Come migliorare la customer satisfaction con le risposte salvate di Facebook?

La nuova funzionalità risposte salvate delle pagine Facebook ha dato la possibilità ai gestori di impostare dei messaggi pre-compilati per velocizzare e semplificare il customer service effettuato via pagina fan.

Questa opportunità va sicuramente in soccorso degli episodi di gestione della crisi per i brand più importanti, quando può capitare che in pochi minuti arrivino centinaia di messaggi che richiedono una risposta bene o male univoca, ma può essere utilizzata anche per le operazioni di routine a patto di avere ben chiari modi e scopi.

Con chi stai parlando?

Ci sono vari utenti-tipo che possono aver voglia di contattarti:

Chi ti fa i complimenti: in questo caso è davvero poco opportuno usare le risposte salvate perchè rischi solo di trasformare un tuo ammiratore (o un cliente affezionato) in un hater che pensa che te la tiri troppo. Cerca di essere amichevole e di far capire che hai apprezzato davvero le sue parole. Tanto sono così rari!

Chi è indeciso: solitamente vuole maggiori informazioni ma il fatto che ti contatti è un chiaro segnale che vuole darti fiducia; la tua risposta (salvata o meno) e il tempismo con cui rispondi possono fare la differenza tra un cliente acquisito e uno che si rivolge a un concorrente.

Chi ha un problema: molte volte è maleducato, arrabbiato, e offensivo. Non pensa ai tuoi sentimenti e ti tratta male: potresti offenderti, tenere il broncio e rispondere a monosillabi, oppure considerare che non stai litigando con la tua ragazza ma dando supporto a un cliente (quella strana persona che ti fa pagare le bollette!) e quindi è fondamentale essere professionale, chiaro e amichevole anche se ti si sta scatenando una furia omicida. Una risposta salvata può aiutarti a non sbroccare!

LEGGI ANCHE: Customer service e social media: consigli pratici ed efficaci per gestire l’assistenza clienti online

Come ottimizzare le tue risposte salvate?

Facebook mette a disposizione poche opzioni di customizzazioni della risposta e che a prima vista possono sembrare banali. In realtà sono una grossa arma nelle tue mani!

Nome della persona: nel web marketing c’è una vastissima letteratura sui benefici di questo valore personalizzato (penso alle DEM, o ai messaggi via forum). Come fai a non usarlo su un social network che ha come pilastro l’identità reale (e non un nickname) delle persone?  Questa personalizzazione va sfruttata sempre sempre sempre!

Cognome della persona: credo sia l’opzione meno utile. Troppo fredda e distaccata, e che a pelle mette l’utente sulla difensiva (“aò sei di Facebook o della Digos?“). Decisamente da evitare per la stragrande maggioranza dei casi.

Nome dell’amministratore: puoi usarlo come firma o come presentazione iniziale, ed è un ottimo metodo per stabilire un legame che sia di pari livello. Tu infatti conosci da subito il nome dell’utente, lui per ora si sta rivolgendo a un’entità astratta: ne è quindi sia inconsciamente intimorito, sia più incline a trattarti male (perchè è più facile insultare e sbraitare contro “Banca Intesa” piuttosto che contro la povera “Luisa”).

E’ una funzione che userei in ogni caso, anche per una pagina/azienda mono-personale, ma è sicuramente ancora più utile per le grosse aziende che in questo modo possono collegare un cliente a un operatore del customer service, per avere feedback sull’operato o per dare seguito a una richiesta. (“ho parlato con Lina e mi ha detto che dovrei fare così…“).

Cognome dell’amministratore: come sopra, si può benissimo omettere proprio per evitare di sembrare il CS di Equitalia!

Url del sito web: opzione utilissima per alcune richieste (rimanda però automaticamente alla url che avete scelto nelle informazioni della pagina), può essere un’arma potenzialmente devastante in ottica di monetizzazione futura. Se invece c’è bisogno di far puntare a una url diversa (magari alle FAQ, o a landing page specifiche) occorre inserirle nel box testuale.

Aggiungi immagine: nel caso di una procedura complicata da spiegare solo tramite testo, puoi allegare uno screenshot esplicativo, o un’immagine per rafforzare la tua comunicazione (esempio classico per un ristorante: “siete aperti oggi?” – risposta salvata: “certo, siamo aperti dalle 12 alle 15. E oggi abbiamo questi piatti speciali! (foto allegate). Ti aspettiamo!).

Emoticon: non sono pre-impostate, ma puoi metterle nel campo testo. Mi sono occupato del primo step di customer service in ambito gaming e lì arrivano a contattarti persone veramente imbufalite; è incredibile come una semplice faccina messa al momento giusto possa mitigare gli animi e lasciare una percezione positiva al cliente.

Pensa a come cambia il tuo umore nella vita “lì fuori” con un impiegato che ti approccia con fare scazzato piuttosto che con un sorriso amichevole: su Facebook le sensazioni sono molto simili. Attenzione però a non esagerare perchè potresti essere percepito come poco serio o canzonatorio. Sorridi, ma con equilibrio!

Cosa evitare?

Prima regola del Fight Club… non far capire all’utente che stai usando questa funzione.

il testo asettico: preparati un buon numero di risposte preimpostate anche molto specifiche in base alle richieste, e con uno stile non troppo uniforme e robotico. Inoltre convivi col fatto che non tutte le domande possono essere smaltite con le risposte salvate!

Seconda regola del Fight Club… non devi mai far capire all’utente che stai usando questa funzione.

Il timing sospetto: ti hanno detto che per fare un buon lavoro nel customer service su Facebook devi dare una risposta agli utenti nel più breve tempo possibile, ed è anche vero. Però se un secondo dopo che ti invio un messaggio mi rispondi con quarantadue righe di testo impaginato, il dubbio che tu non abbia manco letto il mio messaggio mi viene. Sto contattandoti su Facebook perchè voglio supporto umano, non una voce registrata in segreteria.

Il fancazzismo: ogni volta che viene attivata una funzione per ottimizzare un processo, il rischio è che si arrivi a usarla solamente per lavorare di meno e togliersi dalle scatole un impiccio: quindi chi prima faceva (male) il customer support con il suo bel documento di testo con le risposte preparate, ora potrà addirittura risparmiare qualche click e un copia-incolla.

Le gaffe: hai settato i valori personalizzati, ma ti capita il simpaticone che su Facebook si è iscritto come “Sorcio Maledetto”; probabilmente è il caso di perdere un secondo per cancellare il nome preimpostato dalla tua risposta, non credi?

Stabilisci un legame!

Qualunque sia il motivo, un utente che ti invia un messaggio ha stabilito un legame con te molto più forte di un semplice “mi piace”: ti ha scelto come referente per il brand per cui lavori, vuoi perchè ormai Facebook è spesso il primo canale a cui ci si rivolge, vuoi perchè magari ha ricevuto risposte inutili dai canali classici (numero verde, e-mail), o addirittura non ne ha proprio ricevuti. Questa responsabilità va maneggiata con cura!

Proviamo a fantasticare…

Hai dato supporto a un utente, e ormai è felice e si fida di te. Hai capito come usare le risposte salvate: e se ora provi a chiedergli  di mostrare per prima la tua pagina” nel suo newsfeed, cosa potrebbe succedere nel lungo periodo alla tua portata organica?

E se magari gli offri un buono sconto (trackabile!) per comprare un prodotto accessorio a quello che ha già acquistato, cosa potrebbe succedere al tuo fatturato?

Le migliori app per leggere le notizie in mobilità

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Durante le vacanze amate tenervi sempre informati e non perdere mai le ultime notizie dal mondo? Grazie a smartphone e tablet non è sicuramente difficile accedere a tutte le news del web, ma spesso in spiaggia, in montagna o ovunque voi vi troviate a trascorrere le vostre ferie, non si ha il tempo di selezionare solo quelle che davvero ci interessano.

LEGGI ANCHE: 10 app dalle quali c’è sempre qualcosa da imparare

Le app, come sempre, ci vengono incontro: molti magazine esistono in versione app, mentre per chi ama accedere a più fonti, può scegliere gli “aggregatori di news”. Abbiamo selezionato qui una top 5 app per leggere le notizie d’attualità in mobilità, da scaricare subito prima di partire per le vacanze!

Flipboard

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Flipboard non è un semplice aggregatore di notizie ma è soprattutto un ottimo strumento per il content marketing: ciò che la distingue da altre publishing app è la possibilità di realizzare le proprie “riviste social”, ovvero una raccolta di news intorno ad una determinata tematica scelta dall’utente. Si può condividerla con i propri amici sui diversi canali social e si può scegliere di seguire le riviste di altri utenti.

Disponibile per iOS, Android.

News Republic

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?t=13&v=CxaGK3gzUds’]

Anche questa app non è una novità per i nostri lettori: News Republic è il rimedio contro l’indigestione di notizie che arrivano da internet. Pluripremiata,  a differenza di altri aggregatori di notizie permette di personalizzare la ricerca non per testate e fonti ma per tematiche. Inoltre da essa si può accedere agli articoli completi dal momento che può contare su molte partnership con testate e blog.

Disponibile per iOS e Android.

Appy Geek

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Appy Geek nasce sempre dagli sviluppatori di News Republic, ma è completamente dedicata al mondo della tecnologia: ecco perché noi della sezione Mobile di Ninja Marketing non potevamo non nominarla! Per chi desidera essere sempre informato su tech e mobile, qua trova più di 800 fonti in 6 lingue diverse.

Disponibile per iOS, Android.

Feedly

feedly app notizie

Feedly è un aggregatore di contenuti RSS: un modo semplice e molto conosciuto per ricevere aggiornamenti solo dalle fonti e sui contenuti desiderati. L’interfaccia è molto intuitiva e minimalista: potete scegliere di leggere le notizie solo in formato testo, per evitare distrazioni. Per chi è amante amanti del marketing ( e se siete nostri lettori, probabilmente lo siete), la sezione in questione è curata dal guru Seth Godin!

Per coloro che preferiscono le notizie in formato light.

Disponibile per iOS, Android

BuzzFeed

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Conoscete vero BuzzFeed? Dal momento che noi ninja sotto l’ombrellone abbiamo bisogno anche di letture divertenti e curiose, non potevamo non avere sui nostri tablet e smartphone l’app del noto blog. Ma se non bastano le loro notizie, di recente è nata anche BuzzFeed News, dove le news sono selezionate dai redattori del blog, raggruppate per tematiche e contestualizzate; le notifiche sono inoltre personalizzate, per rendere ancora più smart la vostra lettura.

E voi, con quale app preferite leggere le notizie di attualità? Fateci sapere le vostre preferite e le aggiungeremo ai nostri download 😉

Digital, Storytelling, Gamification: 5 libri da leggere sotto l'ombrellone

Diciamocelo, l’estate è finalmente arrivata! Sole, mare, acqua. Oppure montagna, città… ogni meta è buona per un po’ di relax. Senza dimenticare però i libri, compagni di mille avventure e di tante riflessioni.

Anche quest’anno non ci resta dunque che approfittare del periodo estivo per qualche consiglio letterario, per un mese all’insegna del divertimento… ma anche della formazione e dell’aggiornamento professionale. Ecco allora una lista di 5 libri da leggere per tutti i gusti, dedicati a Digital, Storytelling e Gamification.

Ready, steady, go!

LEGGI ANCHE: 5 corsi on demand Ninja Academy da recuperare quest’estate

a) Loveting! 127 Archetipi per il Management Olistico

Un libro che tratta di Amore e di Marketing. Strano, vero? “Loveting! 127 Archetipi per il Management Olistico” lo ha scritto Gianluca Lisi, consulente in Archetypal Branding e Marketing Transpersonale, facilitatore di gruppi co-creativi, docente presso Ninja Academy e co-founder di Create! Group. Un manuale precursone del paradigma del Marketing Transpersonale.

L’opera si pone così come una “riflessione centrata sulla nostra interiorità intesa come patrimonio universale e condiviso che porta a individuare una modalità di azione che non è più volta a soddisfare qualunque desiderio soggettivo, purché consentito dalle legislazioni esistenti, ma a soddisfare bisogni reali giudicabili come universali e oggettivi“. Curiosi di saperne di più? Il nostro recente articolo “Che c’entra il marketing con l’amore? Ce lo spiega Gianluca Lisi con Loveting! [LIBRI]” fa per voi.

b) Giochi da Prendere sul Serio. Gamification, Storytelling e Game Design per Progetti Innovativi

La Gamification… gioco, o reale opportunità di business? Sembra protendere per la seconda opzione “Giochi da Prendere sul Serio. Gamification, Storytelling e Game Design per Progetti Innovativi”, libro scritto dal nostro Ninja Alberto Maestri insieme ai colleghi Joseph Sassoon e Pietro Polsinelli.

Un’opera che spazia sulle diverse dimensioni di un tema così vasto e (finora) poco trattato dalla letteratura di settore: dalla narrativa a quella psicologica, passando per l’esplorazione della connessione tra Gamification e business ed alla reale progettazione di giochi applicati. Per altre informazioni, leggete la nostra recensione.

c) Fare Marketing Rimanendo Brave Persone

“Fare Marketing Rimanendo Brave Persone” è un libro particolare, a partire dall’autore: Giuseppe Morici è infatti President Region Europe all’interno del Gruppo Barilla, una delle principali “scuole” di marketing e retail italiane e internazionali. E il manuale cerca di fare recuperare “dignità” a un mestiere – quello del marketing, appunto – da diversi decenni criticato e accusato di manipolare la mente delle persone.

Al contrario, l’autore ricerca nella narrazione, nello storytelling e nella psicologia le chiavi per un marketing “buono”, di matrice positiva e generativa. Il risultato? Un libro che non vi lascerà indifferenti

d) Non Siamo Mica la Coca-Cola, ma Abbiamo una Bella Storia da Raccontare

Si parla spesso di Storytelling, ma si tende sempre ad accostare questa metodologia così in voga (perché efficace!) a grandi brand del calibro di Coca-Cola, Red Bull, Nike. Ma può esserci speranza anche per le realtà di medio/piccole dimensioni, che in tessuti come l’Italia o la Gran Bretagna rappresentano la grande maggioranza delle realtà imprenditoriali nazionali? Certamente, come descrive bene “Non Siamo Mica la Coca-Cola, ma Abbiamo una Bella Storia da Raccontare” dello Storyteller Andrea Bettini.

Applicando lo Storytelling alla stessa trattazione del manuale, l’autore propone diversi casi studio di aziende e piccole organizzazioni che sono riuscite a generare narrazioni efficaci, attraverso format e contenuti differenti (non necessariamente legati al web).

e) Relazioni Pubbliche Digitali. Pensare e Creare Progetti con Blogger, Influencer e Community

“Relazioni Pubbliche Digitali”: un libro dedicato a un tema molto sentito, scritto da uno dei veterano dell’online marketing – Roberto Venturini. Attraverso un linguaggio chiaro e la trattazione di diversi esempi nazionali e globali, l’opera propone un framework efficace per progettare azioni di Digital PR di successo.

Le ultime parti del manuale sono dedicate al tema del crisis management. Un argomento quest’ultimo spinoso, perché capace di mettere in pericolo il nome dell’azienda o del brand in pochissimo tempo e con effetti collaterali potenzialmente devastanti. Vi abbiamo stuzzicato? Anche qui, ecco la nostra recensione.

Allora, come passerete la vostra estate? Al mare, sui monti o in qualche bella città d’arte? Qualunque sia la vostra scelta, non dimenticate il rientro in ufficio e/o i vostri progetti professionali. Non vi resta che tenervi in forma 😉

Come si progetta una digital strategy?

Quando parliamo di Digital Strategy un aspetto fondamentale è il contenuto. Ma, non bisogna mai dimenticare che il contenuto utilizzato per le email non può essere identico a quello utilizzato sui diversi social network, né tantomeno uguale a quello del sito web.

Il linguaggio usato, il modo attraverso il quale vengono fornite le informazioni, la lunghezza del testo etc. sono variabili da non sottovalutare.
Mi sembra, quindi, ovvio che non puoi utilizzare lo stesso testo di un blog per un post Facebook o un Tweet.

Ecco, allora, dei semplici consigli che ti aiuteranno ad adattare i contenuti allo strumento di digital marketing che vuoi utilizzare.

Email Marketing

Se vuoi fare marketing utilizzando la posta elettronica, devi creare dei messaggi: chiari, concisi, accattivanti e di forte impatto. Gli ingredienti più preziosi sono: una buona call to action e la capacità di stimolare un immaginario avvincente.

L’email marketing è uno strumento molto potente per migliorare il rapporto con il cliente, incrementare le vendite ed ottimizzare i processi del servizio, ma bisogna utilizzarlo nel modo giusto.

Newsletter

Per generare più lead e revenue, con la newsletter, è necessario migliorare il copy. E come si fa? Per  una newsletter efficace bisogna dividere il testo in sezioni, scrivere frasi brevi, non dimenticando la call to action, che deve essere chiara e ben concentrata sui benefici.

Quante volte trovi, nella tua casella di posta, newsletters che non hanno nulla di tutto ciò? Io, purtroppo tante! Gli elementi del testo che non possono mancare sono: l’informazione, la creatività, e l’educazione.

Blog

Il blog è un ulteriore canale di marketing che aiuta il tuo business a crescere; infatti, portando traffico al tuo blog, inevitabilmente, incrementerai le possibilità di vendita.

Ogni blog deve basarsi su una storia, deve avere personalità e creare engagement. Importante è includere le fonti, link di altri post, parole chiave, permettendo, quindi, agli utenti di interrogarsi sull’argomento.

Facebook

Attualmente è davvero impensabile che una azienda, anche di piccole dimensioni, non sia presente su Facebook, tuttavia non basta esserci. Scrivere un post su Facebook sembra semplice, ma spesso non lo è. Bisogna essere brevi, indurre alla conversazione ed alla condivisione.

Puoi condividere tante cose, ma attenzione i post devono essere coerenti ed accattivanti: se produci pasta perché pubblichi un post sull’ultimo Apple Watch?
Un buon post Facebook include: domande, ask to action ( clicca mi piace se sei d’accordo), immagini, link, video ed emoticons (che però vanno usati con cautela).

Twitter

Sii breve, amichevole ma, con personalità. Cerca di inviare i tweet quando i tuoi follower sono online, per non vanificare i tuoi sforzi, rendendo così  efficace ogni cinguettio. Inoltre, ricorda, sempre, che ci sono dei fattori che non vanno dimenticati, come: link, hashtags, retweets e domande.

Instagram

Il social network che registra il maggior coinvolgimento del pubblico è senza dubbio Instagram. Non esiste un business non adatto ad aprire su Instagram, bisogna solo scegliere con attenzione cosa e come postare.

Come si progetta una digital strategy?

Anche in questo caso i punti fondamentali sono: essere concisi, usare hashtags rilevanti, definire il contesto e “taggare” la location.

Pinterest

Pinterest  è praticamente lo strumento più adatto per le aziende, devi però imparare a conoscere il tuo pubblico. I messaggi su Pinterest oltre ad essere friendly e descrittivi, devono includere: un titolo ed una call to action forte.

Linkedin

Su Linkedin bisogna essere professionali, quindi mai pubblicare su un portale professionale i gattini che condividiamo su Facebook. I messaggi che invii su Linkedin devono esseri seri, includere dei link e delle domande attinenti al tema.

Come si progetta una digital strategy?

In questo modo riuscirai a dare un immagine fedele al brand e coinvolgerai in maniera positiva gli utenti.

Website

Infine, analizziamo il sito web, che deve essere perfetto da ogni punto di vista. Un buon sito web è chiaro, fornisce informazioni ed è orientato ai contatti ed ai clienti. Importanti sono:  la call to action, i link e le keywords.

Google presenta Alphabet [BREAKING NEWS]

alphabet

Google è nato nel 1997 come motore di ricerca, ma col tempo è diventato molto più di questo. Per questo motivo, il 10 agosto, il CEO di Google Larry Page ha annunciato in un blog post che l’azienda sta realizzando una nuova holding, Alphabet, Inc. che sostituirà Google come entità quotata in borsa. Page ne sarà il CEO e Sergey Brin, co-founder di Google, il Presidente.

“Alphabet è per lo più un insieme di aziende. La più grande delle quali, naturalmente, è Google”

Google, Inc. sarà una divisione di Alphabet, ridimensionata e dedicata ai soli servizi Internet. Sarà gestita da Sundar Pichai, ex product chief di Google.

I prodotti come Maps, Now, Android, Chrome e altri resteranno, quindi, di competenza di Google. Tutti gli altri progetti, più lontani al business del web, come Google X (da cui è nata l’auto senza pilota), il progetto di ricerca Calico e Nest faranno parte di Alphabet.

Questa nuova struttura permetterà di mantenere il focus sulle opportunità che sono nate all’interno di Google e che da oggi saranno considerate come progetti indipendenti.

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Larry Page

 

Perché Alphabet?

Page spiega che è stato scelto il nome Alphabet perché il linguaggio è una delle innovazioni più importanti dell’umanità ed è il cuore dell’indicizzazione della ricerca di Google. Inoltre rimanda a alfa-bet (Alpha è il ritorno di investimento oltre il benchmark).

Il lato social e sociale del couponing online

Di recente una storia comparsa sull’Huffington Post ha commosso gli americani, grazie al lato emozionale che anche il couponing può avere quando al codice sconto si dà un valore sociale.

Tina Klein, una mamma single che ha imparato ad usare i buoni sconto per far fronte a un periodo difficile della sua vita subito dopo il divorzio, ha trovato la maniera di trasformare la sua passione per il risparmio in un aiuto per le persone bisognose. Usando le sue abilità da Pazzi per la spesa, ha dato vita alla Super Coupon Woman Foundation, un ente benefico che ha donato migliaia di dollari in cibo, vestiti e giocattoli alla sua comunità.

Il vero valore del couponing digitale

Oltre al lato sociale, il couponing ha sempre più assunto una valenza social, come catalizzatore di community che ruotano proprio intorno al modello del risparmio condiviso. Quando infatti la necessità o la semplice convenienza dello sconto si trasforma in esperienza condivisa di scambio ed aiuto reciproco, ecco nascere, sempre più spesso online, gruppi di acquisto solidale o semplici community di informazioni, in grado di rendere fruibili per tutti i membri i migliori sistemi di reperimento di offerte e coupon.

Naturalmente questo tipo di approccio, che non tralascia una radice green, con l’attenzione ad evitare lo spreco di carta dei vecchi volantini attraverso il nuovo canale digitale, può significare un notevole ritorno anche per le aziende in termini di fiducia del consumatore e di fidelizzazione.

Il marchio che offre sconti e coupon è in grado di guadagnare una buona dose di simpatia da parte di questa tipologia di utenti web, che si possono a tutti gli effetti definire esperti del risparmio e che non tarderanno a riversare l’esperienza positiva nei rispettivi gruppi e community online.

Seguire il trend di crescita degli eCommerce grazie a un codice sconto online

Come dimostra il recente report dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm della School of Management del Politecnico di Milano, la previsione di crescita delle vendite online dai siti italiani per tutto il 2015 si attesta intorno al 15%, per un fatturato stimato superiore ai 15 miliardi di euro. Mentre secondo i dati di Ecommerce Europe, le vendite dei negozi online europei aumenteranno complessivamente di un 18,4% nel corso del 2015.

Comodità, velocità nell’acquisto, ma anche convenienza e cura del cliente sono le armi vincenti degli eCommerce di successo. Tutti elementi che influenzano, insieme alla enorme diffusione di metodi di pagamento elettronici, le stime in rialzo.

Un recente indagine di Human Highway, Net Retail – Il ruolo del digitale negli acquisti degli Italiani, ha evidenziato come un’esperienza d’acquisto online positiva e soddisfacente possa generare un passaparola virale in grado di invogliare nuovi potenziali clienti e di ampliare così il numero degli utenti del digital shopping.

A determinare la crescita, secondo i ricercatori, sono la crescita strutturale sul web dei club online, dei siti di couponing, di alcune grandi Dot.com e di alcuni retailer tradizionali.

L’importanza del passaparola digitale, poi, nell’epoca dei social network è ovviamente sotto gli occhi di tutti, per questo ogni store online ha bisogno di cercare i migliori canali per promuovere i propri prodotti, senza trascurare la soddisfazione del cliente, l’unico vero dato rilevante per determinare il prossimo click.

I siti di couponing come Sconti.com, che da oggi può vantare anche una bella partnership con Focus, possono quindi determinare il successo in termini di visite e di apprezzamento del marchio presso gli utenti-consumatori, per gli eCommerce in questo periodo di crescita a tre cifre.

La stessa partnership può essere utile a rafforzare la serenità dell’utente più guardingo e sospettoso rispetto a sconti e coupon, dato che la firma di una rivista conosciuta e riconosciuta come punto di riferimento in ambito scientifico, è un elemento rassicurante, che anche le aziende non dovrebbero trascurare nella scelta delle proprie strategie web.

Perché il coupon è utile all’utente-consumatore ma anche all’azienda

Il dato oggettivo oggi è che una consistente massa di clienti si è spostata dal mondo reale a quello digitale, anche grazie alla recente grandissima diffusione degli smartphone, come dimostrato dall’ultima Digital Agenda Scoreboard della commissione europea.

Tantissimi servizi e prodotti sono ormai a portata di dito e hanno reso disponibili offerte vantaggiose in particolare attraverso questo genere di aggregatori di sconti online.

Portali come Sconti.com, infatti, non vendono coupon come i più comuni siti di flash deals, ma catalogano coupon e codici sconto rimandando direttamente al sito del venditore. Questo meccanismo aiuta il cliente a reperire in modo semplice le offerte più convenienti, ordinandole per categoria, ma fornisce un riscontro reale e immediato in termini di visite e conversione anche al merchant, dato che l’acquisto finale avviene sempre sul sito.

Se il commercio sta cambiando, anche i consumatori si sono trasformati, più attenti, più disponibili all’acquisto in rete rispetto a pochissimi anni fa, ma soprattutto più pronti al confronto tra loro, alla ricerca costante del coupon capace di rendere la loro esperienza d’acquisto gratificante sotto ogni punto di vista.

Unify, l'innovazione digitale al servizio della work experience [INTERVISTA]

Il miglioramento della qualità del lavoro e della work-life balance, una sfida sempre più rilevante per il mondo dell’innovazione digitale, una sfida che vede sempre più realtà impegnate. Banale che sia, troppo spesso dimentichiamo infatti come l’innovazione sia tale solo nel momento in cui riesca a semplificare e rendere migliore gli aspetti della nostra vita. Un concetto semplice che tendiamo in molti casi a sottovalutare o non considerare a dovere.

Una mancanza di considerazione che non tocca Unify, una delle più importanti realtà d’innovazione digitale al mondo, da sempre impegnata nella creazione di strumenti atti a rendere migliore il nostro rapporto con il lavoro. Cosa significa e comporta in concreto questo? Ne parliamo con Riccarco Ardemagni, Amministratore delegato Unify Italia.

Ciao Riccardo, partiamo dall’inizio. Unify è un vero “colosso” nel campo della tecnologia per le comunicazioni: 7.000 dipendenti, sedi in tutto il mondo e clienti tra le più importanti realtà internazionali. Ma, numeri a parte, cosa significa davvero creare innovazione oggi?

Siamo una società di fornitura di software e servizi per comunicazioni operante a livello globale, e il nostro nome riflette perfettamente la nostra attività: unifichiamo i sistemi di comunicazione dei clienti.

Nel settore da molti anni, sviluppiamo e mettiamo a disposizione prodotti e servizi innovativi volti a trasformare il modo di comunicare e collaborare in azienda, amplificando l’impegno collettivo, stimolando l’attività e migliorando le prestazioni del business. Per noi, creare innovazione significa dare la possibilità ai sempre più mobili protagonisti del mondo del lavoro la possibilità di collaborare al meglio, sincronizzando le tecnologie, creando un’esperienza utente coinvolgente e combinando le comunicazioni in modo ottimale nei processi delle singole aziende.

La flessibilità e il team working sono tematiche a cui voi prestate da sempre grandissima attenzione. Sono forse queste le maggiori conquiste a cui deve ambire la rivoluzione digitale?

Nel mondo del lavoro, il fine ultimo della rivoluzione digitale è la creazione di valore per gli utenti e per le aziende. Nessun’altra azienda del settore ha affrontato le sfide del lavoro e della produttività come sta facendo Unify. I nostri sforzi sono orientati al miglioramento della vita delle persone, al loro benessere sul luogo di lavoro, e al modo in cui la tecnologia può contribuire alla loro valorizzazione, connessione e produttività.

Secondo una nostra recente indagine, oltre 1 dipendente su 3 sarebbe disposto a cambiare posto di lavoro per spostarsi in un’azienda che permetta di lavorare in modo smart; la percentuale sale tra i Millennials, che con il 43% dei consensi (quasi 1 su 2) sarebbero i più propensi alla possibilità di voltare pagina.

Per questo, se le aziende vogliono attrarre e trattenere i migliori talenti, dovranno prima o poi aprirsi a modelli di business sempre più flessibili, implementando modalità di smart working e ottenendo in cambio i benefici di un personale più soddisfatto, motivato e efficiente.

Avete da poco lanciato Circuit, una soluzione che si pone nella direzione di valorizzare e rendere sempre più performante la collaborazione ed il lavoro in team. Puoi dirci qualcosa di più a riguardo?

Nata dopo due anni di intensi studi sull’impatto della tecnologia sulla vita personale e professionale delle persone, Circuit è un’innovativa soluzione tecnologica che, rivoluzionando la Work Experience, è capace di definire un nuovo modo di lavorare.

Progettato in collaborazione con frog, storica azienda specializzata in strategia e design di prodotto, Circuit permette ai team di lavoro di collaborare e gestire conversazioni tramite qualsiasi canale di comunicazione o dispositivo, con un conseguente e tangibile miglioramento dell’efficienza produttiva. Unendo arte e scienza per ridisegnare le modalità di collaborazione, abbiamo realizzato un prodotto che racchiude in un’unica semplice interfaccia le applicazioni fondamentali per la comunicazione, incluse le funzioni voce, video, condivisione schermo, chat, e documenti.

Circuit lavora nello stesso modo in cui lavora la nostra mente, archiviando e gestendo le informazioni attraverso associazioni di idee e conversazioni. Senza la frustrazione di dover cambiare continuamente app, gli utenti sono liberi di concentrarsi sulla connessione, l’innovazione, il lavoro e la collaborazione.

L’innovazione ed il digitale hanno migliorato nettamente molte delle attività lavorative che svolgiamo quotidianamente. È però altrettanto vero che questo ci spinge a vivere perennemente connessi ed è quindi complesso sancire un confine tra lavoro e vita privata. Cosa pensi, e come vi state muovendo in Unify, riguardo al concetto di work-life balance?

Ora più che mai, sono in discussione i soliti stereotipi su luoghi, orari e strumenti di lavoro: per raggiungere un miglior equilibrio tra lavoro e vita professionale, i dipendenti vorrebbero poter lavorare da casa, dal bar, dal parco o dallo spazio di co-working che preferiscono. Lavoro e vita privata sono sempre più integrati uno nell’altra, e nel percorso che mira ad abbracciare modelli di lavoro flessibili – e a promuovere efficienza, produttività e benessere delle persone – la tecnologia gioca senz’altro un ruolo centrale.

I più efficaci strumenti di smart-working permettono agli utenti di lavorare in qualsiasi contesto, ma al contempo è fondamentale sottolineare che la maggiore flessibilità di orari e luoghi non deve portare al sacrificio della vita privata. Le soluzioni di lavoro agile non nascono per aumentare il carico di lavoro degli utenti, ma come elementi abilitanti fondamentali per poter svolgere le proprie mansioni con maggiore autonomia e quindi, in poche e semplici parole, vivere meglio.

Torna Todi Appy Days, il festival dedicato alle App

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Lavorare, giocare, imparare, trovare: quante volte avete sentito dire “C’è un’App per ogni cosa”?

In Italia c’è però un solo evento interamente dedicato alle App: Todi Appy Days torna dal 24 al 27 settembre 2015 in Umbria, nella città che fu di Jacopone.

Formidabile esempio di architettura medievale, Todi è pronta a proiettarsi ancora una volta nel futuro, ospitando la seconda edizione del Festival, promosso dal Comune di Todi e organizzato dall’Agenzia Sedicieventi con la direzione artistica di Fabio Lalli (Ceo IQUII) e il patrocinio di: Regione Umbria, Camera di Commercio di Perugia, Università per Stranieri di Perugia e Università degli Studi di Perugia.

Il famoso gioco dello Spaccaquindici, con le indimenticabili tessere numeriche che hanno precorso l’idea del touch, è l’immagine simbolo di questa seconda edizione della kermesse che, non a caso, concentrerà l’attenzione su 15 specifici topic.

Qualche anticipazione

 

Wearable & IOT, Finance & Banking, Gaming, Mobile Commerce, Digital & Info sono alcuni dei temi che verranno affrontati durante i quattro giorni dell’iniziativa che quest’anno approfondirà anche il no profit e molti altri argomenti che ruotano attorno al mondo delle app: Kids & Edutainment, Travel, Food, Health & Fitness, Photo & Video, Music, Entertainment, Utility & Social, Automotive & Fashion.

In più, durante Todi Appy Days, verrà presentato il corso Human Computer Interaction, che si inserisce nel nuovo indirizzo della Laurea Magistrale in Informatica Intelligence and mobile computing, attivato dal Dipartimento di Matematica e Informatica dell’Università di Perugia.

Una grande esperienza digitale

Professionisti, esperti del settore, scuole, famiglie e appassionati sono invitati a partecipare a quella che si annuncia come una grande esperienza digitale: ciascuno potrà costruire il proprio personale percorso, scegliendo fra tantissimi seminari, workshop e corsi di formazione dal taglio business, life o education, tutti gratuiti e aperti al pubblico.

Per il secondo anno consecutivo, Palazzo del Popolo con la Sala del Consiglio, la Sala delle Pietre e la Sala della Giunta, il Nido dell’Aquila e altre storiche e prestigiose location ospiteranno i molti appuntamenti di Todi Appy Days: sarà una prestigiosa vetrina per start up, espositori e sviluppatori, invitati a presentare il proprio progetto nello speciale “Polo Espositivo” appositamente allestito in Piazza del Popolo.

Le mobile transformation e il BYOD stanno completamente rivoluzionando le modalità di interazione quotidiane, come confermato dalla continua crescita del mercato delle App. Secondo i dati forniti dalla School of Management del Politecnico di Milano, il mercato italiano vale complessivamente 75 milioni di euro, una stima che negli ultimi anni è quasi raddoppiata. Un altro dato interessante ce lo offre una ricerca Nielsen: l’89% del tempo che gli utenti spendono su mobile avviene tramite App, mentre il restante 11% passa dal web.

Cari App-assionati non aspettate altro tempo: segnate in calendario le date dal 24 al 27 settembre e preparatevi a un’esperienza unica!

E se desideri essere protagonista di Todi Appy Days, ecco l’occasione per te: puoi ancora candidarti come relatore iscrivendoti su www.appydays.it/call-for-paper/

Hootsuite implementa Instagram, finalmente

Giornate frizzanti per Instagram!
Ieri, in mattinata, l’annuncio da parte del CEO Kevin Systrom del lancio delle API Advertising. Poche ore dopo, SocialmediaToday scrive che Hootsuite comunica l’integrazione del social all’interno della propria piattaforma.
La possibilità di programmare i contenuti Instagram, finalmente, darà una gioia immensa a tutti i ninja che utilizzano HootSuite.

Hootsuite scrive sul blog che con Instagram via Hootsuite sarà possibile  programmare i post; cercare, apprezzare e commentare le foto; menzionare e comunicare con i propri follower; e promuovere le attività di Instagram su Facebook, Twitter, e molti altri social network, tutto dalla stessa schermata.

Chi utilizzava Sprout Social, uno tool di gestione dei social media concorrente del famoso gufetto, era già in grado di monitorare e commentare i contenuti Instagram dell’ultimo mese, anche se Sprout non consente agli utenti di pubblicare contenuti attraverso la propria piattaforma. Con l’integrazione di Instagram, Hootsuite dà un bel colpo di coda ai rivali, e permetterà di pianificare la comunicazione sul social fotografico più popolare al mondo comodamente dalla classica dashboard.

 


L’integrazione di Instagram era una delle caratteristiche più richieste dagli utenti da ormai parecchio tempo.

La feature sarà disponibile dal 5 agosto. Per impostare e utilizzare Instagram nella dashboard Hootsuite, è necessario prima di tutto aggiungere il proprio account Instagram.
Una volta aggiunto, sarà possibile impostare i parametri al fine di monitorare i contenuti, e programmare post futuri, oltre che fare tutto ciò che si può fare sulla app di Instagram, come ricerche per hashtag o per località.


Hootsuite è in costante crescita ed espansione. Fondata nel 2008, la piattaforma di gestione di social media serve ora più di 10 milioni di utenti in ben 175 paesi. Con l’aggiunta di Instagram non ci stupiremo se HootSuite dovesse registrare un incremento enorme degli utenti nei prossimi mesi.
Ma non vogliamo di certo gufare…

Your Timeline: la feature di Google Maps che ripercorre tutti i tuoi passi

Vi ricordate dove eravate il 31 luglio 2014?
Voi probabilmente no, ma Google Maps sì. Merito (o colpa, dipende pur sempre dai punti di vista) della new entry Your Timeline, appena aggiunta all’ultima versione di Google Maps per Android e grazie alla quale potrete tracciare tutti i vostri passi, sapere dove siete stati e le strade percorse nel tempo. Interessante sicuramente sì, ma anche un po’ inquietante data la ricchezza di dettagli sugli spostamenti effettuati dall’utente di cui la nuova feature di Google Maps si avvale.

Your Timeline, la funzione di Google dalla memoria di ferro

Your Timeline sa. Sa proprio tutto: quali mezzi avete preso e le foto che avete scattato durante il vostro tragitto non sono affatto un mistero per la funzione appena introdotta da Mountain View.
Prima di farvi prendere dall’ansia però, ricordatevi che in realtà queste funzioni non sono poi così nuove. La cronologia degli spostamenti era infatti già presente su Google Maps, e Your Timeline ne è semplicemente una versione più piacevole ed accattivante, che porta con sé degli update interessanti della stessa come, ad esempio, la possibilità di rinominare con un appellativo personalizzato le location frequentate. Inoltre le funzionalità di tracciamento sono attive soltanto fino a che è attiva la geolocalizzazione sul dispositivo. Insomma, una volta spento il geotag Your Timeline non può più tracciarvi.
E non tutto il “male” viene per nuocere: grazie a questo update è finalmente possibile customizzare la gestione di Google Maps, scegliendo di quali tragitti mantenere memoria cancellando tutto ciò che non vi serve ricordare.

“Ciò significa che è possibile eliminare facilmente un giorno o il vostro storico completo in qualsiasi momento”, ha specificato il product manager di Google Maps Gerard Sanz. “È possibile modificare qualsiasi luogo presente nella timeline, eliminando una specifica posizione o assegnando un nome privato ad un posto frequentato spesso, come ad esempio ‘casa della mamma’ o ‘il mio running spot preferito’. Questo spot apparirà a destra su Google Maps quando si è loggati”.

Fare un salto nella memory lane potrebbe quindi rivelarsi un’esperienza affascinante: cliccando su una determinata data Your Timeline mostrerà i luoghi visitati nel corso di quella giornata, permettendovi di fare un viaggio a ritroso nella memoria.

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E come la mettiamo con la privacy?

Risolviamo anche il dubbio privacy: la cronologia di Your Timeline (visibile solo all’utente, comunque!) e le preferenze impostate sono visualizzabili unicamente dall’utente, ed è possibile eliminare la cronologia in toto tramite le impostazioni. Si può inoltre impedire a Google di archiviare informazioni sui nostri spostamenti per sempre (o almeno, fino a che non si cambia idea) andando su My Account di Google. Una volta effettuato l’accesso all’area dedicata alle informazioni personali sarà possibile disattivare la memorizzazione dei luoghi visitati.