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Come Apple ARKit rivoluzionerà l’uso del tuo iPhone

La realtà aumentata è sicuramente uno degli argomenti più discussi negli ultimi mesi in tutta la rete. Ma come modificherà il nostro rapporto con i device che quotidianamente utilizziamo? Questa è la domanda che molti si pongono e oggi, in questo nuovo articolo cercheremo di comprendere la strada che si sta intraprendendo, faremo il punto della situazione su questo affascinante argomento per poter intuire il futuro che la realtà aumentata ci riserva.

Apple ARKit: come cambierà il nostro prossimo futuro

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Apple ARKit è per l’appunto un kit di codice di partenza riservato ai developers, per poter realizzare le diverse applicazioni della realtà aumentata per i dispositivi firmati Apple con sistema operativo IOS 11. L’Apple ARKit offre la possibilità di sviluppare in completa autonomia, un plus non da poco per poter liberamente pensare ai diversi utilizzi della realtà aumentata.

Le applicazioni potrebbero essere innumerevoli e difatti sono già numerosi i settori commerciali che con entusiasmo stanno accogliendo questa incredibile novità: iPhone potrebbe trasformarsi in un futuro molto prossimo in uno strumento per guardare ed analizzare la realtà che ci circonda da un punto di vista nuovo e soprattutto inedito.

Per comprendere sino in fono il cambiamento che presto interesserà tutti i possessori di iPhone, ti mostrerò due semplici applicazioni che concretamente potrebbero offrire nuove possibilità di business.

Apple ARKit ed il futuro dell’arredamento

L’arredamento è ovviamente uno dei principali settori che molto probabilmente sarà completamente rivoluzionato dalle nuove tecnologie.

Asher Vollmer, uno famoso sviluppatore di videogame per il mobile, ha presentato un app mediante la quale è possibile arredare utilizzando la realtà virtuale, un intero spazio potendo anche ridimensionare e colore gli applicativi scelti. Si tratta di un’app rivoluzionaria. Progettata autonomamente e mediante l’utilizzo dell’Apple ARKit.

Asher Vollmer ha battuto tutti sui tempi persino il team di sviluppo di Ikea, che da tempo aveva annunciato lo sviluppo di un applicativo simile a quello pensato da Vollmer.

Nel video che segue il funzionamento dell’app:

 

La realtà aumentata e la navigazione con mappe

Chi non ha mai avuto delle difficoltà nell’utilizzo dell’app Mappe? Trovare la strada da percorrere per raggiungere una destinazione è semplice, ma lo è ancor di più trovare sensi unici e direzioni invertite. Ecco, in questo caso la realtà aumentata ci viene in soccorso migliorando notevolmente la navigazione e conducendoci sino a destinazione con maggiore semplicità. È un’idea dello sviluppatore Andrew Hart che ha utilizzato ARkit con Core Location di Apple: l’applicazione promette di condurci a destinazione proiettando nell’ambiente che ci circonda delle frecce direzionali, oltre ad un percorso (una sorta di filo di Arianna) che ci guiderà sino alla destinazione scelta.

Se vi state chiedendo se la realtà aumentata è, oltre che divertente, anche pratica e utile, questi esempi forse vi hanno offerto un’idea del futuro che si prospetta grazie ad essa. C’è ancora molto da fare, vedremo insieme quali applicazioni avrà l’AR nella vita di tutti i giorni.

Abbiamo intervistato i creatori del video con i gatti più tristi del mondo

Quando il pesce finisce, i gatti sono tristi.

Questo concetto, semplice come lo sono la maggior parte delle intuizioni geniali, è alla base dello spot contro la pesca intensiva “The Big Void” che la casa di produzione K48 ha realizzato per Oceana.

L’obiettivo di questo video di poco più di un minuto è sensibilizzare le persone e l’opinione pubblica sugli effetti della pesca intensiva, portandone alla luce conseguenze sugli ecosistemi marini, ridotti ormai quasi al collasso. Per farlo si è scelto di utilizzare i protagonisti per eccellenza della rete, i gatti, che in questo spot appaiono malinconici e molto tristi, con una personalità ben definita, ben diversi da come siamo abituati a vederli abitualmente.

Incuriositi da questo film, abbiamo intervistato il regista Leone Balduzzi per saperne di più.

Abbiamo intervistato i creatori del video con i gatti più tristi del mondo

Da quale insight nasce il vostro ultimo progetto?

Il progetto nasce a Cannes 2016, con Sergio Penzo, direttore creativo e amico, il quale con il suo collettivo Panthalassa, si interessa da anni al mondo degli Oceani.

Ci propone di girare un film con dei gatti tristi e da li è partito tutto. Come fai a dire di no. Tutto il team di k48, io ed il mio art director Enrico Magistro ma anche Mariagrazia Belvedere la producer e Barbara Guieu l’executive producer, eravamo esaltati dall’idea di poter raccontare la storia di un brand attraverso lo sguardo ironico e malinconico al tempo stesso.

Quali difficoltà avete incontrato sul set?

Siamo stati molto fortunati perchè i gatti erano addestrati alla perfezione, di conseguenza lo shooting è stato molto piacevole e rilassante. Non è mai facile lavorare con gli animali ma se ti affidi alle persone giuste va sempre tutto liscio, come nel nostro caso.

Abbiamo intervistato i creatori del video con i gatti più tristi del mondo

Una foto del team di K48

Come si crea un contenuto video virale?

Piu’ della viralità a noi interessa la qualità del contenuto. Secondo me le variabili sono tre: la storia, l’investimento, la fortuna. Molti dei contenuti virali che su internet riscuotono successo sono fake e sponsorizzati. Questo lo sanno tutti.

Quali sono le sfide e le opportunità quando si realizzano contenuti per i brand?

Le sfide sono sempre legate ai budget. Si pretende molto ma si investe poco, nella media, si potrebbero pensare e produrre contenuti bellissimi con il supporto degli investimenti giusti. La nostra ambizione è proprio quella, raccontare storie lunghe ed interessanti finanziate da brand che sanno parlare in modo non autoreferenziale.

Come è cambiato il processo creativo e produttivo dei video con l’espolosione dei social?

C’è più trasversalità, i creativi producono e i produttori creano.

Abbiamo intervistato i creatori del video con i gatti più tristi del mondo

Qual è il progetto/campagna di altri che avresti voluto realizzare tu?

Questa è una domanda che adoro però non riesco a scegliere, sono troppe le cose che mi piacciono e purtroppo non sono italiane.

Vorrei non sentir dire mai più questa frase ”per essere italiano è un bel lavoro”. Forza e coraggio.

Glow, il successo della nuova serie di Netflix parte dai social

Se vi hanno lanciati in un mondo anni ’80 fatto di capelli cotonati, prese acrobatiche, stereotipi e coraggio; se, presi dalla morsa di una delle ultime produzioni Netflix, non avete saputo resistere e avete detto la vostra sui social media; ma anche se, semplicemente, siete rimasti tramortiti a terra dai salti mortali del finale (ok, no spoiler), questo articolo è per voi.

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Glow, la serie TV di Netflix sul wrestling al femminile è stata accolta molto bene dalla critica, ma non solo. Quello che ci interessa, da buoni nerd dei social, è capire se e come l’interazione del pubblico avrà un effetto sulla longevità della serie. Secondo un report di Fizziology, infatti, Glow si è distinta nel guadagnarsi l’attenzione di un pubblico molto vasto e variegato.

Le statistiche in questione si basano su un benchmark dedotto dall’indicizzazione dell’engagement via social di 40 programmi TV proposti su piattaforme di streaming, tra cui Netflix, Hulu e Amazon che viene poi incrociato con dei segmenti di utenti. La definizione degli utenti è autobiografica, ovvero si va a guardare quanto ogni utente propone nella bio: se, ad esempio, un utente si definisce un fan della Marvel, rientrerà nella categoria degli amanti di fumetti.

La cosa interessante emersa dal report è che Glow ha ottenuto risultati di engagement al di sopra delle aspettative innanzitutto tra gli amanti di fumetti, con il 95% in più di quanto aspettato dal benchmark. In particolare risulta che gli amanti dei comics abbiano interagito con Lin-Manuel Miranda e con il giornalista di MMA Ben Fowlkes, entrambi favorevoli alla serie e che hanno commentato positivamente su Marc Maron (sullo schermo il regista Sam Sylvia).

Ma anche altre categorie hanno interagito più del solito con la serie: gli appassionati di giochi di ruolo hanno risposto più del 67%, i “liberal” più del 57%, il pubblico LGBT più del 47% e persino il segmento composto da genitori e pubblico over 50 ha condiviso per più del 30% di quanto atteso.

Non è il primo caso in cui, per Netflix, l’interazione del pubblico sui social sorprende le aspettative: Girlboss aveva raggiunto risultati in assoluto ancora maggiori nella prima settimana di uscita. Tuttavia il segmento con l’engagement maggiore era quello femminile (74%), mentre Glow vince su fronti diversificati.

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Innanzitutto, a livello temporale, Glow ha mantenuto vive le conversazioni per due settimane, circa 300 volte  più di Girlboss al giorno, se si considera lo stesso periodo.

Certo, Sense8 ci insegna che non basta essere forti sui social per garantirsi una nuova stagione, in termini assoluti. Ma è anche vero che i costi di produzione di Sense8 erano comunque molto più alti (stiamo parlando di 9 milioni a episodio) e che, comunque, il pubblico coinvolto dalla serie si è rivelato in larga parte già iscritto a Netflix. La forza di Glow sta, invece, nell’avere dalla sua un pubblico diversificato e potenzialmente interessato a iscriversi a Netflix per seguire la serie, portando nuovo business al brand.

6 semplici modi per abbassare il costo delle tue Facebook ADS

Sei semplici trucchi per abbassare il costo delle tue Facebook Ads

Hai un budget a disposizione per le campagne pubblicitarie su Facebook, ma spesso ti capita di bruciarlo velocemente con scarsi risultati? È il momento di imparare a ottimizzare le tue Facebook Ads. Ti sveliamo 6 semplici trucchi che ti aiuteranno a rendere più efficaci le tue inserzioni abbassando il CPC (cost per click).

Tieni d’occhio il punteggio di pertinenza delle tue inserzioni

All’interno del business manager, nella sezione gestione inserzioni, viene assegnato un punteggio di pertinenza ad ogni inserzione. Ma cosa significa?

È un valore che va da 1 (poco pertinente) a 10 (molto pertinente): indica quanto il messaggio della tua inserzione è allineato con il pubblico di riferimento e come stanno rispondendo gli utenti. L’obiettivo di Facebook infatti è dare il messaggio giusto alla persona giusta nel momento giusto. Se la tua inserzione soddisfa questo obiettivo e ottiene un punteggio alto, Facebook la premierà.

Come? Verrà mostrata più spesso al pubblico interessato rispetto ad altre inserzioni (con punteggio inferiore) rivolte allo stesso pubblico. Il risultato: spendi meno per raggiungere più utenti e il CPC si abbassa!

6 semplici modi per abbassare il costo delle tue Facebook ADS

Aumenta la percentuale del CTR (click-through rate)

Il CTR è la percentuale di persone che hanno visto la tua inserzione ed hanno eseguito un click. Più è alta, più click hai ottenuto e il CPC è basso.

Come fare per alzarla?
– Scegli sempre i posizionamenti delle inserzioni da computer: generalmente hanno un CTR più alto.
– Inserisci una call to action chiara ed appropriata: “Scopri di più”, “Iscriviti ora” oppure “Acquista ora” (se ti rivolgi ad un pubblico già coinvolto e propenso all’acquisto).
– Abbina un testo semplice ed incisivo che arrivi dritto al punto.
– Tieni bassa la frequenza di volte che l’inserzione può essere mostrata al tuo pubblico. Più è alta questa frequenza, più annoierai gli utenti e disperderai i click.

Profila bene il tuo pubblico di riferimento

È molto importante che il messaggio della tua inserzione arrivi ad un pubblico interessato. Siamo fortunati, Facebook ci fornisce veramente molte opzioni di profilazione per andare ad intercettare il nostro target.
Se non l’hai ancora fatto, all’interno del business manager di Facebook, alla voce “Insights di pubblico”, puoi definire il tuo pubblico nel dettaglio e poi salvarlo. Puoi profilarlo per caratteristiche demografiche, area geografica, interessi, comportamenti, etc.

6 semplici modi per abbassare il costo delle tue Facebook ADS

Usa il retargeting

La tecnica del retargeting consiste nel mostrare la tua inserzione a persone che hanno già interagito con il tuo brand o prodotto.
Qualche utente ha già visitato la sezione del sito dedicata alle creme solari? Ecco che gli comparirà una promozione in corso proprio legata ai prodotti di quella sezione.

Ci rivolgiamo ad utenti che hanno già avuto modo di conoscere il nostro brand: sarà più facile coinvolgerli e portarli all’azione!
Per fare questo è necessario creare dei pubblici personalizzati, (custom audience) a partire dai dati che abbiamo in possesso circa clienti e potenziali clienti (numero di telefono, email, nome e cognome, etc.), dai visitatori del nostro sito web, dagli utilizzatori delle nostre app o da chi ha interagito con elementi della nostra pagina Facebook o altro ancora.

Chi non sfrutta questa potenzialità, utilizza davvero solo una minima parte degli strumenti che la piattaforma di Facebook Advertising offre.
Create la vostra custom audience e stupite i vostri clienti con risultati sorprendenti!

6 semplici modi per abbassare il costo delle tue Facebook ADS

Testa le tue inserzioni su Facebook

Il mantra da seguire è sempre: fare dei test prima di partire con le proprie campagne!
Crea diverse inserzioni variando la creatività, il testo, il pubblico di riferimento. Tienile separate, una per gruppo, in modo che non vadano in concorrenza tra di loro. Prova ad iniziare allocando il 10% di quello che intenti spendere e quando hai capito qual è l’assetto che fa funzionare meglio l’inserzione, parti e sbaraglia i competitor!

Posiziona le tue inserzione solo da computer

Generalmente, scegliendo all’interno delle opzioni di posizionamento della tua inserzione (quello “Solo computer”) puoi ottenere risultati con CPC più bassi rispetto, ad esempio, al posizionamento da mobile.
Probabilmente perché permette di avere immagini più grandi, leggere il testo esteso, o semplicemente perché la navigazione per l’utente è più facile.
Non ci sono ovviamente regole fisse: sulla base del tipo di inserzione e dell’obiettivo, le performance possono variare. Il consiglio è comunque di non lasciare i posizionamenti automatici che assegna Facebook, ma di andare a modificarli sulla base delle esigenze e della specificità della tua inserzione.

 

6 semplici modi per abbassare il costo delle tue Facebook ADS

 

Sei pronto per mettere in pratica questi 6 semplici trucchi per settare meglio le tue inserzioni e ottimizzarle? Non ti resta che provare!

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3 semplici regole per migliorare il tuo equilibrio vita-lavoro

Il lavoro non può essere l’unica attività della tua vita. Hai letto bene – ma per sicurezza, prova a ripeterlo a voce alta, come un mantra. Scherzi a parte, è vero che a volte può essere facile mettere il lavoro al primo posto, e gli imprenditori sono piuttosto noti per preoccuparsi solo dei propri affari.

Ricordarsi di bilanciare il lavoro con hobby e altre attività non solo è importante, ma è cruciale, anche per la propria salute. Dopotutto, la vita nel business e nell’imprenditoria assomiglia molto di più a una maratona che a un semplice sprint, e consumare tutte le energie in poco tempo non facilita di certo l’arrivo al traguardo.

Un buon equilibrio vita-lavoro migliora la produttività, che è ciò che permette di “fare di più in meno tempo”. Ma nessuno è sempre produttivo al 100%, perciò ci sono dei piccoli accorgimenti che i professionisti possono adottare per fare in modo che il proprio equilibrio vita-lavoro non si abbassi mai.

1. Dividi i tuoi compiti in blocchi

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Un esempio concreto: Rena Awada. Madre, amante del fitness e del cibo salutare, fondatrice di un’azienda nel settore Food, dopo la nascita del primo figlio, Rena si è resa conto di aver cominciato a saltare gli allenamenti e a mangiare pasti veloci e poco gratificanti, e tutto questo per risparmiare tempo. Tuttavia, questo l’ha portata solo ad avere meno energia e un’alimentazione scorretta.

Ha deciso allora di dividere i suoi compiti in blocchi temporali, senza sgarrare mai. Se non riesce a completare una cosa entro il tempo limite, semplicemente passa al blocco successivo con la nuova attività. E questo le permette di: portare i figli a scuola, allenarsi, lavorare e… fare la mamma!

Un forte equilibrio tra lavoro e vita significa maggiore produttività e migliore salute. A volte può capitare di dover rimandare qualche attività al giorno dopo, ma così facendo la produttività non ne risentirà.

2. Disattiva le distrazioni

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Uno dei modi migliori per massimizzare la propria produttività lavorativa è disinnescare tutte le notifiche – sì, parliamo principalmente dei social media – e usare gli smartphone e gli altri dispositivi solo quando è strettamente necessario.

Ce lo ripetiamo in continuazione, vero?

Oliver Burkeman su Internazionale parla chiaro:

“Disattivate quelle maledette notifiche! Vi lagnate delle distrazioni ma lasciate che un aggeggio che avete in tasca squilli o ronzi ogni volta che lo decide qualcun altro?”

Sì, lo facciamo, purtroppo. Per due motivi. Il filosofo australiano Damon Young nel suo libro Distraction, sostiene che a volte accogliamo con gioia le interruzioni che diciamo di odiare, perché senza quelle saremmo costretti a chiederci se stiamo usando bene la nostra vita.

Benton Turner dell’Università della Pennsylvania ha fatto ricerca sugli effetti psicologici dei media digitali sugli individui, scoprendo che le nostre menti diventano dipendenti dalle notifiche ricevute: ognuna di esse provoca il rilascio di dopamina, facendo in modo che il nostro cervello abbia continuamente bisogno di controllarle.

Per la nostra salute, e per migliorare la produttività, la soluzione è una: limitare il consumo dei media digitali, disattivare le notifiche, allontanarci da queste distrazioni mentre lavoriamo, per poter tornare ad avere il controllo sul flusso di informazioni che ci arrivano. Lasciamoci distrarre solo quando noi lo vogliamo.

LEGGI ANCHE: Le 10 abitudini quotidiane dei leader più produttivi

3. Sii positivo

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Si tende sempre a concentrarsi sui problemi del proprio progetto, ma un approccio mentale negativo rende più difficile focalizzarsi.

Ecco perché essere positivi è un aspetto importante per l’equilibrio vita-lavoro: aumenta l’efficienza e allontana stress e problemi di salute mentale.

Uno dei modi migliori per rimanere sempre positivi è delineare chiaramente quali attività eseguire, sia a breve che a lungo termine. Allineare il tuo lavoro a breve termine con i tuoi obiettivi a lungo termine aumenta la sicurezza di essere sulla buona strada, anche se si stanno compiendo solo piccoli passi alla volta. Ogni giorno bisogna concentrarsi solo sui primi elementi della lista, senza pensare all’intero, spaventoso elenco!

E ogni tanto è fondamentale congratularsi con sé stessi.

La maratona e un buon equilibrio vita-lavoro

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Pensa a te come un corridore di una maratona olimpica. Non importa se sei una madre, uno studente, un uomo d’affari o un dirigente: la tua vita è lunga e il tuo successo non è definito dai singoli giorni di lavoro.

Devi assicurarti di mantenerti in perfetta forma per poter correre questa maratona evitando di ridurre la produttività o il benessere. Il tempo speso per mantenere l’equilibrio tra vita e lavoro ti assicurerà di essere sempre in ottime condizioni, e poter affrontare tutti gli ostacoli che troverai sulla pista.

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Instagram favorisce il fenomeno del cyber-bullismo?

Quella che stiamo vivendo potrebbe essere definita “era biomediatica”: gli individui sono totalmente immersi nei media che hanno creato e che li rispecchiano a pieno. Stiamo vivendo una sorta di “smaterializzazione della macchina”, in quanto le nuove tecnologie si presentano così piccole e portatili da poter essere quasi considerate delle vere e proprie appendici degli esseri umani.

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Certo, i social media hanno completamente cambiato il nostro modo di vivere la quotidianità, hanno migliorato il nostro lavoro, ci hanno permesso di essere costantemente in contatto con tutti. Ma questa completa e totale immersione quanto ci fa bene?

Il peso dell’apparenza

Una ricerca condotta dall’organizzazione anti-bullismo Ditch the Label ha dimostrato che i social media rendono i giovani più ansiosi.

Il 40% dei ragazzi intervistati ha dichiarato di sentirsi davvero male se in pochi apprezzano i propri selfie e il 35%, invece, sostiene che la fiducia in se stessi dipenda dal numero di seguaci che hanno sui social.

Dati impressionanti, no?

Instagram e il cyber-bullismo

La stessa ricerca ha anche evidenziato come Instagram sia il luogo virtuale più utilizzato per i commenti meschini e offensivi. Il 7% degli utenti del social network ha dichiarato di aver subito atti di bullismo tramite l’app. Le percentuali scendono – di pochissimo – se si fa riferimento agli altri principali social network: il 6% su Facebook, il 5% su Snapchat e il 2% su Twitter e YouTube.

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Un sondaggio precedente aveva già evidenziato la tendenza di Instagram a favorire sentimenti negativi nei giovani utenti. La ricerca, che ha coinvolto un campione di 1479 ragazzi tra i 14 e i 24 anni, ha confermato che il social network favorisce l’insorgere di sentimenti come inadeguatezza ed ansia e di episodi di profonda depressione.

Alcuni esperti hanno parlato di una “cultura dell’antagonismo” all’interno della quale i giovani sarebbero abituati a vivere.

Intanto, i vertici di Instagram hanno assicurato di aver sostenuto da sempre la lotta al cyber-bullismo incoraggiando i propri utenti a segnalare comportamenti sfacciatamente illeciti o anche solo sospetti.

“Sappiamo che i commenti pubblicati da altre persone possono avere un grande impatto e per questo motivo abbiamo recentemente investito molto in nuove tecnologie per contribuire a rendere Instagram un luogo sicuro e di supporto per chi ne ha bisogno. – ha affermato Michelle Napchan – Utilizzando sistemi basati sull’apprendimento automatico, i commenti offensivi su Instagram potranno essere bloccati prima di apparire sugli account degli utenti.  Inoltre, metteremo a disposizione delle persone la possibilità di bloccare tutti i commenti o di creare le proprie liste di parole bandite”. 

L’indagine di Ditch the Label

La ricerca condotta su oltre 10.000 giovani di età compresa tra i 12 e i 20 anni ha portato alla luce che il cyber-bullismo sia un fenomeno molto diffuso: quasi il 70% dei giovani ammette di avere – o di aver avuto – un comportamento offensivo nei confronti di altri utenti, il 17% ammette di essere stato vittima di bullismo online.

1 ragazzo su 3 ha dichiarato di aver paura del cyber-bullismo e la maggior parte degli intervistati è convinta che l’aspetto fisico sia l’argomento principale del bullismo.

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Parallelamente, il 47% – quasi la metà, una altrettanto significativa percentuale! – sostiene di non aver mai assunto comportamenti violenti o offensivi online anche se in molti ammettono di aver mostrato, tramite i social, una versione modificata della loro vera identità.

Liam Hacket, direttore esecutivo di Ditch the Label, sostiene che “Internet ha un grande impatto sull’identità, sui comportamenti e sulla personalità dei giovani utenti” e ha invitato i social network ad impegnarsi di più nel controllo dei contenuti pubblicati e nella risposta tempestiva alle denunce degli utenti.

Anne Longfield, commissario per l’infanzia in Inghilterra, ha chiesto l’istituzione di un organo di governo che possa fare da ponte tra i social network e i giovani che hanno problemi di questo genere.

Altro punto fondamentale sarebbe l’inserimento dell’educazione digitale all’interno delle scuole.

Lo studio dell’Oxford Internet Institute

I risultati esaminati fino ad ora sembrano, invece, contraddire quelli prodotti dall’Istituto di Oxford che parla di cyber-bullismo relativamente raro.

La ricerca dell’ OII – che si è concentrata su utenti di 15 anni – ha evidenziato che, mentre il 30% di essi ha parlato, in generale, di “bullismo regolare, consueto”, solo il 3% ha ammesso davvero di averlo subito sia offline che online.

“L’enorme differenza dei risultati tra le indagini è probabilmente legata al modo in cui le domande sono state poste e alle fasce di età che si è scelto di prendere in considerazione. – ha dichiarato Lauren Seager-Smith, direttore esecutivo dell’organizzazione Kidscape –  Soprattutto gli adulti hanno bisogno di imparare ad utilizzare i social media nel modo giusto per essere in grado di aiutare i propri figli, se necessario. Spesso i genitori sono altrettanto dipendenti dai social. Ma questo che impatto può avere sulla propria vita familiare?” 

In generale, i social network, oltre a dare la possibilità di costruire nuove identità attraverso contenuti multimediali che talvolta hanno davvero poco a che fare con la realtà, favoriscono e incanalano il fenomeno del cyber-bullismo a causa dell’incredibile esposizione a cui gli utenti si sottopongono continuamente e ovunque.

In che modo si può agire per contrastare il fenomeno? 

Certamente, ciò che potrebbe davvero servire sono azioni di carattere educativo e non repressivo nei confronti di vittime e autori (i minori in particolare), attraverso la costituzione di un apposito programma educativo a partire dalle scuole e l’istituzione di un ente apposito a cui rivolgersi in caso di bisogno.

Che ne pensate, amici lettori? Diteci la vostra su Facebook, LinkedIn e Twitter!

Contatti fidati: l’app di Google arriva su iOS

Google ha lanciato finalmente la sua Trusted Contacts anche per dispositivi iOS, sette mesi dopo la prima versione per Android.

Ora anche gli utenti Apple potranno designare alcuni dei loro contatti come “trusted”, dandogli cioè la possibilità di controllare le attività recenti e la posizione in cui si trova il device e, si suppone, anche l’utente.

Un’app molto utile che permette ai tuoi contatti “trusted” di controllare se sei sano e salvo in casi di emergenza, evitando di allarmare amici e parenti in caso tu non possa rispondere al telefono, o più semplicemente permette di sapere la tua posizione e far sapere al tuo partner quando buttare la pasta!

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In caso di attivazione di “Trusted Contacts” l’utente potrà sempre rifiutarsi di segnalare la propria posizione, ma se non risponderà alle richieste, automaticamente il sistema invierà un messaggio ai contatti dopo un determinato lasso di tempo, anche se sei offline o se il tuo telefono ha la batteria scarica. Questo intervallo temporale dopo il quale scatta in automatico il messaggio è personalizzabile e questa è uno dei primi aggiornamenti inseriti nelle nuova release e disponibili anche per Android (prima l’allarme scattava dopo soli 5 minuti).

Altra novità: Google permette da oggi di aggiungere i propri trusted contacts anche tramite SMS, basterà seguire il link arrivato sul cellulare, loggarsi con il proprio account Google e seguire le istruzioni.

Come funziona “Trusted Contacts” lato utente?

Dopo essersi loggati con il proprio account Google al sistema, è necessario attivare la propria cronologia delle posizioni, che permette, creando mappe giornaliere dei tuoi spostamenti, a Big G e ai tuoi contatti “trusted” di monitorare tutti i tuoi movimenti e conoscere le tue ultime attività.

Esistono già diverse App che permettono la geolocalizzazione degli smartphone e la condivisione della propria posizione, pensiamo anche semplicemente la funzione “Amici nelle vicinanze” di Facebook o il “Safety Check” in caso di emergenza, ma Google ha deciso di entrare da protagonista nel settore del location-sharing e gli avversari sono avvisati!

Trusted Contacts è sicuramente un’app molto utile, che preoccupa sempre un po’ sul lato privacy – ma oramai il concetto di privato è sempre più labile nella società moderna –  che potrà essere di grande aiuto soprattutto nelle situazioni di emergenza o alle coppie più gelose!

Ambient Marketing: 20 campagne che devi conoscere

L’Advertising comunica parlando la lingua dei brand, ma è tanto più efficace quanto più è in grado stupire. E non c’è niente capace di generare stupore più di una campagna di Ambient Marketing ben congegnata.

Per questo, periodicamente, ci piace ripercorrere le campagne di Ambient Marketing più belle, per esplorare il potere della creatività quando è libera di esprimersi al massimo, trasformando luoghi e spazi in esperienze uniche per le persone.

Continuiamo a trovare ispirazione dalle agenzie di tutto il mondo e scopriamo le più belle campagne di Ambient Marketing di sempre: si comincia!

1. Jose Cuervo – For National Tequila Day

Per la Giornata Nazionale della Tequila, Jose Cuervo ha installato tre fontane davvero particolari a Los Angeles, per un lunedì più che rinfrescante…

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Credits
Advertising Agency: CP+B

2. Audi – Snowtagging

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Credits:
Advertising Agency: Taxi, Montreal, Canada
Creative Director: Pascal de Decker
Art Director: Etienne Bessette
Copywriter: Thibaut Delelis
Photographer: Antoine Buteau
Accounts: Jean-Philippe Masse
Production: Jacques Latreille

3. ESPNW – Inequality Court’s

La disuguaglianza tra uomini e donne non è solo nel mondo del lavoro ma anche nello sport, tra atlete donne e atleti uomini ad esempio. Per questo ESPMW ha deciso di portare il dibattito alla luce, trasformando diversi campi sportivi nella rappresentazione grafica di questa disuguaglianza di genere nello sport. Rosa e blu sui campi, rappresentano per antonomasia i due sessi, ma qual è il colore prevalente?

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Credits:
Advertising Agency: Africa, São Paulo, Brazil
Creative Director: Sérgio Gordilho
Art Director / Illustrator: Bill Queirogao
Copywriter: Guzera
Photographer: Raoni Madaalena

4. Västtrafik – Proud Timetables

Durante il Göteborg Pride 2017, la società svedese di trasporto pubblico Västtrafik ha voluto dimostrare il suo sostegno, così le linee del tram a Göteborg si sono colorate, mentre i cartelloni digitali per le indicazioni degli orari dei treni in partenza sono diventate color arcobaleno.

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Credits:
Advertising Agency: Forsman & Bodenfors, Gothenburg, Sweden
Art Director: Lars Jansson
Copywriter: Pontus Caresten
Designer: Christoffer Persson

5. Fincantieri – La nave che spunta dalla Borsa di Milano per l’IPO

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LA PRUA DI UNA FINTA NAVE FINCANTIERI FUORIESCE DA PALAZZO MEZZANOTTE AD ANNUNCIARE L'INGRESSO IN BORSA DELLA SOCIETA' DI COSTRUZIONI NAVALI (MASSIMO ALBERICO, MILANO - 2014-06-15) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

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6. FASTWEB – Downloaded with Fastweb

Nel 2014 FASTWEB ha portato il Cristo Redentore di Rio de Janeiro dal colle del Corcovado in Piazza Dante a Napoli, come se si fosse trasferito con un semplice download dalla città carioca al capoluogo partenopeo. Noi Ninja ve lo abbiamo raccontato qui.

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Credits:
Advertising Agency: M&C Saatchi

7. Genertel e Europ Assistance – Il sottomarino a Milano

Nel 2013, invece, a Milano, in pieno centro, in via dei Mercanti, Genertel e Europ Assistance per presentare il nuovo negozio di assicurazioni, ovvero il Life Park Protection Store di piazza Cordusio, hanno addirittura fatto sbucare un sottomarino dall’asfalto.

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Credits:
Advertising Agency: M&C Saatchi

8. E.ON – Il palazzo ghiacciato a Milano

Anche di questa campagna vi abbiamo raccontato su Ninja Marketing.

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Credits:
Advertising Agency: M&C Saatchi

9. McDonald’s – McTollbooth

Nel 2015 McDonald’s ha trasformato un casello autostradale nelle Filippine in un McDrive, per alleggerire le lunghe ore in coda degli automobilisti.

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McTollbooth

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Credits:
Advertising Agency: Leo Burnett, Manila, Philippines
Chief Creative Officer: Raoul Panes
Creative Director: Dante Dizon
Art Director: Sara Sarmiento
Copywriter: Toby Amigo

10. Dislife – More than a sign

Una campagna di Ambient Marketing per mostrare quanto sia importante quel semplice segno a terra nei parcheggi in Russia.

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Credits:
Advertising Agency: Y&R, Moscow, Russia
Chief Creative Officers: Luis Tauffer, Marco Cremona
Associate Creative Director: Federico Fanti
Art Director: Artem Goncharov
Copywriter: Nikita Bocharov

11. SNCF – Europe, it’s just next door

La società ferroviaria francese SNCF, in collaborazione con l’agenzia pubblicitaria TBWA di Parigi, ha creato una campagna pubblicitaria davvero particolare, installando una serie di porte colorate con i nomi di varie città europee in alcune piazze di Parigi. Una volta aperte, le porte permettevano di guardare in tempo reale cosa stesse accadendo nelle città collegate.

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Credits:
Advertising Agency: TBWA, Paris

12. IKEA – Un bagno sorprendente

In occasione del Salone del Mobile di Milano nel 2012, IKEA ha trasformato, letteralmente, un bagno chimico, perché anche questo luogo può essere davvero sorprendente.

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Credits:
Advertising Agency: MaiTai Milano

13. Burger King – Scariest BK

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Non era la prima volta che Burger King tentava di coinvolgere lo storico rivale McDonald’s, come vi abbiamo raccontato in questo articolo.

Credits:
Advertising Agency: DAVID, Miami

14. Ajax – Stronger than dirt

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Credits:
Advertising Agency: ANR BBDO, Sweden
Account Director: Mangus Norman

15. Amazon – Webminster

Vi ricordate questa campagna, di cui vi abbiamo parlato qualche mese fa? Amazon ha perfino cambiato il nome di una delle stazioni più importanti della metro di Londra, per annunciare l’apertura della sua nuova sede.

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16. IKEA – La casa siriana

Ancora una campagna di IKEA, stavolta per sostenere il crowdfunding della Croce Rossa e riportare l’attenzione sulla guerra in Siria.

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Credits:
Advertising Agency: POL
Copywriter: Maja Folgerö
Art Director: Snorre Martinsen
Designers: Andrea Engum, Christian Lauritzen, Ole Jakob Böe Skattum
Account Manager: Ina Egelandsdal
Account Director: Monika Augustsson

17. Burger King – The Subway Grill Shelf

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Credits:
Advertising Agency: Cheil, South Korea
Creative: Dongeon Lee

18. The Art Institute of Chicago – Van Gogh B&B

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Credits:
Advertising Agency: Leo Burnett, Chicago, USA
Chief Creative Officer: Mark Tutssel
Creative Directors: Mikal Pittman, Britt Nolan
Associate Creative Directors: Mike Costello, Pete Lefebvre
Associate Creative Director / Art: John Regan
Associate Creative Director / Copywriter: Tor Lemhag
Account Director: Cliff Schwandner
Account Executives: Becca Wilson, Andi Della Chiesa, Ariel Tishgart
Producers: Glennon Schaffner, Laura Stern, Colleen Capola
Photographer: Daniel Shea

19. Smart – City Invasion

Comparse a Roma, Napoli e Milano, le sfere giganti con timer sparse per le città hanno accompagnato il lancio della nuova For Two nel 2014, con un’invasione pacifica a colpi di Ambient Marketing.

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20. Hjartat – Il billboard che tossisce

In Svezia, la catena di farmacie Hjartat ha ideato all’inizio di quest’anno una campagna particolare e interattiva, per incoraggiare i fumatori a rinunciare al dannoso vizio.

Stesso marchio e stessa agenzia per la campagna del 2014, nella quale i capelli di una donna svolazzavano sui billboard posizionati nelle piattaforme della metro, ogni volta che un treno della passava in una stazione.

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Credits:
Advertising Agency: Akestam Holst, Svezia

Social Media Gaming, cos’è e perché è utile adottarlo

Il fatto che ci sia un bambino in ognuno di noi non è soltanto un modo di dire, e nemmeno una facile riduzione ai minimi termini di alcune interessanti teorie freudiane. Si tratta di un dato di fatto confermato a più riprese, quotidianamente, da numerosi fattori. Uno di questi è senz’altro il nostro costante bisogno di attività ludiche.

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Non si è mai troppo grandi, infatti, per una partita a Bubble Saga sul telefono, magari mentre andiamo a lavoro sui mezzi pubblici, così come non si è mai abbastanza eleganti e austeri per rinunciare a tentare di superare quel difficile livello di Candy Crush in cui siamo bloccati da giorni.

Il gaming, fenomeno che ci accingiamo a spiegare, si basa proprio su questa particolarità della specie umana, ovvero l’incapacità di separarsi dalla sua parte infantile.
Ma andiamo con ordine, prima di tutto è utile chiarire alcuni aspetti da non dare per scontati.

Cosa sono gaming e social gaming?

Il gaming, detto anche gamification, può essere tradotto letteralmente come “ludicizzazione” e costituisce una strategia di marketing che prevede l’impiego di giochi per attirare consumatori.

Il social gaming, puntando alla condivisione di dati o di risultati, stimola una “competizione” sana e amichevole. Per i giocatori infatti non è prevista una vera e propria interconnessione nelle fasi di gioco, quanto più un’esperienza solitaria all’interno di classifiche collettive.

LEGGI ANCHE: Touch eSport: il gaming online è mobile

Non bisogna però immaginare il gaming soltanto come gioco vero e proprio, quanto più come attività ludica in situazioni in cui essa non è necessariamente prevista. Non si tratta sempre di incasellare gemme del medesimo colore o incastrare pezzi di Tetris, a volte il gaming può essere il coinvolgimento del pubblico in qualcosa che stimoli la sua curiosità.

Per capirci, vi illustriamo un esempio proveniente dal quartiere londinese di Mayfair. Ci riferiamo al negozio di abbigliamento Ted Baker in cui, un qualsiasi martedì di marzo, fece capolino, in vetrina, questa scritta: “Hello, Nosey Neighbor!” (Ciao, vicino ficcanaso!). Si tratta di una campagna pubblicitaria per la promozione della collezione primavera 2017.

Una volta attirati dalla scritta, si incontra un gruppo di manichini rappresentanti i Bakers (tipica famiglia provinciale, protagonista di TedPix) e soprattutto, premendo la mano su un hotspot posto sulla vetrina, si ha la possibilità di scattare una foto in cui si emanano fasci di luce verdi dagli occhi.

Quali sono le caratteristiche principali del social gaming?

I ‘social game’ uniscono la comune attrazione per i giochi, alla tendenza al seguire le mode e alla sempre più forte presenza delle persone sui social network. Ma come funzionano? Semplice: basta effettuare una registrazione gratuita sulla piattaforma di gioco e assecondare le eventuali limitazioni dovute all’essere registrati o meno su un social network.

L’aspetto social non va ricercato solamente nel luogo in cui si svolge l’attività ludica, ma anche e soprattutto nel suo aspetto comunitario e sociale: condividere i propri risultati, vedere il proprio nome scalare le classifiche e, perché no, poter discutere con altri di un hobby comune, appassiona le persone e difficilmente le porta a stancarsi come invece potrebbe fare il rapporto con una console.

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Alcuni giochi sono terreno fertile, inoltre, per amicizie (a distanza o vicine) e crea una vera e propria fidelizzazione che si evidenzia nei confronti delle tipologie di giochi preferite. Non è raro, per esempio, trovare nei negozi gadget di giochi nati sui social o per gli smartphone.

Perché adottare il social gaming?

Come visto finora, i vantaggi del social gaming sono molteplici. Tuttavia, per poter davvero comprendere la portata di questo fenomeno, basti pensare a quanto spesso ci troviamo negli spazi “pubblici” chiamati social network.

Con la pioggia o con il sole, durante un lungo viaggio in treno o nel breve tragitto di un paio di fermate di autobus, tutti noi finiamo per fare capolino o lunghe passeggiate nelle piazze di Facebook, Instagram, o Twitter.

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Se a questo aggiungiamo qualcosa che è sempre esistito e che sempre esisterà (come giochi e divertimento) ecco che diamo origine a una riproduzione digitale (più o meno innocua, ma certamente familiare) del Paese dei Balocchi di Collodi.

Considerato quanto osservato da Mushahwar di Intel, ovvero che la gamification ha reso possibile ridisegnare l’esperienza dei clienti, è facile comprendere come il social gaming sia un valido strumento di marketing per avvicinare il cliente al prodotto e fidelizzarlo nei confronti del marchio, senza che questo avvenga in maniera passiva e invasiva ma anzi coinvolgente, divertente e, soprattutto, attiva.

LEGGI ANCHE: Mobile Gaming: dove ci porterà questo settore in crescita?

Da social a sociale, con XTRIBE lo shopping è intorno a te

Geolocalizzazione, è questo l’aspetto che Mattia ha voluto fortemente sottolineare tra i diversi punti di forza e di differenziazione che rendono XTRIBE unica rispetto alle diverse app-mercatino presenti sul mercato.

XTRIBE, infatti, è una app pensata per privati e store che porta i clienti dalla vetrina online, dove gli iscritti possono pubblicizzare fino a tre prodotti e tre servizi in modo gratuito, all’acquisto instore, tornando alla vera natura dello shopping, solo un po’ più targettizzato sui desideri del cliente.

XTRIBE Team

Scopriamo insieme a Mattia Sistigu, co-founder e COO di XTRIBE, l’idea di origine della app i traguardi raggiunti, come il lancio negli USA, e i progetti ancora in cantiere.

XTRIBE vuol rivoluzionare il mondo del social commerce, da dove nasce l’idea e come funziona?

Con la nostra idea volevamo soddisfare un bisogno ben preciso degli utenti: la possibilità di acquistare, noleggiare, barattare prodotti e servizi intorno a loro eliminando, così, i costi di intermediazione e le lunghe attese e portando, invece, l’utente a scegliere e a cercare gli interlocutori vicini stimolati dalla curiosità di guardare una vetrina online, ma tornando a valorizzare gli acquisti offline.

Con XTRIBE, ci piace dire che lo shopping sul nostro portale nasce social, ma diventa sociale tornando a valorizzare scambi, relazioni e strette di mano tra venditore ed acquirente.

XTRIBE nasce nel 2012 dalla collaborazione tra me, Mattia, Enrico Dal Monte e Marco Paolucci e da allora ne abbiamo fatta di strada, l’ultima news di quest’anno è che siamo tra le aziende italiane approvate per la quotazione alla borsa americana.

Per quanto riguarda il funzionamento dell’applicazione è importante dire che le inserzioni sono gratuite se riguardano massimo tre servizi e tre prodotti e questo spazio vetrina, sei posti totali, può essere utilizzato tutte le volte che si vuole. Se si volesse avere più spazio a disposizione, però, basterebbe acquistare dei crediti in app utili anche per comprare servizi aggiuntivi che il team mette a disposizione, come la visibilità a pagamento tra gli annunci presenti.

Dimenticavo, XTRIBE è la prima app in cui non solo i prodotti possono essere acquistati, venduti, noleggiati o barattati, ma anche i servizi!

Un utente che decida di acquistare in app può navigare tra tutte le offerte presenti per poi uscire ed incontrare direttamente il venditore di persona, previa conversazione e contatto diretto attraverso la chat a disposizione, il tutto accompagnato da una geolocalizzazione precisa che localizza la controparte ed un navigatore integrato che conduce il cliente direttamente a destinazione.

Ovviamente il profilo in app segue l’utente e la sua localizzazione, quindi un utente può spostarsi liberamente e trovare acquisti geolocalizzati in ogni suo viaggio, sulla base di quelli più vicini disponibili in base a dove si trova in quel momento.

Come vi differenziate dai competitor? Perché un utente dovrebbe scegliere voi?

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Sono quattro gli aspetti che ci rendono unici agli occhi del pubblico, in particolare:

  1. Geolocalizzazione: in assoluto il primo e il più importante fattore di differenziazione. Con noi l’utente trova il prodotto o servizio che sta cercando disperatamente, che magari è proprio dietro l’angolo e non dall’altra parte del mondo, tornando, quindi, a valorizzare lo shopping a km 0
  2. Il desiderio al primo posto: la ricerca non è fatta per negozi, ma per prodotti o servizi. Torno a sottolineare che con XTRIBE si possono vendere, noleggiare o barattare sia prodotti che servizi, nessuna discriminazione 🙂
  3. Niente più attese e costi di intermediazione: acquistare con XTRIBE, essendo il venditore vicino a te, non dovrai più aspettare impazientemente il tuo pacco o rimediare a ritardi di consegna, quello che vuoi, acquistato quando vuoi, e subito disponibile
  4. Privati o store, l’importante è avere qualcosa da mettere a disposizione. XTRIBE è per tutti e con una vetrina composta da tre prodotti e tre servizi utilizzabile gratuitamente, sempre e per sempre, permette a chiunque di farsi vedere e di promuoversi

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XTRIBE mette in contatto venditori e clienti, come viene regolamentato il rapporto tra loro? Esiste un sistema di rating che classifichi gli utenti?

Ovviamente sì, esiste un sistema di rating come in ogni sistema di sharing economy che si rispetti, venditore e compratore possono lasciare dei commenti basati sulla loro esperienza d’acquisto per valutare la reputazione degli utenti.

Oltre a ciò XTRIBE dispone di una chat diretta tra le controparti che permette loro di accordarsi direttamente sui termini dello scambio.

Per quanto riguarda, invece, fiscalità e rapporto legale tra le parti, il tutto viene regolamentato a norma di legge, idem per resi o disposizioni in materia di truffa o non conformità della realtà con la vetrina online.

Un consiglio però ci piace dare ai nostri utenti: il buonsenso prima di tutto!

XTRIBE Store aiuta gli store fisici fornendo una vetrina per gli acquisti offline. Che risultati state ottenendo da questa applicazione?

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A noi piace dire che con XTRIBE Store lo shopping passa dall’online all’offline in quanto il cliente può dare uno sguardo alla vetrina online dello Store fisico per poi contattare il venditore direttamente, tramite chat in-app, e recarsi nello store fisico per effettuare gli acquisti.

La tecnologia che XTRIBE Store fornisce ai punti vendita gioca un ruolo fondamentale per i negozi fisici nel mantenimento della loro importanza sul territorio, gli utenti, infatti, grazie alla feature di navigazione e geolocalizzazione saranno più portati ad acquistare vicino casa se trovano proprio nel negozietto dietro l’angolo l’oggetto dei desideri e, dall’altra parte, il negozio non è obbligato a fare sconti o promozioni per attirare il cliente, ma gli basterà essere online nell’universo XTRIBE pagando una fee fissa all’anno.

La diffusione dell’app XTRIBE Store conta più di 2.000 negozi iscritti con un numero di download che si attesta intorno ai 200.000 ottenimenti da parte di privati, professionisti e commercianti.

Marketing, penetrazione del mercato e diffusione in Italia, quali sono le strategie per il futuro?

Ad oggi la nostra app è largamente diffusa nelle città di Milano, Roma, Torino, Napoli, ma per il futuro le nostre mete recitano Italia e le sue aree metropolitane, per rafforzare la nostra immagine come geomarketplace italiano, e USA con la prima apertura a New York, prefissandoci l’obiettivo di portare una app Made in Italy oltre confine, partendo da una città in continua evoluzione.

Oltre all’espansione territoriale i progetti per il futuro riguardano una nuova release dell’app, da vera public company tecnologica dobbiamo rimanere al passo coi tempi, accompagnata da nuove strategie di comunicazione che riguardano pubblicità su media classici come la tv.

Fino ad oggi il nostro marketing ha riguardato il coinvolgimento di influencer e una comunicazione social, che ci ha permesso di ottenere un’elevata penetrazione di mercato soprattutto tra il nostro target principale, ossia uomini e donne tra i 15 e i 35 anni, permettendo ai nostri utenti di ottenere download in target, ma per il futuro è necessario che il nostro modo di comunicare cresca con il nostro business.