Ci siamo! Come ogni lunedì siamo pronti per presentarvi la selezione dei migliori annunci stampa della settimana! Via!
Smart: Smaller
La nuova Smart fortwo, la più piccola tra le piccole. Misurare per credere.
Advertising Agency: CLM BBDO, Paris, France
Executive Creative Director: Matthieu Elkaim
Creative Director: Eric Pierre
Art Director: Anthony Lietart
Copywriter: Sébastien Duhaud
Photographer: Alex Murphy
Account Director: Séverine Autret
Camden Lock Books: Bath/Plane/Author
Camden Lock books, il negozio londinese di libri che da oltre trent’anni serve gli amanti delle lettura, lancia la sfida all’ebook reader focalizzandosi sui “punti negativi” del dispositivo elettronico. Simpatico è l’uso della parola “Rekindle” che cita il famoso ebook reader Kindle.
fra riaccendi il tuo amore per un libro vero (e spegni il tuo ebook reader)
Advertising Agency: RKCR/Y&R, UK
Executive Creative Director: Mark Roalfe
Creative Director: Tim Brookes
Art Directors: Tim Brookes, Lee Aldridge
Copywriters: Tim Brookes, Phil Forster
Photographer: Andy Green
Illustrator: Punkture
Typographer: Lee Aldridge
Británico English Institute: The World
Acquisisci l’inglese e acquisisci il mondo. Sopratutto se sei un madrelingua spagnolo. Studia con Britanico English Institute
Advertising Agency: Y&R, Lima, Perú
Chief Creative Officers: Christian Sánchez, Fernando Iyo
Art director: Gonzalo Paredes
Copywriter: Jim Pino
Illustrator: Carlos Palacios
Retoucher: David Vega / Midas Digital Estudio
Producer / Director: Malena Mellado
Agency Producer: Leicy Marquez
Account Director: Carla Wilson
Account Executives: Karla Whitwell, Marinés Adrianzén
Hair Max Shampoo: Fight your age
Combatti la tua età, non cedere e fatti aiutare dallo shampoo Hair Max. HSi, si parla di capelli!
Dulcis in fundo: puppy time! Con il profumatore Air Wick cambi l’odore della tua casa. Tenerezza all’ennesima potenza grazie al pelo di petali!
Advertising Agency: Havas Vale, Mexico
Creative Directors: Álvaro Zunini, Miguel Brito, Pedro Serrano
Art Director: Marco Oseguera
Copywriter: Marco Martínez
Photographer: Octavio Ramos
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Karokihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKaroki2015-05-18 10:00:162015-05-18 10:00:16Smart, Airwick e Hair Max: i migliori annunci stampa della settimana
Il Festival Of Media Global è l’appuntamento che ogni anno raccoglie i professionisti del settore dei media dedicato all’innovazione ed alla creatività. L’evento attira il più grande raduno di marchi ed importanti leader del settore provenienti da oltre 41 Paesi, rendendo così il Festival un incontro veramente globale di talenti.
Quest’anno i vincitori sono stati annunciati il 13 Maggio a Roma; tante le categorie in cui si sono sfidate agenzie creative provenienti da tutto il mondo.
Accanto ai riconoscimenti, questa edizione del Festival si è concentrata su come i media stiano guidando ed influenzando altri settori di attività.
I migliori
La campagna australiana Penny the pirate del marchio Luxottica (OMD / M2M) ha raccolto ben 4 ori oltre al trofeo “Campaign of the Year”.
Mentre, il premio “Agenzia dell’Anno” è stato vinto da Starcom MediaVest Group (ufficio degli Stati Uniti) che ha ottenuto otto trofei (quattro d’oro, due d’argento e due di bronzo), tra cui tre ori per la campagna #likeagirl (P&G).
Infine il riconoscimento: “Network Agency of the Year” è stato attribuito ad OMD, che ha vinto con più campagne e marchi.
Oltre 50 brand leader a livello mondiale sono stati premiati per il loro lavoro, in tutti i Paesi del mondo. In cima alla lista dei Paesi vincitori gli Stati Uniti d’America con un totale di 15 trofei. Al secondo posto c’è l’Australia con 12 premi, e al terzo posto è il Regno Unito con 10.
La giuria finale che ha deliberato i vincitori, di ciascuna delle 24 categorie durante il Festival of Media Global, era composta da leader e menti del settore, tra cui: Lori Ogrinz (responsabile a livello internazionale dell’ Advertising RedBull), Daina Middleton (Global Head of Marketing, Twitter), Sarah Mansfield (VP Global Media Unilever, in Europa e nelle Americhe), Amrita Randhawa (Presidente Mindshare Cina) ed Anne-Cécile Michaud (Global Head of Strategy, Havas Media Group).
Charlie Crowe (Presidente e Editor-in-Chief,C Squared) commenta:
Stiamo davvero cercando di sviluppare i nostri premi e le nostre categorie per riflettere non solo i cambiamenti in atto nei media, ma anche per sfidare l’industria a spingere verso nuovi confini.
Chris Carmichael (Global Head of Media, HSBC) aggiunge:
Sono rimasto incredibilmente colpito dalla elevata qualità dei lavori. In alcuni casi, ci sono stati cinque o sei opere pervenute per ogni categoria, e tutte avevano il potenziale per vincere l’oro; questo ha inevitabilmente condotto ad accese discussioni e decisioni difficili durante le votazioni per decidere il vincitore finale.
La prossima edizione del Festival of Media Awards si terrà a Miami il 23-25 settembre 2015. Vuoi saperne di più? Visita il sito.
Per vedere l’elenco completo dei vincitori clicca qui.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Umekahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngUmeka2015-05-18 09:30:392015-05-18 09:30:39Ecco i vincitori del prestigioso Festival of Media Global [EVENTO]
È evidente ormai che lamentarsi del fatto che molta della gente che ci circonda sta sempre attaccata al proprio smartphone, non cambia il fatto che le app oggi ci semplificano di molto la vita, soprattutto nel lavoro.
Molti di voi riescono indubbiamente ad essere organizzati anche con il semplice aiuto di un block notes o di un post-it, ma volete mettere a la comodità di poter rispondere ad un’email ovunque voi siate? O la facilità con cui ora potete condividere tutto con i vostri colleghi solo con un tap sullo schermo?
Le app in sostanza ci aiutano ad essere più produttivi ed efficienti, con un gran risparmio di tempo e, ovviamente, di denaro!
La domanda, allora, non è se si deve continuare o meno a utilizzare la tecnologia: la cosa più importante è distinguere le applicazioni utili da quelle che non lo sono, cioè da quelle che scaricate, e una volta aperte, non usate più.
Adecco ha fatto una ricerca a proposito e ha rilevato le 20 migliori applicazioni per la produttività disponibili sugli app store: ne ha anche fatto una infografica, che vi sintetizziamo qui di seguito con le app per noi più rilevanti e disponibili negli app store italiani.
Le app per gestire le email
Dispatch: ti aiuta a gestire le email velocemente: puoi impostare le risposte che usi più frequentemente e puoi sbarazzarti velocemente della posta che non ti interessa leggere. Solo per iOS.
Le app che ti aiutano a restare concentrato
Focus@Will: se trovare la concentrazione è un problema per voi, quest’app è la vostra soluzione. Disponibile per iOS e Android, vi accompagna con la musica ideale per restare “sul pezzo”.
Task manegement app
ZenDay: Con una interfaccia 3D, quest’app vi aiuta a visualizzare le task della vostra giornata sullo schermo del vostro smartphone. È intuitiva, è veloce e a prova di smemorati! In Italia è disponibile solo per Android.
Sociidot: è il tuo coach da portare sempre in tasca. Ti aiuta a visualizzare i tuoi obiettivi in una “storia” e a portarli a termine. Disponibile per iOS.
EasilyDo: disponibile per iOS e Android, è l’app che tiene traccia di tutto, dai compleanni dei tuoi amici ai tuoi biglietti aereo.
Clear: è un’app usata da 2,5 milioni di utenti (a detta della casa sviluppatrice) sebbene abbia un costo di 4,9 euro su iTunes. Ti aiuta a organizzare la tua vita, il design è elegante ed essenziale, si collega con iCloud e può essere usata anche su Apple Watch.
Evernote: davvero avete bisogno che vi diciamo cosa fa Evernote? Ok, vi diamo una mano: qui avete tutti i nostri articoli riguardo Evernote, date un’occhiata!
Le app per collaborare in team
Zamurai: un’app per iOS per catturare e condividere idee e pensieri in tempo reale e in modo intuitivo; ha un buon archivio inoltre di icone utili per essere utilizzate nelle vostre presentazioni.
Talkboard: lo strumento ideale per illustrare velocemente le vostre idee al vostro team con schizzi, progetti, storyboard. È disponibile per iOS ed è gratuita!
Le app per le spese
Abukai: può capitare che durante trasferte di lavoro, eventi, cene, sia necessario tener traccia delle spese: per non perder tempo con scontrini e ricevute, provate quest’app disponibile per Android e iOS che vi permette di fare le note spese semplicemente fotografando le vostre ricevute, di esportarle in file excel e di inviarle via email.
Le app per videoediting
Videoshop: un’app di videoediting davvero facile da usare, che ti permette di inserire effetti sonori, musica, titoli, effetti visivi… Con quest’app fare una videopresentazione sarà un gioco da ragazzi! Disponibile solo per iOS.
Le app che ti aiutano a non rimandare
Carrot: è un’app che vi incita a fare di più ogni volta che procrastinate qualcosa e tutto ciò lo fa in modo divertente. Per aggiungere nuove funzioni all’app inoltre dovete superare dei mini giochi. Sappiate che di quest’app esiste anche una versione per far dieta, una per incitarvi a fare movimento e una persino per svegliarvi al mattino!
Ecco l’infografica che raccoglie tutte le app: quale scaricherete per prima per migliorare la vostra produttività?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Naokohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngNaoko2015-05-16 18:08:022015-05-16 18:08:02Top app per migliorare la produttività della tua startup
Spesso parte del nostro tempo lavorativo è impegnato nella ricerca di notizie rilevanti sul web. Non è facile trovare un modo per filtrare tutte le informazioni che preferite, piuttosto che dover scorrere infinite volte i motori di ricerca, le email, gli alert per imbattervi in quelle per voi più rilevanti.
Esistono molte app per tenervi aggiornati, ad iniziare dalla più nota, Flipboard. Oggi ve ne presentiamo una che promette di aiutarvi nel vostro lavoro in modo semplice e smart: si chiama Spotter e vi permette di personalizzare in base ai vostri interessi la ricezione delle news sul proprio telefonino.
Ma come funziona esattamente?
L’app è stata creata da due ex dipendenti Google, Jon Emerson e Tom Charytoniuk, che hanno lasciato il lavoro per potersi dedicare a tempo pieno a Spotter. L’app utilizza l’algoritmo NLP (Natural Language Processing), che identifica automaticamente persone e aziende menzionate negli articoli, per avere in tal modo maggiore possibilità di trovare contenuti rilevanti per ogni argomento o settore di interesse su qualsiasi sito web.
L’algoritmo categorizza automaticamente articoli in diversi settori. Come afferma la software house:
“Spotter è stata creata con il presupposto che gli articoli più interessanti possano provenire da qualsiasi canale mediatico, dal Medium Post al New York Times, e da tutto ciò che sta nel mezzo. […] All’interno di Spotter gli utenti potranno trovare una collezione di tutte le news su un solo argomento in un unico posto, senza dover saltare da un luogo ad un altro alla ricerca di flussi di dati interessanti e di curatori di contenuti da seguire.’’
L’app permette di inserire tutti gli interessi desiderati e attraverso un meccanismo comparerà migliaia di articoli utilizzando come canali di filtro gli interessi inseriti, per sceglierne i migliori. Se per esempio ad un articolo si abbinano molti dei vostri interessi e menziona persone che conoscete, l’articolo verrà classificato ai primi posti.
Il suo scopo quindi è quello di alleggerire di molto il processo di selezione e scelta degli articoli di interesse, di personalizzare l’esperienza d’uso e di fornire notizie che aiutino l’utente nella propria carriera lavorativa o nel proprio business.
Un news feed simile a quello di Facebook
Emerson descrive il comportamento dell’app un po’ come il motore che guida ciò che vedono gli utenti di Facebook attraverso le news feed, con l’unica eccezione che con Spotter gli utenti visualizzano news rilevanti invece che i post dei loro amici.
Spotter nasce dalla necessità di attribuire la giusta importanza alla classifica delle notizie. Infatti i due sviluppatori dell’app hanno chiesto a tutti i loro amici una lista delle notizie per loro più rilevanti. Dopo questo test sono stati in grado di raccogliere migliaia di articoli ed hanno così dato vita a Spotter, in modo da predire gli articoli più importanti per le persone, con un’accuratezza dell’oltre 90%.
L’algoritmo creato dal team di Spotter cerca di bilanciare articoli di rilevanza sociale con articoli di rilevanza professionale. Emerson ci tiene a specificare che l’app non è esclusivamente technology oriented, ma è aperta agli utenti di tutti i settori. Infatti essa copre circa 50 settori al momento: moda, archeologia, architettura, arti, chimica, hardware ed elettronica, educazione, ambiente, organizzazione eventi, fitness, internet, marketing e pubblicità, fotografia, editoria, agenzie immobiliari, sport, ristoranti.
Il team di Spotter afferma che l’utente sarà informato 10 volte di più utilizzando l’app, e chiarisce ulteriormente che l’app è principalmente rivolta a professionisti che possano beneficiare di essa, rimanendo a stretto contatto con i propri settori di interesse e i loro competitor.
Per adesso il servizio è disponibile sui dispositivi iOS, ma Spotter fa sapere che presto sarà disponibile sul web o sui dispositivi Android.
Mentre in un senso più chiaro i suoi rivali sono servizi come Flipboard, la reale sfida di Spotter sarà quella di dimostrarsi molto più utile rispetto a Twitter, per rimanere aggiornato sui settori o seguire accuratamente determinati autori.
A noi sembra un buon inizio per ridurre il tempo speso in ricerche inutili e ottimizzare il processo di selezione delle notizie. Voi che ne pensate, vi lascerete consigliare da Spotter?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Barikajulhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngBarikajul2015-05-16 10:30:242015-05-16 10:30:24L'app Spotter cambierà il tuo modo di leggere le notizie
Fino a qualche anno fa paragonare il “Fenomeno Madonna” al marketing aveva una connotazione negativa, sembrava sminuire il suo apporto artistico e relegare tutto alla monetizzazione di un personaggio. Poi il tempo è passato lasciando una sola costante: i vostri nonni, i vostri genitori, voi e probabilmente i vostri fratelli minori sanno cos’è la Coca-Cola e chi è Madonna.
Il motivo è tanto semplice quanto complesso e affascinante: la trasversalità del suo personaggio e del suo ruolo nella società che converge però in un unico e solo obiettivo, “to rule the world” come lei dichiarava. Quale grande azienda non è nata con questa Mission?
Ecco una carrellata riassuntiva di alcune delle tappe che hanno reso una celebrities un vero e proprio Pop Brand immortale.
1) Early Years, Madonna StartUp: naming e positioning
Con la locuzione latina Nomen Omen si esprimeva la credenza secondo cui nel nome delle persone fosse indicato il loro destino; il 16 agosto 1958 in Michigan nasceva una bimba battezzata Madonna Louise Veronica Ciccone, i Romani avrebbero sicuramente capito subito.
Non tutti hanno la fortuna di nascere (si, Madonna è il suo vero nome di battesimo anche se la stampa italiana da oltre trent’anni si ostini a dire che sia un nome d’arte scelto appositamente per far discutere) già con nomi forti, orecchiabili, dirompenti e memorizzabili. Diciamo la verità, nemmeno Don Draper sarebbe stato in grado di inventare un naming tanto forte.
Quindi una volta deciso il nome si parte con il progetto: grandi ambizioni e budget basso. Madonna arriva a New York con 35 euro in tasca decisa a sfondare nel mondo dello spettacolo. Muove i primi passi circondata da gente come Jean-Michelle Basquiat, con il quale è fidanzata per un periodo, Keith Haring, del quale è grande amica e che produrrà opere con e per lei e un certo Andy Warhol.
2) Madonna Corporate Identity: Mtv e Like a Virgin (1984-1985)
Nel 1984, Madonna aveva già un disco omonimo alle spalle, uno nuovo in lancio e una buona penetrazione sul mercato americano ma ancora poco o nulla si sapeva di lei nel Vecchio Mondo. Nel frattempo, insieme alla sua stella, stava nascendo un nuovo canale musicale che avrebbe portato i videoclip in televisione, tale Mtv.
Arriva il momento di creare anche un’immagine ad hoc per il personaggio da coordinare al nuovo disco in lancio: Madonna si esibisce quindi con il suo nuovo singolo “Like a Virgin” sbucando da un’enorme torta nuziale e vestita da sposa sexy agli Mtv Music Awards 1984.
La Ciccone arriva in Italia – suo Paese d’origine – per girare il video di “Like a Virgin” a Venezia. È subito boom!
Pizzi, crocefissi, movenze sexy, un nome dissacrante ed è subito leggenda. L’immagine coordinata di un progetto dal successo garantito. Diventa l’idolo di milioni di ragazzine in tutto il mondo che la imitano, vestendosi e truccandosi come lei, tanto da ispirare intere campagne pubblicitarie che vertono sul ricalcare la sua immagine.
3) Madonna Corporate Social Responsibility: la trasformazione, il sociale e il successo planetario
La cosa più importante che si può evincere dal brand Madonna è che la chiave del successo sta nel saper evolvere la propria immagine, fuggendo la staticità. Nel 1986 Madonna cambia: abbandona pizzi e crocefissi per dare spazio ad un’immagine più matura e glamour, molto Hollywood anni ’50, e comincia a mettere mano in prima persona ai testi delle sue canzoni sposando il tema del sociale e proiettando la sua immagine nella storia della cultura pop.
Da True Blue viene estratto il singolo “Papa Don’t Preach” nel quale viene trattato il tema della gravidanza in adolescenza e contro l’aborto (circa 25 anni prima che sul canale tematico Mtv si incominci a dare spazio a programmi come 16 and Pregnant e Teen Mom con buona pace di Farrah Abraham); il video è un vero e proprio mini-film nel quale figura anche una star del cinema come Danny Aiello nel ruolo del papà autoritario.
4) Madonna Banned 1: sacro e profano (1989 – 1990)
Madonna ha rappresentato forse l’unico caso al mondo in cui la recessione di un contratto pubblicitario abbia sortito l’effetto di implementare il proprio business.
Nel 1989 il colosso americano Pepsi decise di scritturarla per un’adv in grado di surclassare Coca-Cola, l’avversaria di sempre, che quell’anno aveva appena scritturato George Michael con un progetto ambizioso e avveniristico trasmettendo lo spot in diretta durante i Grammy Awards.
Il video ufficiale di Like a Prayer fu rilasciato il giorno dopo la presentazione in pompa magna ma il concept era stato totalmente stravolto rispetto allo spot carino ed innocente, dove Madonna assisteva ad un crimine del quale veniva ingiustamente accusato un ragazzo di colore che poi lei fa scarcerare, lo stesso che si vede vestito come l’iconografia classica di Gesù e con il quale amoreggia per poi finire ballando in mezzo a croci infuocate e avendo le stigmate.
Prima la protesta dell’American Family Association poi la scomunica vaticana portarono Pepsi a annullarle il contratto e ritirare lo spot, Madonna a intascare ugualmente il cospicuo assegno da milioni di dollari ed essere eletta artista della decade da Billboard.
5) Madonna Fashion Icon: Jean-Paul Gaultier, Blond Ambition Tour (1990)
Il 1990 è da considerarsi l’anno Giubilare del Pop. Dopo il fragore di Like a Prayer, la bionda parte per il suo secondo tour mondiale e intenzionata a rompere ogni regola.
I costumi del tour sono firmati da un giovane Jean-Paul Gaultier che studia per lei un look particolare composto da un set di guepiere con i seni conici che diventerà anche un cavallo di battaglia dello stilista francese. In seguito Gaultier lancerà una fragranza “Classique” (uno dei profumi più venduti ancora oggi a 25 anni di distanza) con un packaging accattivante che richiama il famoso bustino indossato dalla popstar e che sarà riproposto anche sulle Limited Edition di Diet Coke nel 2013.
6) Madonna Banned 2: Sex Addiction (1990 – 1993)
Il sesso – o il richiamo ad esso – è da sempre una delle più importanti leve di marketing (qui per approfondire) e nel mondo pochi hanno sfruttato bene questa conoscenza come Madonna.
Il video di Justify my love, firmato da Jean-Baptiste Mondino, fu censurato da Mtv e trasmesso solo in tarda notte cosa che contribuì ad accrescerne il mito facendogli guadagnare il disco di Platino in U.S.A.
Nel 1992 escono, a pochi mesi di distanza, il libro fotografico Sex, l’album Erotica e il film Body Of evidence – il corpo del reato.
Sex è una raccolta di fotografie ad opera di Steven Meisel, volto a rappresentare alcune delle fantasie erotiche della star. Il libro venne esaurito in poche settimane e – ad oggi – è un oggetto di culto ambitissimo e venduto a cifre esorbitanti.
7) Madonna Social Media Manager: Rebel Heart Era (2014-15)
Avendo sperimentato su lei stessa ogni possibile implicazione di marketing, nel 2014, è arrivata l’ora di giocare con i social media. Il suo preferito è sicuramente Instagram anche grazie al quale nel corso dello scorso anno ha imbastito una vera e propria campagna di Guerrilla Marketing a colpi di hashtag allusivi ai titoli delle canzoni che avrebbero composto il suo tredicesimo album in studio, Rebel Heart.
Grazie ai social la Ciccone si è anche staccata dal divino olimpo di star inarrivabile interagendo con i suoi fan. In occasione della cover di Like a Virgin interpretata da Suor Cristina, Madonna è venuta a conoscenza del progetto anche grazie alla fan art condivisa su Instagram da un suo fan.
Il montaggio dell'immagine è stato eseguito dal fotografo pubblicitario italiano Carlo William Rossi e regrammato da Madonna
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Roberta Leonehttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngRoberta Leone2015-05-16 10:30:122015-05-16 10:30:12Madonna: com'è diventata il più grande Pop Brand del pianeta
Questa settimana è il turno di un binomio tutto francese, che avvicina ancora una volta il brand di una delle maggiori case automobilistiche d’oltralpe e l’estro di uno degli urban artist più conosciuti nel panorama internazionale. Streetness va così a curiosare in casa Renault e a scoprire la creatività di Clat Abraham.
Ancora una volta, la Francia guarda alla mobilità sostenibile e presenta con stile e un tocco di eccentricità la nuova Renault Twizy, la smart city elettrica al 100%. Con il piccolo quadriciclo, disponibile nei due modelli Twizy (guidabile a partire da 16 anni con patente B1 o B) e Twizy 45 (accessibile dai 14 anni con patente AM), lo storico marchio della Renault, che da circa tre anni punta all’inversione di tendenza in chiave green, questa volta lo fa soprattutto nel segno della Street Art.
Clat accoglie l’invito di Renault ed entrambi lavorano per promuovere il progetto aziendale ZTL che, oltre all’usuale denominazione, per i due partner diviene ZeroTwizyLimites: così come i lavori dell’artista francese invadono senza alcun divieto e in modo silenzioso, ironico e a volte provocatorio i segnali stradali, rispettando sempre la lettura del codice, la nuova Twizy entra con rispetto nei centri storici proponendo un’alternativa valida a chi ogni giorno, in una città come Roma, è costretto a schivare le insidie del traffico.
Qualche settimana fa, nel centro storico della capitale, la linea di abbigliamento GAP ha proposto nella propria vetrina un allestimento dove il quadriciclo elettrico è stato presentato insieme ad alcune opere di Clat Abraham. L’artista ha realizzato per l’occasione, su alcuni di capi di abbigliamento, dei divertenti segnali di divieto d’accesso e senso unico che riprendono la piccola Twizy. Un’interessante collaborazione.
Per entrare in pista nel circuito cittadino, Twizy ha bisogno di una ricarica completa di circa 3 ore e mezza effettuata anche da una semplice presa domestica. L’agile gioiellino di Renault, facile da parcheggiare, è caratterizzato da un imprinting dove la maggiore sicurezza è dimostrata dai 4 freni a disco, dall’airbag per il conducente e dalle cinture di sicurezza anteriori e posteriori.
Le incursioni notturne di Clat, che da anni è attivissimo in numerose città d’Italia, lasciano il segno e raccontano delle mini-storie caratterizzate da un simpatico omino che simbolicamente sfida i divieti, intesi anche come divieti sociali, storici e culturali dell’essere umano. Gli sticker dell’artista bretone, che da oltre vent’anni vive nel nostro Paese, sono riconoscibilissimi e strizzano l’occhio tanto alla Street quanto e per certi versi anche alla Pop Art.
Abraham, dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti in Francia e alla facoltà di Architettura di Roma, elabora oggi e da tempo un linguaggio del tutto personale attraverso il quale inscena uno stravolgimento ludico tra significato e significante per giungere, infine, ad una terza ed inedita raffigurazione narrativa.
Il progetto ZTL di Renault è allora l’ennesima e interessante dimostrazione di come due generi totalmente differenti possano convivere e condividere, in modo creativo, divertente e dinamico, una progettualità che guarda con impegno alla sensibilità sociale e ambientale, e che arride infine anche al noto adagio che vuole, fortissimamente vuole, oggi più che mai, che sia vietato vietare.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Streetnesshttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngStreetness2015-05-16 09:50:442015-05-16 09:50:44Twizy di Renault e lo Street Artist Clat insieme per mobilità sostenibile
Ricordate i pinguini del famoso film d’animazione, Madagascar? In una sequenza del film arriva un momento in cui Skipper afferma: carini e coccolosi ragazzi, carini e coccolosi, riferendosi ai suoi soldati. Beh, io vorrei tradurre a mio modo questo invito e dirvi: Startup, vestitevi a festa e siate carini e coccolosi con i vostri futuri investitori. Voglio allora segnalarvi una lista di 8 cose da evitare per attrarre gli investitori.
Mancanza di prove sul potenziale della startup
Diciamoci la verità, molte startup per quanto valide mancano di prove del loro potenziale. Quando parlo di prove intendo qualcosa che faccia gola agli investitori come ad esempio la vendita di qualche prodotto o servizio, o più semplicemente aver ottenuto un mediocre successo con una campagna di crowdfunding. Passare questi test potrebbe dimostrare agli investitori che la vostra è una startup valida.
I membri del team mancano di esperienza o non vanno d’accordo
Supponiamo che gli investitori siano attratti dalla vostra idea e vi chiedano di incontrare il team. La prima cosa che noterà un investitore esperto, sarà il modo in cui lavora il team e se questo possiede l’esperienza per operare in una startup, rispettando scadenze e obiettivi preposti. Altro dettaglio da non trascurare è il fattore relazionale interno.
Se un team è costantemente in litigio, l’investitore non rischierà mai il suo denaro, penserà: se non vanno d’accordo i colleghi, figuriamoci il sistema impresa.
Assenza di un business plan
Se una startup non ha idea di dove sarà tra due anni, perché qualcuno dovrebbe investire su di essa? Questo è certamente uno dei più importanti errori da evitare. Non si può fare a meno di un business plan se si vuole esser considerati da un investitore, deve anzi essere un mezzo per impressionarli sulla visione futura che avete della vostra startup.
I founder non accettano suggerimenti
Se non siete disposti ad ascoltare consigli e suggerimenti, ma anzi vi mettete sulla difensiva quando qualcuno critica il vostro lavoro, non siete adatti ad essere founder. Gli investitori vogliono aver il diritto di esprimere il loro parere su cosa potrebbe migliorare o su cosa vada eliminato nell’idea di partenza. Quindi evitate di essere permalosi e ascoltateli.
Il vostro avvio costa troppo
Pensate realmente di avere l’idea innovativa per l’eccellenza e che la vostra richiesta d’avvio debba essere milionaria? Sbagliato. Purtroppo le startup che possono permettersi di partire con a disposizione milioni di euro sono molto poche.
Il consiglio è capire bene il valore del vostro avvio, che spesso è basato su realizzazioni passate e potenzialità future, perché se un investitore ritiene che la richiesta d’avvio è troppo alta andrà a cercare un’altra opportunità di investimento.
Manca una strategia di marketing
La vostra startup è pronta a iniziare a vendere un prodotto, ma manca un piano di marketing per aumentare le vendite e ottenere un vantaggio competitivo. State certi che gli investitori vi faranno queste due semplici domande: “Avete pensato ad un piano di marketing? Come pensate di promuovere il vostro prodotto?”
Queste sono domande che devono essere affrontate prima di andare a bussare alla porta di qualsiasi investitore.
Non preoccuparsi del domani
La vostra startup sembra essere basata solo su un trend attuali, ma questo purtroppo non basta. Non si può infatti pretendere di avere investitori basandosi su un trend.
È vero che prevedere il futuro non è possibile ma ogni buon stratupper deve tentare di andare oltre i trend e tenersi al passo coi tempi. Pensate sempre al futuro.
La vostra azienda non è la prima ad entrare in uno specifico mercato
Quest’ultima cosa è probabilmente la più significativa. Ogni buon startupper deve, prima di chiedere investimenti, fare ricerche su ricerche e cercare di creare qualcosa di unico. Succede infatti che, nonostante abbiate creato un prodotto capace di battere la concorrenza, gli investitori non vi si filino affatto.
Siate innovativi, create qualcosa di unico e avrete tutti gli investitori dalla vostra parte.
Attrarre gli investitori: startup ridicole diventate grandi aziende
La storia di qualche startup ci fa capire che non sempre la miglior idea ottiene il miglior risultato e che questi consigli possano sembrare a prima vista, inutili. Molte delle più grandi aziende, infatti, sono nate da idee ridicole per il loro periodo storico, ma il loro potenziale è venuto fuori solo a posteriori.
Pensate ad Amazon; in tempi non sospetti il suo founder pensò bene di vendere libri online quando gli utenti avevano ancora paura di mettere sul web i numeri della propria carta di credito.
Passiamo ad un secondo esempio: Instagram. Il founder decide di buttarsi nella mischia dei social network aggiungendo i filtri fotografici alle immagini.
Gli esempi potrebbe essere infiniti ma la cosa che hanno in comune queste grandi aziende è il coraggio. Tutti hanno creato qualcosa che non serviva a nessuno, ma i risultati, a posteriori, parlano da soli.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Federico Gambinahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFederico Gambina2015-05-16 08:00:422015-05-16 08:00:42Startup, 8 errori da evitare per attrarre gli investitori
Mobilegeddon e Facebook changes, gli ultimi grandi cambiamenti del web rischiano di travolgere alcune startup che su agloritmi e API hanno basato la propria idea di impresa.
Dopo la rivoluzione mobile di Google, che ha cominciato la sua inarrestabile penalizzazione dell’enorme quantità di siti non mobile friendly, il problema è arrivato lo scorso 30 aprile anche dalle API di Facebook.
Mobilegeddon e Facebook changes se non sei nato pronto
Se è vero, come riportato dal Sole 24 Ore, che Agenzia delle Entrate e Borsa Italiana non hanno una versione mobile dei loro siti e che ben otto Università su dieci dovranno provvedere a rinnovare i propri siti web per non rischiare di essere penalizzate sul motore di ricerca più utilizzato in Italia, non pochi problemi stanno creando anche le modifiche apportate da Facebook al proprio algoritmo, con lo scopo principale di migliorare l’esperienza dell’utente, ma con alcune conseguenze correlate da non sottovalutare.
Con una certa dose di disperazione da parte di tanti Social Media Manager e piccoli brand poco inclini ad investire in annunci su Facebook, nelle ultime settimane abbiamo già visto diminuire la reach organica delle pagine, mentre i contenuti pubblicati dai profili personali vengono privilegiati nel News Feed.
Da un lato i cambiamenti del social di Zuckerberg non piacciono ad aziende ed editori che utilizzano le loro pagine sul social per una più efficace diffusione dei contenuti online, ma qui la partita delle visualizzazioni è ancora tutta da giocare, dato che secondo indiscrezioni Facebook starebbe trattando con alcune testate internazionali per portare le notizie direttamente all’interno del social, senza rimandi a siti esterni, garantendo comunque ai giornali una parte degli introiti prodotti dalla pubblicità.
Startup social, il cambiamento arriva dalle API
Dall’altro, però, ci sono i danni indiretti causati a startup che forniscono servizi collegati alla gestione dei social network, dovuti in particolare alle modifiche di utilizzo delle API pubbliche.
Un esempio su tutti è quello di PostPickr, startup italiana, nata con l’idea di fornire ai propri utenti un tool esterno attraverso il quale poter gestire in unico ambiente profili personali, pagine e gruppi su Facebook, account Twitter, company page e gruppi Linkedin.
Dal 30 aprile Facebook ha inibito la gestione dei Gruppi attraverso le sue API pubbliche e l’effetto è valido per tutti i tool di terze parti che sfruttano questa funzionalità e dal 12 maggio anche Linkedin inibirà l’accesso alle API per la gestione dei gruppi a tutti i tool, tranne (pare) pochissimi partner privilegiati.
Se già prima di questa ulteriore modifica, in tanti sostenevano che Facebook penalizzasse la visualizzazione di contenuti pubblicati attraverso strumenti esterni come Hootsuite o BufferApp, oggi il problema diventa reale per tutte le startup che sfruttano queste funzionalità dei social.
E la batosta arriva anche per tutti quei tool di social media listening e sentiment analysis che utilizzano proprio il sistema di API di Facebook.
Un altro esempio, quello di Tint, un servizio di audience management, che ha comunicato con una email ai propri utenti la dismissione da parte del social network delle API che permettono di accedere ai dati degli hashtag entro il 30 aprile, inibendo quindi anche l’accesso alle statistiche.
Il messaggio inviato dal Developer Team di Facebook ad una serie di “Preferred Facebook Marketing Partners” spiegava che entro la fine di aprile 2015 Facebook avrebbe mandato in pensione la versione 1.0 delle sue API, con l’introduzione della versione 2.0.
Alcuni sviluppatori hanno quindi dovuto significativamente rivedere il funzionamento delle proprie applicazioni, o spegnerle del tutto, come nel caso di Job Fusion, basato sulla capacità di indicare dove lavorano gli amici di un utente per mostrare offerte di lavoro nelle rispettive aziende. Ora Job Fusion annuncia lo spegnimento del proprio servizio con un messaggio sul proprio blog.
Secondo quanto riportato da Tech Crunch, tra le app costrette a spegnersi, o che hanno già dovuto modificare pesantemente il proprio funzionamento bisogna includere anche CareerSonar, Jobs With Friends e adzuna Connect.
Mobilegeddon e Facebook changes, cosa si nasconde dietro i cambiamenti?
Le API non supporteranno più neanche la possibilità di raccogliere i dati utilizzando una ricerca per parole chiave, di conseguenza gli aggiornamenti di stato pubblici non saranno più disponibili tra i dati, limitando una risorsa non indifferente per conoscere e analizzare le preferenze degli utenti.
Dietro questa nuova scelta di Zuckerberg potrebbe celarsi l’ipotesi di acquisire uno dei player del settore o l’intenzione di gestire direttamente queste funzionalità per offrire un tool di sentiment analysis ai brand, magari a pagamento proprio come i Facebook Ads.
Come assecondare i continui mutamenti del web se sei una giovane startup
Qual è quindi il segreto per una startup che fa dei social network il suo principale campo di azione? Come fare per star dietro ai continui cambiamenti tra social e motori di ricerca?
Oltre a tenere presente che l’obsolescenza tecnologica oggi è sempre più spesso immateriale, l’unica risorsa davvero disponibile è continuo aggiornamento e work hard, per non perdersi tra i mutamenti costanti di un mondo che decide giorno dopo giorno in che direzione muoversi, ampliando, eliminando, acquisendo e soprattutto sviluppando nuove soluzioni su misura per gli utenti sì, ma anche per il proprio business.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Daria D'Acquistohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngDaria D'Acquisto2015-05-15 16:47:182015-05-15 16:47:18Mobilegeddon e Facebook changes, tutti gli effetti sulle startup
Bene, hai fondato una start-up. E adesso “basterà promuoverla un po’ sui social e il gioco sarà fatto”! Ne sei proprio sicuro? Ecco un vademecum di social consigli per neo startupper!
1) Crea una strategia
Prima di creare i profili, anche solo prima di pensare a come raggiungere 1 milione di fan su Facebook, bisogna imbastire la strategia di social media marketing. Studiare quali sono le tendenze social del mercato di riferimento, analizzare come agiscono i competitor sui social, delineare il profilo social (e non) del target, stabilire il tono di voce con cui la startup comunicherà con il mondo e – quindi – anche sui social.
2) Pochi, ma buoni
Conquistare verso ogni piattaforma social possibile non serve. Pensa a quanti profili social vorresti aprire, e levane almeno la metà. Ha senso avere 7 profili social tutti uguali, che ripetono gli stessi contenuti o che peggio non vengono aggiornati? No, non lo ha. Inizia un passo alla volta! Una pagina Facebook non si nega a nessuno (davvero credete ancora a chi annuncia la sua morte?), e inoltre è importante per stimolare le condivisioni e conversazioni e per ricevere feedback. Twitter potrà aiutarvi nella distribuzione delle informazioni e nella condivisione attraverso hashtag, oltre a permettervi un contatto diretto con il target e un servizio di customer service. Cercate di studiare le vostre necessità e tuffatevi solo nei social network indispensabili per voi in questo momento!
3) Parola d’ordine: community
La forza delle start-up, oltre a una grande dose di fortuna e intuizione, sono le persone. È necessario quindi portare questa esperienza anche nel mondo social, creando una rete di persone ambasciatrici del marchio che possano amare il prodotto e parlarne sui social media. Costruire una propria community online è infatti fondamentalee sarà possibile interagendo con il vostro stesso pubblico, andare a scovare tra i vostri maggiori fan persone in grado di esporre il vostro marchio a una platea ancora più vasta. Cercate di connettervi con il target e coinvolgete blogger e influencer nel vostro progetto.
4) Ascolta, analizza
Non potrete mai gestire ciò che non sapete misurare. Prestate attenzione al ROI, stabilendo prima cosa significa conversione per la vostra startup. Misurare i risultati che vengono dai social network, infatti, non è necessariamente sinonimo di analizzare le vendite che provengono da queste piattaforme. Una conversione interessante per una start-up, ad esempio, potrebbero essere le visite al sito, una registrazione alla newsletter, una recensione lasciata. Impostare degli obiettivi tangibili e realistici e cercare di capire se i profili stanno convertendo è indispensabile: in caso contrario, studiate il processo per capire dove si interrompe il percorso dell’utente prima di portarlo al traguardo.
5) Social recruiting
Avete mai pensato che i canali social potrebbero essere un ottimo luogo dove cercare e trovare nuovi candidati per la startup? Preparate un annuncio accattivante e condivisibile, ad esempio con grafiche o video in modo tale che le persone siano invogliate a diffondere il vostro messaggio. Create un hashtag facilmente memorizzabile, ad esempio con il nome della startup e l’operazione di recruting che stai facendo. Potrebbe essere utilizzato da professionisti del settore per suggerire possibili candidati, facendo allo stesso modo buzz per la tua realtà!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Elisa Marinohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngElisa Marino2015-05-15 14:20:202015-05-15 14:20:20Social media e startup: un vademecum per cominciare
Ora immaginiamo: abbiamo avuto l’idea innovativa che cambierà il modo di vivere la tecnologia, abbiamo creato la nostra Startup, assunto i nostri programmatori. Ma nessuno conosce il nostro prodotto; qual è il problema? Non abbiamo ancora creato un reparto marketing.
Molti startupper pensano che il marketing sia solo un accessorio, non sempre fondamentale, scegliendo così abili programmatori, ma nessuno che sappia raccontare l’idea e il prodotto. Senza un marketer, pensate davvero che SteveJobs e iPhone sarebbero diventati ciò che conosciamo?
Ecco dunque quali sono le quattro figure da cercare per garantire successo alla nostra Startup.
1# Brand Manager
Questa persona potrà aiutarci a costruire una storia dietro alla nostra idea e al nostro prodotto. Il primo successo si ottiene creando un brand conosciuto; di certo la qualità di ciò che stiamo portando sul mercato è importante, ma senza un’identità la nostra idea non verrà mai raccontata.
Il compito di questa persona sarà dunque quello di capire il potenziale, studiare il target cui ci rivolgiamo ed infine comprendere quali sono i contenuti, online e offline, e quali storie possiamo raccontare ai nostri consumatori.
Dalle storie e dalle esperienze infatti, nascerà il nostro brand.
2# Digital Marketing Manager
Avete mai osservato il vostro sito? Potete considerarlo davvero appealing? Se la risposta è no, ecco la seconda persona da inserire nel vostro team: un esperto digital.
In un mondo in cui è sempre più importante essere online, è necessaria una figura che conosca in modo approfondito il linguaggio digitale, sappia costruire siti web in ottica SEO e SEM, per garantire un traffico costante.
Da qui si potrà iniziare ad analizzare le visite, la loro durata, ottenendo diversi spunti interessanti.
Un Digital Marketing Manager vi porterebbe da consumatori che non avreste mai pensato di poter raggiungere!
#3 PR Manager
Non dimentichiamo mai i media, tradizionali e nuovi. Sono il primo contatto che possiamo avere con il pubblico e il primo momento per ricevere feedback riguardanti i nostri prodotti.
Un PR Manager avrà l’enorme vantaggio di possedere una rete di conoscenze molto importante per la diffusione della nostra idea. Saprà trovare le riviste di settore più indicate cui rivolgersi, l’influencer o giornalista più adatto per darci preziosi feedback.
Le Public Relation sono determinanti, dal momento che parlano il linguaggio dei consumatori, iniziando il passaparola.
Mai dimenticarsi però che i risultati non arriveranno immediatamente, ma bisognerà avere la pazienza di aspettare che le relazioni si consolidino, giornalisti e blogger si fidino di noi, e che dunque le attività di PR portino i frutti desiderati.
#4 Social Media Manager
Diamo uno sguardo, infine, alla nostra community. La figura del Social Media Manager si confonde spesso con quella del PR Manager: in realtà sono due persone ben distinte, che parlano ai consumatori con linguaggi diversi.
Essere presenti sui social network è ormai una condizione da cui non si può prescindere; per parlare al target più adatto dovremo dunque trovare il canale che fa al caso nostro, utilizzando contenuti e linguaggi corretti.
I social media non basta conoscerli da utenti, ma è importante analizzarli da un punto di vista anche di business. In questo caso il Social Media Manager potrà portare un aiuto importante alla nostra idea e al prodotto.
Startupper, partite alla ricerca: il successo sarà assicurato!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Harukahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngHaruka2015-05-15 11:30:292015-05-15 11:30:29Startup: perchè devi assumere tanti marketer quanti programmatori
Vuoi fare Carriera nel Digital Business?
+100.000 professionisti e 500 grandi aziende hanno incrementato i loro Affari grazie a Ninja.
Non aspettare, entra subito e gratis nella Ninja Tribe per avere Daily Brief, Free Masterclass e l’accesso alla community di professionisti.