Google cerca di rilanciare gli SMS con la tecnologia RCS

Il lancio del nuovo Nokia 3310 continua ad essere sulla bocca di tutti. I più nostalgici hanno accolto il ritorno del figliol prodigo con entusiasmo mentre c’è chi non è del tutto soddisfatto. La causa principale di questa insoddisfazione pare che sia dovuta alla scelta di tagliare fuori tutte le app che usiamo giornalmente, incluse Messenger e WhatsApp.

In questo ritorno ad un passato glorioso, Google ha voluto dire la sua. Sembrerebbe infatti che stia cercando di rilanciare gli SMS attraverso un protocollo di messaggistica che permetterebbe ai classici messaggi di testo di inviare anche contatti, immagini, video, creare gruppi sms e molto altro. Il protocollo in questione prende il nome di RCS (Rich Communications Services).

La nuova tecnologia RCS è stata lanciata in modo sperimentale da Google sulla rete americana Sprint, con l’obiettivo di offrire agli utenti con smartphone Android un nuovo sistema di messaggistica SMS con le stesse funzionalità delle più famose app di messaggistica istantanea.

Google cerca di rilanciare gli SMS: le strategie

Così Google cerca di rilanciare gli SMS

Il primo passo di Google è stato quello di distinguersi da Facebook, cambiando il nome della propria app di messaggistica da Messenger a Android Messages. Un mancanza di creatività che possiamo tralasciare considerando che gli RCS assicurano a tutti gli utenti, anche chi non ha installato l’app, di ricevere i messaggi attraverso i servizi SMS e MMS, non obbligandoci ad installare ulteriori app di messaggistica.

Buone notizie per Google anche sul fronte delle partnership.

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Molti dei più importanti operatori del mondo hanno già aderito al progetto, parliamo di aziende come: Vodafone, Orange, Deutsche Telekom e Globe. Non mancano i brand di telefonia come: LG, Motorola, Sony, HTC, e Nokia i quali pre-installeranno la app Android Messages sui propri device per fare in modo che l’app venga utilizzata dalla maggiore parte degli utenti che utilizzano smartphone Android.

Non ci resta che aspettare gli esempi di RCS che verranno presentati in queste ore al Mobile World Congress di Barcellona.

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YouTube lancia il suo servizio di streaming TV

YouTube ha appena annunciato la nascita del proprio servizio di streaming TV. L’offerta punta a un mix di live-stream e programmazione televisiva vera e propria, con la classica varietà di video online di YouTube.

Si tratta dell’ultima novità dei servizi over-the-top (OTT) con la quale la compagnia cerca di conquistare tutti quegli spettatori che non hanno mai acquistato servizi di TV via cavo tradizionali o vogliono abbandonarli in favore dello streaming.

YouTube TV, tutte le caratteristiche

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Il servizio potrà essere acquistato come opzione stand-alone, per 35 dollari al mese, e trasmetterà tutte le principali reti americane: ABC, CBS, FOX e NBC, più circa 35 canali via cavo.

Il prezzo comprende sei diversi account, per permettere all’intera famiglia di sintonizzarsi su canali differenti nello stesso momento consentendo così una personalizzazione dell’offerta che si rispecchierà nelle raccomandazioni di altri canali e video consigliati.

YouTube TV – così si chiamerà il servizio – per il momento ha ancora alcune lacune, dato che mancano nell’offerta canali molto seguiti dagli americani come Comedy Central e MTV , AMC e Discovery.

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Con YouTube TV, infine si avrà accesso gratuitamente ai contenuti originali di YouTube Red.

Non è ancora stata indicata una data precisa per il lancio, che dovrebbe essere previsto comunque nei prossimi mesi nelle principali città degli Stati Uniti, per poi essere diffuso in modo più capillare in tutto il Paese.

Altri limiti del servizio saranno quelli legati ai diritti di distribuzione, ad esempio per l’NFL, che sarà disponibile con YouTube su TV e PC ma non su mobile, dove Verizon detiene l’esclusiva.

Il nuovo servizio di Google si integra perfettamente con il Chromecast e dispositivi abilitati per Home di Google, nonostante i recenti problemi riscontrati con l’assistente vocale.

Gli ultimi anni hanno visto un importante cambiamento nel settore della pubblicità, con miliardi di dollari un tempo investiti in spot televisivi oggi spostati sul mondo dei video online. E YouTube è stato tra i più grandi vincitori di questa trasformazione, spinta in parte dagli stessi telespettatori che sempre più scelgono abbandonare i costosi pacchetti del via cavo per scegliere servizi alternativi in streaming.

Fabbrica Salerno: al via il concorso di idee per gli under 35 di Salerno e provincia

Martedì 28 febbraio a Salerno è stato presentato il nuovo Concorso di idee “Fabbrica Salerno”, destinato ai giovani under 35 di Salerno e provincia, chiamati ad esprimere il loro talento e la loro creatività al servizio dello sviluppo economico, sociale ed occupazionale del territorio.

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Roberto Iadanza, visual designer di Ninja Marketing, presenta l’identità visiva di Fabbrica Salerno

All’evento di presentazione era presente il nostro CEO Mirko Pallera che ha confermato l’intenzione di mettere a disposizione della comunità locale le risorse e il know-how di Ninja Marketing e Ninja Academy – realtà imprenditoriali di respiro nazionale e internazionale presenti a Salerno -, per far crescere il territorio in cui risiedono e dare nuove opportunità ai giovani del Sud Italia. E’ questa la logica che ha portato nei mesi scorsi anche alla creazione dell’associazione Digital South, fondata insieme a Roberto Ascione di Healthware International e ad altri professionisti presenti sul territorio e che si pone l’obiettivo di aggregare le migliori forze dell’industria digitale del Meridione e di contribuire alla trasformazione digitale e alla crescita delle economie locali ponendole al centro della scena internazionale.

Il brand di Fabbrica Salerno è stato realizzato da Roberto Iadanza, visual designer di Ninja Marketing.

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Qui l’analisi e lo studio completo:

Il progetto

L’obiettivo principale dell’iniziativa è di dotare la città di Salerno di una organizzazione strutturata in grado di attrarre genialità e capitali attraverso un percorso di inclusione rivolto a giovani under 35. La struttura sta analizzando e seguendo idee giovanili che rappresentano nuove opportunità nell’area Cultura e Turismo: creazione di microimprenditorialità, iniziative di coworking, la rete Cultural Cooperation Network per sostenere la cooperazione transnazionale e l’individuazione di contenitori per l’incubazione diffusa.

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Fabbrica Salerno è il brand che supporterà le azioni dei giovani under 35 che attraverso le proprie peculiarità, singolarità e creatività contribuiranno alla creazione di beni e servizi comuni. Le linee di azioni già implementate riguardano lanimazione territoriale, la partecipazioni a workshop e incontri itineranti.

Cofinanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della gioventù e del servizio Civile e da ANCI, Fabbrica Salerno si avvale di una rete di partner costituita dall’associazione Effetti Collaterali, Stay Young animatrice dello spazio Cantera, Ipotenusa Onlus, Associazione Culturale Avalon, FabLab Salerno, Ninja Marketing e Qs & Partners.

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Absolut vodka palette, ad ogni gusto il suo Pantone

Absolut ci propone un concept di una nuova versione da collezione della celebre vodka, conosciuta in tutto il mondo per le collaborazioni con affermati artisti e designer.

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Questa volta parliamo della partnership con Pantone. Il packaging, che è stato affidato all’agenzia spagnola Txaber, si ispira ai colori della palette associandoli alle diverse declinazioni di sapore della famosa vodka svedese.

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Il risultato che ne deriva è che ad ogni bottiglia è stato associato il colore del frutto corrispondente. Come uniche scritte, la referenza ed il gusto.

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L’importanza di avere un calendario social

Qui in Ninja Marketing lo abbiamo detto centinaia di volte: per essere efficaci, bisogna essere preparati. Ed essere pronti vuol dire lasciare minimo spazio all’improvvisazione e organizzarsi bene, rimanendo comunque abbastanza flessibili per saltare con successo sull’ultimo topic virale o assorbire una criticità imprevista.

Per questo, particolare importanza riveste la stesura di un calendario in grado, con un unico colpo d’occhio, di racchiudere tutto ciò che occorre sapere per una gestione corretta e oculata dei social. Non è importante tanto il formato che sarà utilizzato, quanto le funzionalità.

Se sei da solo, una lavagna o un’agenda cartacea può essere tanto utile quanto una serie di note sul calendario del proprio smartphone; se invece lavori in un team, strumenti quali CoSchedule o anche un semplice Foglio Google sono più indicati, specialmente se privilegi un approccio più collaborativo. In tal caso, però, ricordati di stabilire le giuste gerarchie e assegnare a ciascuno dei tuoi aiutanti compiti specifici, onde evitare sovrapposizioni e problemi. Il calendario deve essere uno strumento in grado di semplificare la tua vita, non complicartela ulteriormente!

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Ricorda però: devi essere consistente, che non vuol dire riempire ogni casella del tuo calendario, ma usarlo spesso e in maniera sistematica. Prenditi alcuni giorni per pianificare non solo il mese corrente, ma anche quelli a venire. E se puoi “anticipare” il lavoro su qualche contenuto, fallo. Come dice un vecchio adagio, insomma: chi ben comincia è a metà dell’opera.

Fai una rassegna di tutti gli eventi cui la tua organizzazione parteciperà, gli anniversari e le ricorrenze da sfruttare per contenuti divertenti e simpatici, in grado di animare la tua comunità. Nessuno ti chiede di produrre a gennaio i post dell’intero anno ma… Cominciare a buttare giù qualche idea non fa mai male. Ricordati inoltre di consultare i tuoi analytics per scoprire quali argomenti riscuotono più successo. Se poi puoi accedere a strumenti di social media listening, ancora meglio.

Un blocco di righe monocolore può però essere difficile da leggere quindi prova ad usare strategicamente i colori. A seconda delle tue necessità, potresti voler catalogare i contenuti per social, per topic o evidenziare le date cruciali del tuo business.

Se hai problemi, prova ad utilizzare uno dei diversi template liberamente scaricabili online. Non dimenticare di mettere a piano anche le attività di sponsorizzazione, in modo da poter allocare il tuo budget efficacemente, senza dover così rinunciare a preziosi euro perché prima si è ecceduto con le spese. Ciò vale ancor più se lavori in una piccola agenzia o in una PMI, con risorse limitate da centellinare nel migliore dei modi.

SOCIAL MEDIA

Con il corso del tempo, ovviamente, il tuo calendario subirà modifiche, variazioni e integrazioni. Non dimenticare, allora, di fare tesoro delle tue esperienze, eliminando contenuti simili a quelli che hanno funzionato meno e, magari, riproponendo quelli invece che hanno performato meglio in forme diverse. Il tuo video può diventare una gif, la tua immagina una cinemagraph… il limite è la tua creatività! L’importante è rendere il calendario uno strumento, non un fine. Riempilo solo con ciò che conta, rendilo operativo, collaborativo. In una parola: utile.

Evita quanto più elementi che possano distrarti o che, peggio ancora, possano rallentare il tuo lavoro. La necessità di fare ordine può portare a pericolose ossessioni di catalogazione che possono rivelarsi un’inutile perdita di tempo se non, addirittura, dannose.

non e tutto gratis cio che e social

Non è tutto gratis ciò che è social media

Parlare dei costi inerenti alle attività di social media marketing non è cosa semplice. Le aziende sono spesso confuse rispetto a questo tema, probabilmente a causa di un’offerta di servizi troppo frammentata o per via di esempi aziendali spesso fuorvianti.

Da un lato troviamo infatti un’ampia gamma di soggetti che va dal professionista freelance alla digital agency più strutturata, i cui servizi sono altrettanto variegati, risulta pertanto difficile avere un chiaro quadro dei costi ad essi connessi. Dall’altro lato invece veniamo a sapere di casi di successo che hanno dell’incredibile, dove l’impresa piccola, ma dotata di grande creatività, si fa largo nel mondo dei social con campagne di marketing strepitose e per di più a zero budget.

Abbinata ad una visione globale dei costi, vi è spesso la concezione per la quale, se si esclude l’advertising a pagamento, è possibile realizzare una efficace social media strategy praticamente a costo zero. Immaginandoci il futuro, queste dichiarazioni suonerebbero più come un’antica credenza popolare; il contesto del social media marketing è ben più ampio e va oltre la mera inserzione, in quest’ottica, per costi non si intendono solo quelli economici ma anche quelli espressi in termini di tempo e di risorse umane, anche se reperite internamente.

In un interessante articolo il social media strategist Alex Khan descrive quegli aspetti del social media marketing che vengono spesso considerati gratuiti, ma che in realtà andrebbero messi a budget.

La gestione dei social media

La gestione di una o più pagine social per finalità di marketing è un’attività complessa che richiede competenze sia tecniche, sia manageriali in quanto i social media dovrebbero essere compresi all’interno di una più ampia strategia.

Svolgere mansioni come ad esempio coordinare la comunicazione, rispondere a commenti e messaggi e monitorare ciò che sta accadendo, prevede un impegno quotidiano che, a prescindere dalla dimensione dell’organizzazione, può andare dalle 4 alle 6 ore al giorno; un impegno che, se affrontato internamente, incide sensibilmente sull’attività dell’impresa.

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La cura dei contenuti

È ormai assodato che una presenza efficace sui social media si ottiene grazie alla creazione di contenuti di qualità in grado di coinvolgere gli utenti utilizzando i propri canali. Anche in questo caso, decidere di curare un blog, realizzare video, scattare foto o più in generale, pianificare ed editare contenuti, significa togliere tempo e risorse attualmente destinati al business dell’azienda. A questo punto potrebbe essere opportuno introdurre delle figure dedicate le quali, con buone probabilità, difficilmente lavorerebbero gratis!

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La promozione

Finora abbiamo parlato di strumenti e metodi per alimentare il traffico organico, ma il ricorso alle promozioni è una componente altrettanto importante.
È vero, promuovere contenuti ha un costo che le aziende sono in grado di calcolare, ma qual è invece il costo degli effetti provocati da una promozione mal gestita?

Le promozioni necessitano di un’attenta pianificazione e di un costante aggiornamento sulle diverse opportunità messe a disposizione dai vari social media. Ricorrere al “fai da te” significa rischiare di non raggiungere i risultati previsti e di non ottenere quindi il giusto ritorno sull’investimento effettuato.

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Nel social media marketing ci si interroga pertanto su quali siano i reali costi da prendere in considerazione.
Come vedete la gratuità dell’utilizzo di certi strumenti è un concetto piuttosto relativo, il tempo necessario per la formazione e per l’adozione di queste tecnologie non può non essere considerato un costo dall’azienda. Altrettanto rilevante è il tema delle risorse umane, figure dedicate che le imprese devono coinvolgere o assumere se intendono gestire i social media in maniera efficace.

Tra homo ludens e homo narrans: conquistare il consumatore contemporaneo con la Gamification e lo Storytelling

La Gamification, ovvero l’applicazione di aspetti propri del gioco (elementi di gioco, meccaniche di gioco, tecniche di game design) a contesti non giocosi, sta diventando sempre di più una cosa seria per aziende e marche. In effetti, se adeguatamente progettati, i sistemi di Gamification sono capaci di generare profonde implicazioni nel marketing e nel business.

Che i giochi abbiano accompagnato la storia dell’uomo nei millenni è un tema noto e ampiamente studiato. Non a caso, uno degli appellativi più utilizzati dalla letteratura sociologica per identificare il genere umano è homo ludens. Come nota Gabe Zichermann, autore di “Game-based Marketing” e CEO di Gamification.co, gli elementi di gioco usati di più dalle imprese possono essere riassunti nel modo seguente:

  • Punti. Diffusi grazie alla prerogativa di misurare con precisione i risultati di un utente a confronto con gli altri giocatori, possono tenere l’individuo motivato fino al raggiungimento di un livello più avanzato.
  • Badges. Entrati in voga a partire dall’uso gamificato in siti come Foursquare, sono ormai comuni in una quantità di progetti.
  • Livelli. Una componente trasversale a tutti i giochi, servono al tempo stesso a fornire un momento di gratificazione all’utente e a stimolare il suo accesso a un livello ludico più impegnativo.
  • Classifiche (leaderboard). Come nella vita reale, le classifiche mettono gli utenti in una situazione di valutazione comparativa delle prestazione, sollecitando l’amor proprio e il desiderio di apparire vincenti.
  • Sfide. Competizione allo stato puro, vanno dal semplice al complesso e possono essere sia individuali che di gruppo.

A proposito di quest’ultimo punto, se la competizione è un elemento così centrale alla Gamification è sicuramente anche per via del fatto che essa procura un piacere speciale. Antropologicamente, vittoria e sconfitta si riconducono alle situazioni vitali primarie da cui, per un tempo lunghissimo della storia umana, è dipesa la sopravvivenza.

L’importanza della dimensione narrativa per progettare sistemi di Gamification efficaci

Che le narrazioni siano parte integrante del modo di percepire il mondo da parte delle persone, non ha bisogno di essere dimostrato: d’altronde, un’altra accezione di matrice sociologica per indicare l’essere umano è quella di homo narrans.

Gli individui ragionano e leggono dunque il mondo attraverso le storie. Per tale motivo, spesso le stesse storie sono alla base dei giochi: un gioco come ‘Guardie e ladri’ lascia poche incertezze su quale sia la narrativa di ispirazione. I videogame non sfuggono a questa regola generale, e un gran numero di essi fa affidamento a sviluppi più o meno complessi di Storytelling per sostenere le capacità di coinvolgere e fare appassionare i giocatori.

Storytelling e Gamification: i casi SAP e Perrier

Se è fondamentale nei videogiochi, lo Storytelling può essere di grande interesse anche nei progetti aziendali di Gamification: non è difficile in effetti mostrare che nuclei di racconto, più o meno sviluppati, pervadono molti dei casi di Gamification che hanno avuto negli ultimi anni maggior successo.

Le organizzazioni sono pervase da intensi flussi narrativi, e i mercati sono diventati conversazioni perenni in cui è facile perdersi.

Per meglio esplicitare la connessione tra Storytelling e sistemi di Gamification in azienda, citiamo due casi a supporto entrati ormai nella “galleria dei classici” ripresi anche nel libro che ho avuto il piacere di scrivere insieme insieme a Joseph Sassoon e Pietro Polsinelli “Giochi da Prendere sul Serio. Gamification, Storytelling e Game Design per Progetti Innovativi”: SAP e Perrier.

Road Warrior è il sistema introdotto da SAP per erogare formazione al proprio personale di vendita sui temi delle tecnologie mobili. Il progetto invita a reinterpretare il proprio ruolo di venditore, costretto a macinare chilometri di strade e autostrade, attraverso la metafora del Road Warrior (Guerriero della strada) e lo slogan ‘Conquering Mobility’. I venditori sono generalmente persone molto motivate: un target, quindi, su cui questa metafora e la competizione attivata possono funzionare in modo efficace. Il processo prevede di rispondere in chiave di simulazione a clienti che pongono questioni, vincendo punti e badge se si danno risposte adeguate e perdendoli nel momento in cui si richiedono linee di assistenza. Vi sono molti livelli da superare, spesso legati a problematiche tecniche, e i venditori possono sfidarsi gli uni con gli altri per confrontare i loro risultati. Come tutti i corsi di formazione, il progetto mira a elevare le skill dei partecipanti; ma l’aspetto di Storytelling si rivela nel chiedere loro se si sentono di “Avere quel che ci vuole per essere un Road Warrior” e nell’estetica un po’ western dell’interfaccia. Il progetto ha dato ottimi risultati nel trasformare la formazione in un momento ludico e di divertimento, nell’accrescere la motivazione, nello stimolare lo spirito di gruppo e – non ultimo – nell’aumentare le vendite.

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Un caso di straordinaria esperienza immersiva rivolta all’esterno è invece quello della campagna di marketing Perrier’s Secret Place. In questo progetto, voluto dall’azienda nel 2013 per attrarre consumatori più giovani attraverso i media digitali, l’utente è stato invitato a entrare in un mondo online di fantasia, calandosi nei panni di personaggi molto trendy che partecipano a un party. Disponibile per desktop, iPhone o Android, il gioco parte con un breve filmato ambientato in una lavanderia a gettoni parigina, che rivela un club nascosto nel retro. Cliccando su uno qualunque dei 60 partecipanti (dai baristi all’affascinante donna in nero, alla ragazza che scivola veloce nell’ambiente del party sui propri roller) si entra nella storia dal loro punto di vista personale.

L’utente si muove in una situazione incerta, un mondo popolato da numerosi individui, con molti scenari coreografati e filmati (per più di un’ora di durata complessiva) e numerose bottiglie di Perrier sui tavoli. L’obiettivo è quello di trovare una bottiglia ‘segreta’ i vari personaggi di stanza in stanza e raccogliendo indizi. La spinta motivazionale a farlo è notevole, data non da una molteplicità di punti e badge bensì da un premio attraente: la possibilità di vincere un viaggio per una delle party cities più importanti al mondo, da Ibiza a Rio de Janeiro. L’esperienza di immergersi in questo universo così particolare, socializzando al suo interno, sembra essere stata molto coinvolgente. Quanto basta comunque per convincere l’azienda a far vivere ai consumatori un’esperienza attraverso modalità più innovative rispetto ai contenuti di marca veicolati sui canali tradizionali.

Perrier Secret Place

Conclusioni: 5 contributi dello Storytelling ai progetti di Gamification

Riassumendo, si può osservare che ai progetti di Gamification sopra descritti (e a molti altri) lo Storytelling può portare un contributo prezioso, almeno sotto 5 aspetti fondamentali:

  • Senso: le storie aggiungono ai progetti gamificati strati di significato che ne arricchiscono il potere di attrattiva.
  • Interesse: gli obiettivi rappresentati da punti e classifiche possono essere di per sé stimolanti, ma gli sviluppi di tipo narrativo sono in grado di risultare più interessanti e meritevoli di attenzione.
  • Immedesimazione: se permeati di Storytelling, i progetti di Gamification offrono agli utenti la possibilità di diventare protagonisti dell’esperienza immedesimandosi nei percorsi d’azione suggeriti.
  • Coinvolgimento: conseguenza naturale di quanto precede, l’aggiunta di una dimensione narrativa favorisce l’engagement dei partecipanti.
  • Progressione. I progetti articolati correttamente prevedono sempre il superamento di livelli, ma il senso di progressione può essere ancora più marcato e convincente se legato alle fasi che strutturano una storia.

Nelle prossime settimane, nella sezione Tech di Ninja Marketing avremo l’onore di ospitare il contributo di alcuni dei più importanti professionisti di Comunicazione Narrativa e Storytelling, al fine di comprendere il loro punto di vista relativamente a specifici aspetti del tema. Stay tuned 😉

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Mobile World Congress 2017: le novità più interessanti

È iniziato da qualche giorno a Barcellona il Mobile Congress 2017,  uno degli eventi più attesi dell’anno dedicato alle innovazioni tecnologiche, che coinvolge i più grandi nomi legati alla produzione dei dispositivi mobile pronti a presentare le ultime novità.

Vediamo le principali news illustrate sul palco dai big player del settore mobile.

Nokia 3310: il grande ritorno

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Una delle più grandi novità svelate durante il Mobile World Congress 2017 riguarda il brand Nokia, che ha fatto il suo ritorno nel mondo dei dispositivi mobile con un remake dal sapore nostalgico: Nokia 3310.

L’iconico e indistruttibile Nokia 3310, lanciato sul mercato nel 2000, è stato uno dei telefoni più amati della storia, dopo il suo ingresso sul mercato ne sono stati venduti 126 milioni di pezzi in tutto il mondo, oggi si presenta con un nuovo look fatto di colori sgargianti, e con una novità non indifferente per chi è alla ricerca di un telefono vecchio stile, in grado principalmente di telefonare e inviare messaggi.

Nokia con il nuovo 3310 punta tutto sull’autonomia: con il nuovo telefono sarà possibile sostenere 22 ore di telefonate e lasciare il telefono in stand-by per circa un mese con un solo ciclo di carica.

Non solo, Nokia 3310. HDM ha presentato tre nuovi smartphone basati sul sistema Android: Nokia 6 già disponibile in Cina, Nokia 5 dal design compatto e infine il modello più economico e accessibile Nokia 3.

BlackBerry KEYone

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Anche con BlackBerry  si sente un velo di nostalgia e una leggera voglia di ritorno al passato.

Il brand ha presentato il suo nuovo KEYone, un mix tra passato e presente: il nuovo dispositivo si basa sul sistema operativo Android, ma è dotato di tastiera.

Addio touch screen, con BlackBerry, la tastiera ritorna in campo, in una veste più sofisticata rispetto al passato: i tasti percepiscono i movimenti tattili come se si trattasse di un touch screen e in più ad ogni singolo tasto si può associare un’ applicazione mobile.

Il nuovo KEYone presenterà un design lineare, caratterizzato da uno schermo da 4.5 pollici e dotato di una fotocamera posteriore da 12 megapixel, con una tecnologia di ricarica rapida che consente al telefono di ricaricarsi del 50% in soli 36 minuti.

Huawei P10 e P10 Plus

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Novità anche in casa Huawei con i nuovi dispositivi mobile: P10 e P10 Plus.

Un design curato, per i neonati smartphone Huawei, disponibili in otto diversi colori, una batteria molto più efficiente rispetto al passato che promette una durata pari a due giorni circa, e 4 antenne per garantire una ricezione superiore rispetto ai modelli precedenti.

La versione 10 Plus differisce dalla 10 per le dimensioni,il primo presenta uno schermo Full Hd da 5,1 pollici, mentre il secondo da 5,5 pollici, entrambi dotati di una doppia fotocamera da 20 megapixel realizzata in collaborazione con Leica.

Una delle novità che distinguono i nuovi smartphone targati Huawei è la posizione del lettore per il riconoscimento delle impronte digitali, situato sulla parte anteriore del dispositivo.

I nuovi telefoni saranno disponibili in Italia a fine Marzo.

Samsung

Se speravate di avere notizie del nuovo S8, niente da fare c’è da aspettare ancora un mese, a quanto pare ci sarà un evento in cui saranno svelate le caratteristiche di questo modello a New York. Nel frattempo Samsung a Barcellona ha presentato i due attesissimi nuovi tablet e il rinnovato visore per la realtà aumentata.

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Samsung Galaxy Tab S3 e Samsung Galaxy Book, questi i nomi dei tablet , due dispositivi molto simili tra loro per alcuni aspetti, ma totalmente diversi per destinazione d’uso.

Galaxy Tab S3, basato sul sistema Android, è stato progettato per tutte le persone che fruiscono dei contenuti online e talvolta scrivono o disegnano.

 

samsung-galaxy-bookSamsung Galaxy Book,basato sul sistema operativo Windows, è stato invece pensato per chi lo utilizza per lavoro offrendo la massima praticità: il dispositivo pesa poco più di 700 grammi e garantisce la durata della batteria fino ad un massimo di 10 ore di lavoro.

Entrambi i dispositivi saranno dotati della S Pen resa così sottile da essere paragonabile ad una normale penna biro e caratterizzata da una nuova punta in gomma che rende fluida la scrittura.

Il nostro obiettivo è quello di allargare le frontiere dell’esperienza mobile, la nostra nuova offerta di tablet è costruita con tecnologie premium che forniscono un’esperienza versatile e produttiva ai consumatori: a casa, al lavoro o in giro”

ha dichiarato DJ Koh, presidente della divisione mobile dell’azienda sudcoreana.

Grande importanza sul palco viene data al nuovo visore Gear VR, in grado di visualizzare immagini con un campo visivo di 101 gradi, il primo inoltre dotato di un controller abbinato, finalizzato a migliorare l’esperienza d’uso degli utenti.

YH Lee, vicepresidente esecutivo del settore mobile di Samsung, ha spiegato:

Il nuovo visore espande il nostro ecosistema per aiutare gli utenti a tuffarsi di più nei contenuti, siano giochi o video.

Anche le auto diventano smart

Questa edizione del mobile Congress lascia ampio spazio anche alle innovazioni nel settore automotive.

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Diverse le aziende produttrici di automobili pronte a svelare le ultime novità in arrivo, a partire da Ford che doterà le sue prossime vetture di un modem,  dichiarando che a partire dal 2021 non ci sarà più bisogno del guidatore, a finire a Seat che ha illustrato il nuovo ecosistema digitale che il brand sta progettando per le sue prossime vetture.

Per le sue macchine del futuro Seat  punta tutto sulla connettività, per potenziare l’esperienza dell’utente: informazioni sul traffico in tempo reale, consigli lungo il percorso riguardanti bar, negozi, servizi, queste solo alcune delle funzionalità che caratterizzeranno le nuove auto targate Seat nel 2019.

Tante novità per gli amanti del mobile e del tech: quali saranno quelle che conquisteranno il mercato nel 2017?

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Greenrail, la startup dei binari ecosostenibili ed energeticamente efficienti

Una startup cresciuta grazie a ricerca e sviluppo costante, partendo da un’idea semplice quanto ambiziosa e con un CEO giovanissimo che costituisce uno degli esempi virtuosi per il Made in Italy oggi. Stiamo parlando di Greenrail, la startup che vuole rivoluzionare la costruzione di traverse ferroviarie, rendendole innovative ed ecosostenibili.

Vincitrice di numerosi premi e riconoscimenti, oggi Greenrail punta ad esportare il valore del Made in Italy applicato all’innovazione.

Per conoscere meglio la storia e le prospettive di questa storia imprenditoriale, abbiamo rivolto qualche domanda a Giovanni De Lisi, CEO & Founder di Greenrail.

Traverse ferroviarie ecosostenibili ed energeticamente efficienti. Da quale background nasce l’idea di Greenrail?

Ho iniziato la carriera universitaria iscrivendomi alla facoltà di Giurisprudenza ma presto ho capito che quella non sarebbe stata la mia strada.

Così ho abbandonato gli studi e ho iniziato a lavorare come operaio nell’azienda di famiglia, occupandomi della manutenzione delle traverse ferroviarie e dei binari.

Grazie all’esperienza maturata sul campo e alla lettura di pubblicazioni relative all’utilizzo della plastica per la costruzione di traverse ferroviarie è nata l’idea che ha portato a Greenrail.

Il mio obiettivo era ottenere una traversa unica e innovativa, più resistente e duratura rispetto agli standard e al contempo più sostenibile, in grado di combinare i vantaggi delle traverse in calcestruzzo con quelli delle traverse composite e di consentire il riuso di materiali di scarto quali plastica e gomma.

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Giovanni De Lisi, CEO e Founder Greenrail

 

Da qui ho iniziato a seguire il mio sogno dando vita alla startup innovativa Greenrail S.r.l.

Dopo la fase di test, quale potrebbe essere il vostro cliente tipo? Siete già pronti per la fase di produzione vera e propria?

Innanzitutto è importante distinguere tra la fase di test e quella di certificazione.

La prima, che riguarda i test sulle traverse, è e sarà sempre in essere dato che puntiamo ad offrire un prodotto sempre innovativo e all’avanguardia, e che risponda efficacemente alle necessità dei clienti.

La fase di certificazione, invece, propedeutica alla produzione, sta volgendo al termine e sono stati già individuati possibili acquirenti tra gli operatori di settore che si occupano della realizzazione e della manutenzione delle linee ferroviarie.

Il nostro business, oltre all’Italia, si rivolge sia all’Europa che a paesi extra-europei come USA e India.

Nel vostro percorso avete vinto diversi award per l’innovazione in Italia. In che modo i premi contribuiscono concretamente alla crescita di una startup?

Indubbiamente i premi sono stati e sono sempre molto importanti sia in termini di visibilità, sia dal punto di vista economico.

Un premio conferisce valore al prodotto e all’azienda, e permette di raggiungere una platea di interlocutori sempre più vasta, elemento fondamentale per la crescita di una startup.

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Dal 2014, Greenrail ha ricevuto diversi riconoscimenti tra i quali il premio Edison Pulse, l’inclusione tra le migliori startup innovative del 2015 da parte del MIT e l’ottenimento di fondi europei grazie allo SME Instrument Fase 1 e Fase 2 che ci consentono di portare avanti le fasi per la realizzazione del prodotto e quelle di Ricerca e Sviluppo.

L’ultimo premio ottenuto è stato quello per lo Sviluppo Sostenibile 2016 che ha significato un ulteriore, importante riconoscimento di Greenrail tra le imprese della green economy e ha evidenziato l’interesse per la sostenibilità ambientale inscritto nel nostro progetto.

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Giovanni De Lisi, CEO e Founder a 29 anni. Quando hai capito che il tuo futuro sarebbe stato quello di imprenditore?

Dopo anni di lavoro come operaio nella manutenzione ferroviaria volevo dare il mio contributo concreto per il miglioramento di un settore che da troppo tempo non conosceva l’innovazione.

Ho cominciato quindi a documentarmi e, grazie anche alla mia esperienza diretta sul campo, sono riuscito a trovare un’idea secondo me vincente che potesse permettere di superare i problemi legati all’utilizzo delle traverse standard in calcestruzzo armato ma anche in grado di rendere il sistema ferroviario ancora più sostenibile.

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Credendo nel valore della mia idea e viste le risposte positive da parte dei professionisti con i quali l’ho inizialmente condivisa, ho capito che avrei potuto realmente renderla concreta e che il mio futuro sarebbe stato nell’imprenditoria.

Dall’Italia, un Paese in cui la copertura ferroviaria non è ancora sufficiente, al resto di Europa con Horizon 2020. Dove vi condurranno questi binari in futuro?

Il nostro obiettivo, perseguito anche grazie ai finanziamenti per l’innovazione di Horizon 2020 è quello di inserirci nel mercato europeo, ma non solo: vogliamo che i nostri binari (o meglio, le nostre traverse!) ci conducano oltre l’Europa alla ricerca costante di nuovi stimoli e nuovi mercati nei quali entrare.

Proprio per questo abbiamo pensato ad un prodotto taylor-made, in grado di adattarsi alle specifiche esigenze di ogni singolo paese, e quindi in grado di portare l’eccellenza italiana del settore ferroviario in tutto il mondo.

visibilità della pagina Facebook aziendale

Dos and don’ts per aumentare la visibilità della pagina Facebook aziendale

“Ho sentito che si possono comprare 1.000 like a buon prezzo.”

Il Social Media Manager di turno, oltre a mettersi le mani fra i capelli, con molta pazienza inizia a elencare cosa fare e non fare per aumentare la visibilità della pagina Facebook aziendale.

Via Giphy

I like non si comprano ma si conquistano

Le aziende che da poco utilizzano i social media nella comunicazione aziendale spesso puntano a una crescita esponenziale in pochissimo tempo, come se volessero recuperare gli ultimi anni di assenza su Facebook. Ed è così che molto spesso inciampano in siti che promettono pacchetti di like a basso prezzo.

Quello che a primo impatto sembrerebbe un risparmio monetario e di tempo in realtà non lo è.

fblikesweb

Con questo metodo veloce ed economico certamente aumenta la quantità di fan, ma a discapito della qualità. Poiché questi pacchetti comprendono “fake account”, gli account fasulli. Ecco perché è importante evitare questo tipo di acquisto:

  •  I post pianificati e creati con cura dalla pagina aziendale si disperderanno tra News Feed di persone non esistenti o persone che utilizzano molteplici profili, che non hanno un vero interesse nell’attività dell’azienda e di conseguenza anche la portata organica e l’engagement potrebbero diventare pressoché inesistenti.
  • I like sulla pagina o sul post, acquisiti tramite terzi non rientreranno nel proprio target, problema che poi sarà visibile nelle statistiche della pagina. Esistono svariati tool online che analizzano la provenienza dei like di una pagina, per esempio Ershad7. Confrontando il benchmark con questo tool potrete analizzare la loro fan-base e trarne delle conclusioni.

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visibilità pagina aziendale su Facebook

Come aumentare la visibilità della pagina Facebook aziendale senza falsare le statistiche

Per evitare di falsare le proprie statistiche, perdere organic reach e quindi anche interazioni, sarebbe meglio adottare strategie diverse per aumentare la visibilità della pagina Facebook aziendale:

  • creare contenuti originali che favoriscono la divulgazione organica e la fidelizzazione dei fan
  • usare la funzione di Facebook della targetizzazione organica, per selezionare quale gruppo di persone dovrebbe vedere o non vedere il post
  • se la pagina è multi-lingue, evitare di scrivere tutto in più lingue, ma utilizzare la funzione di Facebook per la selezione delle lingue
  • analizzare gli orari di pubblicazione e il numero di interazioni nelle statistiche della pagina. Se tramite il reach organico non si è raggiunto l’obbiettivo o se si ritiene che il contenuto dovrebbe essere visto da più persone anche al di fuori dei fan esistenti, le inserzioni su Facebook mediante una targetizzazione specifica potrebbero essere utili.

Infine, una massima  “interscambiabile” da tenere sempre presente:

If content is king, then                            * is queen! 

* marketing
* conversion
* engagement