ai generativa digital marketing

Come usare l’AI generativa in una digital agency

Nell’ultimo anno l’intelligenza artificiale generativa, o generative AI, ha catturato l’attenzione delle persone di tutto il mondo e plasmato le modalità di azione delle aziende di ogni settore, inclusi quelli della comunicazione e del marketing online.

La generative AI sta dando un nuovo impulso alle agenzie di digital marketing, che iniziano a integrare nello loro strategie i tool basati sul machine learning con l’obiettivo di migliorare i processi interni, velocizzare le attività ripetitive e trovare nuove soluzioni che consentano di comprendere il comportamento degli utenti.

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Dall’analisi dei dati alla produzione di codici, contenuti, immagini e video, fino all’automatizzazione delle attività di posizionamento sui motori di ricerca e al digital advertising, l’AI generativa si sta dimostrando uno strumento sempre più efficace per chi desidera ottenere un vantaggio competitivo.

Una vera e propria rivoluzione tecnologica, che stupisce per le sue potenzialità e per le opportunità offerte alle agenzie di marketing e comunicazione che intendano dare un impulso al proprio business.

Ma in che modo questa tecnologia sta cambiando le agenzie? Qual è il suo significato? E come è possibile garantire, in questa fase iniziale, un giusto equilibrio tra benefici e rischi?

Cos’è l’intelligenza artificiale generativa

Con il termine generative AI si fa riferimento a una tecnologia in grado di comprendere le istruzioni fornite da un utente, generalmente definite “prompt”, e di rispondere con un output sotto forma di testo, codice, immagini o video.

cosa è ai generative

Secondo la definizione di McKinsey, infatti, è l’insieme di algoritmi che consentono di creare nuovi contenuti, che possono essere usati per una moltitudine di attività.

L’intelligenza artificiale generativa (AI) descrive gli algoritmi (come ChatGPT) che possono essere utilizzati per creare nuovi contenuti, inclusi audio, codice, immagini, testo, simulazioni e video – McKinsey & Company

L’analisi e l’ottimizzazione delle campagne di advertising, la creazione di messaggi personalizzati e la gestione dei processi aziendali sono solo alcune delle applicazioni pratiche dell’AI generativa, rese possibili dalle sue capacità di elaborare grandi quantità di dati.

Non a caso le bigtech stanno cercando di ritagliarsi un ruolo da protagonista nel settore: Google si definisce un’azienda AI-first e continuerà a integrarla in molti dei suoi prodotti più conosciuti.

È un esempio l’help me write in Gmail, la funzionalità, presto disponibile nei prossimi aggiornamenti di Workspace, in grado di suggerire una risposta coerente e dettagliata a una email o il Magic Editor di Google Foto, in cui il machine learning unito alla comprensione semantica consentiranno di apportare modifiche complesse alle fotografie caricate dagli utenti.

Risultano quindi sempre più evidenti gli ambiti di applicazione dell’intelligenza artificiale generativa, che possono essere sfruttati dalle agenzie di marketing per sviluppare campagne pubblicitarie più efficaci e migliorare la customer experience degli utenti.

Ma in che modo il machine learning può essere usato nel day by day di un’agenzia digitale? Quali applicazioni sono attualmente più efficaci per generare contenuto o migliorare il ROI di una campagna di advertising?

Esempi di utilizzo della generative AI in una digital agency

Le agenzie possono cogliere le opportunità offerte da questa nuova tecnologia integrando tool e procedure che permettano di sfruttare appieno i vantaggi dell’AI generativa.

come usare ai generativa in agenziaEsistono infatti una serie di strumenti che possono essere utili, ad esempio, per dare un impulso alla fase creativa, per ottimizzare gli annunci e il targeting delle campagne di advertising, per la generazione di contenuti e per le attività di keyword research in ottica SEO.

Non sorprende, quindi, che sempre più marketer abbiano iniziato a integrare questa nuova tecnologia all’interno dei loro processi creativi, con l’obiettivo di risparmiare tempo e denaro.

Secondo un sondaggio condotto da Salesforce, infatti, è emerso che l’utilizzo dei nuovi tool basati su machine learning potrebbe far risparmiare più di cinque ore a settimana, l’equivalente di più di un mese all’anno.

Scopriamo insieme in che modo le agenzie possono utilizzare questa nuova tecnologia per velocizzare e ottimizzare una parte delle loro attività.

Contenuti testuali e multimediali

Tra le principali attività che possono essere automatizzate e velocizzate all’interno di una agenzia di comunicazione rientrano a pieno titolo la creazione e la modifica dei contenuti testuali e multimediali. Nell’ultimo anno abbiamo assistito al proliferare di tool basati sull’apprendimento automatico di startup e bigtech, che stanno rivoluzionando il lavoro di chi si occupa di content marketing.

Tra i più validi tool di intelligenza artificiale generativa troviamo sicuramente ChatGPT, il chatbot di OpenAI che consente di creare codice e testo. È sufficiente fornire un input (prompt) per avere una risposta dettagliata che simula una conversazione umana. Il tool si basa su un modello di linguaggio di grandi dimensioni (Large Language Model) addestrato su centinaia di terabyte di testo.

Sono molteplici le attività che possono essere ottimizzate utilizzando questo strumento: dalla scrittura dei meta title delle pagine, alla redazione degli articoli per i blog o delle caption per i social network, fino all’ideazione di piani editoriali e molto altro.

Tra i migliori modelli linguistici che possono essere utilizzati per analizzare, creare e modificare i contenuti rientra anche Bard, il “collaboratore creativo” di Google, da poco disponibile anche in Italia, che può essere integrato nei processi creativi delle agenzie per velocizzare la ricerca di informazioni e la redazione dei contenuti.

I tool basati sul machine learning possono inoltre essere usati per modificare un testo esistente. Chi si occupa di contenuti, infatti, può usarli per aggiungere paragrafi, riassumere brief, guide tecniche e il materiale fornito dal cliente o per modificare il tono of voice di un testo rendendolo più formale, più emozionale e molto altro ancora.

Oltre ai chatbot dedicati alla generazione di testo e codice è possibile integrare alcuni strumenti basati sul machine learning per generare contenuti multimediali.

Sono un esempio i tool di intelligenza artificiale che creano immagini (come ad esempio DALL-E o Midjourney), video (è un esempio Synthesia, con cui creare video usando avatar personalizzati) o presentazioni aziendali (Tome), che possono fornire nuove idee creative e velocizzare il lavoro di grafici, web designer e social media manager.

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Digital advertising

La comprensione dei bisogni del pubblico di riferimento è alla base di una campagna di marketing efficace. Una volta acquisiti i contatti e i dati dei propri utenti è possibile fornire loro consigli personalizzati che li convinceranno a tornare o ad acquistare il prodotto o il servizio.

Si possono usare i nuovi tool basati sull’AI per segmentare velocemente i clienti, identificando i modelli comportamentali comuni e generando automaticamente testi e immagini per gli annunci da inserire all’interno delle piattaforme pubblicitarie.

Inoltre, le web agency possono usare la generative AI per monitorare e analizzare costantemente i risultati delle campagne: può apportare correzioni e ottimizzazioni istantanee, garantendo un utilizzo più efficiente del budget pubblicitario e massimizzando il ROI complessivo.

SEO: Search Engine Optimization

I moderni tool basati sul machine learning consentono alle agenzie di analizzare più velocemente il traffico di un sito web, di controllare il codice presente nelle pagine e di accelerare i processi di ricerca delle parole chiave.

Integrando, ad esempio, ChatGPT con i tradizionali software di analisi SEO è infatti possibile risparmiare tempo durante la ricerca delle parole chiave strategiche, con cui si potrà ottimizzare il sito web del cliente e dalle quali si potranno estrarre validi argomenti per l’elaborazione del piano editoriale del blog o dei social network.

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Dividere le parole chiave in cluster, classificarle rispetto alle buyer personas o al search intent dell’utente e studiare gli argomenti più trattati dalla concorrenza, permettono all’agenzia di avere una base di partenza su cui poi strutturare le strategie di posizionamento future, con un considerevole risparmio di tempi e costi.

Gli specialisti della SEO possono inoltre usare le funzionalità di apprendimento automatico e di generazione di codice per la creazione dei dati strutturati richiesti dai siti web dei clienti: le stringhe di codice che forniscono informazioni aggiuntive su una pagina classificandone il contenuto.

Sono un esempio i dati strutturati delle schede prodotto di un eCommerce in JSON-LD (JavaScript Object Notation for Linked Data), il linguaggio usato per la marcatura delle pagine, che possono essere generati con i software basati sul machine learning.

Sviluppo e data analysis

Alcuni aspetti relativi all’analisi dei dati, come la loro classificazione, la pulizia e l’etichettatura, posso richiedere uno sforzo considerevole in termini di tempo e risorse. Sfruttando i modelli linguistici di grandi dimensioni è possibile ridurre i tempi di elaborazione dei dati: si può ad esempio creare il codice necessario per la costruzione di modelli analitici, in grado di velocizzare considerevolmente una parte delle attività di sviluppo dei developers.

Secondo uno studio di GitHub, inoltre, gli sviluppatori che integrano soluzioni informatiche dotate di funzionalità dedicate all’autocompletamento del codice, come ad esempio Copilot, sono più veloci e produttivi, riducendo lo sforzo mentale richiesto per l’espletamento delle attività ripetitive.

La segmentazione del pubblico può essere utilizzata, ad esempio, all’interno di una strategia di email marketing, per classificare in modo analitico il lead acquisito, dando un punteggio (lead scoring) che permetta di identificare in quale fase del processo di acquisto si trovi l’utente, per inviargli il messaggio giusto al momento giusto.

Rischi derivanti dal suo utilizzo

Sfruttando le potenzialità dei nuovi tool basati sul machine learning le agenzie digitali possono sviluppare il proprio business, offrendo soluzioni sempre più efficaci ai loro clienti. Tuttavia, è importante sottolineare che, in questa fase iniziale, è necessario trovare un equilibrio tra i benefici e i rischi dell’AI generativa.

L’automazione di alcune attività può portare a un notevole risparmio di tempo e risorse, ma è fondamentale valutare attentamente le implicazioni etiche e la qualità dei contenuti prodotti per garantire la migliore esperienza agli utenti ed evitare problemi di privacy, copyright e contenuti duplicati.

ai generativa digital marketing

Per questo motivo ChatGPT e Bard evidenziano come i loro rispettivi modelli linguistici possono a volte essere imprecisi e fornire informazioni non veritiere o fuorvianti.

È importante tenere presente che questo è un risultato diretto della progettazione del sistema (ovvero massimizzando la somiglianza tra gli output e il set di dati su cui sono stati addestrati i modelli) e che tali output a volte possono essere imprecisi, non veritieri e altrimenti fuorvianti – OpenAI

L’intelligenza artificiale generativa sta rivoluzionando il panorama delle agenzie di digital marketing, offrendo numerose opportunità per migliorare l’efficienza dei processi interni e per ottenere un vantaggio competitivo sul mercato.

Un esempio concreto? Una parte delle conclusioni di questo articolo e l’ultimo paragrafo sul digital advertising sono stati scritti da un tool basato sul machine learning: l’obiettivo è quello di testare la qualità e la coerenza dell’output fornito, riesci a trovare le differenze?

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travel marketing

Come realizzare campagne di travel marketing a 360°

In questo articolo parliamo di Travel Marketing. L’estate è sinonimo di tuffi in mare, lunghe camminate in montagna e gite fuori porta: con l’arrivo delle elevate temperature tipiche dell’estate italiana, il desiderio più forte per le persone è di dare un twist alla propria routine con piccole fughe o veri e propri viaggi.

La stagione turistica 2023 si prospetta già positiva per l’Italia: il rapporto “Tourism Forecast Summer 2023” di Demoskopika individua un incremento di flussi turistici con oltre 267 milioni di presenze e quasi 68 milioni di arrivi previsti durante i mesi estivi e prevede una spesa nel Belpaese di circa 46 miliardi di euro (+5.4% rispetto al 2022).

Inoltre, secondo il World Tourism Barometer di UNWTO (World Tourism Organization), il primo trimestre del 2023 ha registrato un aumento dell’86% di persone che hanno viaggiato a livello internazionale rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Sempre più frequentemente, le persone utilizzano le piattaforme digitali per “dar vita” alle proprie vacanze: in particolare, secondo un recente studio condotto da YouGov è la Gen Z in testa con il 39%, dato nettamente superiore se paragonato alle altre generazioni (ovvero dagli over-25 in poi: 29% in totale per il macro-gruppo comprendente Millennials, Gen Y e Baby Boomers).

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Per esempio, i viaggi sono su Pinterest una delle categorie più gettonate, caratterizzati da una crescita continua di ricerche degli utenti in aumento del 29% rispetto al 2022.

Non è un caso che le persone tra i 18 e i 25 anni siano anche le più propense a fruire e fidarsi di pubblicità sui social media rispetto agli altri mezzi di comunicazione tradizionali.

Per i brand che si occupano di viaggi e turismo è quindi essenziale pianificare strategicamente le proprie campagne marketing e di comunicazione per catturare l’attenzione e “posizionarsi” nella mente dei consumatori in modo distintivo, ottenendo così un vantaggio rilevante rispetto ai competitor.

I social network sono sempre più importanti per intercettare la propria audience di riferimento: accompagnano i futuri viaggiatori sin dal momento in cui iniziano a fantasticare sui propri futuri viaggi, aiutandoli poi nella pianificazione concreta della vacanza (per esempio, nella scelta dell’alloggio e dei tour) e seguendoli durante l’esperienza diretta nella destinazione tanto sognata.

Travel Marketing, da dove partire

Con l’approssimarsi del momento centrale della stagione turistica estiva, Ninja Marketing riflette su come i brand attivi nel mondo dei viaggi possano coinvolgere al meglio nelle proprie campagne il proprio pubblico grazie ai consigli di Saverio Schiano, Head of Sales for Italy Pinterest.

saverio schiano

Qual è il consiglio n.1 che suggerisci nella creazione di una campagna di travel marketing?

Il travel marketing è un settore estremamente dinamico e competitivo.

Al fine di implementare campagne pubblicitarie e di marketing di successo, è necessaria la coesistenza di tre fattori chiave: una creatività distintiva, una strategia dagli obiettivi ben delineati ed un’ottima esecuzione.

Che si tratti di promuovere una destinazione, un servizio turistico oppure una tipologia di alloggio, è necessario realizzare un piano che segua fasi ben precise: la definizione della propria audience, la conseguente identificazione degli strumenti e delle tecniche da adottare, la creazione di contenuti e asset di qualità e il monitoraggio e la valutazione dei propri risultati.

Un follow-up finale su questi ultimi permetterà ai brand di approfondire ulteriormente il legame con i propri clienti e di far emergere aree di miglioramento per il futuro: si può e si deve sempre cercare di perfezionarsi, ma con gli insight giusti, è sicuramente più facile!

Come il focus delle campagne deve concentrarsi sulle persone?

Per conquistare chi sta cercando ispirazione in merito ai propri viaggi, è fondamentale in primis dare estrema importanza allo storytelling e ai materiali visivi che deve essere out of the box e al contempo autentico: in altre parole, la frase d’ordine è… think big!

Inoltre, è bene ricordarsi di focalizzare l’attenzione principale delle proprie campagne non tanto sui servizi e prodotti offerti, quanto sul consumatore finale.

Come? È importante porsi le domande giuste prima di realizzare la campagna vera e propria, in modo da costruire la strategia più adatta ed allineare i messaggi che si sceglie di veicolare con le esigenze e i desideri del proprio pubblico (per esempio, la Gen Z predilige i viaggi focalizzati su esperienze di qualità e benessere personale, senza dimenticare il portafoglio).

Un consiglio da tenere a mente: eseguire regolari analisi di mercato relative ai propri competitor e tenere aggiornati i profili della propria base clienti è più fondamentale che mai nel settore turistico.

travel marketing - viaggiatori

I trend di settore del Travel Marketing

I trend di settore costituiscono un elemento da tenere in considerazione?

Certamente, la comprensione dei trend di viaggio in un settore in continua evoluzione come il turismo consente alle aziende di avere una marcia in più per adattare i propri piani marketing e di comunicazione ed offrire esperienze di viaggio autentiche e memorabili, dando priorità anche ad una crescita sostenibile e inclusiva a beneficio delle persone e del pianeta.

Su Pinterest, conosciamo in anticipo le tendenze turistiche (ad esempio, quali saranno le destinazioni preferite della stagione) semplicemente grazie all’analisi dell’aumento delle ricerche sulla nostra piattaforma.

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Come Pinterest può essere sfruttato dai brand del settore turistico?

Abbiamo recentemente lanciato un nuovo formato pubblicitario pensato appositamente per creare spazi pubblicitari in ambito travel sulla piattaforma, senza essere invasivi e rispettando le preferenze degli utenti: Travel Catalog.

Questo nuovo strumento permette ai brand di dare visibilità con facilità ai propri prodotti turistici sulla piattaforma tramite la creazione del catalogo (Pinterest trasforma poi automaticamente ogni annuncio in un Pin prodotto dinamico ed acquistabile).

A tal proposito, una business case di particolare successo è stata con LATAM Airlines Cile, una delle principali compagnie aeree dell’America Latina, che sfruttando i nuovi cataloghi viaggio è riuscita a generare un ritorno sull’investimento pubblicitario (ROAS) di 51,75; per di più, il 99% di questi acquisti è stato generato dopo che un annuncio è stato visualizzato senza la necessità di cliccare, a dimostrazione dell’effettivo impatto della strategia pubblicitaria utilizzata.

Marketer tip: paid media, owned e earned

Marketing tips: differenze tra paid, owned ed earned media

L’aumento dell’importanza dei social media e delle digital PR ha portato i brand a cercare marketing tips per raggiungere il successo e coinvolgere i propri clienti attraverso investimenti mirati.

Oggi per un brand è diventato essenziale essere presente ovunque il cliente possa cercarlo, sfruttando le opportunità di paid, owned ed earned media. Ognuna di queste tre categorie ha le proprie specificità ed offre opportunità di arrivare al target.

Marketer tips: partiamo dalle parole chiave

Negli ultimi anni il linguaggio del marketing si è evoluto fino a diventare un vero e proprio gergo, che ai più può a volte risultare ostico. Per ogni marketer che si rispetti è comune incontrare termini come paid, owned ed earned all’interno di una media strategy. Ma non diamo nulla per scontato e approfondiamo insieme questo tema. Ripartiamo dalle basi e da una panoramica sul significato di ciascun termine. 

Paid media

Questa prima categoria include tutti i media che vengono attivati a pagamento. In questo calderone troviamo un’ampia forbice di canali: dall’adv tradizionale – stampa, annunci radiofonici e televisivi o i cartelloni pubblicitari -, a quello online con annunci sui social media o quelli sulle pagine dei risultati dei motori di ricerca, gli annunci display sui siti web. In parole povere: tutti gli spazi in cui un brand può pianificare la programmazione dei propri contenuti, dietro il pagamento di un fee concordato. 

È lo strumento ideale per raggiungere un target specifico. Inoltre, permette di avere il controllo totale sui contenuti che vengono creati o approvati dal brand prima della messa online.

paid media

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Owned

In Owned includiamo tutti i canali di proprietà del brand: dal sito web, ai post del blog, i social media e l’email marketing.

Si tratta di un mix potente all’interno di una strategia di marketing perché è possibile, attraverso un lavoro di storytelling e creazione dei contenuti, controllare completamente chi li vede, attraverso l’analisi degli insight o degli analytics. 

Infatti, se è necessario prevedere un budget per i contenuti a pagamento e non è possibile controllare quelli guadagnati (earned), d’altro canto è sempre possibile creare contenuti per raggiungere il target in maniera organica.

earned media

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Earned media

Gli Earned media, infine, sono tutti i media “guadagnati”, attraverso una strategia di comunicazione ed il lavoro di PR e digital PR. In poche parole, è quando altre persone parlano di un brand senza ricevere per questo un compenso: influencer, giornalisti, PR, ma anche review spontanee oppure brand lover che condividono spontaneamente i contenuti.

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Sebbene non sia al 100% sotto il controllo dei marketers, è decisamente lo strumento più utile a creare brand awareness. L’84% delle persone infatti si fida delle raccomandazioni di amici, familiari o KOL (Key Opinion Leader), piuttosto che di altri tipi di media marketing o adv. 

È sicuramente interessante vedere che tra le fonti più affidabili (al 3° e 4° posto) vi siano i siti di pubbliredazionali con il 55% dei consensi (+7% rispetto al 2013) e i siti internet aziendali con il 53% (+9%). Entrambe le fonti sono caratterizzate da un’elevata densità di informazioni.

Marketer tips: come integrare le tre leve?

Una volta chiarito il significato dei termini, appare evidente come ognuno di questi tre tipi offra ai marketer una vasta gamma di approcci e canali. Se in passato sono stati i paid media a farla da padrone, assistiamo ad un cambiamento che porta ad una sempre crescente importanza dei cosiddetti earned media, in parallelo ad una maggiore attenzione nella gestione dei canali di proprietà.

Diventa quindi importante pianificare gli obiettivi del brand ed avere ben chiaro in mente il target da raggiungere, per andare a comporre la migliore strategia possibile integrando le PR (earned media), l’influencer marketing (che può appartenere a tutte e tre le categorie), SEO (owned), in una campagna di marketing multipiattaforma.

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Pianificare gli obiettivi del brand

Non esistono due individui perfettamente uguali, e lo stesso discorso si applica anche ai brand. È per questo essenziale conoscere le caratteristiche, i punti di forza, le opportunità e le debolezze del proprio brand per andare a pianificare al meglio la propria media strategy.

media

  • I paid media possono aiutare il brand a posizionarsi, andando ad intercettare un determinato target attraverso il canale più adatto;
  • I canali di proprietà offrono invece la possibilità di stabilire e consolidare un dialogo con il target già raggiunto, trattenendone l’attenzione attraverso lo storytelling e il content marketing;
  • Le PR ed in generale gli earned media consentono di lavorare sul passaparola, la più antica ma sempre attuale leva che permette di andare a costruire la credibilità del brand.

Con queste premesse è tuttavia doveroso ricordare come non esista una ricetta comune. Ogni brand deve trovare la sua strada attraverso un percorso fatto di prove e di errori, aggiustando di volta in volta il tiro.

Conoscere il proprio target

«Se conosci il nemico e conosci te stesso, non devi temere il risultato di cento battaglie» diceva in “L’arte della guerra” Sun Tzu, generale e filosofo cinese. Il più antico testo di arte militare, ha influenzato anche il marketing, e ci riporta all’importanza di individuare il nostro consumatore tipo per trasformarlo in un cliente.

Dalla conoscenza del proprio target deriva a cascata la definizione del marketing mix dell’azienda. Questo ci permette allo stesso tempo di individuare le giuste strategie per raggiungere gli obiettivi di business prefissati.

Marketer tips: prova, fallisci, prova ancora

Una volta delineata la campagna di marketing, è importante misurare l’andamento degli investimenti attraverso l’analisi degli insight e dei KPI. Questo consente di valutarne il successo, le eventuali debolezze e i punti di miglioramento che permetteranno di aggiustare il tiro e fare meglio in futuro.

È forse questo l’elemento più importante di una media strategy: non avere l’ambizione che tutto vada per il meglio, ed anzi sfruttare il fallimento come un’occasione per migliorarsi e trovare mix di investimenti più funzionali al proprio brand.

come creare gif animate con l'intelligenza artificiale

Come creare gif animate con l’Intelligenza Artificiale

Negli ultimi mesi i grandi tool online hanno lavorato per includere l’intelligenza artificiale nei loro servizi. Dopo il tentativo di Canva, ci ha provato anche Picsart con AI GIF Generation. In questo caso, l’azienda ha preferito puntare sulle GIF.

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Che poi si sa, le mode e i trend vanno e vengono, anche se l’utilizzo delle GIF sembra non tramontare mai.

Negli ultimi anni molte persone hanno preso l’abitudine di comunicare con queste animazioni.

Basti pensare alle innumerevoli chat in cui le persone rispondono solo a suon di GIF, magari quella di un attore che fa qualche smorfia.

Dunque, se vogliamo comunicare con immagini animate, è necessario essere in grado di esprimere i diversi stati d’animo.

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home piscsart ai gif generation

Picsart, per rispondere a questa esigenza, ha lanciato un nuovo strumento integrato con l’intelligenza artificiale. In questo modo, avrai la possibilità di creare una GIF personalizzata in poco tempo, scrivendo la prima assurdità che ti viene in mente.

Cos’è Picsart AI GIF Generation

Picsart, è un applicazione nata nel 2011, con l’obiettivo di modificare foto, per effettuare college e per la condivisione di immagini.

L’azienda, con lo strumento AI GIF Generation, abbraccia la tendenza text-to-art, che consiste nel trasformare semplici prompt di testo in GIF originali e uniche e il suo utilizzo è piuttosto intuitivo.

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Finora, gli appassionati di AI hanno sperimentato con diversi strumenti come DALL-E e Midjourney la creazione di immagini statiche.

Invece, Picsart AI GIF Generation apre un nuovo orizzonte: quello delle GIF animate.

Immaginiamo per un attimo di divertirci creando scene di pochi secondi con i nostri personaggi televisivi preferiti, anche con oggetti che usiamo quotidianamente.

immagine picsart ai gig generation

Inoltre, da oggi non dobbiamo più perdere tempo per cercare online la GIF giusta (e magari accontentarci), possiamo creare una tutta nostra, dando libero sfogo alla fantasia.

Picsart AI GIF Generation è stato progettato pensando all’accessibilità e integrato nell’applicazione già esistente Picsart, disponibile sia sui dispositivi iOS, Android e sul web. Al momento è disponibile in Canada, Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda e Armenia.

Le GIF che sono state generate possono essere scaricate direttamente sul dispositivo per la condivisione sia nelle chat di gruppo che sui vari social.

L’app è anche un editor di fotoritocco, montaggio video con altri strumenti e che possiede alcuni modelli pronti all’uso per immagini e filmati da condividere sui social.

Un aspetto importante da segnalare è che le immagini generate con Picsart AI GIF Generation risultano essere più fumettistiche (e non fotorealistiche). Questo non deve essere considerato uno svantaggio, ma una particolare estetica divertente e fantasiosa dello strumento stesso.

Guida step by step con Picsart AI GIF Generation

Come accennato, lo strumento Picsart AI GIF Generation è possibile utilizzarlo sia dal cellulare o direttamente dal sito web.

Sul cellulare

Per prima cosa, bisogna scaricare sul cellulare l’applicazione Picsart per iOS o Android, a seconda del telefono. Una volta fatto, apri l’app e seleziona il “+” nella parte inferiore dello schermo e poi inizia con la tela bianca. Successivamente seleziona l’opzione “più strumenti” nella parte inferiore dello schermo e poi “AI GIF Generation”. Infine, inserisci il tuo prompt e guarda generare la tua GIF.

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Sul web

Inizia visitando il sito Generatore GIF AI per il Web.

Successivamente inserisci il prompt nella casella sul lato sinistro. Ricorda sempre che dovrai essere specifico se vuoi ottenere risultati efficaci. Seleziona uno stile che ti piace di più e poi clicca su “genera”.

schermata picsart ai gif generation

Picsart ricorda che la funzione è ancora nuova, quindi non è perfetta, infatti alcune GIF generate non sono eccellenti, perché le animazioni sono ancora limitate e manca ancora un database aggiornato da cui ricavare il risultato desiderato.

Inoltre, lo strumento non è gratuito: si può iniziare con un periodo di prova al termine del quale ti verrà richiesto di scegliere un abbonamento. Il piano mensile da 7,49 euro contro un piano annuale da 27,99 euro.

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10 consigli per un copywriting efficace sui social

Per funzionare sui social media non basta soltanto avere una buona strategia se non hai degli ottimi contenuti. Avere ottime capacità di copywriting per social media è fondamentale per raggiungere il tuo pubblico di destinazione.

Infatti, non si possono copiare e incollare i contenuti su tutti i social, ma bisogna sempre considerare su quale canale stai comunicando, qual è il tuo target di riferimento, quali sono i limiti di carattere e quali formati usare.

Ma in cosa consiste il copywriting e perché è così importante per i social media? Ecco 10 consigli su come scrivere copy efficaci.

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Che cos’è il copywriting

Come affermò Peter Barry «la pubblicità si basa sulla comunicazione. E non importa che sia fatta di immagini o di parole purché sia semplice. Checché ne possiate pensare chiunque può scrivere un buon testo lungo. Pensate al vostro lavoro non come a quello di chi scrive parole, ma di chi le evita. Non state scrivendo un romanzo o un poema».

Dunque il copywriting si occupa di scrivere un testo a scopo pubblicitario o di marketing.

Il copy, ossia il contenuto scritto, ha l’obiettivo di aumentare la consapevolezza del marchio e di convincere il pubblico a compiere un’azione.

Il copywriter, oltre ad essere creativo, deve sapere perfettamente qual è il tono di voce con cui parla il brand su ogni canale e a chi si sta rivolgendo.

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Copywriting per social media, cosa sapere prima di iniziare a scrivere

Non puoi iniziare a scrivere un buon copy se prima non hai formulato le domande giuste.

Questo perché ogni brand ha la sua copywriting strategy e il suo linguaggio. Conoscere il proprio pubblico e analizzare i propri competitor è il primo step da attuare prima di prendere la penna in mano.

Identificare le tue Buyer personas significa sapere a chi deve parlare il tuo testo e a chi stai rivolgendo il tuo messaggio. Quando conosci il tuo pubblico è più semplice decidere su quali social agire e in che modo.

In tal senso è utile rispondere ad una serie di semplici domande che possono aiutarti a focalizzare meglio il tuo approccio copy:

  • Che tipo di contenuti vorrebbe il pubblico del tuo brand?
  • A quali nicchie si rivolge il tuo marchio?
  • Cosa stanno facendo bene i tuoi competitor? Cosa sbagliano?
  • Quale tono di voce usano?

Fare un’analisi di benchmark permette di scoprire quali sono i contenuti per i social che performano meglio per il tuo pubblico e il tuo mercato, oltre ad approfondire quali sono le conversazioni di tendenza per scoprire informazioni sul tuo target.

Prima di metterti a scrivere realizza la tua style guide, costruendo una voce autentica e distinta che ti permetterà di migliorare la brand awareness della tua azienda, di fidelizzare la tua audience e di differenziarti dalla concorrenza.

In questa guida riassumi tutto ciò che riguarda il copywriting, dalla grammatica al tono di voce, fino a come affrontare la scrittura sulle diverse piattaforme. Per realizzarla consulta tutti i team creativi e di marketing, oltre al brand strategist e al social media manager.

A questo punto è finalmente arrivato il momento di mettere in pratica 10 consigli per realizzare copy che funzionano per i tuoi social.

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1. Crea modelli di post

Pensare ogni volta a contenuti originali può essere molto difficile.

Trasforma i tuoi post migliori in modelli così da risparmiare tempo e replicare il successo. Parti dai dati, analizza la creatività che ha performato meglio e rendila un format.

2. Utilizza tutti i contenuti

Ricicla, ricicla, ricicla.

Non farti sfuggire l’occasione di usare i contenuti redatti per altri canali ma adattali alla tua strategia social.

Ad esempio, prendi un articolo di blog e trasformalo in un carosello per Instagram o in una quote per Facebook. Non sprecare contenuti che funzionano per il tuo pubblico.

3. Aggancia il tuo pubblico

Ogni giorno siamo sottoposti ad una miriade di contenuti e di informazioni.

Per questo motivo è fondamentale trovare il tuo gancio per tenere l’utente incollato ai tuoi post e conquistare la moneta di scambio più importante: l’attenzione.

Il copy dovrebbe sempre incentivare la connessione con il brand e non essere mai noioso, spingersi verso un modo di parlare interessante e curioso senza mai cadere nel clickbait.

Cerca il tuo modo di comunicare caldo ed empatico, sempre incentrato sull’autenticità. Prima di scrivere un copy chiediti cosa ti farebbe venire voglia di rimanere a leggere quel post e cosa ti spingerebbe ad interagirci.

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4. Non dimenticare l’accessibilità

Parla alla tua comunità in maniera chiara ed accessibile per rendere la tua comunicazione più inclusiva. Per farlo bastano poche semplici accortezze:

  • Rendi gli hashtag facili da leggere: usa le maiuscole all’inizio di ogni parola. Esempio: #NinjaMarketing;
  • Evita di scrivere in CAPS LOCK: il maiuscolo su tutto il testo potrebbe far interpretare agli screen reader quelle parole come un acronimo e questo potrebbe interrompere l’esperienza dell’utente;
  • La prima volta che usi un acronimo, scrivilo per intero. Sarà più semplice comprenderlo le volte successive;
  • Scrivi in un linguaggio comprensibile: chiunque deve poter capire quello che scrivi;
  • Evita frasi ripetitive e ridondanti;
  • Le informazioni importanti devono essere sempre all’inizio del copy;
  • Menzioni e hashtag sono preferibili alla fine di un copy.

5. La voce attiva è sempre meglio

Usare la forma attiva delle frasi rende i contenuti più chiari perché riescono ad attirare l’attenzione del pubblico. Sui social è sempre meglio realizzare copy concisi e fruibili.

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6. Prova con post più lunghi

Lo sappiamo bene, i contenuti sui social devono essere brevi e di facile comprensione. Il tempo a disposizione per far leggere un contenuto agli utenti è davvero poco, proprio per questo si favoriscono copy di poche righe.

Ma bisogna anche considerare che, in alcune circostanze e su alcuni social in particolare, il pubblico desidera leggere maggiori informazioni e ama approfondire certi temi.

Su LinkedIn, ad esempio, il tuo brand può utilizzare post più lunghi per garantire una maggiore conoscenza di un tema o per creare contenuti avvincenti, capaci di generare connessioni con l’audience.

7. Incentiva l’azione con CTA mirate

Non confondere gli utenti con troppe call to action da compiere all’interno del tuo post. Poche richieste di azioni ma precise ti garantiranno ottimi risultati.

Cosa deve fare il tuo pubblico? Quale azione gli stai chiedendo di compiere e qual è l’obiettivo che vuoi raggiungere attraverso quel post? A partire da queste domande struttura la tua CTA e fai in modo di convincere il tuo pubblico a farla.

Per esempio, all’interno di un post su Instagram, puoi chiedere all’utente di visitare il tuo sito usando la frase “scopri di più nel link in bio”.

8. Analizza i dati

Il lavoro del copywriter per i social media non finisce al momento della pubblicazione del post.

Infatti, la parte più importante è raccogliere i risultati raggiunti dai contenuti per comprendere quali sono stati quelli più performanti e per adottare la migliore strategia in quelli successivi.

Impara ad analizzare quali argomenti generano più consapevolezza, quali sono le lunghezze dei post che sono andati meglio, quali sono le CTA con maggiori conversioni.

9. I bisogni delle persone sono al centro dei tuoi copy

Non ignorare di cosa ha bisogno il tuo pubblico.

Soltanto con questa conoscenza potrai creare una narrazione in grado di generare consapevolezza su quella necessità e generare un percepito maggiore rispetto al tuo brand.

Accompagna l’utente nella scoperta di cosa gli serve e cosa potrà risolvere l’uso del tuo prodotto o del tuo servizio.

10. Ispira il tuo pubblico

Un buon copy non ha la finalità di vendere un prodotto ma di ispirare le persone.

Come diceva David Ogilvy, uno dei più grandi pubblicitari di sempre fondatore dell’omonima agenzia, «quel che si dice è molto più importante di come lo si dice»,

Le persone hanno bisogno di suggestioni, di emozioni, di visioni e il copywriting per i social media può offrire tutto questo.

Nike x Martine Rose: nasce la prima linea sartoriale gender-free

In occasione della FIFA World Cup femminile 2023 in Australia, in partenza dal 30 luglio, Nike ha stretto una collaborazione con la stilista Martine Rose, per il lancio di una linea che sfida le tradizionali norme di abbigliamento di genere. Una collezione di abiti e accessori semi-formali, che prende ispirazione dalle divise da calcio.

L’originalità della collaborazione consiste nell’avere unito moda e sport, sovrapponendo abiti sartoriali a sportivi, generalmente considerati agli antipodi.

Una linea proposta per le atlete del calcio, per celebrare l’evento sportivo e sottolineare che l’eleganza non ha genere, dentro al campo così come fuori. In particolare, gli outfit proposti puntano a documentare il momento del viaggio e dell’arrivo sul campo, con un taglio da sartoria d’élite.

I pezzi della capsule collection

Martine Rose, solitamente stilista di abbigliamento maschile, per l’occasione ha rivisto i classici codici sartoriali britannici. Pezzi unici, che trasformano i look calcistici in outfit casual, senza alcun riferimento al genere.

Come specificato proprio dalla menswear designer inglese, il suo interesse non è mai stato esclusivamente legato alla moda, ma a come la gente interagisce con i vestiti, al fattore emotivo nascosto dietro a ciò che si indossa.

Nike x Martine Rose collaborazione

La collezione è composta da vari capi, dalla giacca, al pantalone, completo di camicia, trench, e accessori, come occhiali da sole, e una nuova versione delle scarpe Shox Mule MR4.

I pantaloni e la giacca in colore blu navy, riportano il motivo “M” ripetuto con una maglia jacquard. I pantaloni presentano, inoltre, l’etichetta con la dicitura “NIKE x MARTINE ROSE”, posta sulla tasca posteriore.

La maglia ha lo stemma “Martine Rose”, ispirato a quello di Croydon, borgata della zona sud di Londra, dove la stilista è nata.

Il trench, di colore beige, è fornito di maniche che possono essere avvolte intorno al collo, come una sciarpa da calcio. Le scarpe sono una rivisitazione delle già famose Shox MR 4 (a cui la stilista aveva già precedentemente lavorato), ispirate agli scarpini da calcio.

Nike x Martine Rose scarpe

La capsule collection si completa di calze al ginocchio in nylon e spandex, accessori come occhiali da sole Echo Shield. L’intera collezione sarà disponibile sul sito Martin-Rose.com dal 25 luglio, sul sito Nike.com, negli store selezionati Nike e sull’app Snkrs dal 27 luglio.

Perché una collezione gender-free

Sebbene la linea di abbigliamento sia nata per offrire visibilità alle donne, e in particolare, al ruolo femminile nello sport, l’obiettivo primario è quello di aprire un dialogo sul genere.

La collezione «è più di una semplice sartoria. Si tratta delle donne che la indossano, riguarda la forza, la resilienza, la bellezza, il potere. Volevo che le donne si sentissero potenti, come spesso lo sono gli uomini» spiega Martine Rose.

Nike x Martine Rose occhiali da sole

La sartoria genderless è un ibrido tra sport, moda e cultura, che sottolinea il significato di un abito in quanto tale, senza alcun riferimento o collegamento al sesso. «Anche se sto usando le donne per raccontare la storia» continua la stilista «non c’è genere legato alla tuta. Chiunque può indossarla. Spero che un giorno non parleremo di genere nello sport e parleremo solo di sport. Una volta che tutto è stato rimosso, rimane solo il gioco».

Megan Rapinoe, calciatrice statunitense, in riferimento alla campagna ha dichiarato: «Adoro il mash-up che lo sport, la moda e la cultura sono diventati e, come atleta, ho sempre voluto che ciò che indossiamo rappresentasse qualcosa di più».

Le altre collaborazione Nike e Martine Rose

Non è la prima volta che Nike e Martine Rose danno vita ad una collaborazione che si ispira alle sottoculture e alle comunità giovanili. In vista della Coppa del mondo di calcio femminile, però, hanno unito la loro creatività per realizzare una collaborazione alternativa, ancora una volta legata alla soccer-mania, che da tempo ispira la stilista.

Si tratta, infatti, della prima collaborazione prevista per atleti fuori dal campo, con l’obiettivo, come evidenziato da Nike, di colmare il divario di genere nella sartoria artigianale per lo sport.

«È la prima volta che Nike fa sartoria, e questo di per sé è davvero eccitante, e un privilegio averlo fatto” sottolinea Rose «è stata un’enorme curva di apprendimento e una rivelazione per me. È stato un viaggio che ho affrontato con Nike».

La campagna “The lost lionesses”

La prima collaborazione tra l’azienda e la stilista, risale al 2021, quando fu lanciata una maglia che rendeva omaggio alla squadra di calcio femminile “non ufficiale” del 1971.

In contemporanea alla linea di divise calcistiche, la stilista, con la direzione della fotografa Rosie Mark, ha ideato un breve filmato.

Il video raffigura persone comuni che giocano a calcio ovunque, dai corridoi di un condominio, ad un campetto improvvisato per strada, per celebrare il potere di unione dello sport.

Nike the lost lionesses

La campagna “Nike x Shox MR4”

La scorsa estate è stata creata una campagna con l’intento di rendere omaggio agli “eroi non celebrati” del calcio britannico.

I cartelloni pubblicitari riportavano talenti come, ad esempio: Kat Craig, avvocato dei diritti umani a sostegno delle vittime di abusi sessuali nel calcio; oppure, Hope Powell, prima donna nera inglese manager nell’ambito calcistico.

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nuovo logo di twitter è una x

Twitter cambia logo (e nome): via l’uccellino, arriva una X

Il nuovo logo di Twitter è una X.

Destinato a scomparire il famoso uccellino cinguettante per far spazio a una lettera molto cara a Elon Musk, già presente in SpaceX e, da pochissimo, nel nome della sua nuova startup di Intelligenza Artificiale, xAI.

Il nuovo logo di Twitter

Al momento in cui scriviamo, l’uccellino blu simbolo del popolare social network fondato da Jack Dorsey (e acquistato per 15 dollari su iStock nel 2006, nella sua versione originale) è stato appena sostituito sulle pagine di Twitter.

homepage twitter

 

E anche il profilo ufficiale di Twitter è cambiato e si chiama ora “X”.

 

La trasformazione di Twitter era in effetti già in corso: ad Aprile, la società era stata incorporata in X Corp (la “x”, ancora!), cambiando, di fatto, nome.

WeChat è il nuovo modello per Twitter

L’obiettivo del cambiamento della piattaforma, che fin dalla sua creazione aveva adottato l’uccellino come logo, per rappresentare i brevi cinguettii da 140 caratteri, è trasformarsi in una super app, sul modello della cinese WeChat.

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La Super App offrirebbe tutta una serie di nuovi servizi oltre a quelli di messaggistica e l’uso come social network: gaming, acquisti su ecommerce, transazioni finanziare ma anche la possibilità di accedere a servizi pubblici, come la prenotazione di visite mediche e molto altro.

Quando vedrà la luce la Super App X

Anche se il New York Times aveva già reso noti alcuni dettagli del piano di business presentato agli investitori agli inizi di maggio, è al momento molto difficile ipotizzare i tempi di rilascio e la tabella di marcia che porterà Twitter a trasformarsi in una Super App sul modello di WeChat.

Possiamo comunque contare sul fatto che Elon Musk continuerà a comunicare aggiornamenti sul percorso proprio su Twitter (almeno, finché si chiamerà così).

consigli per scrivere contenuti web efficaci

11 consigli per scrivere contenuti web efficaci 

È ora di prenderne consapevolezza: scrivere contenuti per il web efficaci significa ascoltare il proprio target di riferimento, interpretarne le esigenze e fornire risposte concrete.

Ma come scrivere un contenuto che faccia presa sulle buyer persona? Come possiamo attivare un dialogo o una relazione con loro?

A tutte queste domande ha risposto con estrema precisione Darek Balck, fondatore del blog Grit Digest, che su Content Marketing Institute illustra 11 consigli per contenuti web efficaci e colloquiali. 

Contenuti web efficaci: 11 consigli pratici

Il web non possiede le stesse caratteristiche di altri mezzi di comunicazione.

Vien da sé che la scrittura su questo media possiede caratteristiche peculiari che tengono conto delle dinamiche relazionali proprie della rete, delle abitudini degli utenti a consultare i motori di ricerca per ottenere risposte specifiche e del linguaggio tipico del web.

Ormai abbiamo imparato a conoscerlo e ad utilizzarlo, così com’è: privo di filtri e caratterizzato da un tone of voice amichevole ed estremamente chiaro.

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L’altro elemento di notevole importanza è, senza dubbio, la capacità del testo di catturare e mantenere viva l’attenzione dell’utente: a tal proposito la scrittura per il web impone espedienti stilistici e narrative precise.

Elementi, questi, che associati a tecniche SEO consentono a quel contenuto specifico di posizionarsi nelle SERP di Google e degli altri motori di ricerca. Da ciò si evince che i contenuti devono essere, come suggerisce lo stesso Darek Black “più asciutti della sabbia per attirare lettori interessati” e per stabilire un dialogo con loro.

Scopriamo insieme gli 11 consigli per contenuti web efficaci e colloquiali. 

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Contenuti web efficaci: coinvolgi le persone attraverso domande

Esiste un detto “domandare è lecito, rispondere è cortesia”. È vero nel web la domanda che viene rivolta agli utenti è l’unica via per suscitare attenzione e, quindi, indurre risposte.

Le domande, infatti, coinvolgono e costruiscono un terreno fertile di discussione. Sono suscettibili, infatti, non solo di riflessione da parte dell’utente rispetto a una scelta tra due o più opzioni possibili ma possono scatenare, altresì, reazioni, recensioni e commenti.

Le domande fanno comprendere ai lettori che ci stiamo rivolgendo esattamente a loro e con loro vogliamo costruire un dialogo.

David Hoffeld, a tal proposito, parla di elaborazione istintiva: quando viene posta una domanda, infatti, essa prevale sull’attività di pensiero e il cervello, di conseguenza, pensa solo a elaborare una risposta e a nient’altro.

Le domande, secondo Hoffeld guidano l’utente e gli offrono un percorso e una direzione.

Scrivere contenuti chiari e colloquiali per il web

Less is more: brevità vuol dire chiarezza

I contenuti web efficaci devono prediligere frasi brevi. Frasi concise risultano infatti maggiormente chiare e incisive.

La brevità conduce ad una più agevole leggibilità del testo. Per definire formalmente la leggibilità di un testo sono stati elaborati diversi processi matematici.

A dimostrazione di ciò è il fatto che l’indice di lettura più popolare, il Flesch Reading Ease Index (abbreviato anche a FRE Index), risale a prima dell’avvento di Internet. Sviluppato da Rudolf Flesch, ricercatore affezionato al tema della leggibilità già dagli anni ’40 e ’50.

In How To Write Plain English, Rudolf Flesch spiega che: «Più lunga è la frase, più idee la mente deve tenere in sospeso fino alla decisione finale sul significato di tutte le parole insieme… Questo significa più lavoro mentale per il lettore. Quindi più una frase è lunga, più è difficile da leggere».

In breve: i lettori interpretano le frasi lunghe come divagazioni. Elaborano più facilmente le frasi brevi.

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Evita il ricorso eccessivo a banner e pop-up

Quando leggiamo un testo in un ambiente digitale siamo tutti più distratti rispetto a quando leggiamo una rivista, un giornale o un libro.

Il web è ricco di stimoli: mentre leggiamo ci arrivano notifiche da applicazioni di messaggistica, si aprono banner e pop-up di ogni genere e c’è sempre qualche altro contenuto che attrae la nostra attenzione.

Questo comporta un tipo di lettura meno lineare e più a balzi, che può non rispettare l’ordine dei paragrafi e tornare indietro all’improvviso.

Skimming e Scanning sono due modalità tipo: nel primo caso, prima ancora di leggere il contenuto per intero, il lettore cerca di capire se quell’articolo contiene le informazioni che desidera soffermandosi su titoli, grassetti e parole chiave; nel secondo va direttamente a cercare la sola informazione che desidera, evitando il resto del testo.

La semplicità sul podio: chiave per contenuti web efficaci

Le parole semplici sono facilmente interpretabili. Questo è un concetto fuori discussione. Se si è in grado di spiegare un concetto con parole semplici, il lettore attribuirà a chi scrive maggiore competenza e padronanza dell’argomento in questione.  

Nel suo Make Every Word Count, Gary Provost esprime la sua opinione sulle parole complesse.  Queste parole non funzionano perché interrompono il lettore con la domanda: “Cosa significa?”.

Creano un rumore inaspettato nella sua testa e gli ricordano che c’è uno scrittore all’opera proprio come il frantumarsi di un vetro o lo stridere di un allarme gli dicono che c’è un ladro che sta per fare il colpo.

Parole semplici sono utili a migliorare la leggibilità di un testo. Bisogna ricordare che parliamo a molti e dobbiamo farci seguire da tutti. 

I contenuti web semplici ed efficaci

Grammatica, sì ma non troppa

Infrangere le leggi linguistiche può essere divertente oltre che un esercizio di creatività: Darek Black, infatti, abolisce il concetto di polizia grammaticale che, spesso, ingabbia lo scrittore privandolo di ogni scampolo di immaginazione.

Bisogna evitare di essere “troppo perfetti per essere credibili”. Per cui è chiaro che ciò che conta davvero sono i lettori.

Concentrati sul lettore

Sebbene del nostro potenziale lettore non si conosca alcuna generalità è necessario attirare la sua attenzione. Come farlo? Utilizzando la seconda persona nei contenuti.

Secondo Black, infatti, questo metodo consente di sortire un effetto sorprendente: il lettore sarà convinto che il messaggio che si appresta a leggere è costruito su misura per lui.

L’utente si troverà in una sorta di auto – bias cognitivo: presterà maggiore attenzione agli argomenti che lo riguardano rispetto ad altri argomenti relativi ad altre persone. Il dialogo con il ‘tu’ rende più colloquiale la narrazione rivolta al nostro lettore.

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Mettici la faccia: parla in prima persona

Scrivere contenuti web efficaci usando la prima persona plurale non consente di costruire un dialogo col lettore.

Il noi rimarca uno squilibrio nella relazione scrittore-lettore in cui il primo è un’entità astratta. L’uso della prima persona singolare, invece, dimostra un maggiore coinvolgimento e fornisce al lettore un punto di riferimento verso cui convogliare attenzione.

Il Brand parla in prima persona e viene portato a compimento ciò che Robert Cialdini definisce principio di unità

Cialdini ha dichiarato di avere messo a fuoco anche la settima regola della comunicazione persuasiva, che ha chiamato “l’unità”, ossia l’idea che condividendo un’identità assieme a qualcun altro si sia poi più portati ad accettare le sue richieste.

Metterci la faccia consente, dunque, di ottenere reciprocità e, quindi, risultato. 

Contenuti web efficaci per stabilire un dialogo col cliente

Evita espressioni gergali nei contenuti web efficaci

Evitare l’uso del gergo è un ulteriore consiglio di Black per scrivere contenuti web efficaci. L’uso di espressioni tecniche è definita da Black come una maledizione.

L’uso di queste espressioni ha come effetto negativo l’innalzamento di barriere: equivale, in pratica, a dire al lettore ‘non sedere al mio tavolo’. Perché? Poiché non tutti conoscono il nostro gergo e poiché lo stesso lenisce l’interesse dei lettori.

È un discorso analogo a quello fatto sul concetto di leggibilità.

Prendiamo come esempio i casi di argomenti scientifici: se chi scrive utilizzasse tecnicismi il lettore potrebbe smettere di leggere quel testo di colpo poiché non si sentirebbe coinvolto, non avendo a disposizione strumenti di decodifica di quel gergo specialistico.

Come afferma Hillary Shulman, autrice principale di un altro studio: «L’uso di parole difficili e specializzate è un segnale che dice alle persone che non appartengono a questo mondo».

Una semplice via di fuga è offerta da 100 Ways To Improve Your Writing, in cui l’autore Gary Provost offre questo consiglio: «Scrivete come se steste conversando con i vostri lettori. Ascoltate il dialogo che si verificherebbe. I vostri lettori vi fermeranno e vi diranno: “Aspettate un attimo, aspettate un attimo, cos’è un grumdocle?” Se è così, non usate il grumdocle o spiegatelo quando lo usate».

Le parole sono note: componiamo armonie

Ogni parola è una nota musicale; combinate, formano melodie, perfezionate dalla punteggiatura. Pertanto, non scrivete contenuti per i vostri lettori. Componete, invece, musica per le loro orecchie.

In questo modo il tone of voice sarà senza dubbio maggiormente colloquiale. Per far questo è necessario alternare la varietà della lunghezza delle frasi e della loro struttura.

È importante dare movimento al testo, ritmo come se si stesse colloquiando oralmente. I lettori vorranno sentire un suono, un’armonia.

L’armonia richiede enfasi: il ricorso al corsivo

Rileggere il testo è una pratica sempre utile. Spesso tanto utile per comprendere quali siano le parole che necessitano di essere enfatizzate e riconosciute.

Il lettore dovrà sviluppare un buon orecchio come afferma Donald Murray in Scrivere per i lettori, il lettore dovrà aguzzare l’occhio. 

Il segreto è dare voce al testo che si presenta ai lettori. Fingere che esso sia parlato e non scritto: solo in questo modo si potranno calibrare ed esaltare quegli elementi che dovranno invitare l’utente a focalizzare la propria attenzione. 

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Paragrafi brevi

Scrivere paragrafi di testo lunghi potrebbe appiattire il nostro lavoro e apparire agli occhi di chi legge un monologo piuttosto che un invito a leggere con attenzione.  

Arricchire il testo con sottotitoli e citazioni serve a costruire un utile percorso di lettura e a conferire al contenuto un certo dinamismo.

I titoli, d’altronde segnalano a priori ciò che ci apprestiamo a leggere: se sono accattivanti accompagneranno il lettore “per mano” alla lettura di quanto si è scritto. 

Esprimere se stessi e la propria personalità

La personalità è il tratto vincente in ogni cosa. Ed è l’ultimo tra gli 11 consigli per contenuti web efficaci e colloquiali. Imprimere in un testo la propria personalità, il proprio stile significa umanizzare il testo e dare vita alle parole.

Questo è l’ultimo dei consigli di Black per dare voce a un testo e renderlo colloquiale. La personalità che si può profondere in un testo consente di parlare in maniera diretta ed empatica e comunica in modo preciso l’identità e i valori. Questo tratto peculiare permette al contempo di creare relazioni di fiducia con i lettori e di rendere il brand memorabile.

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apple GPT intelligenza artificiale di Apple

Anche Apple punta sull’Intelligenza Artificiale: arriva Apple GPT

Secondo un articolo di Bloomberg, Apple sta creando un proprio chatbot dotato di intelligenza artificiale che alcuni ingegneri chiamano Apple GPT. Secondo quanto riferito, l’azienda non ha ancora piani concreti per rilasciare la tecnologia al pubblico.

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Come funziona Apple GPT

Come riportato da Bloomberg, il chatbot utilizza un proprio modello linguistico di grandi dimensioni (LLM) chiamato “Ajax“, che gira su Google Cloud ed è costruito con Google JAX, un framework creato per accelerare la ricerca sull’apprendimento automatico.

Fonti vicine alla situazione hanno riferito che Apple ha diversi team al lavoro sul progetto, che comprende anche la gestione delle potenziali implicazioni per la privacy.

Mentre altri giganti della tecnologia, tra cui Meta, Microsoft e Google, si sono mossi rapidamente per rilasciare alle aziende e al pubblico prodotti di intelligenza artificiale generativa, Apple si è distinta per la sua assenza.

L’azienda della mela ha invece attirato su di sé l’attenzione nelle ultime settimane con il lancio di Vision PRO, il visore per la realtà aumentata e mista sul quale non abbiamo informazioni certe riguardo l’entità dei preordini.

Questo potrebbe essere uno dei motivi del ritardo e l’annuncio del nuovo prodotto AI based sarebbe utile a dirottare l’attenzione da un risultato non proprio esplosivo.

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La mossa di Apple “in ritardo”

Visto che Apple ha vietato ai suoi dipendenti di utilizzare ChatGPT, (per evitare il rischio di fuga dei dati) Bloomberg riporta che gli ingegneri avrebbero utilizzato internamente il chatbot alimentato da Ajax.

L’azienda ha lavorato decisamente in silenzio allo sviluppo di prodotti sull’AI generativa, anche se ha implementato questa tecnologia nel suo software da parecchio tempo: l’esempio più conosciuto è Siri, il suo assistente vocale (che ha, però, ancora molta strada da fare).

Per massimizzare i suoi sforzi, nel 2018 Apple ha assunto John Giannandrea, in precedenza responsabile dell’IA e della ricerca presso Google, per supervisionare Siri e i suoi team di apprendimento automatico.

Secondo Bloomberg, Giannandrea e il vicepresidente senior dell’ingegneria del software di Apple, Craig Federighi, sono ora alla guida dell’iniziativa AI di Apple.

In una recente intervista a Good Morning America, Tim Cook ha dichiarato che la tecnologia AI è qualcosa che Apple sta “esaminando da vicino”.

Cook ha anche espresso le sue preoccupazioni riguardo ai prodotti di intelligenza artificiale, osservando che ci sono “una serie di problemi che devono essere risolti”. Altre aziende hanno iniziato a collaborare per rilasciare diversi LLM a startup e ricercatori.

Meta ha annunciato che il suo LLM (LLaMA 2) sarà accessibile sulla piattaforma Azure di Microsoft. Microsoft gestisce anche il modello GPT di OpenAI sul suo prodotto di ricerca Bing.

Sebbene i piani di Apple nel settore dell’intelligenza artificiale non siano ancora chiari, alcune fonti hanno riferito a Bloomberg che Apple ha in programma di fare un “annuncio significativo relativo all’intelligenza artificiale” nel corso del prossimo anno.

Spazzolini, scarpe e candele: tutte le collab con i brand e le curiosità sul film di Barbie

Dopo 6 decenni siamo ancora innamorati dell’iconica bambola, in trepidante attesa per l’uscita del film di Barbie, che tingerà di rosa l’estate.

Al secolo Barbara Millicent Roberts del Winsconsin, nata nel 1959, (secondo la bibliografia inventata per lei dalla casa produttrice di giocattoli, Mattel), diventa reale.

È arrivato il film di Barbie

Nelle sale italiane dal 20 luglio, distribuito dalla Warner Bros Pictures, arriverà il film dell’iconica bambola. La pellicola, girata dalla regista Greta Gerwig (“Piccole Donne” e “Lady Bird”) , vedrà come protagonisti gli attori Margot Robbie (nel ruolo di Barbie) e Ryan Glosling (nel ruolo di Ken).

Una pellicola che raffigura un mondo dove tutto è perfetto.

Collaborazioni importanti per quanto riguarda la colonna sonora. Dopo Dance the night di Dua Lipa, uscita nel mese di maggio, annunciata anche la presenza di un singolo di Billie Eilish: «Abbiamo realizzato questa canzone per Barbie e per me significa il mondo. Questo film cambierà le vostre vite e spero che anche la canzone faccia altrettanto» ha scritto la cantante.

“Rosa” parola d’ordine

“Il mondo ha finito il rosa” è la massima utilizzata da Sarah Greenwood, scenografa del film, per supportare il lancio della pellicola, e anticipare, scherzosamente, che i nostri occhi vedranno molto rosa. «Volevo che i rosa fossero molto luminosi, e che tutto fosse ‘quasi troppo’…non volevo dimenticare cosa mi ha fatto amare Barbie quando ero bambina» aggiunge la regista, «il rosa rappresenta la possibilità di mantenere la fanciullezza».

La Dreamhouse di Barbie nel film

Per rappresentare al meglio la Dreamhouse, la famosa casa di Barbie, che ogni bambina sogna, la scenografa e l’arredatrice, Kate Spencer, hanno ammesso di averla ordinata su Amazon. Non avendone mai posseduta una, avevano necessità di studiarla nei minimi dettagli per riproporla sugli schermi.

«La scala era piuttosto strana» sottolinea l’arredatrice, «il soffitto è in realtà abbastanza vicino alla testa, e bastano pochi passi per attraversare la stanza. Ha lo strano effetto di far sembrare gli attori grandi nello spazio ma piccoli nel complesso» aggiunge la regista.

Dreamhouse - film di Barbie

Posta all’interno dei Warner Bros Studios di Londra, è composta da tre piani che ripropongono fedelmente quella di Mattel. «Stavamo letteralmente creando l’universo alternativo di Barbie Land» spiega Gerwig, «è stato importante ricostruire un’autentica artificiosità dove tutto fosse tattile, perché i giocattoli sono, soprattutto, cose che si toccano». L’obiettivo è stato di catturare ciò che era ridicolmente divertente nella Dreamhouse originale. «Perché scendere le scale quando puoi scivolare nella tua piscina? Perché arrancare su per le scale quando puoi prendere un ascensore che si abbina al colore del tuo vestito?» si domanda la regista.

Barbie diventa host

Chi non ha mai sognato di vivere nella casa di Barbie?

Ci ha pensato Airbnb ad esaudire il sogno di quattro fortunati viaggiatori della piattaforma.

Dal 23 ottobre alle ore 20, sarà infatti possibile aggiudicarsi un soggiorno di 2 notti al prezzo di 55 euro al giorno, nella Dreamhouse di Malibu. Fedele all’originale, permette di ammirare il guardaroba di Barbie, composto dagli abiti che la bambola ha indossato dall’anno del lancio ad oggi.

Il soggiorno sarà una customer experience, nel quale sono previste una serie di attività alternative.

Si potrà, infatti, incontrare l’hairstylist di fama mondiale Jen Atkin, per una personale seduta di hair makeover, partecipare ad una lezione di cucina con la chef di Malibu, Gina Clarke-Helm, o ancora, tirare di scherma con la sportiva Ibtihaj Muhammad (prima schermitrice ad indossare l’hijab alle Olimpiadi).

Superga x Barbie The Movie è la collection che aspettavi

Superga si è unita al brand per dare vita ad una capsule collection limited edition ispirata all’iconica bambola. La collaborazione prevede 4 modelli di scarpe che, ovviamente, richiamano il colore rosa.

Il classico modello 2750 è declinato in 3 nuove versioni: due con tomaia in tela di cotone, una con tomaia in denim. Il modello 2802, realizzato in tela di cotone, prevede una zeppa di 7 cm in rosa extra bold.

Superga x Barbie

Le migliori collaborazioni del momento da non perdere

Non solo Superga. Sono molti i brand che, in occasione del lancio del film, si stanno cimentando in collezioni alternative legate al mondo di Barbie. Una serie dei migliori gadget per non arrivare impreparati al film:

1. TRULY DREAM BUNDLE x BARBIE

Truly Dream Bunadle, propone una serie di prodotti per il corpo, come scrub, siero bikini, siero luminoso e burro corpo.

Barbie butter

2. TANGLE TEEZER x BARBIE

Un’edizione limitata della spazzola più utilizzata dalle influencer: nell’iconico colore fucsia neon, con 325 denti disposti su due livelli, adatta per folti capelli, proprio come quelli invidiati di Barbie

Barbie x Tangle Teezer

3. MOON x BARBIE

Moon ha lanciato per l’evento uno spazzolino elettrico rosa shocking limited edition, ispirato a quello utilizzato dall’attrice nel film. La confezione include una custodia da viaggio e un dentifricio bubble mint.

Barbie x Moon

4. CANDELA HOMESICK x BARBIE DREAMHOUSE

La collaborazione con Homesick propone una fragranza dalle note di peonia dolce, cespuglio di rose, gelsomino rosa, velluto felpato, limone e legno di sandalo per ricreare, anche a casa propria, l’atmosfera della Dreamhouse.

Homesick x Barbie

5. ALDO x BARBIE BARBIEMULE

Una collezione di 18 pezzi tra scarpe, borse e gioielli lanciati dal brand Aldo. Il pezzo “forte” è la scarpa Barbiemule, abbinata alla Barbie microbag.

Barbie x Aldo

6. IMPALA x BARBIE LIGHTSPEED

Pattini simili a quelli indossati dalla protagonista nella pellicola, proposti nella collaborazione con Impala. La capsule collection comprende anche ginocchiere e protezione per i polsi, esattamente in tono con i look di Barbie.

Impala x Barbie

7. GAP x BARBIE

Anche Gap ha pensato di lanciare, ad inizio giugno, una collezione in rosa che comprende camicie, felpe, giacche e accessori come occhiali e zaini.

Gap x Barbie

8. T-SHIRT BARBIE LAND

Per chi si sente già a Barbie Land, Mattel ha messo sul mercato la t-shirt perfetta, acquistabile sul negozio Amazon dell’azienda.

Barbie Land maglietta

9. FUNBOY x BARBIE THE MOVIE

Una ricca collezione di gadget ideali per una giornata in piscina, ispirati al film in uscita, sono stati presentati da Funboy.

Barbie x Funboy

10. DRAGON GLASSWEAR x BARBIE

Nella casa di Barbie non manca mai un set di bicchieri da cocktail, come quelli proposti dalla limited edition di Dragon, rigorosamente nelle tonalità del rosa.

Barbie x Dragon

Barbie, icona del femminismo in rosa

«È decisamente una casa per donne single» ha precisato Greenwood riferendosi alla Dreamhouse creata nel film. Quando fu venduta la prima casa di Barbie, nel 1962, composta di cartone, immaginare una donna vivere da sola era pura fantasia. Eppure, a dispetto dell’epoca, lei interpretava già una forma di emancipazione femminile.

«È l’icona femminile per eccellenza» rincara Spencer.

Dotata di un aspetto estetico che l’ha resa oggetto di critica, (perché considerata schiava dell’immaginario femminile richiesto dalla società maschile), è stata oggetto di studi sociologici e antropologici. A dimostrazione che l’abito non fa il monaco: rappresenta una donna che vive sola, non si sposa, con un’amica nera, Francie, e che spinge le bambine ad essere ciò che desiderano. Principessa, dottoressa, astronauta, questi e mille altre sono state le professioni svolte da Barbie.

L’icona che ha spinto intere generazioni a scegliere liberamente chi essere.

Negli anni ’60 ha contribuito a disegnare l’immagine di una donna lavoratrice, che può svolgere una vita anche al di fuori dell’ambiente familiare. Musa dell’artista Andy Warhol che, nel 1986, l’ha introdotta nel mondo artistico, decretandola un’icona femminile, al pari di quelle in carne ed ossa.

Non a caso, la figura di Barbie è già stata utilizzata proprio per raccontare le storie delle “grandi” donne del presente e del passato Parte il poadcast di Barbie: racconterà storie di donne straordinarie.

La bambola spopola sui social media

Che Barbie fosse un’icona, e non solo tra i giocattoli, è chiaro da tempo. L’originalità della strategia marketing del film consiste proprio nel ricordarlo con ironia. Il concetto viene ribadito nelle varie locandine promozionali del film: She’s everything. He’s just Ken.

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L’idea è stata velocemente condivisa sui social media, dove gli utenti si divertono ad “interpretare” le tante versioni della bambola…perché Barbie può essere tutto ciò che vuole.

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