Chat nella serp: nuovi test per Google

chat nella serp: nuovi test per google

Il colosso di Mountain View pare ne stia facendo un’altra delle sue. Dopo il tweet di Matt Gibstein che ha fatto incuriosire la rete sono arrivate le conferme: Google sta testando un nuovo servizio di live chat con le imprese, a destra delle informazioni contenute nelle schede delle attività locali cercate. Live chat gestita, ovviamente, tramite hangout, che permetterà di vedere se l’azienda è disponibile o meno a chattare.

 

La nuova funzione potrebbe aprire infinite possibilità di comunicazione e di real time marketing. Pensate ad esempio ad un ristorante: il cliente potrebbe chiedere se ci sono tavoli disponibili o se è possibile prenotare, oltre a chiedere informazioni su menù o tempi di attesa, ricevendo una risposta in tempo reale.

Il servizio potrebbe essere chiaramente gratuito e eliminerebbe la necessità di una telefonata in tantissimi casi come la sopracitata prenotazione al ristorante, per chiedere le disponibilità in magazzino, fare ordini online o prendere un appuntamento per uffici medici

Non ci sono ancora certezze su quanto sarà davvero rilasciato da Google, ma certo potrebbe essere una bella opportunità per tante imprese, considerando che la live chat uscirebbe direttamente nella serp e integrata a Google Maps. Eppure, siamo certi che con i servizi di messaggistica sempre più sulla cresta dell’onda, Google non si farà scappare questa opportunità!

Come lanciare una tech startup senza dimenticare il gas acceso? Segui il Free Webinar con OVH

Una casa ha bisogno di fondamenta solide: siamo tutti d’accordo? Altrimenti, rischia di crollare al primo temporale.

Lo stesso vale quando si crea una piattaforma per una startup: bisogna partire dalle basi e costruire, passo passo, tutti gli elementi necessari al successo del tuo progetto. Un’idea innovativa ha bisogno di una struttura che ne supporti crescita e sviluppo: scopri tutti i trucchi per preparare al meglio la tua idea per la BattleMI!

Free Webinar “Come lanciare una Tech Startup senza Dimenticare il Gas Acceso”

“Come lanciare una tech start-up senza dimenticare il gas acceso”  è il webinar targato OVH e Ninja Academy che nasce per darti tutte le informazioni necessarie a creare una piattaforma IT per la tua startup. Attraverso una simpatica metafora, conoscerai tutti gli elementi IT indispensabili al tuo successo, costruendo la “casa perfetta” per la tua idea, grazie a una checklist facile e pratica:

  • Piattaforma e CMS
  • Misure di sicurezza
  • Strumenti di gestione dei picchi di carico
  • Aggiunta di spazio e memoria

Insomma, il webinar risponderà a due domande fondamentali: “Di cosa ho bisogno per costruire la mia piattaforma?” e “Come posso proteggere i miei dati?“.
Il corso sarà tenuto da Andrea Marchetti, Incident manager di OVH Italia, e Claudia Dondi, Responsabile Comunicazione e Social Media Manager di OVH Italia

OVH è il terzo hosting provider al mondo e il n°1 in Europa, con ben 17 datacenter attivi e 17 filiali sparse per il globo. Ha già soddisfatto ben 700.ooo clienti, grazie a un rapporto qualità/prezzo eccezionale. Per avere una visione completa dei tanti servizi OVH, visita il sito ufficiale di OVH Italia e dai un’occhiata a tutte le offerte: una per ogni esigenza!

Iscriversi al webinar è semplicissimo! A partire da questa pagina, cliccando su “Iscriviti, è gratis!” si aprirà il form di iscrizione, da compilare in tutte le sue parti. Una volta registrato, ti arriverà una mail di conferma con tutte le indicazioni.

I posti disponibili sono limitati: vietato perdere tempo!

 

Ricapitoliamo:

FREE WEBINAR “Come lanciare una tech startup senza lasciare il gas acceso” 
con Andrea Marchetti e Claudia Dondi
Mercoledì 11 marzo, dalle ore 17 alle 18 

ISCRIVITI AL FREE WEBINAR

E non dimenticare di dare un’occhiata ai nostri prossimi corsi in programma!

Il team Ninja Academy resta a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Puoi scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

Knowledge for change!
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7 cose che ogni investor si aspetta di trovare nel tuo pitch [BATTLEMI]

startup business pitch

Startupper, ti stai tenendo in allenamento prima di affrontare VC ed investor? Il 18 marzo potresti salire sul palco del Global Entrepreneurship Congress e presentare la tua idea ad un pubblico di oltre 2000 persone e 200 investitori da 150 Paesi.

Hai tempo fino al 10 marzo per candidare la tua startup alla #BattleMI e preparare il pitch perfetto.

Ti ricordiamo che avrai solo 3 minuti per presentare la tua idea, e solo 30 secondi nel round finale per convincere il pubblico e la giuria di qualità che meriti la vittoria. Ecco perché abbiamo preparato qualche consiglio per te!

1 – Sii sicuro di te stesso

Credi nella tua idea? Pensi che convenga investire nella tua azienda? Dimostralo! Sali sul palco mostrando sicurezza, scandisci bene le parole e “vendi la penna”, come direbbe Jordan Belfort. Ogni idea ha un momento giusto e il team giusto, rispondi alle domande perché? e perché ora?

2 – Racconta la tua storia

Se non catturi subito l’attenzione delle persone, presto cominceranno a controllare la propria casella email o a giocare a Candy Crush Saga. La tua idea propone una soluzione ad un problema? Spiega come ti è venuta in mente e come il tuo prodotto/servizio può essere utilizzato. Assicurati che la tua storia sia facile da ricordare: tutti sanno che Steve Jobs e Steve Wozniak hanno cominciato in un garage, giusto?

3 – Arriva dritto al punto

Ogni minuto che passa qualcuno nel mondo muore di noia da Powerpoint. Bastano poche e semplici parole per descrivere una grande idea, dieci slide sono tante e 5 bullet point troppi.

4 – Sii concreto

Hai già creato un prototipo o una versione beta? Hai un business plan? Un team affidabile con un solido background? Agli investitori piace investire su progetti concreti e su persone affidabili, spiega loro come potrai farli guadagnare.

5 – Mostra la passione


Ti piace quello che stai facendo? Noi speriamo di sì e lo sperano anche i tuoi potenziali investor. Dimostralo sorridendo, facci vedere quanto ti piace svegliarti tutte le mattine, andare alla tua scrivania nel co-working e lavorare.

6- Punta in alto


Convinci il pubblico e gli investitori che tra 5 anni utilizzeremo ancora il tuo prodotto o servizio, che la tua idea avrà un impatto sulla nostra vita. L’obiettivo è raggiungere entro il primo anno 10.000 utenti? Tra 5 saranno 1 milione!

7 – Stuzzica la curiosità


Non rivelare troppo e subito: fai in modo di dosare le informazioni in maniera tale da prevedere quali domande ti saranno fatte. Se hai pochi minuti o secondi non cercare di riempirli con un overload di informazioni. Scegli con attenzione cosa è davvero importante dire, se hai catturato l’attenzione dei tuoi interlocutori saranno loro a venire da te per sapere il resto.

Speriamo che i nostri consigli ti siano utili per partecipare alla pitch battle della #BattleMI! Iscrivi la tua idea, prepara il tuo pitch in inglese e good luck!

Best Employer of Choice 2015: ecco le aziende dei sogni

Quali sono le aziende dei sogni per i neolaureati italiani? E i settori preferiti dove poter lavorare? Le risposte ce le svela la classifica Best Employer of Choice 2015, elaborata da Cesop Communication, la quale afferma che Ferrovie dello Stato Italiane, seguita da Eni e Google sono le prime tre imprese che salgono sul podio in qualità di “aziende dei sogni”.

LEGGI ANCHE: La classifica delle prime 20 aziende dove si lavora meglio

Il Best Employer of Choice è un ranking che individua le aziende più desiderate come luogo di lavoro, frutto dell’osservatorio sui giovani italiani e il mercato occupazionale che Cesop Communication realizza, su un campione rappresentativo di 2.500 neolaureati in cerca di un impiego, ogni anno.
I risultati di tale indagine si ottengono attraverso un ordinamento decrescente di valori percentuali determinati dal rapporto tra il numero di neolaureati che vorrebbe andare a lavorare in una determinata azienda (“tra tutte le aziende, in quale preferiresti andare a lavorare?”) e il numero totale di intervistati.
Conseguentemente, il raggiungimento dei primi o ultimi posti definisce l’azienda come una delle più o meno ambite.

Le aziende dei sogni: la classifica

Ad aggiudicarsi il primo posto della XIII edizione del Best Employer of Choice 2015 è Ferrovie dello Stato Italiane, considerata l’azienda dei sogni per l’eccellenza.

In sette anni, FS Italiane è riuscita a guadagnare il vertice scalando ben quattordici posizioni: 15° nel 2009, 13° nel 2010, 8° nel 2011, 3° nel 2012, 2° nel 2013, 3° nel 2014, fino a raggiungere il 1° posto quest’anno.

“Essere primi, davanti ad aziende del calibro di Eni, Ferrari e Google, ci riempie di soddisfazione e di orgoglio”, ha dichiarato Michele Mario Elia, Amministratore Delegato del Gruppo FS Italiane. “E’ un risultato che abbiamo costruito negli anni, riuscendo a far percepire efficacemente ai giovani quanto il Gruppo FS Italiane abbia cambiato pelle. Non solo ci siamo attestati come una realtà sana con un bilancio in attivo, ma siamo anche e soprattutto degli innovatori capaci di affermarci all’estero, investendo e puntando su tecnologie d’avanguardia per i nostri progetti. Siamo una realtà solida, dinamica, capace di garantire stabilità e crescita professionale ai giovani che ci scelgono e che noi selezioniamo. Sono queste le ragioni del nostro successo.”.

Seguono poi, nella classifica di Cesop Communication, Eni, che perde la vetta dopo quattro anni di supremazia, e Google, che guadagna due posizioni e raggiunge il terzo posto. BNL BNP Paribas, si aggiudica il quarto posto, Mondadori il quinto e Apple il sesto. Ferrero, invece, perde molte posizioni passando dal secondo posto del 2014 al settimo di quest’anno. All’ottava posizione troviamo Enel, alla nona Ferrari e alla decima Sky.

Best Employer of Choice 2015: i settori produttivi più attraenti

Best Employer of Choice offre, oltre alla tradizionale classifica delle aziende che attirano maggiormente i laureati come luogo di lavoro, anche indicazioni importanti sul loro universo quando si affacciano al mercato occupazionale. Infatti, proseguendo con l’indagine, troviamo menzionati i settori produttivi che attraggono di più i giovani e abbiamo qui, in testa alla classifica, la consulenza e revisione aziendale (23,1%), seguita da media e comunicazione (20,7%) e industriale manifatturiero e trasporti (18,4%). Ultimo settore favorito è il luxury & fashion (3,3%), che da molti anni, a quanto pare, sembra non attrarre più i laureati italiani.

Storia a parte meritano, invece, le opinioni segnalate dai giovani in possesso di un titolo di studio elevato sul lavoro all’estero. Anche qui i risultati sono chiari: a spingerli a fare i bagagli e partire in cerca di un impiego fuori dal nostro Paese, non è l’assenza totale di opportunità in Italia (42,7%), ma, piuttosto, la possibilità di migliorare le proprie conoscenze e competenze (57,3%).

LEGGI ANCHE:Risorse Umane: le nuove competenze che dovremmo avere secondo il Censis

A questo proposito, ottiene attenzione e una profonda riflessione, l’affermazione di Giuseppe Caliccia, direttore della ricerca e membro Esomar (European Society for Opinion and Market Research): “Se da una parte questo dato è positivo perché mostra una speranza da parte dei giovani nel sistema Italia, dall’altra accende un campanello d’allarme rispetto alla qualità percepita del sistema formativo professionale presente nelle nostre aziende che, nel passato, fece dell’Italia, soprattutto con l’esperienza Olivetti, un esempio nel mondo.”.

Infine, l’indagine sottolinea un ulteriore segnale di ottimismo, riscontrabile nella percentuale di neolaureati che hanno sostenuto colloqui di lavoro nell’ultimo anno (85,4%) in aumento rispetto al 2013 (83,7%), facendo così ben sperare per il prossimo futuro.

Risparmiare energia, la sfida di SunCity per le PMI [INTERVISTA]

 

Una delle grandi sfide dell’Europa per il presente e per il prossimo futuro è legata al costo sempre più alto dell’energia, dato che questo incide sui costi di attività delle piccole e medie imprese, ma anche sulle decisioni strategiche dei grandi attori industriali, riversandosi conseguentemente anche sul mercato del lavoro.

Una risposta a questo problema è data dai sistemi efficienti di utenza o SEU, particolari regimi di autoconsumo di energia elettrica, il cui principale vantaggio è l’esenzione dal pagamento di oneri generali di sistema e di tariffe di distribuzione e trasmissione. Si tratta di impianti di produzione di energia elettrica da cogenerazione o da fonti rinnovabili con utenze dedicate in autoconsumo, che trasformano la generazione centralizzata in generazione distribuita.

Dopo aver vinto il bando “StartUp-StartHope”, ho fatto qualche domanda a Pietro Pitingolo di SunCity, per conoscere come operano le imprese innovative del settore energetico e quali vantaggi reali ci sono per gli utenti.

Perché risparmiare è possibile, certo, ma quando si parla di efficienza energetica non si tratta solo di denaro. L’intima connessione che raggiunge tutti noi attraverso i social network ci permette un rapporto alla pari, anche con le aziende, che pur sempre di persone sono fatte. Per me è stato assolutamente normale, più semplice forse, documentarmi su temi complessi seguendo SunCity sugli account di Twitter e Facebook . Risparmiare energia passa anche per un uso coerente e corretto della tecnologia.

SunCity è una startup innovativa italiana operante nel settore dell’efficienza energetica e delle rinnovabili. In che modo è possibile conciliare i due aspetti, senza l’ausilio delle agevolazioni statali?

Partiamo subito da una buona notizia: le energie rinnovabili convengono anche a prescindere dagli incentivi e/o agevolazioni Statali.

Prendendo ad esempio il fotovoltaico si può dire che i trend del costo dell’energia elettrica previsti in aumento, i nuovi modelli di business che rendono possibile nuove forme di investimento (i sistemi efficienti di utenza) ed un opportuno dimensionato sui consumi energetici del cliente lo rendono oggi ancora conveniente!

Con i nuovi scenari si è passati dalla logica “finanziaria” delle tariffe che incentivavano la produzione (Conto Energia) alla logica ”energetica” dello scambio sul posto. Il focus è quindi passato dal “metro quadro utilizzato” al “kilowattora risparmiato”, un corretto dimensionamento degli impianti sulle effettive esigenze del cliente passa ora necessariamente attraverso un’analisi energetica delle sue necessità.

Parlando di smart cities, difficilmente il focus riguarda la produzione sostenibile di energia. La causa di questa assenza si deve ai pregiudizi sulle fonti rinnovabili come il fotovoltaico?

Molti degli operatori del settore energie rinnovabili non sono riusciti ad aggiornare i propri modelli di business ai cambiamenti tecnologici e normativi del settore , molte volte anche per questo l’immagine delle energie rinnovabili dell’opinione pubblica è ferma a qualche anno fa.

A quasi due anni dalla fine del conto energia ricevo ancora telefonate di persone che hanno qualche ettaro di terreno su cui vorrebbero mettere dei pannelli solari.

Il futuro delle energie rinnovabili va nella direzione della produzione distribuita: produrre l’energia dove serve (ovvero dove ho un consumo energetico) utilizzando delle fonti energetiche rinnovabili (fotovoltaico, solare termico, microcogenerazione).

Per molti anni il concetto di energia è stato verticistico e verticale: pochi produttori di energia, chi la trasporta sulle dorsali elettriche, alcuni distributori che portano l’energia localmente ed infine i fornitori che stipulano contratti con i clienti e producono le bollette.

Adesso stiamo entrando in un’era più democratica in cui ciascun consumatore è in grado di produrre da solo una quota dell’energia elettrica necessaria al suo fabbisogno, rimanendo comunque connesso alla rete elettrica nazionale da cui preleva l’energia necessaria quando gli impianti rinnovabili non producono o non sono sufficienti.

In questo futuro, che è già presente da un punto di vista di fattibilità tecnica e normativa, vedo una forte integrazione delle energie rinnovabili, compreso il fotovoltaico, nello sviluppo delle smart-cities.

Concretamente, quale può essere il risparmio energetico per una pmi rivolgendosi ad un’ESCo e qual è la ricaduta anche sociale di questa scelta?

Il modello ESCo aiuta sostanzialmente a superare 2 grossi problemi, soprattutto con gli interventi proposti alle PMI: la mancanza del capitale necessario ad effettuare l’investimento in efficienza e la fiducia nell’efficacia dello stesso intervento.

Grazie al modello ESCo i clienti trovano il modo di finanziare l’intervento grazie al capitale di un soggetto terzo, capitale che viene poi ripagato con l’effettivo risparmio conseguito. Questo modello consente inoltre di applicare un’ottica Win-Win al progetto: più l’intervento è efficace, più il cliente risparmia, più la ESCo ci guadagna.

Si tratta quindi di un meccanismo virtuoso di fare efficienza energetica. La sfida di SunCity nell’approcciare questo modello è stata quella di renderlo fruibile alle PMI ed ai soggetti di piccole dimensioni, solitamente al di fuori dei target dei soggetti che si occupano di efficienza energetica. L’innovatività del nostro modello consiste nell’aver creato una serie di procedure standardizzate di analisi e aver predisposto uno scaffale virtuale in cui trovano spazio interventi di efficienza diversi che vengono attivati in funzione delle esigenze del singolo Cliente. Grazie a questo modello, che abbiamo chiamato Valore Efficienza, possiamo concepire gli interventi come pacchetti preconfezionati grazie ai quali i clienti possono risparmiare in media il 20% sulle loro attuali bollette.

“StartUp-StartHope” è il bando che SunCity si è aggiudicata, dedicato alla nascita e alla crescita di imprese innovative. Che significa fare startup oggi e qual è il vostro prossimo obiettivo?

Il contesto delle energie rinnovabili è stato caratterizzato da profondi cambiamenti che hanno richiesto alle aziende di dimostrare un fortissimo spirito di adattamento e spiccata capacità di reazione alle variazioni esterne.

In questo contesto le startup risultano per certi versi avvantaggiate dalla loro struttura Lean e dalla “mentalità” delle persone coinvolte nel processo aziendale. In queste condizioni, anche ai fini del successo nell’iniziativa StartUp StartHope, abbiamo avuto modo di constatare come una buona idea, la traction del progetto, le prospettive di un settore ed un business plan robusto non sarebbero state sufficienti.

 

Nel nostro caso elemento propellente e di differenziazione dai competitors è stato il valore aggiunto del nostro team. L’esperienza, la credibilità e le competenze delle singole persone di SunCity si sono rivelate il vero elemento vincente. La sfida per il nostro futuro è quella di giocare un ruolo primario nella rivoluzione democratica che le energie rinnovabili e l’efficienza energetica stanno vivendo. Il prossimo obiettivo è creare valore aziendale sfruttando l’iniezione di capitale derivante dal bando aggiudicato, irrobustire il modello di business e strutturare l’azienda per raggiungere gli obiettivi commerciali e di redditività che ci siamo prefissati per diventare player di riferimento per il mercato italiano dei SEU e delle ESCO.

Considerando la lunga esperienza nel settore, e ora come manager di SunCity, quali sono le previsioni per il futuro dell’energetico in Italia, anche con riferimento alle continue novità normative?

Il futuro di questo settore nei prossimi anni vedrà una continua diffusione del fotovoltaico domestico e lo sviluppo del fotovoltaico per lo Small Business (Aziende e piccoli artigiani) con delle modalità nuove.
Per il fotovoltaico domestico è possibile prevedere una sua crescente integrazione con altri interventi come l’installazione di solare termico (produzione di acqua calda per usi sanitari o riscaldamento), l’utilizzo di pompe di calore (riscaldamento e raffrescamento), l’affiancamento con caldaie ad alta efficienza e sistemi di monitoraggio energetico in modo da ridurre sensibilmente i consumi energetici delle nostre abitazioni apportando benefici al portafogli e all’ambiente.

Una casa energicamente più efficace è di fatto una casa che aumenta il suo valore, ed in un paese come l’Italia in cui la casa è stata ed è il maggiore investimento delle famiglie italiane, vedo in questi interventi un modo per far aumentare o recuperare il valore economico perso in questi anni di crisi immobiliare.
Per il fotovoltaico Small business la direzione del settore è quella della produzione distribuita e dell’integrazione tecnologica. Le aziende hanno bisogno di risparmiare e le bollette energetiche stanno acquisendo un peso sempre maggiore nei loro bilanci. Grazie ad investimenti di soggetti esterni che installeranno le loro tecnologie, efficienza energetica in modalità ESCO e fotovoltaico in modalità SEU, le aziende potranno beneficiare di questi interventi di efficientamento senza impegnare capitali ma retrocedendo una quota del risparmio conseguito (ESCO model) o pagando per l’energia elettrica prodotta in loco (SEU model).

Non utilizzi Instagram nella tua strategia? Orazio Spoto spiega perché dovresti #ninjamasterSMM

Instagram è un social network nato da un’applicazione la cui essenza sta nell’unire la forza comunicativa delle foto all’efficacia del testo.
Il nome Instagram, infatti, è la sintesi di due parole: foto “istantanee” – scattate dal proprio smartphone, perfezionate grazie ai filtri e subito condivise – più “telegramma”. La didascalia, quindi, non va mai trascurata ed è fondamentale per apportare un valore aggiunto alla foto e renderla completa e comunicativa.

Qualche suggerimento in pillole su come utilizzare al meglio Instagram, ci viene proprio dal co-fondatore di Instagramers Italia: Orazio Spoto, docente del Master Online in Social Media Marketing targato Ninja Academy.

1. Condividere immagini può davvero essere un efficace strumento di marketing?

Assolutamente sì, il detto “l’immagine vale più di mille parole” non è mai stato più veritiero come nell’epoca dei social network, e di Instagram naturalmente.

2. Quali sono gli step principali per definire una social media strategy su Instagram?

Il primo passo fondamentale è, sicuramente, definire il piano editoriale. Subito dopo, bisogna individuare un hashtag di riferimento da usare come bandiera.
Alla base di tutto c’è sempre l’investimento di tempo per presentarsi ai propri potenziali followers al meglio, interagendo con like e commenti.

3. Come posso creare una community su Instagram? Non basta condividere le foto della mia colazione con l’hashtag #foodporn e attendere i like?

master online social media marketing

Tutti sono liberi di creare gruppi e community, è il social ragazzi 😉
Alcune community, come igersitalia hanno delle regole, tra l’altro pubbliche e visibili sul sito www.instagramersitalia.it.
Altra storia è essere parte integrante di una community. Nel nostro caso è semplice, basta usare instagram e i tag corretti. Per tag corretti intendo dire con un criterio di territorialità preciso. Sei a Milano, tagga le tue foto igersmilano, e così via per le altre città.

4. Voglio organizzare una Instagram challenge. Cosa devo sapere in merito?

I challenge sono progetti fotografici online che utilizzano un tema specifico. La regola è una sola: non chiedere troppo ai tuoi partecipanti. Non bisogna farli diventare veicoli inconsapevoli del tuo brand o servizio; se ne accorgeranno subito e, nella migliore delle ipotesi, il tuo account resterà più deserto del deserto!

5. Perché è importante specificare dove mi trovo, con chi mi trovo e cosa sto facendo su Instagram?

Il geotag rende visibile la tua foto anche a chi è fuori dal tuo network e contribuisce a raccontare meglio il luogo. Grazie alla geolocalizzazione puoi popolare e veicolare una immensa mappa 2.0 creata dagli utenti. Per te è anche meglio: sei più visibile e magari ricevi qualche like e apprezzamento in più. Non che sia necessario ma alla fine fa sempre piacere, no?

LEGGI LE ALTRE INTERVISTE AI 13 SUPEREROI DEL MASTER NINJA ACADEMY:

Google+: a cosa serve? Risponde Claudio Gagliardini
Come portare i Social Media in azienda? La parola a Filippo Giotto
Utilizzi Pinterest nella tua strategia di visual storytelling?
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Come si progetta una Social Media Strategy? Risponde Simone Tornabene

ECommerce management: il corso targato Ninja Academy per ottimizzare le vendite del tuo store virtuale

Ecommerce management: il corso targato Ninja Academy per ottimizzare le vendite del tuo store virtuale

Si è da poco concluso  il corso in eCommerce Management della Ninja Academy. Un’opportunità unica per tutti i partecipanti per acquisire nozioni e tecniche su come creare, gestire ed ottimizzare un negozio di eCommerce, partendo dalla scelta della piattaforma per arrivare alla comunicazione e al customer care mediante i social network.

Se sei curioso di conoscere come funziona un corso della Ninja Academy e vuoi sapere quali siano gli argomenti affrontati in corsi del genere, questo post è l’occasione ciò che fa per te!

Il corso online in eCommerce Management di Ninja Academy, è stato strutturato in tre moduli da due lezioni ed ha avuto come docenti Roberto Fumarola, Francesco Varuzza e Gabriele Taviani. Dopo ogni modulo si è svolto un question time in cui i docenti hanno risposto alle domande e chiarito eventuali dubbi riguardo gli argomenti trattati. le lezioni avevano lo scopo quello di fornire ai partecipanti i tool essenziali per pianificare la propria strategia di eCommerce, dall’ideazione dello store alla soddisfazione del cliente.

Cosa abbiamo imparato sull’eCommerce

I tre moduli del corso erano i seguenti:

  1. IL MERCATO, LE STRATEGIE E GLI STRUMENTI DELL’ECOMMERCE
  2. CUSTOMER CARE, SOCIAL COMMERCE & MARKETPLACE
  3. ECOMMERCE MARKETING

Il corso ci ha permesso di acquisire competenze specifiche sui passaggi strategici dell’eCommerce, dalla piattaforma da utilizzare, i possibili modelli di business, le tecniche di analisi anche competitiva, gli aspetti gestionali ed in generale tutte quelle attività che occorrono ad un professionista della vendita online per essere in sintonia col proprio mercato.

In particolare abbiamo appreso come:

  • scegliere la migliore piattaforma di vendita per la propria azienda;
  • gestire progetti di eCommerce con successo;
  • acquisire nuovi clienti con le tecniche di performance marketing applicate all’eCommerce;
  • utilizzare il social media marketing come strumento di vendita;
  • gestire un customer care 2.0.

Ciò che personalmente ho imparato dal corso è di quanto sia complesso dare inizio a un eCommerce: la scelta della piattaforma più adatta al proprio business, il budget da destinare allo sviluppo della stessa, il tipo di comunicazione in base al target che ci si prefigge, gli aspetti organizzativi della gestione del negozio, ecc.

E quando il tutto è online inizia la vera sfida, cioè portare traffico e persone al sito e riuscire ad intercettare i loro bisogni. Solo con un piano di marketing efficace si può creare un valore per l’acquirente che premierà i nostri sforzi con l’acquisto.

Altro punto fondamentale che ho appreso durante il corso è che il potenziale acquirente va seguito in tutte le fasi d’acquisto e che buona parte del lavoro si svolge dopo l’acquisto: bisogna fare in modo che il cliente torni a comprare e che diventi un nostro ambassador.

Il corso e gli strumenti per gestire un eCommerce di successo

Ciò che ha contribuito a farci comprendere meglio i concetti di cui abbiamo parlato al corso è stato il mettere subito in pratica le nozioni: i question time e l’interazione dei partecipanti sul gruppo privato su Facebook hanno consentito uno scambio di opinioni tra gli utenti, rendendo viva la discussione.

L’unica Academy (forse) più famosa della scuola Ninja è quella statunitense del cinema che ogni anno assegna gli Oscar. Ma se vuoi l’Oscar per il digital marketing non convenzionale devi prendere in considerazione di seguire un corso di formazione Ninja.

I materiali del corso sono sempre pronti da consultare, e se c’è qualche domanda si può sempre farla al docente. Sempre tramite la community riservata ai partecipanti ci si può confrontare e si possono scambiare idee con una rete di professionisti.

eCommerce management: il corso targato Ninja Academy per ottimizzare le vendite del tuo store virtuale

Ogni partecipante ai corsi può inoltre fornire un feedback all’Academy, così da poter permettere ai Ninja di risolvere eventuali criticità e poter costantemente migliorare il livello dell’offerta formativa.

eCommerce management: il corso targato Ninja Academy per ottimizzare le vendite del tuo store virtuale

Trovo che il corso sia stata un’esperienza formativa molto utile e l’aspetto che più apprezzo dei corsi dell’Academy è la possibilità di poter seguire in diretta le lezioni o in streaming quando voglio: così posso scegliere il momento adatto per aggiornarmi professionalmente, ad esempio con tablet e cuffiette durante gli spostamenti coi mezzi pubblici!

E a quanto pare non sono l’unico ad essere contento dell’investimento fatto in formazione:

eCommerce management: il corso targato Ninja Academy per ottimizzare le vendite del tuo store virtuale

Sei pronto a metterti alla prova? Per verificare quanto ho appreso durante il corso sto per sottopormi al test di valutazione finale, così da conseguire l’attestato e scoprire se ci sono eventuali aree da approfondire nella mia preparazione!

E tu sei pronto a metterti in gioco con un corso Ninja Academy?

Pebble TIME, lo schermo a colori che fa impazzire Kickstarter


Dopo tre anni dal lancio della prima campagna su Kickstarter, Pebble ritorna alla riscossa, proponendo un nuovo smartwatch alla community tramite il portale statunitense che consente di finanziare i propri progetti tramite crowdfunding.

LEGGI ANCHE: Pebble, l’orologio e-ink che gestisce il tuo smartphone

Se il primo smart watch di Pebble era già salito sul podio dei most fundend product nell’elenco dei progetti più finanziati, il nuovo smart watch denominato TIME è già record dopo meno di 15 minuti dall’apertura della campagna.

Dopo qualche ora il primo milione raccolto.  Mentre si guarda il video promozionale, il contatore della raccolta scorre a colpi di decine di migliaia di euro.

Ancora più di tre settimane per superare il “most funded project” di Kickstarter, il celeberrimo “coolest cooler” porta vivande con una miriade di funzioni, tra cui le più vitali: charger e wifi, che ha registrato il record di $13,285,226 l’agosto scorso.

Le novità di Pebble TIME

Due i punti di forza: colori e batteria. Lo schermo infatti, pur non essendo touch screen, è a colori, ed è dotato di una batteria dalla durata di una settimana.

Tre bottoni per connetterti con ciò che è più importante: il tempo. Ogni notifica ed informazione è quindi suddivisa tra le tre etichette “present”, “past” e future”.

Viene rivisto il concetto di timeline, a noi caro grazie a Zuckemberg, per suddividere la propria vita nelle tre macro categorie, come spiegano nel video della campagna.

Successo scontato o inatteso ?

Apparentemente non dovrebbe nemmeno stupire più di tanto il risultato di Pebble TIME, visti i precedenti, eppure tutti i backers in giro per il mondo sono riusciti addirittura a mandare il sito in down nelle prime ore di apertura.

Non è esattamente una campagna di crowdfunding per un nuovo sensazionale prodotto studiato e brevettato da un gruppo di amici squattrinati, ma una raccolta di pre-ordini da parte di un’azienda oramai consolidata, che ha già segnato la storia con il primo Pebble.

Si può quindi ripensare Kickstarter come un nuovo strumento di marketing anche per aziende conosciute, che nonostante la propria forza promozionale preferiscono appoggiarsi all’esistente struttura commerciale e comunicativa dei grandi portali per la raccolta come appunto Kickstarter o Indiegogo. Forse un pò ingiusto dal punto di vista di ci non è altrettanto conosciuto e viene messo in ombra dalle raccolte catalizzatrice di successo (e fondi).

Il tempismo

Gioca forza anche l‘attesa uscita del nuovo Apple watch, previsto nei prossimi giorni, che nel frattempo ha puntato su un target ben diverso dal pubblico di Kickstarter, investendo su Vogue USA per una campagna pubblicitaria di ben 12 pagine.

LEGGI ANCHE: Apple Watch: la prima pubblicità è su Vogue

Non solo i grandi colossi hi-tech sviluppano nuove soluzioni wearable, pensando a prodotti per arricchire i nostri polsi; nuovi insospettabili competitors come PornHub si affacciano in questo nuovo mondo.

Cos'è successo alla mia macchina?

Guerrilla Marketing: Jeep continua a sorprenderci

Dopo l’operazione di Guerrilla Marketing studiata per il lancio di Jeep® Renegade, di cui vi avevamo già parlato qui, il brand Jeep® continua a stupirci, studiando iniziative di marketing innovative.

Vi starete chiedendo cosa si saranno inventati questa volta gli esperti di marketing della casa automobilistica, beh! Ve lo raccontiamo noi!

L’iniziativa, “Renegade for a night”, si è svolta a Torino, in via Po.
Ma il noto brand non era solo, infatti, partners di questa iniziativa 4 giocatori della Juventus (Giorgio Chiellini, Paul Pogba, Alvaro Morata, Simone Pepe).

Guerrilla Marketing: Jeep continua a sorprenderci
Leggi anche: Storytelling transmediale: cos’è e quali sono gli ingredienti per il successo?

Il video dell’iniziativa di Guerrilla Marketing ideata dal marchio Jeep® racchiude emozioni, creatività e mistero. I giocatori della Juventus questa volta hanno dovuto superare una nuova sfida, ovviamente, a bordo di Jeep® Renegade.

I campioni aiutati dal buio della notte, hanno coperto le vetture della concorrenza con delle cover brandizzate Jeep®; l’obiettivo? Far diventare vetture “comuni” in delle Jeep® Renegade.

Un buon gioco di squadra ed una serie di passaggi veloci hanno permesso ai grandi calciatori di fare goal, seppur in un campo, non proprio, da calcio.

Guerrilla Marketing: Jeep continua a sorprenderci

Ma quali saranno state le reazioni dei proprietari delle auto? Sorpresa, sorrisi, incredulità ed un mix di emozioni in pochi minuti. A svelare il mistero un messaggio su una cartolina firmata Jeep® Renegade.
Guardiamo insieme quello che è successo!

Un’iniziativa creativa, che ha regalato ai torinesi un “buongiorno” molto particolare; del resto il marchio Jeep® è, senza dubbio, uno dei brand maggiormente innovativi, che tende a distaccarsi dal marketing tradizionale, con operazioni nuove e divertenti.

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MWC 2015: Blackphone 2, lo smartphone pensato per la privacy

Privacy: se ne parla ovunque ma sul suo vero significato e sul confine tra ciò che è, o almeno dovrebbe essere, e ciò che non è ci interroghiamo spesso e la risposta al quesito è di difficile soluzione. Resta il fatto che in molti ne sentono il bisogno, proprio oggi che i nostri dati sono un po’ sparsi ovunque. In realtà una risposta a questo esigenza è già avvenuta lo scorso anno, ma una nuova proposta si è fatta strada al Mobile World Congress 2015.

Stiamo parlando del Blackphone 2, il telefono anti intercettazioni. Già nel 2014 vi parlammo del primo Blackphone, oggi vediamo cosa ha in più questo nuovo modello!

Caratteristiche

Dopo il tentativo del 2014, Silent Circle, l’azienda produttrice specializzata in comunicazioni criptate, torna alla ribalta con la seconda generazione del Blackphone dalle caratteristiche hardware più performanti.

Per un breve riepilogo il Blackphone ha di base un software anti intercettazioni e una serie di app all’interno pensate per proteggere la privacy, come Silent Phone che è un’app che consente di fare chiamate VoiP criptate verso un altro telefono dotato del medesimo sistema, mentre Silent Text fa la stessa cosa, ma per la messaggistica e lo scambio di dati invece con Silent Contacts si guarda alla sicurezza dei contatti presenti in rubrica. La privacy è garantita soltanto con l’utilizzo delle app proprietarie, non può essere garantita nell’utilizzo di app terze.

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La seconda versione del Blackphone, oltre a quanto detto, presenta un processore Octacore 64 bit con 3 GB di Ram e PrivatOS, il sistema operativo proprietario grazie al quale tutte le applicazioni di Silent Circle possono funzionare e trasformare il Blackphone uno smartphone pensato per chi vuole proteggere la propria privacy, criptare le comunicazioni per evitare controlli e sorveglianza.

Rivestito in vetro sia sulla superficie anteriore che posteriore, ha un display di 5.5″ full HD e 32 GB di memoria interna.

Un telefono che ha fatto del software il suo punto forte non poteva non presentare novità anche in tal senso e infatti innovativa è Silent Meeting: un’app dall’interfaccia semplice ed intuitiva per realizzare conference call criptate. Oltre a questo, altra novità è lo Store, negozio dedicato ai possessori di BlackPhone con applicazioni sviluppate appositamente per questo tipo di device, quindi con assoluta priorità alla protezione dei propri dati.

L’uscita sul mercato è prevista in estate a un prezzo di 629 $.