Sono trascorsi più di 20 anni dall’invio del primo SMS. Stravolti dalla diffusione e dall’utilizzo del web e ricomparsi con forza in questi ultimi anni, con delle nuove funzioni comunicative. Uno strumento a cui molte aziende italiane non rinunciano per i numerosi vantaggi che ne hanno ottenuto in questi mesi.
In particolare gli MMS sono stati introdotti in numerose strategie di marketing di molte aziende nazionali ed internazionali. Allora perché non utilizzarli anche nella tua azienda?
SMS e inbound marketing
Gli SMS possono aiutarti in tutte quelle manovre specifiche dell’inboud marketing. Purtroppo sono ancora troppe le aziende attente unicamente all’outbound, trascurando una evidente peculiarità degli SMS: la possibilità di inviare file multimediali, ma soprattutto di riceverli!
Una grande opportunità per interagire col brand di riferimento e per costruire un rapporto unico con i propri consumatori.
Come già accennato gli SMS sono una grande opportunità per incrementare le interazioni col tuo pubblico: insieme a video e immagini, sono ancora più efficaci.
Ma quali dimensioni utilizzare per i video? Per i video verticali, preferite 640 pixel di altezza di larghezza x 1.138 pixel; per i video orizzontali meglio 1.280 pixel di larghezza e 720 pixel; in entrambi i casi non superare i 20 secondi.
E per le immagini? Meglio foto verticali, delle dimensioni di 640 pixel di altezza e 1.138 pixel di larghezza; ricorda inoltre di utilizzare sempre e solo il JPEG; Trucchetto Ninja: lascia un bordo di circa129 px, o nella parte inferiore di 89 px.
Emoziona il tuo target
Adobe Stock #92144173
Negli ultimi mesi l’uso delle GIF si è molto diffuso. Sui principali social network se ne vedono di ogni genere e non solo promozionali, ma sapevi che gli SMS permettono l’invio anche delle GIF? In questo caso potrai sviluppare delle strategie di visual per strappare un sorriso al tuo consumatore o per offrigli in pochi kb delle informazioni utili.
Ma ecco le dimensioni da non trascurare:
– 480 pixel di larghezza x 720 pixel;
– 480 pixel di larghezza x 640 pixel;
– 640 pixel di larghezza x 640 pixel;
– 480 pixel di larghezza x 480 pixel.
In ogni caso ricorda di non superare i 600 kb.
Offri informazioni in 500 caratteri
Se il dono della sintesi non fa per te ed i 160 caratteri di un SMS risultano spesso insufficienti per offrire al tuo target le informazioni necessarie, negli MMS è possibile inserire un testo di 500 caratteri. Un bel vantaggio non credi? una possibilità in più per poter offrire ulteriori info su promozioni e novità del tuo Brand.
Object: solo negli MMS
Si proprio così, negli MMS è possibile inserire un oggetto del messaggio. Un altro grande ed importante vantaggio per le tue strategie di Mobile Marketing. Ottimizza il copy, la forza del tuo messaggio parte da qui: dall’object!
Nel 2016 gli MMS inviati sono stati circa 387.5 billioni. Un numero davvero interessante vero? Forse la prova più concreta che evidenzia quanto possa funzionare uno strumento simile.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2014/10/sms-marketing-smshosting.png473600Luca Cannarozzohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngLuca Cannarozzo2017-03-09 17:25:442017-03-09 17:59:125 validi motivi per utilizzare l’SMS Marketing nel tuo Business
Connettività, capitale umano, uso di internet, integrazione degli strumenti digitali in ambito aziendale e digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, ecco gli aspetti che vengono analizzati all’interno del DESI e che mettono sotto esame ogni anno i Paesi europei.
La classifica di quest’anno elegge, per l’Unione Europea, la Danimarca prima e l’Italia al 25° posto, all’interno di un’Europa che, nei confronti del resto del mondo, si trova in una posizione non troppo felice.
Chi più e chi meno, c’è ancora da lavorare per non creare un’Europa a doppia velocità anche nell’ambito dell’Internet of Things.
Digital Economy and Society Index (DESI): tutti sotto esame in materia digitale
“Un indice per domarli tutti” potremmo dire adattando una delle più celebri frasi cinematografiche, perché dall’analisi DESI non si scappa, ogni anno il Digital Economy Index viene elaborato all’interno dell’Unione europea per stabilire quanto i 28 Paesi aderenti siano al passo con la digitalizzazione dell’economia e della società, Pubblica Amministrazione compresa.
I risultati per il 2016 vedono al primo posto la Danimarca, seguita da Finlandia e Svezia, mentre, per l’Italia, dobbiamo scorrere fino al 25° posto, seguita solo da Grecia, Bulgaria e Romania.
Scendendo nello specifico, la classifica generale è data dalla somma dei risultati nei diversi settori presi in considerazione dal DESI.
Il primo indice afferisce alla connettività ed in particolare alla connessione ad alta velocità, che per il 2025 si pone l’obiettivo di raggiungere la maggior copertura possibile per edifici pubblici, abitazioni e diffusione della nuova connessione 5G; il secondo parametro riguarda il fattore umano, in particolare le skill in ambito tecnologico, in un range che va dalla conoscenza base a una padronanza evoluta; terzo fattore è l’utilizzo della rete: gli utenti preferiscono in assoluto leggere le news e guardare film attraverso il loro smartphone.
Infine, troviamo l’integrazione della tecnologia e di internet all’interno dei processi aziendali per scambio di informazioni e fatture, oltre che per gli eCommerce, e ultimo, ma non meno importante, la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, con la possibilità da parte degli utenti di accedere ad alcuni servizi pubblici attraverso un computer.
Ma perchè è importante tener conto di questo indice a livello europeo? Per rimanere al passo con i tempi! Sul DESI, infatti, si basano le politiche di tutti gli stati membri in materia di digitalizzazione e connessione con la creazione di agende comunitarie e locali per lo sviluppo coerente di sistemi di connessione e connettività che possano competere con il resto del mondo.
La strada è ancora lunga sia per l’Europa nel suo complesso sia per il nostro Paese.
Europa vs resto del mondo: c’è ancora molto da fare
DESI è il primo parametro di confronto in materia di digitalizzazione tra gli stessi stati membri, che ogni anno sono messi sotto esame e portati al raggiungimento di determinati risultati che evitino di creare un’Europa a due velocità in ambito tecnologico. Considerato che il DESI europeoè dato da una media dei risultati di tutti i 28 stati membri, se confrontato con le posizioni dei singoli stati troviamo l’UE a metà classifica e la stessa Pubblica Amministrazione europea sta facendo passi da gigante per rendersi digitale.
I dati parlano chiaro:
Connessione, in crescita, ma non sufficientemente. Il 76% delle abitazioni hanno sottoscritto una connessione, seppur non velocissima, e gli accessi da mobile sono cresciuti, ma una ulteriore crescita in materia di velocità, qualità ed affidabilità è ancora richiesta
Pochi esperti sul campo. Stanno crescendo i laureati in materia IT e tecnologica, ma ancora il 44% della popolazione non possiede le conoscenze di base
Utilizzo quotidiano di internet in aumento. Gli utenti stanno utilizzando sempre più la connessione non solo per lavoro, ma anche per piacere, guardare film e sfogliare le notizie
Buona la percentuale di integrazione della tecnologia nelle aziende, male invece la crescita del numero degli eCommerce. Le aziende, anche le PMI, stanno approfittando dei vantaggi di internet per invio e creazione di fatture in cloud, ma la crescita del numero degli eCommerce ha subito uno stallo, forse anche a causa delle impreparate politiche di circolazione della merce e dei pagamenti
Promossa la Pubblica Amministrazione. Sempre più utenti utilizzano internet per consegnare documenti e sondaggi agli uffici pubblici, ma per andare oltre la soglia della sufficienza è necessario implementare servizi più utili e più ampi come le diagnosi online
In materia europea, poi, si stanno creando politiche sempre più efficaci per la creazione del Digital Single Market (DSM), per facilitare la circolazione di informazioni e contenuti tra i Paesi dell’Europa senza restrizioni e digitalizzando sempre più le aziende europee. Ovviamente oltre alle riforme, è necessario predisporre manovre contro i cyber attack, oltre che aumentare la sicurezza per l’utente.
Ma l’Europa come si classifica a livello mondiale? Diciamo che non brilla per digital score. L’unione, infatti, si classifica quintultima, tra Canada e Russia.
La cosa più strana è che i top tre europei sono anche i tre migliori a livello mondiale; insomma complessivamente l’Europa non si classifica tra i primi al mondo, ma al suo interno ha dei veri e propri fiori all’occhiello che la rendono orgogliosa.
Per l’Italia una nota: accelerare per non rimanere indietro, la sfida tecnologica per il 2017
Premio di consolazione per l’Italia: nonostante igrandi sforzi, i risultati non arrivano, anche se la retrocessione è per Grecia, Bulgaria e Romania, ultimi tre e fanalino di coda dell’Unione Europea.
Ottimo il risultato per la diffusione delle reti di ultima generazione (NGA), con una percentuale che si attesta intorno al 72% rispetto ad una media europea del 76%; dall’altra parte le competenze digitali sono poco diffuse e influiscono sullo sviluppo digitale del Paese, rallentandolo.
Altro dato negativo, la crescita della banda larga, solo un 2% in più rispetto allo scorso anno, per non parlare della banda ultralarga.
Pubblica Amministrazione? Tra i più bassi livelli europei di digitalizzazione sia in materia di servizi offerti, sia per quanto riguarda l’accesso da parte degli utenti a tale servizi.
Ultima la digitalizzazione delle PMI, in crescita, ma non abbastanza.
Potremmo dire che l’Italia ha le capacità, ma non si applica e, a questi ritmi, colmare il gap con gli altri Paesi dell’Unione sarà una scalata difficile, solo i nuovi investimenti da parte delle compagnie telefoniche potranno aiutare.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/03/world-1264062_1280.jpg8541280Emikohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngEmiko2017-03-09 15:15:062017-03-09 17:52:35DESI 2017, ecco i dati su economia e società digitale in Italia e in Europa
Dall’esplorazione di città vicine e luoghi lontani fino a prodotti artistici come Pearl, il settimo cortometraggio del canale Spotlight Stories recentemente nominato agli Oscar, la tecnologia immersiva ha conosciuto nell’ultimo anno una crescita esponenziale.
È stato Google Cardboard a far conoscere le potenzialità della realtà virtuale al grande pubblico, rendendo YouTube un punto di riferimento globale per questo tipo di contenuti e, ancora di più, per i video sferici a 360 gradi.
Quali sono le potenzialità che questi strumenti portano al mondo della comunicazione? E quali sono le nuove sfide per chi vuole utilizzarli al meglio?
Per orientarsi in questo scenario di innovazione costante, è importante considerare tre elementi: primo, lo spirito innovativo di chi crea contenuti su YouTube. Secondo, la crescente semplicità nella creazione di video immersivi, per esempio le riprese in live streaming a 360 gradi, e la velocità con cui vengono rese disponibili. Terzo, la semplicità di fruizione, perché è sufficiente uno smartphone per accedere a un archivio enorme di contenuti VR o a 360.
Questo tipo di contenuti attraggono la curiosità e, quindi, il livello di coinvolgimento. E con il livello di coinvolgimento sappiamo che aumenta anche l’impatto del messaggio che vogliamo comunicare, motivo per cui riscuotono l’interesse dei reparti marketing delle aziende.
In questo senso alcuni settori hanno fatto passi da gigante e oggi vediamo, per esempio, molti brand automobilistici approfittare delle tecnologie immersive per proporre veri e propri test drive virtuali, direttamente da casa e sul telefono. Non solo. Per celebrare il suo centenario, nel 2016, BMW ha utilizzato la tecnologia di Google Spotlight Stories e ha realizzato Visionary, in cui gli utenti possono interagire con il contenuto e modificarlo, un modo nuovo di unire l’estetica del prodotto a una realtà virtuale sofisticata.
Sono sempre di più i brand che scelgono questo tipo di soluzioni per le loro campagne. Da Oreo a Nike, ma anche, tra gli italiani, Esselunga che ha realizzato per i suoi Capolavori su Telo una visita virtuale a un museo immaginario. Allo stesso tempo, le persone apprezzano e prendono sempre più confidenza con l’immersività. Hog Rider 360 di Clash of Clans, con oltre 45 milioni di visualizzazioni, ne è la prova. Spesso questi video sono talmente interessanti che li si guarda anche su desktop, senza utilizzare dispositivi VR particolari.
Per farsi un’idea della dimensione del fenomeno, durante l’ultimo Mobile World Congress abbiamo condiviso alcuni numeri: 160 milioni di download per le app legate a Cardboard, con 30 di queste app scaricate oltre un milione di volte solo nell’ultimo mese. E solo negli ultimi sei mesi sono state 5 milioni le Cardboard distribuite.
Se si parla di Cardboard, non si può non menzionare la sua evoluzione naturale: Daydream. Il dispositivo è stato lanciato solo l’anno scorso, ma la quantità di contenuti disponibili è sorprendente. E cosa guardano soprattutto le persone su Daydream? Naturalmente, YouTube. Con centinaia di migliaia di video 360, YouTube è la app di Daydream in termini di tempo speso e numero di utenti. Una nuova frontiera per il video immersivo, infine, è rappresentata da Tango, tecnologia per la realtà aumentata che permette di visualizzare oggetti virtuali nel mondo reale.
Ma l’immersività non si deve limitare alla visione. Il supporto dei video a 360 gradi su YouTube risale a marzo 2015, e da allora gli esempi dalla musica, allo sport, al reportage – oltre naturalmente agli ottimi risultati dei brand – non sono mancati. È invece dall’anno scorso che è stato introdotto Spatial Audio, che permette di sentire i suoni da tutte le direzioni, proprio come se ci trovassimo all’interno del video. Questa playlist rende bene l’idea:
L’innovazione permette di realizzare progetti che fino a pochi anni fa si potevano solo sognare. La tecnologia progredisce continuamente, aprendo strade e opportunità nuove, ma ha bisogno della componente umana per prendere significato e portare valore. L’elemento fondamentale, è bene ricordarlo, resta sempre l’idea alla base del contenuto. Realtà virtuale, immersiva, video sferici a 360 gradi e Spatial Audio sono nuovi linguaggi che hanno bisogno del mondo della creatività per essere davvero efficaci. Siamo solo agli inizi.
Sono ancora molte le modalità da esplorare, e gli sviluppi tecnologici sono al servizio di chi ha buone idee. La realtà virtuale è solo una di queste strade. A questo proposito, quando mi chiedono in quanti modi i brand possono sfruttare l’innovazione su YouTube, rispondo che le vie dell’interazione sono davvero infinite.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/03/vr-video-360-scaled.jpg12832560Googlerhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngGoogler2017-03-09 12:34:052017-03-10 16:46:49VR e video a 360° su YouTube: cosa dobbiamo aspettarci?
Se l’infinita mole di lavoro social che avete davanti ai vostri occhi vi spaventa oggi abbiamo deciso di parlarvi di come gestire i vostri canali social in 15 minuti (più o meno) al giorno. Troppo pochi? In realtà no se consideriamo a parte tutta la fase di creazione e ideazione dei contenuti con relativa Social Media Strategy, alla quale ahinoi dovremmo riservare più che 15 minuti della nostre giornate.
Quello su cui vogliamo focalizzare l’attenzione oggi è su alcuni importanti quanto basilari consigli per l’ottimizzazione dei tempi di gestione quotidiana dei canali social e capire insieme come sia possibile pianificare e automatizzare il processo di pubblicazione dei contenuti sui social in modo efficiente per risparmiare tempo, ma garantendo comunque una presenza sufficiente su tutti i canali. Ma andiamo con ordine.
Identificate i canali social necessari per la vostra strategy
Sappiate che il detto “bene o male basti che se ne parli” e la strategia dell’essere ovunque sui social network non vi porterà nulla, solo occhiaie, litri di caffè e lunghe giornate/nottate sulla tastiera. In poche parole gestire tutti i social senza che ce ne sia reale e comprovato bisogno vi farà solo perdere tempo e noi abbiamo detto di poter far tutto in 15 minuti.
Il primo passo per ottimizzare il vostro tempo e le vostre energie e farle fruttare è quello di scegliere i 2 o 3 canali social che più si adattano ai vostri obiettivi. Fatto questo, vi basteranno pochi minuti al giorno per gestire le pubblicazioni sui singoli canali, il segreto è schedulare, programmare, seguire procedimenti definiti e decisi in partenza, ma andiamo avanti.
Individuate i tool per la gestione dei social e la programmazione dei post
Molto spesso uno dei problemi principali che rallenta notevolmente le attività di Social Media Management è la gestione multipla e disordinata di più account social, ognuno spalmato su diversi canali (Facebook, Twitter, Instagram, Linkedin, Google+, Snapchat, Pinterest). In soccorso arrivano le fantastiche social dashboards che rappresentano uno strumento indispensabile per l’organizzazione dell’attività di content management.
Di cosa parliamo? Di ormai notissimi tool come Hootsuite e Buffer, solo per citare i più utilizzati, che permettono di gestire, programmare e monitorare su una stessa piattaforma i contenuti di diversi canali e account social. Il risparmio di tempo è abbastanza evidente.
Create un post planning o delle social check list
Identificati i canali social più idonei, scelto il tool di gestione migliore per voi è arrivato il momento di pianificare i contenuti per i vari canali. Che siano video, immagini, link, testi, adv, tutto va inserito all’interno di un comodo e funzionale social media plan o check list da depennare voce per voce. Una volta creata la vostra minuziosa tabella di marcia il più è fatto, basterà rispettarla e trasferire il tutto sulla vostra dashboards. Diamo per scontato che a monte sia tutto regolato di una attenta e studiata social media strategy.
Datevi un tempo, fate partire un timer di 15 minuti
Provare per credere. Se avete costruito bene le basi del vostro lavoro, non vi resta che finalizzare il processo e questo non vi richiederà più di 15 minuti (più o meno). Non è necessario inoltre dedicarvi ogni giorno a tutti i canali, potete dedicare i vostri minuti solo a Twitter per esempio, o Facebook in base alle diverse esigenze. Lavorare a giorni alterni su diversi social e così via. L’importante è che ci sia sempre dietro una buona strategy monitorata costantemente.
Monitorate le attività e i risultati
Spendere poco tempo al giorno sui social non significa lavorare male e in modo approssimativo. È necessario infatti monitorare costantemente il lavoro e assicurarsi che i risultati rispecchino gli obiettivi prefissati con la strategy. Sarà necessario modificare tipo di contenuto o orario di pubblicazione e questo potrebbe comportare rivedere l’intero planning. Non preoccupatevi se vi serviranno più di 15 minuti al giorno ciò che conta è saper organizzare e ottimizzare il lavoro. E ora non vi resta che provare con timer alla mano.
E voi come organizzate il lavoro quotidiano sui social network? Avete qualche tecnica da suggerirci? Scrivetelo nei commenti o sulla nostra fanpage di Facebook o sul nostro gruppo LinkedIn.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/03/Social_time.jpg7001000Makihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMaki2017-03-09 12:15:592017-03-09 17:53:04Come gestire i tuoi canali social in 15 minuti al giorno
Video, video e ancora video! Rallegrano le vostre giornate in ufficio, potete condividerli per raccontare quell’idea che continua a girarvi in testa, a volte persino un’emozione. E così fanno i vostri clienti e i vostri prospect. Non ci sono dubbi, quindi, che sia fondamentale padroneggiare l’arte del video nel social media marketing. Ecco qui tre consigli per migliorare le vostre campagne.
No ai doppioni
Ok, lo abbiamo già detto, eppure per questioni di tempo e budget questo principio base talvolta viene lasciato per strada: ogni social media ha bisogno del suo contenuto. Se a questo aggiungiamo che ogni business ha alcuni social di riferimento, capite che è inutile spammare lo stesso contenuto ovunque, ma è meglio invece individuare il contenitore giusto e dedicarvi un contenuto specifico.
Facebook
L’impero del social, ovvero il luogo in cui vengono visualizzati 8 miliardi di video per 100 milioni di ore al giorno. Perché, quindi, qualcuno dovrebbe guardare proprio il tuo?
Quando immagini un contenuto video per Facebook devi cercare di metterti nell’ottica di chi lo vedrà e, ad esempio, non dimenticare sottotitoli e caption, dato che la maggior parte delle persone manterrà l’audio disattivato. Dal 2016 Facebook da la possibilità di aggiungere i sottotitoli automatici tramite un software di riconoscimento vocale. Benissimo. Meglio però fare un controllo.
C’è poi il tema dei live video, che attualmente sono visualizzati tre volte più di quelli caricati ad hoc. L’immediatezza e la possibilità di interagire piacciono agli utenti e possono essere un buon boost per la vostra campagna. Si possono utilizzare per dare spontaneità al brand e rafforzare il legame con i clienti condividendo i retroscena, tenendo sessioni di Q&A, portando dunque gli utenti in mondi della vostra azienda che sarebbero loro altrimenti off limits.
Avete fatto tutto questo e il vostro video non è diventato il nuovo fenomeno virale? Ahimè, è bene sapere in anticipo che la vita di un video su Facebook è piuttosto ridotta, per cui potete comunque poi caricarlo su YouTube per avere la possibilità di utilizzarlo in altri modi.
Instagram
Instagram, il social visual per eccellenza, offre la possibilità di inserire video come Story (massimo 10 secondi) e nella bacheca (massimo un minuto). Molto si è parlato delle stories, ora anche live, che restano disponibili per sole 24 ore, ma che possono essere salvate.
In ogni caso, il tempo stringe, per cui qui vale ancora di più l’immediatezza del messaggio. Il video deve essere breve, accattivante, diretto e bellissimo. Inoltre è importantissimo ricordare all’utente cosa deve fare una voltavisto il video: non dimenticate di inserire una call to action chiara e precisa.
Un post condiviso da Nike+ Training Club (@niketraining) in data: 27 Dic 2016 alle ore 07:16 PST
Anche qui i numeri potrebbero spaventare: 95 milioni di post al giorno e una media di 21 minuti dedicati da ciascun utente all’app. Come attrarre l’attenzione? Ad esempio scegliendo con attenzione l’immagine di copertina.
Twitter
Nonostante i recenti cambiamenti, è il mezzo dell’immediatezza per cui il contenuto non sponsorizzato tenderà a passare in fretta. Ma se fate breccia nel cuore dei vostri follower potreste scoprire nuove possibilità. Anche qui è arrivato il live in trionfo, con il 90% dei contenuti visualizzati da smartphone. Inoltre il 25% degli utenti sceglie i video attraverso quelli condivisi dagli amici, per cui più sono engaging, più hanno possibilità di lunga vita. Ad esempio, se avete bisogno di fare un video tutorial di una certa durata e che racconti le specifiche del prodotto, questo non è il canale per voi.
YouTube
Il buon vecchio YouTube è chiaramente il luogo perfetto per condividere news e video, quello in cui inserire i vostri lavori migliori e facendo molta attenzione all’indicizzazione, così che il vostro video possa facilmente comparire come suggerimento quando gli utenti ne vedono di simili. Se avete aperto un canale YouTube per la vostra azienda, però, non utilizzatelo come un magazzino di qualunque tipo di contenuto. Buona fotografia, lavoro di storytelling e originalità sono ingredienti che si adattano a tutti i business e che potrebbero aiutarvi a mantenere vivo l’interesse degli utenti fino all’arrivo della vostra call to action. Snapchat Qui la quantità acquista un peso rilevante, perché è necessario produrre molto contenuto ed essere attivi. Gli utenti di Snapchat guardano circa 10 miliardi di video al giorno con un tempo medio di 25-30 minuti al giorno speso sulla piattaforma. E passata la sbornia da filtri, è possibile utilizzare le possibilità di editing immediato dei contenuti per creare video immediati e accattivanti.
Definire un obiettivo
Il modo migliore di raggiungere un risultato, è decidere quale esso debba essere. Ecco perché il primo step nel definire la content strategy deve essere quello di fissare il punto d’arrivo soddisfacente per un determinato cliente in un determinato momento. Aumentare la brand awareness? Spiegare aspetti non chiari del business? Vendere un prodotto? Una volta definito l’obiettivo sarà più semplice scegliere il tipo di contenuto, che non deve necessariamente essere un singolo video, ma una somma di materiali che apportano valore quotidiano alla campagna fino, appunto, al raggiungimento dello scopo.
Sviluppare il tuo stile
E in relazione a quest’ultimo punto, è fondamentale trovare uno stile (vincente) e mantenerlo. Questo significa che lo stile deve essere funzionale al messaggio, al brand e congeniale al pubblico. Non è facile, ma una volta trovata la ricetta giusta è importante non abbandonarla subito, così che diventi significativa per il pubblico.
Tutto chiaro? Ora non vi resta che sperimentare con diverse tipologie di video e di social, fino al raggiungimento della campagna perfetta. Video, ovviamente.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/03/AdobeStock_101202369.jpeg7431120Giulia Grimaldihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngGiulia Grimaldi2017-03-09 12:15:022017-03-09 16:15:12Come inserire i video nella tua social media strategy
Scegliete la vita, scegliete un lavoro, scegliete una carriera, scegliete un social network, un profilo Facebook, delle pagine da seguire, dei post a cui mettere mi piace. Scegliete come amici gli utenti che non postano il buongiornissimo kaffèèèèè. O forse no?
Ogni mattina il news feed degli utenti è piena di quelle grafiche più o meno disastrose raffiguranti dei fiori con i glitter, delle scritte in comics sans con su scritti dei messaggi surreali inneggianti al buonumore mattutino. Buonumore? Mattina?
Non può essere. Eppure è.
Ogni mattina un social media manager si sveglia e sa che andrà su Facebook e troverà una quantità inaudita di parenti che non sapeva nemmeno di avere che postano catene, che partecipano a concorsi in cui sono tutti il milionesimo utente vincitore e che ti offrono il caffè, con un gattino che dorme in mezzo ai fiori e ad una tazzina con dentro il cielo.
La domanda, che potrebbe essere retorica, è: perché?
Perché un social media manager che dedica la sua vita ai piani editoriali creativi, che cerca sempre il live content vincente ispirato ai trending topic del momento, che pianifica la strategia di sponsorizzazione e crede fermamente nel sacro Dio Creativo, deve vedere ogni giorno post più o meno trash con migliaia di like? Cosa c’è dietro il successo – meritato o totalmente folle – del buongiornissimo kaffèèèèè?
Costa fatica ammetterlo, ma dietro a questo grande successo c’è la più azzeccata ricerca sul target: i contenuti leggeri, totalmente privi di impegno, che non invitano alla riflessione, generano empatia. Immediata. E come si manifesta l’empatia immediata su un social? Con i like.
Diciamocelo, quando siamo su Facebook siamo in pausa caffè – vedete? -, siamo in una fase in cui non vogliamo, chi più chi meno, ragionare, pensare, disquisire sul perché o il per come le cosa siano come sono.
Vogliamo divertirci. Vogliamo intrattenerci. E vogliamo contenuti che parlino di noi. Ora, non vogliamo dire che il buongiornissimo kaffèèèèè sia una personificazione delle nostre più alte aspirazioni della vita, né che tutti siamo dei gattini immersi in un campo di girasoli con il cielo azzurro, ma sicuramente siamo utenti semplici. Sui social siamo tutte persone che cercano dei contenuti che ci impegnino poco. Ecco allora che i post di intrattenimento totalmente privi di contenuti risultano essere ciò che il target di Facebook, in termini di engagement, preferisce.
Come mai un brand come McDonald’s sceglie una campagna dedicata proprio a questo fenomeno? Perché sui social il principale ingrediente per un piano editoriale riuscito ed essere completamente in linea con le richieste del target. Perciò non importa il design perfetto delle grafiche, il copy ricercato o l’allineamento astrale di tutto il piano editoriale, se non è in linea con i bisogni e lo stile degli utenti con cui ci si vuole interfacciare. I post efficaci, ma non bellissimi, hanno il pregio di essere immediati per gli utenti. Quindi funzionano.
Arrendiamoci, dunque, che buongiornissimo kaffèèèèè sia!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/07/Job-breakfast-recruiting-e-food-delivery-si-incontrano2.jpg9601280Martina Bellanihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMartina Bellani2017-03-09 12:00:592017-03-09 12:55:18Social Media Trend: buongiornissimo, kaffèèèèè?
The Meaning of Moments è la ricerca social che si basa su 10 anni di analisi del contesto dei social a livello globale. Nata nel 2006, oggi è senza dubbio il più vasto e longevo studio nel suo genere.
Quest’anno, attraverso l’analisi di oltre 60 miliardi di interazioni di consumatori online, Wave 9 è in grado di isolare e descrivere centinaia di “Momenti”, all’interno della vita delle persone, in cui i brand hanno la possibilità di essere rilevanti: dai momenti in famiglia a quelli professionali, da quelli quotidiani alle occasioni speciali.
Lo studio fa emergere un messaggio chiaro per i brand: con la progressiva riduzione del tempo di attenzione da parte dei consumatori è di vitale importanza per gli investitori pubblicitari essere in grado di cogliere i bisogni emotivi dei loro consumatori all’interno dei real-life moments in cui i brand acquisiscono rilevanza.
Diversamente i brand non riusciranno a costruire relazioni significative con i loro consumatori.
Gli stadi emotivi e le aspettative dei consumatori verso i brand
Secondo la ricerca proprietaria dedicata ai social media realizzata su scala mondiale, Wave, all’interno di ogni momento grazie ai dati è stato possibile isolare 20 differenti stati emotivi, che restituiscono un patrimonio di audience insight di ampiezza e profondità ineguagliate e mettono a disposizione dei brand un potente modello di azione per indirizzare i messaggi giusti attraverso i giusti touchpoint.
“Oggi, la pervasività dei canali social e dei dispositivi mobile offre agli inserzionisti innumerevoli opportunità di engagement, ma sono i Momenti davvero significativi a mettere in relazione i brand con le loro audience in modo emotivamente rilevante”.
Glen Parker, Head of UM Insight e ideatore di Wave 9.
Uno degli insight chiave individuati nello studio è quello che riguarda le aspettative dei consumatori nei confronti dei brand, oggi più alte rispetto al passato. In base all’ultimo report della ricerca, infatti, l’85% dei consumatori a livello globale utilizza la messaggistica istantanea per rimanere in contatto, momento dopo momento, con la famiglia e gli amici, e si aspetta in risposta lo stesso grado di interattività e immediatezza.
Proprio questa “urgenza” ha portato al successo di brand che aiutano i consumatori a valorizzare l’esperienza nel singolo momento, come Uber e Lyft, i servizi di food delivery Deliveroo e JustEat, Netflix e Spotify con l’accesso immediato ai contenuti, e i servizi di consegna ultra-rapidi di Amazon Prime.
Guardando alle interazioni dei consumatori con i brand, Wave 9 mostra che il desiderio di contenuti di valore da condividere è cresciuto del 15% a livello globale, mentre il desiderio di accedere alle ultime notizie su prodotti e sviluppi innovativi è sceso del 13%.
Facebook, Twitter e l’influenza delle opinioni condivise
Secondo la ricerca, il 53% degli utenti dei social media concordano sul fatto di essere influenzati da opinioni condivise online, una percentuale che aumenta al 60% nella fascia di età tra i 25 ed i 34 anni.
Ma non tutte le piattaforme hanno lo stesso peso. Facebook, per esempio, è considerato la piattaforma per eccellenza della quale si parla tra gruppi di amici (60% a livello mondiale). Twitter, invece, è più conosciuto come una piattaforma che influenza l’opinione pubblica mondiale (45%).
È chiaro che la capacità di Twitter di raggiungere i diversi gruppi di opinione, unita al suo codice espressivo a volte antagonistico, rende questo social più interessante rispetto agli altri canali e gli consente di avere un impatto significativo sulle attitudini globali – come abbiamo visto con i recenti eventi politici nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Con Facebook, d’altra parte, le persone hanno più probabilità di subire influenze negative per le opinioni espresse.
Social media e digital stress
A livello globale l’85% degli utenti dei social media gestisce attivamente il proprio profilo social (contro l’81% della precedente ricerca). Inoltre, i social media non rappresentano più un mondo di sola evasione.
Rispetto a sette anni fa, le persone propense a considerare i social network come luogo di svago e divertimento diminuiscono del 40%, mentre aumentano del 30% gli intervistati propensi a considerarli come piattaforma in cui poter promuovere se stessi – più similmente a quanto fanno i brand.
A causa della gestione costante dei nostri profili online, con una conseguente minor genuinità dei nostri rapporti con gli altri, oggi molti di noi sentono la necessità di essere sempre informati su ciò che accade sui social e sperimentano livelli di “digital stress” quando si sentono tagliati fuori. Il 49% degli intervistati si dichiara preoccupato di “perdere qualcosa di ciò che accade nel mio social network”, mentre il 59% si sente ansioso quando non ha accesso a Internet.
I momenti di acquisto e i social in Italia
In Italia un insight molto importante è quello relativo al mondo del retail e a come non tutti i momenti di shopping siano gli uni uguali agli altri. Secondo i dati di Wave 9 quando i consumatori acquistano prodotti (online e offline) le loro emozioni ed esigenze sono molto influenzate dal contesto.
“Interesse” (51,9%) e “Ottimismo” (23,2%) sono le emozioni più sperimentate nelle fasi di ricerca di un nuovo prodotto. Di conseguenza, all’interno dello shopping spaceè sempre alta la fiducia nei blogger capaci di alimentare questa sensazione (37%).
Quando invece si tratta di acquisti di routine, l’interesse cala e la sensazione prevalente è quella di “Noia” (19%): in questo momento il desiderio prevalente è quello di “Evasione/Relax”, per cui diventa strategico per i brand offrire contenuti divertenti e piacevoli.
Con la raggiunta maturità delle piattaforme social e la loro centralità all’interno del contesto attuale dei media, è importante per i brand comprendere realmente quali siano i momenti e le piattaforme giuste, “quando” e “come” i consumatori desiderano essere coinvolti.
Daryl Lee, Global CEO, UM
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/03/corso-in-aula-social-media.jpg618832Company Newshttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngCompany News2017-03-09 11:00:362017-03-09 12:16:40The meaning of moments, lo studio social sul rapporto tra brand e utenti
Essere mobile friendly, possiamo (quasi) considerarla una necessità; ormai tutte le aziende devono esserlo o quanto meno fare i conti con questo trend che si afferma ogni giorno sempre di più. Ce lo conferma StatCounter Global Stats, quando per la prima volta lo scorso novembre i dispositivi mobile hanno generato maggior traffico internet rispetto a quello generato da desktop: la percentuale dei dispositivi connessi da desktop è del 48,7%, contro quella da mobile che è del 51,3%.
Il crescente impatto dello smartphone ha fatto sì che le strategie fossero incentrate sul concetto di mobile first, con il conseguente miglioramento delle piattaforme dove poter comunicare. È per questo che i siti sono sempre più mobile responsive e l’uso di app dedicate rivestono un ruolo sempre più centrale. Le applicazioni sono un metodo di comunicazione in grande espansione nell’ultimo periodo e le aziende dovrebbero investire sul loro sviluppo o miglioramento in quanto, se utilizzate nel modo corretto portano numerosi vantaggi, tra cui:
Creazione di solide relazioni con i clienti
Coniugazione dell’esperienza offline con il brand
Maggior traffico all’e-commerce
Creazione di un contatto con i clienti più fedeli
Offrire servizi utili: l’app deve essere interessante e migliorare l’esperienza dell’utente fornendo dei contenuti che altrimenti farebbe fatica a reperire, evidenziandone il suo valore.
Mantenere vivo l’interesse degli utenti: è importante evitare che le persone perdano interesse nell’utilizzare quel contenuto. Bisogna trovare il giusto modo per coinvolgere le persone, evidenziando che l’utilizzo di una determinata app ottimizzi le loro attività giornaliere.
Fare in modo che il valore dell’app sia chiaro: importante è far emergere che il potenziale dell’app va oltre il download iniziale. Una best practice può essere quella di incentivare nuovamente le persone che hanno abbandonato l’app mediante degli annunci che gli ricordino il valore e che susciti in loro la voglia di riutilizzarla.
Dalla teoria alla pratica: analizziamo le case study di tre brand che hanno saputo coinvolgere gli utenti creando valore aggiunto nelle loro app, mettendo in pratica quanto raccontato poc’anzi. Le tre aziende selezionate provengo tutte dal mondo beauty e sono Sephora, Kiko e L’Oréal.
Sephora: dallo store fisico a quello online
Sephora è riuscita a cogliere quello che i clienti desiderano e a coinvolgerli nel loro percorso di acquisto. L’app in questione oltre a illustrare tutti i prodotti presenti nei loro store premette alle persone in negozio di ricevere informazioni aggiuntive e recensioni sui prodotti attraverso la scansione dei codici a barre. Tra i vari servizi si aggiunge anche quello della consultazione e utilizzo della fidelity card e la possibilità di ritirare i prodotti ordinati online.
Kiko: fidality card in formato “app”
L’applicazione di Kiko ricerca il continuo contatto con l’utente attraverso la propria fidelity card, utilizzabile solo dall’applicazione, “obbligando” l’utente ad averla e a navigarci all’interno. Il servizio loyalty è ben strutturato in quanto ad ogni acquisto si accumulano dei punti che ti permettono di avere degli sconti futuri, questi punti si possono guadagnare anche in altri modi come ad esempio facendo delle recensioni sui vari prodotti. Oltre a questa funzione, sono presenti le info più classiche come il catalogo prodotti, store locator e la segnalazione di eventuali offerte in corso.
L’Oréal: realtà aumentata e engagement
L’Oréal ha creato MakeUp Genius che permette di coinvolgere gli utenti in modo interattivo. L’applicazione permette di far provare direttamente tutti i vari prodotti usando il telefono come specchio. In pratica attraverso un sistema di realtà aumentata la fotocamera frontale dello smartphone fa una scansione del viso e applica i prodotti selezionati. Infine è possibile vedere gli ultimi look creati dal brand.
Questi tre brand hanno saputo trovare il giusto equilibrio per coinvolgere gli utenti tra online e offline, trovando il valore aggiunto che gli utenti apprezzano e li coinvolge a tal punto di continuare ad utilizzare l’applicazione con costanza.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/04/wifimatic.jpg400600Silvia Senesehttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngSilvia Senese2017-03-08 15:51:352017-03-08 16:04:00Beauty brand e app: quando il mobile marketing funziona davvero
Poco più di un anno fa Coca-Cola presentava la nuovastrategia marketing globale ‘One Brand’ che, per la prima volta raggruppava tutti i differenti marchi dell’azienda (Cola-Cola, Coca-Cola light, Coca-Cola Zero e Coca-Cola Life) sotto l’unico e iconico posizionamento del brand Coca-Cola, nella campagna creativa globale Taste the Feeling.
Oggi il brand annuncia una nuova era per Coca-Cola, un’evoluzione fondata sulla responsabilità delle aziende di rispondere alle esigenze dei consumatori e che segue quattro direttive: riduzione dello zucchero, ampliamento della gamma di prodotti, confezioni in formati ridotti e informazioni sempre più chiare e accessibili.
In 130 anni di storia (di cui 90 in Italia) l’azienda non ha mai smesso di evolversi, adattando la sua strategia di crescita e il suo modello operativo ai gusti e alle abitudini di acquisto, in continuo cambiamento.
“Essere nella quotidianità di così tante persone, significa avere un dialogo con tutti e ci impone l’obbligo di ascoltare le necessità di ognuno, per crescere e cambiare di pari passo con la società in cui operiamo e con i gusti e le esigenze dei nostri consumatori. Lo abbiamo sempre fatto, ma ora è tempo di dare un’ulteriore accelerata in questa direzione”, spiega Evguenia Stoitchkova – Direttore Generale Coca-Cola Italia.
L’obiettivo di Coca-Cola è essere una Total Beverages Company, e offrire ai consumatori una gamma più ampia possibile di prodotti. Sono già 400 i prodotti che l’azienda vende in 207 Paesi, 26 sono quelli commercializzati in Italia, un terzo di questi sono a nullo o basso contenuto calorico.
Anche in una multinazionale come Coca-Cola, non si pensa globale, ma locale. L’Italia ha dimostrato di essere un mercato particolarmente sensibile all’esigenza di diminuire il consumo di zuccheri: tra le cole il 15% delle vendite è rappresentato da varianti a contenuto calorico ridotto, basso o nullo, una tendenza in crescita anno su anno.
Sulla base di questa esigenza nasce Coca-Cola Gusto Limone Zero Zuccheri Zero Calorie, un prodotto pensato proprio per venire incontro ai gusti locali.
“Con l’introduzione nel 2016 di ‘Taste the feeling’, la campagna marketing a supporto della strategia ‘One Brand’, abbiamo investito il 60% in più in pubblicità nelle varianti a ridotto, basso o nullo contenuto calorico” dichiara Annalisa Fabbri – Direttore Marketing di Coca-Cola Italia. “L’introduzione di Taste the Feeling ha reso possibile l’estensione del valore globale e il fascino iconico di Coca-Cola a tutti gli altri marchi, così da unire la grande famiglia Coca-Cola sotto il brand della bevanda numero uno al mondo”.
https://www.youtube.com/watch?v=wWBQP-bxfX0
Il collante di queste iniziative è l’impegno a informare correttamente i consumatori, anche grazie a una politica di etichettatura trasparente. Coca-Cola è stata la prima nel settore del beverage a introdurre già 10 anni fa di propria iniziativa nuove informazioni nutrizionali più complete.
“Per questo non indirizziamo campagne di comunicazione ai bambini al di sotto dei 12 anni di età, non comprando spazi pubblicitari nelle fasce orarie e sui mezzi di comunicazione in cui il pubblico minore di 12 anni di età costituisce più del 35%, in linea con il codice di Assobibe – la nostra associazione di categoria – e secondo le indicazioni di Unesda”, conclude Annalisa Fabbri.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/03/Coca-Cola-Zero-Zuccheri-Zero-Calorie_Foto-ambientata.jpg8011200Ayumi Kenseihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAyumi Kensei2017-03-08 15:23:382017-03-08 17:31:32Una nuova era per Coca-Cola, tra nuove varianti, diversi formati e una comunicazione più chiara e accessibile
Snapchat, Snap Inc., IPO. In questi giorni ne abbiamo sentito parlare tantissimo, in occasione del tanto atteso lancio in borsa del fantasmino giallo. È chiaro a tutti di cosa stiamo parlando, vero? Uhm.
Forse è meglio fare un po’ di chiarezza, anche per comprendere meglio qual è lo scenario attuale e quali le prospettive future di Snapchat.
Snap Inc. è il nome della società a capo del social, ma non solo: è in realtà una “Camera company”, da quando si è ribattezzata così qualche mese fa, proiettandosi verso il mercato dei prodotti hardware – come gli Spectacles, gli occhiali da sole che realizzano video da condividere sui social, e probabilmente i droni (così si vocifera, come riporta TechCrunch).
A novembre dello scorso anno la società aveva annunciato l’imminente lancio in borsa, e di conseguenza si era reso necessario condividere i numeri sull’andamento di Snapchat (gli ultimi resi noti risalivano all’estate 2016).
Dai dati emersi, sappiamo che Snap si è lanciata in borsa così:
169 milioni di utenti attivi al giorno su Snapchat (in pratica, poco più dei 150 milioni raggiunti da Instagram Stories in soli sei mesi di vita,mentre Instagram in totale ne vanta 600 milioni)
165,7 milioni di dollari di ricavi nell’ultimo trimestre del 2016 (nell’ultimo trimestre del 2015 erano 32,7, quindi decisamente niente male)
400 milioni di dollari di fatturato nel 2016 (contro i 59 del 2015, dato ancora più sorprendente )
Se i dati sulle entrate sono chiaramente in crescita, allo stesso tempo però la monetizzazione è stata ostacolata negli ultimi tempi da ingenti spese, dedicate soprattutto alle infrastrutture e alla ricerca e sviluppo. Tanto da portare le perdite a 515 milioni di dollari nel 2016 (contro i 316 del 2015).
Insomma, un quadro per molti versi positivo, ma allo stesso tempo non del tutto rassicurante.
E passiamo quindi all’IPO. L’Initial Public Offering, offerta pubblica iniziale, è il primo step che una società deve affrontare per quotarsi in Borsa. Costituisce infatti lo strumento attraverso il quale si ottiene la diffusione dei titoli tra il pubblico, requisito necessario per ottenerne la quotazione su un mercato regolamentato. In parole ancora più povere? L’offerta di prezzo iniziale delle azioni.
Nel caso di Snap Inc., l’IPO era attesissimo: il primo test reale per capire il gradimento degli investitori su un social amatissimo, che però non ha ancora registrato profitti.
Com’è andata? Il debutto in borsa di Snap Inc. è andato oltre le aspettative: il prezzo di 17 dollari per azione è arrivato fino a 25,99 dollari, per poi chiudere a 24,48 dollari (+44%). I titoli acquistati sono stati 200 milioni, per un controvalore di 3,4 miliardi di dollari. (Si tratta però di titoli che di fatto danno diritto solo a dividendi, ma chi li possiede non ha potere decisionale e di voto. Il 90% di Snap Inc. rimane nelle mani del CEO Evan Spiegel e del CTO, Robert Cornelius Bobby Murphy).
In una sola settimana, però, la situazione si è ribaltata. Al momento si registra un calo precipitoso.
Molti investitori sono già in modalità noi l’avevamo detto. I dubbi, in effetti, erano stati manifestati a gran voce sin dall’inizio. E ora lo scenario che si prospetta per Snapchat e la società che ne è a capo è sempre più incerto. Sono tante le domande che rimangono ancora aperte.
Spectacles, gli occhiali “social” di Snap Inc.
L’avventura di Snapchat in borsa sarà simile a quella di Twitter (non proprio una storia di successo), o a quella di Facebook (l’esatto contrario)? Per ora, visto l’esordio impressionante e il drastico e repentino calo in borsa, non ci è dato sapere.
E con il formato Stories, che ormai rimbalza da Instagram a Facebook, fino a WhatsApp, il suo pubblico rimarrà davvero fedele?
Per molti, il focus della società rimane ancora poco chiaro e sicuramente sempre meno incentrato sul social.TechCrunch sostiene che siano in corso trattative per l’acquisto di Twitter, mentre per altril’AI e i prodotti hardware sposteranno sempre di più l’attenzione da Snapchat. In ogni caso, il futuro è tutto da disegnare.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/03/Screen-Shot-2017-03-08-at-11.44.30-AM-e1507944193497.png292600Alexia Gattolinhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAlexia Gattolin2017-03-08 13:30:522017-03-08 13:09:19Snapchat: gli scenari futuri dopo il debutto in Borsa
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