Quanti errori fai nelle tue campagne online? Scoprilo con il free webinar Ninja Academy

performance marketing

La ricetta della tua visibilità online è più preziosa della formula segreta della Coca Cola: sai bene che la giusta dose di ogni ingrediente renderà la tua comunicazione esplosiva.

Ma, dopo aver lavorato sodo per riuscire a produrre ottimi contenuti per soddisfare i raffinati palati dei tuoi seguaci e dopo aver ottimizzato l’ottimizzabile per rendere il tuo messaggio digeribile per pinguini, panda, colibrì e bot di vario tipo, i numeri restano bassi e le conversioni non arrivano.

Anche il tesoretto che avevi destinato a pubblicizzare il tuo messaggio è sfumato senza profitto e ora il tuo capo vuole il tuo scalpo.

Se non riesci a comprendere dov’è l’errore, ti consigliamo di seguire il webinar gratuito della Ninja Academy “Gli errori che affondano le tue campagne online e che non sai di commettere“, il 1° aprile dalle 13 alle 14.

corso online performance marketing

I docenti della Ninja Academy Gianpaolo Lorusso, Matteo Polli e Luca La Mesa ci aiuteranno a scoprire come migliorare le performance delle campagne online.

Per partecipare gratuitamente al webinar che si terrà mercoledì 1° aprile dalle 13 alle 14, clicca qui ed iscriviti! Se poi non dovessi riuscire a seguire il seminario in diretta, puoi rivederlo ogni volta che vuoi nella tua area riservata sul sito dell’Academy.

I relatori ci guideranno in un percorso di analisi per comprendere come poter gestire in maniera ottimale il budget per l’online advertising su Google, Facebook e Twitter, raggiungendo e coinvolgendo il giusto target.

Se poi l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più su come il Performance Marketing può aiutarti ad accrescere il tuo ROI, iscriviti al Corso Online  in Performance Marketing della Ninja Academy approfittando della tariffa early booking fino al 21 aprile 2015.

Ricapitoliamo:

FREE WEBINAR Corso Online in Performance Marketing
con Gianpaolo Lorusso, Matteo Polli e Luca La Mesa
Mercoledì 1° aprile, dalle ore 13 alle 14

ISCRIVITI AL FREE WEBINAR

E non dimenticare di dare un’occhiata ai nostri prossimi corsi in programma!

Il team Ninja Academy resta a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Puoi scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

Knowledge for change!
BE NINJA

The Gunn Report: ecco i premi più ambiti dell'advertising

Il mondo dell’advertising fa ormai parte della cultura popolare. Spot virali, pubblicità su siti e riviste sempre più curate e provocatorie, tweet di brand che c0mmentano con ironia eventi di cronaca. Dall’avvento del web il mondo dell’adv ha smesso di essere pietanza elitaria per palati fini di addetti ai lavori e ha cominciato ad essere vero e proprio contenuto di intrattenimento.

Un fenomeno, quello dell’advertising, che ha trovato la massima celebrazione in numerosi festival internazionali, ideati proprio per premiare innovazione e creatività al servizio dei brand.

Ogni anno, agenzie creative di tutto il mondo salgono e scendono dai palchi di Cannes, New York e Londra con decine di statuette che ne attestano l’eccellenza. Ma esiste un solo titolo che celebra la definitiva ascesa all’Olimpo dell’advertising: il premio del Gunn Report

Il Gunn Report è per molti la vera e propria bibbia dell’advertising. Nato nel 1999 dalla mente visionaria di Donald Gunn, vecchia volpe del mondo pubblicitario, il Report annuale fornisce un servizio unico nel suo genere. Combina tra di loro i vincitori dei 45 maggiori festival internazionali dell’adv e stila una classifica dell’eccellenza che valuta così non solo i premi di prima fascia ma anche le rassegne locali e meno conosciute. Quali siano questi 45 premi non è mai stato svelato, ma questo non fa altro che aumentare la mitologia di quello che a tutti gli effetti è oggi il massimo alloro di chi fa pubblicità.

Abbiamo dato una sbirciatina ai vincitori di quest’anno, e vogliamo condividere con voi i risultati di uno degli anni più entusiasmanti per originalità, innovazione e creatività.

Per non rovinarvi la sorpresa, vi anticipiamo solo  alcuni dei premi assegnati quest’anno, invitandovi a collegarvi al sito ufficiale e a registrarvi per scoprire tutti gli altri vincitori e le nominations.

Ecco quindi  i vincitori delle categorie video, stampa, digital ad e alcuni dei migliori spot su più categorie.

Best Commercial: Volvo Trucks – the Epic Split

La spaccata di Jean Claude Van Damme ideata dagli svedesi Forsman & Bodenfors per Volvo ha impiegato davvero poco a diventare icona pop. Meme e video parodie ormai si sprecano, anche se la risposta più a tono gli è stata data dal suo (falso) competitor nel mercato dei calci volanti: Chuck Norris.

LEGGI ANCHE: Cannes Lions 2014: i vincitori dei Gran Prix

Best Print: Fiat – Don’t text and drive

La sede brasiliana di Leo Burnett è stata premiata per questa campagna di sensibilizzazione sulla sicurezza alla guida. La sua efficacia sta nella sua immediatezza e semplicità, ma la declinazione in tutti i caratteri tipografici è stata il plus vincente che ha garantito la viralità del messaggio.

Best Digital Ad: Honda Internavi – Sound of Honda Ayrton Senna

La Dentsu Inc di Tokio ha riportato in vita per un giro di pista il campione di Formula 1 Ayrton Senna. Grazie a complesse apparecchiature di scrittura del suono ha ricreato esattamente il rombo della sua Honda al Gran Premio del Giappone del 1989 e ha riproposto un giro di pista al pubblico attonito.

Best Alcoholic drinks ad: Andes Beer – Hurricane Martha

Perchè gli uragani più devastanti hanno nomi di donne? La divisione argentina di Saatchi & Saatchi offre una sua lettura dell’argomento.

Best Home Maintenance & Supplies ad: Pedigree – We have to talk

In Messico la BBDO lancia una campagna di sensibilizzazione per Pedigree in maniera originale e molto sentimentale.

Best Toiletries & Cosmetics ad: Axe – La donna

Croce e delizia di noi maschietti, l’imprevedibilità delle donne è protagonista di questo divertente spot argentino prodotto dall’agenzia Ponce.

Best Medicines & Pharmacy ad: Always – #LikeAGirl

Chiedere di fare quacosa “come la farebbe una donna” rappresenta un insulto? Questo il concept da cui parte la campagna Leo Burnett Canada per Always.

I premi assegnati sono moltissimi ma per il momento ci fermiamo qui. Chiudiamo però con un piccolo vademecum suggerito dagli autori del Report, che racchiude in pochi punti il segreto del successo delle campagne dello scorso anno.

Vuoi costruire una campagna di successo?

  • Sii audace, innovativo, e genera contenuto che interessi davvero il tuo target
  • Falli ridere
  • Falli piangere
  • Usa posti inaspettati come media per diffondere il messaggio
  • Diffondi il tuo messaggio su più media

Volete saperne di più? Collegatevi a www.gunnreport.com. Aspettiamo le vostre impressioni e i vostri commenti!

Ecco perché devi assumere un copywriter

Assumere un copywriter? Un’ottima idea per qualsiasi tipo di business, dalla startup alla grande azienda passando per le piccole medie imprese italiane.

Tutti, nessuna eccezione, meritano contenuti di qualità.

Peccato che apparentemente la categoria lavorativa più ricercata nel mondo web siano i cosiddetti smanettoni, i programmatori, chi produce contenuti testuali sì, ma in PHP.

Non sono solo i recruiter e i founder di startup ad avere la fissa per gli sviluppatori, e non solo in Italia, ma ovunque.

Scene epiche come quella di Steve Ballmer, ex CEO di Microsoft, ad un convegno mentre grida “developers, developers, developers” agitandosi come un pazzo, confermano quanto siano ruoli e professionalità più che fondamentali per la new economy.

Ma perché allora non dovrebbero esserlo anche i copywriter? Chi sceglie studi classici, legge per passione e scrive per professione.

Eppure content is King si dice, perchè non dovrebbe quindi essere il content editor ad essere il ruolo più ricercato nella nuova economia basata sulle interazioni social?

Gli sviluppatori sanno scrivere codice, ma al contenuto quindi chi ci pensa?

I grafici.

Prima della nascita dei social media manager esisteva una chiara distinzione tra art e copy nel gergo pubblicitario, per distinguere chi si occupava della parte grafico-creativa rispetto a chi si occupava dei contenuti.

LEGGI ANCHE: Art director Vs Copywriter: l’eterna battaglia a colpi di illustrazioni

Con l’avvento dei social network, le figure si sono sempre più sovrapposte, richiedendo ai giovani una formazione più ampia, multidisciplinare. In pratica da un lato una formazione classica per la parte di cervello che si occupa di contenuti, dall’altra una parte più progettuale per l’emisfero che si occupa del visual. Se poi si conosce anche un po’ di html, si sa scrivere un po’ di codice, magari qualche nozione SEO per essere nelle prime posizioni di Google search, tutti i recruiter sono più contenti.

La presunzione di saper fare o di voler unire diverse professionalità all’interno di un unico ruolo hanno portato tagli soprattutto nel mondo della scrittura, perché si pensa che sia più facile per un grafico o un web designer diventare anche copywriter piuttosto che il contrario.

Errare humanum est, ma rileggere sarebbe meglio

Io sono la prima a fare un sacco di errori nei miei articoli, a volte rileggendoli mi domando come sia possibile che nessuno si è accorto di tali fesserie, nemmeno il corretto automatico di WordPress.

Ma mi domando seriamente come sia possibile che, rendering e Verybello a parte,  capitino in luoghi pubblici cartelloni che pubblicizzano l’esposizione universale con errori talmente palesi che mi sembra evidente che anche la stessa EXPO2015 abbia bisogno di un buon copywriter.

Errori che costano cari ai brand, molto più cari che assumere un copywriter.

Assumere un copywriter per comunicare. Saper comunicare è un’esigenza delle aziende a prescindere dalle dimensioni. Comunicare con i propri clienti o utenti è faticoso, per non parlare della continua sfida per essere in prima posizione su Google, possibilmente gratis. Servono contenuti di qualità, serve assumere un copywriter.

Chiamatelo copy, chiamatelo editor, contributor, content editor, seo copywriter, blogger, chiamatelo come volete, ma chiamatelo, anzi assumetelo.

I 5 buoni motivi per assumere un copywriter

Vengono dall’America i cinque motivi per cui assumere un copywriter è sempre un’ottima idea. Motivazioni accompagnate da esempi di brand illustri come Apple e Nike.

A dire il vero l’articolo da cui nasce questa riflessione si riferisce principalmente al mondo startup. Ma se vale per una startup, vale anche per un’azienda, e ovviamente per un’agenzia pubblicitaria.

1. La storia dello Swoosh di Nike

Il copy del celeberrimo logo Nike è forse addirittura più famoso del logo Swoosh stesso. Se è vero che “great copy defines great brand” non possiamo che riferirci ad uno dei marchi più globali come ottimo esempio di importanza del copywriting. Fu infatti per caso che nacque il logo di Nike, quando una studentessa di graphic design incontrò Phil Knight, professore alla Portland University, che successivamente creò proprio l’azienda di sneakers più famosa al mondo.

2. Keep it simple

“Great copy inspires trust and set standards”. Il senso di questa seconda motivazione è che il contenuto che definisce un brand diventa in automatico una promessa per il consumatore, la storia che si vuole raccontare e soprattutto il beneficio che il cliente otterrà.

Dopo Nike, la storia del copy più diretto e semplice della storia è di un altro brand globale, il “it just works” di Apple.

3. Ottimi copy diventano carburante per il marketing

Un buon copy può diventare uno strumento essenziale per il marketing di un’azienda, una startup o un libero professionista per il proprio personal branding. Secondo le teorie lean di Steve Blank, facendo riferimento ad una startup o impresa innovativa, è importante considerare il marketing al pari dello sviluppo prodotto, e di conseguenza il copywriting.

4. If everybody looked the same we’d get tired of looking at each other

Una canzone dei Groove Armada per inneggiare la diversità.

I copy migliori sono quelli che si differenziano dagli altri. La prima volta in cui li leggiamo non ci ricordano quella vecchia pubblicità di qualche anno fa, ma ci stupiscono positivamente per la novità. Tornando ad Apple, o meglio a Steve Jobs e il suo “Think Different” si è rivelato un’arma più che vincente per il suo ritorno a Cupertino, distaccando completamente la Apple da tutti gli altri concorrenti.

5. Dopo il keep it simple, c’è anche il keep it fresh

Essere diversi ma obsoleti è inutile, a questo punto meglio essere una copia ma attuali, moderni e dirompenti, piuttosto che originali ma che nessuno comprende.

Novità e velocità sono tutto oggi, per questo si parla sempre di più di real time marketing. E tutti noi sappiamo quanto scrivere velocemente comporti tanti refusi nel testi, ma se si lavora con professionisti questo genere di problemi non si verificano nemmeno.

Il Digital Content Lab di Milano il 10 e 11 Aprile

Non c’è posto ed opportunità migliore per approfondire le conoscnze di copywrting e scrittura digitale, se non attraverso il più famoso copy d’Italia, il pluripremiato a Cannes Bruno Bertelli, docente del laboratorio di Ninja Academy, il digital content lab.

16 ore con il creativo più premiato d’Italia, per capire ancora meglio il ruolo del copywriter, ora content manager. Vi aspettiamo.

E invitiamo ogni azienda, agenzia o startup a riconsiderare l’importanza dei contenuti ed #assumereuncopy .

Non chiamatelo Real Time Marketing. L'eclissi secondo Oreo

L’eclissi del 20 marzo ha scatenato i social media manager di mezzo mondo e ci ha fatto divertire con le trovate dei brand più disparati. Ninjamarketing le ha raccolte in un intero album Facebook che mostra il meglio della creatività prodotta mentre il sole era nascosto dietro la luna.

Che cos’è il real time marketing?

Molti hanno parlato di queste iniziative definendole azioni di real time marketing: comunicazioni spontanee e non pianificate come reazione ad avvenimenti o discussioni online. Un esempio recente: la diatriba sul colore del vestito (bianco e oro o blu e nero, ricordate?), in cui si erano inseriti molti brand sfruttando la viralità della conversazione per instaurare un dialogo con gli utenti.

Ma quindi, le splendide reazioni all’eclissi sono un esempio di real time in marketing? In realtà, sembrerebbe proprio di no. Per la complessità e l’accuratezza con cui sono state pensate, la maggior parte delle campagne sembra studiata a tavolino. Una conferma lampante viene da Oreo, il brand di Mondelez che per l’occasione ha costruito una strategia davvero innovativa, complessa e studiata nei minimi dettagli.

La campagna di Oreo in Gran Bretagna

Grazie allo sfruttamento di diversi media, Oreo ha colto l’occasione per rimarcare i valori di marca su cui sta insistendo da tempo con la campagna Play with Oreo,che ha l’obiettivo di comunicare un brand capace di mettersi in gioco, con cui il consumatore si può divertire e sbizzarrire.

Il mezzo protagonista è stato la stampa. Il 20 marzo, nel Regno Unito, il quotidiano The Sun è stato completamente brandizzato Oreo.
La prima copertina translucida della storia è stata applicata al giornane, in modo che la prima pagina risultasse oscurata dall’advertising Oreo.

Oltre a questo, Oreo ha acquistato due pagine centrali per spiegare l’iniziativa.

Il giornale, durante la giornata dell’eclissi, è stato distruibuito attraverso 50.000 edicole e punti vendita. Oltre a questa presenza fisica capillare, Oreo ha “oscurato” nello stesso modo anche il sito di The Sun nei fatidici momenti dell’eclissi.

A Londra ed Edimburgo, poi, istallazioni outdoor hanno mostrato un’animazione in tempo reale, basata sui dati della Royal Astronomical Society per mostrare un’eclissi con protagonista il biscotto di Oreo.

La ripresa Social: #Oreoeclipse

Non poteva poi mancare la parte social. Grazie al lancio dell’hastag #Oreoeclipse, particolarmente utilizzato su Twitter, il brand ha creato attesa con un countdown fino al momento dell’eclissi, per poi raccogliere i momenti salienti dell’evento e il feedback degli utenti.

Un ottimo esempio dunque di integrazione di comunicazione online e offline per creare engagement e partecipazione tra gli utenti.

La risposta è stata assolutamente positiva, sia per quanto riguarda l’inziativa stampa che a livello più ampio: molti utenti infatti hanno simulato la propria eclissi personale giocando con Oreo.

L’obiettivo di comunicare un brand divertente è stato pienamente raggiunto e Oreo ha chiuso l’evento con una call to action mirata all’acquisto.

“Volevamo essere un brand ancor più iconico in Gran Bretagna. Mettendo il brand stesso, in maniera giocosa, al centro di un momento in cui tutta la nazione starà guardando nella stessa direzione rende l’idea perfettamente in linea con la nostra ambizione – dice Jonathan Holden, marketing manager di Oreo”

Niente real time marketing dunque per Oreo (e probabilmente nemmeno per gli altri brand in occasione dell’eclissi).
La costruzione di questa campagna è indubbiamente frutto di una pianificazione e di uno studio coordinato che non hanno nulla a che vedere con la reazione spontanea dei social media manager agli eventi e alle discussioni online.

Sicuramente, però, è stato un modo innovativo, originale e decisamente riuscito per comunicare i propri valori di marca sfruttando un evento eccezionale come l’eclissi solare.

Il video musicale girato durante l'eclissi solare [VIDEO]

eclissi solare

Gli Hamferð, doom metal band faroese, hanno girato il loro ultimo videoclip musicale durante una giornata molto speciale: le riprese di “Deyðir Varðar” sono state infatti effettuate sulla cima di una montagna situata nel villaggio di Kvívík, sulle isole Faroe, durante l’eclissi solare dello scorso venerdì 20 marzo.

Il gruppo ha deciso di sfruttare abilmente questo evento astronomico, infrequente e straordinario quanto mediaticamente superesposto. Tutti, ma proprio tutti, hanno parlato dell’eclissi della scorsa settimana. E in molti sono coloro che a distanza di giorni stanno cercando video e immagini che documentino questo fenomeno eccezionale e affascinante, venendo così a conoscenza dell’esistenza di questo video (che contiene riferimenti all’eclissi in tutte le sezioni paratestuali e ricercabili del filmato).

LEGGI ANCHE: Un video musicale girato con gli schermi di 14 iPad e iPhone [VIDEO]

La sceneggiatura è ridotta al minimo: allo spettatore è lasciata la possibilità di ammirare senza distrazioni l’eclissi che si completa sullo sfondo, mentre la scena diventa completamente buia e poi torna ad illuminarsi.

Le isole Faroe sono uno dei pochi luoghi della Terra dai quali è stato possibile osservare una eclissi totale e la band, originaria di questi luoghi, ha saputo abilmente sfruttare questa occorrenza. Un ulteriore esempio di come l’elaborazione di strategie di content marketing coinvolga sempre più anche il mercato musicale, per il quale YouTube è diventato uno dei mezzi di advertising più potenti.

Nonché un’altra significativa case history da aggiungere al lungo elenco di quei brand che si sono impegnati nel creare contenuti specifici per l’avvenimento per cavalcare l’onda social generatasi attorno all’eclissi (perché sì, oramai dovremmo averlo capito che non si è trattato -almeno nella maggior parte dei casi- di real time marketing 😉 ).

Di seguito trovate il video. Un solo accorgimento primo di guardarlo: trattasi di doom metal, di soli che si spengono ed emozioni non proprio allegre. Se siete un po’ abbacchiati e giù d’umore, beh, non potrete dire che non vi avevamo avvertito 😉

CEO per un mese, con Adecco il sogno si avvera

CEO per un mese, guida 32.000 dipendenti di Adecco Group

CEO per un mese, non è un bel sogno? No, è una bella, possibile realtà!

A molti sembra un sogno riuscire a trovare un lavoro adeguato, senza ambire necessariamente a posizioni manageriali e di così alto prestigio come la conduzione di una grande azienda.

Per questo Adecco ha concretamente messo in moto diverse iniziative per spingere i giovani ad investire nella propria employability, costruendo una offerta formativa strutturata per il 2015, inserita nel progetto #diamolavoroalleambizioni: migliaia di ore di formazione presso gli istituti scolastici superiori e tanti incontri nelle università della penisola per offrire agli studenti indicazioni concrete e pratiche per approcciarsi correttamente al mondo del lavoro.

CEO per un mese, il lavoro dei sogni

Se il lavoro dei sogni può sembrare un miraggio legato al sogno americano, l’opportunità che offre Adecco ci si avvicina e pure di tanto: CEO per un mese di una delle oltre 30 sedi Adecco nel mondo che hanno aderito all’iniziativa.

Perché? Semplice, lo ripetiamo spesso: l’apprendimento sul campo e la formazione in azienda basata sulle dinamiche che quotidianamente si sviluppano sul posto di lavoro, sono i modi più validi ed efficaci per individuare, promuovere e far crescere il talento, incanalandolo correttamente.

Federico Vione, CEO di Adecco Italia e supervisore di CEO per un mese in Italia

Imperdibile, dunque, l’occasione. Anche l’Italia sarà palcoscenico di CEOper un mese, questa specie di reality del lavoro: sarà possibile affiancare il team dirigenziale day by day, sotto la diretta supervisione del CEO italiano Federico Vione che, proprio su Ninja Marketing, ci ha parlato del corposo investimento di Adecco Italia per 10 milioni di euro in formazione, nel 2014, con il fine di colmare il gap tra competenze e le ricerche specifiche delle aziende.

A questo proposito ha detto: “È certamente peculiare che in un paese con un tasso di disoccupazione così elevato (siamo intorno al 12,6% secondo i dati disponibili), sia ancora presente il fenomeno della difficoltà di reperire sul mercato delle professionalità specializzate. Credo che questo sia comunque un fenomeno diffuso a livello europeo, dato che se guardiamo i dati a livello comunitario, esistono circa tre milioni di opportunità di lavoro che non trovano una risposta.

“[…] In particolare, sono oggi richiesti gli esperti in nano tecnologie, i programmatori in grado di integrare applicazioni per tecnologia mobile con i vari business tool, perché le aziende ricercano strumenti che le aiutino nella gestione del cliente e nella comprensione del mercato, gli architetti del software, gli sviluppatori e gli esperti del mobile, che è ancora un mercato in esplosione. È in crescita anche un’altra categoria di professionalità, legata agli ambiti dell’efficienza energetica e della responsabilità sociale dell’azienda, quindi quei lavoratori che si occupano di come riuscire a ottimizzare il dispendio energetico dell’azienda, rendendola maggiormente sostenibile. Il comparto del luxury e del fashion, sta ancora crescendo in maniera forte.

CEO per un mese, scarica l’app per partecipare

CEO per un mese, come provarci entro il 1 maggio 2015

Abbiamo parlato dell’opportunità unica di CEO per un mese. Bene, è probabilmente unica anche la modalità di iscrizione e partecipazione. Unica ma molto semplice: è sufficiente scaricare l’applicazione gratuita CEO for one month, disponibile per i sistemi operativi iOS e Android, inserire le informazioni necessarie relative al proprio percorso formativo ed alle esperienze pregresse maturate per inviare la propria candidatura.

Utilizzare una app per candidarsi ad una selezione è complicato? Direi proprio di no, ormai la selezione si fa sul web. Proprio Federico Vione, CEO italiano di Adecco, diceva nello scorso luglio: “In base alle ultime indagini che Adecco ha fatto su social recruiting e social reputation, il 70% delle aziende verifica le varie informazioni che circolano sulla persona tramite google. Quindi lo stimolo più forte che diamo è gestire la propria digital reputation, sicuramente.

CEO per un mese, come funziona

L’application prevede un percorso in tre step, durante i quali verrà chiesto ai candidati di portare a termine alcune attività. Non mancheranno stress test in cui i partecipanti si misureranno non solo sulle competenze ma anche su doti più personali come lucidità, freddezza e reattività.

Nulla di diverso dalle prove a cui ci hanno abituato gli ultimi format televisivi.  Conclusa la candidatura a seguito di una dettagliata analisi dei profili dei candidati, Adecco Italia proclamerà ufficialmente il CEO per un mese italiano il 24 giugno 2015. Dal mese successivo inizierà a svolgere il suo lavoro presso la sede di Adecco Italia.

CEO per un mese, cosa serve per partecipare

Tanta grinta, uno smartphone per candidarsi, orientamento al cliente, motivazione ma anche buon senso, visione globale ed empatia. Essere un CEO non è solo impartire ordini, è un universo di responsabilità e occasioni, da capire e assimilare. Per diventare CEO dei CEO: tra i 30 vincitori a livello nazionale, i 10 top candidati saranno sottoposti ad un intensivo bootcamp durante il quale affronteranno test individuali e di gruppo, per concorrere alla selezione del Ceo per un mese a livello mondiale.

CEO per un mese, una opportunità da non perdere

Se le tue ambizioni sono alte, potrai affiancare Patrick De Maeseneire, CEO di Adecco Group, guidando 32.000 dipendenti e condividendone, oltre all’intensa attività lavorativa, obiettivi, ambizioni e, naturalmente, un sostanzioso stipendio. Qui tutte le info.

Andy Awards, scopriamo insieme i potenziali vincitori

“Scegliamo i più coraggiosi”; gli Andy Awards vengono assegnati,ogni anno dalla prima edizione del 1964, ai brand che hanno saputo osare in termini di innovazione, creatività e sperimentazione in ambito comunicativo. Anche i giurati con il compito di decretare i vincitori sono scelti tra i protagonisti più influenti del panorama creativo.

La particolarità di questo premio è che, ad oggi, è rimasta una delle poche manifestazione nel campo ad essere completamente no profit, con l’obiettivo di portare risorse alla sua fondazione THE ADVERTISING Club Foundation, per formare e coltivare i talenti futuri in ambito marketing.

Per capire al meglio quali siano i criteri con cui viene valutata la creatività di una campagna, citiamo Coca Cola Small World, vincitrice di un premio gold nella categoria Creative tecnology.

In questo caso i fattori determinanti sono stati due: emozione e creatività. Una cabina telefonica firmata Coca Cola sarà sempre unica nel suo genere e un’idea difficilmente imitabile.

Ma quali sono le tre advertising più accattivanti e potenziali vincitrici per il 2015?

#Likeagirl

Always, brand di Procter & Gamble dedicato ai prodotti per la cura del corpo femminile, ha lanciato con Leo Burnett una campagna volta a sensibilizzare il rispetto verso le donne, fin da bambine.

Può vincere perchè la forza di questa brand activity è nel essere delicata ma creativa al tempo stesso, concentrandosi su un’unica frase “è davvero un insulto fare un’attività come una donna?”.

LEGGI ANCHE: Procter & Gamble si affida al digital nella costruzione dei brand

An Umbelivable Bus Shelter

Chi ha mai detto che la realtà aumentata possa essere utilizzata solo in campo cinematografico? Pepsi con l’agenzia AMVBBDO ci ha dimostrato come può diventare uno strumento efficace, anche quando si parla di Out of Home.

Per il lancio di Pepsi Max e la campagna marketing #Livefornow alcuni passeggeri in attesa di un bus a Londra, sono diventati ignari protagonisti di veri e propri momenti indimenticabili e surreali.

Può vincere perchè dimostra come la realtà aumentata potrà essere, nei prossimi anni, uno strumento efficace per sostituire strategie di Out of Home classiche e statiche.

The Vanishing Game

Anche attraverso la letteratura si può fare comunicazione? Land Rover e Y&R hanno colto la sfida e sviluppato la loro brand campaign attraverso un racconto thriller, scritto dall’acclamato autore inglese William Boyd, supportato da una pagina Tumblr per avere la possibilità di costruire la propria storia, facendo diventare le parole realtà.

Può vincere perchè per la prima volta il fascino dei racconti scritti irrompe nella creatività e modernità della comunicazione riscoprendo il valore delle parole per i consumatori.

Chi sarà dunque il vincitore dei prossimi Andy Awards?

Come la Sharing Economy può salvarci dalla crisi economica

Possiamo salvarci dalla crisi economica utilizzando servizi di sharing?

Secondo uno studio presentato recentemente alla National Bureau of Economic Research dal professor Arun Sundararajan e dal ricercatore Samuel Fraiberger della New York University, startup come Uber e Airbnb, che costituiscono il nucleo centrale della nuova “sharing economy”, possono avere un effetto particolarmente positivo sulle persone con redditi più bassi.

Salvarci dalla crisi economica attraverso piattaforme come Airbnb e Uber

Sappiamo bene che la sharing economy offre la possibilità di accedere a beni e servizi che un tempo erano economicamente dispendiosi, presentando una varietà di scelte a portata di mano. Casi come quello degli USA dimostrano quanto potere abbia sul PIL di una nazione, secondo uno report della MBO Partners fatto sui lavoratori autonomi, si evince che quasi 1,2 trilioni di dollari di reddito totale è stato generato da quest’ultimi.

LEGGI ANCHE: Sharing economy: la vera sfida dell’innovazione è non proibire

Salvarci dalla crisi economica non è cosa semplice: le dinamiche necessarie per rimettere in moto i complicati meccanismi di crescita del reddito personale risultano difficilmente individuabili e, spesso, non sostenibili.

Questo modello di sharing indica una direzione del tutto diversa: invece di far leva sulla crescita delle condizioni salariali o di bonus esclusivamente economici, mira a rivalutare il potere di acquisto della persona in relazione a determinati servizi. Il risparmio può essere un indicatore di benessere personale come e forse più del mero consumo.

Impossibile però sottrarsi alle critiche. I più convinti detrattori sostengono che a farne le spese siano quei lavoratori rimasti fuori dal gioco e che si vedono scartati a favore ad esempio di Airbnb, nel caso di un alloggio, o di Uber per quanto riguarda il servizio taxi.

Rimanere però ancorati a dinamiche lavorative, se non desuete, almeno non attuali, non credo risolva il fulcro della questione: il mercato cambia e le forme di assistenzialismo, garantite e sacrosante, elargite per decenni in maniera mirata per tutelare posti di lavoro in aziende decisamente poco competitive, hanno ritardato inevitabili crisi aziendali basate su carenze strutturali e sono inevitabilmente ricadute sui lavoratori, anni dopo, in una situazione economica peggiore e con il mercato del lavoro talmente contratto da rendere quasi impossibile il reintegro, l’impiego alternativo e, ormai per ragioni di opportunità, la formazione.

 

 

Vi è anche la preoccupazione che i benefici della sharing economy possano produrre un qualche tipo di rafforzamento delle barriere sociali, offrendo vantaggi solo a coloro che hanno la capacità di condividere le cose di loro proprietà. Lo studio della New York University non tocca la questione del lavoro, ma conferma che questa possibilità spinga le persone a possedere un bene per generare entrate economiche, che sia un’auto o un appartamento.

The Dark Side of Sharing economy

Un aspetto decisamente negativo per le persone che lavorano su queste piattaforme riguarda la difficoltà, almeno iniziale, di pareggio economico. Considerato che la maggior parte delle aziende peer-to-peer prendono una percentuale del reddito lordo del fornitore, i lavoratori finiscono per guadagnare meno soldi rispetto al prezzo pubblicizzato e pagato dai consumatori. I fornitori finiscono, quindi, per dover lavorare più ore per arrivare a percepire un salario congruo e all’altezza delle aspettative. Come spiega Baker: “C’è sicuramente il rischio che i lavoratori sfrutteranno stessi”.

Infatti, mentre le aziende della sharing evolvono in maniera esponenziale, i fornitori sono costretti ad affrontare una grande sfida economica.

Un’idea per risolvere questo problema è quella di formare società di lavoratori per i fornitori, in grado di agevolare la contrattazione collettiva con le piattaforme per cui lavorano.

Anche se le imprese della Sharing Economy come Airbnb e Uber sono nate con la sana idea di creare nuovi imprenditori, questo ha portato alla rottura dei vecchi modelli di business, generando un gran caos non solo all’interno di grandi industrie ma anche nella vita di tutti i giorni delle persone che si guadagnano da vivere condividendo quel poco che posseggono.

Riuscire a superare questa considerazione valutando correttamente che questi nuovi modelli economici non sono causa delle difficoltà economiche ma anzi, proprio da queste traggono linfa vitale e vantaggio economico, può condurci ad una sana espressione di un mercato in continua evoluzione, evitando di trovarci spiazzati, persone e imprenditori, nel nuovo mondo del business.

Ritratti di ieri e rapper di oggi: le somiglianze che non ti aspetti

Cos’hanno in comune i ritratti del passato con i rapper di oggi? Apparentemente nulla, certo, ma… usate un po’ d’immaginazione! Proprio come ha fatto Cecilia Azcarate, direttore creativo ricco d’ironia che nel suo Tumblr beforesixteen accosta immagini di rapper famosi con i protagonisti delle opere rinascimentali (e non solo) scovando somiglianze incredibili!

La Azcarate, infatti, passa fino a quattro ore al giorno davanti ai siti dei musei o a googlare immagini di rapper nel tentativo di trovare la giusta combinazione, la coppia vincente che tanto nella posa quanto negli accessori evidenzi l’invisibile conversazione tra l’hip hop e l’arte antecedente il 16° secolo.

Tutto è iniziato al Metropolitan Museum of Art, luogo in cui il direttore creativo, ritrovatosi dinanzi a pellicce, catene d’oro ed espressioni boriose dei quadri italiani e fiamminghi lì esposti, ha iniziato a chiedersi: e se esistesse in realtà un’iconografia del potere e dell’ostentazione del lusso che effettivamente trascenda i secoli? Un leit-motiv visivo, insomma, che unisca gli uomini del potere di un tempo con le celebrità di oggi?

La risposta sembra proprio averla trovata, la Azcarate, specialmente tra le celebrità del mondo dell’hip hop, quelle cioè che sembrano preoccuparsi meno dell’ostentazione senza indugi del proprio potere, incarnando un’estetica della regalità che difficilmente troviamo nelle rockstar o nei politici.

Le somiglianze sono indiscutibili: riuscireste a trovarne di altrettanto singolari?

Dopo Hyperlapse, Instagram lancia Layout, la nuova app per realizzare collage di foto originali e unici. Vediamone le caratteristiche insieme.

'>

Instagram lancia Layout, l'app per creare collage di foto [BREAKING NEWS]

Instagram lancia l'app Layout

Instagram ha lanciato poche ore fa solo per iOS la nuova app Layout: un’app stand-alone per realizzare collage di foto proprio come fino ad oggi siete stati abituati a fare con altre applicazioni di photo-editing.

L’app nasce proprio dalla constatazione per gli sviluppatori di Instagram che uno su cinque dei suoi utenti mensili attivi condivide composizioni e collage di immagini create con app di terze parti. Questo vuol dire che oltre 60 milioni di utenti Instagram utilizza queste applicazioni per realizzare modifiche e collage.

Mentre la prima app stand-alone di Instagram, Hyperlapse, è stato il frutto della mente di due ingegneri della software house, il lavoro su Layout è iniziato per una decisione top-down, da un’idea cioè del CEO e co-fondatore di Instagram, Kevin Systrom.

LEGGI ANCHE: 4 suggerimenti per utilizzare Hyperlapse in modo intelligente

Come funziona?

instagram-lancia-layout-2

Quando scegli le foto dal rullino foto, Layout ti mostra automaticamente le anteprime delle tue composizioni personalizzate. Troverai un’opzione Volti che ti mostra tutte le foto in cui sono presenti persone. Per catturare gli attimi di spontaneità, Layout ha anche una feature Multiscatto che avvia un conto alla rovescia per consentirti di scattare foto che vengono visualizzate istantaneamente in una composizione.

Come per Instagram, puoi modificare le foto come vuoi tu. Trascina e rilascia le foto per riorganizzarle, apri e chiudi le dita per ingrandirle o ridurle o tira i bordi di ogni foto per modificarne le dimensioni. Capovolgi e ruota le foto così da poter creare composizioni originali ed effetti specchio.

Per qualsiasi altra informazione sul suo utilizza al momento esiste una pagina dedicata a Layout sul sito di Instagram.

Cosa la differenzia dalle altre app

Ciò che distingue Layout da altre applicazioni di photo editing è intanto la possibilità di realizzare originali effetti di simmetria nelle foto grazie all’opzione per creare immagini speculari, che, combinata con la capacità di zoom in e out di ogni elemento del collage, può produrre immagini più creative.

Dopo aver modificato i collage, puoi inoltre condividere direttamente su Instagram e Facebook, o puoi aprirlo in un’altra applicazione.

Senza dubbio, la semplicità del layout – sia nella sua facilità d’uso sia per il numero ridotto di opzioni di editing disponibili – renderanno questa applicazione popolare tra gli appassionati di selfie.

E voi, la proverete subito?