Risparmiare energia, la sfida di SunCity per le PMI [INTERVISTA]

 

Una delle grandi sfide dell’Europa per il presente e per il prossimo futuro è legata al costo sempre più alto dell’energia, dato che questo incide sui costi di attività delle piccole e medie imprese, ma anche sulle decisioni strategiche dei grandi attori industriali, riversandosi conseguentemente anche sul mercato del lavoro.

Una risposta a questo problema è data dai sistemi efficienti di utenza o SEU, particolari regimi di autoconsumo di energia elettrica, il cui principale vantaggio è l’esenzione dal pagamento di oneri generali di sistema e di tariffe di distribuzione e trasmissione. Si tratta di impianti di produzione di energia elettrica da cogenerazione o da fonti rinnovabili con utenze dedicate in autoconsumo, che trasformano la generazione centralizzata in generazione distribuita.

Dopo aver vinto il bando “StartUp-StartHope”, ho fatto qualche domanda a Pietro Pitingolo di SunCity, per conoscere come operano le imprese innovative del settore energetico e quali vantaggi reali ci sono per gli utenti.

Perché risparmiare è possibile, certo, ma quando si parla di efficienza energetica non si tratta solo di denaro. L’intima connessione che raggiunge tutti noi attraverso i social network ci permette un rapporto alla pari, anche con le aziende, che pur sempre di persone sono fatte. Per me è stato assolutamente normale, più semplice forse, documentarmi su temi complessi seguendo SunCity sugli account di Twitter e Facebook . Risparmiare energia passa anche per un uso coerente e corretto della tecnologia.

SunCity è una startup innovativa italiana operante nel settore dell’efficienza energetica e delle rinnovabili. In che modo è possibile conciliare i due aspetti, senza l’ausilio delle agevolazioni statali?

Partiamo subito da una buona notizia: le energie rinnovabili convengono anche a prescindere dagli incentivi e/o agevolazioni Statali.

Prendendo ad esempio il fotovoltaico si può dire che i trend del costo dell’energia elettrica previsti in aumento, i nuovi modelli di business che rendono possibile nuove forme di investimento (i sistemi efficienti di utenza) ed un opportuno dimensionato sui consumi energetici del cliente lo rendono oggi ancora conveniente!

Con i nuovi scenari si è passati dalla logica “finanziaria” delle tariffe che incentivavano la produzione (Conto Energia) alla logica ”energetica” dello scambio sul posto. Il focus è quindi passato dal “metro quadro utilizzato” al “kilowattora risparmiato”, un corretto dimensionamento degli impianti sulle effettive esigenze del cliente passa ora necessariamente attraverso un’analisi energetica delle sue necessità.

Parlando di smart cities, difficilmente il focus riguarda la produzione sostenibile di energia. La causa di questa assenza si deve ai pregiudizi sulle fonti rinnovabili come il fotovoltaico?

Molti degli operatori del settore energie rinnovabili non sono riusciti ad aggiornare i propri modelli di business ai cambiamenti tecnologici e normativi del settore , molte volte anche per questo l’immagine delle energie rinnovabili dell’opinione pubblica è ferma a qualche anno fa.

A quasi due anni dalla fine del conto energia ricevo ancora telefonate di persone che hanno qualche ettaro di terreno su cui vorrebbero mettere dei pannelli solari.

Il futuro delle energie rinnovabili va nella direzione della produzione distribuita: produrre l’energia dove serve (ovvero dove ho un consumo energetico) utilizzando delle fonti energetiche rinnovabili (fotovoltaico, solare termico, microcogenerazione).

Per molti anni il concetto di energia è stato verticistico e verticale: pochi produttori di energia, chi la trasporta sulle dorsali elettriche, alcuni distributori che portano l’energia localmente ed infine i fornitori che stipulano contratti con i clienti e producono le bollette.

Adesso stiamo entrando in un’era più democratica in cui ciascun consumatore è in grado di produrre da solo una quota dell’energia elettrica necessaria al suo fabbisogno, rimanendo comunque connesso alla rete elettrica nazionale da cui preleva l’energia necessaria quando gli impianti rinnovabili non producono o non sono sufficienti.

In questo futuro, che è già presente da un punto di vista di fattibilità tecnica e normativa, vedo una forte integrazione delle energie rinnovabili, compreso il fotovoltaico, nello sviluppo delle smart-cities.

Concretamente, quale può essere il risparmio energetico per una pmi rivolgendosi ad un’ESCo e qual è la ricaduta anche sociale di questa scelta?

Il modello ESCo aiuta sostanzialmente a superare 2 grossi problemi, soprattutto con gli interventi proposti alle PMI: la mancanza del capitale necessario ad effettuare l’investimento in efficienza e la fiducia nell’efficacia dello stesso intervento.

Grazie al modello ESCo i clienti trovano il modo di finanziare l’intervento grazie al capitale di un soggetto terzo, capitale che viene poi ripagato con l’effettivo risparmio conseguito. Questo modello consente inoltre di applicare un’ottica Win-Win al progetto: più l’intervento è efficace, più il cliente risparmia, più la ESCo ci guadagna.

Si tratta quindi di un meccanismo virtuoso di fare efficienza energetica. La sfida di SunCity nell’approcciare questo modello è stata quella di renderlo fruibile alle PMI ed ai soggetti di piccole dimensioni, solitamente al di fuori dei target dei soggetti che si occupano di efficienza energetica. L’innovatività del nostro modello consiste nell’aver creato una serie di procedure standardizzate di analisi e aver predisposto uno scaffale virtuale in cui trovano spazio interventi di efficienza diversi che vengono attivati in funzione delle esigenze del singolo Cliente. Grazie a questo modello, che abbiamo chiamato Valore Efficienza, possiamo concepire gli interventi come pacchetti preconfezionati grazie ai quali i clienti possono risparmiare in media il 20% sulle loro attuali bollette.

“StartUp-StartHope” è il bando che SunCity si è aggiudicata, dedicato alla nascita e alla crescita di imprese innovative. Che significa fare startup oggi e qual è il vostro prossimo obiettivo?

Il contesto delle energie rinnovabili è stato caratterizzato da profondi cambiamenti che hanno richiesto alle aziende di dimostrare un fortissimo spirito di adattamento e spiccata capacità di reazione alle variazioni esterne.

In questo contesto le startup risultano per certi versi avvantaggiate dalla loro struttura Lean e dalla “mentalità” delle persone coinvolte nel processo aziendale. In queste condizioni, anche ai fini del successo nell’iniziativa StartUp StartHope, abbiamo avuto modo di constatare come una buona idea, la traction del progetto, le prospettive di un settore ed un business plan robusto non sarebbero state sufficienti.

 

Nel nostro caso elemento propellente e di differenziazione dai competitors è stato il valore aggiunto del nostro team. L’esperienza, la credibilità e le competenze delle singole persone di SunCity si sono rivelate il vero elemento vincente. La sfida per il nostro futuro è quella di giocare un ruolo primario nella rivoluzione democratica che le energie rinnovabili e l’efficienza energetica stanno vivendo. Il prossimo obiettivo è creare valore aziendale sfruttando l’iniezione di capitale derivante dal bando aggiudicato, irrobustire il modello di business e strutturare l’azienda per raggiungere gli obiettivi commerciali e di redditività che ci siamo prefissati per diventare player di riferimento per il mercato italiano dei SEU e delle ESCO.

Considerando la lunga esperienza nel settore, e ora come manager di SunCity, quali sono le previsioni per il futuro dell’energetico in Italia, anche con riferimento alle continue novità normative?

Il futuro di questo settore nei prossimi anni vedrà una continua diffusione del fotovoltaico domestico e lo sviluppo del fotovoltaico per lo Small Business (Aziende e piccoli artigiani) con delle modalità nuove.
Per il fotovoltaico domestico è possibile prevedere una sua crescente integrazione con altri interventi come l’installazione di solare termico (produzione di acqua calda per usi sanitari o riscaldamento), l’utilizzo di pompe di calore (riscaldamento e raffrescamento), l’affiancamento con caldaie ad alta efficienza e sistemi di monitoraggio energetico in modo da ridurre sensibilmente i consumi energetici delle nostre abitazioni apportando benefici al portafogli e all’ambiente.

Una casa energicamente più efficace è di fatto una casa che aumenta il suo valore, ed in un paese come l’Italia in cui la casa è stata ed è il maggiore investimento delle famiglie italiane, vedo in questi interventi un modo per far aumentare o recuperare il valore economico perso in questi anni di crisi immobiliare.
Per il fotovoltaico Small business la direzione del settore è quella della produzione distribuita e dell’integrazione tecnologica. Le aziende hanno bisogno di risparmiare e le bollette energetiche stanno acquisendo un peso sempre maggiore nei loro bilanci. Grazie ad investimenti di soggetti esterni che installeranno le loro tecnologie, efficienza energetica in modalità ESCO e fotovoltaico in modalità SEU, le aziende potranno beneficiare di questi interventi di efficientamento senza impegnare capitali ma retrocedendo una quota del risparmio conseguito (ESCO model) o pagando per l’energia elettrica prodotta in loco (SEU model).

Non utilizzi Instagram nella tua strategia? Orazio Spoto spiega perché dovresti #ninjamasterSMM

Instagram è un social network nato da un’applicazione la cui essenza sta nell’unire la forza comunicativa delle foto all’efficacia del testo.
Il nome Instagram, infatti, è la sintesi di due parole: foto “istantanee” – scattate dal proprio smartphone, perfezionate grazie ai filtri e subito condivise – più “telegramma”. La didascalia, quindi, non va mai trascurata ed è fondamentale per apportare un valore aggiunto alla foto e renderla completa e comunicativa.

Qualche suggerimento in pillole su come utilizzare al meglio Instagram, ci viene proprio dal co-fondatore di Instagramers Italia: Orazio Spoto, docente del Master Online in Social Media Marketing targato Ninja Academy.

1. Condividere immagini può davvero essere un efficace strumento di marketing?

Assolutamente sì, il detto “l’immagine vale più di mille parole” non è mai stato più veritiero come nell’epoca dei social network, e di Instagram naturalmente.

2. Quali sono gli step principali per definire una social media strategy su Instagram?

Il primo passo fondamentale è, sicuramente, definire il piano editoriale. Subito dopo, bisogna individuare un hashtag di riferimento da usare come bandiera.
Alla base di tutto c’è sempre l’investimento di tempo per presentarsi ai propri potenziali followers al meglio, interagendo con like e commenti.

3. Come posso creare una community su Instagram? Non basta condividere le foto della mia colazione con l’hashtag #foodporn e attendere i like?

master online social media marketing

Tutti sono liberi di creare gruppi e community, è il social ragazzi 😉
Alcune community, come igersitalia hanno delle regole, tra l’altro pubbliche e visibili sul sito www.instagramersitalia.it.
Altra storia è essere parte integrante di una community. Nel nostro caso è semplice, basta usare instagram e i tag corretti. Per tag corretti intendo dire con un criterio di territorialità preciso. Sei a Milano, tagga le tue foto igersmilano, e così via per le altre città.

4. Voglio organizzare una Instagram challenge. Cosa devo sapere in merito?

I challenge sono progetti fotografici online che utilizzano un tema specifico. La regola è una sola: non chiedere troppo ai tuoi partecipanti. Non bisogna farli diventare veicoli inconsapevoli del tuo brand o servizio; se ne accorgeranno subito e, nella migliore delle ipotesi, il tuo account resterà più deserto del deserto!

5. Perché è importante specificare dove mi trovo, con chi mi trovo e cosa sto facendo su Instagram?

Il geotag rende visibile la tua foto anche a chi è fuori dal tuo network e contribuisce a raccontare meglio il luogo. Grazie alla geolocalizzazione puoi popolare e veicolare una immensa mappa 2.0 creata dagli utenti. Per te è anche meglio: sei più visibile e magari ricevi qualche like e apprezzamento in più. Non che sia necessario ma alla fine fa sempre piacere, no?

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ECommerce management: il corso targato Ninja Academy per ottimizzare le vendite del tuo store virtuale

Ecommerce management: il corso targato Ninja Academy per ottimizzare le vendite del tuo store virtuale

Si è da poco concluso  il corso in eCommerce Management della Ninja Academy. Un’opportunità unica per tutti i partecipanti per acquisire nozioni e tecniche su come creare, gestire ed ottimizzare un negozio di eCommerce, partendo dalla scelta della piattaforma per arrivare alla comunicazione e al customer care mediante i social network.

Se sei curioso di conoscere come funziona un corso della Ninja Academy e vuoi sapere quali siano gli argomenti affrontati in corsi del genere, questo post è l’occasione ciò che fa per te!

Il corso online in eCommerce Management di Ninja Academy, è stato strutturato in tre moduli da due lezioni ed ha avuto come docenti Roberto Fumarola, Francesco Varuzza e Gabriele Taviani. Dopo ogni modulo si è svolto un question time in cui i docenti hanno risposto alle domande e chiarito eventuali dubbi riguardo gli argomenti trattati. le lezioni avevano lo scopo quello di fornire ai partecipanti i tool essenziali per pianificare la propria strategia di eCommerce, dall’ideazione dello store alla soddisfazione del cliente.

Cosa abbiamo imparato sull’eCommerce

I tre moduli del corso erano i seguenti:

  1. IL MERCATO, LE STRATEGIE E GLI STRUMENTI DELL’ECOMMERCE
  2. CUSTOMER CARE, SOCIAL COMMERCE & MARKETPLACE
  3. ECOMMERCE MARKETING

Il corso ci ha permesso di acquisire competenze specifiche sui passaggi strategici dell’eCommerce, dalla piattaforma da utilizzare, i possibili modelli di business, le tecniche di analisi anche competitiva, gli aspetti gestionali ed in generale tutte quelle attività che occorrono ad un professionista della vendita online per essere in sintonia col proprio mercato.

In particolare abbiamo appreso come:

  • scegliere la migliore piattaforma di vendita per la propria azienda;
  • gestire progetti di eCommerce con successo;
  • acquisire nuovi clienti con le tecniche di performance marketing applicate all’eCommerce;
  • utilizzare il social media marketing come strumento di vendita;
  • gestire un customer care 2.0.

Ciò che personalmente ho imparato dal corso è di quanto sia complesso dare inizio a un eCommerce: la scelta della piattaforma più adatta al proprio business, il budget da destinare allo sviluppo della stessa, il tipo di comunicazione in base al target che ci si prefigge, gli aspetti organizzativi della gestione del negozio, ecc.

E quando il tutto è online inizia la vera sfida, cioè portare traffico e persone al sito e riuscire ad intercettare i loro bisogni. Solo con un piano di marketing efficace si può creare un valore per l’acquirente che premierà i nostri sforzi con l’acquisto.

Altro punto fondamentale che ho appreso durante il corso è che il potenziale acquirente va seguito in tutte le fasi d’acquisto e che buona parte del lavoro si svolge dopo l’acquisto: bisogna fare in modo che il cliente torni a comprare e che diventi un nostro ambassador.

Il corso e gli strumenti per gestire un eCommerce di successo

Ciò che ha contribuito a farci comprendere meglio i concetti di cui abbiamo parlato al corso è stato il mettere subito in pratica le nozioni: i question time e l’interazione dei partecipanti sul gruppo privato su Facebook hanno consentito uno scambio di opinioni tra gli utenti, rendendo viva la discussione.

L’unica Academy (forse) più famosa della scuola Ninja è quella statunitense del cinema che ogni anno assegna gli Oscar. Ma se vuoi l’Oscar per il digital marketing non convenzionale devi prendere in considerazione di seguire un corso di formazione Ninja.

I materiali del corso sono sempre pronti da consultare, e se c’è qualche domanda si può sempre farla al docente. Sempre tramite la community riservata ai partecipanti ci si può confrontare e si possono scambiare idee con una rete di professionisti.

eCommerce management: il corso targato Ninja Academy per ottimizzare le vendite del tuo store virtuale

Ogni partecipante ai corsi può inoltre fornire un feedback all’Academy, così da poter permettere ai Ninja di risolvere eventuali criticità e poter costantemente migliorare il livello dell’offerta formativa.

eCommerce management: il corso targato Ninja Academy per ottimizzare le vendite del tuo store virtuale

Trovo che il corso sia stata un’esperienza formativa molto utile e l’aspetto che più apprezzo dei corsi dell’Academy è la possibilità di poter seguire in diretta le lezioni o in streaming quando voglio: così posso scegliere il momento adatto per aggiornarmi professionalmente, ad esempio con tablet e cuffiette durante gli spostamenti coi mezzi pubblici!

E a quanto pare non sono l’unico ad essere contento dell’investimento fatto in formazione:

eCommerce management: il corso targato Ninja Academy per ottimizzare le vendite del tuo store virtuale

Sei pronto a metterti alla prova? Per verificare quanto ho appreso durante il corso sto per sottopormi al test di valutazione finale, così da conseguire l’attestato e scoprire se ci sono eventuali aree da approfondire nella mia preparazione!

E tu sei pronto a metterti in gioco con un corso Ninja Academy?

Pebble TIME, lo schermo a colori che fa impazzire Kickstarter


Dopo tre anni dal lancio della prima campagna su Kickstarter, Pebble ritorna alla riscossa, proponendo un nuovo smartwatch alla community tramite il portale statunitense che consente di finanziare i propri progetti tramite crowdfunding.

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Se il primo smart watch di Pebble era già salito sul podio dei most fundend product nell’elenco dei progetti più finanziati, il nuovo smart watch denominato TIME è già record dopo meno di 15 minuti dall’apertura della campagna.

Dopo qualche ora il primo milione raccolto.  Mentre si guarda il video promozionale, il contatore della raccolta scorre a colpi di decine di migliaia di euro.

Ancora più di tre settimane per superare il “most funded project” di Kickstarter, il celeberrimo “coolest cooler” porta vivande con una miriade di funzioni, tra cui le più vitali: charger e wifi, che ha registrato il record di $13,285,226 l’agosto scorso.

Le novità di Pebble TIME

Due i punti di forza: colori e batteria. Lo schermo infatti, pur non essendo touch screen, è a colori, ed è dotato di una batteria dalla durata di una settimana.

Tre bottoni per connetterti con ciò che è più importante: il tempo. Ogni notifica ed informazione è quindi suddivisa tra le tre etichette “present”, “past” e future”.

Viene rivisto il concetto di timeline, a noi caro grazie a Zuckemberg, per suddividere la propria vita nelle tre macro categorie, come spiegano nel video della campagna.

Successo scontato o inatteso ?

Apparentemente non dovrebbe nemmeno stupire più di tanto il risultato di Pebble TIME, visti i precedenti, eppure tutti i backers in giro per il mondo sono riusciti addirittura a mandare il sito in down nelle prime ore di apertura.

Non è esattamente una campagna di crowdfunding per un nuovo sensazionale prodotto studiato e brevettato da un gruppo di amici squattrinati, ma una raccolta di pre-ordini da parte di un’azienda oramai consolidata, che ha già segnato la storia con il primo Pebble.

Si può quindi ripensare Kickstarter come un nuovo strumento di marketing anche per aziende conosciute, che nonostante la propria forza promozionale preferiscono appoggiarsi all’esistente struttura commerciale e comunicativa dei grandi portali per la raccolta come appunto Kickstarter o Indiegogo. Forse un pò ingiusto dal punto di vista di ci non è altrettanto conosciuto e viene messo in ombra dalle raccolte catalizzatrice di successo (e fondi).

Il tempismo

Gioca forza anche l‘attesa uscita del nuovo Apple watch, previsto nei prossimi giorni, che nel frattempo ha puntato su un target ben diverso dal pubblico di Kickstarter, investendo su Vogue USA per una campagna pubblicitaria di ben 12 pagine.

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Non solo i grandi colossi hi-tech sviluppano nuove soluzioni wearable, pensando a prodotti per arricchire i nostri polsi; nuovi insospettabili competitors come PornHub si affacciano in questo nuovo mondo.

Cos'è successo alla mia macchina?

Guerrilla Marketing: Jeep continua a sorprenderci

Dopo l’operazione di Guerrilla Marketing studiata per il lancio di Jeep® Renegade, di cui vi avevamo già parlato qui, il brand Jeep® continua a stupirci, studiando iniziative di marketing innovative.

Vi starete chiedendo cosa si saranno inventati questa volta gli esperti di marketing della casa automobilistica, beh! Ve lo raccontiamo noi!

L’iniziativa, “Renegade for a night”, si è svolta a Torino, in via Po.
Ma il noto brand non era solo, infatti, partners di questa iniziativa 4 giocatori della Juventus (Giorgio Chiellini, Paul Pogba, Alvaro Morata, Simone Pepe).

Guerrilla Marketing: Jeep continua a sorprenderci
Leggi anche: Storytelling transmediale: cos’è e quali sono gli ingredienti per il successo?

Il video dell’iniziativa di Guerrilla Marketing ideata dal marchio Jeep® racchiude emozioni, creatività e mistero. I giocatori della Juventus questa volta hanno dovuto superare una nuova sfida, ovviamente, a bordo di Jeep® Renegade.

I campioni aiutati dal buio della notte, hanno coperto le vetture della concorrenza con delle cover brandizzate Jeep®; l’obiettivo? Far diventare vetture “comuni” in delle Jeep® Renegade.

Un buon gioco di squadra ed una serie di passaggi veloci hanno permesso ai grandi calciatori di fare goal, seppur in un campo, non proprio, da calcio.

Guerrilla Marketing: Jeep continua a sorprenderci

Ma quali saranno state le reazioni dei proprietari delle auto? Sorpresa, sorrisi, incredulità ed un mix di emozioni in pochi minuti. A svelare il mistero un messaggio su una cartolina firmata Jeep® Renegade.
Guardiamo insieme quello che è successo!

Un’iniziativa creativa, che ha regalato ai torinesi un “buongiorno” molto particolare; del resto il marchio Jeep® è, senza dubbio, uno dei brand maggiormente innovativi, che tende a distaccarsi dal marketing tradizionale, con operazioni nuove e divertenti.

Vuoi saperne di più? Visita jeep-people.com oppure resta sempre aggiornato grazie ai canali Social: Facebook, Twitter; Youtube ed Instagram.

MWC 2015: Blackphone 2, lo smartphone pensato per la privacy

Privacy: se ne parla ovunque ma sul suo vero significato e sul confine tra ciò che è, o almeno dovrebbe essere, e ciò che non è ci interroghiamo spesso e la risposta al quesito è di difficile soluzione. Resta il fatto che in molti ne sentono il bisogno, proprio oggi che i nostri dati sono un po’ sparsi ovunque. In realtà una risposta a questo esigenza è già avvenuta lo scorso anno, ma una nuova proposta si è fatta strada al Mobile World Congress 2015.

Stiamo parlando del Blackphone 2, il telefono anti intercettazioni. Già nel 2014 vi parlammo del primo Blackphone, oggi vediamo cosa ha in più questo nuovo modello!

Caratteristiche

Dopo il tentativo del 2014, Silent Circle, l’azienda produttrice specializzata in comunicazioni criptate, torna alla ribalta con la seconda generazione del Blackphone dalle caratteristiche hardware più performanti.

Per un breve riepilogo il Blackphone ha di base un software anti intercettazioni e una serie di app all’interno pensate per proteggere la privacy, come Silent Phone che è un’app che consente di fare chiamate VoiP criptate verso un altro telefono dotato del medesimo sistema, mentre Silent Text fa la stessa cosa, ma per la messaggistica e lo scambio di dati invece con Silent Contacts si guarda alla sicurezza dei contatti presenti in rubrica. La privacy è garantita soltanto con l’utilizzo delle app proprietarie, non può essere garantita nell’utilizzo di app terze.

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La seconda versione del Blackphone, oltre a quanto detto, presenta un processore Octacore 64 bit con 3 GB di Ram e PrivatOS, il sistema operativo proprietario grazie al quale tutte le applicazioni di Silent Circle possono funzionare e trasformare il Blackphone uno smartphone pensato per chi vuole proteggere la propria privacy, criptare le comunicazioni per evitare controlli e sorveglianza.

Rivestito in vetro sia sulla superficie anteriore che posteriore, ha un display di 5.5″ full HD e 32 GB di memoria interna.

Un telefono che ha fatto del software il suo punto forte non poteva non presentare novità anche in tal senso e infatti innovativa è Silent Meeting: un’app dall’interfaccia semplice ed intuitiva per realizzare conference call criptate. Oltre a questo, altra novità è lo Store, negozio dedicato ai possessori di BlackPhone con applicazioni sviluppate appositamente per questo tipo di device, quindi con assoluta priorità alla protezione dei propri dati.

L’uscita sul mercato è prevista in estate a un prezzo di 629 $.

Deodorante smart? Ecco Google Spritz, la battaglia di Google contro il sudore

Le frontiere della wearable technology stanno per essere sfidate ancora una volta. Non si tratta di occhiali, bracciali o calzini intelligenti. Questa volta parliamo del deodorante smart powered by Google.

Sappiamo tutti quanto Google sia ormai penetrato nella nostra vita quotidiana in maniera prepotente. Mappe, contatti, email, informazione e pubblicità online. Persino lo spazio ha recentemente catturato l’interesse del colosso informatico di Mountain View. Ma scommetto che nessuno dei più visionari marketer avrebbe potuto escogitare un dispositivo anti-odore.

Leggi anche: Internet via satellite: SpaceX e Google verso l’infinito e oltre!

Notizia di pochi giorni fa, vuole che Google abbia registrato il brevetto per un deodorante in grado di individuare quando l’indossatore… inizia a emanare odori sgradevoli. Non solo: il dispositivo è programmato per preservare la vostra dignità. Il “deodorante intelligente” infatti saprà informarvi su quale strada intraprendere per non incrociare i vostri contatti social ed evitare così la pubblica gogna dell’ascella importante.

Altolà al sudore o altolà agli amici? Poco importa, perché il sensore inotre potrà anche emettere una sostanza per combattere il cattivo odore.

Pare che il nome del progetto sia Google Spritz, ma al momento si tratta solo di congetture. Le aziende di prodotti per l’igiene personale devono quindi iniziare a preoccuparsi? Probabilmente no: la richiesta di registrazione del brevetto da parte di Google risale al 2012 e la maggior parte dei brevetti difficilmente si traduce in una produzione industriale.

Alcuni interrogativi restano però aperti. Di recente infatti l’azienda ha aggiunto tra le sue fila alcuni ex dirigenti di P&G, L’Oréal e Kellog’s. Perché Google sta cercando così aggressivamente di penetrare nel mercato dei beni di consumo? Si tratta solo di espedienti pubblicitari o dietro questi progetti quanto meno curiosi si nasconde una precisa strategia? Solo il tempo e le scelte dei consumatori potranno rispondere a queste domande.

E voi, dopo avere consegnato a Google una valanga di informazioni sulle vostre abitudini quotidiane, permettereste al deodorante intelligente di controllare la vostra sudorazione?

Apple Watch: la prima pubblicità è su Vogue

Apple Watch: una comunicazione multipagina su Vogue

Apple Watch sta per diventare realtà! Aprile è alle porte ed il nuovo gioiellino Apple sembra essere pronto per la commercializzazione; per tale motivo non potevamo che aspettarci importanti operazioni di marketing per il lancio.

A conferma di come il settore della moda sia visto come uno dei target principali su cui puntare, troviamo un’importante pubblicità multipagina (ben 12) sul numero di marzo della rivista americana Vogue, una delle più importanti ed autorevoli riviste di moda del mondo.

Apple Watch: una comunicazione multipagina su Vogue

L’Apple Watch è pubblicizzato, quindi, su più pagine; tale scelta permette di analizzare nel dettaglio le differenti versioni e la pluralità di cinturini. Gli annunci sono estremamente essenziali, un linguaggio semplice, chiaro e diretto, del resto la multinazionale americana, non ha certo bisogno di comunicare aggiungendo fronzoli ed infiorettature.

In questi messaggi di marketing vi è un unico e vero protagonista: il prodotto. Inoltre, la volontà di essere naturale e semplice, si manifesta non solo nel linguaggio, ma viene rafforzata dalle immagini.

Apple Watch: una comunicazione multipagina su Vogue
LEGGI ANCHE: Miti e misteri del logo di Apple: come un frutto diventa il logo più famoso del mondo 

Infatti, gli scatti che raffigurano l’orologio Apple sono a grandezza naturale, questo, ovviamente, permette ai lettori di rendersi conto delle dimensioni reali del prodotto.

Tre le versioni pubblicizzate: il modello standard rilegato in pelle, un cinturino di cuoio soffice trapuntato che nasconde i magneti; un modello sport fasciato in gomma ed una variante con cassa in oro rosa o giallo 18 carati.

Apple Watch: una comunicazione multipagina su Vogue

È molto probabile, anche, che pubblicità simili appariranno nei mesi seguenti anche in altre riviste del mondo fashion.

Ovviamente, questo è solo l’inizio, ci aspettiamo molto altro dalla multinazionale californiana.

Come si progetta una Social Media Strategy? Risponde Simone Tornabene [INTERVISTA] #ninjamasterSMM

progettare una Social Media Strategy

Da dove partiamo per progettare una Social Media Strategy di successo? Come scegliamo i contenuti giusti? Ce lo spiega Simone Tornabene, docente del Master Online in Social Media Marketing della Ninja Academy.

1. Ho accettato l’idea di pianificare una Social Media Strategy. Da dove parto?

Sicuramente dai contenuti. Partire dal messaggio è fondamentale in qualsiasi forma di comunicazione, i social media non fanno eccezione.

Successivamente occorre focalizzarsi sulle specificità del singolo canale – Facebook è diverso da Twitter che è diverso da LinkedIn – non soltanto a livello di target (un punto che do per acquisito), ma proprio a livello di possibilità tecnologiche e, dunque, di tecniche da utilizzare.

Troppo spesso, ancora oggi, si assiste ad azioni sui social che non tengono conto delle specificità del canale: immagini dalle dimensioni non ottimali, testi pensati come se andassero su un cartaceo, video dal taglio televisivo.

Una Social Media Strategy di successo parte dal riconoscere che i Social sono canali (e non un solo canale) su cui occorre studiare, sia perché hanno una propria specificità sia perché si evolvono molto rapidamente.

master online social media marketing

2. Come integro la strategia social con gli altri strumenti di marketing?

Sicuramente ogni azienda è una storia a sé, ma bisogna riconoscere la necessità di integrare le diverse azioni di marketing. In generale, le integrazioni fondamentali avvengono fra i canali social e i contenuti prodotti dall’azienda (anche per canali non social, adattandoli); fra i canali social e il prodotto/servizio venduto (a livello di pack, ma soprattutto a livello di possibilità di utilizzo: compra il frullatore e scopri su Youtube che cosa puoi realizzare); fra i canali social e i clienti (a livello di Social CRM).

Infine tra i canali social e l’azienda stessa, intesa come ecosistema. Non soltanto nell’ottica dell’Employer Branding, ma, soprattutto, nell’ottica della trasparenza; non necessariamente in maniera così incredibile come i miei miti personali di Buffer, che hanno realizzato questo:

strumenti social media strategy

3. Ho un eCommerce, i Social Media possono aiutarmi a vendere di più?

Assolutamente sì. Nel mondo pre-Internet il veicolo migliore (rapporto costo-efficienza) per generare vendite era il passaparola (Word of Mouth). E lo è tuttora. Internet ha “solo” introdotto la possibilità di tracciare e, quindi, poter stimolare questo passaparola, rendendolo visibile.

I social, in particolare, sono una macchina per il passaparola. Basta chiedere al vostro ristorante di fiducia quanto fattura grazie a TripAdvisor o al negozietto di San Francisco che vende su Fancy.

I social aiutano l’ecommerce in diversi modi: a) come fonte di reputazione attraverso le recensioni; b) come fonte di importanti insight su come migliorare il prodotto e l’esperienza di acquisto; c) come canale di vendita che collega la narrazione del prodotto (storytelling) alla call-to-action diretta dell’acquisto (vedo le foto, mi piace, posso acquistarlo).

4. Come misuro i KPI sui social media?

Le piattaforme social sono ben consapevoli del proprio valore, che, sostanzialmente, è un valore di relazione.

Tale valore cresce in funzione della possibilità di analizzarlo. Dato che per natura la relazione è intangibile, le piattaforme social accrescono il proprio valore offrendo strumenti di analisi delle interazioni e di profilazione degli utenti.

Il caso più emblematico è Facebook, in grado di offrire uno strumento molto potente sia per l’analisi dei contenuti (come il Page Insights e il Domain Insights) sia per l’analisi del target (l’Audience Insights ha una portata spaventosa).
Ma, ormai, tutte le piattaforme social tendono ad allinearsi a Facebook offrendo strumenti nativi di analisi delle performance.

Non è, quindi, più un problema estrarre dei KPI; semmai il rischio è diventato sbagliare il KPI: se giudico la mia azione su Facebook dal numero dei like che riceve la pagina oppure dal tasso di engagement sui contenuti, la mia prospettiva può cambiare anche radicalmente. In un mondo che abbonda di dati, sempre più valore acquisisce chi sa interpretare questi dati.

5. Qual è la tua campagna social preferita?

A livello di campagne social sono un po’ tradizionalista: le mie preferite sono quelle basate sui video virali.

Il mio classico preferito è l’Epic Split di Van Damme

Impossibile da non vedere insieme alla risposta di Chuck Norris per Natale.

Recentemente ho apprezzato molto il video di SumOfUs su Doritos.

 

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Facebook lancia un'app per gestire le inserzioni in mobilità

Chiunque utilizzi Facebook per dare visibilità al proprio business sa che una larghissima fetta del traffico – se non la maggior parte, ormai – arriva da mobile. Ma, esattamente come gli utenti, anche chi si occupa di proporgli contenuti si trova sempre più di fronte alla necessità di poterlo fare in mobilità. Per questo Facebook ha lanciato l’app “Gestore delle Pagine” e, da pochi giorni, ha reso disponibile anche “Gestione inserzioni“, una nuova applicazione destinata al controllo delle campagne adv.

Vista la forte risposta nei confronti della versione mobile del sito – oltre 800.000 utenti/mese, secondo Facebook – il team di sviluppatori ha deciso di lanciare un’app specifica per queste necessità. Questa offre la possibilità di creare e modificare le inserzioni, gestire i budget, analizzare i risultati e ricevere notifiche relative agli ad attivi.

L’interfaccia dell’app permette di creare inserzioni direttamente sul proprio smartphone e di gestire i target e i budget in maniera facile ed intuitiva. Per quanto riguarda le notifiche, queste offriranno diverse informazioni in tempo reale: dall’imminente scadenza di un’inserzione al raggiungimento del limite di spesa.

L’applicazione è già disponibile per piattaforma iOS nel mercato statunitense, e tra alcune settimane arriverà nel resto del mondo. Quanto alla versione per Android, gli sviluppatori promettono che è in fase di sviluppo.