto può esserci un padre disperato che non sa come sfamare i figli o un semplice ignorante violento. Bisogna sempre fare ermeneutica e riportare il tutto su un piano di comprensione dialettica.

Come ci si può difendere dal rischio di aggressione online?

Con una bella dose di menefreghismo relativizzante: i leoni da tastiera fanno paura quanto degli spaventapasseri.
Per quanto riguarda gli adolescenti invece ritengo che i genitori debbano stare molto attenti perché per un giovanissimo l’attacco di bullismo è vissuto in modo molto più deflagrante che per un adulto. Per gli adolescenti essere accettati dal gruppo è fondamentale e l’attacco del branco può essere letale.

Se si accende una discussione con insulti su un social network come bisogna gestire la situazione?

Dipende dallo scopo che vuoi ottenere. Io di solito retwitto chi insulta pesantemente e questo basta per fargli fare la figura che si merita.

Se pensiamo ad un decalogo di “buona educazione” su internet…lei che regole indicherebbe?

C’è una sola buona regola: mantenere un atteggiamento umano anche se si prende in giro qualcuno. Restare umani e non infierire su un  “nemico” sostituisce ogni decalogo.

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