5 storie che ti faranno venire voglia di cambiare vita

R. W. Emerson diceva: “La vita è un viaggio, non una destinazione” e come dargli torto. A tutti, primo o poi, capita di pensare che sarebbe ora di cambiare vita, lasciare ogni cosa e partire in cerca di sé o del proprio senso su questa terra. La maggior parte delle persone resta legata alla propria vita, ma le più coraggiose riescono a darle una svolta.

Jodi Ettenberg: prima avvocato aziendale, ora food blogger

Per 5 anni Jodi Ettemberg ha lavorato duro come avvocato di una grande azienda newyorkese finché non ha deciso di imballare le sue cose, partire e girare il mondo per un anno alla scoperta del cibo. Oggi, dopo sei anni, sta ancora viaggiando.

Durante il suo peregrinare Jodi ha cominciato a scrivere un blog, Legal Nomads (ancora oggi libero da banner e link pubblicitari), un modo unico per aggiornare la madre sui suoi spostamenti e renderla partecipe delle nuove scoperte culinarie. Inserendo foto, commenti divertenti e impressioni personali su luoghi e persone sentiva di averla vicina, e poter meglio condividere le emozioni del viaggio.

Da questa esperienza è partita la sua attività come freelance tanto che, scherzando, Jodi dice che “mangia zuppe per vivere” e la cosa non è poi così lontana dalla realtà. Oltre alla sua attività come freelance per siti e riviste di viaggi e cucina, lavora anche come consulente di social media e, da poco, ha inserito in curriculum una nuova attività: sfamare turisti affamati che visitano Saigon.

A chi le chiede quali siano i suoi piani per il ritorno alla “vita reale” risponde così: “Sono grata per essere stata capace di costruirmi un lavoro intorno ai cibi e i posti che amo e non credo che lo abbandonerò mai. Se dovesse andare male tornerò al mio vecchio lavoro da avvocato, ma sarebbe molto meno divertente di quello che faccio ora. Al momento preferisco vivere giorno per giorno e vedere come va!”

Liz Carlson: da insegnante d’inglese a scrittrice itinerante

Dopo essersi laureata, Liz Carlson ha insegnato per qualche anno in Spagna rendendosi conto che una delle cose che amava di più era viaggiare; nonostante ciò, dopo un certo periodo, ha deciso di “mettere la testa a posto” e accettare un lavoro, dalle 9 alle 5, a Washington D.C. Non ci è voluto molto per capire che la sua scelta era sbagliata: il senso di soffocamento aumentava pari passo con la crescita della sua infelicità.

Doveva fare qualcosa per dare una svolta positiva alla sua vita e puntando tutto sulla sua abilità di scrittrice ha deciso di partire. Prima è andata in Giordania dove ha vissuto con i nomadi campeggiando nel deserto, poi si è spostata in Nuova Zelanda per vivere le emozioni del parapendio.

Liz si è immersa in entrambe le situazioni in modo totale, vivendo a pieno ogni istante e descrivendo ogni emozione senza vergogna o paura ed è orgogliosa quando dice: “Chiunque può farlo, basta volerlo!”

Yasmine Mustafa: 22 anni per diventare cittadina americana, ora è una serial entrepreneur

Yasmine aveva solo 8 anni quando, durante l’operazione “Desert Storm”, è stata costretta ad immigrare negli USA insieme alla sua famiglia. Da quel momento, per 22 anni è rimasta impigliata nei difficili ingranaggi del sistema immigrativo americano che ha limitato e gestito tutta la sua vita.

Ha iniziato a lavorare presto, passando da un ufficio ad un altro, sempre legata ad una scrivania, fino ad approdare in una tech company, poi, all’età di 31 anni, ha finalmente ottenuto la cittadinanza.

A quel punto non ci ha dovuto pensare su: ha prenotato il biglietto per un viaggio di 6 mesi in Sud America ed è partita.

“Il viaggio mi ha fatto aprire gli occhi sulle questioni femminili” – racconta sul blog – “La mia nuova società si chiama ROAR e utilizza moda, accessori, tecnologia mobile per l’empowerment delle donne.

Kim Dinan: lascia una grande casa per girare il mondo con suo marito

Nel 2009 Kim Dinan viveva con suo marito in una grande città, con una bella e grande casa di proprietà e aveva un buon lavoro. La vita era bella e comoda, ma lei sapeva, in fondo, che mancava qualcosa. Aveva sempre sognato di viaggiare per il mondo e di scrivere per vivere, poi, da qualche parte lungo la strada, i suoi sogni erano finiti nel dimenticatoio o quasi.

Nei successivi tre anni Kim e suo marito hanno messo da parte ogni centesimo e iniziato a vendere tutte le loro cose, decisi a viaggiare per il mondo.

“C’è stato sicuramente un punto in cui ci siamo chiesti cosa stavamo facendo, se non avessimo entrambi completamente perso la testa” ha detto Kim ” ma sono contenta della scelta che abbiamo fatto! La vita è un’avventura ora, e credo veramente che se troviamo il coraggio di fare le cose che ci fanno sentire più vivi, facciamo non solo un favore a noi stessi, ma anche al resto del mondo.”

Oggi, Kim e suo marito viaggiano a tempo pieno per il mondo e Kim ha trasformato il suo amore per la scrittura in una carriera. Insieme hanno scalato le montagne più alte del Nepal e sono scesi nei canyon più profondi del Perù. Kim, da sola, ha attraversato tutta la Spagna e guidato un risciò per 3.000 chilometri da un capo all’altro dell’India. Oggi vive quella vita che prima aveva osato solo sognare.

Kate Hall: quando hai solo bisogno di cambiare vita

Un momento prima Kate Hall era al telefono con il suo fidanzato dicendogli che non avevano soldi per la cena e un attimo dopo si è ritrovata a dirgli che avrebbe lasciato il Regno Unito, perché il suo cuore le diceva di farlo. Stava pensando a sé stessa e che la vita non dovrebbe essere così difficile.

Dopo due anni Kate non rimpiange nulla: ha superato una depressione durata 5 anni, si è inventata un lavoro autonomo e ha girato il mondo. Ha camminato nel quartiere a luci rosse di Amsterdam, trascorso sei mesi in Grecia, festeggiato sotto la Torre Eiffel, e presto si sposerà a Francoforte, in Germania.

A chi le chiede dei suoi viaggi, Kate dice: “A volte, è necessario avere fede, quella fiducia cieca e carica di speranza che ci porta a seguire il nostro cuore”.

Recensioni online: quanto conta il giudizio degli altri?

Che il nostro processo di acquisto sia cambiato negli ultimi anni e che il ruolo della pubblicità tradizionale sia stato ridimensionato è un fatto chiaro a chiunque oggi si occupi di marketing. L’endorsment del vip ha ancora la sua importanza, specialmente per qualche segmento di mercato, ma altri elementi hanno iniziato ad essere fondamentali.

A un ninja come te, che si muove tra social media e innovazione con disinvoltura, è superfluo dire che l’opinione degli altri consumatori, i loro consigli e le loro valutazioni sono oggi un driver fondamentale per le nostre scelte. Da questo punto di vista, le recensioni online sono sicuramente lo strumento chiave che un buon marketer deve tenere sotto controllo per garantire il successo del proprio prodotto.

Ecco quindi qualche elemento da tenere in considerazione e alcuni esempi di prodotti e servizi da cui imparare quando si parla di recensioni.

Prodotti diversi, driver diversi

Certamente importanti per qualunque tipo di prodotto, le review influenzano i clienti in maniera diversa a seconda della categoria merceologica. In uno studio accademico, Jimenez e Mendoza hanno distinto tra prodotti “di ricerca”, ovvero prodotti che possono essere descritti oggettivamente, e prodotti di “esperienza”, per cui una valuzione oggettiva risulta molto difficile.

Gli autori hanno dimostrato che se per i primi la credibilità della recensione e il suo impatto sulle intenzioni di acquisto è legato al grado di dettaglio della review stessa, per i secondi conta invece molto il grado di accordo tra differenti review e il numero di recensioni che vanno nella stessa direzione.

Attento dunque a capire in quale categoria ricade il tuo prodotto per sfruttare al meglio i vantaggi ed evitare le insidie che nascondono le recensioni

Pro e Contro

Tra gli aspetti positivi del sistema di recensioni, impossibile non citare la maggior importanza attribuita alla qualità. Se prima un grande player avrebbe potuto cammuffare le proprie lacune giocando sulla sua posizione di forza, oggi le review rendono questa pratica molto più difficile. Questo significa, inoltre, che attori più piccoli possano avere successo in maniera più veloce e facile scavalcando più agevolmente le barriere all’entrata. Citofonare al signor Porter per maggiori dettagli.

Non è tutto oro quello che luccica. Anche le recensioni hanno i loro aspetti negativi. Non è raro, ad esempio, incorrere in review false e in faide tra concorrenti. Non ultimo il recente caso di un ristorante falso finito al primo posto su Tripadvisor, che ha fatto riflettere sull’attendibilità del portale stesso.

Un altro aspetto controverso è la motivazione che spinge gli utenti a scrivere una review. Molto spesso, infatti, il cliente scrive una recensione solo in caso di esperienze molto positive o molto negative. Pensaci, hai mai scritto una review su un ristorante senza infamia e senza lode?
Questa tendenza porta ad avere, molto spesso, un database di review polarizzato, da cui è difficile capire il vero valore dell’offerta, soprattutto parlando di prodotti “esperienziali” come ristoranti, alberghi, etc.

Non è un caso che siano proprio quei business capaci di incentivare la review dopo ogni esperienza ad avere beneficiato maggiormente di questo sistema. Vediamo insieme qualche esempio.

#1 Amazon

Il retailer online più grande del mondo ha fondato parte del successo sulla ricchezza di recensioni presenti sul proprio portale, capaci (soprattutto qualche anno fa) di abbattere quella barriera psicologica che, specie in Italia, ha creato qualche problema al commercio online.

Una classifica dei recensori, la possibilità di filtrare per valutazione e un algoritmo di ricerca che tiene conto delle review sono gli elementi cardine del sistema Amazon.

Spesso le review riguardano sia le caratteristiche dei prodotti venduti che i tempi e le modalità di consegna. Quest’ultima parte, in particolare, molto rilevante quando si acquistano prodotti dal marketplace non direttamente gestito da Amazon

#2 Uber

Il servizio di trasporto che tanto sta facendo discutere è solo uno degli esempi di startup di successo che utilizzano in maniera strategica il servizio di recensioni. Per chi non avesse ancora avuto il piacere di salire su una black car, al termine della corsa l’app richiede di valutare il guidatore, mettendo poi a disposizione degli altri clienti le recensioni in modo che questi possano rifiutare passaggi da guidatori poco professionali o spericolati.

Il sistema di recensioni è utile, in particolare, a tutte quelle startup che si configurano come marketplace e che quindi svolgono l’unico compito di mettere in contatto domanda e offerta sul proprio portale o applicazione. In questi casi, poichè la prestazione finale (la guida nel caso di Uber), e quindi la soddisfazione finale del cliente, non sono direttamente dipendenti dal portale stesso, è fondamentale offrire un sistema di rating per facilitare la scelta tra tutti i prestatori di servizio presenti e orientare i clienti finali sui soggetti che meglio rispondono alle loro esigenze

#3 Carglass

Anche un servizio di riparazione vetro beneficia delle review dei propri clienti. Grazie al servizio di recensione, ogni cliente è invitato a valutare la propria esperienza e condividerla con gli utenti.

Molto utile, in questo caso, oltre alla valutazione del servizio stesso, la valutazione e il racconto della propria esperienza con l’assicurazione. Gli utenti possono quindi capire se l’assicuratore coprirà la sostituzione del vetro o se, al contrario, altri utenti hanno avuto problemi burocratici con la pratica.

Insomma, se sei convinto di offrire un prodotto di qualità e di soddisfare appieno i tuoi clienti, è il momento di implementare un sistema di review per dare una svolta al tuo business!

LEGGI ANCHE: Love Wins: 5 brand gay friendly prima che fosse mainstream

Gender Marketing: strategie da ripensare?

“Gli uomini e le donne sono uguali” cantava Cesare Cremonini. Ma anche no. Le differenze di genere esistono, soprattutto biologicamente parlando, e anche dal punto di vista marketing ignorare queste esigenze sarebbe inusuale, se non addirittura stupido: vendere mascara agli uomini e dopobarba alle donne non sembra proprio una buona mossa strategica.

Entrando in un terreno più spinoso si potrebbero azzardare anche delle differenze analizzando la mente dei consumatori in base al genere. Sono stati fatti molti studi a riguardo, che comprendono ricerche nel campo delle neuroscienze, e a livello generico esistono effettivamente delle differenze che si riflettono soprattutto sui comportamenti d’acquisto.
Donna Haraway ha analizzato alcuni concetti base del Gender Marketing e ha evidenziato che le differenze tra uomini e donne si manifestano in talmente tanti modi che ignorarli  potrebbe sconfiggere la commercializzazione di un bene.
Le donne di solito tendono ad avere comportamenti d’acquisto strategico, mentre gli uomini sono più propensi all’acquisto d’impulso; le donne tendono a considerare le opinioni altrui per prendere una decisione, mentre gli uomini considerano la decisione altrui come guida per formare le proprie opinioni, e via dicendo.

Posto quindi come concetto chiaro il fatto che delle differenze sussistano, hanno senso le strategie di Gender Marketing realizzate finora?
Lasciamo spazio alle definizioni: il Gender Marketing è una forma di commercializzazione fortemente legata all’identità di genere che spesso (e purtroppo) si realizza in una comunicazione ampiamente basata sugli stereotipi di genere.
Questa strategia, è vecchia quanto il marketing stesso, poiché le prime pubblicità erano dirette quasi esclusivamente ad un pubblico maschile con forti caratterizzazioni che sfociavano quasi nel sessismo. Un primo giro di boa avviene negli anni ’90 quando si comincia a capire appieno il potere d’acquisto delle donne, e la comunicazione diviene sempre più unisex (il famoso film con Mel Gibson What Women Want ne è un esempio lampante).

Ad oggi, però, il Gender Marketing sembra tornato, con una facciata più politicamente corretta rispetto alle origini, ma sempre con la stessa idea di fondo.
La cultura, però, nel frattempo è cambiata, e i consumatori non ci stanno.
La pubblicità della discordia è stata quella dei pannolini Huggies: le diverse necessità a livello fisico, che possono essere viste come un buon adattamento di prodotto, sono state comunicate in una maniera terrificante, riducendo le differenze tra bimbi e bimbe a semplici stereotipi. Huggies tra l’altro sta facendo una comunicazione sui social completamente fallimentare, proponendo anche la Charlie Charlie Challenge, che ha scatenato polemiche a non finire.

La pubblicità è stata ritirata dall’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria e nel comunicato si legge:

Una tale narrazione è suscettibile di porsi in contrasto con l’articolo 10 del Codice, laddove prevede il divieto di “ogni forma di discriminazione, compresa quella di genere.

Ma non c’è solo la Huggies. Nivea ha da anni linee di deodoranti diverse per uomini e donne, anche qui un possibile adattamento di prodotto sensato in base alle diverse profumazioni. Ma nelle ultime campagne pubblicitarie fa passare l’idea che la donna sia incredibilmente multitasking ed esente dalla stanchezza mentre gli uomini abbiano bisogno di un deodorante più a lunga durata per le intense giornate di lavoro.
E che dire poi di Mentadent e del dentifricio per soli uomini! Qui l’adattamento di prodotto è completamente ingiustificato in quanto la struttura dei denti per uomini e donne è pressoché identica. La giustificazione riguarda i comportamenti di consumo: secondo i marketing manager di Mentadent gli uomini fumano, bevono vino rosso e caffè e quindi necessitano di dentifrici più sbiancanti. O hanno fatto un errore madornale o il target di donne che acquista Mentadent evidentemente ha stili di vita super salutari a base di té verde.

LEGGI ANCHE: Mentadent White Now Men: Unilever e il dentifricio per uomini

Concludendo cosa si può dire di questo ritorno al Gender Marketing, in un periodo in cui tra l’altro ideologia gender promossa anche da alcune istituzioni religiose sta tornando a farsi sentire, scatenando la polemica?
Se è giusto e intelligente rivolgersi a un target adeguato e adattare quanto più possibile il prodotto in base alle esigenze del consumatore, è anche controproducente attuare strategie di comunicazione destinate al fallimento.
La comunicazione migliore potrebbe essere basata sulle differenze biologiche che hanno spinto verso l’adattamento, fornendo quindi al consumatore non solo una pubblicità ma anche un piccolo contenuto “editoriale” che spinge a un’ulteriore informazione magari su altri canali aziendali.
In questo modo si evita di realizzare prodotti e pubblicità entrati nell’Olimpo degli epic fail, come Bic for Her, sbugiardata da Ellen Degeneres.

Cosa ne pensate? Credete che abbia senso parlare ancora di Gender Marketing? Avete in mente strategie che potrebbero essere più efficaci rispetto a quelle attuali?

Movylo, la startup da un milione di dollari che aiuta i commercianti [INTERVISTA]

Movylo_startup_commercianti

Il dibattito sulle startup italiane ha recentemente messo in evidenza un aspetto comune a molte nuove imprese innovative: la maggior parte cominciano con fondi personali resi disponibili direttamente da parte degli stessi imprenditori, mentre resta ancora lontana la prospettiva di venture capital e business angel. Ma non sempre questo punto di partenza è un male e per dimostrarlo ho fatto qualche domanda a Stefano Colonna, founder di Movylo, la startup che ha sviluppato una piattaforma per la creazione di negozi digitali per fare marketing locale e mobile, trovare clienti e aumentare le vendite.

Attraverso LinkedIn  Stefano ha conquistato Will Graylin, il business angel americano che ha convinto a finanziare Movylo con un milione di dollari.

Le ultime discussioni sul mondo startup italiano riguardano soprattutto il fatto che la maggior parte delle nuove imprese sia finanziato con fondi familiari. Tu come hai iniziato?

Movylo, la startup da un milione di dollari che aiuta i commercianti

Io ho iniziato più di dieci anni fa licenziandomi da un posto fisso per fare l’imprenditore. Ho fatto la mia prima società, che è ancora attiva ed è sempre stata in utile. Tramite quella società, nel tempo, ho fatto nascere diversi progetti e alcuni sono poi diventati prodotti e poi ancora startup.

Abbiamo imparato e sbagliato tanto (sbagliare serve e insegna più di azzeccare al primo colpo alle volte!), ma ci siamo sempre autofinanziati per la fase iniziale. Quando poi i prodotti hanno raggiunto un grado di “maturità” sufficiente abbiamo aperto il capitale agli investitori.

Movylo ha sede a Boston, quanto agevola l’accesso agli investimenti il fatto di operare all’estero?

Movylo, la startup da un milione di dollari che aiuta i commercianti

Raccogliere soldi è sempre complesso e legato al rapporto personale che si crea tra imprenditore e investitore. La componente principale è la fiducia e quindi ci vuole tempo a costruirla, a prescindere da business plan e pitch.

Raccogliere soldi negli USA è un processo sicuramente meno burocratico e più diretto, ma bisogna sfatare il mito che basti andare nella Silicon Valley per trovare i soldi.

LEGGI ANCHE: Arriva Invitalia Venture, un fondo da 50 milioni

L’ultimo investimento è un colpo da un milione di dollari da parte del business angel Will Graylin, Su cosa puntava il tuo pitch?

Movylo, la startup da un milione di dollari che aiuta i commercianti

In realtà è un rapporto che si è costruito negli anni. Movylo si occupa di aiutare i commercianti (merchant) ad aumentare le vendite e fare marketing locale, Will aveva una società che si occupava di pagamenti mobile e quindi insieme si poteva fare un ottimo pacchetto.

Gli ho scritto via LinkedIn e poi via mail per parecchi mesi, cercando di spiegargli perché doveva ascoltare la mia storia e mi diceva sempre che “non era ancora il momento per lui”. Poi una volta mentre era in viaggio in Europa è venuto a trovarmi e abbiamo passato un giorno insieme e poi sono andato io a Boston a trovarlo.

Così, nel tempo, abbiamo costruito un ottimo rapporto e mi ha dato una mano prima a portare Movylo negli USA e adesso a farla crescere.

Nel frattempo ha fatto due exit multimilionarie (Roamdata venduta a Ingenico e LoopPay venduta a Samsung per fare Samsung Pay).

Con Movylo siete stati in qualche modo precursori di una tendenza: la diffusione dell’uso del mobile, anche per gli acquisti. Quanto conterà la possibile sinergia con i vostri investitori?

Movylo, la startup da un milione di dollari che aiuta i commercianti

Molto. Movylo è un prodotto a sé stante e viene distribuito da solo, ma è anche ottimo se messo in bundle con i sistemi di pagamento: se consideri che Samsung Pay avrà decine di milioni di utenti nel giro di pochi mesi, il potenziale strategico è enorme.

Avete sede negli Stati Uniti, ma operate anche in Italia. Ritieni che sia più difficile entrare nel mercato italiano o in quello estero per una startup?

Movylo, la startup da un milione di dollari che aiuta i commercianti

Non c’è nulla di facile e, dopo aver fatto diverse start up, penso davvero che la miglior forza di una startup sia il continuare ad esistere ed andare avanti.

Il problema del mercato italiano è che c’è poca apertura al cambiamento e che le società che possono servire ad una startup per distribuire il proprio prodotto, scalare, fare exit sono davvero poche.

Chi parte da zero non ha risorse per fare prodotto, distribuzione, pubblicità e deve quindi fare una cosa bene e il resto tramite partner, solitamente: ma sei i partner non ci sono o non riesci a convincerli… i tempi si allungano.

Ma c’è da essere ottimisti: si può fare una società in Italia e avere il mondo come mercato, ormai usando LinkedIn, social, Skype si possono contattare persone, società e investitori facilmente e in tempi brevi.

Il mercato è là fuori ed è globale ed essere in Silicon Valley o su una spiaggia italiana è molto meno penalizzante che qualche anno fa. Io passo le giornate a fare conf call con gli USA e non vedo grossi problemi.

Ninja Social Oroscopo dal 2 all'8 luglio

oroscopo

Con Giove che bacia Venere in Leone questa settimana cari guerrieri dovrete togliere le armature, abbassare le armi ed arrendervi all’amore. Inevitabile. Fortissimo. Travolgente.

Marte dal canto suo nel dolce segno del Cancro non si intromette in questo idillio amoroso ma anzi la sua carica sessuale è tutta rivolta alla famiglia, al partner e alla forza che solo le persone che ci amano davvero ci sanno dare.

Su questa scia d’amore dichiarato apertamente nei giorni scorsi si sono arcobalenate le foto di tutti noi sui social al grido di #lovewins urlato a braccia alzate e labbra protese. Ci sono però dei segni che ancor più degli altri hanno cavalcato quest’onda: l’Acquario che nonostante il pianeta dell’amore in opposizione gioisce perchè finalmente un altro arcaico schema sociale è stato disintegrato. Lui che quando ha visto lo spot dell’ikea gayfriendly aveva deciso di cambiare la cucina nuova per supporto.

O ancora il Leone che non vede l’ora di essere immortalato in baci profumati e gayfriendly nell’adv di lush. E infine il Sagittario che questa settimana più del solito ha voglia di partecipare al gaypride slacciando ogni inibizione.

I due segni d’aria di Gemelli e Bilancia questa settimana sfrutteranno ogni minuto libero per scegliere accuratamente il loro regalo di fine anno (lavorativo) da portare in vacanza… Tecnologico ovviamente: e se la Bilancia opterà per la Polaroid per stampare foto subito (dato che non vorrà fare la fatica di portarle a stampare), il Gemelli si concederà cuffie ed amplificatore subacquei per poter ballare anche mentre si tuffa dal pedalò. Di tutto questo sarà invidiosissima la Vergine che, notoriamente amante delle novità tecnologiche, questa settimana navigherà nelle indecisioni: il più utile caricatore ad energia solare o il più divertente stabilizzatore da cellulare e Go Pro??

Il social oroscopo di questa settimana inoltre prevede lodi alla creatività dei segni d’acqua che si sono conquistati il loro posticino tra i Leoni di Cannes: il Cancro sarà il difensore delle donne maltrattate come Back me app, il Pesci le conquisterà tutte con la raffinatezza del gentiluomo e senza bisogno di alzare il gomito mentre lo Scorpione aiuterà un leone bianco a ritrovare il sorriso… Per sbranare non per sollazzare!

L’Ariete cercherà ispirazione per comunicare grazie alla nuova web tv di Tumblr dato che di far fatica proprio non se ne parla… Il Capricorno invece questa settimana si sentirà oppresso da tutti, da tutto e persino dal Mobilegeddon… Che ancora non si capisce bene se ci sia stato o meno ma se c’è stato di si uro il Toro l’ha subito tutto e se ne lamenterà tutta la settimana!

10 app dalle quali c'è sempre qualcosa da imparare

Ma chi ha detto che l’impiego dello smartphone non possa essere costruttivo?!

Con l’uso delle app giuste potresti addirittura imparare ogni volta qualcosa di nuovo e rendere le attese e i momenti di noia più profittevoli così da migliorare le tue abilità cognitive.

LEGGI ANCHE: non solo download: i KPI per valutare le performance della tua app 

Blinkist, imparare ascoltando

Con questa app i tuoi quarto d’ora non saranno più gli stessi. All’interno di Blinkist puoi trovare estratti scritti e audio di 15 minuti da libri di psicologia, storia, salute, attualità, e molto altro. Un concentrato di cultura pratico per imparare in maniera veloce. Se ti imbatti in qualcosa di molto interessante, di cui i 15 minuti non ti soddisfano, puoi scaricare l’intero libro in un attimo. A questo punto potresti fare una prova gratuita di tre giorni e se poi non riesci più a farne a meno dovrai per forza acquistarla: $ 50 all’anno per Plus e 80 dollari all’anno per Premium.
Download per iOS e Android.

Health IQ, quanto ne sai di salute e benessere?

Imparare uno stile di vita salutare rispondendo a dei quiz?! Anche questo è un modo per impiegare il tuo tempo in maniera costruttiva e per farlo potresti scaricare l’app Health IQ sul tuo Iphone gratuitamente (non disponibile per Android). Avrai a disposizione domande e risposte dalle quali imparare molti segreti da mettere all’opera per condurre uno stile di vita più sano. Non ti fidi? Stai tranquillo perché il tutto è stato sottoposto a medici, nutrizionisti e esperti.

Duolingo, do you speak english?

E se il tempo che ti sembra perso lo utilizzassi per imparare le basi di una nuova lingua? Potrebbe essere una buona idea e con l’app Duolingo diventa realizzabile in piccoli e semplici passi. Si tratta di un gioco in cui superare i livelli con il massimo dei punti oppure ritentare, dipende un po’ dagli errori commessi. Attraverso immagini, audio e scrittura ci si avvicina ad una nuova lingua in maniera divertente o ci si mantiene allenati: un altro modo per rispondere a tono a chi ti dice che stai sprecando il tuo tempo sempre incollato a quello smartphone.
Download gratuito per iOS, Android e Windows Phone.

Velocity – A Faster Reader

Attraverso queste due app, piuttosto equivalenti, potresti migliorare le tue capacità di lettura e rendere più veloce la comprensione di un testo. Come funziona? Ti viene mostrata una parola alla volta in rapida successione – secondo il principio della presentazione visiva rapida seriale (PVRS) – e servirebbe proprio a leggere lunghi articoli in meno tempo.
Download Velocity a $3 per iOS.
Download A Faster Reader gratis per Android.

Elementary Minute o Trivia Crack

Grazie a queste due app potrai “ammazzare il tempo” imparando qualche curiosità. Si tratta di quiz su matematica, geografia, mondo dello spettacolo, storia e altro ancora. La differenza tra le due è che con Trivia Crack si può lanciare una sfida ai tuoi amici e chattare con loro direttamente nell’app.
Download Elementary Minute a $1 per iOS.
Download Trivia Crack gratis per Android e iOS.

Udacity, impara i linguaggi di programmazione


E a chi piace qualcosa di più tecnico, eccoti accontentato. Con Udacity potrai partecipare direttamente da mobile e non per forza online a corsi introduttivi, intermedi e avanzati in HTML, CSS, Javascript, Python ed altri.
Download gratuitamente per iOS e Android.

Goodreads, che libro mi consigli?


Entrare a far parte di una comunità di appassionati lettori, consigliare libri e imporsi degli obiettivi per terminare il libro nel minor tempo possibile. Tutto questo può essere fatto con Goodreads, app gratuita per Iphone e Android. Anche in questo caso potenzierai le tue abilità di lettore, imparerai a rispettare i punti prefissati e ad andare più sul sicuro nella scelta delle letture più adatte a te.

Vocabulary Builder per imparare nuovi vocaboli


Con questa app, gratuita per iOS e Android, potrai ampliare il tuo vocabolario ed apprendere nuove parole rispondendo ad alcuni quesiti e avanzando di livello. La parole da apprendere verranno richiamate anche a distanza di tempo così da fartele memorizzare e rendere effettivo l’apprendimento.

Cosa ne pensi? Inizierai anche tu a “saperne di più” con queste app?

Home Restaurant sotto accusa, c'è il parere del MISE

Dopo Uber e CoContest, ora tocca agli Home Restaurant essere messi sotto la lente d’ingrandimento dal MISE, che li richiama a depositare la SCIA, dichiarazione di inizio attività, obbligatoria da aprile 2015 per tutte le attività di ristorazione, Home Restaurant compresi.

Tra le startup legate a questo mondo, Gnammo, piattaforma italiana di social eating che proprio ieri ha annunciato l’ingresso di Club Digitale nella società, ha fin dalla sua nascita regolamentato con policy trasparenti consultabili sul sito internet il business e le figure che lo caratterizzano, dal Cook, il cuoco, allo Gnammer, ossia l’ospite, declinando i diversi obblighi e le normative legali e fiscali per i soggetti coinvolti.

Ora però, per gli Home Restaurant, le policy esplicite non sembrano più sufficienti per continuare ad operare e qualcuno pensa sia solo un altro tentativo per ostacolare il fenomeno della sharing economy.

SCIA obbligatoria per tutti, interviene il MISE

Giugno 2015, il MISE interviene ancora sul tema della sharing economy imponendo la presentazione della SCIA (segnalazione certificata di inizio attività) anche per gli Home Restaurant.

Viene imposto, quindi, che, anche per coloro che intraprendono questo tipo di attività di ristorazione, sia obbligatorio presentare richiesta al Comune prima di iniziare l’attività.

La risoluzione del Ministero per lo Sviluppo Economico, portata alla luce in risposta ad un chiarimento sottoposto durante il mese di giugno, in realtà sembra essere una pronuncia già attiva da aprile 2015.

Per approfondire il modello legislativo e rispondere all’esigenza di chiarimento sulla gestione di un Home Restaurant ho consultato le policy presenti sul sito di Gnammo. Il social eating è regolamento come una prestazione di servizio tra privati, inquadrata come attività saltuaria di impresa.

LEGGI ANCHE: Gnammo: il social eating è servito

Le voci fuori dal coro

Non tutti condannano la sharing economy e, oltre ai consumatori che ancora una volta si vedono limitare il ventaglio delle scelte, troviamo sostenitori attivi di questa tendenza economica e di Gnammo in particolare, anche tra i professionisti del settore.

Una delle voci fuori dal coro è rappresentata dal Papa che, nella sua Enciclica Laudato Si’, sostiene il modello virtuoso della condivisione. Al secondo posto troviamo invece gli esperti del settore, chef stellati che stanno pensando di intraprendere collaborazioni con Gnammo per la realizzazione di eventi e degustazioni.

Infine il caso di Palazzo Madama, a Torino, che chiede a Gnammo una collaborazione per una mostra tutta all’insegna del social eating.

Questi interventi sottolineano come si stia sempre più ampliando il divario tra i protagonisti della sharing economy e le autorità pubbliche.

Museo come Home Restaurant, l’ultima iniziativa di Gnammo

L’ultima iniziativa che vede protagonista la startup del social eating riguarda una collaborazione con Palazzo Madama di Torino. L’idea nasce proprio dal Museo per il lancio della mostra Time Table (24 giugno-18 ottobre 2015) con la volontà di installare una mostra unica nel suo genere, rendendo l’iniziativa il più social e coinvolgente possibile.

Con questo obiettivo, il museo viene trasformato a tutti gli effetti in un Home Restaurant in cui la collaborazione con Gnammo permette ai visitatori di sperimentare l’evoluzione dei sapori dal Medioevo al Novecento accompagnata al social eating, senza sottovalutare, però, l’aspetto culturale.

Forse una soluzione c’è per evitare che la sharing economy sia continuamente posta sotto accusa: porre regole che la rendano un po’ più gestibile da parte delle istituzioni, portando ad un riavvicinamento tra queste ed i protagonisti dell’economia della condivisione.

Le nuove frontiere del Real Time Marketing [INTERVISTA]

La user experience dei siti web, delle app e di tutto ciò che riguarda Internet è ormai il main factor che decreta il successo o l’insuccesso di qualsiasi business, soprattutto a livello mobile. A decretare i trend positivi o negativi che ne conseguono è anche (de)merito delle campagne di Real Time Advertising che vengono utilizzate.

Lo so, tutti prima o poi pensiamo all’ennesimo annuncio mirato che ci ritroviamo durante la nostra Web-Experience, ma tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo cliccato su quegli annunci perchè ci proponevano qualcosa che ci interessava o ci poteva interessare. Abbiamo quindi deciso approfondire l’argomento intervistando Ilaria Zampori, nuovo Country Manager Italia di Quantcast, azienda leader nel settore del Real Time Advertising.

Oggi il Real Time Advertising è alla base dell’espansione significativa di molto aziende. Puoi spiegare ai ninja di cosa si tratta esattamente e quali sono le differenze con le altre modalità di advertising online?

Da tempo al termine Advertising viene associato un tipo di pubblicità differente rispetto al passato. Il cambiamento epocale tra il passato ed il presente risiede nel tipo di Advertising proposto, diventato sempre più customer-oriented. Grazie ad una potenza di calcolo elevata e capacità di analisi in real-time, gli annunci online sono diventati mirati ed hanno migliorato la user experience online soprattutto in mobilità ed attraverso ogni device con una connessione web. L’obiettivo principale del Real Time Advertising (RTA) è quello di veicolare le main impression dell’utente e garantire una pubblicità maggiormente mirata e con maggiore rilevanza.

Alla base del real time advertising c’è l’utilizzo dei big data e del machine learning. Come riuscite a gestire questa enorme mole di dati ed a tramutarla in informazioni utili per un advertising efficace?

Le nostre tecnologie relative al machine learning ed ai Big Data ci consentono di gestire 2,5 milioni di transazioni al secondo rendendoci uno dei maggiori utilizzatori di Big Data al Mondo (dopo Google, Facebook e del Ministero della Difesa Americano). La nostra Azienda gestisce oltre 30 PB al giorno di dati. Quantcast è tra i pionieri nel campo dei Big Data e del Machine Learning consentendo ai proprio clienti di utilizzare algoritmi ad hoc basati su raccolte di dati totalmente anonimi.

Le aziende come dovrebbero interpretare i dati di audience che realtà come Quantcast sono in grado di fornire? E soprattutto come dovrebbero utilizzarli?

Oggi come oggi il Digital Marketing è uno dei settori maggiormente avanzati e con forte possibilità di espansione anche grazie ai Big Data ed alle informazioni che vengono raccolte e che le Aziende possono sfruttare per le proprie campagne. Le società di Marketing al vertice utilizzano costantemente i Big Data e cercano di imprimere un impatto positivo attraverso gli stessi alla Società.

Cosa pensi del Real Time Bidding (RTB)? Non credi che sia troppo invasivo per la maggior parte dei fruitori di siti web soprattutto da mobile?

Il Real Time Bidding (RTB) è una realtà in continuo cambiamento che ha come obiettivo quello di fornire dei contenuti sempre più personalizzati agli utenti senza collezionare dati ed informazioni personali, quindi senza che siano salvate informazioni personali sensibili.

Quale sarà il futuro dell’advertising?

Lo sviluppo esponenziale dell’IoT (Internet of Things) è un dato di fatto andando a generare una quantità di dati sempre maggiore. I Big Data generati dal mondo IoT consentiranno di creare advertising sempre più specifico, creando quindi un collegamento sempre maggiore tra utilizzatori ed operatori dei vari settori.

E voi Ninja, cosa ne pensate? Siete dei fan del Real Time Marketing o sentite la vostra privacy invasa da una miriade di banner personalizzati? Diteci la vostra!!! 😉

10 cose che gli startupper dovrebbero sapere

Questo weekend anche noi di Ninja Marketing abbiamo partecipato alla Lean Startup Machine a Milano: due giorni e mezzo di lavoro intenso per la creazione di undici potenziali idee di startup in cui abbiamo incontrato tanti ragazzi con un sogno, con un’ambizione e con tanta voglia di imparare un metodo.

Regaliamo a voi, startupper del futuro, quello che abbiamo imparato e vi invitiamo però a non fermarvi qui. Un aspirante imprenditore non deve essere mai impreparato!

LEGGI ANCHE: Il CEO Reed Hastings racconta il successo di Netflix [VIDEO]

1. L’unione fa lo startupper

Per quanti possano storcere in naso vedendosi come l’imprenditore solitario che forte della sua idea conquisterà il mondo, la realtà è ben diversa e una volta partiti, vedremo ben pochi di questi tornare vincitori. Creare un team di lavoro è il primo passo indispensabile verso il successo.

2. I tuoi problemi non sono quelli degli altri

O per lo meno non sempre. Molto spesso ci impegniamo a cercar di risolvere un problema per la gente senza averla prima ascoltata. Quindi per quanto tu possa essere un detentore della conoscenza universale, prenditi del tempo per parlare con le persone ma soprattutto per ascoltarle.

3. Sentire è ben diverso da ascoltare

Per verificare se le nostre ipotesi sono corrette dobbiamo fingere di non sapere quello che in realtà sappiamo, dimenticare le nostre convinzioni e ascoltare le storie, le esperienze, le opinioni e le idee della gente, ma per davvero e non per sentire solo cosa ci fa comodo per validare la nostra tesi.

4. Dimentica di avere una soluzione e concentrati sul problema

È un po’ come aver indosso un paraocchi: se hai già deciso la direzione verso cui muoverti, difficilmente ti accorgerai delle altre ipotesi che si creeranno man mano che il tuo percorso andrà avanti. Usa la tua vista periferica, ti permetterà di veder ben al di là del tuo giardino.

5. Esci, esci, esci

La tecnologia è quella cosa meravigliosa che ci permette di entrar in contatto con tante persone senza il bisogno di staccar le chiappe dalla scrivania, ma purtroppo ha ancora il grosso limite di esser un vero e proprio filtro per quello che è il linguaggio non verbale. Se vuoi davvero capire di cosa ha bisogno la gente, esci e incontrala.

6. L’idea è nulla senza validazione 

Durante il processo creativo le idee nasceranno, si plasmeranno e alle volte cambieranno forma: è normale e fa parte del viaggio. Ricordati però di validare quanto scoperto, se un prodotto non è verificato sulle persone è un po’ come far un quadro che si appenderà nel proprio sgabuzzino: nessun altro lo vedrà e potrà amarlo o odiarlo.

7. Non aver paura a cambiare direzione

Quando ci rendiamo conto di aver preso la strada sbagliata, l’unica cosa da fare, se non avete una natura kamikaze,  è pivottare: imbracciare il timone e dar un netto cambio di rotta, inutile andar a schiantarsi sulle rocce. Risparmierete energie, tempo e non rischierete di minare l’equilibrio della ciurma.

LEGGI ANCHE: Ecco perché una startup può e deve fallire

8. L’importanza del metodo come linguaggio universale

Le idee sgorgano dalla parte creativa del nostro cervello e per quanto quella razionale sia brava ad imbrigliarle per relazionarle alla concretezza della realtà, avere un metodo per farlo semplifica di molto le cose, soprattutto quando tante teste devono lavorare insieme e capirsi.

9. Coinvolgi, affascina e conquista

Quando presenti la tua idea ricordati che non stai ripetendo una poesia a memoria solo per te stesso nel buio della tua cameretta. Rivolgiti al tuo pubblico durante il pitch, guarda negli occhi chi è lì per ascoltarti, vai dritto al punto, esterna tutto l’entusiasmo che ti ha portato fin lì in quel momento e conquistali.

10.  Fail fast. Succeed faster 

Un grosso limite culturale che noi italiani abbiamo è la paura del fallimento, che questo ci marchi a fuoco immagine e carriera con una grossa F scarlatta. La realtà è ben diversa, per aver successo bisogna prima aver sbagliato, aver conosciuto i propri limiti ed aver imparato cos’ha fatto crollare la nostra torre; come ha detto anche qualcuno durante il workshop, perfino gli epic fail più clamorosi vengono dimenticati in fretta.

Cari imprenditori del futuro, prendete nota, uscite, imparate e plasmatevi come l’acqua, il mondo è nostro!

Bemyguru: quando la consulenza professionale è a portata di telefono [INTERVISTA]


Una startup al servizio di altre startup. Gioco di parole a parte, Bemyguru si propone come una risorsa preziosa al servizio di giovani startup o PMI bisognose di arricchire il proprio knowhow.

Immagina di avere un problema legato ad uno specifico argomento e di poter ottenere una consulenza telefonica da uno specialista di settore in modo semplice, veloce e soprattutto economico. Questa è l’idea alla base di Bemyguru, una giovane startup veronese di cui parliamo con il CEO, Jegor Levkovskiy.

Ridare centralità al valore della conoscenza e della consulenza professionale, un valore troppo spesso dimenticato oggigiorno. Possiamo riassumere così la mission di Bemyguru?

Sicuramente è uno degli aspetti più importanti della nostra startup. Oltre a quello che hai citato, oggi c’è bisogno di ricevere consigli da guru importanti che normalmente sarebbe difficile raggiungere.

Molto spesso è capitato a me ed ai miei collaboratori di fermarci per acquisire competenze o per fare diversi tentativi. Potrebbe esserci qualcuno più esperto di noi che ha già affrontato il tema e potrebbe farci risparmiare mesi di tentativi o giorni di corsi, in qualche minuto di telefonata. Il nostro tempo è prezioso. Secondo noi Bemyguru è un’opportunità straordinaria per startupper ed imprenditori.

Ad una prima occhiata Bemyguru sembra un perfetto mix tra elearning, tutoring e consulenza. Puoi spiegarci meglio il funzionamento della piattaforma?

La piattaforma nasce proprio per dare la possibilità di ricevere consigli. Per esempio, quando mi servirà un sito web, su Bemyguru troverò chi mi darà consigli sulle tecnologie da utilizzare per ottimizzare lo sviluppo della mia specifica soluzione (meglio NodeJS o PHP? Meglio un server o cloud?), per aiutarmi ad individuare le funzionalità indispensabili (quali sono gli utenti e cosa potrebbero aspettarsi?) o per ottenere il massimo dal mio progetto web.

Il funzionamento di Bemyguru è davvero molto semplice. L’utente può navigare tra specifici argomenti, in cui troverà le expertise dei guru. Le schede lo aiuteranno a capire se il guru può rispondere al suo problema. In caso di dubbi, è disponibile un sistema interno di messaggistica.

Una volta trovato il guru e fissato l’orario e il giorno per la chiamata, il sistema si preoccuperà di chiamare sui cellulari i due interlocutori. Gli utenti del sito vedranno solo il numero del nostro centralino, in modo da garantire la privacy.

Al termine della chiamata, verranno conteggiati i minuti effettivi e verrà chiesto al cliente un feedback sull’utilità della conversazione. Abbiamo creato un sistema di controllo qualità che ci permette di dare più visibilità ai guru con maggiori feedback positivi, per mantenere alto il livello delle consulenze.

Il guru ha la possibilità di destinare il ricavato della chiamata ad organizzazioni umanitarie, in questo caso noi ci occuperemo di effettuare il versamento per suo conto. Questa è una funzionalità richiesta da molti guru, che desiderano condividere il loro bagaglio di conoscenze con le nuove generazioni di imprenditori, ma devolvendo i compensi in beneficenza.

Purtroppo troppo spesso ci troviamo dinanzi a gente che si propone come professionista ed esperto di settore senza davvero esserlo. Una piaga che colpisce numerose realtà. Come si pone Bemyguru in questo particolare aspetto? Come pensate di evitare il fantomatico “cuggino”, escludendo consulenti non all’altezza?

In ambito digitale questo è purtroppo un aspetto al quale bisogna porre molta attenzione. Personalmente, in 16 anni di esperienza in ambito web, ho visto situazioni a dir poco paradossali.

In questa prima fase stiamo contattando direttamente i migliori guru presenti sulla scena italiana. L’obiettivo è quello di inserire 200 professionisti di alto profilo entro fine settembre per dare a Bemyguru una forte impronta di qualità.

La selezione è molto accurata. Ciascun nome che mettiamo in lista deve passare tre fasi di  selezione, ognuna effettuata da un membro diverso del team, per garantire imparzialità agli utenti. Mediamente vengono scartati 20 nomi per ogni guru che arriva alla registrazione in piattaforma.

Attualmente selezioniamo sulla base di tre fattori fondamentali: storia professionale, qualità del lavoro svolto, popolarità. Poniamo il caso di Enrico Pandian, che siamo fieri di avere a bordo: è uno startupper di fama nazionale, ha all’attivo più di 15 anni di esperienza nell’ambito dell’imprenditoria, ha ottenuto grandi successi e gestito progetti di respiro internazionale. Si è dato disponibile per consigliare gli startupper su come bootstrappare senza bisogno di investimenti e su come  vincere la “360×360”, la famosa startup competition (che lui stesso ha vinto quest’anno).

Come lui, ci sono tanti guru preparati in altri specifici ambiti.

La vostra offerta è molto ampia, proponendosi come risorsa valida per numerosi settori. Chi è l’utente tipo di Bemyguru?

L’utente tipo di Bemyguru è lo startupper o imprenditore che si trova ad affrontare un problema specifico sul quale è poco preparato, che non ha mai affrontato o che ha già tentato di risolvere senza profitto. Professionisti che necessitano di consigli strategici su decisioni importanti per la propria impresa.

La disponibilità di consulenti qualificati è ovviamente per voi il vantaggio competitivo più rilevante, ma sarà poi la creazione di una larga base utenti a creare revenue. Come pensate di far arrivare il vostro messaggio ai possibili prospect interessati?

Noi puntiamo molto sulla qualità. Vorremmo che ogni utente che utilizza Bemyguru sia tanto contento del servizio da farlo diventare uno strumento di uso comune nella sua vita professionale. Il passaparola dei nostri clienti soddisfatti è il nostro obiettivo primario.

Lavoriamo molto sulla user experience, sulla selezione dei guru, sull’interazione pre e post chiamata e sui feedback. In poche parole, sul valore del nostro servizio.

Chiudiamo con un tweet: immagina Bemyguru tra 5 anni.

“Houston, abbiamo avuto un problema.” Grazie a #bemyguru, l’ho risolto in pochi minuti.