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Tartaglia, Berlusconi e libertà della Rete: è partita la caccia alle streghe 2.0

E' partita la caccia alle streghe...Negli ultimi tempi abbiamo parlato spesso di libertà della Rete, un po’ per coincidenze casuali e molto perchè è un tema che ci sta a cuore.

Gli ultimi fatti di cronaca – o sarebbe meglio dire l’ultimo – si prestano nuovamente a parlare del tema. L’accaduto è già arcinoto e basta un link ad un qualsiasi organo di informazione per quei pochi che ci leggono da Marte.

Quello di cui ci interessa parlare qui sono le reazioni al lancio della famigerata riproduzione in miniatura del duomo milanese. A leggere i giornali e le dichiarazioni dei politici, sembra infatti che i grandi colpevoli dell’accaduto siano due: Antonio Di Pietro e la Rete, con i suoi social network e Facebook sugli scudi.

Sul primo evitiamo commenti, visto che si tratta di un tema politico che e non è argomento che ci preme affrontare qui e ora. Ma sul secondo non potevamo non dire la nostra.

Il motivo della caccia alle steghe 2.0 è semplice: fin dai primi minuti dopo il colpo incriminato, in giro per la Rete impazzavano le reazioni. Si va dagli aggiornamenti di status su Twitter ai fotomontaggi su Tumblr, passando dalla creazione dei gruppi e delle pagine fan su Facebook.

Si tratta di azioni che per il Governo devono essere davvero importanti, se il Ministro dell’Interno Roberto Maroni abbandona altri affari per “valutare di oscurare i siti internet che incitano alla violeza“. Anche il Ministro per le Politiche Europee Andrea Ronchi dice la sua e chiede al Viminale di bloccare le pagine “in cui si inneggia alla vigliacca aggressione subita dal presidente del Consiglio“. La ciliegina sulla torta la mette Gabriella Carlucci, parlamentare del Pdl: “Internet e i social network stanno diventando, ogni giorno di più, canali e strumenti di diffusione


di odio e veleno. È giunto il momento di eliminare definitivamente l’anonimato in rete“. Qualcuno può spiegare all’onorevole che Anonimato e Facebook non sono proprio due cose in sintonia fra loro?

Nel frattempo, sul popolare social network sono nati anche parecchi gruppi pro Berlusconi: da “In carcere Tartaglia” a “Ergastolo per Tartaglia” fino a “Solidarietà per la vile aggressione”. Il più numeroso è “Sosteniamo Silvio Berlusconi contro i fan di Massimo Tartaglia”, che conta oltre 380 mila iscritti. Ma ecco il restroscena: si tratterebbe di un gruppo già esistente, al quale è stato soltanto cambiato nome. Sospetto sostenuto dalla presenza di foto e riferimenti relativi a date precedenti al 13 Dicembre. Secondo il senatore dell’Italia dei Valori al Senato, Stefano Pedicaalcuni amministratori hanno cambiato nome al gruppo senza informare gli iscritti. Capita così che chi abbia aderito a una causa si ritrovi, improvvisamente, membro a sostegno o contro Tartaglia“.

In tutto ciò, la paura che a rimetterci sia la Rete inizia a serpeggiare. Come fa notare Giovanni Boccia Artieri in un suo interessantissimo post, sembra che l’aggressione a Berlusconi sia “un’occasione per riprendere il tema del controllo della Rete… dall’alto“.

Forse è questo il motivo per cui i politici non si interrogano sul perchè migliaia di persone diventino fan di una persona che ha compiuto un atto violento. E’ molto più facile attaccare e gridare alla censura, specialmente quando si tratta di una strategia ben precisa e si cercano soltanto occasioni buone per demonizzare ciò che non si riesce a controllare.

Al di là delle opinioni politiche personali, sapete quanto ci teniamo alla libertà della Rete e a quella di espressione. Qualcuno sta mettendo in pericolo questi che per noi sono diritti fondamentali e irrinunciabili. Crediamo che sia arrivata l’ora di aprire gli occhi, e ci piacerebbe che anche voi ci diceste cosa ne pensate…

32 Commenti

  • Quello che a me inquieta è che su FB un gruppo numeroso come Made in Italy (quasi 400000 utenti) abbia improvvisamente cambiato nome in “Sosteniamo silvio berlusconi contro i fan di massimo tartaglia”. E non è il solo.


    Pubblicato da Emma Ciceri il dicembre 14, 2009 @ 16:19 pm Commenta
  • Ma c’è gente che continua a incitare all’odio, alla violenza e voi state qui a dire che ci negano la libertà di espressione? O che il problema più grave è il fatto che hanno cambiato il nome di un gruppo? Sacrilegio… Ma voi intelligentoni della rete, sapete che vi arriva la notifica del cambiamento di nome? Bene, se non siete d’accordo, vi cancellate. That’s it… Ne ho viste di ogni questo pomeriggio, da “era meglio usare un coltello” a “il Presidente dopo essere stato colpito, è uscito dalla macchina per farsi vedere ed applaudire”… Cose dell’altro mondo… Un conto è la libertà di espressione, un conto è insultare e istigare alla violenza, che per chi non lo sa, è reato.
    Saluti dalla Lombardia.


    Pubblicato da PietroIlGrande il dicembre 14, 2009 @ 16:51 pm Commenta
  • Caro Pietro, il tuo discorso è un po’ ingenuo (voglio pensare bene per una volta…).

    Qui nessuno giustifica alcuna forma di violenza. Il punto è: se io istigo alla violenza su internet piuttosto che in tv o alla radio, la colpa è mia o di quei mezzi?

    Il problema è chi dice “meglio usare un coltello”, e se gli chiudi il gruppo su facebook non lo punirai ne gli farai cambiare idea…

    Certo che viene notificato il cambio di nome, ma se mi iscrivo al gruppo degli amanti del culatello e dopo diventa un gruppo su qualcosa che non condivido (lascia perdere Berlusconi, ma pensa se fosse un gruppo razzista ad esempio) permetti che la cosa mi dia fastidio?

    Cerchiamo di essere un po’ meno miopi, e di guardare al di là delle apparenze e dei discorsi semplicisti…


    Pubblicato da Kemestry il dicembre 14, 2009 @ 17:00 pm Commenta
  • Ottimo post, spero solo che questo gesto, sicuramente non giustificabile perchè violento, di un singolo senza nessun legame con alcun movimento politico non sia la solita cartina di tornasole utile a mascherare cose molto più importanti: vedi maxi processo per implicazioni mafiose in corso a Palermo.

    A mio avviso, non c’è nulla di politicamente interessante per il dibattito Italiano nè nel gesto di Tartaglia ma, soprattutto, nella fumosa demagogia Berlusconiana (e non solo), che fino a pochi giorni fa se la prendeva anche con il Presidente della Repubblica.

    Spero vivamente che ci sia una stagione di vera politica in Italia e con essa anche una giusta lucidità di pensiero sul ruolo di Internet in seno a delle società oramai prossime a forme democratiche sempre più partecipative.


    Pubblicato da Ker il dicembre 14, 2009 @ 17:16 pm Commenta
  • la vertià è che siamo algli sgoccioli.

    Il nostro, ahimè, è un paese di pupazzi, carretti, ballerine e burattini dove il discorso su un’azione (condannabile in quanto violenta!) di uno squilibrato si traveste da discorso politico e da volano per una strumentalizzazione in chiave repressiva.

    Tra il piccolo duomo di milano e la rete non c’è alcuna connessione diretta e già si grida alla “spirale di violenza”. Vogliamo parlare della volenza e della mancanza di rispetto che troneggia sulle nostre vecchie e incatenate televisioni?Vogliamo parlare delle accuse – altrettanto furenti – del premier contro il presidente della repubblica passate su ogni mezzo di informazione?o del livello del dibattito politico cui assistiamo sulla carta stampata?

    Credo che la riflessione vada sviluppata in due direzioni: da una parte il ruolo del web, che è quello che interessa in questa sede, e le possibili strumentalizzazioni (quanto mai appetitose per un mezzo che sfugge come la rete!!!) che ne stanno derivando; dall’altro la strumentalizzazione tout cour (l’ansa mi ha inviato ieri un sms in cui diceva che l’aggressione era ad opera di un manifestante senza nemmeno rettificare, e il tg4 ha urlato all’attentato, il tg5: “se fosse stato colpito poco più su rischiava di perdere l’occhio”, il premier si chiede perchè tanto odio (ma l’odio di chi, di uno psicolabile?)!!!….insomma mi pare che ci andiamo a nozze con le puttanate ma il centro del discorso rimane sempre sullo sfondo


    Pubblicato da flabis il dicembre 14, 2009 @ 17:45 pm Commenta
  • “Forse è questo il motivo per cui i politici non si interrogano sul perchè migliaia di persone diventino fan di una persona che ha compiuto un atto violento. E’ molto più facile attaccare e gridare alla censura, specialmente quando si tratta di una strategia ben precisa e si cercano soltanto occasioni buone per demonizzare ciò che non si riesce a controllare.”

    il sunto dell’articolo è tutto qui. Grazie Kemestry!


    Pubblicato da Vittorio il dicembre 14, 2009 @ 18:08 pm Commenta
  • meno male che c’è Spinoza :)
    http://www.spinoza.it/2009/il-sangue-dei-tinti


    Pubblicato da Emma Ciceri il dicembre 14, 2009 @ 18:44 pm Commenta
  • Semm propi cunscià fiòo…


    Pubblicato da PietroIlGrande il dicembre 14, 2009 @ 21:03 pm Commenta
  • Credo che un bel modo di raccontare quanto accaduto con i “gruppi rinominati” sia fare riferimento al concetto di “fiducia” di cui parla Chris Brogan con Julien Smith nel loro Trust Agents. Nel momento in cui ci iscriviamo a un gruppo Facebook, compiamo un atto di fiducia nei confronti del gruppo e di chi ci invita. Facebook sta svalutando sempre di più il valore di questa “fiducia” e di questo friending, favorendo lo sviluppo di “legami deboli”: punti di contatto in cui non c’è un vero scambio (emotivo e/o funzionale) tra le parti in gioco.

    Non si tratta solo di un problema funzionale (perché permettere di rinominare i gruppi?), si tratta più di un problema di percezione da parte del consumatore. Avere una percezione migliore dei social media però non significa avere un utente (/consumatore) più scettico, significa trovarsi davanti a una persona “consapevole” e – in quanto tale più disposta ad accettare i messaggi positivi (/di fiducia) anche dai brand.

    Questi segnali di debolezza possono rafforzare questi canali di comunicazione costruiti sulla fiducia.


    Pubblicato da Stefano Maggi il dicembre 14, 2009 @ 22:26 pm Commenta
  • Molto interessante l’articolo!


    Pubblicato da Lorenzo Porretti il dicembre 15, 2009 @ 00:44 am Commenta
  • La cosa che mi fa quasi piangere dal nervoso è sentire parlare i politici in tv. Lo so che sbaglio a guardare la tv, ma ogni tanto purtroppo cado in tentazione.

    Sentire un non-so-chi (da 20 mila euro al mese) che parla di “oscurare i siti su FaceBook”. Cos’è “un sito” su facebook? Cosa vuoldire? Hanno la minima idea di cosa sia FaceBook? Di cosa sia la rete? Di cosa sia la vita reale?

    Siamo governati da gente che non sa nulla di nulla di nulla. A cosa serve parliare di augmented reality, mentre la gente che conta in questo stato non è nemmeno in grado di accendere un computer? Sono fermi al medioevo, e fanno le leggi. È n dramma.


    Pubblicato da Kuido Kedin il dicembre 15, 2009 @ 01:47 am Commenta
  • Chissà che questo periodo delirante e surreale sia di stimolo ad un nuovo dibattito politico e filosofico. Mi sembra che ci sia una gran voglia di ragionare e di rifarsi alla nostra grande cultura e tradizione per trovare la luce ed uscire da questo tunnel. Stiamo calmi, ma determinati a non far smuovere la nostra determinazione. Non staremo a guardare impassibili la catastrofe. Dobbiamo sempre dire la verità.


    Pubblicato da Mirko il dicembre 15, 2009 @ 10:01 am Commenta
  • ne parla anche Zambardino sul blog di Repubblica.it che inizia dicendo che “il 18 dicembre sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale il pacchetto di norme approvate dal Parlamento europeo in cui l’accesso e l’uso di internet per la propria espressione personale viene definito un “diritto fondamentale” del cittadino dell’Unione. Diritto fondamentale…”

    ecco il link: http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2009/12/14/gli-utenti-internet-pagheranno-per-tartaglia/


    Pubblicato da Neko il dicembre 15, 2009 @ 10:30 am Commenta
  • Beh, se ci fosse un sito “Morte ai Ninja” oppure “Una pallotola per Ninja Marketing”, sarei seriamente preoccupato. Un conto è la libertà di espressione ed un conto e scrivere o minacciare altri. Tutti siamo liberi di parlare per strada, ma un conto è fare un discorso ed un conto è dire parolacce ed offendere. Idem su Internet.
    Il resto, controllo della rete o fantomatici poteri occulti ed una regia che vuole bloccare la libertà delle persone, mi sembra molto, ma molto esagerato. Se un sito, un gruppo un blog offende qualcun altro, è giusto che venga oscurato e chi lo fa sia perseguito.
    Il rispetto dell’altro prima di tutto.


    Pubblicato da Vittorio il dicembre 15, 2009 @ 14:36 pm Commenta
  • Quanti milioni di commenti inutili in queste ore? Anche perché ognuno può dire quello che vuole nascosto dietro un (presunto) anonimato. E’ bello vedere i paladini della libertà difendere un sistema che, in realtà, permette di scavare nelle anime dei (presunti) anonimi?
    Fingiamo di fare in modo che tutti siano liberi di dire anonimamente quello che vogliono, così possiamo controllarli. E’ un dato di fatto che, però, aiuta solamente i poteri costituiti.
    Mentre i paladini della libertà la prendono in quel posto: se io qui scrivessi che Kemestry è un è pedofilo (lo scrivessi in maniera seria ovviamente…) questo post rimarrebbe scritto nei secoli.E Kemestry sarebbe marchiato a sangue per la vita: per colpa di uno stupido post incancellabile nel nome della (presunta)
    Questo è il problema dell’anonimato: fotte solamente i peones come noi.
    Quindi, tanto sono “anonimo”, andate tutti a cagare!


    Pubblicato da cicciobombocannoniere il dicembre 15, 2009 @ 15:07 pm Commenta
  • [...] Il link all’articolo originale [...]


  • @Vittorio: siamo sempre di fronte al solito slittamento. Se esistessero gruppi “Morte ai Ninja” oppure “Una pallotola per Ninja Marketing”, il problema sarebbero le persoen che pensano questo, non il fatto che ci siano i gruppi. Se chiudi i gruppi, le persone che li hanno creati continueranno a pensarla così e avrai solo nascosto il problema, non l’avrai certo risolto.

    La risposta si presta anche @cicciobombo: qui nessuno vuole l’anonimato e le calunnie, libertà vuol dire che ognuno è responsabile di ciò che dice, se commette reati va punito il responsabile e non Facebook o Twitter.


    Pubblicato da Kemestry il dicembre 15, 2009 @ 15:13 pm Commenta
  • Ok Kemestry, però in questo caso parliamo del mezzo. Non c’è l’ambizione di cambiare il pensiero delle persone qui (che lo si fa tramite un confronto). E’ solo il modo con cui lo si fa. Non è slittamento, sono due problemi diversi e diversamente devono essere gestiti. Altrimenti non si fa nulla.
    Ciao


    Pubblicato da Vittorio il dicembre 15, 2009 @ 15:30 pm Commenta
  • Carissimi ninja,
    mi permetto
    di rafforzare
    e
    di dissentire
    ciò che dite.
    Non trovo che la vicenda Di Pietro sia disgiungibile dalla vicenda internet e SN. Anzi, non vedo il punto di partenza analitico della divisione che avete apportato: Di Pietro è stato l’unico che piuttosto che demandare la colpa
    A. ad un pazzo o
    B. al web;
    che corrisponde tra l’altro all’atteggiamento delle due fazioni politiche:
    A. pazzo = sinistra (messaggio implicito “noi non c’entriamo nulla) o
    B. web = destra (messaggio implicito “la colpa è vostra)
    abbia detto che non è poi così strano.

    Questa storia della stigmatizzazione della violenza è profondamente borghese: c’è un clima politico che fomenta l’odio di parte e per parte creato dal Presidente del Consiglio stesso che poi, par suo, si lamenta dell’attentato. D’altro canto, a questa enorme egoità, se ne contrappone un’altra che sostiene quanto sia un episodio isolato: nulla da prendere sul serio.

    Ora, il web ha rivelato una popolazione. Che sarà pure una immonda merda ma esiste. E che ci avrà pure diritto di simpatizzare per un pazzo omicida, perchè no.

    Lo dirò con un “tone” più alto: gente che fa soprusi dalla mattina alla sera, avida di potere, falsa, corrotta, bugiarda, privilegiata adesso mi insegna che la violenza di quell’uomo va stigmatizzata e che bisogna bloccare il web, che anzi sia una icebergiana punta emersa del web. E che, se tutto fosse controllato, sarebbe meglio. Saremmo migliori.


    Pubblicato da Creso il dicembre 15, 2009 @ 15:40 pm Commenta
  • Non so se sono l’unico a sentire puzza di dittatura… L’obiettivo NON è quello di oscurare Facebook perché inneggia alla violenza (se mai questo è il pretesto)… ma oscurare Facebook perché è uno dei tanti strumenti del web che permette un’informazione non distorta. Per quella classe politica sporca e corrotta internet è uno strumento a loro poco conosciuto e soprattutto scomodo. Il prossimo obiettivo? Eliminarlo. Non ci vuole un genio per capirlo. O balli la musica che stanno suonando o sei complice del male. Cicchitto (piduista mascalzone) oggi ha incriminato personaggi, programmi e giornali come MANDANTI MORALI dell’accaduto. Travaglio, Santoro, Di Pietro e molti altri sono stati incriminati di tutto ciò. Tutto questo perché? Perché sono scomodi all’attuale REGIME. Non ci vuole un genio a capire che qualsiasi cosa che sia contro al PADRONE è sbagliata. Facciamo degli esempi?

    1) I magistrati. Sono tutti farabutti
    2) La Corte Costituzionale. Non è più un organo di garanzia ma uno strumento politico.
    3) La Costituzione. É una legge VECCHIA che va cambiata.

    Quello che è peggio è che il popolo italiano è IPNOTIZZATO da uno strumento POTENTISSIMO a SENSO UNICO che è la Televisione, controllata da un DITTATORE che semina ignoranza e raccoglie consensi.

    Se ora pensate che io sia di sinistra è normale… è da parecchio che ci stanno inculcando che qualsiasi cosa contro di lui lo sia.


    Pubblicato da Saeba il dicembre 15, 2009 @ 21:00 pm Commenta
  • Qui non si tratta di libertà di informazione o libertà della rete.
    inneggiare alla morte di qualcuno è una cosa che va condannata.
    In qualsiasi forma si presenti.
    Se vogliamo commentare senza scadere nella politica facciamolo, ma non mi sembra che l’articolo sia completamente “apolitico”.
    E la cosa più brutta, è che anche chi si professa antiviolento, per interesse è disposto a fare un eccezione…


    Pubblicato da marco.p il dicembre 16, 2009 @ 09:07 am Commenta
  • Caro Marco, non mi stancherò mai di ripeterlo: una cosa è condannare l’inneggiare alla morte, altra è condannare il mezzo attraverso cui lo si fa. Sono d’accordo con la prima, in totale disaccordo con la seconda.

    Il problema è che se siamo contenti di avere le nostre libertà allora, visto che il mondo non è un luogo perfetto, ci sarà sempre chi la utilizzerà per scopi negativi. In tal caso, va punita la persona, non limitata la libertà delle altre. Altrimenti non saremmo in Italia, ma in Cina, Iran o Cuba…è lì che si oscurano i siti, non dove c’è (o ci dovrebbe essere…) la tanto chiacchierata democrazia.


    Pubblicato da Kemestry il dicembre 16, 2009 @ 10:03 am Commenta
  • Non capisco perchè ci debba essere distinzione tra “l’inneggiare alla morte” ed il “mezzo che si utilizza”…
    Se siamo d’accordo sul fatto che è sbagliato, va evitato in ogni forma.
    Sul metodo possiamo discuterne, ma chi si rende responsabile di certe propagande è giusto che sia “arginato”.
    E’ abbastanza ovvio che non è facebook a dover essere oscurato.
    Per essere puntuale, le affermazioni di Maroni non credo proprio si riferissero a interi siti (probabilmente non sa neanche come funziona internet…).
    E sono altrettanto convinto che chi voleva ne ha già approfittato per strumentalizzare queste affermazioni, additandole come l’ennesimo sgarbo alla libertà di informazione.
    Carlucci e Ronchi sono già stati più precisi e personalmente sono d’accordo con le loro affermazioni.
    Dire che sei libero di dire ciò che vuoi solo se poi ne accetti le conseguenze non mi sembra una cosa anti democratica. Anzi accettare sempre tutto e comunque mi sembra invece molto anarchico.
    Il male è leggere in tutto questo sempre delle misure pro qualcuno… (o far credere alla gente che sia sempre una limitazione della nostra libertà).
    C’è sempre poca coerenza nel giudizio quando le cose di tutti i giorni si mischiano alla politica.


    Pubblicato da marco.p il dicembre 16, 2009 @ 12:05 pm Commenta
  • Ti sei risposto da solo: “Dire che sei libero di dire ciò che vuoi solo se poi ne accetti le conseguenze non mi sembra una cosa anti democratica.”

    Questo è quello che mi piacerebbe, che ognuno fosse libero di dire ciò che vuole, sapendo che ne deve accettare le conseguenze. E le conseguenze non sono certo la chiusura di un gruppo, che equivale a mettersi il paraocchi e far finta che il problema non esista…

    Se io creo il gruppo “viva le rapine in banca”, il problema è che rapino le banche o che ho creato il gruppo? La soluzione è arrestare me o “censurare i siti che inneggiano alle rapine in banca”?


    Pubblicato da Kemestry il dicembre 16, 2009 @ 12:19 pm Commenta
  • Io non ho fatto domande, quindi non credo di essermi dato delle risposte.
    Non fraintendermi, non sono polemico.
    E’ che sono convinto che la vera libertà è fare tutto ciò che si vuole, ma nel rispetto delle regole.
    Siamo nel sito giusto per capire che la Comunicazione è uno strumento potentissimo.. quindi alla tua domanda credo che sia giusto rispondere: è reato rubare, ma non è nemmeno giusto inneggiarvi.
    E’ ovvio che tutto dipende da chi fa le regole e, soprattutto da come le fa, ma se il tuo esempio fosse stato: se io creo il gruppo “viva la pedofilia” è giusto condannare solo me che sono pedofilo o anche chi come me inneggia la pedofilia e oscurare le bestialità che liberamente ho pubblicato sulla rete?
    Perchè vediamo ste cose tanto diverse tra loro?


    Pubblicato da marco.p il dicembre 16, 2009 @ 12:55 pm Commenta
  • Mi fa piacere vedere che, pian piano, ci stiamo avvicinando al nocciolo della questione…i veri problemi sono i reati, che poi sia giusto censurare alcuni comportamenti estremi (come nel tuo calzante esempio con la pedofilia) nessuno lo mette in dubbio.

    Il problema si ha quando, come nel caso in questione, non è passata neanche una giornata e già si leva alto il grido “oscuriamo i siti”, come se l’unico vero problema sia una pagina fan su Facebook…


    Pubblicato da Kemestry il dicembre 16, 2009 @ 13:04 pm Commenta
  • Aggiungo che uno dei migliori interventi sulla questione è per me quello di Casini:

    http://www.youtube.com/watch?v=stju1UqIRtI


    Pubblicato da Kemestry il dicembre 16, 2009 @ 13:08 pm Commenta
  • [...] La troviamo particolarmente interessante, anche in relazione al dibattito che si è scatenato nei commenti al nostro post sul tema. [...]


  • grazie mille per questo e gli altri post e per il link a marco monty.
    le persone sono il vero valore, la fiducia nel prossimo, la generosità di pensiero, l’ospitalità della mente. Ma quando si perde la fiducia? quando basta poco (perchè il gesto di tartaglia io lo ritengo “poco” rispetto al ciò che ci circonda) per minacciare uno strumento di tanto valore? quello che è accaduto infatti è sicuramente un pretesto per minacciare e, temo, arrivare ad oscurare la nostra libertà.


    Pubblicato da egg il dicembre 16, 2009 @ 23:39 pm Commenta
  • Era scontato che:
    a) il mio ip sia in possesso dei ninja che mi hanno subito individuato appena sono tornato.
    b) ho dato (evidentemente per provocazione) del pedofilo a kemestry e il mio commento è stato cancellato dalla faccia del web.
    Dunque:
    a) l’anonimato in internet non esiste, nel senso che è un privilegio di pochi, che magari possono insultare i peones ma se ci provano col potere vengono beccati subito
    b) kemestry ha (giustamente) cancellato il mio commento: la tanto ventilata libertà internettiana non esiste
    c) sono giornalista professionista e direttore responsabile di periodici da vent’anni: rivendico parità di trattamento con qualunque sito più o meno potente. Ma non me la daranno: io rimarrò responsabile. Perché è meglio fingere che gli irresponsabili non sappiano che comunque, se necessario, saranno responsabilizzati.
    d) molti credono di difendere la libertà di internet, in realtà difendono solamente i (presunti) guadagni di youtube e facebook: che non guadagnano, ma se cadono perché qualcuno li responsabilizza succede un’altra crisi finanziaria e gli informatici da mille euro al mese (quanto li odio: si credono tutti semidei e non sanno mai risolvermi un problema concreto…) diventano informatici da quattrocento euro al mese.
    Besos


    Pubblicato da cicciobombocannoniere il dicembre 17, 2009 @ 00:13 am Commenta
  • Singolare che un governo che ha la mania del controllo,dell’ordine,stia sfuggendo tutto di mano. E si sfoga con la rete,l’unica cosa che gli sembra facilmente gestibile. Per fortuna che non è esattamente così,anche se ci vogliono imbavagliare non ci riusciranno. Esemplare il caso Iran. In un paese in cui la censura regna, le persone riescono a trovare sempre nuovi escamotages per esprimere le loro opinioni. Alcuni sfuggono,altri vengono incarcerati e altri ancora purtroppo sono morti per questo.
    Ovviamente non voglio auspicare che ricorreremo come loro a Freegate(Wired n.10). Lo spero almeno.


    Pubblicato da Donatella Rosetti il dicembre 17, 2009 @ 18:47 pm Commenta
  • Mi sembra interessante la risposta della portavoce di Facebook Debbie Frost:

    “Quando le opinioni espresse sul nostro sito si trasformano in dichiarazioni di odio o minacce contro le persone, rimuoviamo i contenuti e possiamo anche chiudere gli account dei responsabili. Ma la realtà è che, purtroppo, l’ignoranza esiste, dentro e fuori da Facebook, e non sarà sconfitta nascondendola, ma piuttosto affrontandola a viso aperto”.


    Pubblicato da Kemestry il dicembre 17, 2009 @ 21:11 pm Commenta

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