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Numeri (e conseguenze) dell’uso eccessivo che tutti facciamo dello smartphone

Quanto siamo dipendenti dai nostri device e quali sono gli effetti sulle nostre vite?

Martina Masullo 

Social dreamer

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Si chiamano smartphone – non più cellulari – perché sono telefoni intelligenti. Sanno di cosa abbiamo bisogno prima che ce ne rendiamo conto, ci offrono app di ogni genere, per ogni esigenza, ogni tipo di stravaganza digitale è alla portata di tutti. In ogni istante della nostra vita, della nostra giornata.

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Ecco perché più che parlare di apparecchi tecnologici, riferendoci allo smartphone, non esageriamo se lo definiamo un prolungamento dell’essere umano, qualcosa di necessario, di cui non possiamo fare a meno e che, in molti casi, ci facilita le cose.

Forse non ci siamo mai fermati a pensare a quanto, ogni giorno, utilizziamo il nostro smartphone. Spesso banalizziamo e sminuiamo la portata di questo fenomeno perché utilizzare lo smartphone è diventato così naturale che lo facciamo anche quando non ne abbiamo bisogno davvero.

Come quando a casa, mentre ci annoiamo, apriamo il frigo alla ricerca di qualcosa che in realtà non vogliamo. Durante la nostra quotidianità prendiamo in mano lo smartphone e accediamo alle app senza neanche rendercene conto, come se fosse una finestra sul mondo dalla quale ci affacciamo in cerca di qualcosa da guardare, di cui fruire.

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Ed è proprio così in realtà: una finestra spalancata sulle vite degli altri, personaggi pubblici e non o personaggi che non essendo pubblici lo diventano grazie alla rete e alla propagazione dei contenuti tramite smartphone.

Un po' di dati

Nel 2017, Counterpoint Research ha condotto una ricerca su 3500 utenti in tutto il mondo per carpire, appunto, la portata del fenomeno dell'utilizzo dello smartphone e i risultati che sono venuti fuori sono impressionanti.

Il 26% del campione analizzato utilizza lo smartphone per circa 7 ore al giorno. In pratica, lo stesso tempo che dedichiamo a dormire. E poco meno della metà del tempo che restiamo svegli.

Soltanto il 4% del campione analizzato ne fa uso per meno di un'ora al giorno.

Ma quali paesi utilizzano di più lo smartphone?

Paradossalmente, la risposta non è la più banale. Si tratta infatti dei paesi emergenti che possiedono meno mezzi tecnologici e quindi utilizzano lo smartphone al posto del computer.

Più del 55% degli utenti malesi ha dichiarato di utilizzare il proprio dispositivo per più di 5 ore al giorno. I giapponesi, invece, sono la popolazione che lo utilizza di meno: in media, meno di 3 ore al giorno.

Ma cosa facciamo tutto questo tempo allo smartphone?

Il campione analizzato ha dimostrato che per circa il 64% del tempo gli utenti navigano in Internet e giocano online, il 56% del tempo è riservato alla lettura delle email e per il 54% del tempo, invece, si utilizzano le app di messaggistica istantanea. 

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Ovviamente, da un utilizzo così imponente deriva la necessità di cambiare spesso il proprio dispositivo mobile per non rimanere indietro e avere a disposizione il modello più all'avanguardia, in grado di darci ciò di cui abbiamo bisogno e anche di più.

La spesa annua per i nuovi device supera i 370 miliardi di dollari, con arabi, cinesi, australiani e tedeschi disposti a spendere di più rispetto al resto della popolazione.

Le conseguenze dell'uso di smartphone

Le conseguenze evidenti derivanti dall'uso smodato dello smartphone, soprattutto per i giovani, sono ormai note da anni. Ansia, depressione, mancanza di sonno, isolamento e dipendenza: ne abbiamo già parlato in precedenza.

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Ma cosa accade nel nostro cervello quando usiamo il  cellulare così tanto tempo?

Lo studio presentato al meeting annuale della Radiological Society of North America, realizzato da ricercatori dell'Università di Seul, ha dimostrato che l'uso eccessivo di smartphone modificherebbe la chimica del cervello degli adolescenti.

In che modo? L'astinenza generata dal dover stare lontani dal pc o dal cellulare, anche solo per qualche ora, provoca uno stato di malessere, ansia e agitazione che porta ad uno squilibrio nei rapporti tra neurotrasmettitori, le molecole che veicolano le informazioni all'interno del sistema nervoso.

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Si può parlare di una vera e propria patologia, con tutte le particolarità del caso? Di questo non siamo ancora certi, ma esistono dei sintomi visibili e ben riconoscibili che si riscontrano in particolare in alcune personalità.

Sono più soggetti a questo tipo di dipendenza i giovani con scarsa autostima e difficoltà a creare e gestire relazioni. I cui sintomi che si manifestano anche solo per mancanza di rete o cellulare scarico sono, soprattutto, ansia e agitazione, ma nei casi davvero gravi anche tremori, vertigini e tachicardia. 

Non si tratta solo dell'essere costantemente connessi, sono anche i contenuti che i giovani incontrano soprattutto sui social a provocare effetti devastanti.

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Conseguenze dell'iperconnessione

Il programma di approfondimento della Rai, Presa Diretta, qualche settimana fa ha dedicato uno speciale proprio all'uso di smartphone dal titolo Iperconnessi che ha mostrato risultati sconvolgenti.

40 secondi è il tempo medio di attenzione quando siamo a lavoro o quando stiamo leggendo un libro, prima di prendere il nostro smartphone e controllare notifiche e app.

La nostra iperconnessione sta modificando il nostro cervello, lo sta abituando a pensare come il nostro smartphone, passando da un pensiero all'altro, saltando da un link all'altro, senza giungere mai alla fine del nostro pensiero di partenza.

Infine, esistono molte app che controllano per noi quante volte al giorno prendiamo in mano lo smartphone o quanti accessi alle app scaricate effettuiamo in 24 ore.

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40 secondi è il tempo medio di attenzione quando siamo a lavoro o quando stiamo leggendo un libro, prima di prendere il nostro smartphone e controllare notifiche e app.

Scritto da

Martina Masullo 

Social dreamer

Ho 24 anni e sono laureanda in Corporate Communication and Media all'Università degli Studi di Salerno. Giornalista pubblicista e social media editor, ho coniugato due delle … continua

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