Fanta: “Per la strategia 2017 abbiamo assunto un Teen Marketing Officer”

Dopo la rivoluzione nel marketing di Coca-Cola, anche Fanta, il secondo brand del colosso beverage, fa i conti con la necessità di reinventare le proprie strategie e presenta il più importante rilancio che ci sia mai stato, che influirà su packaging, visual identity, formulazione e strategia di comunicazione.

Domenica 19 marzo, Fanta presenterà la nuova campagna globale Fanta nelle tue mani, che mette al centro del racconto i teenager, target principale del brand.

Fanta dà spazio ai teenager

Fanta è un teen brand. E i teenager prima di tutto detestano due cose: la prima è essere trattati da bambini, la seconda è essere trattati da ottusi. E tutto questo perché sono intelligenti, sono esperti di marketing, e dunque vogliono partecipare. Non vogliono essere soltanto ascoltatori passivi della nostra comunicazione. La nostra nuova campagna risponde a tutte queste loro esigenze. È una campagna strutturata in modo molto innovativo”, spiega Marcos de Quinto, Chief Marketing Officer.

Fanta: "per la strategia 2017 abbiamo assunto un Teen Marketing Officer"

fanta nuova strategia 2017 teenager

Il Teens Marketing Team al centro della nuova campagna

Si comincerà con uno spot, con cui Fanta presenta Alex, il nuovo Teen Marketing Officer dell’azienda, a capo del Teens Marketing Team, una divisione composta da teenager, pensata apposta per ideare strategie di comunicazione mirate al target principale del brand.
Accanto a lui c’è Ted, un adulto che rappresenta il vecchio modo di fare marketing, quello convenzionale e più tradizionale che per una campagna marketing si affidava a strumenti di ogni genere e su grandi spese.
Sono loro i protagonisti dei vari spot che andranno a raccontare le vicissitudini del Teen Team global di Fanta.

Cosa devono fare i componenti del Teen Marketing Team? Devono occuparsi di creare, pensando a idee creative, comunicazioni, messaggi ed espressioni basati sulla loro saggezza e sulla loro intuizione.

Fanta: "per la strategia 2017 abbiamo assunto un Teen Marketing Officer"

Marta Carvelli, Marketing Manager Sparkling Coca-Cola Italia, ci spiega: “L’Italia sposa i tre elementi differenzianti di questa campagna. Il primo è l’importanza di rivolgersi ai teenager nel modo giusto, trattandoli come adulti, smart e capaci di avere grande idee, soprattutto sui temi che li coinvolgono di più.
Il secondo è la centralità del prodotto e la volontà di magnificare le sue caratteristiche intrinseche – coerentemente con ciò che è stato già fatto con Coca-Cola.
Terzo elemento è la modularità della campagna. La campagna è a episodi – sulla scia del successo della serialità televisiva – , cosa che porta due vantaggi: va incontro al modo di approcciarsi ai contenuti da parte dei teenager e ci permette di dedicare alcuni episodi al mercato locale.

Seguendo questo approccio modulare, saranno infatti introdotte due tematiche importanti per il mercato italiano attraverso due episodi, uno dedicato alle varianti e uno allo snacking.

Mamme e figli: un doppio target

“Una cosa che continueremo a fare è tenere il doppio livello della comunicazione. Da tre anni abbiamo introdotto una gamma di comunicazione rivolta alle mamme, quindi ci sarà uno spot dedicato anche a loro, in onda da aprile a ottobre. Siamo riusciti ad integrarlo nell’idea creativa, inserendo nella storia anche il personaggio della mamma. Abbiamo fatto leva su un insight molto importante: Fanta è quell’elemento che permette a mamma e figli di essere d’accordo tra loro. Da un lato è scelta dai teenager perché buona e perché da oggi gli permetterà di partecipare alle attività creative sulla marca, dall’altro è un prodotto che rassicura la mamma poiché è nata in Italia, prodotta in Italia con succo di arance 100% italiane.”

fanta nelle tue mani

La pianificazione social

Non potevano mancare i social, con una pianificazione che farà mirroring di ciò che andrà in television, supportata da attività ad hoc sui canali Facebook, Twitter e Instagram.

Il Teen Marketing Team di Atlanta non sarà l’unico. Sarà infatti supportato dai Team locali dei vari Paesi. Per l’Italia saranno coinvolti tre talent, The ShowEhi Leus e La Sabri Gamer, che andranno ad istituire un Teen Marketing Team italiano. I creator di YouTube, attraverso i loro canali e quelli ufficiali di Fanta, chiederanno ai loro follower supporto per arrivare a creare il video Fanta più divertente di sempre.

Aspettiamo domenica per la messa in onda del primo episodio e per cominciare a seguire le vicende dei Teen Team di tutto il mondo.

Credit: 

GLOBAL
Agency Partner: DAVID Miami.
Production Company: Biscuit. Editorial House: Cosmo.
ITALIA
Agenzia creativa
(riadattamento italiano)
McCann Italia
Pianificazione:
Mediacom
Selezione e gestione ENDORSER:
Attività realizzata dal team MBA (MediaCom Beyond Advertising) di Mediacom.
In collaborazione con 2 partner specializzati (per il management talent e la produzione contenuti) Show Reel e 2MuchTv
Attività Social
Strategia a cura del team social di Coca-Cola Italia
Creatività: The Big Now e VICE
Brand PR
Cohn & Wolfe

Week in Social: dal Messenger Day alla pubblicità nei video di Facebook

Per caso vi siete persi le ultime novità dal mondo dei social? Non disperate perché è venerdì e puntuale come sempre c’è la nostra rubrica Week In Social pronta a riassumervi le ultime imperdibili news sui social network. Questa settimana le novità sono per lo più targate Facebook con restyling in corso e nuovi strumenti per rendere ancora più interattiva la vostra esperienza social. Cominciamo!

Messenger Day

Annunciata direttamente dalla Newsroom di Facebook lo scorso 9 Febbraio, Messenger Day è sicuramente la grande novità della settimana e dire novità è comunque azzardato data l’incredibile somiglianza del nuovo strumento con le Snapchat StoriesDéjà vu assicurato visto che la nuova implementazione permette di postare foto e video pieni di effetti grafici che scompaiono dopo 24 ore.

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La differenza con le Stories sta nell’intenzione: il nuovo strumento di Facebook, utilizzabile sia su iOS che su Android, vuole far entrare i vostri amici in un riassunto della vostra giornata invitandoli a interagire attraverso le loro storie o semplicemente rispondendo in chat. Lo avete già provato?

LEGGI ANCHE: Facebook lancia Messenger Day: ora le Stories sono davvero ovunque

Arriva Uptime: l’evoluzione social di YouTube

Direttamente dall’Area 120, l’incubatore di startup ideato da Google per i propri dipendenti che desiderano trasformare in realtà le loro idee, arriva Uptime, l’app che rende social la fruizione di video. Non ancora disponibile in tutti i Paesi e rilasciata al momento solo per iOS, l’app è utilizzabile solo su invito attraverso l’inserimento di un codice.

http://twitter.com/uptimeApp/status/842431597018144768

Tutto parte da un video di YouTube che desiderate vedere con una cerchia di amici e Uptime trasformerà la visione in un’esperienza social. Il processo è molto simile a quello dei video Live di Facebook visto che la community con cui condividete la visione del video potrà in tempo reale interagire con voi e mandare reazioni.

Chiunque stia guardando il video comparirà con un’icona su una cornice colorata dello schermo e potrà inviare reazioni selezionandole da una serie di stickers disponibili o scrivendo un commento.

http://twitter.com/uptimeApp/status/841733138338349056

La vostra pagina profilo di Facebook sta per cambiare. Di nuovo.

Proprio quando stavamo per abituarci all’ultimo restyling (indesiderato?) della nostra pagine profilo arriva il fatidico giorno in cui tutto cambia, di nuovo. In meglio? Non sappiamo dirvelo stavolta visto che Facebook sembrerebbe seriamente intenzionato a trasformare l’attuale layout a immagine e somiglianza delle fan page.

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Come potete vedere dall’esempio dello scrrenshot della pagina profilo del nostro super Ninja Luca, il nuovo layout si espande, la foto profilo si sposta in alto a sinistra mentre la copertina spadroneggia in alto. Vi piace il risultato?

Arriva la pubblicità anche nei video non Live di Facebook

Ancora non visibili a chiunque e già comparse nelle dirette video il mese scorso sotto forma di annunci, le pubblicità sui video di Facebook sembrano pronte a diventare realtà anche nei video non Live.

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Monetizzare ovunque sia possibile è la nuova filosofia del social network e stavolta non parliamo di semplici annunci ma di mini spot che interrompono temporaneamente la visione del video proprio come già avviene su YouTube.

Cosa ne pensate di queste ultime novità? Fateci conoscere le vostre opinioni con un commento sulla nostra pagina Facebook e non esitate a segnalarci le ultime news dall’universo dei social network.

Per questa settimana è tutto, l’appuntamento è per venerdì prossimo!

cFrasi che un buon leader dovrebbe dire

Le frasi che un buon leader dovrebbe dire più spesso al suo team

Leader non significa dizionario vivente o persona perfetta.

Dal leader ci aspettiamo sempre una risposta, perché è la figura che dovrebbe guidare il team. La ricerca delle parole adatte spesso si rivela come un’altra sfida che il mondo del lavoro pone loro. Quando proprio non si sa come reagire, può essere d’aiuto questa domanda: Se io fossi nella sua situazione, cosa mi aspetterei e cosa invece non vorrei sentire?”

Ecco sei esempi di frasi che un buon leader dovrebbe dire ai membri del suo team, per motivare e consentire una crescita del gruppo e dei singoli.

1. “Non preoccuparti!”

Un’e-mail importante mandata all’indirizzo sbagliato e mai arrivata, il cognome della cliente “Rossi” che per errore di battitura diventa “Gentile dott. Rossa”, il caffè versato sui documenti firmati, un ritardo ad un meeting decisivo.

Il Team Leader in questo caso può infuriarsi oppure semplicemente dire: “non preoccuparti!”. Semplice non è, soprattutto quando ci sono in ballo trattative e progetti importanti. Ciononostante bisognerebbe mantenere la calma, in fondo l’errore non è stato voluto dal collaboratore che si sentirà mortificato.

Se il membro del team avrà paura di trovarsi di nuovo in una situazione spiacevole, il rischio che incappi in altri errori è più alto.

frasi che un buon Leader dovrebbe dire al suo team

2. “Cosa abbiamo imparato?”

Errare è umano. Se il collaboratore dovesse perseverare nell’errore, allora lo step successivo sarebbe un colloquio a quattrocchi per trovare insieme cause e soluzioni.
Gli errori possono diventare delle ottime opportunità per imparare e migliorare. Come si suol dire “trial and error”.

LEGGI ANCHE: Social Media Marketing: errori comuni e possibili soluzioni

3. “Cosa ne pensi?”

Obbiettivi e motivazioni di Team Leader e Team Player non sempre vanno di pari passo, ma questo non significa che bisogna evitare di ascoltare il team. Sarebbe meglio ascoltare le loro opinioni, piuttosto che ignorare ciò che pensano e accontentarsi del “si ok”. Siamo davvero sicuri che questo sia ok?

I membri del team sono delle fonti di informazione fondamentali per i processi operativi e in certi aspetti hanno un quadro della situazione più dettagliato rispetto al Team Leader, che ha anche altre attività da svolgere. Dare importanza al feedback del team è una caratteristica che un buon leader deve coltivare.

un buon Leader dovrebbe chiedere l'opinione del team

4. “Ti sostengo!”

Condividere responsabilità ed errori con il proprio team potrebbe essere un primo passo per evitare la reazione “non sono stato io!”. La fiducia è un valore prezioso e, se percepita come tale, sarà una motivazione in più per dare il meglio. Sapere di avere un appoggio anche se sono stati commessi degli errori, favorisce la sincerità e la loyalty del team.

5. “Puoi dirmi di no!”

Quando alla lista di cose da fare si aggiunge l’ennesimo punto, molti per non deludere, per vergogna o per evitare sensi di colpa, non sanno dire di no.
Dire sì pressoché a tutto, anche quando si pensa l’esatto contrario, altro non è che la necessità o la volontà di risultare compiacenti.

Steve Jobs nel 1997 aveva già discusso la problematica di dire no, anche nei processi d’innovazione.

Le persone pensano che focalizzare sia dire di sì a quello che si deve fare. In realtà significa dire no alle centinaia di altre buone idee che emergono. – Steve Jobs

Trasmettere ai collaboratori e al team il messaggio che possono esprimere la propria opinione, positiva o negativa che sia, è una dimostrazione di rispetto per la persona e per il suo lavoro.

Un team accondiscendente a lungo termine rischia di diventare un team demotivato ed infelice.

un buon Leader ascolta i suoi colleghi

Via Giphy

6. “Non lo so”

Il dizionario vivente lo abbiamo già scartato all’inizio. Il buon leader, manager e qualsiasi membro del team può e deve sapere affermare che non è informato al riguardo. Improvvisare una risposta solo per mantenere un certo status è controproducente.

Frasi che un buon leader dovrebbe evitare

  • Sono io il capo
  • Non è colpa mia
  • Lo so, ho già pensato a tutto
  • Fallire non è un’opzione!
  • Non mi interessa se è etico o meno, se non è illegale, fallo!
  • Non darmi brutte notizie o brutte sorprese!
  • Sei fortunato ad avere un lavoro da noi.

Le giornate peggiori in ufficio sono quando mancano colleghi?

Ricorda sempre: teamwork makes a dreamwork!

È pericoloso condividere foto dei vostri bambini?

Sarà capitato a molti di avere un amico su Facebook o Instagram che posta tantissime foto dei figli: ben presto ci ritroviamo a conoscere una larga serie di informazioni su questi bambini esposti online. Conosciamo i loro gusti, li abbiamo visti con il costumino da bagno e sappiamo quale scuola frequentano. Di alcuni abbiamo anche visto la geolocalizzazione della casa del loro amichetto preferito. Ma queste informazioni non sono solo in nostro “possesso”, ma lo sono anche delle piattaforme che custodiscono i nostri dati.

Il futuro dei nostri bambini

Il primo punto da analizzare è riguardo le informazioni che mettiamo online. Foto, video, post, geolocalizzazioni: il rischio di diffondere questa lunga serie di dati sensibili non è – come alcuni genitori potranno subito pensare – da valutare esclusivamente in relazione a cattivi intenzionati dall’impermeabile color cammello (immaginatevi se qualcuno riuscisse ad hackerare il telefono di vostra figlia undicenne e a gelocalizzarla) ma sul piano del futuro di questi bambini. Il primo è un rischio possibile ma non probabile, il secondo invece è quello che quasi sicuramente accadrà ai bambini di oggi e adulti di domani.

Quello di cui stiamo parlando è la possibilità – concreta – che l’ammissione all’università di vostro figlio venga decisa sfogliando i suoi dati online. Guardando le sue foto da ragazzino, quella foto che gli avete fatto con il pannolino nel salotto, una foto tanto innocente quanto eloquente. Una foto in cui voi rivedete la tenerezza di un momento ma che altri giudicheranno in base all’estrazione sociale, alla public presence del ragazzo, al suo contesto familiare. E ancora i selezionatori dello stage per praticante avvocato potranno trovare online il video girato da quattordicenne sbronzo con i suoi amici e decretare che il suo profilo non è il linea con quello dell’azienda.

Fantascienza? Secondo Career Builder – uno dei più grandi portali per la ricerca di lavoro a livello mondiale – il 59% dei datori di lavoro affermano di essere influenzati dall’identità digitale del candidato. Più della metà.

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Papà, chi sono io?

Il secondo punto su cui riflettere è il consenso. Di chi? Di nostro figlio, ovviamente. Ogni giorno postiamo numerosi contenuti che contribuiscono alla costruzione della sua identità digitale. Chi è, cosa fa, cosa gli piace. Sicuramente come tutori potete ampiamente disporre della possibilità di parlare di loro, ma avete davvero il diritto di definirli come persone digitali? Siamo sicuri che raggiunta la maggiore età siano felici di quel video che gli avete fatto – e disponibile a tutti online – dove non riesce a dire le tabelline? Oppure il racconto che narra della sua nascita del tutto casuale e non voluta? Come li farà sentire leggere che un suo genitore ha precisamente, chiaramente, innegabilmente scritto nero su bianco che si era quasi pentito di averlo fatto nascere?

I vecchi litigi genitore-figlio si sono sempre basati su fatti del tutto controvertibili su base della propria memoria: quella frase detestabile pronunciata in una giornata negativa da nostra madre è sbiadita con il tempo e non siamo nemmeno più tanto sicuri l’abbia detto veramente. Adesso, invece, accumuliamo ricordi indelebili.

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Prevedere il futuro

Il terzo punto da considerare è come evolveranno le piattaforme social. I dati che le piattaforme immagazzinano aumentano sempre di più e al momento arricchiscono i provider grazie all’utilizzo di questi dati per una pubblicità sempre più targettizzata. Possiamo però immaginare che non sarà sempre così. Ogni giorno le piattaforme social cambiano i loro contratti, le loro policy e anche i loro accordi finanziari.

Un esempio interessante è sicuramente com’è cambiato il software di elaborazione delle immagini di Facebook: inizialmente noi caricavamo le nostre foto online ed era finità lì. Adesso quando uploadiamo un’immagine è lo stesso software a suggerirci i possibili tag riconoscendo i volti. Immaginate le implicazioni se questo software continuasse ad evolvere fino a riconoscere la stessa identità a diverse età, a connettere cioè le nostre foto da bambini, con le nostre foto da adolescenti e infine da adulti. Caricando le foto dei nostri figli potremmo star fornendo le informazioni necessarie per tracciare senza dubbio alcuno la sua identità in relazione a ogni reato, debolezza e piccolo peccatuccio di nostro figlio. E questo è solo uno dei tanti possibili scenari. E nemmeno il più apocalittico.

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Quindi basta, non posto niente!

Non bisogna essere così estremi ovviamente. Ci sono molti genitori che non postano assolutamente nulla. Infondo non è giusto limitare il proprio desiderio di condividere le piccole grandi gioie del nostro quotidiano e, inoltre, appare impossibile non lasciare in assoluto un’impronta digitale dei propri figli.

Un’idea per preservare l’identità digitale di vostro figlio potrebbe essere quella di non citarne mai il nome per esteso, non geolocalizzarlo nè tantomeno taggarlo o fornire troppe informazioni sensibili con leggerezza. Sarebbe utile evitare riferimenti alla scuola e ai luoghi frequentati così come le foto che presentano anche parziale nudità del soggetto.

La nuova generazione ha un rapporto del tutto diverso con la privacy e appare molto più cosciente della precedente dei rischi di fornire – senza un opportuno controllo – i propri dati online. Non è un caso che tra i giovanissimi il social più utilizzato sia Snapchat che trova il suo punto di forza nella temporaneità dei contenuti. Se non essere online non è possibile – e nemmeno consigliabile secondo noi per alcune professioni – quello che è importante è una rinnovata consapevolezza del valore dei dati che ogni giorno forniamo online.

Come genitori si è chiamati a una nuova sfida: educare i figli sui pericoli e le grandi opportunità della rete. Dal mangiare con la bocca chiusa non mandare foto di nudo al fidanzatino/a; in tempi complessi c’è bisogno di una sempre maggiore pragmaticità delle figure genitoriali che dovrebbero trovare un equilibrio tra il negare e il sovraesporre. Infondo, riflettendoci, non è cambiato nulla da quando i nostri genitori discutevano se fosse giusto o meno comprarci il motorino. O forse no.

Fuorisalone 2017: COS presenta blossoming sculpture

Fuorisalone 2017: COS presenta blossoming sculpture

Al Fuorisalone 2017 di Milano COS e Studio Swine presenteranno una scultura multisensoriale che, già dal video teaser che potete vedere qui sotto, promette un’esperienza unica e molto… vaporosa!

Minimal, ricercato e dallo stile unico, COS è uno dei brand del gruppo H&M. Il colosso svedese della moda fast fashion si mette in gioco durante il Salone del Mobile di Milano collaborando con Studio Swine.

Il duo, formato dall’architetto giapponese Azusa Murakami l’artista britannico Alexander Groves, ha progettato una “blossoming sculpture” all’interno di un cinema dismesso. Non una semplice istallazione ma una vera e propria esperienza da vivere durante il Salone del Mobile 2017 a Milano.

“Il progetto attinge sia dal naturale che dall’industriale, abbiamo utilizzato il minor numero di risorse per creare un’esperienza coinvolgente e multisensoriale.”

“Il 2016 è stato un anno pieno di cambiamenti e crisi, così abbiamo voluto realizzare un’istallazione in grado di regalare un momento di contemplazione.”

“L’ispirazione per il progetto arriva dalla natura e il mutare delle stagioni. Per noi questa idea ha una bellezza universale. Il nostro obiettivo è quello di creare un’esperienza democratica che unisce tutte le persone.”

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Durante il Furoisalone 2017, dal 4 al 9 aprile, la blossoming sculpture di COS x Studio Swine vi aspetterà al Cinema Arti di Milano (Via Pietro Mascagni, 8), progettato dall’architetto Mario Cereghini e costruito nel 1930.

Il progetto resta, per ora, avvolto nel mistero se escludiamo il criptico video teaser che potete veder qui sotto. Bolle di sapone che racchiudono un denso fumo che rimbalzano su capi d’abbigliamento dal design minimal e ricercato in puro stile COS.

Il direttore creativo del gruppo COS, Karin Gustafsson, precisa che il progetto per il Fuorisalone 2017 è nato da una stretta collaborazione tra Studio Swine e il brand resa possibile dai “numerosi valori in comune: l’attenzione ai trend, alla funzionalità legata alla bellezza e alla ricerca dei materiali. Lavorare insieme è stato un processo molto naturale” ha dichiarato il direttore creativo.

4 consigli utili per il mobile native advertising

Il mobile advertising rappresenta un mercato in forte espansione per le aziende che vogliono investire in pubblicità e offre un modo unico per raggiungere il proprio target. In termini di native advertising, un annuncio nativo per dispositivi mobile si caratterizza per il suo non essere intrusivo, secondo Robert Wildner, e combacia perfettamente con il contenuto e il flusso dell’app.

La principale differenza in termini di advertising tra desktop e mobile, è che quest’ultimo dispositivo è attivo e con noi 24/7: le persone considerano ormai i cellulari come un’estensione invisibile del proprio corpo, guai a dimenticarlo da qualche parte!

Anche se il settore è relativamente nuovo e non esistono ancora pratiche consolidate, ci sono quattro step che possiamo tenere in considerazione per costruire una solida struttura di base dalla quale partire per la realizzazione della vostra campagna di mobile native advertising. Imparerete poi sul campo qual è la strategia di mobile advertising più adatta a voi.

1. Localizza il tuo target

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La prima operazione da fare è stabilire quando, dove e come i nostri utenti utilizzano i propri dispositivi mobile. Questo step è necessario per rendere i nostri annunci più pertinenti e puntuali e permette di eliminare il rischio di sovraccaricare l’utente di messaggi pubblicitari. Stiamo parlando di raggiungere l’utente giusto al momento giusto.

2. Quali app usano i nostri consumatori per soddisfare i loro bisogni?

Una volta individuate le app utilizzate dai nostri utenti e quale bisogno soddisfano, è necessario capire qual è la struttura di ogni singola piattaforma e come questa possa influire sul processo creativo e strutturale di ideazione della campagna di mobile advertising che stiamo realizzando.

Bisogna ricercare le le caratteristiche specifiche delle piattaforme dei diversi editori sul campo: quale tipo di contenuti offrono e quali sono le politiche in materia di brand safety, per esempio.

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3. Usa una demand-side-platform

Studia i migliori servizi di DSP, le piattaforme tecnologiche che permettono alle agenzie e inserzionisti di pianificare e acquistare spazi pubblicitari in modalità automatizzata. Ti servirà per capire qual è la soluzione più adatta in base a parametri come guadagni, vendite, forma editoriale e retargeting.

LEGGI ANCHE: Native advertising: la perfetta armonia tra contenuto e contenitore

4. Qual è il sentimento finale che vuoi evocare?

A questo punto bisogna incanalare le proprie energie per individuare come produrre, nella maniera più efficace sia creativamente che strutturalmente, quell’esperienza. Mica facile.

Le agenzie e le aziende che ancora non hanno adottato una mentalità orientata al mobile first, devono prepararsi ad affrontare alcune conseguenze. Se lo studio della geo-localizzazione del proprio target è stato affrontato con superficialità, si può andare incontro a una perdita di opportunità nella vendita in real-time e per molti commercianti anche in una perdita della fetta di mercato.

ADworld Experience: i top player del PPC a Bologna

“Sapere cosa fanno i migliori tra di noi”. Per questo nel 2012 nasce ADworld Experience, l’evento-corso interamente dedicato al Pay Per Click più grande d’Italia.

Che tu sia un professionista del keyword advertising, un neofita o il rappresentante di un’agenzia che vuole fare il salto di qualità, l’evento del 13-14 aprile a Bologna è un investimento di valore.

Io ci sarò. Ecco perché.

Imparare dai migliori

Apprese le basi grazie ai tutorial disponibili nelle varie piattaforme, sono aggiornamento ed esperienza a determinare la crescita di un professionista del PPC. Adworld Experience è un connubio di entrambi.

I seminari avanzati che avranno luogo durante la prima giornata dell’evento permetteranno ai partecipanti di effettuare una full immersion in cinque ambiti in continua evoluzione, permettendo a tutti di verificare il proprio grado di conoscenza e comprensione a proposito di:

  • Facebook & Linkedin Ads
  • Campagne Internazionali
  • English eCommerce & Marketplace
  • Conversion Rate Optimization
  • PPC Tools

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Venerdì 14, invece, sarà il giorno dedicato alle best practice, dove numerosi esperti si susseguiranno in una serrata presentazione di casi di studio PPC, suddivisi per mercato di riferimento: italiano e internazionale.

Ogni intervento avrà una durata di 20 minuti, cui faranno seguito 10 minuti di Q&A. Dai un’altra occhiata al Programma Ufficiale dell’edizione 2017.

Networking di alto livello

Oltre all’approccio estremamente pratico, uno dei più grandi eventi al mondo dedicati al PPC vanta almeno altri due elementi di rilievo.

Il networking permea le due giornate: pause caffè, pranzo, party serale e tavola rotonda conclusiva sono strutturati per permettere ai partecipanti quel confronto tra addetti ai lavori che difficilmente avviene in modo produttivo al di fuori di simili eventi. Quanto parlare e quanto ascoltare, sta alla discrezione di ciascuno.

LEGGI ANCHE: Campagne PPC? Qualche consiglio da un esperto

Avranno molto da dire, invece, i vari speaker. Tra le i più noti spiccano i nomi di Karl Gilis e Els Aerts. La presenza di questi due esperti di fama mondiale di usabilità e ottimizzazione delle conversioni sarà trasversale durante le due giornate.

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Giovedì 13 Karl interverrà nell’ambito della Conversion Rate Optimization, presentando un intervento su “Come trasformare una persona che ha cliccato su un tuo annuncio in un cliente”. La promessa insita nel titolo è supportata da suggerimenti puntuali su come sfruttare, uno per uno, gli elementi delle pagine, nonché dalle dimostrazioni pratiche del funzionamento dei tool impiegati per migliorare i tassi di conversione.

In tre parole, l’intervento spiegherà “come e perché” certe pratiche convertono, dati alla mano.

Il giorno successivo sarà la volta di un caso di studio, supportato da oltre 20 esempi di A/B testing, che verrà spiegherà “Perché la CRO è come andare ad un appuntamento galante”.

Karl ed Els saranno inoltre a disposizione per sessioni private incentrate sull’ottimizzazione dei tassi di interesse attraverso analisi CRO dedicate. Carta, penna e registratore alla mano, potrete usufruire in esclusiva del parere degli esperti prenotando qui.

Karl ti aspetta a Bologna insieme agli altri top player del panorama PPC  ma, se non potrai esserci, approfitta della diretta streaming!

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WhatsApp ripristinerà il vecchio Stato entro fine marzo

Molte applicazioni mobile dedicate soprattutto alla messagistica hanno ricevuto un grosso contraccolpo dall’avvento di Snapchat: ecco perché non poco tempo fa WhatsApp si è fatta anch’essa contagiare dalla “snapchatification” e ha lanciato un nuovo tipo di Status del profilo in pieno stile Stories.

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Peccato che si sia fatta a tal punto prender la mano da eliminare totalmente il vecchio stato testuale. Le lamentele degli utenti sono arrivate in poco tempo e WhatsApp ha dovuto porre velocemente rimedio: la scorsa settimana le versioni beta dell’app per Android hanno visto tornare sui loro schermi il buon caro vecchio stato testuale.

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WhatsApp ha annunciato a TechCrunch che rilancerà il vecchio stato per tutti gli utenti Android entro la prossima settimana e che questa funzione sarà presto disponibile anche per gli utenti Apple. Ecco come WhatsApp ha spiegato la sua retromarcia:

Abbiamo compreso che ai nostri utenti è mancata la possibilità di impostare un aggiornamento di solo testo nel proprio profilo, quindi abbiamo deciso di integrare questa funzione nella sezione “About” delle impostazioni del profilo. L’aggiornamento di stato apparirà ora accanto al nome dell’utente in qualsiasi momento si visualizzano i contatti, come ad esempio durante la creazione di una nuova chat o nella informazioni di Gruppo. Allo stesso tempo, stiamo continuando a costruire la nuova divertente e coinvolgente funzione “Stato” che dà alle persone diversi modi per condividere foto, video e GIF con i loro amici e la famiglia durante tutta la giornata.

La mossa mostra come le social app devono reagire rapidamente ai feedback degli utenti se non vogliono vedersi superare in breve tempo dalla concorrenza.

Advertising: l’industria dei viaggi ai tempi dei social media

Ricordate quando l’unico modo per ispirarsi e sognare il prossimo viaggio era fermarsi davanti la vetrina di un’agenzia di viaggi, entrare e chiedere un catalogo sull’Oman, Giappone o magari prenotare un weekend per Berlino? Quella vetrina è ora accessibile 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, basta cliccare su una delle tante icone sul nostro smartphone e il catalogo verrà da noi.

I canali per accedere alle informazioni diventano sempre di più, il mondo è ogni giorno più social, noi siamo sempre più social e di conseguenza i canali marketing devono essere più social: Facebook, Instagram, Twitter, Snapchat, Google, WeChat e messaggistica sono diventate le destinazioni preferite dagli advertiser, anche nel mondo dei viaggi. Vediamo alcuni esempi.

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L’uso di Facebook da parte dei viaggiatori è sempre più in crescita

Il 20% del tempo speso dai viaggiatori sul proprio smartphone viene consumato su Facebook o Instagram, ma le due piattaforme vengono utilizzate per scopi diversi.

Facebook e la compagnia di marketing Gfk hanno condotto un sondaggio tra novembre 2015 e maggio 2016, intervistando 2400 viaggiatori negli Stati Uniti tra i 18 e i 64 anni che avevano prenotato viaggi di lavoro o piacere nei tre mesi precedenti. Non tutti i partecipanti erano utenti Facebook, ma il sondaggio ha dimostrato che il 54% di essi aveva trovato idee per il viaggio più recente su Facebook, il 38% su Instagram ad il 31% tramite l’utilizzo di Facebook Messenger.

Vediamo di seguito un esempio di come la chatbot su Facebook Messenger di Expedia assiste i viaggiatori nella fase di prenotazione.

Il 68% dei millenials partecipanti al sondaggio ha invece risposto di aver trovato idee di viaggio su Facebook, il 60% su Instagram, il 41% su Facebook Messenger. Entrambe le piattaforme sono il canale preferito da molti utenti per trarre ispirazione per il prossimo viaggio: Instagram serve ad animare la fiamma di wanderlust che c’è in noi, mentre Facebook è più di supporto nella pianificazione e, in alcuni casi, anche nella fase di prenotazione. Ad esempio nelle nuove city guides lanciate la settimana scorsa è anche possibile per alcuni ristoranti e hotel effettuare una prenotazione senza uscire da Facebook, proprio come accade nell’universo di WeChat al quale Zuckeberg continua ad ispirarsi. Presto vedremo sicuramente arrivare anche il momento in cui si potranno effettuare pagamenti, momento temuto e già anticipato dal CEO di Expedia qualche tempo fa.

LEGGI ANCHE: Vento dell’Est: Benvenuto nell’universo di WeChat 

Le inserzioni dinamiche di Facebook per viaggi

Facebook continua ad essere il canale marketing preferito dagli advertiser, sempre in evoluzione e perfezionamento, soprattutto nel settore viaggi. Il primo passo è stato il lancio lo scorso maggio delle inserzioni dinamiche per viaggi in primis con Mariott e Trivago, le quali permettono ai brand di raggiungere i consumatori su Facebook mentre navigano sui siti di prenotazione online.

Ad esempio chi utilizza booking.com: dopo aver ricercato un albergo in una destinazione con date specifiche, una volta tornati su Facebook o anche Instagram, il servizio mostra sottoforma di carrousel ads la disponibilità aggiornata al minuto degli hotel nella destinazione scelta durante le date selezionate, sia che si effettui l’accesso da desktop o da mobile. Ciò di cui si ha bisogno per iniziare con le inserzioni dinamiche per viaggi è solo l’implementazione del Facebook Pixel sulla propria pagina web, del proprio inventario aggiornato ed il gioco è fatto.

 

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Geo Sticker e filtri

La settimana scorsa, sulla scia di Snapchat, anzi per colmare quel gap tra Instagram stories e Snapchat, Instagram ha lanciato i suoi primissimi Geosticker per stories partendo da New York e Jakarta.

I geofiltri, sono stati una delle fonti di ad revenue per Snapchat a partire dal 2015.

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Fonte: eMarketer

Per esempio il gruppo Starwood Hotel & Resort è stato uno degli advertisers più attivi su Snapchat, sviluppando nel 2016 geofiltri per arrivare a potenziali nuovi clienti, o anche i W Hotel, qui di seguito, con geofitri promozionali disponibili in tutte le sue località.

Un ads è sempre un ads, non importa da come sia mascherato. Per esempio nel caso del W Hotel, il brand è su Snapchat senza avere il bisogno di pubblicare contenuti: a quello ci pensano i viaggiatori, utilizzando i filtri nelle loro stories. Tutto gira intorno al consumatore.

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L’advertising sui social è una comunicazione bilaterale, dove i consumatori interagiscono con i brand e, rispetto all’advertising tradizionale, si ha la fortuna di ottenere un feedback immediato.

I social stanno cambiando l’approccio dei brand all’advertising, ma a volte non è sempre chiaro quanto sia  importante che, come nella vita reale, ogni tipo di comunicazione è più efficace quando c’è interazione da entrambe le parti: siamo sicuri che il messaggio sia ben recepito dal destinatario.

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Come Snapchat Discover sta rivoluzionando l’advertising

Snapchat Discover, dopo un lungo periodo di testing da parte delle case editrici, sembra diffondersi con una maggiore autorevolezza in questi primi mesi del 2017: Cosmopolitan, Daily Mail, People, Vanity Fair, Mashable, Mtv e National Geographic sono solo alcune delle redazioni che ad oggi pubblicano su Discover, ma nel corso del 2017 l’elenco potrebbe ampliarsi.

Il Washington Post e il New York Times solo qualche settimana fa hanno annunciato le loro iniziative su Discover, una notizia che ha smosso l’intero mercato dell’editoria tanto da creare una vera e propria corsa al mobile ed all’adozione di strategie di marketing idonee. Un cambio netto di strategia che evidenzia la voglia di raggiungere il proprio target lì dov’è presente, cioè sui dispositivi mobile o principalmente sullo smartphone.

Un cambio direzionale sottolineato anche dalle parole di Thomas Cilius, founder and CEO at Snaplytics, che ha affermato:

“La millennial generation non legge i siti web dei giornali, ma molti di loro leggono la maggior parte delle notizie sui social media.”

Le ADV in Snapchat Discover

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Ma come si realizza l’advertising su Snapchat Discover? Non esiste un sistema collaudato di ADV, ma ciò che esiste è una strategia che molti media (soprattutto statunitensi) hanno ben pensato di adottare. Discover ospita una gran varietà di canali d’informazione ed ognuna di esse sviluppa contenuti molto coinvolgenti sfruttando pienamente le peculiarità della piattaforma come la possibilità di leggere a schermo intero e l’utilizzo di animazioni e di file audio e video per attrarre l’attenzione dei lettori.

Tutto ciò ha innescato un ingegnoso sistema di advertising molto accattivante: le Snap Adv. Possono durare circa 10 secondi e si tratta di piccoli clip video che le aziende scelgono di pubblicare nei canali d’informazione più vicini al settore del proprio brand. Un’azienda impegnata nella moda potrà scegliere di pubblicare un proprio Snap ADV, ad esempio nel canale di Vogue, ottenendo in questo modo una straordinaria occasione per colpire il proprio target.

Ma non perdiamo altro tempo ed analizziamo subito alcuni dei brand che in occasioni differenti hanno colto le possibilità di Snapchat Discover ottenendone un notevole vantaggio.

Gatorade

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La famosa marca di integratori alimentari è stata a lungo uno degli sponsor ufficiali degli US Open. Nel 2016 Gatorade ha non solo strategicamente sponsorizzato il proprio brand sul canale Discover dell’ESPN (Entertainment & Sports Programming Network) con degli Snap ADV particolarmente accattivanti, ma ha promosso un vero e proprio mini-game.

Un gioco con una grafica vintage e con numerosi livelli nei quali era possibile sfidare alcuni campioni dell’US Open. Un gioco che ha avuto, oltre ad un grande successo, un notevole e positivo effetto sull’Adv promosso da Gatorade: difatti l’azienda ha dichiarato di aver incrementato di circa 3 minuti la permanenza dei propri lettori sulle proprie Snap Adv.

BMW

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Molto interessante è anche il caso legato a BMW: l’azienda tedesca è stata una dei primi marchi a conquistare Discover. Sin da subito è stata lo sponsor della CNN caratterizzando le pubblicazioni del canale.
L’azienda ha compreso subito l’occasione di potersi inserire trasversalmente in tematiche sociali,  politico ed ambientali.
Da qui la scelta di promuovere sui canali di Snapchat Discover unicamente i modelli di auto elettriche ponendo una grande attenzione sull’innovazione tecnologica e sull’ambiente: un’iniziativa geniale che ha aiutato il brand a posizionare i nuovi modelli ecologici nel settore.

Sony

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Anche Sony Pictures ha ben pensato di sfruttare l’occasione delle Snap ADV per promuovere l’uscita di Angry Birds Movie. L’estate scorsa l’ufficio marketing della casa produttrice ha intuito che durante le Olimpiadi il numero di famiglie che avrebbe seguito le competizioni in tv sarebbe aumentato notevolmente: per questo motivo ha scelto di promuovere il video con clip divertenti e coinvolgenti durante gli spot dei Giochi Olimpici.

Snapchat Discover non è più solo un posto per leggere nuove storie, ma si sta affermando come una piattaforma dinamica dove i brand possono scoprire il loro potenziale pubblicitario e confrontarsi in modo innovativo e creativo.