Il nuovo Google+ è qui

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La notizia è delle ultime ore: Google+ ha una nuova interfaccia. Il colosso di Mountain View sembra infatti non curarsi delle critiche che da sempre vengono riversate sul suo social network, ma guarda e passa. E aggiorna.

Con un post – ovviamente su Google Plus – Luke Wroblewski ha annunciato il nuovo design della piattaforma specificando come l’obiettivo dell’azienda sia quello di creare una esperienza lato utente più semplice, e soprattutto ancora più incentrata sugli interessi degli utenti.

Cosa significa questo? Significa che Google+ sarà sempre più concentrato a sviluppare la comunità e le collezioni, i suoi due veri punti di forza. Certo, parlare di “rivoluzione” o di “rilancio” ci sembra forse esagerato, ma sicuramente questa riqualificazione degli elementi chiave della piattaforma porterà dei risultati.

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Come ogni rilascio, anche questo sarà progressivo per tutti gli utenti. Se ancora non vedete attivato sul vostro profilo il nuovo layout, ecco come potete accelerare la procedura e iniziare subito a navigare tra le novità del vostro profilo

– andate su “impostazioni”, in alto a sinistra
– cercate su “gestisci attività su google+”
– cliccate sulla barra di ricerca

E ora non vi resta che dirci la vostra: cosa ne pensate di questo cambiamento? Sarà vitale per Google+ o è solo l’ennesimo tentativo di tenere in piedi una piattaforma che, in realtà, non è mai riuscita a decollare davvero?

Facebook e foto di minori: a breve l'alert per i genitori


Chi segue il profilo di Mark Zuckerberg lo sa molto bene: presto il fondatore di Facebook diventerà padre per la prima volta. Le foto della gravidanza della moglie Priscilla Chan sono ormai all’ordine del giorno e ci mostrano un lato quasi tenero e sicuramente inaspettato di uno degli uomini più potenti al mondo. Non stupisce più di tanto che l’imminente ruolo nel privato abbia portato a qualche riflessione anche sul tema Facebook e minori. A breve, infatti, verrà introdotto un alert per i genitori che stanno per condividere in modalità pubblica le foto dei propri figli.

Anche stavolta Zuckerberg si è dimostrato sensibile ai temi più cari ai suoi utenti, ponendo l’attenzione su una questione che da tempo richiedeva un intervento più attivo da parte del social. L’argomento della privacy, in generale e ancora di più sul web, è molto sentito ma ancora troppo sottovalutato. Purtroppo l’utilizzo dei social media in maniera consapevole è ancora ben lungi dall’essere realtà: sono ancora tantissimi gli utenti che non sono a conoscenza, o comunque non hanno la giusta dimestichezza, con le impostazioni della privacy del proprio profilo Facebook.

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Se però un adulto è responsabile delle proprie azioni, e in questo caso anche delle proprie non azioni, la privacy di un minore non può essere opzionale e va tutelata nel miglior modo possibile. Ecco allora l’annuncio di qualche giorno fa da parte di Jay Parikh, Vice-Presidente del Dipartimento Ingegneristico, sull’arrivo di una notifica di conferma che verrà inviata automaticamente agli utenti, prima di rendere pubblica un’immagine che ritrae i figli: “Se sto per caricare una foto dei miei figli che giocano al parco e per errore la rendo pubblica, il sistema mi potrà dire ‘Hey, aspetta un attimo, questa è una foto dei tuoi bambini. Di solito le condividi solo con i tuoi familiari, sei sicuro di voler procedere?’”

L’idea fa parte di un progetto di ricerca più ampio nel campo dell’intelligenza artificiale, fortemente voluto da Zuckerberg per approfondire gli studi sul riconoscimento vocale e dell’immagine: a giugno è stato addirittura aperto un apposito laboratorio di ricerca a Parigi per supportare il team dedicato al progetto, che già opera in due sedi, una in Silicon Valley e una a New York. Nello specifico, il software riconoscerà il contenuto delle immagini e consentirà anche di rimuovere automaticamente quello inappropriato, senza l’ausilio del controllo umano. Gli sviluppi futuri potrebbero essere quindi molto più ampi, con possibili applicazioni anche per non vedenti e ipovedenti.

Certo, si tratta di un piccolo passo avanti che non risolve del tutto il problema della tutela dei minori, ma indica sicuramente una precisa volontà da parte di Facebook di…fare la sua parte. Parikh ha aggiunto “Penso che sia un modo intelligente da parte nostra per aiutarvi a gestire tutti i dati e le informazioni intorno a voi. […] Esistono dei modi per mantenere Facebook sicuro, perciò se c’è del contenuto sgradevole possiamo trovarlo usando sistemi molto intelligenti per rimuoverli ancora più tempestivamente”.

D’altra parte, come recentemente riportato su Independent,  quasi metà del materiale pedo-pornografico che circola sul web proviene proprio da fonti inaspettate come i profili social, magari proprio di ignari genitori non abbastanza prudenti. Ogni foto, anche la più innocente, può essere manipolata o inserita in un contesto decisamente poco gradito. Figuriamoci le foto in spiaggia, durante il primo bagnetto o con il biberon. Vengono i brividi solo a pensarci, ma è il caso di farlo. E anche molto bene.

Se poi estendiamo il discorso agli adolescenti con un proprio profilo, i possibili pericoli vanno ben oltre le scelte dei genitori. Ma anche in questo caso Facebook mette a disposizione qualche consiglio che può tornare utile, specie per chi non è un espero navigato di social. Nel frattempo, va segnalata l’iniziativa di mondoconnesso.info, un sito informativo appena nato, dedicato alla tutela dei dati personali in rete con il supporto di Garante Privacy  e Unione Nazionale Consumatori: a disposizione di tutti, uno strumento di autovalutazione delle proprie competenze in materia di privacy online. 

Pensi di saperne abbastanza? Un’occhiata in più non guasta. Perché la privacy, in fondo, interessa molto anche a noi adulti. E come ricorda Facebook nella sua apposita sezione, il controllo è nelle tue mani.

 

 

Perché condividiamo sui social media? La psicologia risponde

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Senza condivisione non c’è rete, e in nessun ambiente come nei social media questo meccanismo è assolutamente vitale. Nonostante sia un gesto tanto importante per creare una comunità è impossibile caprine la logica senza considerare la psicologia dei singoli. Condividere è un atto quotidiano e naturale, ma quando questo avviene sui social media diventa l’origine di nuovi canali di informazione: gli sharecasters, ovvero noi con i contenuti che aiutiamo a diffondere. Come tanti piccoli editori anche nella condivisione possiamo rintracciare una linea editoriale definita però dalla nostra personalità e su questo tema il gruppo del The New York Time ha condotto un’interessante ricerca su 2500 questionari e interviste nelle città di New York, Chicago e San Francisco.

Lo studio definisce le leve primarie che precedono una condivisione e traccia alcuni profili tipo degli sharecasters. Moltissimi condividono sui social media principalmente per divertirsi con gli amici, ma anche per informarli di qualcosa che possa aiutarli. Un comportamento tipico soprattutto degli utenti più selettivi, per i quali un contenuto deve avere un valore immediato, e degli altruisti che però spesso non scelgono la condivisione pubblica: “ho inviato un paio di articoli su nutrizione e benessere a un’amica che aveva problemi di salute. Mi ha ringraziato con una mail, apprezzando il fatto che io abbia pensato a lei”.

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La seconda leva più importante è sicuramente la costruzione della propria identità, e i social media in questo sembrano amplificare i tratti che vogliamo siano determinanti in questo processo. C’è ad esempio chi vuole costruire una forte immagine professionale puntando la discussione su ciò che li appassiona, o li contraddistingue, e per farlo sceglie soprattutto LinkedIn. Sono profili estremamente consapevoli delle potenzialità – e probabilmente anche dei limiti – dei social media se ben il 78% del gruppo coinvolto considera la condivisione di informazioni online un’opportunità per rimanere collegati con persone con cui altrimenti avrebbero perso il contatto.

Come è facilmente immaginabile, la definizione del sé può può puntare anche su aspetti legati alle nostre idee e al modo di percepire la realtà. L’84% degli intervistati afferma di condividere per supportare una causa, per far prendere coscienza e spingere all’azione. Ma è interessante anche un dato finora poco considerato: per il 69% del campione la condivisione di informazioni provoca una sensazione di coinvolgimento che si realizza soprattutto nel numero di like e successive condivisioni. Una forma dunque di apprezzamento sulle posizioni assunte rispetto a temi magari al centro del dibattito. Ma anche per dimostrare di essere vicini a tutto ciò che è innovativo, popolare, creativo come gli hipsters, che secondo quanto sottolineato da questa ricerca non rappresentano solo uno stile ma un attitudine di apertura all’avanguardia.

E tu che sharecaster sei?

Social network e informazione: la rivoluzione è compiuta?

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Mentre scriviamo questo post, su tutti i social network rimbalzano notizie provenienti da Hannover di un’altra minaccia terroristica di matrice fondamentalista.

   

social networkA dispetto degli sviluppi di questa vicenda (speriamo positivi), è evidente come i fatti di Parigi abbiano segnato una nuova milestones nelle modalità di comunicazione: una sconfitta – se così possiamo dire – per i media top/down in favore di una definitiva consacrazione dei social network come canale preferenziale per comunicare.

Attenzione: provocatoriamente non abbiamo detto web, ma social network.

Perché pur essendo integrati in Internet, i social network stanno ormai diventando “contenitori” del media.

La tendenza, ormai conclamata, è accedere ai social network per usare Internet, e non viceversa. Un comportamento in cui risulta determinante la capacità di integrare velocità dell’informazione a connessioni sociali, per riuscire a inviare e ricevere messaggi, informare e diffondere notizie, e anche costruire consenso.

Ma partiamo dall’inizio.

Social Network come canale preferenziale

Un primo segnale di come il mondo di usare il web stesse cambiando era arrivato nel marzo 2011, con il terremoto in Giappone. Con i disservizi sule linee telefoniche, alle vittime del sisma e del conseguente tsunami non era rimasto che lo smartphone come strumento di comunicazione: per la prima volta, si sentì parlare di qualcuno che, in una situazione d’emergenza, scriveva su Twitter di aver bisogno d’aiuto.

LEGGI ANCHE: [UPDATE] I social media raccontano il terremoto in Giappone

Quattro anni e mezzo dopo, troviamo in Twitter la coscienza collettiva, costituita degli utenti  che lo abitano, a suggerire alle vittime degli attentati e ai parigini la via di fuga.

#PorteOuverte diventa subito trending topic, un po’ come capitato in Italia durante il #terremoto in Emilia del 2012. In questo caso, però, però è interessante notare come attraverso il social network si riesca in pochissimo tempo a mettere in piedi una contromisura a un pericolo potenziale.

 

I parigini cominciano ad aprire le proprie porte sospinti da un’idea che nasce su un social network. E se per scappare a offrire una soluzione è Twitter, a mettere a disposizione un canale per dire ai propri cari che si è al sicuro è Facebook, con Safety Check. Schermata 11-2457344 alle 22.11.17 Rilasciato in occasione del terremoto in Nepal, Facebook Safety Check è l’applicazione inventata da Mark Zuckerberg e dal suo team per segnalare ai propri cari che si sta bene, in caso di disastri naturali. Un’idea, manco a dirlo, nata proprio dopo il terremoto in Giappone e annunciata lo scorso anno. LEGGI ANCHE: Facebook lancia Safety Check, per comunicare in situazioni d’emergenza LEGGI ANCHE: Facebook per il Nepal: Safety Check e donazioni In via eccezionale, il social network di Menlo Park ha scelto di mettere a disposizione degli utenti Safety Check venerdì sera per semplificare le comunicazioni fra Parigi e il resto del mondo. Uno strumento così performante da scatenare anche qualche polemica: perché non renderlo sempre disponibile, o perlomeno attivarlo anche in altre occasioni, ugualmente gravi? Sono gli stessi utenti a chiederlo, direttamente, a Mark Zuckerberg, tanto che il fondatore di Facebook si trova a dover rispondere. Schermata 11-2457344 alle 22.10.07 Già: perché se Parigi è stata vittima di un attacco, anche Beirut lo è stata pochi giorni fa, e come segnala l’utente Adeola Williams (commento visibile nello screenshot ndr), anche in Nigeria quotidianamente Boko Haram (gruppo fondamentalista di matrice islamica, recentemente affiliatosi all’Isis ndr) sparge morte sugli innocenti. Perché non fare qualcosa anche per quelle popolazioni solo apparentemente lontane da noi e da Facebook? Magari non un Safety Check, che serve solo per comunicare. Magari un’app per customizzare la propria pic profilo con i colori della bandiera nigeriana: perché sì, Facebook ha messo a disposizione eccezionalmente Safety Check per Parigi. Ma, come in occasione del gay pride, ha reso possibile personalizzare la propria immagine con i colori di una bandiera, questa volta quella francese. Perché un social network non è solo informazione, ma anche empatia. Schermata 11-2457344 alle 22.44.35 Dire se si è salvi. Dire che si è solidali. Sfruttare la propria rete social per comunicare informazioni e valori. Niente di nuovo, o forse no?

Il dibattito genera informazione

Il sentiment di un paese, inteso come stato, oggi si misura sulle timeline dei social network. Sabato mattina non era difficile distinguere chi fosse stato colpito nel profondo dai tragici attentati nella capitale francese. francia illustrazioni Anche i brand si sono spesi per entrare nella conversazione, ma per questo vi rimandiamo a un ottimo post di Eugenio Pezone.

LEGGI ANCHE: I brand che hanno espresso solidarietà dopo gli attacchi di Parigi.

Segnali che confermano come i social network siano stati in grado di diventare ancora più veloci, come detto prima anche del web stesso, viralizzando i fatti mentre accadono e restituendo lo spaccato delle idee e opinioni che circolano in un paese. I contenuti diventano leve per supportare e sostanziare le proprie posizioni, e favorire una maggiore diffusione delle informazioni. Certo, i siti a caccia di visitatori-creduloni sono sempre di più, e sempre di più Facebook deve provare a contrastare il click-bait: ma le risorse di valore sono ugualmente tante. Prendiamo le agenzie di stampa, non più esclusiva solo dei giornalisti: anche le più piccole e le più lontane geograficament possono offrire spunti di discussione e risorse utili al dibattito.

[facebook=https://www.facebook.com/video.php?v=1061479010536978&__mref=message_bubble]

La condivisione, di idee e contenuti, porta a viralizzare una mole di dati così grande che la completezza informativa diventa accessibile a chiunque, cosa che permette potenzialmente a tutti di farsi un’opinione basata su fatti completi e approfonditi.

Stiamo sui social network per condividere, senza renderci conto che mentre discutiamo, collaboriamo a costruire quella coscienza collettiva citata prima, che diventa un essere pensante e di riferimento.

I tentativi di non far trapelare la notizia agli spettatori di Francia Germania (proposito encomiabile da parte delle autorità) delle esplosioni all’esterno di Saint Denis ha potuto poco contro la diffusione di smartphone e user generated content.

Informiamo. E anche se talvolta la grande mole di contenuti rischia di portare spazzatura (i siti acchiappa-click di cui sopra), generalmente possiamo arrivare ad avere notizie. Talvolta, a subire anche una sorta di propaganda, e perdonateci l’uso del termine un po’ forte.

Come definire, però, la presenza delle forze armate francesi su Facebook, che proprio su questo canale annunciano, con tanto di video ad alto tasso emozionale, l’inizio dei bombardamenti sulla capitale dell’Isis Raqqa?
[facebook=https://www.facebook.com/armeefrancaise/videos/vb.290726467639752/934878019891257/?type=2&theater]
Come in tutti i dibattiti, c’è anche chi prova a metter caciara. Un fenomeno che abbiamo analizzato tante volte, e che fa parte del DNA dei social network.

L’ultima in ordine di tempo è una pagina nata proprio dalle tante rivendicazioni dei fan della giornalista Oriana Fallaci: le profezie di Oriana. Questa non è certamente informazione: ma la satira è un frutto che germoglia anche da essa.

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In conclusione..

Ci sarà un momento dove strumenti più avanzati soppianterano anche i social network, così come li conosciamo oggi. Quel momento arriverà, anche se per ora sembra molto lontano.
Una certezza che oggi abbiamo è che i social network sono diventati indispensabili anche come strumento di connessione fra le persone, non solo a scopi prettamente “social” (inteso come fare amicizia e mantenere un rapporto), quanto a entrare in contatto e comunicare, nel vero senso della parola.

Qualche anno fa, la loro scomparsa sarebbe equivalsa a quella della Settimana Enigmistica negli anni sessanta o ai videogame Arcade nelle sale giochi. Un passatempo in meno, o poco più.

Oggi i social network equivalgono non solo alla radio negli anni ’20, ma anche al telefono degli anni settanta. Senza, non scomparirebbe solo uno strumento di svago (seppur digitale), quanto un veicolo di comunicazione indispensabile, senza il quale si subirebbe un rallentamento deciso nelle nostre abitudini di contatto.

Una consapevolezza che hanno raggiunto anche gli stessi social network, che mettono a disposizione sempre più strumenti per fruire notizie, più che aggiornamenti di stato (si pensi a Instant Article di Facebook, in Italia fra i primi a introdurli La Stampa e Il Fatto Quotidiano, o alle Top News di Twitter)

LEGGI ANCHE: Facebook annuncia Instant Articles [BREAKING NEWS]

Evoluzioni che denotano l’importanza di questi strumenti e l’influenza che hanno avuto sul web. Una rivoluzione che certamente vedrà altre tappe, ma che dai terribili fatti di Parigi riceve l’ennesima conferma di essere al culmine.

Sostenere la Francia con l'arte: 10 illustrazioni per la pace

francia attentato parigi

®Jean Jullien

Dopo i terribili avvenimenti di Parigi dello scorso 13 novembre, molti artisti, illustratori e designer hanno voluto manifestare la loro solidarietà alla Francia e ai suoi cittadini attraverso il linguaggio universale per eccellenza, quello figurativo.

Professionisti dell’arte o amatori che siano, in molti hanno scelto di mettere da parte le parole ed esprimere il proprio cordoglio tramite quadri, illustrazioni, vignette che potessero comunicare quel groviglio di emozioni e paure che ci stanno accomunando tutti da qualche giorno a questa parte.

Una delle illustrazioni, realizzata dal francese Jean Jullien e raffigurante una Tour Eiffel sovrapposta al famoso simbolo della pace creato da Gerald Holtom nel 1958, è diventata in poche ore l’immagine emblema di questo tragico 13 novembre.

Qui di seguito una piccola raccolta di questi lavori.

LEGGI ANCHE: Charlie Hebdo: solidarietà disegnata da tutto il mondo dopo l’attentato di Parigi #JeSuisCharlie

Joann Sfar

Ne sombre pas.

Una foto pubblicata da Joann Sfar (@joannsfar) in data: 13 Nov 2015 alle ore 17:48 PST

 

Bidu

AnthoDraw

 

Rabii Rammal

LEGGI ANCHE: I brand che hanno espresso solidarietà dopo gli attacchi di Parigi

Andre Saraiva

Paris is standing against barbarians and cowards ✊??? …but we are so sad …

Una foto pubblicata da andre saraiva (@baronandre) in data: 13 Nov 2015 alle ore 18:59 PST

 

Louison

Latuff

 

Nik

Baudry

L’arte può e sa essere anche provocatoria e costringere l’osservatore a porsi domande e guardare criticamente alla realtà che lo circonda: è quello che ha fatto Jerameel Lu la quale ha scelto di porre l’attenzione dell’opinione pubblica anche sui conflitti che ogni giorno causano migliaia di morti in Medio Oriente.

francia attacchi parigi

Eurobest 2015: il programma dell'evento creativo più atteso dell'anno

Eurobest 2015: l'evento creativo più atteso dell'anno

Eurobest è il festival europeo che celebra la creatività. Nasce con l’obiettivo di sottolineare le eccellenze creative, ma considerarlo solo un momento di premi e riconoscimenti è riduttivo, in quanto è un vero e proprio incontro creativo per apprendere, discutere e migliorarsi.

Eurobest 2015 si terrà dall’1 al 3 Dicembre 2015 nel Teatro Arenberg, Anversa, in Belgio. Ti avevamo dato qualche anticipazione sull’evento qui, ma oggi vogliamo scoprirne di più.

Per cui allacciamo le cinture e voliamo direttamente in Belgio dietro le quinte di Eurobest 2015.

Programma

Eurobest 2015: l'evento creativo più atteso dell'anno

Sono previsti eventi, incontri e dibattiti. L’argomento principale? Ovviamente, la creatività analizzata in ogni singolo dettaglio e contesto. Tra gli incontri previsti eccone tre che ci hanno, particolarmente, incuriosito:

5 Great Ideas From Government Communicators Around The World

La creatività è al centro della comunicazione di successo. Ma i governi e le istituzioni pubbliche non sono mai stati leader in questo settore. Ma, fortunatamente, qualcosa sta cambiando. Infatti, alcune delle più grandi sfide che i governi di tutto il mondo affrontano dipendono da strategie di comunicazione efficaci e creative .

Eurobest 2015: l'evento creativo più atteso dell'anno

In questo panel, Michelle Harrison presenterà alcune campagne istituzionali di successo, dimostrando che anche le istituzioni, come le multinazionali, possono creare e gestire la propria comunicazione.

Ferrero: Making Mountains Out Of Minions: Tic-Tac And Minions Collide!

In questa sessione si analizzerà la campagna multicanale per il prodotto Ferrero: Tic Tac, nata dalla collaborazione tra Ferrero e Universal, per l’uscita del film Minions.

Sarà una sessione pratica e di condivisione, dove si illustreranno anche i risultati finali della campagna.

Leo Burnett And Exposure Digital: How Not To Advertise

Eurobest 2015: l'evento creativo più atteso dell'anno

In un mondo in cui la pubblicità è sempre meno efficace, James Fraser spiegherà come catturare l’attenzione del consumatore.
Si evidenzieranno le abitudini, le pratiche e le insidie legate alle campagne di marketing.

Se vuoi scoprire il programma completo e conoscere tutti i dettagli di ogni singolo momento dell’evento clicca qui.

Speaker

Oltre 100 Speakers e relatori presenti all’Eurobest 2015. Tantissimi nomi noti ed importanti, che con competenza guideranno ogni discussione.

Eurobest 2015: l'evento creativo più atteso dell'anno

Ecco alcuni nomi:

Peter Ampe ( Executive Creative Director, DDB Brussels), Dave Armstrong (Director, Brand Studio EMEA, Google), Chris Baylis (Executive Creative Director, iris), Peter Carter (Director, Brand Building Integrated Communications, Procter&Gamble), Jason Romeyko (Global CCO GSK, Saatchi&Saatchi Switzerland), Jana Savic Rastovac (Executive Creative Director, McCann Belgrade), Constance Smith (Head Of Social Media, Lacoste).
Ma puoi vedere l’elenco completo qui.

Corso in eCommerce Management: strategie e piattaforme per vendere online

Esistono migliaia di negozi online in Italia, il cui giro d’affari dipende da tante variabili strategiche: mobile, multicanalità, usabilità, strumenti di advertising e di pagamento, acquisizione di nuovi clienti e influenza dei social media sui ricavi della vendita online. È fondamentale dotarsi delle giuste competenze prima di imbarcarsi in un progetto di eCommerce, al fine di assicurarsi un continuo ritorno sull’investimento.

Corso Online in eCommerce Management + eCommerce LAB

Il Corso Online in eCommerce Management + eCommerce LAB della Ninja Academy è un percorso studiato per aggiornare le competenze necessarie per mettere a punto strategie di marketing e vendita online che possano massimizzare la domanda proveniente dal proprio mercato di riferimento.

Dopo aver partecipato a questo Corso saprai:

  • Scegliere la migliore piattaforma di vendita per la tua azienda
  • Garantire una User Experience coerente e multicanale
  • Acquisire nuovi clienti con le tecniche del Performance Marketing
  • Beneficiare del Social Media Marketing in termini di impatto sulle vendite
  • Gestire un Customer Care 2.0

Vuoi una demo? Giovedì 03 Dicembre partecipa alla Free Masterclass “Le 5 skill fondamentali dei migliori eCommerce Manager“.

Corso Online in eCommerce Management [Gennaio 2016]

Il Corso Online con Roberto Fumarola, Gabriele Taviani e Francesco Varuzza consente di ottenere competenze specifiche sugli elementi strategici dell’eCommerce, dalla piattaforma da utilizzare, i possibili modelli di business, le tecniche di analisi anche competitiva, gli aspetti gestionali ed in generale tutte quelle attività che occorrono ad un professionista della vendita online di essere in sintonia col proprio mercato.

Inoltre, per massimizzare l’esperienza di apprendimento e consolidare al massimo le competenze, riceverai 5 ore di formazione aggiuntive grazie alla Bonus TrackL’ecosistema del Performance Marketing con Gianpaolo Lorusso“.

Il Corso Online consta di 12 ore di didattica online più 5 ore complementari: puoi seguire le lezioni ovunque ti trovi, accedendo dal web ad un’aula virtuale ed interagendo dal vivo con la classe.

eCommerce LAB in Aula [Milano | 12 e 13 Febbraio 2016]

A complemento del Corso Online, l’eCommerce LAB in Aula (Milano | 12 e 13 Febbraio) con Roberto Fumarola, Francesco Varuzza e Daniele Vietri guida i partecipanti nell’applicazione pratica delle nozioni apprese. Zero teoria e 100% pratica: i due giorni di laboratorio hanno un taglio altamente pratico ed esperienziale, e sono dedicati ad esercitazioni e project work progettati parallelamente al Corso Online.

L’obiettivo del Lab è rendere i partecipanti autonomi nella gestione professionale, efficace ed efficiente di un eCommerce grazie all’apprendimento delle migliori tecniche di gestione di una piattaforma di vendita online. Anche il Lab infatti ruota intorno a tre macro-aree: la scelta delle piattaforme, l’analisi dei diversi marketplace e la gestione di campagne di eCommerce Marketing.

Quali sono gli argomenti del corso e i rispettivi docenti?

Il mercato, le strategie e gli strumenti dell’eCommerce con Roberto Fumarola

  • Come orientarsi tra Magento, Prestashop e le altre piattaforme disponibili?
  • Come adeguarmi ai trend di acquisto via mobile?
  • Come si progetta una strategia Omnichannel?

Customer care, social commerce & marketplace con Francesco Varuzza

  • Quali sono le specificità dei Marketplace internazionali?
  • Come si gestisce il Customer Care di un eCommerce?

eCommerce Marketing con Gabriele Taviani

  • Come si gestiscono le campagne di marketing per una piattaforma eCommerce?
  • Come si monitorano e si tracciano le conversioni?
  • Come sfruttare Facebook per aumentare le vendite?

eCommerce Marketing con Daniele Vietri

  • Pianificazione commerciale: definire tipologia e calendario delle offerte, partendo dalle motivazioni all’acquisto.
  • Pianificazione pubblicitaria: allocare un budget definendo il marketing mix dei canali di conversione più appropriati.
  • Lead generation, flussi persuasivi e conversione: stabilire le modalità per la raccolta dei prospect ed il funnel di conversione tramite diagramma di flusso.
  • Performance ed Ottimizzazione: misurare una piattaforma eCommerce, verificandone i KPI principali e proponendo attività per migliorarli.

Leggi l’opinione di chi ha seguito le precedenti edizioni del corso:

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Il team Ninja Academy è a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Puoi scrivere a info@ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554. Ti aspettiamo con connessione, microfono e cuffiette alla mano.. Ma soprattutto, con tanta voglia di imparare! ?

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E tu per che cosa vorresti essere ricordato? L'ultima campagna di Save The Children firmata da Publicis Italia

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L’ultima cosa che fai è la prima per cui sarai ricordato. Una frase semplice. Incisiva. Emozionante. Save the Children coglie nel segno stavolta. Il video virale e la campagna #vorreiesserericordatoper sono frutto dell’estro creativo e della bravura di Simone di Laus e Giovanni Greco di Publicis Italia che, candidandosi alla sezione italiana del concorso “I Giovani Leoni di Cannes 2015” sono arrivati al secondo posto.

Online dal 2 novembre, il protagonista del video è Marco Ferrari e cosa utilizzare per ripercorrere tutta la sua vita in maniera temporale? Si parte dalla pagina di un profilo Facebook per presentare l’infanzia, il fidanzamento, il matrimonio, la nascita di Andrea, la morte di Marco con un post dello stesso Andrea: “Ci mancherai papà”. Come terminare? L’ultima immagine presenta un villaggio di bambini che corrono sorridenti ed un operatore del campo che dichiara: “Tutto questo è stato possibile grazie a te”.

LEGGI ANCHE: Cannes Lions 2015: i vincitori dei Gran Prix

Scrivere le proprie volontà testamentarie significa lasciare agli altri un ricordo di sé e per che cosa vuoi essere ricordato se non per il bene che hai fatto? Decine di migliaia di bambini potranno usufruire del sostegno economico per progetti di educazione e nutrizione nelle aree più disagiate dell’Africa.

Filippo Ungaro, Direttore Comunicazione Save the Children, spiega:

“Il video racconta in modo fresco, emozionante e innovativo una tematica delicata e ancora poco approfondita, che è quella del lascito testamentari. […] Emerge forte il valore della famiglia e il senso della vita che si tramanda di padre in figlio. Il lascito testamentario è questo: un passaggio di amore e generosità da un individuo ad altri, con benefici per chi lo compie, il cui valore sopravvivrà alla sua morte, e per chi lo riceve: decine di migliaia di bambini che grazie a questo gesto vedranno migliorare le loro condizioni di vita”.

LEGGI ANCHE: One second a day, la versione shock di Save The Children [VIDEO]

 

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Senza dubbio, la campagna sfrutta il potenziale dei Social Network e la rilevante importanza che hanno assunto nella nostra vita per trasmettere un messaggio dall’alto valore simbolico. Il video, infatti, è stato preceduto da una campagna teaser su Facebook con tanto di post ad hoc e hashtag personalizzati. Al popolo del web è stato chiesto: “Per che cosa vuoi essere ricordato?”. La risposta più esilarante: #vorreiesserericordatoper…. la mia torta d’arancia.

 

Credits

Agenzia: Publicis Italia

Direttori Creativi Esecutivi:Bruno Bertelli e Cristiana Boccassini

Art Director: Simone Di Laus e Giovanni Greco

Copywriter: Enrico Pasquino

Account Executive: Maria Elena Gaglianese

Motion Graphic: Ditroit

Musica: Guido Smider

Pandora acquisisce Rdio per 75 milioni di dollari

Pandora ha annunciato l’imminente acquisizione delle attività chiave di Rdio, uno dei suoi primi competitor, per 75 milioni di dollari.

Con questa mossa Pandora intende acquisire la tecnologia riguardante il servizio di streaming musicale per aggiungerla al proprio portfolio di servizi, addizionando alla propria offerta anche una vera e propria funzionalità dedicata allo streaming di brani musicali on demand (come già avviene su Spotify o Apple Music).

Oltre ad acquisire la tecnologia e la proprietà intellettuale da Rdio, a molti membri del team di Rdio saranno offerti ruoli in Pandora.

Infatti, secondo l’accordo, Pandora acquisirà anche buona parte del team di sviluppo di Rdio, mentre l’azienda, ormai sull’orlo del fallimento, procederà a dichiarare bancarotta e cesserà il proprio servizio una volta che la transazione sarà completa.

Il CEO di Pandora, Brian McAndrews, ha fatto capire che la sua società ha acquistato la tecnologia e la proprietà intellettuale da Rdio in modo che possa competere con aziende del calibro di Spotify e Apple Music nel settore dello streaming musicale on demand.

Pandora acquisisce Rdio per 75 milioni di dollari [BREAKING NEWS]

Pandora acquisisce Rdio per 75 milioni di dollari [BREAKING NEWS]

Pandora ha annunciato l’imminente acquisizione delle attività chiave di Rdio, uno dei suoi primi competitor, per 75 milioni di dollari.

Con questa mossa Pandora intende acquisire la tecnologia riguardante il servizio di streaming musicale per aggiungerla al proprio portfolio di servizi, addizionando alla propria offerta anche una vera e propria funzionalità dedicata allo streaming di brani musicali on demand (come già avviene su Spotify o Apple Music).

Oltre ad acquisire la tecnologia e la proprietà intellettuale da Rdio, a molti membri del team di Rdio saranno offerti ruoli in Pandora.

Infatti, secondo l’accordo, Pandora acquisirà anche buona parte del team di sviluppo di Rdio, mentre l’azienda, ormai sull’orlo del fallimento, procederà a dichiarare bancarotta e cesserà il proprio servizio una volta che la transazione sarà completa.

Il CEO di Pandora, Brian McAndrews, ha fatto capire che la sua società ha acquistato la tecnologia e la proprietà intellettuale da Rdio in modo che possa competere con aziende del calibro di Spotify e Apple Music nel settore dello streaming musicale on demand.