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Nokia 8: nuove indiscrezioni sul top di gamma di HMD

HMD Global, la società finlandese che sviluppa i device con marchio Nokia dal 2014, ha rivelato la sua partnership  con Zeiss all’inizio di questo mese. Secondo le indiscrezioni di Venture Beat e WinFuture la nuova partnership sta già portando i suoi frutti: HMD lancerà Nokia 8 il 31 luglio, un nuovo modello che avrà doppia fotocamera da 13 megapixel e  con ottica Carl Zeiss.

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Nokia 8 prevede inoltre un display da 5,3 pollici (2560 x 1440), un processore Qualcomm Snapdragon 835, 4 GB o 6 GB di RAM, 64 GB di memoria e modelli dual SIM. Venture Beat ha anche rivelato un’immagine del Nokia 8 in una variante blu, ma il telefono dovrebbe anche debuttare in versione argento e oro.

Questo sembra essere il primo device Nokia di fascia alta prodotto da HMD e probabilmente sarà lanciato con una versione di Android 7.1.1 Nougat. Sembra che HMD prevede un prezzo alto per il nuovo Nokia 8: questo potrebbe rendere difficile la concorrenza con altri dispositivi Android come Samsung Galaxy S8, ma i prezzi potrebbero compensare gli elementi di design del nuovo smartphone.

Mentre questo Nokia 8 includerà l’ottica Carl Zeiss, non avrà probabilmente lo stesso tipo di sistema di fotocamera che è stato progettato dagli ingegneri che hanno sviluppato Nokia PureView. Al momento sappiamo che Apple ha assunto nel proprio team l’esperto che ha lavorato al progetto Lumia di Nokia e la maggior parte dello staff che era dietro il lavoro della fotocamera di Nokia PureView ha lasciato l’azienda quando Microsoft ha acquisito Nokia.

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Alla scoperta di Strava: il social network per gli sportivi

Un social network dedicato a chi ama lo sport: stiamo parlando di Strava, che nasce per mettere in contatto gli sportivi di tutto il mondo. La sua mission è chiara: “Se sei un tipo attivo, Strava è quello che fa per te. La nostra app per cellulare e il nostro sito web migliorano l’esperienza sportiva e mettono in contatto milioni di atleti di tutto il mondo. Siamo il social network ideale per chi ama l’impegno. Unisciti a noi.”.

Inizialmente rivolto solo ai ciclisti, oggi è aperto anche a sportivi di altre discipline. Chiunque infatti può iscriversi gratuitamente e caricare la propria attività in sella ad una bicicletta, di corsa, a nuoto, sugli sci, a piedi, e condividerla con il resto del mondo con tanto di dati analitici sulla performance. E per chi non si accontenta, c’è una versione premium a pagamento con funzioni aggiuntive.

Strava sembra avere tutto ciò che serve per chi ama lo sport e vuole vivere una community dedicata per condividere la propria passione: è infatti possibile seguire i propri amici o invitarli a seguirci. Una volta creato il legame, nel feed delle attività compaiono uno dopo l’altro, in ordine cronologico, i caricamenti degli amici seguiti. È possibile dare quello che viene definito kudos (like in Facebook) oppure lasciare un commento. Le attività caricate possono essere corredate da foto con didascalia: inoltre la scelta del titolo risulta fondamentale per incuriosire e stupire i propri follower.

Oltre a queste peculiarità social, l’utente è in grado di misurare la sua performance con quella degli altri iscritti. Può infatti capire se è stato il più veloce a scalare una montagna e quindi a meritarsi il trofeo di KOM, dall’inglese “King of the mountain“, o QOM “Queen of the mountain” per le donne. Vengono registrati i propri record personali in determinati segmenti, ci si può iscrivere a club virtuali oppure partecipare a sfide lanciate dall’applicazione e vincere delle ricompense.

Sono insomma moltissime le possibilità che Strava offre per coinvolgere sempre di più l’utente, anche grazie al suo percorso, che non è proprio brevissimo come si potrebbe immaginare.

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Strava è infatti nato nel 2009 a San Francisco da un’idea dei due fondatori Michael Horwath e Mark Gainey. Inizialmente, i dati riguardanti il numero di utenti registrati e attivi furono tenuti nascosti: gli unici dati che si possono ricavare – da fonti non ufficiali – indicano che nel 2015 erano circa 8 milioni gli iscritti in tutto il mondo.

Alla fine dello scorso anno, Strava ha finalmente rilevato qualcosa in più di sè. Secondo le statistiche rilasciate a dicembre 2016, sarebbero state caricate ben 304 milioni di attività sportive (una media di 9,6 ogni secondo, con un aumento dell’80% dall’anno precedente): il 26,90% di queste attività sarebbe avvenuta in gruppo, e ad esse sarebbero stati dati ben 1.3 miliardi di kudos (i corrispondenti dei like di Facebook), 1 ogni 41 secondi. Un trend in continua crescita, se consideriamo che a maggio 2017 sulla sua pagina Facebook, l’applicazione ha festeggiato il raggiungimento di 1 miliardo di attività caricate!

Una delle ragioni di una crescita che nell’ultimo periodo sembra repentina può essere l’entrata nel network di atleti professionisti, i quali utilizzano Strava per registrare le proprie attività. Il ciclista professionista Greg Van Avermaet, ad esempio, ha condiviso la sua performance durante le Olimpiadi di Rio ad agosto 2016, rendendo possibile all’audience dell’app l’analisi dei 237,5 km coperti durante la gara.

Non solo pro: anche i marchi di articoli sportivi iniziano ad avvicinarsi all’app, vedendola come uno strumento di marketing. Lavorare su un pubblico già profilato è infatti un plus non tascurabile. Al momento, però, Strava non possiede alcuna feature per realizzare ADS sponsorizzati: nonostante questo, iniziano a nascere delle partnership che fanno pensare ad un futuro sviluppo in questa direzione.

Ad oggi, infatti, i brand possono creare i cosiddetti “club” ed invitare gli utenti ad iscriversi. In essi, è possibile pubblicare dei veri e propri post costituiti da foto, testo, immagini e link. Gli utenti possono interagire commentando e postando a loro volta nel club: sono insomma delle versioni personalizzate dei più classici gruppi su Facebook.

Ne è un esempio il club ufficiale del produttore di biciclette tedesco Canyon, che conta più di 14.000 iscritti e condivide settimanalmente post per interagire con la sua community.

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Inoltre alcuni premium brand possono lanciare le cosiddette challenge: sfide che vengono promosse per raggiungere un traguardo stabilito.

Ad esempio il marchio inglese di abbigliamento per ciclismo Rapha ha chiesto di sfidare se stessi e scalare in bicicletta un dislivello di 4600 m, proprio come fanno i pro in una sola tappa nelle gare più dure. Rapha Rising è il nome della challenge che ha già raccolto più di 142.000 mila partecipanti, che avranno tempo dal 1 al 23 luglio per raggiungere l’obiettivo.

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In occasione di queste challenge, vengono organizzati anche dei veri e proprie eventi offline, delle pedalate guidate dagli ambassador del brand che lancia la sfida.

Che ne pensate, amici lettori? Diteci la vostra su Facebook, su Linkedin o su Twitter?

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HUMANS, LIKE YOU: la Street Art di The Big Now a Milano per Emergency

HUMANS, LIKE YOU: sono esseri umani, come te.

Le parole sono uno strumento forte anche quando sono così semplici, ma non sempre sono sufficienti: 8 artisti di strada hanno prestato le loro capacità e abilità per offrire ai passanti del week end milanese un intrattenimento unico; un vero e proprio percorso di street art culturale e solidale con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione sul tema dei migranti, molto complesso e delicato.

HUMANS, LIKE YOU: l’iniziativa di The Big Now per Emergency

L’iniziativa si è svolta nella mattinata di sabato 15 luglio a Milano, nel perimetro intorno a Piazza Duomo, e ha coinvolto in contemporanea un madonnaro, un attore, un ritrattista, un cantante, un mago, un uomo-statua, un ballerino e un mimo, in 8 postazioni differenti.

LEGGI ANCHE: Amazon confonde i londinesi nella stazione di Westminster

La campagna è stata ideata e organizzata dall’agenzia di comunicazione The Big Now in favore di Emergency, la ong fondata da Gino Strada da sempre in prima linea a livello internazionale nella difesa dei diritti umani e nella diffusione di una cultura di pace.

HUMANS, LIKE YOU nasce dalla consapevolezza che le storie, i drammi di ogni singolo uomo, sono in realtà le storie dell’intera umanità. Quello che accade su coste più o meno lontane raggiunge e tocca anche le nostre vite, la nostra coscienza.

Abbiamo scelto una piazza, quella del Duomo di Milano, simbolo di una città frenetica e apparentemente distante da questi drammi e chi, ogni giorno, mette in scena uno spettacolo.

Gli artisti di strada hanno interpretato le storie, i drammi e le vite di chi è fuga, creando un cortocircuito culturale e portando in piazza una realtà da cui, questa volta, non possiamo distogliere lo sguardo”.

Stefano Morelli, direttore creativo esecutivo di The Big Now

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Credits:

Stefano Morelli (Direttore Creativo Esecutivo)
Rossella Ferrara (Digital Strategy & Innovation Director)
Paola D’Antuono (Account Manager)
Alice Di Stefano (Event Manager)
Fotografo: Alessio Salvato
Filmmaker: Nicola Schito (The Big Angle)

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Games of Thrones: 4 modi per promuovere la 7a stagione sui social

Come corre veloce il tempo…sembra ieri che “l’inverno stava arrivando”, e invece eccolo qua, arrivato già oggi, in piena estate. Ovviamente (per i fans, per gli altri mica tanto) si parla di Games of Thrones, la serie che ci ha stregato da sette anni a questa parte.

Ebbene cos’è successo il 16 luglio 2017? Niente, è semplicemente uscita la settima stagione.

Il motivo per cui ne stiamo parlando è che oltre ai suoi personaggi, ai draghi, agli intrighi ecc, ci ha affascinato il modo in cui la serie è stata promossa sui social media. Andiamo a scoprire le quattro tattiche con cui l’inverno è arrivato sui social per prepararci a questa nuova stagione.

LEGGI ANCHE: Guardare Games of Thrones con Periscope. E l’abbonamento TV?

Quella volta in cui guardammo un blocco di ghiaccio sciogliersi su Facebook

Si sa, a volte la passione per qualcosa ci fa rincretinire, soprattutto quella per Games of Thrones. Infatti, l’HBO ha fatto leva su questo e ha creato un simpatico passatempo per i fans: fissare per ore un blocco di ghiaccio mentre questo si scioglie. E noi, signori, l’abbiamo fatto. Abbiamo guardato il blocco sciogliersi lentamente. Molto lentamente.

Perché? Perché al suo interno si celava la data in cui sarebbe stata lanciata la nuova stagione! E come se non bastasse, ad un certo punto è spuntata la voce che, per far sciogliere il blocco più in fretta, bisognava scrivere nei commenti “FIRE” in modo da azionare un lanciafiamme immaginario.

Abbiamo già detto che era immaginario? Secondo voi qual era la parola più scritta nei commenti?

Ecco, bravi.

Non è forse l’attesa del trailer di Games of Thrones essa stessa il trailer di Games of Thrones?

Avete presente il momento in cui siamo affamati ma sappiamo che il pranzo sarà pronto solo tra qualche ora? Ci ritroviamo a frughiamo nelle tasche e nelle borse nella speranza di trovare qualcosa di commestibile che metta a tacere i morsi della fame. Questo è più o meno ciò che accade quando finisce una stagione e non vediamo l’ora di guardare la successiva.

Agli inizi di quest’anno, chiunque abbia rastrellato il web alla spasmodica ricerca di un trailer, teaser o full-lenght che fosse, non ha trovato nulla. Le aspettative erano così alte e la fame così profonda che, in seguito a questa infruttuosa ricerca, tra i fans ha cominciato a serpeggiare la paura che non ci sarebbe stato alcun trailer.

Fortunatamente così non è stato e, a fine marzo, è stato lanciato un teaser trailer, anche se è servito più da aperitivo che da antipasto. Più tardi è arrivato il trailer vero e proprio, quello con draghi, combattimenti, morti che camminano e uomini pallidi vestiti di pellicce nere.
La cosa interessante è che è stato scelto il primo giorno d’estate per lanciare il trailer di una serie che ruota attorno all’inverno. Se non è una mossa strategica questa…

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Tintarella di luna, tintarella color latte, tutta notte sulla neve, sulla neve come i non-morti

I filtri. Quanto si potrebbe dire sui filtri. Ci sono quelli Instagram, quelli Snapchat, quelli Facebook. Quante battaglie in passato per l’egemonia del regno dei filtri da parte dei vari social media.

Stavolta Snapchat ha lanciato un filtro molto particolare, sia per il tema, sia per la modalità. Una volta sbloccato con un codice, infatti, è utilizzabile solo per un’ora. Stiamo parlando del filtro White Walkers, per apparire come uno dei non-morti che solcano le lande gelate oltre (mica tanto) la Barriera.

 

Le caratteristiche messe a disposizione in questo filtro includono la capacità di esalare aria gelata, avere inquietanti occhi azzurri, piercing e una pelle così pallida da far invidia a qualsiasi vampiro da quattro soldi.

Niente potrà prepararvi per questo

Queste le parole di Maisie Williams (Arya Stark in Games of Thrones), che ha espresso in una serie di tweet le sue impressioni dopo aver letto il copione della settima stagione.

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Dalle sue parole c’è da aspettarsi solo il peggio, quindi che dire: brace yourself, winter has came…in July!

LEGGI ANCHE: Second screen e serie TV: un’analisi su Gomorra e Game of Thrones

La pianificazione integrata: un felice matrimonio tra social media e altri mezzi digitali

Quest’articolo è stato scritto da Marco Magnaghi, Chief Digital Officer Maxus e docente del Master in Digital Marketing di Ninja Academy.

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Il digitale è in costante evoluzione e stimola le persone a trovare continuamente delle novità. I Social Network, in particolare, sono i mezzi più prolifici in termini di formati da proporre attraverso post organici o pianificazione pubblicitaria. Ammettiamolo: anche noi facciamo a gara per chi trova, e soprattutto utilizza, la novità del momento. Alzi la mano chi non è iscritto a corsi, blog, tweet, feed sulle novità del momento.

L’attenzione all’innovazione è fondamentale perché gli utenti finali amano vivere nuove esperienze e i brand possono emergere dal “clutter” (parola che va di moda in questo momento) dei contenuti che affollano le pagine proponendo nuovi formati.

Il limite di un approccio che ricerca le novità e il post più ingaggiante è perdere di vista gli obiettivi di comunicazione e, in generale, di marketing e di business.

Penso a chi pianifica la pubblicità sui Social e ipotizza budget e attività senza guardare alla concorrenza e senza valutare qual è l’obiettivo più corretto: devo creare engagement? E se sì, perché? Non sarebbe meglio creare traffico sul sito per spiegare meglio il prodotto? Oppure, se sostengo l’engagement, che evidenze posso mostrare in azienda per giustificare la mia scelta? Per non parlare di fan e follower: ci sono ancora brand che ne parlano in modo ossessivo, e poi si lamentano se non raggiungono gli obiettivi di vendita.

Negli uffici di Facebook a New York c’è un cartello che recita “Likes do not pay the bills. Sales do” (e se lo dicono loro!). Tra l’altro, ironia della sorte, gli uffici sono stati ricavati nello storico department store creato da John Wanamaker, l’imprenditore che pronunciò per primo la celebre frase: “Metà dei soldi che soldi in pubblicità è sprecato. Il problema è che non so quale metà sia”.

Occorre valutare metriche di business e non metriche di “Vanità”. Fonte: Tom Fishburne

Occorre valutare metriche di business e non metriche di “Vanità”.
Fonte: Tom Fishburne

Non esiste giusto o sbagliato, traffico sul sito versus engagement sui social, visualizzazioni su Youtube rispetto a menzioni positive sul mio brand ottenute grazie a una campagna di influencing.

Deve invece esistere la consapevolezza che una scelta è più adatta di un’altra in un particolare momento per ottenere un determinato risultato, e non perché va riempito un piano di marketing, media o digital con delle iniziative perché sono state fatte l’anno scorso e sono andate bene, oppure l’agenzia o i consulenti me le stanno proponendo oppure il mio concorrente si è mosso per primo e io ho l’ansia di rimanere indietro.

Gli obiettivi per definire un piano di comunicazione

La definizione degli obiettivi è il primo passo che porta alla costruzione di un piano. Troppo spesso si pianifica senza aver ben chiaro il perché delle proprie scelte: magari si definisce una strategia Social, si pianificano dei bei post, si ottengono 10.000 interazioni tra like, commenti e condivisioni, con un costo di interazione molto contenuto… ma poi non si riesce a rispondere alla fatidica domanda: il piano ha funzionato? Perché abbiamo scelto l’interazione come obiettivo? Qual è il riscontro sulle vendite? Se non c’è riscontro diretto, come valutiamo il successo dell’iniziativa?

Vediamo alcune tipologie di obiettivi, dal più generale legato alla creazione di notorietà, fino ad arrivare alla vendita, con le relative domande che dovremmo porci e condividere con gli altri attori coinvolti nel processo di pianificazione:

  • Awareness: come faccio conoscere il mio prodotto? Come lo posiziono rispetto a quello dei concorrenti?
  • Consideration: come posso spingere gli utenti a scoprire le caratteristiche del mio prodotto? Come posso far maturare la volontà di scoprirlo, condividere i contenuti con gli altri, infine acquistarlo?
  • Conversion: ora che l’utente ha bene in mente il mio prodotto e si sta convincendo per un possibile acquisto, come lo incentivo a compiere l’ultimo passo?
  • Sales: ora mi conoscono e hanno capito cosa propongo. Come posso ottenere la vendita? 

Dopo aver definito gli obiettivi che desideriamo perseguire attraverso la campagna di comunicazione occorre identificare i mezzi veri e propri che sceglieremo per il piano. Non esiste un solo mezzo che vada bene per un solo obiettivo, altrimenti sarebbe troppo facile! Occorre scegliere il mezzo ideale in funzione del target, del prodotto (e del relativo ciclo di vita), della tipologia di messaggio, del budget a disposizione. Occorre poi assicurarci che insieme funzionino bene e si possa realizzare un matrimonio felice.

credits: deposiphotos ID 44126603

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Per far conoscere (o riconoscere) un prodotto sempre di più si utilizzano i video, oltre ad altri strumenti. Gli utenti amano i video, non c’è dubbio, ma siamo sicuri che fremano per vedere proprio il nostro? Ricordiamoci che stiamo parlando di pubblicità che, per sua natura, interrompe la navigazione dell’utente!

Nella scelta di dove proiettare il video occorre considerare, per esempio, che un video fruito attraverso web o YouTube susciterà tipicamente una maggiore attenzione (in effetti le persone si collegano a YouTube proprio per vedere i video); un video proiettato invece attraverso Social Network è efficace nel raggiungere un ampio numero di persone in poco tempo e con un costo molto basso, ma la fruizione sarà rapida, quasi sempre attraverso uno schermo piccolo come quello di uno smartphone, probabilmente in movimento, in verticale e con audio off, come fa oltre il 90% delle persone (Fonte: Celtra).

Se devo quindi lanciare un prodotto e assicurarmi che le persone lo (ri)conoscano e ne comprendano le caratteristiche, probabilmente dovrò optare per canali video sul web o YouTube; se invece marca, prodotti e relativi filmati sono noti, potrò “rinfrescarne” la conoscenza nei confronti del target trovando rapide occasioni di contatto sui Social Network, soprattutto se i video sono ottimizzate per questo mezzo (un esempio su tutti: i video di Tasty).

Se l’obiettivo è la ricerca di traffico sul sito per presentare contenuti in modo approfondito, raccogliere informazioni sugli utenti o ricercare una vendita, occorrerà prevedere messaggi volti a ottenere clic erogati sia attraverso banner, post sui social con obiettivo di traffico al sito, DEM e attività di Search Engine Advertising.

Sia nel primo che nel secondo caso l’aspetto fondamentale è considerare i costi che si prevede di sostenere all’inizio della campagna ma, soprattutto, il costo che si è realmente registrato per ottenere i nostri obiettivi finali.

La definizione del piano, in termini operativi, e la verifica dei risultati

Il piano che integra molteplici canali e strumenti dovrebbe essere redatto a partire da un bel foglio excel con le seguenti colonne: obiettivo, canale, sito, formato, quantità acquistate, relativi costi, periodo di campagna, come l’esempio che segue, semplificato al massimo.

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La domanda che dovrebbe sorgere a questo punto è la seguente: qual è la scelta giusta da fare in termini di canale e sito? Quanti soldi occorre spendere? Oppure: il budget che ho ipotizzato è sufficiente?

L’excel deve essere corredato da una serie di indicatori a fine campagna (e durante) che mostrano come le azioni di comunicazione si stanno convertendo in comportamenti tangibili da parte degli utenti, e ci permettono di rispondere alle seguenti domande.

Le analisi al termine della campagna: sono riuscito a creare traffico di qualità sul sito?

Durante la campagna, ma soprattutto al suo termine, occorre analizzare con attenzione tutti i risultati per valutare correttamente il raggiungimento degli obiettivi, con i relativi costi. L’analisi è da fare per ogni linea del piano: ora concentriamoci su Facebook e Google.

Da un’analisi iniziale del piano, mettendo a confronto il CPC previsto di Facebook (0,15€) e Google (0,33€) verrebbe da scegliere Facebook perché appare come il meno caro. Qui è dove si ferma chi pianifica il mezzo digitale con superficialità. Qui è da dovete partire voi, se volete andare oltre le semplici campagne e capire il vero valore di quello che state ottenendo.

Occorre però valutare cosa succede sul sito una volta che l’utente clicca, confrontando i dati che leggo dai pannelli che erogano i clic (es Facebook e Adwords o la reportistica proveniente da altre fonti) e i risultati realmente registrati sugli Analytics del sito. Si potrebbe infatti notare uno scostamento tra clic e visite che permetteranno di calcolare il reale Costo per Visita, che mostrerà una situazione più realistica del clic vs visita.

Senza entrare nel merito degli scostamenti e del perché si verifichino (posizionamento del codice di tracciamento nel sito, tempi di caricamento del sito, campionatura degli accessi al sito vs reali dati censuari etc), è bene essere consapevoli di tali differenze, per poter meglio dimensionare l’investimento.

L’altro aspetto di fondamentale importanza è la valutazione dei risultati quantitativi, in termini di conversione: identificato l’obiettivo finale in Lead? Vendite? Tempo speso superiore a xyz minuti? Occorre capire quali strumenti hanno generato il ritorno migliore, calcolando di conseguenza il costo di conversione.

Nell’esempio proposto, in termini di Costo per Visita del sito i due strumenti selezionati si equivalgono, ma poi con Google si ottiene un costo per conversione inferiore, andando a ribaltare l’ipotesi iniziale.

Il Costo per clic è la prima metrica di valutazione della campagna, che va però letta unitamente ai costi seguenti: costo per visita, costo per lead o per vendita (quando previsti dal piano)

Il Costo per clic è la prima metrica di valutazione della campagna, che va però letta unitamente ai costi seguenti: costo per visita, costo per lead o per vendita (quando previsti dal piano)

Si tratta di un esempio ipotetico che vuole invitare a prendere in considerazione molteplici aspetti nella definizione del migliore piano per raggiungere uno specifico obiettivo, in un preciso momento dell’anno.

Non è detto infatti che la campagna successiva permetta di replicare le stesse circostante: le ricerche potrebbero essersi saturate, i nuovi contenuti del sito ottenere una reazione diversa, i concorrenti potrebbero introdurre delle interessanti novità… e bisognerebbe rivedere nuovamente stime e risultati.

E sui social? Come va l’engagement?

Ho ottenuto 3000 interazioni grazie alla mia campagna. Sono tante o sono poche?

Un numero preso da solo non ha alcun significato. Andrebbe come minimo considerato rispetto alla campagna precedente per chiedersi se sto facendo meglio o peggio. In entrambi i casi: perché? E comunque valutato rispetto ai concorrenti. Ci sono strumenti di Social Analysis come FanPageKarma.com che sono in grado di valutare chi sta ottenendo più engagement, sia in termini assoluti che relativi.

Il risultato deve quindi essere: ho ottenuto 3000 interazioni, il 10% in più rispetto al passato, ma non ancora allo stesso livello dei miei concorrenti: ci interessa investire maggiormente per raggiungerli oppure vogliamo destinare il budget ad altre iniziative?

Un esempio di analisi dell’engagement delle pagine Facebook attraverso FanPageKarma: NinjaMarketing ha registrato 13.203 interazioni nell’ultimo mese. Sono tante o sono poche? Rispetto a NinjaAcademy, che ne ha registrate 653, sono tante. Ma è il confronto giusto da fare? Probabilmente no! Occorre scegliere il nostro competitor o comunque un player a cui ispirarci!

Un esempio di analisi dell’engagement delle pagine Facebook attraverso FanPageKarma: Ninja Marketing ha registrato 13.203 interazioni nell’ultimo mese. Sono tante o sono poche? Rispetto a Ninja Academy, che ne ha registrate 653, sono tante. Ma è il confronto giusto da fare? Probabilmente no! Occorre scegliere il nostro competitor o comunque un player a cui ispirarci!

Come abbiamo visto, la novità del momento selezionata dai brand può mostrare una certa sensibilità e un dinamismo apprezzati dal pubblico. Occorre però assumere un punto di vista più ampio, per scegliere il mezzo più adatto e il budget più corretto per raggiungere risultati che devono essere più legati al marketing e alle vendita, piuttosto che alla vanità del singolo media planner!

 

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Ninja Marketing cerca un Administrative Assistant: candidati!

In Ninja Marketing, edtech e media company focalizzata sul professional empowerment per la digital transformation, cerchiamo un Administrative Assistant da inserire negli uffici di Salerno per un tirocinio formativo.

Administrative Assistant

La risorsa, inserita nell’Area Amministrazione e Controllo di gestione, dovrà occuparsi di data entry nei sistemi aziendali, di gestione ordini clienti e fornitori, fatture acquisto e vendita, incassi e pagamenti con particolare focus ai centri di costo/ricavo ed ai periodi di competenza economica.

La risorsa inoltre sarà di supporto generale al Responsabile dell’Amministrazione per le funzioni amministrative e di controllo di gestione, per l’elaborazione ed il controllo dei report periodici.

Cerchiamo una persona motivata, analitica e dinamica che abbia anche una minima esperienza e formazione nel settore e voglia di crescere professionalmente insieme ai Ninja.

Requisiti:

Si richiede un percorso di studio coerente con la posizione richiesta e/o comprovata esperienza in materia contabile. Verrano preferiti i candidati in possesso dei seguenti requisiti: 

  • Laurea in Economia e/o diploma Istituto Tecnico Commerciale e/o esperienze, anche brevi, in studi professionali di consulenza in materia amministrativa, fiscale e tributaria

Esperienze e competenze:

  • Ottimo livello di utilizzo del pacchetto Office e dei principali applicativi di condivisione dati (Drive, Dropbox ecc)
  • Sistemi software aziendali (Passepartout Mexal, Woocommerce, Docusign).
  • Contabilità generale
  • Contabilità di magazzino
  • Gestione ordini clienti e fornitori
  • Registrazione fatture acquisto e vendita, incassi e pagamenti
  • Conoscenza dei principi di redazione del bilancio di esercizio

È considerata un Plus:

– l’esperienza nell’utilizzo di programmi di contabilità.

Sede di lavoro: Salerno

Inquadramento: Tirocinio Formativo

Invia la tua candidatura a: careers@ninjamarketing.it

Womanity, Alcoholic Anonymous e Commerce Bank: i migliori annunci stampa della settimana

Anche questo lunedì la redazione di Ninja Marketing torna a ispirarti con la rubrica dei migliori annunci stampa della settimana!

Non mancano le tematiche importanti, come quelle di Womanity, Alcoholic Anonymous e Shopping Vale do Aço, per le quali vale la pena di fermarsi a capire il contesto ed il messaggio dell’annuncio stampa.

Non perdiamo tempo, iniziamo subito!

Womanity: Don’t blame the clothes

L’agenzia JWT Brazil ha ideato la campagna “Non dare la colpa ai vestiti” per Womanity.

Fatti storici dimostrano che non è stata l’introduzione dei hot pants, crop tops e mini skirts a “favorire” gli abusi e le violenze sulle donne. Dai dipinti e dalle foto mostrati in questa campagna si evince che la problematica non è recente. Lo sottolinea anche l’art con i testi pressoché illeggibili di un libro antico, che mettono a confronto epoche differenti.

Citiamo l’illustratrice Daisy Bernard nota per i suoi disegni contro i pregiudizi sulle donne:

Viene detto alle donne di togliersi il burkini e di stare in costume in spiaggia, ma al contempo di coprirsi e di non mostrare troppa pelle.

È proprio questo che tematizza la campagna di Womanity: i pregiudizi sulle apparenze non sono dovuti al vestiario, ma alla mente di chi giudica.

Questi giudizi, anche al giorno d’oggi, sono contraddittori.

migliori annunci stampa

Advertising Agency: JWT, Brazil
Chief Creative Director: Ricardo John
Chief Creative Officer: Rodrigo Grau
Executive Creative Director: Humberto Fernandez
Creative Director / Copywriter: Mariana Borga
Creative Director: Érico Braga
Art Director: Gabriella Marcatto
Copywriter: Mariana Carvalho
Production Company: PICT

Alcoholic Anonymous: Professions

Questa campagna è stata lanciata, come quella di Womanity, da JWT, Brazil per Alcoholic Anonymous. 

Tematizza l’alcolismo, raffigurando un volto vuoto, un volto anonimo. Dietro a questa maschera si nasconde un individuo, una persona “come noi”.

Lo slogan della campagna “Non sono solo alcolisti. Sono persone come te”, racconta le quattro storie diverse di un architetto, un ingegnere, un IT Manager ed un borsista.

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Advertising Agency: JWT, Brazil

Dell: Alienware

Come offrire l’idea esatta di una grafica per il gaming talmente sofisticata da sembrare reale? Lo ha fatto Y&R per Dell, con questa serie di annunci stampa accomunati dal copy: “Questa foto non è stata scattata a Londra/Chicago/New York. Si tratta di uno screenshot da Alienware Computer”.

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Advertising Agency: Y&R, Miami, USA
VP Creative Director: André Felix
Associate Creative Director: Marlon Zanatti
Art Director: Paola Llaneza
Copywriter: Felipe Dornelas
Retoucher: Ricardo Moreira
Post-Production: Moreira Estudio

Commerce Bank: Wedding and Baby

La Commerce Bank ha incaricato della realizzazione della campagna Wedding and Baby l’agenzia Olson.

Non si tratta di un’opera d’art(e), ma l’idea e il messaggio hanno dato comunque modo alla campagna di entrare nella classifica dei migliori annunci stampa della settimana.

La sposa visibilmente sorpresa spalanca gli occhi mentre suo marito ride a crepapelle. Lo slogan svela il motivo: “Ti abbiamo aiutata a pianificare tutto, eccetto il discorso di papà”.

Un altro annuncio stampa di Commerce Bank raffigura una bimba vispa (o un bimbo, non è dato saperlo) che sta “mangiucchiando” suo padre che riposa: “Il fondo per il college è stato aperto, ora riposati pure. O almeno provaci”, raccomanda la banca.

commerce bank pubblicità

Advertising Agency: Olson, USA

Shopping Vale do Aço: #SolidaryStreetStyle

Lo street style è una moda seguita da molti, sopratutto dalle fashion blogger. Cosa è lo street style per i senzatetto che vivono per strada?

I vestiti per loro sono solo un capo per riscaldarsi e non una moda. È proprio questo il messaggio della campagna che invita a non buttare gli indumenti inutilizzati, ma di donarli a Vale do Aço per i senzatetto. “Lo streetstyle, quello vero, non segue mai i trend”.

Gli scatti rubati per strada, in bianco e nero, sono di ORO Comunicação e Belo Horizonte. 

solidarity streetstyle migliore annuncio stampa
Advertising Agency: ORO Comunicação, Belo Horizonte, Brazil
Creative Director: Tiago Matte
Art Director: Tiago Castanha
Copywriter: Yonanda Santos

A presto!

Premio Speciale Equal: all’evoluzione della rappresentazione di genere in pubblicità

Un Premio, voluto da ADCI, per schierarsi a favore di una creatività che possa esprimere il racconto di una società capace di offrire pari opportunità, professionali e personali, a uomini e donne che condividono lo stesso impegno nell’organizzazione domestica e familiare, a prescindere del settore merceologico da rappresentare.

Il Premio Speciale Equal vuole dare nuovo impulso a una comunicazione sviluppata in questa direzione, premiando l’azienda e l’agenzia creativa la cui campagna si è distinta per la capacità di promuovere l’evoluzione della rappresentazione di genere.

Per saperne di più sui valori che ispirano il riconoscimento e quale sia il ruolo dell’advertising all’interno della cultura italiana e della rappresentazione di genere, abbiamo rivolto alcune domande a Stefania Siani, Direttore Creativo Esecutivo DLV BBDO e giurata del Premio Speciale Equal.

stefania siani premio speciale equal

Nel tuo percorso professionale, che ti ha portata a diventate direttore creativo esecutivo, come ti sei comportata davanti ad una proposta creativa in cui vi era chiaramente un problema di rappresentazione di genere?

Aziende e creativi dovrebbero sempre avere un codice deontologico e una profonda consapevolezza del proprio ruolo e responsabilità nella creazione dell’immaginario. Sin da piccola quando guardavo la televisione nutrivo un profondo disgusto per il modo in cui la donna era rappresentata all’interno di film, programmi, trasmissioni: veline, personaggi femminili discinti, gratuita mercificazione del corpo.

Della pubblicità – trasversalmente alle categorie merceologiche – ho sempre detestato quando la donna veniva chiusa all’interno di stereotipi definiti: donne belle esteticamente, postprodotte all’inverosimile, sistematicamente ridotte nel ruolo di angelo domestico, di responsabile dell’immagine della casa e della cura e della gestione dei figli.

Non solo, una volta entrata nel mondo del lavoro ho potuto constatare come moltissime donne con la creazione di una famiglia e l’arrivo dei figli fossero portate ad abbandonare ambizioni e progetti.

Io sono rimasta fedele a me stessa. Nel nostro reparto creativo discutiamo di quanto andiamo a rappresentare e ci autoregolamentiamo con fermezza.

Oggi voglio portare la mia testimonianza nel ruolo di direttore creativo esecutivo, di moglie e di madre, di operatrice culturale, di rappresentante di un’Associazione che promuove temi di interesse comune.
Prima ancora che in pubblicità provo a dimostrare a me stessa con la testimonianza della mia vita che noi donne abbiamo il diritto ad avere successo nella professione, a desiderare una famiglia a cui dedicare del tempo, dei figli da crescere con la dovuta presenza e impegno. E sento che questo è possibile perché con mio marito condividiamo in uguale misura la cura e l’organizzazione della nostra vita.

È importante contribuire anche con il nostro lavoro a raccontare nuovi immaginari, a dare un volto e dei contenuti alla parità nella rappresentazione di genere.

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Quando secondo te l’advertising diventa lesivo per la figura della donna e quindi per tutti noi?

L’advertising diventa lesivo ogni volta che nelle sue rappresentazioni oggettifica, mercifica, svilisce, non restituisce la complessità di concetti quali bellezza e femminilità.

Un immaginario in cui spesso bellezza significa rappresentazioni estetiche a senso unico: assenza di imperfezioni, sistematiche rimozioni di difetti, idolatria della gioventù, corpi che incarnano canoni irraggiungibili, spacciandoli per la normalità a cui tendere e generando frustrazione, senso di inadeguatezza.

Pubblicità = Cultura. La pubblicità può essere un canale di educazione sociale anche su temi importanti come la violenza sulle donne?

Certo. Svilire e mercificare il corpo della donna è chiaramente correlato agli episodi di violenza che affollano le nostre cronache.

Bisogna insegnare nelle scuole a leggere le immagini. Bisogna che le bambine incontrino nei libri di storia i nomi delle donne che hanno contribuito a cambiare il paese, spesso omesse. Bisogna che imparino ad apprezzare i brand che raccontano i propri valori attraverso la rappresentazione di donne coraggiose, realizzate, che hanno pari accesso alle opportunità, che non usano il proprio corpo per vendere.

Bisogna che tutti noi impariamo ad amare i brand che non producono solo prodotti ma NUOVI IMMAGINARI.

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Nel premio Speciale Equal promosso da ADCI, quali saranno i criteri di valutazione delle campagne da parte della giuria?

La giuria premierà la campagna del cliente e dell’agenzia che, compatibilmente alla propria categoria merceologica, ha chiaramente messo a fuoco l’importanza di evolvere la rappresentazione di genere prendendo distanze da stereotipi consolidati, velenosi e dannosi per dare in particolare ad una nuova generazione di ragazzi e ragazze nuovi orizzonti di immaginario in cui contestualizzarsi.

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Finora le campagne più famose con un focus sul superamento della differenza di genere arrivano soprattutto dagli Stati Uniti. A che punto siamo in Italia?

In Italia ci sono importanti casi di messa a fuoco del problema. Sempre più brand hanno compreso che le donne chiedono di essere diversamente rappresentate. Vi stupirà la qualità delle campagne in concorso.

 

Partecipa alla Presentazione

>>Ingresso libero, martedì 25 luglio, alle ore 19.30, a BASE, Milano. I vincitori saranno annunciati il 30 settembre in occasione degli ADCI Awards 2017.

PROGRAMMA

19.30 – 19.40: discorso di apertura – ADCI, Vicky Gitto e Stefania Siani
19.45 – 20.00: discorso Laboratorio Miniera del Politecnico di Milano
20.05 – 20.15: keynote Benchmarking – Samanta Giuliani e Lucia Ferrazzano
20.20 – 20.30: Donne and Digital Media – Editor in Chief Freeda, Daria Bernardoni
20.35 – 20.45: nuova leadership femminile, come comunicare alle donne | CEO h+, Daniela Cattaneo Diaz
20.50 – 21.00: discorso di chiusura – Western Europe Regional Managing Partner at Linklaters, Claudia Parzani

Healthware compie 20 anni e mira a guidare la trasformazione digitale della salute a livello globale

Questa intervista è stata realizzata da Marina Peluso, Content & Social Media Strategy di paginemediche.it.

 

Imprenditore seriale che ha saputo trasformare le proprie idee in progetti di business concreti e di grande successo, Roberto Ascione è innanzitutto un esperto di digital health a livello globale (eletto Best Industry Leader dell’Health 2.0 Ten Years Global Retrospective Awards).

Lo abbiamo intervistato in occasione del ventennale dell’agenzia di cui è fondatore e CEO: Healthware International, company di consulenza, marketing e innovazione al servizio delle aziende nel settore salute.

Gli abbiamo chiesto di svelarci quali sono stati gli ingredienti del suo successo imprenditoriale, grazie al quale è stato riconosciuto Top Transformational Leader 2017 dell’healthcare dalla prestigiosa rivista PM 360, per capire quali sono stati i cambiamenti in questi anni e in che direzione si muove oggi il settore.

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La Digital Health è un settore in fortissima crescita che attira investimenti sia pubblici sia privati. Vent’anni fa lo scenario era completamente diverso, com’è nata l’idea di mettere insieme salute e tecnologia?

Negli anni ’90 il mio problema era riuscire in qualche modo a coniugare la mia grandissima passione per la scienza medica, con quella altrettanto intensa nei confronti della programmazione e dell’informatica.

La prima mi aveva portato a iscrivermi alla facoltà di medicina; la seconda mi trascinava verso l’innovazione e le nuove frontiere del digitale.

Nel tentativo di tenere insieme questi due interessi, ho iniziato a pensare che se fossi diventato un bravo medico avrei potuto cambiare la vita di molti, ma se fossi stato capace di creare software in grado di migliorare la medicina questo avrebbe avuto un impatto su milioni di persone.

Certo, era un’idea un po’ folle, ma è stato proprio così che nel 1997 ho fondato Health(care) + (soft)ware – Healthware, con un obiettivo molto semplice: hackerare la salute. Quello che avevo in mente era scrivere software per trasformare tutto il settore della cura, dalla formazione dei medici, all’educazione del paziente, fino alla raccolta dei dati clinici.

Digital Health

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Consulenza, soluzioni tecnologiche, marketing, innovazione digitale: Healthware offre dei servizi che sembrano appartenere a settori diversi. Che cosa tiene insieme tutte queste anime?

Healthware come la conosciamo oggi è il frutto di un’evoluzione che è durata vent’anni. Nel tempo ci siamo trovati a fronteggiare esigenze sempre più trasversali da parte delle grandi aziende e questo ci ha dato la possibilità di sviluppare competenze in ambiti diversi: dallo sviluppo di nuove tecnologie, a strategie di marketing e comunicazione all’avanguardia.

È stata una sfida, ma ci ha permesso di diventare quello che siamo oggi: un’agenzia di nuova generazione che fornisce alle grandi aziende e alle start-up nel mondo dell’healthcare un insieme unico di servizi che tengono insieme strategia, comunicazione, tecnologia e innovazione per navigare la trasformazione digitale della salute.

Oggi si parla tanto di innovazione. Una parola chiave che ritorna più volte anche nei tuoi discorsi. Che cosa significa per te innovare e in che modo le aziende possono innovarsi?

Innovare significa vedere e agire in modo nuovo. Da questo punto di vista la téchne è il volano dell’innovazione perché consente di affrontare i problemi osservandoli da una nuova prospettiva. È questa la convinzione che ci ha sempre spinto ad esplorare le possibilità offerte dalle nuove tecnologie per trovare nuovi modi di informare il pubblico, connettere medici e pazienti, fino a generare veri propri servizi di cura digitale.

È chiaro che adottare processi innovativi non è semplice e può costituire un grosso rischio. È per questo che noi aiutiamo le grandi aziende a intraprendere percorsi di Open Innovation, guidandole nell’incontro con il mondo delle startup, il vero motore dell’innovazione specialmente nel campo iper-regolamentato della salute.

Sito web (solo) in lingua inglese e una forte presenza all’estero. Healthware è internazionale non solo nel nome. Dove riuscite ad essere presenti?

La nostra vocazione internazionale è sempre stata parte del progetto, sin dagli esordi. Le sedi operative, prima a Napoli e poi a Salerno, le abbiamo vissute come un trampolino di lancio. Da lì abbiamo iniziato a tessere relazioni con clienti internazionali che ci hanno permesso di allargare la nostra presenza prima in Europa e poi negli Stati Uniti.

Oggi, grazie alla Joint Venture con Intouch Solution, agenzia di marketing integrato con sede negli Stati Uniti, siamo presenti in 8 diverse città nel mondo, per un totale di più di 700 dipendenti. Così, pur mantenendo una forte base in Italia tra Milano e Salerno riusciamo a rispondere alle esigenze dei più grandi brand internazionali.

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Un’azienda italiana dal respiro globale. Come si fa a creare una tech company in Italia e diventare leader anche all’estero?

Sicuramente i fattori che hanno determinato il successo di Healthware sono stati tanti, ma ci sono tre elementi senza i quali non credo saremmo mai potuti arrivare così lontano: visione, impegno e team.

La mia visione si nutriva delle mie passioni, di cui abbiamo già parlato, ma non si riduceva certamente a questo. Avevo in mente un progetto che rispondesse ad un obiettivo chiaro e ho continuato a crederci anche nei momenti di difficoltà.

L’impegno è il secondo ingrediente fondamentale: dedicarsi con costanza alla realizzazione di qualcosa, senza dare troppo peso ai tanti sacrifici necessari. Senza impegno non si ottengono risultati e per me essere alla guida di un gruppo vuol dire soprattutto questo: impegnarmi in prima persona e infondere entusiasmo nel team. Ed è qui che il cerchio si chiude, trovare talenti e creare un team di persone che hanno una vocazione per il proprio lavoro e rendono possibile tutto quello che si è immaginato.

Questi sono gli elementi fondamentali per un’azienda tech di successo, in Italia come in qualunque altro posto. Per chi vuole intraprendere questo percorso e fare dell’innovazione digitale la chiave del proprio successo non può prescindere da questi tre punti cardine.

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Il ventennale è stato un traguardo importante, e avete raggiunto già moltissimi obiettivi. Quali sono i programmi per il futuro?

Si è vero, in questi vent’anni ci siamo consolidati, ma questo per noi è solo l’inizio. Nel futuro contiamo di continuare a guidare la trasformazione digitale della salute a livello globale e di contribuire in maniera sostanziale alla democratizzazione della medicina.

I successi ottenuti in questi anni sono solo la conferma che possiamo portare avanti questo progetto ed essere protagonisti nella realizzazione di tecnologie che abbiano un impatto positivo nella vita delle persone.

A livello locale vogliamo dimostrare che è possibile creare imprese digitali competitive a livello internazionale anche dall’Italia, attirando investimenti dall’estero.

Questo è lo spirito con il quale abbiamo abbracciato il progetto del Palazzo dell’Innovazione: uno spazio di co-working dedicato alle imprese e alle start-up innovative, che sorgerà in una struttura del X Secolo, nel cuore del centro storico di Salerno.

Palazzo dell’Innovazione. Interessante, di che cosa si tratta esattamente? Puoi anticiparci qualcosa?

Il progetto, fortemente voluto dall’amministrazione comunale di Salerno, prevede la creazione di uno spazio di co-working dedicato ad aziende e startup (italiane e internazionali) che si collocano nell’ambito dell’innovazione digitale. L’obiettivo è creare un vero e proprio contenitore (fisico e figurato) che accolga al proprio interno non solo ambienti di lavoro stimolanti, ma anche spazi dedicati agli eventi, workshop e attività formative; un polo dell’innovazione dove confluiscano creatività, investimenti, tecnologia e nuove idee.

Healthware ha voluto cogliere questa opportunità e impegnarsi in maniera forte per la realizzazione di questo progetto; per noi è una scommessa vincente che ha l’obiettivo di valorizzare le risorse e i talenti del nostro territorio e che ci permetterà di creare una base internazionale in grado di servire, sempre meglio, i mercati Europei.

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Ecco come il Machine Learning sta rivoluzionando la SEO

Il Machine Learning sta rendendo sempre più fluidi gli algoritmi di ricerca. E questo permette di ottenere risultati in tempo reale, sulla base delle reazioni positive o negative, e in riferimento ai contenuti. Insomma, le regole della SEO stanno per cambiare (di nuovo).

500 volte in 1 anno. Ecco quanto, frequentemente, Google aggiorna i suoi algoritmi di ricerca. Tutti questi aggiornamenti lasciano, spesso e volentieri, gli esperti di SEO senza basi solide, sulle quali contare.

Immaginiamo, però, uno scenario in cui i motori di ricerca si evolvano, senza bisogno di aggiornamenti. L’apprendimento automatico (o Machine Learning) sta cambiando le regole della SEO, proprio per arrivare a questo.

Ogni volta che gli operatori del settore (aka web marketer) sentono parole come “panda”, “penguin”, o “mobilegeddon” sanno che è ora di dare una controllata ai loro siti, e migliorarli per evitare il collasso.

Il Machine Learning è entrato in campo con due obiettivi principali: assicurare un nuovo modus operandi e migliorare, completamente, tutto quello che sappiamo sulla SEO.

Machine Learning all’interno della SEO: cosa significa?

Quindi, i robot ci soppianteranno? In questo caso, la risposta è sia sì che no. Per comprendere a pieno le mie parole, però, occorre fare un piccolo passo indietro; occorre conoscere qualcosa in più sul Machine Learning. Partendo dalla definizione.

Il Machine Learning, detto in parole povere, fa riferimento alla scienza che permette ai computer di agire senza bisogno di programmazione specifica. Nel caso della SEO, questa tecnologia rappresenta la possibilità di non dovere aggiornare, manualmente, l’algoritmo di ricerca.

Per assicurare la rilevanza dei contenuti, ed evitare di premiare pagine web “truffaldine”, Google si affida ancora allaggiornamento manuale. L’apprendimento automatico, applicato alla SEO, si traduce in meno aggiornamenti. Che a sua volta significa meno scombussolamenti nel mondo del marketing digitale.

E tutto questo comporta un unico vantaggio incredibile: addio al panico globale, post aggiornamento. Chissà quanto questo scenario sia vicino a noi… E chissà se gli ingegneri di Google siano a conoscenza che, presto o tardi, non saranno più le figure “autoritarie” che sono oggi.

Leggi anche: Glossario SEO per aspiranti Blogger

Come prepararsi al Machine Learning

5 step fondamentali. 5 istruzioni che, se seguite, ti garantiranno (quasi) sempre dei buoni risultati in termini di posizionamento. Apprendimento automatico o meno.

Perché alla fine della fiera, Big G vuole solo una cosa: dare la risposta migliore.

Quindi, cerca di:

  • fare arrivare i visitatori, sulla pagina che hanno trovato nei risultati di ricerca – evita redirect inutili o, peggio ancora, false promesse. Ti posizioni per “pasta alla norma ricetta originale”? Bene, devi darmi la ricetta classica;
  • creare pagine di atterraggio accattivanti: inserisci video, foto, guide, o altro che catturi l’attenzione;
  • rendere l’esperienza di navigazione il più semplice possibile, in modo da facilitare la fruibilità dei contenuti;
  • monitorare, costantemente, l’andamento del tuo sito – lode a Search Console e Analytics;
  • migliorare le conversioni: se i tuoi visitatori riescono a raggiungere i loro obiettivi, tramite il tuo sito, le tue conversioni aumenteranno.

Il focus, come vedi, è sull’utente. Anche perché è quello che vuole Google. Tra l’altro, se noti, ogni suggerimento mira a fare restare il più a lungo possibile lutente sulle tue pagine web. E questo, come ben sai, è un ottimo segnale per il motore di ricerca più utilizzato al mondo.

Infine, puoi (e devi) sfruttare i dati strutturati qualora possibile. Così come il Knowledge Graph di Google.

Questi simpatici strumenti a tua disposizione, favoriscono lapprendimento della macchina . Ed è questo a cui il Machine Learning mira.

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Cosa sono i dati strutturati?

Hai presente quando, cercando una ricetta su Google, oltre title e description, vengono visualizzate informazioni riguardo i tempi di cottura, le calorie o le recensioni? Ecco, queste informazioni aggiuntive sono i dati strutturati.

Ti invito a leggere la guida di Search Console, per apprendere qualcosa in più… Oppure, puoi sempre installare un plugin che ti aiuti a configurare i dati strutturati, senza neanche vedere (e conoscere) una riga di html. 😀

Conclusioni

Raggiungere livelli di “eccellenza” nella SEO è sempre stato parecchio sfidante e faticoso. Del resto, i motori di ricerca sono (e saranno?) il leader. Gli operatori del settore, invece, si “limitano” a seguire ogni mossa, cercando di giocare secondo le regole.

Con il Machine Learning, invece, la SEO diventerebbe proattiva alle esigenze degli internauti e non il contrario, come spesso – purtroppo – accade.