For#uman Communication, un manifesto per una nuova cultura della comunicazione

Nell’epoca della quarta rivoluzione industriale il modo di vivere, lavorare e comunicare si sta radicalmente modificando e il predominio delle cosiddette “tecnologie intelligenti” mette in discussione il significato e il ruolo stesso di “essere umano”.

In questo scenario è necessario pensare a una nuova cultura della comunicazione, basata su una ritrovata e rinnovata centralità della persona.

Da questa riflessione è nato, al Forum della Comunicazione 2017, For#uman Communication, un vero e proprio manifesto che mira a diffondere una nuova prospettiva e una “nuova cultura della comunicazione” e del relazionarsi.

for#uma communication

Educare all’utilizzo delle tecnologie in modo consapevole: il Manifesto di For#uman Communication

“Per far sì che all’aumentare delle tecnologie della connessione, all’interno della società ipertecnologica che viviamo, corrisponda un incremento delle opportunità relazionali è indispensabile maturare in cultura, capacità critica e autocritica e rivalutare la centralità dell’uomo e delle sue idee. Sono convinto che tutti, Scuola, Università, Istituzioni, siano chiamati a dare un proprio contributo, in un clima sinergico di condivisione e di confronto”.

Prof. Piero Dominici

Per fare ciò occorre educare e formare criticamente le persone a pensare con la propria testa: educare a utilizzare le tecnologie in maniera consapevole, senza “subirle”, sviluppando una coscienza critica per evitare di essere connessi perdendo però il vero senso della comunicazione.

Il Manifesto, ideato e creato da Comunicazione Italiana, in collaborazione con il Prof. Piero Dominici e in partnership con Enet Group, intende quindi valorizzare il ruolo dell’uomo, mettendo in risalto ciò che lo rende unico generatore di idee: la creatività.

Il Manifesto sarà rappresentato in apertura dalla Sand Artist Stefania Bruno durante il Forum Comunicazione 2017: sarà possibile firmarlo durante tutta la giornata e condividere i diversi cancelletti creati per l’evento, ognuno legato al tema di una delle sessioni del Forum.

Ogni utente potrà votare gli hashtag più rilevanti e contribuire così a definire la Parola Chiave della Comunicazione 2017.

Google Arts and Culture: arriva la nuova Guida Turistica firmata Big G

Google ha cominciato a interessarsi al mondo delle opere d’arte nell’ormai lontanissimo 2011, quando ha iniziato a caricare sulle proprie piattaforme immagini in alta risoluzione delle opere d’arte classiche. Se n’è parlato molto, ma è sempre rimasto un progetto poco utilizzato – se non da studenti e professionisti del settore culturale – una specie di spin-off di Google Immagini, incentrato sulle opere d’arte. Cerchi autore e/o titolo, trovi il risultato. A partire dallo scorso luglio è nato il progetto Google Arts and Culture, e oggi ci sono ancora più novità.

Google Art Project

Google Arts and Culture è una piattaforma che consente agli utenti di immergersi all’interno delle collezioni d’arte di tutto il mondo, scegliendo località, corrente artistica, periodo storico e navigando in un database non più diviso unicamente per nome dell’opera, ma anche per tipologia di esperienza che si vuole intraprendere. Ad esempio, hai mai provato a seguire le orme del Grand Tour in Italia? È uno dei tour che offre Google Arts and Culture.

Da pochi giorni però è stata integrato il sistema di navigazione di Google Street View – che, come sappiamo, consente un’esperienza immersiva in un qualunque luogo del pianeta! – e quindi ci basterà accedere a Google Maps e navigare in un’istituzione museale, e sarà come passeggiare davvero all’interno di quel Museo dall’altra parte del mondo.

Google

Google

Google ha lavorato su 15.000 opere, tutti di Musei che hanno partecipato al progetto: per ognuna di queste è possibile zoomare per guardare da vicino i dettagli di quadri, statue e installazioni, arrivare fino a quasi toccare con mano la natura del materiale e avere una percezione nitida di colori e sfumature.

Ognuna delle 15.000 è corredata de scheda informativa, fornendo collegamenti ipertestuali finalizzati alla comprensione del contesto storico e artistico senza il quale la fruizione dell’esperienza museale, lo sappiamo, è sempre un po’ monca.

 

Ma non finisce qui: Da Venezia a Palermo, passando per Siena e Roma, il Grand Tour d’Italia di Google è un viaggio tra alcuni dei tesori culturali del nostro Paese.

Il progetto, reso disponibile per tutti sulla piattaforma Google Arts & Culture, è stato realizzato attraverso la tecnologia di Google e il sapiente racconto di istituzioni culturali partner del Google Cultural Institute come il Comitato Giovani della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, la Fondazione Musei Civici di Venezia, l’Accademia dei Fisiocritici, il Consorzio per la Tutela del Palio di Siena, Outdoor Project, il Teatro Massimo di Palermo.

A Venezia, e a seguire anche a Siena, Roma e Palermo, questo viaggio virtuale è diventato anche un’esperienza reale: dal 19 al 21 maggio l’Arsenale Nord, Tesa 94, dalle ore 10 alle 20, si è animato di installazioni e di tecnologia Google e ha aperto le porte gratuitamente ai veneziani per permettere loro di scoprire come queste storie affascinanti prendono vita, celebrando i tesori della città, e molto altro. E’ stato possibile entrare nelle opere di Canaletto, fotografate ad altissima risoluzione con Art Camera e proiettate a tutto schermo sulle pareti della Tesa 94; immergersi nella storia di Galileo e fare un salto nello spazio grazie a Google Earth VR.

Con l’aiuto di visori per la realtà virtuale come Daydream View è stato possibile rivivere la storie e le origini della festa del Redentore e i suoi fuochi d’artificio nei video a 360° o ancora mettersi alla prova con Tilt Brush per reinterpretare le bellezze di Venezia e osservare le opere realizzate dagli altri visitatori in realtà virtuale. Lavorando a stretto contatto con Google, AKQA ha sviluppato il concept e l’esperienza collaborando con Venticento che ha realizzato la scenografia, la produzione e la gestione delle installazioni.

Insomma, Google Art And Culture is the new Guida Turistica? Forse non ancora, ma ci siamo molto vicini.

Facebook

6 falsi miti da sfatare sulla creazione di contenuti per Facebook

Se pensate che nel mondo dei social sia veramente tutto oro ciò che luccica non potete neanche immaginare quanto vi sbagliate. Quanto c’è di vero? Quanto vi nascondono gli abilissimi Social Media Manager? Vi sarà capitato di sentirne di cotte e di crude su Facebook e su ciò che viene pubblicato sul social network di Menlo Park.

Dagli orari migliori e la frequenza di pubblicazione, dalla privacy violata ai contenuti nascosti al nostro network. Bene, oggi vogliamo parlarvi proprio di questo, dei falsi miti sulla content creation per Facebook, quegli evergreen duri a morire che non fanno altro che alimentare false credenze. Siamo sicuri che almeno uno di questi, o anche di più, vi ha messo più di una pulce nell’orecchio, facendo barcollare le vostre più solide convinzioni.

Facebook

Prima di abbandonarvi anima e corpo nell’attenta lettura di questo post, vogliamo ricordarvi che nessuno social media manager è stato maltrattato per aver creduto anche a solo uno di questi luoghi comuni. Ma andiamo con ordine.

Facebook non funziona più. Fa vedere solo i post sponsorizzati

Partiamo con il re dei luoghi comuni, con la bufala delle bufale, quella a cui anche noi abbiamo creduto più di una volta. Alzi la mano chi non si è lasciato coinvolgere dalla frase fatta e rifatta del “Facebook è diventato un paid media, evidenzia solo i post sponsorizzati, penalizzando e oscurando tutti gli altri” e voi giù a sponsorizzare, creare inserzioni e individuare target. Be, non è affatto così, almeno in parte.

Che Facebook sia sempre più business oriented non è un segreto per nessuno, ma la reach bassa dei vostri contenuti non è certamente data da questo, almeno non solo. Facebook non penalizza i vostri post perché non avete sborsato un euro o perché i vostri contatti hanno deciso di abbandonarvi su ciglio della strada dei social.

Facebook

Facebook ha deciso semplicemente di valorizzare e rendere visibili determinati contenuti perché ritenuti più di interesse per i vostri seguaci più fedeli o quelli con cui avete un’interazione più frequente. Considerando che sono circa 50mila i contenuti condivisi ogni giorno su Facebook, non stupisce che ne riusciamo vedere solo una minima parte.

Mettiamo il caso di avere circa 500 amici e che ognuno di loro decida di pubblicare qualcosa, provate solo ad immaginare il caos che regnerebbe nel vostro feed. È per questo motivo che la news feed di Facebook mostra dei contenuti secondo 3 fattori: il momento in cui sono stati pubblicati, la forza della tua relazione con chi ha pubblicato il contenuto e l’importanza del contenuto a livello di coinvolgimento. Ma andiamo avanti.

Ci vuole troppo tempo per creare contenuti buoni su Facebook

In parte è vero. Ma è vero se alla base della content creation non c’è una pianificazione o una scelta ragionata di temi e strumenti. Se vi lasciate attrarre dalla falsa credenza che “ci vuole troppo tempo per essere su Facebook bene quindi meglio lasciar perdere” fate pure ma siamo qui per dirvi che ce la potete fare. Il trucco? Pianificare, schedulare, osservare e provare.

Il tutto scegliendo tool che possano facilitare e velocizzare il lavoro. Non serve essere un grafico collaudato per produrre un ottimo contenuto visual, stesso discorso per i video o le gif. Con Canva per esempio potete realizzare delle belle grafiche in modo professionale e veloce.

Facebook non è adatto per il mio business, è una perdita di tempo

In termini di livelli altissimi di luogo comune se la gioca con il punto uno. Attenzione, non stiamo dicendo che Facebook sia il social network perfetto e idoneo per ogni tipo di prodotto, servizio, target ( ad ognuno e ogni cosa il suo social network), quello che vi stiamo dicendo è che Facebook e i contenuti pubblicati su Facebook sono un ottimo e indispensabile strumento per promuovere e far conoscere il vostro business.

Se più di 1 miliardo e mezzo di utenti sono presenti e attivi su Facebook, molto probabilmente ci saranno anche i tuoi potenziali clienti.

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È meglio postare non più di due contenuti al giorno

Forse era vero tempo fa ma non oggi. Partiamo dal presupposto che non ha il minimo senso stabilire un tot di post per poi pubblicare cose inutili o poco interessanti giusto per mettere qualcosa online. Sulla base di quello che dicevamo qualche punto sopra, non tutti i contenuti che pubblicate sono visti dall’intera platea di Facebook, per i motivi che abbiamo già elencato.

Facebook

A questo punto non importa se pubblicate più post ( e non due come da tradizione) perché ogni post tendenzialmente vive di vita propria. In base al tipo di engagement che riuscirà ad ottenere continuerà ad essere visualizzato o meno a prescindere dall’ordine cronologico di pubblicazione. Pubblicate, quindi, come non ci fosse un domani, ma con moderazione. Vale sempre, anche in questo caso, il discorso del qualità e non quantità.

LEGGI ANCHE: Content Creation: le buone pratiche, per un post di successo, che non tutti conoscono

È meglio pubblicare solo in questi orari

Partendo dal presupposto che si, tendenzialmente ci sono degli orari migliori, non per pubblicare, ma per avere maggiore probabilità di trovare gli utenti connessi, quello che vogliamo dirvi è che generalizzare non vi aiuta. C’è un orario migliore ma questo varia in base al vostro target di riferimento, al prodotto o servizio che promuovete.

Mettiamo il caso che il vostro target di riferimento siano le mamme di bambini in età scolare. Come potete solo immaginare che il momento migliore per pubblicare contenuti per loro sia lo stesso di giovani universitari o manager sempre in viaggio? Il consiglio quindi è studiate bene il vostro pubblico.

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I tool per la programmazione dei post penalizzano la portata

Facciamo riferimento ai ben noti Hootsuite, Buffer, Post Planner, Sprout Social. Questo è il meno falso mito di tutti quelli che abbiamo elencato. In parte è vero, programmare e pubblicare contenuti attraverso piattaforme per lo scheduling potrebbe in qualche modo penalizzarne il rendimento, ma questa parte è talmente insignificante da farlo rientrare a pieno titolo nei sei luoghi comuni sulla content creation per Facebook.

In conclusione, non credete a tutto ciò che leggete e vi viene detto sui social media, approfondite per evitare di credere a falsi miti che circolano sul web. Eseguite i vostri test, analizzate i dati e ricordatevi che ciò che potrebbe funzionare per voi potrebbe non essere utile per un altro.

Che ne pensate? Avete altri falsi miti da suggerirci e condividere con la nostra community? Aspettiamo i vostri commenti. Dove? Naturalmente, sulla nostra fanpage di Facebook o sul nostro gruppo LinkedIn.

skype nuovo design stories

Skype ha un nuovo design e lancia gli Highlights, la sua versione delle Stories

Anche Microsoft vuole essere al passo coi tempi e per farlo ha completamente ridisegnato la sua app di messaggistica, Skype.

Insieme ad una interfaccia grafica completamente rivoluzionata, infatti, arrivano emoji, adesivi, filtri, personalizzazioni e gli Highlights, ossia le Stories in versione Skype.

Ecco le Stories di Skype, ovvero gli Highlights

Gli Highlights, cioè le cronache della settimana, sono la versione di Microsoft delle Storie di Snapchat e di Instagram. La principale differenza sta nella durata, dato che gli Highlights consentono di seguire i contatti e vedere pillole della loro settimana e non solo delle ultime 24 ore.

Le conversazioni tradizionali invece, saranno suddivise in ulteriori due sezioni: Chat e Capture, per le normali chat, appunto, e per le chiamate, le videochiamate e l’invio di file.

https://youtu.be/qItfRVJFljM

Proprio come già accade su Messenger, anche su Skype sarà possibile personalizzare i contenuti con sticker, disegni, scritte, filtri ed effetti, che potranno essere scambiati anche durante call di gruppo.

LEGGI ANCHE: Apple WWDC: tutte le novità, dai sistemi operativi al nuovo iPad

Sempre come su Messenger sarà possibile scegliere colori per ogni conversazione (in modo da individuare più facilmente le diverse chat) e anche l’interazione con i bot cambierà, diventando più semplice e utile. Oltre a cercare notizie e contenuti, anche su Skype sarà più facile giocare, prenotare un taxi o ordinare cibo tramite bot.

Il nuovo Skype è già disponibile su smartphone per Android, e arriverà nelle prossime settimane anche su iOS e nei prossimi mesi nella versione con nuove funzionalità per desktop e console.

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Un nuovo design per trasformarsi da strumento di lavoro in strumento di condivisione

Secondo quanto dichiarato dall’azienda durante il lancio del nuovo design di Skype, il nuovo look ha richiesto più di un anno di lavoro e rappresenta il più importante rifacimento della piattaforma dall’introduzione del video sharing nel 2006.

Non si tratterebbe quindi di un semplice ri-design per seguire i trend e resistere alla minaccia di Facebook Messenger, ma di un completo ripensamento delle funzioni di Skype per il lungo periodo.

L’idea è quella di rendere Skype uno strumento migliore per comunicare e condividere, non solo sul lavoro, ma anche con parenti e amici. Ecco perché gli Highlights e le funzionalità per la camera dovevano essere una componente fondamentale nel rinnovamento, secondo Microsoft.

5 cose da fare nella tua prima settimana da social media manager

Primo giorno di lavoro come social media manager nel nuovo ufficio. Azienda diversa, colleghi sconosciuti, nuovi profili social da gestire, nuovo capo da impressionare. Ti senti nervoso? È normale, è una sensazione comune tra i nuovi arrivati, più di quanto credi.

Non farti prendere dal panico, bastano un po’ di sangue freddo e uno schema mentale preciso da seguire per iniziare il tuo nuovo incarico con il piede giusto. Ma soprattutto… noi Ninja siamo qui per darti una mano!

In questo articolo ti proponiamo 5 regole d’oro per affrontare al meglio la tua prima settimana come social media manager.

Studia la situazione social attuale del brand

I primi giorni sono dedicati esclusivamente allo studio dello stato attuale dei profili social della nuova azienda. Non si può semplicemente iniziare a scrivere un piano editoriale o rispondere agli utenti senza conoscere prima tutti gli aspetti del brand e della sua comunicazione social, anche – anzi soprattutto – nel caso in cui quest’ultima debba essere ripensata da zero.

Da dove cominciare?

Può essere utile strutturare una tabella dove elencare: i profili social esistenti, i dati di accesso, i nomi delle persone che li gestiscono e gli strumenti che vengono utilizzati per la gestione dei canali. Dopo aver raccolto dati puramente “quantitativi”, è il momento di passare a quelli qualitativi, nello specifico l’analisi dei contenuti: quali hanno performato meglio nell’ultimo anno e quali si sono rivelati un flop? Che tone of voice è stato utilizzato?

Tutto questo vi aiuterà a controllare e valutare la situazione al momento del vostro arrivo in azienda, e per definire i prossimi step.

Top view of group of business people in smart casual wear working together and smiling while sitting at the wooden desk

Approfondisci la conoscenza di tutti i membri del tuo team

Il lavoro di squadra è fondamentale, soprattutto quando ci si trova in una grande realtà che comprende diverse figure professionali. Approfondire la conoscenza dei colleghi con i quali ti troverai a lavorare giorno per giorno è tanto importante quanto lo studio del brand.

Rimani sempre aggiornato sugli ultimi trend di settore

Ogni social media manager che si rispetti è sempre aggiornato sugli ultimi trend in ambito Social & Digital, non si perde mai un aggiornamento di Snapchat o una nuova acquisizione di Mr. Zuckerberg, e refresha continuamente l’homepage di Feedly a caccia dell’ultima novità. Il nostro mondo è in continua evoluzione, una notizia uscita oggi probabilmente tra due giorni sarà già considerata vecchia.

Ma non solo: bisogna sempre stare al passo anche con i cambiamenti del settore in cui opera la vostra azienda. Questo servirà per creare il giusto mix di informazioni che vi consentirà di studiare una social media strategy ad hoc!

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Ascolta le conversazioni online degli utenti

Leggi, analizza, apprendi e metti in pratica. I followers già acquisiti sono la principale fonte di ispirazione per il brand, ascoltando le loro conversazioni online potrai reperire informazioni utili come:

  • il sentiment degli utenti nei confronti delll’azienda
  • eventuali problemi o criticità esistenti
  • possibili suggerimenti o miglioramenti ai prodotti/servizi

Allo stesso tempo è utile monitorare anche quello che viene detto in generale sul brand, seguendo ad esempio hashtag specifici, blogger o influencer di settore.

LEGGI ANCHE: Perchè monitorare la reputazione online del vostro brand

Scopri e analizza i tuoi principali competitor

Studiare chi sono e come si muovono i brand concorrenti della tua azienda ti aiuterà a capire meglio le dinamiche del mercato in cui dovrai operare. Quali sono le cose più importanti da sapere sui competitors? I canali social presidiati, che tipo di contenuti vengono condivisi e con che frequenza, il livello medio di engagement raggiunto, la qualità dei feedback ricevuti.

Grazie a queste informazioni sarai in grado di costruire una tabella SWOT dove elencare i punti di forza e di debolezza dei brand concorrenti, utile per determinare le opportunità e le minacce da tenere in considerazione.

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Hai fatto tutto quello che ti abbiamo consigliato?

Ora sei pronto per passare allo step successivo, ovvero la creazione di modelli e linee guida necessari per impostare la nuova social strategy, da condividere con tutto il team. Ricordati che molte delle attività citate nel nostro elenco non vanno considerate una tantum, ma è fondamentale che vengano svolte in maniera costante e duratura.

Keep calm and SMM like a Ninja!

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Twitter analytics: gli strumenti per conoscere follower e tweet

Chi sono i tuoi follower? Quali sono i contenuti migliori da condividere? In quale ora del giorno sarebbe meglio twittare?

Se siete alla ricerca del tweet perfetto i Twitter analytics vi vengono in aiuto fornendo preziose informazioni sui vostri cinguettii e su quelli del vostro pubblico.

Ogni azione che viene compiuta all’interno del micro-blog più famoso del mondo genera infatti dei dati che, grazie a delle metriche specifiche, possono essere analizzati ed utilizzati per pianificare ed ottimizzare le azioni di marketing, ma anche per monitorarne i risultati.

Pianificare perché grazie ai Twitter analytics ad esempio è possibile avere un chiaro quadro su aspetti come caratteristiche demografiche, interessi e provenienza geografica dei propri follower.

Ottimizzare perché mediante l’analisi dei tweet, è possibile individuare la tipologia di contenuto più efficace in termini di engagement ma anche in termini di ritorno sugli investimenti in advertising.

Infine, monitorare perché grazie ai feedback ottenuti è possibile estrapolare gli aspetti che risultano essere “vincenti” e quindi da replicare in campagne di Twitter Ads sempre più mirate.

Perciò, se avete un profilo Twitter, o volete crearne uno, in questo articolo potete trovare una descrizione delle principali metriche disponibili su Twitter analytics da prendere in considerazione per le vostre campagne di marketing a colpi di 140 caratteri.

Le metriche dell’account Twitter

Questa serie di metriche generiche forniscono un’importante panoramica sull’attività mensile del vostro account di Twitter.

La metrica “Tweet più popolari” ad esempio vi mostra il tweet che in un dato mese, ha ottenuto la maggior esposizione (impression). Se volete impostare una campagna, questo indicatore è utile per comprendere su quale contenuto puntare.

La “Menzione più popolare” vi riporta invece il tweet in cui venite menzionati e che ha ottenuto la visualizzazione maggiore; bene, un utente vi ha tirato in ballo in un suo cinguettio contribuendo ad aumentare la vostra esposizione, che sia un potenziale influencer da coinvolgere?

Sempre parlando di utenti interessanti, la metrica “Top follower” vi rivela quel profilo che tra i vostri follower è quello ne ha di più. Avere nel proprio network un utente con molti seguaci è già un aspetto interessante, se poi gli analytics vi dicono chi è, tanto meglio!

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Le metriche dei singoli tweet

Questa serie di indicatori invece forniscono dati sulle performance dei singoli tweet.

Le statistiche sui “click” danno indicazioni su quali contenuti (foto, video, link o profili Twitter) hanno riscosso il maggior numero di cick; tutte preziose informazioni finalizzate a comprendere meglio cosa scaturisce più interesse nei vostri follower.

L’“interazione”, o engagement misura il numero delle volte in cui gli utenti hanno interagito con un vostro tweet; l’interazione è quindi frutto della sommatoria di retweet, reply, following e link; insomma, questa metrica valuta la capacità di coinvolgere la propria audience.

Il “tasso di interazione” o engagement rate è una metrica fondamentale poiché contribuisce a “contestualizzare” il valore assoluto espresso dall’engagement. Il tasso di interazione è rappresentato infatti dal rapporto tra il numero delle interazioni prodotte da un tweet e il numero delle sue visualizzazioni. È una metrica che andrebbe monitorata costantemente perché vi da un quadro della reale efficacia dei tweet.

Queste sono le principali metriche presenti su Twitter analytics, esse andrebbero lette seguendo la logica dell’ottimizzazione, un’ottimizzazione relativa sia agli sforzi compiuti e alle risorse impiegate nel social media marketing, sia relativa ai budget destinati alle campagne di advertising.

Otto consigli per una social media audit efficace

I social sono come le ciliege: uno tira l’altro. Avere più di un account e mirare a una strategia social efficace, tuttavia, può risultare molto impegnativo, soprattutto se si opera su diversi mercati e/o località, o se semplicemente si è scelto di provare tutte le piattaforme a disposizione.

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Nel 2012, uno studio della Marketing Pilgrim ha decretato che le aziende più grosse di quel periodo annoverassero una media di 178 account: cifra da capogiro, eh? Eppure nulla di strano considerato che, nell’era del Web 2.0, una forte presenza online è imprescindibile per rimanere a galla nel mercato. Questo fenomeno, che HubSpot ritiene sbalorditivo, non è altro che l’inevitabile conseguenza di una necessaria “ubiquità digitale”.

LEGGI ANCHE: The Average Large Company Has 178 Social Media Accounts [Shocking Data]

La difficoltà maggiore, quando si hanno numerosi account, sta nel loro monitoraggio. Per questa ragione, ti proponiamo 8 consigli efficaci per una buona attività di ascolto

Crea un team: delegare è un’arte

Siamo sicuri che tu sia perfettamente in grado di monitorare le tue attività social personalmente ma, talvolta, delegare e condividere possono risultare scelte migliori. Seleziona bene i collaboratori, perché il numero di account gratuiti concesso dai social network è limitato.

Dato che una squadra vincente deve essere composta da alcune figure specifiche, assicurati di coinvolgere almeno una persona che sia esperta di social media o community management e una che si occupi di customer service. Fondamentali sono inoltre i content creators e, poiché non si è mai troppo prudenti, ti consigliamo di avere anche un avvocato a cui affidare gli aspetti legali della tua attività.

Non trascurare gli account: ogni account è bello a mamma sua

Non ci sono account più o meno importanti di altri. Tutti devono essere considerati allo stesso livello e nessuno di essi va assolutamente trascurato.

Può capitare, infatti, che nell’infinito mare di account creati, qualcuno di essi finisca nel dimenticatoio e diventi inattivo. Magari veniva seguito da un dipendente che ha lasciato l’azienda, o forse era stato creato per prova o, ancora, può darsi che appartenesse agli albori dell’attività e sia stato scavalcato, nel tempo, da altri.
Nessun problema, non serve avere una memoria di ferro o aver tenuto traccia di ogni account aperto per scoprirli: ci pensa KnowEm.

Presentati bene: la prima impressione è quella che conta

Così come nei rapporti umani, anche nel Web è importante sapere chi si ha davanti. Probabilmente, la sezione “Chi siamo” è la prima a venir visitata. Lo facciamo noi con gli altri e gli altri lo faranno di certo con noi. Presentarsi bene è utile per instaurare rapporti duraturi, e questo vale anche, e soprattutto, per attività di ascolto.

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A questo proposito, assicurati di tenere sempre aggiornate e compilate in modo adeguato le informazioni della tua azienda e i suoi recapiti. Non dimenticare, inoltre, di cambiare periodicamente le password, soprattutto se le hai condivise con persone che non fanno più parte dell’attività.

Coccola le community: chi ti ama ti segue

Sebbene possa suonare inquietante: hai dei seguaci. E per fortuna! Una qualsiasi attività online sopravvive grazie alla comunità a cui si rivolge e per cui lavora. Dietro le reactions, i commenti e le condivisioni, ci sono persone che ti leggono e giudicano. Affinché questo avvenga in maniera positiva (e proficua per gli affari), è essenziale curare le tue community.

Su Facebook, per esempio, questo compito è notevolmente agevolato da Facebook Insight, la sezione che ti mostra la curva di audience di qualsiasi periodo tu voglia usare come range. Puoi inoltre scoprire quali post sono piaciuti di più e quali meno e in che momento della giornata le persone sono più attive sulle tue pagine.
Interagisci con il tuo pubblico, per esempio rispondendo a messaggi e commenti, e vedrai che questo farà la differenza: del resto, sentirsi trascurati non piace a nessuno.

Scopri cosa piace: prevenire è meglio che curare

Nel punto precedente abbiamo chiarito l’importanza dei gusti delle community e del modo in cui si approcciano ai tuoi contenuti. Una possibilità da non sottovalutare, a questo proposito, è l’analisi dei dati demografici e anagrafici degli utenti. L’età, la provenienza, gli interessi e l’occupazione sono utili indicatori di cosa potrebbe piacere. Conoscere queste informazioni ti permette infatti di creare e condividere contenuti mirati.

Sappi riconoscere gli account che non funzionano: say goodbye

Ti sei lasciato prendere dall’entusiasmo e hai aperto account su ogni social esistente? Ottima strategia, ma assicurati che ognuno di loro sia effettivamente utile. A seconda dell’attività che conduci, non tutte le piattaforme sono adatte. Monitora il modo in cui le community si approcciano ai vari account e assicurati che questo avvenga in maniera uniforme. Se così non fosse nonostante i tuoi sforzi, forse è il caso di chiuderne qualcuno.

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Nel farlo, ricordati di scrivere un ultimo post che indirizzi gli utenti sugli account attivi.
Chiudere un account non è mai facile, ma non sempre equivale a una sconfitta. Affinché non capiti spesso, tuttavia, scopri quali sono i punti di forza delle tue pagine e quali, invece, le loro criticità.

Per esempio, la quantità di video, di immagini e di articoli postate è equilibrata? Le foto che condividi piacciono? Gli utenti guardano fino in alla fine i tuoi video? Queste e altre informazioni ti vengono fornite gratuitamente da numerosi strumenti, come per esempio Google Analytics o Talkwalker.

Tieni d’occhio la concorrenza: conosci il tuo nemico

Il detto “Tieni vicini gli amici e ancor più vicini i nemici” può essere applicato, magari in maniera meno drammatica, persino al campo del marketing digitale. Un’efficace analisi del mercato in cui hai intenzione di inserirti comprende infatti anche lo studio della concorrenza. Che strategia utilizzano i tuoi diretti concorrenti? Esistono campi in cui sono più attivi di te? Se si, quali?

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Rispondere a queste domande ti aiuterà ad avere sempre nuovi stimoli e a mantenere sotto controllo il panorama di cui fai parte.

Tieni periodicamente traccia dei dati: reporting is sexy

La tua attività è avviata, sei presente con costanza su diversi social e hai perfezionato una strategia vincente. Ora non resta che vegliare su tutto questo per rendersi tempestivamente conto di eventuali falle. Per farlo, l’attività di reporting è lo strumento più efficace. Non è necessario farla spesso, ma sicuramente è utile più volte all’anno per il primo periodo e annualmente una volta avviata in modo stabile l’attività.

Al Jobless Society Forum 2017, le opportunità e le sfide del futuro del lavoro

Quando, attraverso una comunicazione e-mail, la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli mi ha invitato ai tavoli di lavoro che avrebbero composto e caratterizzato il Jobless Society Forum 2017, ne sono stato davvero onorato. Un evento, giunto alla seconda edizione, che si interroga su quali sono gli scenari di sviluppo ed evoluzione del lavoro in ambito nazionale e internazionale, spinti dal paradigma digitale e dalle nuove tecnologie esponenziali.

Così, martedì 30 maggio dalle 9 al tardo pomeriggio, ho partecipato con piacere all’evento e ai lavori che si sono susseguiti in team al fine di definire relazioni e “sum up” consistenti su alcune tematiche strategiche dell’imminente futuro come le professioni digitali, l’integrazione tra culture (aziendali, ma non solo), l’innovazione nei processi lavorativi e produttivi, le dimensioni di Welfare, etc.

Leggi anche: FrancoAngeli: nasce la prima collana di libri dedicata alle professioni digitali

Jobless Society Forum: un nome, un programma

Ma parto dal nome: Jobless Society Forum.

Un nominativo che può essere letto da due lati della stessa medaglia, a seconda della previsione verso un futuro in cui i Robot “ruberanno” lavoro alla forza umana, oppure di uno scenario che vede gli stessi Automi sollevare le persone dalle mansioni più banali, dando la libertà a queste ultime di concentrarsi su quelle a maggiore valore aggiunto e più stimolanti / creative / innovative.

Con il senno del poi, almeno al #JSFMilano, ha vinto la prima prospettiva (e io non mi trovo d’accordo); ma andiamo con ordine.

Gli speech dell’evento…

L’evento, presentato dal giornalista Guido Romeo del Sole 24 Ore, prevedeva un programma denso di interventi e attività: iniziato con vari interventi istituzionali come quelli di Susanna Camusso (CGIL), del Ministro Giuliano Poletti e dell’Assessore a Politiche del lavoro, Attività produttive, Commercio e Risorse umane del Comune di Milano Cristina Tajani, il #JSFMilano è proseguito con un intervento di Matteo Flora di The Fool, che ha raccontato quali sono le conversazioni e i significati che gravitano in rete legati al tema Industry 4.0, e con il Prof. Antonio A. Casilli (Télécom ParisTech). Quest’ultimo speech mi ha particolarmente interessato, in quanto è stato dedicato a mostrare come Google e altri giganti dell’high tech “sfruttano” le persone – tra cui noi – per allenare le proprie Intelligenze Artificiali (AI Training). Per esempio, lo sai che quando indichi a Facebook quali immagini contengono gattini per suggerirgli che sei un essere umano lo stai proprio aiutando in questo intento?   Nel pomeriggio spazio invece alle altre prospettive del mondo del lavoro con gli interventi tra gli altri di Stefano Scarpetta (OCSE), Matteo Sarzana (Deliveroo Italia), Henry Armstrong (Nesta Foundation).

… e i tavoli di lavoro

Ma il vero “core” dell’evento è stato a mio avviso caratterizzato dai tavoli di lavoro, 10 per la precisione, dedicati ad altrettanti ambiti tematici del mercato del lavoro. Personalmente ho partecipato a quello dei mestieri insieme a colleghi di BASE, Università Cattolica del Sacro Cuore, ShowReel e tante altre realtà di valore, dove abbiamo riflettuto a lungo su come stanno cambiando i lavori e le mansioni grazie alla (o a causa della) leva digitale e tech. I risultati saranno pubblicati sulla Jobless Society Platform, la piattaforma digitale powered by Adecco che fungerà da ambiente collaborativo e deposito di contenuti e report per organizzare i follow-up dell’evento.

 

Conclusione: il futuro del lavoro è nelle nostre mani

Indipendentemente dalle prospettive, ciò che mi porto a casa dall’evento è principalmente il fatto che il futuro del lavoro lo decideremo noi, solo noi. I Robot li progettiamo noi, siamo noi a scegliere cosa studiare, siamo sempre noi ad accettare un’offerta di lavoro piuttosto che un’altra. Mascherarsi dietro alle innovazioni non fa quasi mai bene. Ti lascio con il video dell’evento: appuntamento all’edizione 2018 del Jobless Society Forum!

Apple WWDC: tutte le novità, dai sistemi operativi al nuovo iPad

Dopo molti anni Apple torna con un evento a San Jose: il WWDC 2017 si apre con un video tributo agli sviluppatori che stanno cambiando il mondo grazie al loro ingegno: la community di sviluppatori iOS non è mai stata così forte, con i suoi 16 milioni di sviluppatori iscritti al programma. Oltre 5300 persone inoltre hanno assistito all’evento, provenendo da 75 Paesi diversi e con loro erano presenti anche 350 studenti.

Tim Cook, CEO Apple, ha raccontato ai presenti che la più giovane sviluppatrice è australiana, ed ha solo 10 anni: ha iniziato a sviluppare a 6 anni ed oggi ha già 5 applicazioni in App Store; la sviluppatrice più anziana invece ha 85 anni ed ha pubblicato la sua prima applicazione all’inizio dell’anno.

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Dopo queste curiosità, Tim Cook annuncia che l’evento sarà concentrato su sei novità: eccole qui riassunte!

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Tra i vari Partner di Apple, da oggi anche Amazon si aggiunge alla Apple TV con il servizio Prime Video.

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Apple Watch è attualmente il numero #1 come smartwatch nel mondo e il numero #1 per la customer satisfaction: Tim Cook lo annuncia con orgoglio, introducendo così il nuovo sistema operativo watchOS 4.

Il nuovo sistema operativo ha nuove watch faces, di cui uno è dedicato a Siri e alla sua funzione Pro Active: invece di avere un quadrante fisso, che mostra informazioni dalle applicazioni anche quando non ci sono contenuti, questo quadrante mostra soltanto informazioni utili. Siri inoltre ora è più intelligente grazie al suo machine learning che migliora i suoi suggerimenti.

Siri su Apple watchOS4 è ora molto più comodo: mostra le informazioni del nostro prossimo viaggio; la scheda del workout quando si avvicina l’ora in cui siamo soliti effettuare attività fisica; se è notte ed abbiamo dispositivi HomeKit abbinati, ci mostra un tasto “Buonanotte” per spegnere tutte le luci di casa. Anche le app Activity, Music e Workout si migliorano per offrire una user experience migliore.

Le altre novità: l’autorotazione dello schermo, la navigazione e le registrazione audio in background, le applicazioni in full screen,  i livelli sovrapposti sono solo alcune delle nuove feature per watchOS4 che sarà disponibile da settembre 2017.

A livello puramente estetico, watchOS4 introduce  nuovi quadranti in stile caleidoscopio e i quadranti Disney con i personaggi di Toy Story.

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MacOS High Sierra

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Craig Frederighi, vice presidente senior del reparto software di Apple, presenta il nuovo sistema operativo desktop: è l’ora di macOS High Sierra, che porterà molte novità ai device Apple. Ad iniziare da Safari che diventa l’80% più veloce rispetto a Chrome e che ora riconosce i video con autoplay e li blocca automaticamente.

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Safari integrerà anche l’Intelligent Tracking Prevention, che blocca l’apertura dei popup, riconoscendo quelli pericolosi e spam.

macOS High Sierra avrà l’Apple File System, di cui si era già parlato nel 2016 e che ora si concretizza: un nuovo sistema di gestione dello spazio di archiviazione che andrà a soppiantare il vecchio HFS+ e il suo storico predecessore HFS, lanciato ormai 30 anni fa.

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La versione stabile, non beta, di macOS High Sierra sarà disponibile durante il prossimo autunno.

Al WWDC 2017 sono presenti anche i nuovi iMac: con nuovi processori Intel di settima generazione, avranno schermi del 43% più brillanti degli attuali; gli iMac da 27 pollici avranno la nuova Radeon Pro 570, 575 e 580, con fino ad 8GB di VRAM.

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Per far vedere come i nuovi device funzionino al massimo con i giochi virtuali, viene mostrata una demo con visore VR per far vedere come i nuovi iMac riescono a renderizzare anche i video di grafica molto complessa come quella dei virtual game.

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iOS 11

 

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Il nuovo iOS11 promette dare il meglio per iPhone e iPad: l’hardware e il software sono fatti per lavorare insieme, le app possono sfruttare il potente chip A10, le fotocamere, il sensore Touch ID e il 3D Touch.

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iOS11 viene mostrato in azione sul nuovo iPad Pro: grazie al nuovo sistema operativo, sono disponibili le funzioni drag ‘n drop e un filesystem con cartelle come sul desktop. In questo modo la distanza tra desktop e tablet è sempre più corta e la user experience è molto più simile.

iOS 11 porta novità anche per Apple Pay, che ora funziona anche per effettuare piccoli pagamenti tra amici, inviando soldi tramite una transazione con Messaggi.

iPad Pro

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Il nuovo iPad Pro da 10,5″ è la novità in fatto di Mobile per Apple: un display che è quasi il 20% più grande rispetto al modello da 9,7″ e il sistema operativo iOS 11 di serie. Grazie al nuovo Dock in iOS 11, iPad Pro diventa multitasking: se apri due app in Slide Over o Split View, entrambe restano attive e puoi usarle contemporaneamente.

Homepod

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E infine le novità che chiudono il WWDC riguardano Music e il nuovo HomePod: è un sistema altoparlante per la casa, che può interagire con Siri. È simile a Google Home e ad Amazon Echo, ma sembra avere una qualità audio superiore. HomePod è in grado, grazie, a una serie di sensori, di capire in che punto della stanza si trova e adattare la riproduzione della musica, senza eco e distorsioni.

A lezione di Design Thinking imparare a risolvere problemi e creare innovazione

A lezione di Design Thinking: impara a risolvere problemi e creare innovazione

Quando si viene assorbiti dalla routine tipica dell’organizzazione di un’azienda, spesso ci si abitua a muoversi per inerzia nella quotidianità dei propri compiti. È un meccanismo automatico che spesso porta a non accorgersi che la propria capacità di individuare soluzioni a problemi nuovi venga inibita, in quanto richiederebbe di uscire da uno schema mentale fisso.

Abbiamo difficoltà nel guardare le challenge da nuovi punti di vista e trovare soluzioni originali. Questa è l’essenza di ciò che il Design Thinking aiuta ad affrontare.

Il Design Thinking è un processo di problem solving accessibile a qualunque tipo di professione o business e applicabile tanto allo sviluppo di prodotti, quanto ai servizi e ai processi.

Si tratta di un mindset focalizzato sulla soluzione e non sul problema, che combina pensiero critico e creativo e consente di organizzare informazioni e idee, di prendere decisioni, di migliorare dei punti focali e di assimilare conoscenza.

Scopriamo insieme cos’è e come funziona, attraverso la metodologia di Futureberry e DesignThinkers.

A lezione di Design Thinking: imparare a risolvere problemi e creare innovazione per un mercato in continuo cambiamento

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Che cos’è il Design Thinking e come funziona

Che cosa si intende con l’espressione Design Thinking? Proviamo ad analizzare tutti gli elementi di questo termine, per scoprirne insieme le peculiarità e conoscerne le principali componenti.

Cominciamo col ragionare sul termine Design, il cui significato è legato al processo creativo nel suo complesso. Il Design in pratica comprende tutta quelle serie di attività che portano alla risoluzione di un problema attraverso la creatività.

Il Design Thinking è quindi quel processo creativo che comprende tutta una serie di metodologie e ragionamenti per trovare soluzioni funzionali e innovative ai problemi attraverso varie fasi di progettazione e creazione.

Chiunque è un designer, e il design thinking è un modo per applicare le metodologie del design alla vita di tutti i giorni”.

Herbert Simon, in Le scienze dell’artificiale

Per comprendere ancora meglio cosa sia il Design Thinking e quale sia la sua utilità all’interno dei processi aziendali, è necessario comprendere quali siano le sue fasi più importanti.

A lezione di Design Thinking: imparare a risolvere problemi e creare innovazione per un mercato in continuo cambiamento

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1. Challenge Framing

Il Challenge Framing è un semplice esercizio per definire quale problema il team dovrà affrontare.

Definendo il contesto, la persona, gli obiettivi funzionali, quelli emotivi e i vincoli relativi in una frase ben definita, il suo risultato rappresenterà il nuovo brief per il team.

2. Trend Associating

Il Trend Associating è la capacità di collegare informazioni o idee apparentemente non rilevanti o slegate tra di loro per combinarle insieme in modi originali e che siano il punto di partenza dell’innovazione.

In questa fase i trend emergono quando gli innovatori associano i bisogni e le aspettative dei consumatori a soluzioni innovative.

3. Design Research

Il  terzo momento serve a scoprire tutto il possibile intorno al problema. Si tratta di una fase determinante non solo per raccogliere informazioni già esistenti, ma anche per entrare in contatto con gli utenti finali nel loro contesto e per scoprire tutto sulle loro esperienze.

L’obiettivo è quello di individuare gli insight sui quali fondare la fase di progettazione.

4. Customer Journey

La Customer Journey aiuta a creare empatia con gli utenti finali. Le informazioni raccolte durante la Design Research, infatti, possono essere elaborate per rendere più chiare le fasi, le azioni e l’esperienza degli utenti durante l’utilizzo di un servizio, mettendo in evidenza i momenti in cui la customer experience può essere migliorata.

È questa una delle fasi più importanti, soprattutto oggi che l’utente è sempre più al centro anche nel Marketing, come punto di partenza per l’individuazione della soluzione vera e propria.

A lezione di Design Thinking imparare a risolvere problemi e creare innovazione

5. Idea Generation

Quello dell’Idea Generation è un processo iterativo definito da due fasi fondamentali: divergenza (si creano più idee possibili) e convergenza (si compiono scelte).

Le idee sono definite, valutate, migliorate e infine integrate in un concept ricco e dettagliato.

Questa fase ha due regole importantissime da tenere bene a mente: evitare giudizi e allargare la propria prospettiva. Solo in questo modo saremo in grado di completare il nostro processo di Design Thinking ed assumere concretamente un nuovo mindset.

6. Prototipazione

La Prototipazione è necessaria per poter testare il service concept in un  contesto ‘low-tech’ con gli stakeholders più importanti.

Non significa creare soluzioni complesse, ma può essere fatta con materiali semplici come carta, plastica, o Lego.

Anche il gioco di ruolo è un ottimo espediente in questa fase.

A lezione di Design Thinking imparare a risolvere problemi e creare innovazione

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Partecipa al Design Thinking Fundamentals Course, impara il Design Thinking

Ora che hai compreso che l’obiettivo principale del Design Thinking è quello di identificare una soluzione innovativa a un problema, probabilmente ti starai domandando come apprendere questa metodologia.

Potrai farlo il 21 e il 22 giugno a Milano durante il Design Thinking Fundamentals Course, organizzato dall’Innovation Design Company Futureberry, in collaborazione con DesignThinkers Academy, la network organization attiva nel campo di Design Thinking dal 2007 proveniente da Amsterdam.

A tutti i lettori di Ninja Marketing è stato riservato uno sconto del 10%, inserendo il codice NINJAMARKETING nello spazio “commento” del form di registrazione.

Vivrai un’esperienza diretta per usare questi strumenti e metodologie già dal giorno dopo nel tuo lavoro, grazie a un nuovo mindset basato su approcci e processi iterativi e flessibili, per creare innovazione nei campi più diversi, dall’esperienza cliente alle dinamiche di gruppo.

Vuoi un assaggio di quello che ti aspetta?

Guarda il video dell’Innovation Drinks, l’evento organizzato da Futureberry in occasione della Milano Design Week lo scorso 6 aprile! Lasciati ispirare e inizia a cambiare approccio.

FUTUREBERRY & DesignThinkers Academy – Design Thinking Fundamentals from Futureberry on Vimeo.