Privacy via mobile: dai rischi a Blackphone, lo smartphone antispia

Smartphone e tablet mettono a rischio la privacy: come?

Fonte @Getty

Da quando internet è entrato a far parte della nostra vita la parola privacy l’abbiamo sentita e risentita milioni di volte, nonostante essa metta sempre paura, solo pochi di noi effettivamente seguono i consigli per prevenire l’attacco di dati, non solo per pigrizia o mancanza di tempo ma anche perché tutto ciò che non è tangibile e sfugge al nostro occhio quasi lo dimentichiamo e passa in secondo piano.

Per venire in contro a tutte le nostre paure riguardo la privacy, il 24 febbraio al Mobile World Congress di Barcellona avverrà il lancio del Blackphone, uno smartphone a prova di spia che promette di essere il primo cellulare intelligente in assoluto ad offrire agli utenti il pieno controllo della propria privacy.

Darà la possibilità di effettuare e ricevere telefonate, scambiare messaggi testuali, trasferire e archiviare file ed effettuare videochat, tutto in completa sicurezza senza nessun tipo di violazione.

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In attesa di Blackphone però, cosa possiamo fare?

“Navigo quindi sono”: le informazioni personali che generiamo con l’utilizzo mobile

Partendo dal presupposto che in realtà chiunque potenzialmente potrebbe carpire informazioni dal nostro smartphone, vorrei precisare che non solo i malintenzionati hanno questo obiettivo, in quanto attingere alle informazioni che può offrire un dispositivo mobile non si limita al semplice numero di carta utilizzata per pagamenti online o ai contatti della rubrica.

Infatti i soggetti primi che più si addentrano nella nostra privacy non sono altro che negozianti, brand e aziende, probabilmente ancor più interessati alle informazioni che il nostro smartphone può dare loro, rispetto al solito governo che il più delle volte viene citato quando si parla di controllo dei devices mobile.

Avete presente quando immediatamente giunti in un hotel, workshop o anche locali quali McDonald, Starbucks e altri, la prima cosa che quasi tutti noi facciamo è collegarci alla linea Wi-Fi più o meno gratuita che offrono? Bene quello è uno dei metodi più semplici e veloci per mettere a rischio la nostra privacy, in quanto ogni telefono, così come ogni pc, ha un codice identificativo unico (ID), solitamente tramite questo metodo non forniamo dati sensibili, ma il confine tra anonimato e l’identificazione del cliente è sottile.

E’ possibile per esempio dedurre l’identità di una persona collegata alla rete, grazie all’accesso ai social come Twitter e Instagram per nominarne due a caso.

Il GPS, questo spione…

Un altro metodo efficace per mettere a rischio la nostra privacy è tramite il GPS: ogni qual volta ci viene richiesto di comunicare la nostra posizione offriamo dati in maniera del tutto spontanea. Sappiamo benissimo che questa richiesta è sempre più diffusa, partendo da Google Maps, passando per alcune app di messaggistica come WeChat e tante altre ancora. Per verificare cosa si può fare grazie alla geolocalizzazione ed avete uno smartphone Android, controllate la vostra cronologia degli spostamenti di Google: chi utilizza il GPS in modo intenso resterà sorpreso!

Le informazioni utili che le aziende possono ricavare variano a seconda del metodo utilizzato ma in linea di massima vengono lette in modo da capire quali tipologie di possibili clienti frequentano determinati posti. Per esempio se si costruisse una rete wi-fi unificata da una stessa agenzia, installando connessioni gratuite in diverse tipologie di negozio, potrebbe essere possibile tenere traccia di ogni singolo ID collegato e scoprire magari che un utente iscritto a scuola di yoga qualche tempo dopo si sia recato in un ristorante vegetariano.
Così facendo si potrebbero mirare le pubblicità intorno alla scuola o al ristorante.

Qualche altra informazione semplice da reperire potrebbe essere effettuata calcolando le visite compiute un determinato luogo, creando in questo modo una sorta di identikit dei visitatori, come per esempio visitare una campo da golf una volta al mese ci classificherebbe come un golfista occasionale, mentre se lo visitassimo tre volte al mese, verremmo visti come un giocatore di golf intermedio.

Anche quando siamo tranquilli a casa forniamo inconsapevolmente informazioni, per esempio quando teniamo il telefono acceso durante la notte, comunichiamo alle aziende che la posizione è riconducibile a casa nostra. Così come se giornalmente un determinato ID è presente in una scuola ne si deduce che sia uno studente o un addetto della scuola a seconda degli orari.

Privacy e controllo: proteggersi è possibile!

Evitare che la nostra privacy venga attaccata è tutta questione di attenzione, in quanto visto che ora abbiamo appreso come e quali informazioni vengono lette, sappiamo anche come difenderci: intanto stando principalmente attenti ai siti che visitiamo nel momento in cui utilizziamo le reti wi-fi di altri; così come controllare le impostazioni riguardo la privacy delle varie app e social.

La nostra privacy è dunque semplicemente nelle nostre mani, ma tutti cercano di metterci all’erta anche il Garante per la protezione dei dati personali con un video in cui offrono alcuni consigli più o meno ovvi per stare attenti.

Quanti di voi si preoccupano della propria privacy su internet?
Utilizzate qualche metodo particolare o accortezza mentre utilizzate il vostro smartphone o siete come me che predico bene ma razzolo male?

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