Spot censurati, quello che avresti potuto vedere in tv ma che non hai mai visto

Politicamente scorretti, sessualmente espliciti, portatori di messaggi sconvenienti e, spesso, con un denominatore comune: l'abuso del corpo femminile.

L’ultima è stata Gisele.

No, non fraintendete. Stiamo solo parlando di spot.
Più precisamente di video pubblicitari che non hanno mai avuto la possibilità di essere trasmessi verso le grandi masse attraverso i canali mainstream per cui erano stati creati. Spot banditi, per i più svariati motivi, ma che attraverso la rete riescono tuttavia a vivere i propri 15 minuti di popolarità.

L’ultima è stata Gisele, dicevamo.
Il caso è quello di una serie di brevi video pubblicitari commissionati da Hope, noto brand di lingerie che può vantare una testimonial d’eccezione come Gisele Bundchen, che hanno fatto discutere il Brasile. Nella pubblicità la modella dimostra alle altre donne qual è il modo migliore per comunicare una pessima notizia al proprio compagno di vita..

Oggetto della discussione è l’utilizzo del corpo femminile come mero strumento sessuale a disposizione dell’uomo.

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E a proposito di spot banditi, Articlecube ne ha recentemente stilato una classifica raccogliendo i più divertenti degli ultimi anni.

Vediamone una selezione:

LEVI’S

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Questo spot Levi’s, che risale a diversi anni fa, pare non sia mai stato trasmesso in UK.
Sexually explicit o politicamente scorretto? Probabilmente entrambe le cose..

ASHLEY MADISON

Il Super Bowl non è solo l’appuntamento più atteso per tutti gli appassionati della NFL ma è in assoluto il principale evento mediatico del mondo dello sport. Basti pensare che, solo negli Stati Uniti, il pubblico televisivo che segue abitualmente l’evento in diretta oscilla tra gli 80 e i 90 milioni.

Di conseguenza la diretta televisiva del Super Bowl è diventata la principale vetrina per il lancio di nuove campagne pubblicitarie. Campagne che spesso hanno lasciato un segno indelebile nel mondo dell’advertising come, per esempio, quella del lancio del Machintosh trasmessa in diretta durante il Super Bowl del 1984.

Altre campagne, invece, questo segno non hanno potuto tracciarlo perché mai trasmesse. E’ il caso della Ashley Madison, la più importante agenzia al mondo di incontri tra persone sposate e per avventure discrete (questo, per lo meno, è ciò che recita il claim sul sito).

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Troppo scandaloso per la diretta nazionale?

SONY

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In questo caso l’ironia non è stata apprezzata e i contenuti questo spot, piuttosto vintage, prodotto per la Sony vennero etichettati come razzisti.
Mai e poi mai dire a un caucasico che è alto, ok?

MASTERCARD

Alzi la mano chi non ricorda almeno uno degli spot della serie Per tutto il resto c’è Mastercard

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In questo caso la scelta “infelice” di questo spot per Mastercard non credo stia tanto nei presunti contenuti violenti, quanto sull’essersi basati su una storia tristemente vera.

MERCEDES

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Questo video si prende gioco di una ragazza (bionda) evidentemente convinta di trovarsi in un fast food e non in una libreria, e la Mercedes (tedesca) alla fine decise di non utilizzarlo.
Ma va?

ARMANI UNDERWEAR & JEANS

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C’è chi sostiene che Megan Fox in questa campagna per Armani sia troppo esplicita.
A Londra, per esempio, con il fine di proteggere i bambini ci fu chi propose la rimozione di tutte le affissioni, di questa ed altre campagne simili, installate sugli autobus.

L’UTILIZZO DEL CORPO FEMMINILE NELLA PUBBLICITA’

Lo si nota in questa piccola selezione di video, così come nella Top 20 proposta da Articlecube.
E lo si nota ancor di più accendendo la nostra televisione su un qualsiasi canale e a qualsiasi ora.
E’ inutile sottolineare quanto il corpo femminile venga usato nella pubblicità. Per non parlare del come.

Il rapporto tra donna e pubblicità è un tema negli ultimi anni ampiamente dibattuto, probabilmente destinato a rimanere irrisolto ancora per un bel pezzo.  Non tanto per incapacità o per mancanza di volontà da parte di pubblicitari, media, e compagnia bella.
Più semplicemente perché ripetere sempre gli stessi stereotipi alla “massa” è più semplice e decisamente più economico della ricerca di un’idea, un concetto o una storia originale. Ma egualmente efficace. La comunicazione pubblicitaria fonda la sua forza sulla nostra capacità di attribuire significati ai segni che ci propone. E questo semplice meccanismo, sul corpo femminile, è ormai ben rodato.

Ma uscire da questo circolo vizioso non è impossibile, anche se la rincorsa che serve è piuttosto lunga.
Ok, ma come? Una bella risposta a questa domanda si può leggere in un articolo di Giovanna Cosenza, docente di semiotica all’Università di Bologna, scritto per SapereCoop: educare bambini e bambine, già dai primi passi del lungo percorso scolastico, ai media e alle relazioni tra i generi.

Un altro interessante punto di vista sul tema ci arriva da questa recente intervista di Adele Savarese a Biagio Vanacore, Presidente dell’Associazione Italiana Pubblicitari Professionisti.

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