BOT di Instagram

Instagress chiude i battenti: che fine faranno i BOT di Instagram?

2o aprile 2017. Instagress chiude i battenti. È l’inizio della fine per i BOT di Instagram?

Se non sei sei un assiduo utilizzatore di Instagram – e soprattutto non sei ossessionato dai numeri sui social – probabilmente non avrai mai sentito parlare di Instagress. Ma non preoccuparti, non è una colpa. D’altra parte, chi lo conosce (molto bene) non ne parla di certo volentieri, se non a una ristretta cerchia di persone fidate.

BOT di Instagram

Perché questo alone di mistero?

In realtà non si tratta più di mistero da ormai un po’ di tempo: sono tanti gli utenti che negli ultimi anni si sono affidati sempre di più ai BOT di Instagram per aumentare follower e like rapidamente. Spesso vertiginosamente, e di conseguenza anche palesemente.

Ovviamente parliamo di “BOT di Instagram” perché così si chiamano in gergo, ma si tratta in realtà di tool che non hanno nessun legame con il social. Anzi, sono contro i suoi Termini di Servizio. Permettono di aumentare in modo automatico like e/o follower, a seconda dell’obiettivo desiderato, con (apparenti) vantaggi e (numerosi) svantaggi.

Il punto è che da oggi la storia cambia. O, almeno, così lascia presagire l’intervento di Instagram sul tool che conferiva i “social media superpowers” (così prometteva, almeno).

BOT di Instagram

Questo è quello che si leggeva sul sito di Instagress, non appena il servizio è stato chiuso:

“Triste notizia per tutti coloro che si erano innamorati di Instagress: su richiesta di Instagram, siamo stati obbligati a chiudere il servizio che vi ha aiutato così tanto nella vostra esperienza su Instagram. Siamo tutti tristi, ma al momento sembra che non ci sia niente che possiamo fare

Nel momento in cui scriviamo questo articolo, l’ultima parte del messaggio è invece stranamente sparita, e questo è ciò che invece appare.

BOT di Instagram

Fonte: Instagress

Instagress, che funzionava con abbonamenti per un minimo di 3 giorni fino ad un mese, sta ora cercando di correre ai ripari offrendo rimborsi agli utenti che hanno già pagato per il servizio e si trovano a bocca asciutta di nuovi like e follower su Instagram.

Ma, a quanto pare, il team è piccolo e le richieste sono troppe. Così pare che l’email di contatto sia al momento intasata. Auguri.

Quando dicevamo che sono in tanti quelli che si erano innamorati di Instagress, stavamo esagerando per difetto, a quanto pare.

BOT di Instagram

Fonte: Instagress

È un po’ il segreto di Pulcinella, in fondo. Lo sanno tutti, molto probabilmente anche tanti brand che spendono fior di euro per progetti digital con pseudo-influencer da migliaia di follower e like non proprio reali.

O meglio, reali sì (non si tratta di account fake comprati), ma il più delle volte si tratta di profili che portano un engagement sul profilo pressoché nullo: follower che ti (ri)seguono – secondo la logica del follow4follow – ma non interagiscono, oppure account che mettono like sulle tue foto sempre per ricambiare il “favore” – like4like –  ma senza un interesse reale verso il contenuto pubblicato. E così si azzera, di fatto, lo scopo della strategia di influencer marketing sui cui le aziende . Soldi buttati al vento, il più delle volte.

E allora, che dire? Instagress non è certo l’unico BOT di Instagram – ne sono fioriti molti altri nel tempo (e probabilmente ora ti starà venendo anche una certa curiosità, lo sappiamo) – ma sicuramente era il più utilizzato. Cosa succederà agli altri servizi simili? E cosa succederà ai BOT-addicted per i quali questo tool ha rappresentato per lungo tempo una vera e propria manna dal cielo?

Staremo a vedere se il social di Zuckerberg ha deciso di intraprendere una battaglia a 360º su tutti i fronti, oppure se a breve arriverà l’escamotage.

Molinari

Roberto Saviano, Marilyn Manson, Sambuca Molinari: gli Epic Win & Fail della settimana

Altro giro, altra corsa! Anche oggi ritorna la rubrica che raccoglie il meglio dell’epicità: ma non perdiamoci in chiacchiere e guardiamo subito tutto il meglio e il peggio che l’internet dei social network c’ha regalato la scorsa settimana.

Epic Win

MegaEpicWin per l’evergreen Marilyn Manson, che questa settimana ha terrorizzato i follower del suo account Instagram con una serie di video a dir poco inquietanti. A metà tra lo stile di Blair Witch Project e di The Ring, i video sembrano essere il teaser della campagna di lancio del suo nuovo album, previsto per il prossimo giugno! Date un occhiata:

Hisatrocitionics.

Un post condiviso da Marilyn Manson (@marilynmanson) in data: 16 Apr 2017 alle ore 22:40 PDT

Una serie di #EpicWin anche per gli amici di Sambuca Molinari, che questa settimana ci hanno deliziato con alcuni post molto carini, tipo questo dedicato alla scorsa Pasquetta:

Molinari

O questa Gif dedicata ai 28 anni del Gameboy di Nintendo:

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O questa per il prossimo 25 aprile, dedicata a chi “di ponti non ne ha”:

Molinari

Riusciranno a tirare su il morale anche a chi il 24 aprile sarà in ufficio? Chissà!

Epic fail

Sappiamo bene che ormai quasi tutti i personaggi pubblici o\e vip, affidano la gestione dei propri canali social a social media manager di fiducia, che dovrebbero far filare perfettamente tutti i profili e evitare erroracci clamorosi.

Ma cosa succede quando il SMM si distrae? Ecco, come qualche tempo fa per Gianni Morandi e Matteo Renzi, questa volta è successo anche a Roberto Saviano.

Cosa? Anche lui ha dimenticato di cancellare le indicazioni di pubblicazione della foto. Cosa è andato perso? Niente di particolare, solo un po’ di senso di genuinità e di spontaneità del post!

SAVIANO

E anche per questa settimana è tutto. Se siete in ufficio, sappiate che da parte nostra c’è pieno supporto: d’altronde, forse, questa settimana è quello l’Epic Fail più grande che c’è!

La street art californiana di Apexer viaggia con Timbuk2

di Silvia Scardapane

Questa settimana Streetness viaggia tra i colori di San Francisco per scoprire il marchio statunitense Timbuk2 e la prima capsule collection della campagna “Future Shapers” realizzata in collaborazione con lo street artista Apexer.

Ricardo Richey, più noto con lo pseudonimo di Apexer, è un artista molto attivo tra le strade californiane, in particolar modo a San Francisco, sua città natale. Tantissimi sono i progetti creativi realizzati in numerosi quartieri della città, anche grazie al collettivo Gestalt di cui è parte; poi esposizioni, performance e pubblicazioni editoriali: la produzione artistica di Apexer non include soltanto l’arte di strada ed è tuttora in continua evoluzione. A prima vista i suoi lavori sembrano bucare lo sguardo con colori sfavillanti e modelli astratti, ed è facile rintracciare riferimenti al mondo del graphic design e all’architettura, ma a ben vedere, da quell’apparente caos armonioso, prendono vita parole leggibili, solitamente trascritte in cinese o in latino, che catapultano lo spettatore nell’affascinante arte dei calligraffiti, vera rielaborazione del lettering e della tipografia più tradizionali.

Questa particolare espressione creativa, che si inserisce più propriamente nell’ambito del graffiti writing, negli ultimi anni è stata più volte protagonista di numerose campagne di marketing aziendale nonché impiegata, grazie al talento di molti artisti, anche per la realizzazione di interessanti produzioni: oltre ad essere particolarmente apprezzata dal pubblico, l’arte dei calligraffiti mette a confronto le forme più tradizionali dell’alfabeto con l’astrazione contemporanea, ed è per questo in grado di comunicare al meglio anche l’evoluzione delle imprese e il continuo mutamento degli acquirenti.

La nuova collezione in edizione limitata di Timbuk2, infatti, è ispirata al frenetico mondo dei pendolari e comprende tre differenti tipologie di borse a tracolla e zaini bike messengers. Per l’occasione Apexer ha creato infiniti labirinti che danno vita ad una texture caleidoscopica: un richiamo all’arte murale dell’artista che per il lancio della collezione ha regalato nuove opere alla città coinvolgendo direttamente i residenti di alcuni quartieri.

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Credo esista una grandissima sintonia tra il mondo dei pendolari e quello degli artisti di strada. Entrambe le comunità sono caotiche e in movimento, però tutti sono impegnati nella ricerca di uno stile distintivo, unico nel suo genere. Timbuk2 si ispira molto a queste qualità ed è inoltre un marchio sempre presente in tutti gli spazi creativi della città di San Francisco. Proprio per questo quando mi è stato chiesto di collaborare per una capsule collection non ho esitato, è stata una scelta molto facile da fare

Apexer, street artista

Questa partnership conferma alcune delle direttrici che sempre favoriscono la nascita di ottime collaborazioni tra artisti e aziende: da un lato l’attenzione ai giovani acquirenti e il supporto agli spazi creativi di una città; dall’altro la creazione di prodotti ad hoc che consolidano il rapporto con artisti locali di talento.

L’interesse per la bella scrittura, tra arte e tecnologia, è in crescita un po’ ovunque, anche in Italia: che si stia per scrivere un nuovo futuro tra street artisti e aziende?

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Viaggio verso lo smart working, tra tecnologia e design

Come spesso accade quando parole fino a poco tempo prima quasi sconosciute iniziano ad essere sulla bocca di tutti, ci si ritrova confusi e curiosi; così sembra essere avvenuto anche per questa realtà di cui tutti parlano, ma che pochi conoscono davvero e ancora meno hanno provato: lo “smart working”.

Non è una novità, è vero: sono anni che si parla di lavoro agile (non chiamatelo telelavoro, però: è cosa ben diversa!), dei suoi benefici tanto sul work-life balance dei dipendenti, quanto sulla produttività e sui costi aziendali.

Anche il Salone del Mobile quest’anno è stato invaso da installazioni, talks, presentazioni e incontri per la stampa a tema “smart working”. In questi luoghi il lavoro agile è stato presentato da un punto di vista legato al design (dicesi “design del lavoro”), che è uno degli aspetti portanti di questa nuova tipologia di lavoro, non solo al Fuorisalone ma anche alla Fiera stessa, come nel caso dello stand di Estel, tutto dedicato al Workplace 3.0.

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Se si deve ripensare l’ufficio e la giornata lavorativa in ottica di smart working, infatti, ci sono tre ordini di cose che devono cambiare: la prima è proprio il design, la disposizione degli spazi, il suo utilizzo, lo stesso concetto di “ufficio”, che va ripensato in ottica smart e mobile-first.

La seconda è la tecnologia: gli strumenti che il digitale offre oggi rendono possibile l’accesso ai dati ovunque, il mantenimento di relazioni lavorative da remoto, una gestione delle attività sempre più mobile. Perché il nostro modo di lavorare è invece praticamente lo stesso di 50 anni fa?

La terza, invece, è proprio la mentalità, l’idea di lavoro, di produttività e di controllo (tanto dei lavoratori quanto delle aziende). Questo aspetto è il più importante, ma anche il più difficile da modificare.

Il design del lavoro: ripensare gli spazi e gli oggetti in modo smart

Smart Working significa in primis un cambio di paradigma per quanto riguarda gli spazi dedicati al lavoro stesso, in ufficio e a casa, ed è per questo che anche la Design Week di Milano si è ormai accorta di questa nuova filosofia lavorativa e ne sta facendo, anno dopo anno, uno dei suoi cavalli di battaglia. Perché lo Smart Working non è solo ciò che stanno introducendo tante aziende, come ha di recente fatto Ferrero, ovvero uno o più giorni della settimana lavorativa in cui è possibile lavorare da casa.

Dal punto di vista organizzativo, il vero balzo in avanti verso lo smart working si ha quando l’intera organizzazione e l’ufficio stesso si orientano a questo scopo.

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Un buon esempio in Italia di questo può essere la tanto chiacchierata Microsoft House, che alcuni hanno additato come un non-ufficio, costruito con scopi principalmente di marketing, ma che in realtà incarna il concetto di “workplace transformation”: un ufficio in cui recarsi solo all’occorrenza, in cui non essere legati ad una scrivania fissa, in cui l’attività richiesta determina la scelta del luogo in cui lavorare – e non viceversa.

Tecnologia sempre più mobile per un lavoro sempre più mobile

Come staccare davvero dal lavoro in tre mosse

La tecnologia a nostra disposizione oggi permetterebbe già di lavorare in modo completamente diverso, nella maggior parte dei casi. Secondo l’Osservatorio per lo Smart Working del 2016, il 23% dei lavori italiani ad oggi potrebbero già essere “smart works”, in base alla tipologia e alle tecnologie utilizzabili.

Ci sono principalmente tre pilastri tecnologici che trainano il cambiamento e che abilitano una modalità di lavoro diversa: il cloud, le tecnologie per la collaborazione da remoto, e i sempre più potenti hardware mobili. È chiaro che anche solo 20 anni fa questo intero articolo non avrebbe avuto alcun senso: in una condizione lavorativa in cui i dati erano fisicamente contenuti in archivi cartacei, in cui scambiarsi informazioni faccia a faccia era l’unico modo per interagire, la partecipazione fisica al lavoro era una condizione essenziale e la produttività si misurava in ore trascorse in ufficio.

Ma oggi, cosa ci lega alla scrivania? Oggi, che il Cloud rappresenta un archivio più ampio, più sicuro, più veloce di ogni possibile archivio tradizionale, con il vantaggio di essere ovviamente anche ubiquo. Oggi, che i sistemi di gestione dei compiti online come Trello, le chat aziendali come Slack, gli strumenti di videoconferenza sempre più avanzati, hanno rivoluzionato il modo di comunicare e collaborare.

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Oggi le workstation sono sempre più mobili e leggere, fino al punto che è quasi possibile lavorare solo con uno smartphone, magari collegandolo ad uno schermo. È ad esempio quello che sta cercando di fare Samsung che, insieme al suo nuovo telefono dal design super elegante, il Galaxy S8, ha presentato proprio alla Design Week anche DeX Station, un accessorio che lo trasforma in un vero e proprio computer.

Insomma, oggi la tecnologia rende sempre più urgente un cambio di paradigma nel lavoro, per riuscire ad aumentare la produttività (che invece perdiamo con le continue distrazioni), a ridurre i costi per le aziende e a vivere una vita più bilanciata e sana dal punto di vista personale. Ma allora perché non lo facciamo?

Dal controllo alla fiducia: il vero SMART working

i nuovi corsi on demand di Ninja Academy

La difficoltà più grande, alla fine, è quella culturale: non è facile cambiare un modo di lavorare che è rimasto praticamente invariato dalla Seconda Rivoluzione Industriale!

Perché la rivoluzione dello smart working possa davvero avvenire, il vero cambiamento deve avere luogo a livello di approccio al lavoro: è necessario spostare l’asse da una modalità di valutazione basata sul tempo, sull’operatività, sul controllo, ad una basata sui risultati, sulla produttività, sulla fiducia. Solo così tecnologia e ambiente possono dare la possibilità al singolo lavoratore di responsabilizzarsi; e, al contempo, permette  alla singola impresa di risparmiare sui costi legati all’ufficio e all’operatività e di avere dipendenti soddisfatti che diventino ambassadors del proprio brand.

Sempre secondo l’Osservatorio sullo Smart Working, infatti, questo “ha un effetto positivo concreto sull’engagement delle persone: oltre un terzo del campione si sente di contribuire positivamente alla creazione di un buon clima aziendale e oltre il 40% degli Smart Worker è entusiasta del proprio lavoro”.

Ma non crediate che la difficoltà sia solo da parte delle aziende nel fare questa transizione: anche moltissimi lavoratori, che pur rientrano in quel potenziale 23% di smart workers, non si sentono pronti per questo cambiamento.

È un processo comunque già in atto, e che nell’ultimo anno ha visto una decisa impennata, sia in termini di adozione che per l’esposizione mediatica che sta avendo, e che è destinato a cambiare il modo in cui lavoriamo, nel bene e nel male, completamente.

Yelp, Eat24 e Murble: la consegna a domicilio automatizzata non conosce limiti

Il settore della logistica automatica è in continua espansione in tutti i settori economici; tuttavia, nel settore della consegna del cibo a domicilio si sta sviluppando un forte business grazie all’aiuto delle più moderne tecnologie che consentono ai robot di muoversi in autonomia nel traffico cittadino grazie al GPS e grazie a sofisticatissimi sensori di posizione e movimento.

In passato abbiamo parlato del primo prototipo completamente automatico capace di consegnare la pizza in Australia e poi abbiamo riportato l’esempio europeo di Starship che ha lanciato a Londra un servizio di consegna automatica. Il settore è così in fermento che il colosso Yelp nel 2015 ha comprato per 134 milioni $ Eat24 e recentemente ha stretto un accorto con Murble per lanciare un servizio di food delivery a domicilio.

LEGGI ANCHE: Rapide, precise, puntuali: il futuro delle consegne a domicilio della pizza passerà dai Robot?

Il servizio funziona come quelli già analizzati negli articoli precedentemente; tuttavia in questa prima fase sarà seguito anche da un occhio umano per evitare disguidi legati alle consegne e perché gli ingegneri stanno finendo di mappare i marciapiedi di San Francisco.

Matt Delaney, CEO di Marble, in una intervista rilasciata alla Rototics Institute ha esposto la triplice mission aziendale:

  1. aiutare gli utenti a ordinare in modo semplice tramite uno smartphone o la chat di Facebook Messenger
  2. aiutare i ristoratori locali con l’aiuto di una tecnologia che consegni il cibo più velocemente senza l’ausilio di una persona
  3. aiutare l’ambiente riducendo l’inquinamento

Il futuro dell’automazione nella consegna del cibo è solo all’inizio.

Tuttavia, si intravvede già un forte incremento di investimenti da parte di società importanti come Yelp o come Google che seguono con particolare interesse i nuovi trend di mercato. Tra pochi anni (o forse mesi?) potremo ordinare una pizza dal nostro smartphone pagando con un sistema elettronico, e questa ci sarà consegnata da un robot automatico. Rimane solo da capire una cosa: riusciranno a creare robot capaci di fare le pizze?

Gli strumenti avanzati per il Content Marketing: recupera subito la Free Masterclass

Gli strumenti avanzati per il Content Marketing: segui subito la Free Masterclass

Era da tempo che pensavi di dare una rinfrescata alla tua raccolta di tool per il content management? Benissimo! I docenti del Corso in Content Marketing hanno tenuto di una lezione su come rinnovare la nostra raccolta di  “armi segrete” e a migliorare la nostra capacità di gestione strategica e operativa delle campagne di Content Marketing.

Si tratta di contenuti fondamentali e integrati con tutto il resto del percorso formativo.

Perché non ne approfitti anche tu? Puoi iscriverti e seguire on demand – quando vuoi e dove vuoi – la Free Masterclass sugli Strumenti avanzati per il Content Marketing.

Gli strumenti dei migliori professionisti del Content Marketing

Ma quindi: quali sono gli strumenti avanzati utilizzati dai migliori professionisti nell’ambito del Content Marketing? E come possiamo migliorare le nostre campagne?

Ce lo hanno spiegato Alberto Maestri e Valentina Falcinelli, docenti del Corso Online in Content Marketing, che durante la loro lezione ci hanno dato un assaggio dei tool che possono essere utili per far decollare e viaggiare al meglio le nostre campagne di Content Manarketing.

Come? Hai mai sentito parlare delle “Sei dimensioni del ciclo progettuale”? Con Alberto Maestri ci siamo addentrati nelle best practice per l’utilizzo di questo meraviglioso modello, che può tanto facilitarci il processo mentale durante l’impostazione del processo strategico.

Ti sei mai chiesto invece “Come far essere sprizzanti” le tue campagne? Tieni d’occhio i tuoi competitor, aggiornati e usa bene gli strumenti:  Valentina Falcinelli ci consiglia tutte le mosse giuste per far fruttare le nostre campagne e restare sempre sul pezzo nel magico mondo “dell’Internet”!

Come recuperare la Free Masterclass

Per seguire la Free Masterclass On Demand vai sul sito Ninja Academy e iscriviti alla Free Masterclass –  Gli strumenti avanzati per il Content MarketingDopodiché comparirà nella tua area utente e potrai accedere a tutti i contenuti della lezione e procedere con la tua crescita nel mondo del Content Marketing.

Festival of media global 2017 emerge

Emerge al Festival of Media Global: ecco il programma per startup

Anche quest’anno, durante il Festival of Media Global, torna lo spazio emerge, una possibilità per le startup per far conoscere i propri prodotti ad un pubblico ampio e variegato.

Emerge è lo speed-pitching che si terrà durante il Festival of Media Global, l’appuntamento annuale con i maggiori esponenti dei media che si incontrano in Europa per discutere dei temi più caldi del settore.

Una tre giorni di formazione, premiazione delle migliori campagne, promozione delle startup ma soprattutto un’occasione straordinaria di networking.

Festival of media global 2017 emerge

Emerge, la piattaforma del Festival of Media Global dedicata alle startup

Emerge è una vera e propria piattaforma per le startup più interessanti dei media e del tech, che potranno mostrare i loro prodotti e servizi alle più grandi personalità mondiali nel settore della pubblicità.

Il programma emerge è stato creato per offrire uno spazio alle startup AdTech e MarTech (MadTech) più hot a livello globale, una vetrina per i loro prodotti e servizi, di fronte ai più grandi investitori del settore pubblicitario a livello internazionale.

Secondo le testimonianze di chi vi ha già partecipato nelle scorse edizioni, emerge un’esperienza live unica, grazie alla quale poter prendere parte a uno degli eventi multimediali del Festival a Roma, Dubai o Miami.

Ogni startup, inoltre, riceve due biglietti gratuiti per il Festival of Media, del valore di £ 5.000.

Emerge significa tre minuti di pitch per proporre la tua startup e un pranzo unico e solo su invito, per stare fianco a fianco con i più grandi protagonisti dell’Advertising internazionale. Un’occasione unica di networking.

LEGGI ANCHE: Festival of Media Global, il mondo dei media si incontra a Roma

Festival of media global 2017 emerge

Partecipa a emerge con la tua startup MadTech: ecco come candidarsi

Sei uno startupper e vuoi candidarti al programma emerge? La tua idea imprenditoriale è basata sull’approccio tecnologico al targeting nel marketing, sei un’agenzia media o un editore? Sei già operativo con la tua attività o prevedi un roll-out nei prossimi 12 mesi? Hai meno di 50 dipendenti e un fatturato inferiore ai 10 milioni di dollari al’anno?

Contatta Ilaria Nizzoli, per candidarti all’indirizzo ilaria.nizzoli@csquared.cc

Per maggiori informazioni, puoi scaricare la brochure.

week in social

Week in Social: dalla Virtual Reality di Facebook all’assistente digitale di Messenger

Aria di primavera, tempo di cambi di stagione. No, cosa avete capito? Il nostro nuovo guardaroba spazia dall’intramontabile blu Facebook, al giallo limone di Snapchat all’azzurro cielo di Twitter fino all’appariscente multicolor di Instagram. Ed è proprio il social network delle immagini per eccellenza ad inaugurare la nuova stagione primaverile decidendo di mettere finalmente ordine tra i post salvati.

Facebook sta sperimentando di tutto: YouTube attiva il Live Streaming da App Mobile e Snapchat presenta le nuove World Lenses 3D che sfruttano la potenza della realtà aumentata. È venerdì, è Week in Social e prima di abbandonare anima e corpo al lungo weekend di primavera è cosa buona giusta dare un’occhiata agli update dei nostri amatissimi social network. Ma andiamo con ordine.

Week in Social

Facebook presenta Spaces, un nuovo modo social per connettersi con gli amici in Virtual Reality

Solo la prima delle tante novità di casa Zuckerberg di questa settimana. Il 18 e il 19 aprile a San Jose, in California, si è tenuta la Facebook Developers Conference (F8), il più importante evento organizzato ogni anno da Facebook per mostrare le sue ultime novità e aggiornare gli sviluppatori sulle nuove funzioni. Cos’è Spaces? Presto detto. Facebook Spaces è una nuova applicazione di realtà virtuale dove hai la possibilità di metterti in contatto con i tuoi amici in un ambiente virtuale e interattivo come se foste nella stessa stanza.

week in social

Disponibile da questa settimana in versione ‘beta’, Spaces è una sorta di Facebook parallelo, in formato tridimensionale e virtuale, con tanto di propri avatar costruiti dagli utenti a propria immagine e somiglianza. Dentro Spaces potrete guardare video e foto a 360 gradi e perfino usare un selfie stick virtuale. La piattaforma è integrata con le video chiamate di Messenger per interagire con i vostri contatti.

week in social
Facebook presenta Messenger 2.0: Tab Discover, Musica, Rich Gameplay, Codes, Chat Extensions

Mentre David Marcus, attuale vicepresidente della componente Messenger di Facebook annuncia, dal suo account Facebook, che ad oggi sono oltre 1,2 miliardi le persone che utilizzano Messenger ogni mese, da San Jose Zuckerberg introduce importanti novità per la piattaforma di chatting. La più importante ed evidente sarà Tab Discover, già in fase di rollout negli USA. Di cosa parliamo? Di uno strumento per la categorizzazione e la scelta dei bot più popolari, divisi per categoria.

week in social
LEGGI ANCHE: Facebook Messenger: arriva M, l’assistente digitale

Ma non è tutto. A breve potremmo riscontrare la presenza di un assistente virtuale, di un QR code da scannerizzare tramite la fotocamera per aggiungere rapidamente un bot. Tramite Messenger sarà anche possibile giocare e sfidare i propri amici ma soprattutto aggiungere Spotify, che permetterà di condividere e riprodurre canzoni direttamente all’interno di Messenger.

week in social

Instagram mette ordine e introduce un nuovo modo per salvare i post in collezioni private

Quanto ci piacciono le collezioni private di Instagram? Se anche voi non potete fare a meno di salvare sul vostro profilo le immagini e le foto che più vi hanno colpito da ora sarà possibile tenere in ordine il materiale salvato. Come per le board di Pinterest, anche Instagram avrà a disposizione collezioni per suddividere e ordinare i contenuti trovati navigando sul social network. Anche in questo caso, così come per le immagini salvate, le collezioni rimangono private rimanendo a disposizione solamente di chi le ha create.

week in social
LEGGI ANCHE: Instagram offline: presto disponibile per Android

Snapchat lancia New World Lenses e sfrutta le potenzialità della Realtà Aumentata

Dimenticate i banali filtri che avete utilizzato finora sul social del fantasmino perché da oggi vi sembreranno ancora più banali. Snapchat lancia New World Lensen, i filtri tridimensionali che interagiscono con quello che state riprendendo. Ed ecco comparire arcobaleni, nuvole, fiori e scritte interattive. Non ci credete? Date un’occhiata al video ufficiale.

YouTube amplia lo streaming da mobile

Finora era possibile lanciare “live” dallo smartphone per i canali con almeno 10 mila iscritti, ora invece le dirette video sono abilitate per chiunque abbia da mille iscritti in su.

Per questa settimana con le novità social è tutto! Seguite la nostra pagina Facebook  e il nostro gruppo LinkedIn per rimanere aggiornati su tutte le novità del mondo social.

Healthcare marketing

L’importanza del Digital Marketing per pharma, salute e medicina

di Rossella Garoffolo, Web Marketing e Social Media Specialist

L'importanza del Digital Marketing per pharma, salute e medicina

Negli ultimi mesi ho seguito il Master Online in Healthcare Marketing targato Ninja Academy, progettato in collaborazione con Roberto Ascione, CEO di Healthware International e con il supporto di Elena Pirofalo, Experience Director.

Sono entrata a far parte di questo gruppo curioso e motivato, ho conosciuto da vicino chi intende preparare le proprie aziende e – i propri datori di lavoro – alla rivoluzione digitale.

Aziende, medici, pazienti oggi hanno relazioni dirette e in diretta, le porte delle cliniche e delle case farmaceutiche sono spalancate su nuove opportunità semplici da cogliere e su nuovi strumenti user-friendly alla portata di tutti. In più, i settori medico e farmaceutico mettono in pista un funnel di marketing con caratteristiche diverse rispetto ai settori B2B e B2C, è vero, ma anche la salute può avere un cuore di marketing.

Dopo aver tracciato un quadro generale del settore, ecco cosa abbiamo imparato durante il Master.

L'importanza del Digital Marketing per pharma, salute e medicina

L’innovazione della salute spiegata attraverso i casi di successo

Individuando il cambiamento in atto nel settore salute e i trend di mercato dei prossimi anni, siamo stati a lezione di convergenza tecnologica per conoscere i confini della digital, ormai sempre più labili.

Dai Wearable Device allo IoT, dalla Virtual Reality ai Big Data, l’inspirational CEO di Healthware International, Roberto Ascione, ci ha raccontato le storie delle startup disruptive e delle loro best practice, entrando nel merito di nuovi tool sempre più sofisticati, oggetto di approfondimento “a casa” per noi Ninja e stimolo per un question time ricco, anche in termini di provocazioni su digitale e salute.

L'importanza del Digital Marketing per pharma, salute e medicina

Di strategy, customer journey  e social interaction, a partire dal regulatory framework

Per raggiungere un output di marketing qualitativamente eccellente è necessario conoscere modelli e procedure generali del settore Health, per questo si è resa necessaria una lezione sul regulatory framework: il settore salute è pieno di regole, conoscerle e aggiornarsi aiuta a non smarrirsi e avere la lungimiranza necessaria in fase di strategy.

Ma come si fa a costruire una strategia di digital marketing in un mondo così complesso? Siamo partiti da un’analisi del customer journey  approfondendo il concetto di personas che passa anche attraverso le social interaction. Ce lo hanno insegnato , rispettivamente, Ariel Salmang e Stefano Vitta.

In seguito, abbiamo passato al setaccio tutti i canali comunicativi e di vendita che il digital apre, permettendo di mantenere e acquisire nuovi contatti e pazienti, conservando anche quelli vecchi.

Con Francis Namouk,  abbiamo imparato l’importanza dell’integrazione di una digital video strategy per ispirare, coinvolgere e convincere i diversi attori del settore.

Nell’era del “sempre con lo smartphone in mano”, tra le lezioni più sorprendenti, anche in termini di scoperta di tool, ci sono state quelle relative alla mobile Strategy e alle app per medici, pazienti, case farmaceutiche, argomento su cui si sono concentrati Gerry Chillè e Luigi Capani.

Osservare, misurare, interpretare. Ripetere qb

Oltre la strategia e l’implementazione della campagna, da buoni marketer abbiamo individuato KPI e metriche da non perdere mai di vista, imparando ad osservare e interpretare gli analytics per “onorare” l’obiettivo finale aziendale: il ROI.

Ma come fa un marketer a non perdersi nulla per strada?

Ci è venuta incontro la lezione sul brief di Michela D’Amelia: come farlo, come spiegarlo, gli errori da non commettere e poi  template e modelli da utilizzare. 

Healthcare marketing

Il content marketing che vende (ma non da solo)

Anche nel settore Healthcare, per comunicare efficacemente, esistono davvero tanti strumenti, ma nell’era del digitale è necessario partire da uno, nello specifico: il sito internet  – anche eCommerce.

Per quello che riguarda i contenuti, essi andranno poi prodotti e declinati: dalla SEM alla SEO al Paid ADV passando per l’Email Marketing e la profilazione degli utenti con un occhio attento ovviamente ai social media e alle community. La lezione di Salvatore Catalano ci ha guidato nel cuore del content marketing e della sua importanza per “chiudere il deal”.

Ma, a questo punto, che ruolo ha la mera forza vendita? Viene lasciato tutto alle strategia di marketing comunicativo digitale o piuttosto ci sono nuovi modelli rafforzativi? Ce ne ha parlato Anna Simonotti che ci ha illuminato con la sua spiegazione della Closed Loop Marketing e Sales Force Empowerment.

Un dato è però certo: nell’era del digitale, non tutto può essere solo digitale. I congressi e gli eventi di settore, ad esempio, hanno ancora – e soprattutto, forse – un’importanza e un potenziale enorme anche grazie alla loro contaminazione con il digitale e all’enorme supporto delle app.

Dall’influenza agli influencer: chi sono i KOL

Ma chi c’è dietro l’Healthcare Marketing se non le persone? Non solo pazienti, ma medici, farmacisti e influencer.

Abbiamo analizzato concetti e strategie di Digital PR & Personal Branding.

Nella lezione di Antonella Arminante, abbiamo scoperto che cos’è un KOL – curiosi, eh?! – e come monitorare strategicamente sentiment e reputation online.

E se si sbaglia una mossa? Niente paura, si può sempre andare a ripescare dalla memoria la due ore intensissima, le dritte e le chicche di Melania De Luca sulla crisis communication.

Healthcare marketing

La Ninja Academy Experience

Anche l’aula “virtuale” del gruppo Facebook di #HealthNinja è stata un ottimo terreno di confronto “reale”.
1 Screeshot CONSIGLIO - Confronto con il gruppo (1)
Inoltre la possibilità di vedere e rivedere le lezioni on demand ci aiuterà ad avere sempre i preziosi consigli dei docenti a portata di mano!

E ora?

Il Master è terminato ma dai un’occhiata agli altri corsi Ninja Academy in programma nei prossimi mesi.

Per qualsiasi informazione, puoi scrivere a info@ninjacademy.it oppure telefonare 02/400.42.554

Be Ninja!