Comuni-chiamo: l'app per l'intelligenza collettiva [INTERVISTA]

Unire cittadini e amministratori per migliorare la qualità della vita? Si può! Scopriamo come insieme al team di comuni-chiamo

E’ sabato pomeriggio a Bologna e Piazza Maggiore è un caleidoscopio di voci e colori: studenti, turisti, bambini, passanti… cittadini.

E’ tempo di chiacchiere, shopping, passeggiate sotto ai portici ma proprio di fianco al Palazzo Comunale, ai piani alti della Biblioteca Sala Borsa, c’è qualcuno che rimanda l’aperitivo per lavorare a un progetto a cui tutti siamo chiamati a partecipare: è il team di comuni-chiamo la start-up bolognese ideatrice di una piattaforma che sfrutta l’intelligenza collettiva per ottimizzare le decisioni politiche.

In prospettiva anche del corso di Viral Strategy & Archetypal Branding, che si terrà il 22 e il 23 giugno a Milano, abbiamo pensato che il progetto di questa start-up  meritasse subito un pò di attenzione :)

Intelligenza collettiva

E’ un concetto che si fonda sulla qualità delle decisioni prese da un gruppo ampio di persone: una scelta condivisa, frutto di partecipazione spontanea e indipendente è uno strumento potente ed efficace, in grado di accelerare la risoluzione dei problemi e distribuire soddisfazione.

Cercare quante più collaborazioni possibili per la buona riuscita di un progetto, ovvero fare croudsourcing, è un modello di business che aziende ed imprenditori ormai conoscono molto bene e la spinta all’interazione alimentata dai social network ha trascinato le possibilità di intervento al di là delle competenze di esperti e specialisti, diffondendo tra le persone il desiderio di partecipazione e coinvolgendole nei processi di co-creazione.

E non si tratta solo di produzione: anche le attività di marketing e comunicazione, per essere efficaci, hanno spesso bisogno dell’apporto imprevisto e appassionato di utenti e fan, perdendo a volte il controllo degli schemi ma guadagnando sostanza e vibrazioni.

Ora che ha raggiunto una prima maturità, l’intelligenza collettiva è un principio che le pubbliche amministrazioni possono considerare per ottimizzare le proprie risorse, ridurre costi e tempi di gestione, migliorare la propria immagine e avvicinarsi ai cittadini.

Cittadini che oggi sanno come individuare e sottolineare problemi e criticità, facendo sentire la propria voce grazie al web e ai social network, in grado di segnalare ogni cosa in tempo reale impugnando uno smartphone e scegliendo l’applicazione giusta.

Agli amministratori servono strumenti per raccogliere i suggerimenti dei cittadini; il giorno in cui comuni-chiamo ha lanciato le proprie app, siamo andati a farci spiegare come hanno ideato uno strumento nato proprio per questo scopo.

E abbiamo avuto la fortuna di incontrare il team al completo: Jason Boon (financing strategy, customer management relationship), Matteo Buferli (architettura software, sviluppo, infrastruttura server), Gilberto Cavallina (business strategy) e Jacopo Solmi (web & graphic design).

Ciao ragazzi, partiamo dalle basi: Gilberto, com’è nato comuni-chiamo?

Ciao! Comuni-chiamo è un’idea nata nel 2011.
Un problema a base di piccioni più volte segnalato al comune ci ha spinto a chiederci come mai non si producesse alcun intervento.
Ci siamo resi conto che la nostra segnalazione veniva recepita dall’URP ma si perdeva nella più classica delle pire di carte e documenti.
Questo non per una disattenzione degli amministratori, ma essenzialmente per l’assenza di un metodo efficace con cui raccogliere le segnalazioni, organizzarle per priorità e attivare i processi necessari.

Da qui l’idea di base: un supporto alla gestione del comune che valorizzasse il tempo impiegato dal cittadino per segnalare un problema.
Tra esami e impegni di lavoro, la sera, abbiamo analizzato questa idea fino a concepire una piattaforma che a mo’ di imbuto raccogliesse le segnalazioni inviate dai cittadini.

Jason, come siete passati dall’idea alla sua realizzazione?

Consumato il tempo libero, ci siamo resi conto in fretta che era necessario puntare forte sul progetto e abbiamo fatto delle scelte.
Mentre io e Gilberto ci laureavamo, abbiamo ipotizzato di delegare l’intero lavoro di programmazione all’estero, est europeo per la precisione, per sostenere costi di sviluppo accessibili.

Un’idea scartata in fretta: non era possibile monitorare con precisione i progressi e avanzare nella giusta direzione.
Poco controllo, poca qualità.
Siamo giunti ad un bivio importante, crederci fino in fondo o mollare.
E noi abbiamo scelto di continuare: mentre studiavamo un business plan per partecipare al bando Spinner per “idee imprenditoriali innovative e/o ad alto contenuto di conoscenza”, Matteo si è licenziato per lavorare esclusivamente allo sviluppo e alla programmazione di comuni-chiamo.

E?

Abbiamo realizzato comuni-chiamo, vinto il bando e siamo entrati di nuovo in crisi! :)

Di nuovo?

Sì, perchè ci siamo imbattuti in alcuni competitor, come Decoro Urbano e in misura minore ePart, che lavoravano già alla grande.
E’ stata una fortuna: ci siamo accorti che comuni-chiamo aveva un limite.
E una lettura illuminante, La Saggezza della Folla di James Surowiecki  ci ha aiutati a capirlo e trasformarlo in un’opportunità.

Matteo, ce lo spieghi tu?

Certo. Abbiamo intuito che il concetto di segnalazione è ben diverso da quello di problema.
Una segnalazione isolata è una visione soggettiva, magari una percezione parziale; un’amministrazione non ha tempo, risorse e soprattutto interesse a decifrare migliaia di messaggi incoerenti.

Una massa di segnalazioni in evidenza è pura quantità e il rischio che sia manipolata, brandizzata, politicizzata è alto.
Era necessario allontanare comuni-chiamo da questi schemi per mettere nelle mani degli amministratori uno strumento con cui identificare i problemi, comprendere le priorità e ottimizzare i flussi di lavoro per risolverli.

Così abbiamo creato un algoritmo innovativo in grado di gestire problemi e non più singole segnalazioni, evitando la tentazione di produrre l’ennesimo social network per condividere informazioni e concentrandoci su una tecnologia adatta all’integrazione con le strutture di una pubblica amministrazione, con i suoi fornitori e i suoi uffici.

Non dimentichiamo che gli URP sono la fonte primaria di segnalazioni dei cittadini!

A proposito di cittadini: Jacopo parlaci delle app!

Abbiamo appena rilasciato l’app sia in versione iOs che Android.
Sono immediate e piacevoli, con 4 passaggi è possibile concludere una segnalazione completa; vogliamo garantire la possibilità di segnalare in meno di trenta secondi, altrimenti nascono dei problemi di usabilità.

Lo sviluppo è partito da basi “amatoriali” ma oggi siamo soddisfatti della user experience che siamo in grado di fornire agli utenti mobile.
E non fate caso ai borbottii di Matteo, che da sviluppatore non è soddisfatto finchè il numero dei bug non è ridotto a zero 😀

Le app sono programmate in modo nativo, quindi si presentano in maniera leggermente differente tra iPhone e dispositivi Android, ma le funzionalità sono le stesse.
Siamo molto orgogliosi della possibilità di accedere allo status delle proprie segnalazioni visualizzando anche gli aggiornamenti pubblicati dal comune: un’esperienza one-to-one che valorizza l’intervento del cittadino!

Intelligenza collettiva, what else!
Jason, cosa pensano i comuni delle app pensate per i cittadini?

Per la verità c’è un pò di timore nei confronti di tutto ciò che è 2.0: le applicazioni sono considerate più a fini di “brand” che di strumento, devono esserci per una questione di immagine, la funzionalità e i contenuti non sono una priorità.
Forse manca un pò di cultura.

Un aneddoto?
comuni-chiamo è totalmente cloud, ma un professore dell’Università di Bologna, abituato alle relazioni con le amministrazioni comunali, ci ha suggerito caldamente di vendere un server vuoto insieme alla licenza!

Molti dirigenti preferiscono la sicurezza di gerarchie, protocolli e procedure, archivi cartacei, timbrati, bollati, firmati.
Ma al giorno d’oggi la necessità di evitare gli sprechi, contenere i costi, diminuire i tempi di gestione impone una strategia differente.
comuni-chiamo è pensato per velocizzare i processi, aiuta a diffondere conoscenza tra gli uffici e prevede un intervento paritario tra tutti gli utenti che si occupano dei problemi in gestione.
Approcci nuovi, più veloci, più efficaci.

Avere a che fare con le PA non dev’essere una passeggiata. Gilberto?

Non lo è :)
Generalmente, una delle prime risposte che riceviamo è: “Non compriamo niente!”

E’ difficile trovare interlocutori pronti ad aprire la mente verso soluzioni differenti senza troppa paura di mettere nelle mani dei cittadini parte del processo di gestione dei problemi: co-gestire per risolvere.
Anche solo disposti ad ascoltare come possono seguire più da vicino il flusso che percorre un problema da quando è segnalato a quando è risolto.

Per quali uffici passa? Chi se n’è occupato? C’è qualche fornitore in ritardo? Quali dati possiamo raccogliere per analizzare l’efficacia della gestione?

Noi di comuni-chiamo pensiamo che oggi non siano tanti i comuni in grado di rispondere e agire di conseguenza.
Poi, è ovvio, ogni realtà è differente.
Ma comuni-chiamo sa adattarsi bene: un paio di esempi? Trieste e Bagheria.
Due città piuttosto differenti.

Ragazzi, prima di concludere: chiediamo a Matteo una road-map per il futuro prossimo

Vogliamo concentrarci sul potenzialmento dell’area gestionale, è il core di comuni-chiamo.
Aumentare il riconoscimento automatico dei problemi più urgenti e generare statistiche che possano diventare fondamentali per le scelte strategiche delle amministrazioni.

E ovviamente continuare a stimolare quel meraviglioso principio alla base di tutto: l’intelligenza collettiva, la partecipazione dei cittadini.
Che non sono solo utenti! Ho una teoria, in proposito…

Ma questa, Matteo, è un’altra storia! Un saluto?

Al comune di Pieve di Cento, early adopter di comuni-chiamo.

Ciao ragazzi, complimenti ed in bocca al lupo!

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