Il caso Reevèr: innovazione e Made in Italy [INTERVISTA]

Il caso Reevèr: innovazione e Made in Italy [INTERVISTA]

Innovazione di valore, Made in Italy e Storytelling: ecco i tre ingredienti alla base di Reevèr, startup e ultima nata  nello storico network tessile napoletano della Famiglia Carillo.

Debuttato ufficialmente lo scorso settembre alla fiera Homi a Milano, il nuovo brand nasce da una precisa visione: trasformare il modo tradizionale di vivere la casa con una collezione che trasforma il bello in oggetti capaci di esaltare i sensi, scardinando allo tempo le regole che governano il settore del tessile per la casa.

Per saperne di più abbiamo chiesto ad Alessandro Carillo, AD di Reevèr, di parlarci della sua creatura.

Come è nato il brand Reevèr?

Emozionalmente è il prodotto di un mio sogno, di un mio desiderio di tradurre in oggetti il bello oggettivo. Nasce come nuovo modo di viversi e di vivere la casa come luogo d’incontro conviviale, accogliente, informale, che suscita un continuo senso di emozione, curiosità, sofisticazione e personalizzazione. La combinazione dei colori a cui penso per ciascun elemento delle collezioni comunica senso di unicità, di insolito, di autorealizzazione, piacevolezza e leggerezza dell’essere.
Passando alla fredda logica aziendale, invece, nasce dalla necessità di una nuova proposizione di valore ad un mercato che sconta una crisi strutturale e vive una fase di rimodulazione della domanda. Il settore del tessile arredo, da sempre, coordina in verticale la propria offerta – ad esempio tenda a fiori coordinata con cuscino a fiori, tappeto a fiori, etc.. La proposizione di valore è nell’ingegnerizzare delle collezioni che non richiedano competenza d’arredo o un mindset necessariamente in grado di abbinare due oggetti diversi, poiché, a monte, i tool che consentono al cliente di scegliere sono embedded, contenuti nelle collezioni medesime. In parole povere: non scelgo più in verticale – fiori con fiori della stessa collezione – ma in orizzontale – fiori con cuori di due collezioni diverse – e qualunque siano gli oggetti da me acquistati e scelti in maniera casuale, istintiva, sensoriale, si coordineranno senza rischiare accostamenti improponibili indipendentemente dal mio livello di gusto nella scelta.
Scegli anche a caso, in ogni scelta c’è una casa di design.

Il caso Reever: innovazione e Made in Italy [INTERVISTA]

Quanto è importante per voi il legame con il territorio e con il concetto di Made In Italy?

Pensato in Italia e realizzato nel Sud. Per esteso, nel sud del nostro continente, dunque italiano per tutto ciò che è creatività e ingegno, tipico del nostro territorio. Il rapporto è strettissimo, la stessa fase produttiva è realizzata anche attraverso il contributo di sapienti artigiani locali che curano degli elementi sartoriali.

Il caso Reever: innovazione e Made in Italy [INTERVISTA]

In che modo Reevèr punta a rompere le regole, proponendosi come un’alternativa al tessile classico?

Disruption. Ecco la chiave o il certificato di nascita di Reevèr. E’ il momento in cui la necessità di guadagnare oceani blu, di sfuggire a logiche di dumping, origina il cambiamento di una determinata attività e modifica completamente il modello di business precedente. Nel nostro settore, come detto prima, abbiamo agito sulla regola della verticalità, a parità di fattori produttivi disponibili ma intervenendo a monte, in fase di progettazione e ingegnerizzazione delle collezioni. Allegando al prodotto, appunto, gli strumenti concettuali per essere orizzontali.

Ci puoi raccontare come è nato lo storybook che avere presentato a Homi lo scorso settembre?

Il book è un elemento di presentation e di comunicazione da storytelling, coerente con la proposizione d‘offerta al mercato. Se l’intenzione è quella di far scegliere in orizzontale in collezioni pensate in verticale, allora le collezioni raccontano storie, sono esse stesse una storia. Ogni collezione è presentata come una storia di uomini. Ne ha il nome e si muove nell’archetipo di Jung del “Mago, Esploratore, Ribelle” rispetto al quale viene posizionato il brand ed ogni azione comunicativa. Lo stesso “catalogo” già a Milano è uno storybook, nel rispetto della citata proposizione d’offerta del coordinamento orizzontale: 6 personaggi che vivono in una metastoria di cui sono personaggi e che acquistano, di volta in volta, consistenza propria nei close-up verticali. Facendo ciò, abbiamo allineato la proposta di offerta-prodotto alla comunicazione, il coordinamento in orizzontale di 6 collezioni verticali a cui corrisponde il coordinamento orizzontale (la metastoria) di 6 storie verticali.

Se le storie sono uomini e ciascun uomo è una storia, allora raccontiamo uomini.

Il caso Reever: innovazione e Made in Italy [INTERVISTA]

Negli ultimi anni nel settore del tessile accanto a players tradizionali si sono affiancate realtà diverse (es. Ikea, Zara Home). Come vi relazionate a questo nuovo e più vasto mercato?

L’unico modo per battere la concorrenza è cercare di smettere di battere la concorrenza. ‎Renée Mauborgne insegna. Sarebbe un atteggiamento suicida provare a competere contro dei giganti che, per capacità finanziaria e formula distributiva, sono inattaccabili. L’innovazione di valore è la nostra arma di attacco e difesa allo stesso tempo, è più di una semplice innovazione: rappresenta una strategia che abbraccia l’intero sistema delle attività di una azienda. L’innovazione di valore ci ha spinto a ri-orientare l’intero sistema per arrivare ad un aumento significativo del valore creato, per gli acquirenti e per se stessi. In questo senso va ben oltre un approccio commerciale pionieristico o una formula dispendiosa e facilmente imitabile dai colossi citati. Proviamo a sfidarli su territori non coperti, guardando soprattutto ai non-clienti e creando nuovi spazi-mercato incontaminati. Con questo approccio mentale è possibile superare i confini tradizionali del nostro settore per esplorare nuovi territori e nuove modalità con cui costruire la nostra proposta valore. Reevér, appunto. Riprogettiamo il verso, invertendolo.

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Ninja Factory: al via a Roma e Milano!

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Avere una formazione completa nel settore digital, studiare casi concreti e sporcarsi le mani in una competizione con i colleghi per la creazione di un nuovo progetto: è questo l’obiettivo della Ninja Digital Factory della Ninja Academy che ha preso il via sabato 10 ottobre nelle sedi di Roma e Milano del TIM #WCAP partner dell’evento.

Ma com’è andata la giornata formativa? Ecco il racconto dei due inviati Ninja all’evento!

Qui Roma, di Felicia Mammone

È con grande piacere che per la seconda volta seguo l’edizione romana della Ninja Factory. Tante novità, ma una certezza: anche in questa edizione il primo incontro si è avviato in ritardo 😕 Guerrieri ai posti, alle 10.00, è partita la giornata formativa nella sede di Roma dell’acceleratore Tim#Wcap. Adele Savarese, Chief Content Officer di Ninja Academy, ha presentato il progetto della Factory indicando i 9 brief e le task: dalle strategie SEO e SEM al videomaking fino ai social network. Abbiate perseveranza, il digitale si muove molto velocemente ma è importante la diversità che, nel digital, è quella cosa che ti fa fare 100 click in più ha detto il tutor Raffaele Pironti, Digital Product Manager presso il Gruppo Editoriale L’Espresso.

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Dopo la call per la presentazione dei colleghi della Factory di Milano, Carmine Esposito, coordinatore dei tutor, ha provveduto a organizzare i team di lavoro: saranno 4 le squadre in competizione a Roma, tutte molto eterogenee. I Guerrieri romani, infatti, hanno competenze molto vaste: c’è chi viene dalla comunicazione e chi dal mondo della medicina o anche chi, come Giampiero appena trasferitosi da Sidney a Lecce, si è iscritto alla Factory per cercare nuovi stimoli. Fatte le squadre inizia il bello: i ragazzi si riuniscono per conoscere e porre e basi del loro grande lavoro!

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Qui Milano, di Federico Damiani

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Sono ben trenta gli iscritti alla Ninja Factory di Milanese che puntualissimi si sono presentati alla sede dell’acceleratore Tim #Wcap sabato mattina. Dopo la presentazione del business case e di tutti gli step che vedranno protagonisti i team da qui a marzo, è stato il turno della presentazione dei tutor.

Primo a raccontarsi Marco Magnaghi, chief digital officer di Maxus Italia, con un passato in Accenture e in Amadori. Ninja Factory è una palestra in cui allenarsi e poter sbagliare e imparare dai propri errori. Fuori da questo ambiente protetto si può sempre imparare dai propri errori” ha detto Marco. È stato poi il momento di  Michaela Matichecchia, che nella vita è consulente web marketing e project manager. È fondamentale avere una visione a 360° del panorama digital: focalizzarsi solo su un singolo strumento o su una metodologia rischia di compromettere l’intera strategia” ha detto Michaela.

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Conosciuti i tutor, è stato il turno della presentazione dei Guerrieri. Un gruppo molto eterogeneo, quello della Factory di Milano. I partecipanti hanno un’età che vai dai 20 anni del più giovane ai 55 del Guerriero più esperto, con background che spaziano dal campo medico a quello imprenditoriale, passando per quello pubblicitario. I tutor hanno poi annunciato la divisione dei team di lavoro. Per Milano avremo sei team in competizione che, prima di lasciare Tim#Wcap, si sono riuniti per organizzarsi al proprio interno, decidere gli strumenti che utilizzeranno e approfondire meglio le competenze che ognuno potrà mettere in campo.

 

Riusciranno i nostri Guerrieri a portare avanti i task? Lo scopriremo il 16 gennaio sempre tra Roma e Milano! 😉

Intanto Buon lavoro… and Be Ninja! 

Video e social network: la prima impressione è quella che conta

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Quanto è veramente importante la prima impressione?

Si pensa solitamente che abbiamo pochi istanti per creare una buona prima impressione e che l’occasione non si ripeta. Dovremmo sempre essere quindi sempre pronti a mostrarci al meglio.

Nonostante molti studi e libri sembrino confermare  l’importanza delle prime impressioni che provochiamo, la realtà è che spesso sono condizionate da molti fattori arbitrari e, al limite, possono essere completamente sbagliate.

Pare, insomma, che non dovremmo preoccuparcene, no?

Secondo altre ricerche, una prima impressione è condizionata anche dalle aspettative: se in qualche modo abbiamo già avuto qualche informazione sulla persona che incontriamo, la prima impressione sarà positiva o negativa, a seconda di come fossero le informazioni ricevute.

La prima impressione che causiamo sembrerebbe non dipendere totalmente da noi stessi: i bias cognitivi della persona che ci giudica e le pre-informazioni ricevute la condizionano.

Come si potrebbe allora causare una prima impressione positiva?

Uno studio condotto dalla studentessa Tricia Pricket su un campione di colloqui di lavoro video registrati, ha rivelato che, per un osservatore esterno, bastavano 15 secondi per predire se l’intervistato avrebbe avuto una offerta di lavoro oppure no.

Il Professore Frank Bernieri , dell’università dell’Oregon, supervisore dello studio, consiglia di comunicare in maniera aperta ed espressiva e di cercare di scoprire gli interessi che si hanno in comune con la persona da incontrare.
Quest’ultimo consiglio è particolarmente importante, poiché si basa sul principio di attrazione dei simili, un processo cognitivo che agisce come un riflesso e non come pensiero analitico consapevole.

Secondo un articolo pubblicato di recente da Harvard Business Review, The science of sounding smart (“La scienza del sembrare intelligenti”) per ottenere un lavoro è determinante anche il modo in cui ci si presenta.

Nello studio presentato si è infatti notato come usando un video per presentarsi, al posto di una lettera scritta, abbia più favorevolmente condizionato i giudizi di chi doveva valutare i candidati.

Anche se la forma scritta sembrerebbe quindi il modo migliore per comunicare le vostre ragioni per essere assunti, ed essere valutati più favorevolmente, la voce e, ancor di più, l’immagine, sono in realtà vincenti.

Nello studio tre gruppi diversi avrebbero dovuto valutare i candidati per competenza, intelligenza, e  serietà.

Un gruppo avrebbe giudicato i candidati da un video, un secondo gruppo dal solo audio registrato e infine l’ultimo gruppo da una trascrizione del audio, depurato da ogni intercalare e interiezione.

In media, i candidati giudicati dal video hanno ricevuto giudizi più positivi sulle loro capacità intellettuali, sono risultati più piacevoli, con una migliore impressione generale e giudicati con maggiore probabilità di essere assunti.

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Come sfruttare queste informazioni e studi a proprio vantaggio?

I video sono oramai diventati un mezzo facile da creare e divulgare, e, anzi, sono spesso privilegiati nei social network: ovviamente in quelli che li hanno come loro caratteristica principale, ma anche in quelli che, come Facebook, li stanno ora adottando con decisione.

In alcuni la durata è fissa e predeterminata (il video profilo di Facebook, per esempio può durare al massimo 7 secondi), in altri casi no: ma è consigliabile non superare i 25 secondi.

Con un po’ di esercizio, non preoccupatevi, saranno sufficienti per dare una buona prima impressione.

Altri consigli da seguire per un buon video di presentazione:

  • se usate uno smartphone o un tablet, girate il video in orizzontale.
  • girate il video in un posto tranquillo, senza rumori o altre fonti di distrazione per chi lo guarderà.
  • assicuratevi che l’ambiente sia bene illuminato.
  • fate diverse riprese.
  • chiedete a qualche amico fidato di rivederle insieme a voi.
  • non abbiate paura di fare ancora altre riprese.
  • considerate la possibilità di fare e seguire un copione

Oltre agli aspetti tecnici (ed il contenuto!) dovrete curare anche il modo in cui vi presenterete nel video, *in particolare^ alcuni aspetti del vostro linguaggio corporale, questi:

  • non sedetevi in modo goffo.
  • non tenete le braccia incrociate.
  • cercate di apparire sereni e rilassati.
  • stabilite un contatto visivo, sorridete (anche con gli occhi!).
  • variate il tono di voce e le espressioni facciali.
  • mostrate la vostra passione!
  • scegliete con cura l’abbigliamento che ritenete adeguato a chi vi giudicherà.
  • muovetevi e mantenete i vostri gesti all’interno dell’inquadratura.
  • mantenete una postura aperta ed eretta.

Ora è il vostro turno! girate il vostro video, mostrate chi siete!

 

 

You Can Be Anything: Barbie ed il Girl Power

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Puoi essere ciò che vuoi. Barbie rivoluziona il concetto di “bambola” perfetta e senza cervello chiedendo al pubblico: “Cosa può accadere se una ragazza è libera di immaginare ciò che potrà diventare?” Era dai tempi delle Spice Girls che non si sentivano più messaggi così energici sulle possibilità delle bambine, future donne, di sognare in grande. Da qui parte il nuovo spot Imagine The Possibilities con cui la Mattel rilancia l’immagine della Barbie conferendole un ruolo più rassicurante, affidabile, formativo.

Sogni di diventare veterinaria? Allenatrice di una squadra di calcio? Una docente universitaria? Giocare con Barbie è immergersi in un mondo fatto di sogni che un giorno diventeranno realtà. Se un tempo la Mattel è stata aspramente criticata per voler vendere a tutti i costi un giocattolo che veniva associato a concetti come finzione, artificiosità, ricerca del bello e dell’ostentazione irreale, oggi il marchio cambia completamente la sua strategia di comunicazione.

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Il messaggio è chiaro e ricco di speranza: tutte le bambine possono sviluppare la propria immaginazione giocando con una Barbie, possono sognare di diventare un giorno ciò che desiderano ardentemente. Insomma, abbattiamo tutti gli stereotipi e tutti i preconcetti sulla bambola più famosa al mondo. Chi di noi non ha mai avuto una Barbie tra le mani? Chi non ha mai giocato con le amiche immaginandosi nelle situazioni più disparate?

LEGGI ANCHE: 5 Barbie che Mattel dovrebbe produrre per ispirare le nuove generazioni

L’inversione di tendenza dell’azienda è evidente. Nel corso del tempo si è passati da una Barbie sempre perfetta, con tacchi altissimi e vestiti mozzafiato, ad un modello di vita, più sano, più propositivo, in cui le bambine possono guardare al proprio futuro concreto, fatto di lavoro e responsabilità. Ne saranno orgogliose le mamme che possono vedere finalmente in Barbie un esempio positivo per la crescita delle proprie figlie.

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Le dichiarazioni di Evelyn Mazzocco, direttore generale di Barbie, sono andate dritto al punto:

È l’inizio di un evoluzione del marchio, progettata per incoraggiare i genitori a rivalutare il ruolo che Barbie può svolgere nella vita dei bambini. Questa iniziativa nasce per ricordare ai genitori di oggi che, attraverso il potere dell’immaginazione, Barbie permette alle bambine di esplorare il loro potenziale illimitato.

 

 

Maker Faire 2015: cosa aspettarci dal domani? [NINJA REPORT]

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Come ogni anno, anche questa terza edizione della Maker Faire Rome noi ninja non ce la siamo fatta scappare e siamo andati a curiosare per voi per scoprire quali trend innovativi e tecnologici ci aspettano nel prossimo futuro.

Orti online

Nell’era in cui siamo alla spasmodica ricerca di prodotti a Km0, di prodotti biologici, in cui diventiamo vegani e siamo tutti allergici a qualcosa, l’era in cui i pomodori cinesi ci fanno rabbrividire e cerchiamo sempre di tagliare i costi delle spese mensili, inclusa quella del supermercato, Coltiverra ci propone di coltivare un nostro orto personale. Un sogno! Ma per chi vive in città non sempre possibile. Nessun problema: attraverso una piattaforma digitale sarà possibile coltivare il proprio orto comodamente dalla scrivania tra una e-mail di lavoro e un aggiornamento su Facebook.

Abbiamo chiesto a Oliver Astrologo, uno dei fondatori di Coltiverra, di descriverci in pochi secondi il progetto, potete ascoltarlo qui:

Immortalità digitale

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“Il corpo muore, ma l’anima resta” e a quanto pare da oggi resterà anche la nostra memoria. Momely è infatti un progetto un po’ macabro un po’ geniale che mira a tramandare storie e cultura mantenendo viva la memoria di ognuno, anche dopo la morte. Con l’utilizzo di un sito e di un’app, Momely crea una sorta di cimitero virtuale trasformandolo in un giardino del ricordo.

Le case del futuro

Come la tecnologia può aiutare l’uomo nella vita quotidiana? È la sfida che, da sempre, scienziati e ingegneri hanno accettato e stanno portando avanti. Alla Maker Faire sono stati numerosi i progetti dedicati a semplificarci le giornate, tra quelle più interessanti Stenduino, lo stendibiancheria intelligente creato da tre diciannovenni di Bassano che, grazie ad alcuni sensori, riconosce lo stato di asciugatura dei panni spesi, fornisce informazioni sul meteo e copre i panni in caso di pioggia.

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Altra idea, fondamentale per gli appartamenti senza spazi luminosi è Lucy, un robot – specchio intelligente che riflette la luce solare all’interno degli spazi bui della stanza in cui è collocato.

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Realtà virtuale

Avete sempre sognato di fare un salto con il paracadute, una volata sul parapendio o un salto nel vuoto con l’elastico? Beh, ormai potrete farlo in tutta sicurezza provando le stesse emozioni e sensazioni senza rischiare nulla. Come? Beh, grazie ai simulatori di volo con Oculus Rift presto o tardi potremo davvero vivere quasi qualsiasi esperienza senza muovere un passo, dallo sport estremo alle visite di gallerie d’arte.

Droni

Ampio spazio ai droni, ai quali è stata dedicata una vera e propria voliera dedicata a esibizioni, gare e prove di volo. Gli utilizzi previsti per questi oggetti sono ormai infiniti: metereologici, campionature di acque, rilevazioni sulla clorofilla e così via. Tecnologia dentro tecnologia, molti droni sono ormai stampati in 3d

Stampanti 3D

Protagoniste anche quest’anno le stampanti 3d, che sono diventate ormai il nostro presente e che continuano a svilupparsi sempre di più per la creazione di oggetti più o meno grandi di ormai qualunque materiale. Il progetto più divertente? InstaTwin, che ti scansiona e crea la statuina a tua immagine e somiglianza. Quindi occhio a dire ancora, all’amico simpatico: “vorrei averti sul mio comodino!” perché potrebbe realizzarsi.

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Cassonetti intelligenti

Un progetto che ci ha colpito, realizzato tra l’altro da un istituto tecnico e quindi da ragazzi under 18, si chiama Automazione ed Ambiente ed è mirato a ottimizzare la raccolta dei rifiuti.

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Dei sensori posizionati all’interno dei cassonetti infatti sono in grado di rilevare la quantità di rifiuti presenti nel contenitore. Le informazioni appaiono poi su una mappa Google: le posizioni dei cassonetti si colorano di verde (cassonetto vuoto), giallo (quasi pieno), rosso (pieno). Il progetto prevede anche lo sviluppo di un algoritmo che permetta ai camion destinati alla raccolta di ottimizzare il loro giro percorrendo il percorso più intelligente secondo le necessità.

Insomma, di progetti ce ne sono stati davvero tanti e, ancora una volta, siamo stati orgogliosi di avere in Italia una fiera del fare così importante, partecipata e innovativa. All’anno prossimo!

i social media possono predirre i cirimini

App of the week: 5 nuove app da non perdere

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Pensi sia il caso di cancellare qualche app inutilizzata da tempo e fare spazio a qualche novità? Ecco qualche suggerimento che potrebbe trasformarsi un una piacevole scoperta e fare dei tuoi device strumenti sempre più personalizzati.

Meter, l’app di Google per monitorare il sistema

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Con questa app, proveniente dal Creative Lab di Google, potrai avere un wallpaper animato e interattivo attraverso il quale potrai monitorare lo stato della batteria, la presenza di notifiche e scegliere il tipo di connessione.

Un po’ come un widget ma che, oltre all’utilità, guarda anche al design. Per la connessione l’icona è triangolare, quella della batteria è tonda e per le notifiche è un quadrato.

Ovviamente, fornendo le informazioni in tempo reale, durante tutta la giornata le vedrai cambiare proprio in base ai mutamenti che subirà il tuo dispositivo e potrai interagire con loro muovendo e inclinando il display.

Una volta scaricata la app, vedrai comparire sulla tua schermata principale questo wallpaper animato. La visualizzazione di un’icona piuttosto che di un’altra cambia ogni volta che si blocca e si sblocca il device: se hai l’icona della batteria e invece vuoi controllare lo stato della connessione ti basterà bloccare e sbloccare subito il dispositivo per vederla comparire e avere sempre facilmente disponibili le informazioni essenziali.
Scaricabile gratuitamente per gli utenti meter Android.

Spherify, il pianeta delle tue foto

Questa divertente app permette di trasformare le tue foto panoramiche e dare loro una forma insolita. Tutto molto semplice, basta scegliere la foto, delimitare un po’ l’area che si vuole trasformare ed ecco fatto: la tua foto si trasforma in un mondo nuovo, anzi in un mini pianeta, quasi fiabesco.
Si scarica gratuitamente dal spherify PlayStore.

Slash Keyboard, più di una tastiera

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Sembrerebbe una normale tastiera ma è molto di più. L’app si connette in automatico a Foursquare, Google Maps, Google, Spotify, Youtube, Giphy e molti altri. Ancora più interessante è che questi link tornano effettivamente utili quando si sta chattando con qualcuno e magari si sta per decidere di incontrarsi per bere qualcosa: da quei collegamenti l’app suggerisce una serie di locali dove vedersi.

Ma non è necessario aspettare le proposte, dalla barra spaziatrice delle tastiera è possibile fare in autonomia una ricerca e condividere la vostra idea. Di positivo c’è che l’app apprende dalle abitudini di digitazione sulla tastiera e impara a suggerire man mano raccomandazioni sempre migliori.
Se vuoi provarla puoi scaricarla gratis dall’slash keyboard App Store.

Password Chef, se creare password non è il tuo forte

Da foto app a puzzle game, 5 app da non perdere

Mai utilizzare la stessa password e, meglio, cambiarla abitualmente. Questo sarebbe il modo più corretto per proteggere i nostri account ma ormai esiste una password per ogni cosa e puntualmente o te la dimentichi oppure, al momento di crearne una nuova, entri nel panico perché non sai più dove andare a prendere numeri e lettere mai utilizzate fino ad allora.

Bene, questa app arriva in tuo soccorso e aiuta a creare password forti che sarai in grado di ricordare quando ne avrai bisogno. Accedendo nella app, potrai originare password a partire da una “ricetta” unica per ognuna, che sarà il principio base di creazione. Il sistema interno non memorizzerà la password ma il processo creativo, in modo tale che, quando dovrai recuperarla, sarà più facile perché ti suggerirà il percorso utilizzato per originarla.

Siccome la sicurezza è importante, l’app consente sia di mettere un codice di accesso, sia di proteggere ogni ricetta con un codice segreto ma se hai problemi di memoria conviene la prima soluzione altrimenti è stato tutto un po’ inutile 😉

Disponibile a 2,99 euro per password chef iOS.

SPL-T, per chi ama mettersi alla prova

Questo puzzle game non ti stupirà per la qualità delle immagini, la scelta è ricaduta su una grafica minimale ma probabilmente per lo scopo del gioco è più che sufficiente.

In parte è un puzzle, in parte è un gioco di strategia. Si tratta di dividere, con un touch, i rettangoli in dimensioni più piccole ma, c’è sempre un “ma”, se i rettangoli diventano così piccoli da non poter più essere ulteriormente divisi, potrebbe diventare un ostacolo, in quanto quattro o più di essi formano un “muro” che non sarà più divisibile per un tempo evidenziato da un conto alla rovescia.

Se sei curioso e ti va di provare la novità, puoi scaricare l’app a 2,99 euro per iOS spl-t e all’inizio del game sarai accolto da un tutorial che ti spiegherà bene le regole.

Come monetizzare un'App Mobile

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Le applicazioni sono il trend di questi anni e come è successo per i primi siti web, costano care! Sviluppare un’app rappresenta  un’investimento importante per qualsiasi realtà.

Ad oggi le idee valgono ben poco, giusto o sbagliato che sia, la differenza la fa l’execution. Per questo, oltre all’intuizione,  abbiamo bisogno di avere ben chiaro il nostro modello di business per garantire longevità alla nostra applicazione, il che si traduce nel produrre un flusso di entrate stabile e continuativo.

LEGGI ANCHE: 5 step per migliorare il mobile advertising

Se anche tu almeno una volta hai avuto un’idea per sviluppare un’applicazione, allora in questo articolo proviamo a vedere quali potrebbero essere le possibilità di monetizzarla anche nel breve periodo!

Freemium App

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Il modo più diffuso per monetizzare la vostra App è offrirla gratis, perché tutti adorano le applicazioni gratuite. Offrire la vostra applicazione nella versione freemium, permette all’utente di accedere alla versione base del servizio per poterlo testare, spingendolo quindi successivamente all’acquisto per aver accesso a tutti i servizi dell’app. Sono in tanti ad utilizzare questa modalità, da Spotify ad AVG, se gli utenti si troveranno ad usare spesso la vostra app, saranno propensi a spendere per avere la versione completa.

Freemium App e Acquisiti In-App

Attraverso questo modello daremo la possibilità a chi ha scaricato gratuitamente la nostra applicazione di avere accesso a servizi aggiuntivi a pagamento. Utilizzato principalmente dagli sviluppatori di videogame, si da la possibilità all’utente di spendere i propri soldi per acquistare oggetti, nuovi livelli e altri pacchetti in-game. Questo modello può essere abbastanza interessante, basti guardare il successo di giochi come Candy Crush.

Freemium App e Advertising

Questo sistema si è dimostrato particolarmente vincente e consiste nel mostrare banner pubblicitari mentre si utilizza l’app. Ecco che l’utente può decidere di liberarsi dei fastidiosi banner acquistando la versione a pagamento che ne sarà priva, migliorando così la propria esperienza d’uso. Con questa modalità potrete trarre utili sia che l’utente scarichi gratuitamente la vostra app attraverso le pubblicità in-app, sia che l’utente decida di acquistare la versione a pagamento. Attenzione però, se i banner diventato troppo invasivi o troppo ricorrenti, gli utenti potrebbero scartare il vostro prodotto e cercare qualcosa di nuovo!

App Premium

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Il modello più semplice per monetizzare un’app, venderla! Per fare si che questa modalità funzioni però dobbiamo avere un prodotto riconosciuto, che offra un servizio di qualità e mantenga le aspettative, altrimenti le recensioni negative potrebbero mettere in serio pericolo il vostro investimento. Per avere maggiore credibilità online, sopratutto all’inizio, potrete prendere in considerazione la possibilità di fare pubblicità su altre app più affermate che vi faranno così conoscere al grande pubblico.

Partnership con uno Sponsor

A differenza dei classici servizi di pubblicità in-app che mostrano una moltitudine di pubblicità differenti all’interno della vostra app, potete decidere di stringere una partnership con uno sponsor per far si che sulla vostra app vengano reclamizzati solo i suoi prodotti, che solitamente sono collegati al vostro target di utenza. Ideale per tutte quelle app che hanno un pubblico ben segmentato.

Video Advertising

In forte crescita negli ultimi anni c’è l’utilizzo di video spot all’interno delle app. Se da una parte rischiano di essere molto invasivi spingendo l’utente ad uscire, dall’altra parte, se ben studiati, i contributi video possono coinvolgere gli utenti in modo nettamente superiore rispetto a quanto può fare un banner tradizionale.

Servizi Promozionali

In questo caso si tratta di investire per poter monetizzare. Difatti se la vostra app non viene vista da nessuno, difficilmente potrà essere scaricata per permettervi poi di monetizzare. Ecco perché diventa importante utilizzare dei servizi di promozione, come ad esempio AppShout, che diventerà il vostro ufficio marketing! Si occuperà di spingere la vostra applicazione attraverso comunicati stampa e newsletter a giornalisti e siti di app review, realizzarà video demo dell’app e sfrutterà anche le molteplici forme di advertising.

Non esiste un modello di business valido per tutte le applicazioni, ogni prodotto funziona in modi differenti e coinvolge target differenti con diversi tempi e modi di utilizzo. L’unica strada è sperimentare e trovare la combinazione ideale per sviluppare al meglio il vostro business.

La sezione Shopping di Facebook e le novità della settimana #NinjaSocial

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Stare al passo con le numerose innovazioni dei social network non è così semplice, data la quantità di aggiornamenti rilasciati ogni settimana. Ma non preoccuparti, i Ninja sono qui per aiutare il Social Media Manager alle prese con il troll di turno con la rubrica #NinjaSocial del venerdì.

Facebook

È stata una settimana piena di  novità per Facebook (Mark ma non dormi mai?) e sicuramente le più importanti per i marketer di tutto il mondo sono i nuovi strumenti pensati per potenziare il ruolo svolto dalla piattaforma più usata al mondo nella vendita online. Una sezione shopping infatti sarà disponibile fra l’elenco di tab presenti nella versione mobile, selezionando i contenuti più interessanti in base agli interessi.

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Inoltre la sezione shopping sarà disponibile nella parte superiore delle pagine dove sarà possibile aggiungere anche l’opzione Servizi, che permetterà agli utenti di conoscere l’offerta dalle aziende attraverso un’unica, semplice lista. Sono interessanti possibilità per personalizzare ulteriormente le pagine Facebook e che di certo lasciano spazio a soluzioni creative.
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Allo stesso modo si potrà scorrere fra la gamma di prodotti disponibili attraverso dai Canvas, l’ultimo formato pubblicitario “immersive” che includerà anche il tasto compra. Questi nuovi strumenti non solo sono preziosi per le aziende, ma possono divenire un’alleato prezioso per i Social Media Manager nel dimostrare il ritorno sull’investimento nelle attività social.
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Altra novità per le pagine, con quello che è forse l’aggiornamento Facebook più discusso del 2015: l’introduzione delle emoji reactions per commentare e interagire con i post in aggiunta all’ormai consolidato like. Ecco qui l’anteprima pubblicata da The Next Web su come saranno gli insight delle pagine, in attesa che l’integrazione arrivi anche in Italia. Pronti a una cascata di ‘Yay’ ?
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Infine un aggiornamento che ci aiuterà a selezionare solo i ricordi più belli nella funzione Accadde Oggi, impostando l’algoritmo di Facebook in modo da mostrarci solo i contenuti che desideriamo in base alle persone e alle date per noi più importanti.  Per dire addio alle spiacevoli foto con i nostri ex basta impostare questi due filtri attraverso la finestra che compare cliccando su Preferenze in alto a destra.

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IF! Italians Festival: ecco cosa succederà nella II edizione

IF! Italians Festival: ecco cosa succederà nella II edizione

Un eccezionale parterre di ospiti internazionali aprirà, giovedì 5 novembre, la seconda edizione di IF! Italians Festival, evento  dedicato alla creatività, organizzato e promosso da ADCI e ASSOCOM, in partnership con Google.

Il Festival inizierà con la straordinaria testimonianza di Conn Bertish, artista concettuale e pluripremiato direttore creativo sudafricano sopravvissuto ad una forma rara di cancro al cervello diagnosticata nel 2006 e definitivamente sconfitta nel 2013.

A seguire, l’ouverture del Festival si alterneranno: Franco Parenti Lars Bastholm, Global Chief Creative Officer di Google/The Zoo; Giovanni Perosino, Head of Marketing Communications di Audi AG e Malika Ayane, una delle cantautrici attualmente più apprezzate del panorama musicale italiano sia dalla critica sia dal grande pubblico.

Italians Festival

Tra i tanti talk ed incontri organizzati nelle tre giornate, non possiamo non citare la presenza di un ospite d’eccezione: Oliviero Toscani,  fotografo noto internazionalmente per la forza creativa e trasgressiva delle sue immagini, per le campagne pubblicitarie e quelle di interesse sociale, per l’impegno politico, le censure e le critiche al suo shockvertising, vincitore di importanti riconoscimenti tra cui quattro Leoni d’Oro a Cannes, il Gran Premio dell’Unesco e numerosi premi degli Art Directors Club di tutto il mondo.

L’artista  risponderà  a 10 domande scomode sul mondo della creatività: un inedito faccia a faccia con i maggiori creativi italiani presenti al Festival che ha messo in luce gli aspetti della comunicazione personale e l’approccio provocatorio dell’artista.

Inoltre,  la Gialappa’s Band sarà protagonista al Festival della Creatività con uno show esclusivo – dal titolo “Mai dire spot” – pensato per gli addetti ai lavori e per i tanti appassionati degli spot in TV e sul web.

Una speciale selezione dei film pubblicitari più brutti, divertenti e imbarazzanti provenienti da tutto il mondo, presentati e commentati dal perfido trio comico.

IF! Italians Festival: ecco cosa succederà nella II edizione

Fino a lunedì 19 ottobre sarà inoltre possibile segnalare gli spot da sottoporre alla Gialappa’s Band sulla pagina Facebook di the BigMama o via mail all’indirizzo info@thebigmama.it.

Per partecipare al festival  sarà necessario acquistare online o direttamente presso il Teatro Franco Parenti un pass da 15,00 €, valido per tutti i tre giorni della manifestazione.

Vuoi saperne di più? Visita il sito!

La password? Dimenticala, e paga con un selfie!

la password dimenticala e paga con un selfie

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Cari Ninja, quante volte, di fronte alla schermata di pagamento di un eCommerce, vi siete ritrovati a cercare chiavette con codice alfanumerico oppure a ricordare password complicate pur di completare la vostra transazione? Presto, afferma MasterCard, potremo dimenticare tutto questo, e pagare… con un selfie!

Il popolare provider di carte di credito e debito sta studiando e rendendo operativa proprio in questi mesi, in fase sperimentale, una nuova tecnologia denominata MasterCard Identity Check: scaricando l’app ufficiale, sarà possibile infatti pagare tramite la propria impronta digitale, oppure con un’innovativa modalità “selfie“. In quest’ultimo caso, basterà inquadrare il proprio viso e fare un “occhiolino“, per poter pagare in sicurezza senza il rischio di furti d’identità.

Questo è possibile grazie ai nuovi studi sulla biometrica, che promettono maggiore sicurezza ed efficacia per quanto riguarda queste tipologie di applicazioni, privilegiando l’aspetto più importante: la sicurezza (anche se, attualmente, i dati del viso acquisiti verranno trasferiti ai server del provider tramite una cifratura binaria e non rimarranno sullo smartphone dell’utente, con la promessa che né MasterCard né possibili malintenzionati potranno essere in grado di ricostruire il viso o le fattezze di quest’ultimo).

Il pensiero alla base di MasterCard Identity Check? Le password da ricordare sono troppe, e spesso troppo complicate. Inoltre, possono essere facilmente rubate o intercettate, considerando che più di una persona su cinque utilizza la medesima password per tutti i servizi online, con ovvi rischi per la sicurezza dei propri account. Afferma infatti Ajay Bhalla, presidente Enterprise Security Solutions di MasterCard:

Noi crediamo che la sicurezza sia una delle principali barriere all’espansione dell’eCommerce, perchè le persone devono ricordare le password e questo, spesso, è molto scomodo.

L’idea è che le nuove tecnologie cambino in meglio la vita delle persone, permettendo un acquisto facile tramite lo smartphone […] e quindi pensiamo che il selfie, così cool in questo momento, possa essere un elemento determinante per lo sviluppo delle nuove tecnologie“.

Ad oggi, continua Bhalla, gli utenti MasterCard possono affidarsi al Secure Code, una sicurezza in più per gli acquisti online ma che ha come controindicazione quella di dover ricordare una ulteriore password. La compagnia dichiara che è stato utilizzato per circa 3 milioni di transazioni lo scorso anno.

Il tentativo sperimentale di MasterCard si incastra all’interno di un complesso panorama di alternative ai pagamenti tradizionali, una sfida che sta coinvolgendo tutti i maggiori operatori della finanza e della tecnologia, con Apple e Google in primissima fila.

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Lo scopo principale è però sempre lo stesso: permettere l’aumento delle vendite riducendo il tasso di abbandono da parte dei compratori. Secondo una ricerca commissionata da MasterCard stessa ed eseguita da Norstat su 10.000 possibili clienti, il 53% di coloro che acquistano online dimenticano le proprie password più di una volta la settimana, perdendo tempo prezioso (mediamente 10 minuti) per resettare il proprio account. Inoltre, almeno il 50% abbandona la transazione, causando mancati introiti per cifre molto elevate.

“Ci vorranno dai tre ai cinque anni per fare in modo che le password scompaiano” afferma MasterCard, rimarcando il fatto che è necessario trovare una tecnologia disruptive che, facilmente, possa essere adattata da tutti, rendendo lo shopping online molto più facile per tutte le diverse categorie di potenziali clienti.

Basterà quindi un selfie per dare il via a tutto questo? Quello che è certo è che la corsa all’innovazione in questo settore è appena cominciata, con tentativi di sperimentazione ancora più avanzati, come l’uso della tecnologia vocale e, addirittura, la possibilità di acquistare misurando il battito del cuore.

Ma qualcuno di voi acquisterebbe con un selfie? O avete mai completato transazioni con modalità “alternative”, come Apple Pay e/o Google Wallet?

Siamo curiosi di saperlo nei commenti!