50 anni dopo il pitch di Don Draper, Heinz approva e pianifica la campagna

Quelli fra di voi che hanno seguito la serie Mad Men sicuramente ricorderanno l’episodio della sesta stagione “To Have and to Hold” in cui uno sfacciato Don Draper propone al cliente – in quel caso il Ketchup Heinz – una serie di annunci stampa in cui non è visibile il prodotto ma solo cibo succulento e lo slogan “Passami l’Heinz”.

Ebbene, Heinz ha appena annunciato che l’idea creativa di Don verrà realizzata e pianificata quest’anno a New York.

Nicole Kulwicki, Head of brand Heinz, ha riferito ad AdFreak che è finalmente arrivato il momento di approvare l’idea presentata (anche se solo in una fiction) decine di anni fa.

“Anche se Don Draper ha creato la campagna ‘Pass the Heinz’ quasi 50 anni fa, questa comunicazione è davvero attuale” […] “Mr Draper aveva capito l’unica cosa che i fan di Heinz sanno: mai accontentarsi dei cibi che ami senza il sapore di Heinz”. “Se guardi questi bellissimi scatti di fritture o di un hamburger c’è decisamente qualcosa che manca. E la frase ‘Passami l’Heinz’ è tutto ciò che devi dire. Non occorre mostrare il prodotto”

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La Kulwicki ci tiene a specificare che l’operazione non è destinata solo agli amanti della serie cult (vincitrice di numerosi Golden Globe).

“La campagna è davvero molto potente, anche se non comprendi la sua connessione con Mad Men” ha detto.

Non ci resta che aspettare l’arrivo degli annunci in strada e condividere con voi i credits (ovviamente scritti con la macchina da scrivere).

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eCommerce Update, aggiorna le tue skill in un lampo!

Il 2016 è stato l’anno dell’eCommerce ed il 2017 cambierà definitivamente il modo in cui lo percepiamo. Tutti i big player si sono lanciati alla conquista dell’eCommerce sfoderando strumenti, nuove funzionalità, tecnologie e modelli di distribuzione prima solo ipotizzati ed oggi alla portata di tutti.

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eCommerce Update! [2 ORE On Demand]

L’eCommerce Update di Ninja Academy è un percorso intensivo che aggiorna le competenze aziendali necessarie a chi ha già avviato una piattaforma di eCommerce e sente l’esigenza di riprendere il passo sulle novità di mercato per il 2017: una carrellata su ciò che è accaduto, sta accadendo ed accadrà per rimanere al passo coi tempi.

Seguendo questo percorso, riuscirai a:

  • Consolidare o modificare la direzione delle strategie e dei modelli di business attuali
  • Orientarti tra i dati del mercato italiano e globale dell’eCommerce
  • Riconoscere i trend che rappresentano un’opportunità concreta per il tuo eCommerce
  • Comprendere le nuove funzionalità di Facebook, Google, etc per gli eCommerce Manager

Quali sono gli argomenti dell’eCommerce Update e chi è il docente?

L’eCommerce Update con Pietro Bonomo [eCommerce Consultant viraloctopus.com] è un corso di aggiornamento professionale che consta di 2 ore di didattica online On Demand: puoi seguire le lezioni ovunque ti trovi, accedendo dal web alla tua aula virtuale.

  • La didattica è completamente online, così come i materiali di studio
  • Ninja Academy ti offre la possibilità di consultare, senza limiti di tempo, il materiale di ciascuna lezione (video e slide) in modalità On Demand accedendo alla piattaforma e-learning
  • Al termine del corso, previo superamento di un test di valutazione, potrai scaricare il Certificato di partecipazione

PROGRAMMA: Le nuove opportunità per gli eCommerce Manager

  • Introduzione all’eCommerce Update
  • Dati e numeri del mercato eCommerce in Italia e nel mondo
  • Modelli di business emergenti
  • eCommerce nel 2020: Internet of Things, Video Personalizzati, VR
  • Esperienza utente e Web Design: gli ultimi trend
  • Le migliori piattaforme per sviluppare eCommerce e chatbot
  • Le novità dell’eCommerce Marketing: Google SEO, AdWords, Facebook, Email
  • Conclusioni dell’eCommerce Update

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PREZZO 99€ IVA INCLUSA

Il team Ninja Academy è a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Puoi scrivere a info@ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554. Ti aspettiamo con connessione e cuffiette alla mano.. Ma soprattutto, con tanta voglia di imparare!

Knowledge for change.
Be Ninja!

Scilla Startup Ninja Marketing

ScillaStartup, partecipa alla 3a edizione di SpinUpAward

Il 25 marzo Scilla si trasforma nel centro dell’innovazione made in Italy, con la 3a edizione di SpinUpAward, la competition dedicata alle startup e alle idee imprenditoriali in ambito Turismo e Agri-Food.

Oltre ad essere location d’eccellenza del Ninja Camp – la tre giorni dedicata a formazione, networking e divertimento per tutti i Ninja della comunicazione – il meraviglioso castello di Scilla sarà protagonista di Scilla Startup.

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SpinUpAward, la competition dedicata all’innovazione del made in Italy

Giunto alla sua terza edizione, lo SpinUpAward è la competizione dedicata all’innovazione del made in Italy, promossa dai Giovani Imprenditori di Confindustria del Sud e sviluppata con Angelo Marra e Antonio Prigiobbo, in collaborazione con associazioni e imprese che promuovono l’innovazione dei territori.

L’evento mira a facilitare e dare un’opportunità a startup e PMI, facendole entrare in contatto con investitori e potenziali partner per accelerare la loro crescita.

Per averne un assaggio, guarda il video dell’evento che si è tenuto lo scorso anno a Capri.

Durante la competition i partecipanti potranno avere l’occasione di presentarsi ai partner dell’iniziativa, a investitori professionali e alla platea di imprenditori che saranno presenti a Scilla il 25 Marzo all’interno del programma di eventi Scilla365 e in concomitanza con #NinjaCampScilla.

Durante lo SpinUpAward 2017, sarà premiata la migliore startup per ognuna delle due categorie:

  • AgroFoodTech: Strumenti e Prodotti per Alimentazione, Coltivazione, etc.
  • Tourism: Servizi, Prodotti, Accoglienza, Viaggi, etc.

La competition è aperta a persone, startup e imprese già avviate in forma societaria, che possono presentare i propri progetti innovativi.

Le startup premiate avranno accesso a alla formazione On Demand e Online di Ninja Academy. Tra gli altri premi messi in palio ci saranno periodi di coworking in SELLALAB, pacchetti di servizi Banca Sella, una consulenza legale per apertura sede negli Stati Uniti con Orrick, accessi ed exibition a Heroes, una membership TAG Flex, due slot di consulenza gratuita finalizzata all’accelerazione da parte del team di R1.

Prenota il tuo posto al Ninja Camp!

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Il 24, 25 e 26 marzo Scilla, in Calabria, diventerà il centro dell’innovazione: oltre alla competition a colpi di pitch tra le startup dello SpinUp Award, potrai partecipare alla tre giorni del raduno nazionale dei Ninja della comunicazione, powered by Enel.

Cosa aspetti a prenotare il tuo weekend all’insegna del networking in questa splendida meta turistica? Prenota subito un posto!

Come introdurre l’intelligenza artificiale nel Marketing

L’intelligenza artificiale sta conquistando uno spazio importante nelle nostre operazioni quotidiani e nel business. Pubblicità e marketing non sono da meno, anche se a rilento. Il processo di rinnovamento dell’attuale tecnologia degli annunci pubblicitari richiede tempo e i martech stanno cominciando solamente ora ad includere l’AI nelle loro strategie.

Le aziende che vogliono entrare in questo mondo e desiderano capire i processi di cui è composto, le numerose operazioni, i canali, le persone e le procedure che li compongono, dovranno rinunciare all’idea di poter aver il pieno controllo e dovranno porre la propria fiducia nella tecnologia.

L’intelligenza artificiale può automatizzare in maniera olistitica le operazioni di Digital Marketing, ed è sicuramente interessante capire come interi processi di pensiero umano possono essere convertiti in algoritmi.

Vi spiego i sette step da seguire per incominciare a introdurre la componente tecnologica all’interno delle vostre strategie.

1. Osserva attentamente e individua tutte le fasi del processo

Durante il giorno, compiamo in maniera automatica e a un livello di subconscio parte delle operazioni che svolgiamo. Trasformare queste operazioni in una serie algoritmi, significa isolare la logica e ragionare con una capacità tale che noi umani non potremmo mai raggiungere, mentre la tecnologia sì.

Osservare con occhio vigile e scrupoloso i Marketer e gli Account Manager mentre sono al lavoro sul campo, osservando come e perché prendono decisioni ed eseguono le fasi di un determinato processo, diventa una componente fondamentale.

marketing e intelligenza artificiale

2. Perché i marketer prendono determinate decisioni?

L’AI non deve solamente capire quali operazioni deve eseguire, ma deve anche capire il perché di ogni decisione che è stata presa, sia che basata sull’esperienza, la logica o il semplice istinto.

Questo richiede da parte di Marketer e Account Manager lo sforzo di descrivere il loro processo di decision-making. Quest’operazione può essere particolarmente complicata, considerando che la metà delle volte non sanno il perché han preso una direzione rispetto ad un’altra.

3. L’intelligenza artificiale può comprendere la creatività?

Indubbiamente i dati sotto forma di parole e numeri sono il regno dell’AI, ma quando si tratta di chiedere alla tecnologia di processare e prendere decisioni più creative, come si fa?

Per noi umani è abbastanza intuitivo capire perché certe immagini o copy hanno più senso come prima interazione con un utente. Una macchina invece avrà bisogno di essere programmata per fare questo tipo di operazione, in modo da poter decidere i contenuti più adatti, senza aver bisogno dell’intervento umano.

marketing e intelligenza artificiale

4. Programma l’AI per fare quello che noi umani non possiamo fare

Una macchina può elaborare milioni di dati in un minuto e ogni minuto è composto da combinazioni variabili che influenzeranno un numero esponenziale di risultati in qualsiasi processo.

In una campagna di marketing questo si traduce nella possibilità di scegliere quale contenuto è meglio usare su un canale specifico considerando la sua audience e il livello di familiarità con il prodotto. La tecnologia deve essere in grado di prevedere le performance di un singolo contenuto in relazione a tutti gli altri.

LEGGI ANCHE: I fattori di ranking di Google nel 2017

5. Conduci i singoli blocchi come un’orchestra

Nel business uno dei maggiori problemi che si riscontra nei processi composti da molti passaggi  è che spesso queste parti fanno parte di operazioni gestite da team diversi. Nel caso di una campagna di Digital Advertising avremo una persona responsabile per Facebook, una per Instagram, una per Twitter, una per la Display e così via. Ognuna di queste persone riceve insight diversi l’una dall’altra, e ognuno li usa per calibrare i propri singoli sforzi.

Raramente gli insight provenienti da un canale vengono poi usati per fare delle valutazioni di un canale diverso, non vengono relazionati tra di loro i risultati. Nonostante le buone intenzioni, per il cervello umano è difficile tenere il passo con la moltitudine di stimoli e riuscire poi ad applicarli su tutti i canali come se stesse dirigendo un’orchestra. Al contrario, per un macchina, se programmata correttamente, analizzare questi dati e tradurli in una visione complessiva è molto più semplice: il quadro d’insieme comprenderà anche le interazione tra le varie funzioni.

6. Controlla e correggi

Per evitare che l’intelligenza artificiale prenda decisioni completamente fuori sincrono rispetto a quello che una persona farebbe in una determinata situazione, è importante introdurre delle fasi di controllo.

Se ti trovassi a pianificare del budget da investire, non verificheresti personalmente che la cifra dettata dalla macchina sia effettivamente corretta? Non ti fideresti ciecamente, vero?

7. Pensa in grande

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L’intelligenza artificiale non deve essere utilizzata per fare le stesse che potrebbe fare una persona, con lo stesso ritmo e la stessa portata. Le macchine ben programmate capiscono tutto quello che fa parte di un processo, ma lo sanno fare meglio e su una scala impossibile da raggiungere per l’essere umano. Sfrutta bene questa possibilità.

Come gestire il tuo primo Instagram takeover?

Sapete cos’è un Instagram takeover? Si tratta di una pratica abbastanza diffusa all’estero, meno qui in Italia, che vede i brand affidare il proprio account Instagram a un artista, un fotografo, una personalità quotata e apprezzata, che per un periodo breve produca i contenuti per conto dell’azienda. Un processo che è stato messo a regime ad esempio – spostandosi su un altro social – per l’account Twitter della Svezia.

Torniamo però a bomba su Instagram: quando un brand decide di collaborare con un influencer, di sicuro non è per caso. Ovvio che la scelta ricada su un profilo idoneo a veicolare i valori della marca, e che attraverso la propria personalità potrà dare un valore aggiunto alla comunicazione social.

Ma, come dice Spider-Man: “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”. E questo vale anche per i post. Se sei stato scelto come ospite per il tuo primo Instagram takeover e l’account che devi gestire ha migliaia di fan, avrai gli occhi puntati su ogni singolo movimento che farai. Questo riguarda sia il pubblico, che vorrà conversare con te e si aspetta di vedere contenuti di qualità, sia l’azienda, che seguirà da vicino ogni tua mossa e risultato.

Ma la prima regola è mantenere la calma, giusto?

Ecco quindi quattro consigli da seguire per far sì che il tuo primo Instagram takeover sia un successo dall’inizio alla fine.

Stabilisci gli obiettivi in anticipo

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Prima che la collaborazione abbia inizio, è buona norma che entrambe le parti rispondano a una serie di domande per essere consapevoli e preparati sulle aspettative che riguardano il progetto. Eccone alcune:

Obiettivi – Il brand che cosa si aspetta di ottenere con questa collaborazione? Vuole stimolare l’interazione del pubblico con l’azienda? Vuole avere più seguito? Vuole mettere in evidenza un nuovo prodotto?

Kpi – Come sarà misurato il risultato ottenuto dal takeover? Si potrebbero valutare il numero dei mi piace per ogni post condiviso dell’influencer oppure il numero dei nuovi follower che sono stati attratti dalla sua gestione della pagina Instagram aziendale. Entrambe le metriche sono accettabili, l’importante è definirle a principio per non generare false aspettative.

Date – Vanno definite le date in cui l’influencer sarà ospite dell’Instagram aziendale. Potrebbe essere un paio di giorni, una settimana o anche di più.

Contenuti – L’influencer è stato scelto anche per il suo elevato grado di affinità con l’estetica aziendale. In ogni caso, se non è del tutto sicuro di quello che può postare, è una buona idea rivolgersi direttamente all’azienda e domandargli se vuole un contenuto specifico.

Piano editoriale – C’è un minimo o un massimo numero di post che l’influencer deve postare ogni giorno? Concordare in principio un modello di pubblicazione ideale, può essere d’aiuto per evitare incomprensioni.

Hashtag – Incoraggiare l’utilizzo di hashtag creati specificamente per l’occasione è un buon modo per poter monitorare la partecipazione e il successo complessivo dell’operazione. Se l’influencer non vuole includere alcuni hashtag nei post, per esempio perché appartengono a un suo concorrente o non rispettano la sua personalità, è sempre meglio parlarne prima all’azienda.

Login – L’azienda deve decidere se lasciare le credenziali d’accesso della sua pagina Instagram all’influencer di modo che lui possa gestire tutta l’operazione in autonomia dall’inizio alla fine oppure può decidere di provvedere a postare internamente i contenuti creati dall’influencer.

Cambia il tuo modo di postare

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C’è un modo classico di postare che comprende essenzialmente le fotografie. Ma puoi animare il takeover utilizzando le numerose possibilità che ti offre la piattaforma di Instagram.

Instagram Carousel – Con il recente aggiornamento Instagram permette di condividere fino a dieci fotografie in un singolo post, dando la possibilità ai fan di vedere di più sfogliando il piccolo album.

Live video – I video danno la possibilità di catturare l’energia del momento in modo autentico e ti permettono di raccontare meglio il tuo punto di vista.

Boomerang – Rendi vitale la situazione che stai vivendo con mini-video di alcuni secondi che possono essere guardati in loop.

Instagram Stories – Questa funzione ti permette di separare alcuni momenti dagli altri contenuti. Utilizzala se, per esempio, vuoi documentare la partecipazione a un evento o mostrare una tua proposta sul “come fare a”.

Interagisci con il pubblico dell’azienda

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Un consiglio su come interagire con i fan sin dall’inizio del tuo Instagram takeover? Inizia spiegando chi sei, da dove vieni e che cosa ti ha portato qui. Termina il tuo intervento con una call to action che incoraggi a condividere più informazioni personali da parte del pubblico e cerca di rispondere il più possibile ai loro commenti.

Promuovi il takeover sui tuoi social

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Questa attività è di sicuro sulla lista delle cose da fare, ma, in realtà, dovrebbe essere uno dei primissimi compiti da svolgere una volta che i dettagli sulla collaborazione sono stati stabiliti.

Promuovi questa collaborazione sui tuoi social e attraverso newsletter dedicate, se hai una mailing list. Non dimenticarti di mettere il tag alla pagina Instagram dell’azienda e di includere l’hashtag che è stato pensato appositamente per l’occasione. Incoraggia i tuoi follower a seguirti utilizzando l’hashtag per postare contenuti a tema e a visitare l’account Instagram dell’azienda che ospita questa iniziativa.

LEGGI ANCHE: Instagram Stories si aggiorna: arrivano adv e insight

Come influencer hai già avuto modo di prendere parte a un’iniziativa di questo tipo? Oppure, se hai un’azienda, come hai gestito questo momento? Raccontacelo sulla nostra pagina Facebook e nel nostro gruppo LinkedIn.

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Quando la qualità è più importante della quantità: alla scoperta del Micro Influencer Marketing

Celebrities, fashion blogger, VIPs, top influencers: i brand non hanno più bisogno di rincorrere e corteggiare i personaggi famosi per convincerli a produrre sui loro canali social uno sponsored content con riferimento al loro prodotto.

Esiste una tecnica molto più semplice ma altrettanto performante, e si chiama Micro Influencer Marketing. Il concetto è lo stesso del classico Influencer Marketing, ma su scala minore: l’unica differenza, infatti, si riscontra a livello quantitativo, ovvero i partner hanno una fan base piuttosto ristretta (non più di 10.000 followers) ma attiva, responsive e partecipativa.

Questa forma di Influencer Marketing viene utilizzata maggiormente su Instagram rispetto a Twitter e Facebook, in quanto la piattaforma si presta più efficacemente alla condivisione di contenuti visual.

Sicuramente starai pensando “Ma perché un’azienda famosa, per sponsorizzare il suo prodotto, dovrebbe scegliere un influencer con pochi followers rispetto a una celebrities?”. Provo a chiarirti le idee elencando i principali vantaggi del Micro Influencer Marketing.

Hanno una percentuale di engagement rate più elevata

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Secondo uno studio condotto da Markerly, un profilo con 1.000 followers registra un engagement rate dell’8%, mentre una fan base composta da 10.000 utenti scende al 4%. All’aumentare dei follower diminuisce l’engagement rate, fino a raggiungere l’1,7% con 1 milione di fan.

Risulta quindi che un profilo con meno di 1.000 follower ottiene circa 6 volte più commenti e like rispetto a un profilo con più di 100.000 fan.

Raggiungono un’audience più targetizzata

Non è facile trovare un ago in un pagliaio, così come non è facile trovare un potenziale consumatore tra un milione di follower: una fan base ridotta permette di raggiungere un’audience più targetizzata ed in linea con il target di riferimento dell’azienda.

L’82% degli utenti è più propenso ad acquistare un prodotto consigliato da un micro influencer: questo comporta un potenziale aumento del conversion rate.

Costano meno

Può sembrare scontato, invece anche il lato economico gioca la sua parte: l’ingaggio di una celebrity o di un top influencer può costare quanto (o a volte anche di più) 100 micro influencers!
Con lo stesso investimento, quindi, i brand possono avere a disposizione una quantità maggiore di sponsored content da veicolare e riutilizzare sui propri canali social.

Sono più credibili

Infine, i micro influencers gestiscono in maniera autonoma i propri profili, ovvero non si avvalgono di social media manager o terze persone, come invece succede per i canali delle celebrities.
Gli utenti percepiscono una maggiore autenticità e credibilità nei contenuti prodotti, e tendono a riporre con più facilità la loro fiducia in quello che viene condiviso.

Se tutto ciò non bastasse, Instagram come Facebook privilegia i contenuti organici condivisi da profili di persone reali, rispetto a quelli prodotti dai profili business: questi algoritmi rendono quindi più visibili i post dei micro influencer.

Un esempio di Micro Influencer Marketing è quello di Swiss Beauty Lab, un brand di cosmesi svizzero che per aumentare la sua brand awareness in Italia si è affidato a Fashion & Beauty Blogger, con un seguito modesto sui loro canali social:

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Ovviamente non tutte le aziende possono (o vogliono) adottare la tecnica del Micro Influencer Marketing per svariati motivi, che comprendono anche un potenziale danno all’immagine, specialmente nel caso di Luxury Brands.

Ma i social media sono un mondo strano, anche ciò che pensavi impossibile può invece risultare un’idea vincente, quindi try to think small!

LEGGI ANCHE: Come scegliere l’Influencer che fa per te?

Gelato - Brain

Come la collaborazione può avvicinare alla creatività

Capacità di creare, di produrre delle idee, di essere innovativi, avere originalità, usare la fantasia, produrre qualcosa di nuovo. Tutto questo per noi potrebbe coincidere con la creatività: un termine utilizzato in molte occasioni al giorno d’oggi, specialmente se si pensa al mondo digitale e della comunicazione.

Molte persone, infatti, si definiscono dei “creativi”, forse spesso abusando di un attributo non sempre così semplice da assegnare. Oliviero Toscani ha affermato, ad esempio, che chi si definisce creativo, automaticamente perde di credibilità, poiché, al contrario, la verità è proprio che “se c’è una persona che non è sicura di essere creativa, quella è il vero creativo”.

Questa potenzialità, infatti, deve essere esercitata con la costanza, senza troppa sicurezza nell’agire. In moltissime occasioni, infatti, si possono incontrare delle difficoltà nel trovare qualcosa di innovativo, che proponga una novità. Cercare spasmodicamente un’idea non è sempre la strada giusta. Sempre Toscani sostiene che “chi cerca un’idea vuol dire che non ne ha”.

Non è facile fare innovazione, in un mondo come il nostro caratterizzato da una vera e propria esplosione di contenuti, veicolata dalla tecnologia. Tutti, infatti, possono creare un contenuto in modo semplicissimo, ma il buon contenuto viene proprio dalla creatività, espressa dalle menti umane.

Il materiale creativo può venire dal singolo, ma è dimostrato che il successo nasce dalla collaborazione. Ci sono molti ostacoli, tuttavia, che possono intercorrere nel processo creativo, che possono portare un team di lavoro a risultati spiacevoli, ritardi nelle consegne, lavori insoddisfacenti.

Come sormontare questi ostacoli e arrivare a un’idea creativa?

1. Esternare il “disordine” creativo, non nasconderlo

Einstein - Disordine

La creatività è confusionaria, non segue degli schemi precisi, un percorso lineare. Un individuo può alternare momenti di ispirazione a periodi di nulla totale, entusiasmo a sconforto. Ciò può coincidere con un ostacolo, che non deve però limitare il processo creativo. La soluzione è, infatti, non quella di porre rigidità o un’organizzazione troppo schematica al processo di progettazione, bensì quella di “aprire il sipario” alla collaborazione.

Consentire la partecipazione di tutti i membri del team, favorire lo scambio di opinione e di idee, sono proprio questi i punti di partenza per un processo creativo. Il team non deve nascondere questo “disordine”, ma favorirlo, e fare in modo che le idee nascano proprio da quelle determinate situazioni. Uscire dagli schemi, fare attenzione ai dettagli, crearsi opportunità, è dalla massima insicurezza che nasce la massima creatività. Tutto questo è bene esternarlo, per favorire il lavoro che si sta facendo.

2. Sviluppare nuove abitudini collaborative, secondo le proprie competenze

Collaborazione e idee

In un team di progettazione, soprattutto a livello di marketing, sono richieste numerose competenze differenti, in modo tale da creare un contenuto che abbia forme e sviluppi diversi, volto a soddisfare le richieste di un mondo caratterizzato da canali e tecnologie sempre più vari. Competenze diverse implicano diverse persone, e non sempre è facile favorire una buona collaborazione. La chiave sta proprio nel coadiuvare queste differenti competenze per creare un quadro unico nel suo genere, proiettato verso una progettazione ottimale. Tutte le persone che fanno parte del team devono così rompere le proprie abitudini, i propri schemi mentali, per aiutare la collaborazione e la costruzione di un’idea di successo, composta da piccole parti di ogni competenza a disposizione.

3. Far comprendere il processo creativo, non il risultato finale

Social report UM Wave 9

A volte il problema di un team è quello di aver sviluppato un progetto che sembra eccezionale, ma che poi non viene compreso dal cliente, o da chi ha richiesto quello specifico progetto. Molte volte questo avviene non tanto perché non viene capito il risultato finale, bensì perché non viene capito il processo creativo in sé. Per essere proiettati verso il successo, quindi, non è necessario dire ai clienti come comprendere qualcosa, o pretendere che ne siano capaci, ma cercare di avvicinarli e renderli partecipi nel processo di creazione. Lo sforzo è quello di far capire a ogni step di lavoro quali sono gli elementi che possono fare ottenere feedback positivi, specificando che ognuno di questi potrà contribuire a un risultato complessivo più soddisfacente ed efficace.

Tutti gli ostacoli che si possono incontrare in un processo creativo sono fattori “umani”, che però possono essere superati semplicemente attraverso un’aperta ed efficace collaborazione, che portano a una progettazione più omogenea, convincente e innovativa. Abbattendo queste barriere e favorendo la collaborazione sia all’interno del team che coinvolgendo gli stakeholder relativi a un progetto specifico, si possono ottenere processi creativi fluidi e risultati ottimali.

Deep Web e Dark Web: l’altra faccia del Web che conosci

DISCLAIMER: Spesso si sente parlare di Deep Web o di Dark Web. Vorrei spiegare, spero in modo sufficientemente chiaro, il funzionamento di determinate dinamiche e di alcuni dei concetti informatici che vi sono dietro. Sia chiaro, non si tratta di una guida operativa per accedere al Deep o Dark Web, ma di un articolo divulgativo. Per la sua produzione non è stato impiegato olio di palma, e nessun IT Manager o Ethical Hacker è stato oggetto di maltrattamenti. Buona lettura.  

Partiamo dalle basi

È importante conoscere le varie differenze, essendo in realtà concetti più semplici di quanto si creda. Fare le giuste distinzioni e un po’ di chiarezza mi sembra il modo migliore per farti capire come funzionano le cose, per quanto in alcuni casi sia estremamente difficile.

La chiave primaria è l’indicizzazione, che è il fondamento della “ricercabilità” delle cose. Se un qualsiasi contenuto sul web è in qualche modo indicizzato, e tale indicizzazione è pubblica, posso trovarlo. Lo scopo dei motori di ricerca è esattamente questo: posta una domanda, fornire la migliore risposta possibile in base a quanto noto, ovvero indicizzato.

Il Surface Web: accessibile e indicizzato

È quella parte chiara e visibile che tutti conosciamo benissimo, a cui tutti siamo connessi, a cui accediamo ogni santo giorno dai nostri pc, smartphone, televisori, qualsiasi dispositivo ci permetta una connessione e un sistema o interfaccia di navigazione. Nella fattispecie, è tutta la parte di siti, contenuti e piattaforme di pubblico dominio, ovvero quello che viene anche definito come Surface Web.

È indicizzata e facilmente reperibile ed accessibile? Pensa solo a SEM (Search Engine Marketing), SEO (Search Engine Optimization), SEA (Search Engine Advertising) e SMO (Social Media Optimization) e tutto quello che società e professionisti del settore  fanno per implorare una corretta scansione, indicizzazione e visualizzazione dei propri contenuti da parte dei motori di ricerca.

Il Deep Web: accessibile e non indicizzato

Non è altro che un sotto-insieme del Surface Web, o meglio quella parte di web che non è soggetta all’indicizzazione dei motori di ricerca comunemente usati e non.

Perché se l’obiettivo dei motori di ricerca è fornire la migliore risposta possibile ad una qualsiasi nostra domanda, per poterlo fare devono spazzolare costantemente tutta la mole di contenuti presenti nel Surface Web e indicizzarlo adeguatamente.

Ma quando i motori di ricerca bussano alla porta di casa, non è detto che tutti vogliano spalancare le porte e invitarli ad entrare. Pensa ad esempio a tutto quello che è protetto da una password e richiede un’autenticazione, salvo ovviamente rari casi di esplicita autorizzazione da parte nostra. Sarebbe indicizzata e ricercabile tutta la posta elettronica, tutto quello che la gente tiene nel cloud, le cartelle mediche ed esattoriali, le nostre dichiarazioni dei redditi, le intranet aziendali, i dati di home banking, i contenuti di molti forum, una mole infinita di dati di chiunque.

Parliamo di siti, portali o piattaforme che proteggono i dati e la privacy degli utenti nella loro “parte interna”, ma che sono totalmente visibili, indicizzati e comodamente reperibili e raggiungibili da chiunque nella “parte pubblica”. Un conto è cercare il sito cui accedere per controllare la mia posta elettronica, non ricordandomi mai la url corretta dove inserire le credenziali, un conto è la mia corrispondenza, che deve essere protetta e salvaguardata.

Quindi tutti i contenuti che tengo su Google Drive o su Dropbox, fanno parte del Deep Web? Se volessimo applicare la definizione “in purezza”, la risposta sarebbe sì, poiché non sono contenuti indicizzati, e in alcuni casi nemmeno “pubblicati” su internet. Pensa, ad esempio, alle pagine che compongono il sito della intranet aziendale di una società; è un sito internet a tutti gli effetti, ma accessibile solo ai dipendenti e solo dalla rete interna.

Per fare rapidamente qualche ulteriore esempio, abbiamo di che divertirci:

  • contenuti “non linkati”, quindi ad accesso diretto. Sono tutti quei contenuti che non hanno un backlink (link entrante o collegamento entrante ovvero un collegamento ipertestuale che punta direttamente ad una determinata pagina web), che in parole semplici suona più o meno come “o sai l’indirizzo esatto o non trovi la porta; il navigatore non è tuo amico”.
  • contenuti “no-robots”, quindi server e pagine web esplicitamente non indicizzabili, perchè settate con configurazione noindex o tramite codici captcha.
  • contenuti “protetti”, ovvero tutto quello che richiede esplicitamente l’utilizzo di credenziali login/password per accedervi, o una qualsiasi forma di autenticazione.
  • contenuti generati “dinamicamente” sulla base delle richieste degli utenti, quindi tramite QueryString o basati su variabili GET e POST (che in poche parole non fanno altro, lato server, che raccogliere gli input passati dall’utente per generare dinamicamente il contenuto con il risultato).

In realtà viene spesso fatta un’ulteriore sottile distinzione, aggiungendo un altro strato, che deriva dal livello tecnologico necessario per accedere ai contenuti. In poche parole non si considera solo se il contenuto è indicizzato o meno, ma anche il suo grado di reperibilità e accessibilità con strumenti comuni.


Si viene così a creare il Bergie Web, ovvero l’ultimo livello ancora faticosamente accessibile. Qui trovi tutti quei siti che, volutamente, non sono indicizzati o lo sono in parte veramente minimale, ma sono ancora navigabili, raggiungibili e consultabili (se sai come cercarli) con un qualsiasi web browser comunissimo. A questo livello si posizionano ad esempio i siti bloccati DMCA (Digital Millenium Copyright Act), piuttosto che alcuni portali che possono contenere maggiori informazioni per accedere al Deep Web (tra i più noti vengono generalmente menzionati come esempio Reddit e 4chan). Ma scendere ulteriormente ed andare oltre, è possibile. Quando nemmeno il comune browser è sufficiente, e servono altri strumenti, vuol dire che hai varcato la soglia e sei sceso nel livello successivo, il Dark Web.

E poi? Posso “scendere” ancora?

Certamente si, perché non finisce mica qui, abbiamo appena incominciato. Nel prossimo articolo scenderò più a fondo e cercherò di spiegarti meglio il concetto di Dark Web, ovvero il livello immediatamente successivo al Deep Web.

Stay Turned, sto arrivando.

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Da uno screenshot al tuo armadio: fai shopping con LIKEtoKNOW.it

Se sei davvero un amante dello shopping e sai ripetere in ordine alfabetico i nomi dei principali guru della moda, non puoi non conoscere LIKEtoKNOW.it. A te possiamo subito anticipare la notizia del momento, nel caso te la fossi persa: il 6 marzo la piattaforma ha lanciato la sua app mobile per iOS.

Per coloro che invece non conoscono LIKEtoKNOW.it, ecco di cosa stiamo parlando: un servizio di social shopping che permette all’utente di acquistare in modo facile le tendenze moda del momento partendo da Instagram.

Come? È sufficiente registrarsi mediante login con Instagram e andare alla ricerca dell’hashtag #likeTKit che segnala le foto dove sono presenti prodotti che potete acquistare grazie alla piattaforma. Mettendo un like ad foto con l’hashtag #likeTKit,  riceverete un’email con le informazioni del prodotto e i link di riferimento per poterlo acquistare.

Lanciata nel 2014,  ad oggi la società sostiene di aver realizzato circa 1 miliardo di dollari di vendite per i partner grazie soprattutto alla sua rete di circa oltre 12mila influencer e quasi 3 milioni di utenti registrati: è indubbio dunque che LiketoKnow.it sta rivoluzionando l’industria della moda.

Da anni ormai il marketing tradizionale non è più uno strumento sufficiente per questo settore, dove ormai conta specialmente l’advertising in app: in questo panorama LIKEtoKNOW.it è sicuramente un player importante e si inserisce in quel momento decisivo in cui la ricerca diventa intenzione reale d’acquisto.

Grazie all’app, LIKEtoKNOW.it ha ulteriormente ampliato la capacità dell’utente di acquistare i prodotti più rapidamente e facilmente possibile.

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Fai shopping con uno screenshot

Per utilizzare la nuova app di LIKEtoKNOW.it tutto ciò che occorre fare è scattare uno screenshot di una foto dove è presente il prodotto che si desidera acquistare: dall’ultima foto dell’influencer che segui da anni ad uno scatto rubato durante l’ultima Fashion Week.

LIKEtoKNOW.it analizza il tuo screenshot e ti invia una notifica push se può abbinare l’immagine con il suo database che include le immagini provenienti da brand e influencer: a quel punto propone all’utente  il link allo shop per facilitare l’acquisto immediato.

L’app consentirà agli utenti, sia influencer che i potenziali acquirenti, di migrare più facilmente anche in altre piattaforme social, al di là di Instagram: l’app di LIKEtoKNOW.it  ha l’obiettiva di trasformare il servizio di social shopping come punto di riferimento per i brand che vogliono potenziare le loro opportunità di vendita e per gli influencer che cercano sempre più strumenti per monetizzare la loro attività e per promuoversi.

 

Richard Hambleton e Dark Circle: quando l’arte diventa streetwear

Un team di esperti della Woodbury House Contemporary Art ha selezionato venticinque opere realizzate da Richard Hambleton per un’esclusiva collaborazione con il marchio inglese Dark Circle, tra i più noti nel campo dello streetwear d’elite. Nasce così una capsule collection che, proprio come si trattasse di una mostra d’arte, fa dell’attenzione alla curatela una delle sue caratteristiche fondamentali.

Malcolm McLaren on the streets of NYC. April 1983. © Bob Gruen / www.bobgruen.com

Malcolm McLaren on the streets of NYC. April 1983. © Bob Gruen / www.bobgruen.com

Richard Hambleton, classe ’54, è tra i fondatori dell’arte pubblica, libera ed espressiva. Negli anni Ottanta esordì tra le strade di New York, proprio come i colleghi Jean-Michel Basquiat, Keith Haring e Rammellzee, con i suoi famosi Shadowmen ottenuti dal frenetico movimento del pennello e schizzi di colore nero: nonostante si trattasse di corpi cascanti ridotti quasi a brandelli, l’immagine di Hambleton era però quanto mai ingombrante; quella che l’artista metteva in scena tra le strade della Grande Mela non era vita bensì sopravvivenza. Difatti, gli uomini-ombra di Hambleton avevano il compito di sorprendere i passanti e sbigottirli, capovolgendo definitivamente il concetto dell’immagine e il rapporto delle stesse con la popolazione, fulcro in particolar modo della serie dei primi interventi urbani intitolati Image Mass Murder. L’arte di Richard Hambleton è poi successivamente sbarcata anche in Europa, tra Parigi, Berlino e Roma, e ha ben presto incontrato anche il consenso di numerose gallerie, collezionisti e musei. Tuttavia, nonostante l’indiscussa notorietà, Hambleton scelse di allontanarsi dal sistema dell’arte per ritornarci successivamente soltanto dopo un ventennio, con una grande mostra presso la Woodward Gallery di New York (2007).

Richard Hambleton, classe '54, è tra i fondatori dell'arte pubblica, libera ed espressiva. Negli anni Ottanta esordì tra le strade di New York, proprio come i colleghi Jean-Michel Basquiat, Keith Haring e Rammellzee, con i suoi famosi Shadowmen ottenuti dal frenetico movimento del pennello e schizzi di colore nero: nonostante si trattasse di corpi cascanti ridotti quasi a brandelli, l'immagine di Hambleton era però quanto mai ingombrante; quella che l'artista metteva in scena tra le strade della Grande Mela non era vita bensì sopravvivenza. Difatti, gli uomini-ombra di Hambleton avevano il compito di sorprendere i passanti e sbigottirli, capovolgendo definitivamente il concetto dell'immagine e il rapporto delle stesse con la popolazione, fulcro in particolar modo della serie dei primi interventi urbani intitolati Image Mass Murder. L’arte di Richard Hambleton è poi successivamente sbarcata anche in Europa, tra Parigi, Berlino e Roma, e ha ben presto incontrato anche il consenso di numerose gallerie, collezionisti e musei. Tuttavia, nonostante l'indiscussa notorietà, Hambleton scelse di allontanarsi dal sistema dell'arte per ritornarci successivamente soltanto dopo un ventennio, con una grande mostra presso la Woodward Gallery di New York (2007).

L’artista canadese, attualmente annoverato nell’albo degli street artisti più influenti di tutti i tempi e citato nei testi di storia dell’arte, è sicuramente il rappresentate più longevo del movimento e oggi per la prima volta la sua arte viene declinata in versione british per capi d’abbigliamento.

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Le opere selezionate per l’edizione limitata “Dark Circle X Richard Hambleton” comprende sia alcune iconiche figure-ombra sia le serie Horse and Rider e Stop Sign per la creazione di giacche che saranno vendute esclusivamente attraverso Woodbury House, come vere opere d’arte; ogni porzione è stata stampata digitalmente su 3,5 metri di Panama Canvans, una stoffa molto simile a quelle utilizzate dallo stesso artista per le sue tele, un’attenzione più unica che rara per uno street lifestyle brand. La produzione sarà accompagnata anche da una collezione nella collezione: si chiama Shadowman, infatti, la serie di felpe e t-shirt che sposa il comune e pratico abbigliamento urbano. Ogni pezzo della capsule collection sarà comunque accompagnato da un certificato di autenticità firmato dalla Woodbury House.

Richard_Hambleton_e_Dark_Circle

Anche se, attualmente, Dark Circle è una delle aziende più giovani e di punta nel Regno Unito, come molti marchi odierni ha avviato la propria carriera via etsy.com, per poi divenire una grande ed infaticabile macchina che pone al centro della propria produzione capi d’abbigliamento personalizzati, etici e di qualità.

Tale particolare case-study pone l’accento su un fattore vicinissimo ai principi di Streetness: l’importanza della collaborazione tra una giovane azienda, sempre in cerca di nuovi stimoli, e un gruppo di esperti d’arte conoscitori della storia e dell’evoluzione della Street Art e dei suoi più decisivi rappresentanti, in questo caso, per la creazione di prodotti unici e originali, proprio come le opere d’arte.