Social discovery: la fine di Google è vicina? Lo abbiamo chiesto a Lorenzo Viscanti [INTERVISTA] #ninjamasterSMM

"Fan e follower da soli servono a ben poco, se non sono in partenza interessati ai nostri contenuti"

Social discovery Lorenzo Viscanti

“La SEO è morta”. Così si diceva qualche tempo fa sul web, giusto per ricordare che non basta avere un sito ben posizionato, ma occorre presentare contenuti di qualità e di utilità per farsi trovare, non dai clienti, ma da clienti interessati.  Ora, questa apparente provocazione potrebbe rimanere una boutade per gli addetti ai lavori, se non fosse per un piccolo particolare: l’era della social advertising è già iniziata. Ma allora, ha ancora senso affidarsi ai risultati di Google? E ancora: qual è il valore economico del traffico sul sito internet di un’azienda? E quello di un follower sui social media? Lo abbiamo chiesto a Lorenzo Viscanti, docente del Master Online in Social Media Marketing targato Ninja Academy.

lorenzo viscanti

1. Un link, al libro The End of the Power su Amazon, pubblicato all’interno di un post di Mark Zuckerberg e poi, il delirio. Che cosa c’entra tutto ciò con la social discovery?

Zuckerberg ha pubblicato il link ad un libro ed è bastato un collegamento ipertestuale per farlo scoprire a decine di migliaia di persone, che sono andate a comprarlo online esaurendo le copie disponibili in pochissime ore. Questo è il potere del suggerimento (la social discovery, quando il consiglio ci arriva online) ed è enorme.

Siamo già abituati a scoprire le notizie cliccando sui link condivisi sui social. Anzi, i social hanno dato nuova linfa a chi produce notizie e contenuti (pensiamo ai casi strabilianti di fanpage.it o addirittura alla comunicazione politica del blog di Beppe Grillo, che fa largo uso dei social per attirare attenzione).

Pian piano stiamo imparando anche a scoprire prodotti nuovi, che ci vengono consigliati dai nostri amici che già ne fanno uso.
L‘impatto della social discovery sull’ecommerce sarà il tema dominante dei prossimi anni. Le aziende dovranno imparare a sfruttare questo canale per far vedere (e vendere) i propri prodotti.
Tutto passa per la capacità di generare visite di persone potenzialmente interessate sul proprio sito web.

2. Per quanto tempo saremo schiavi dei capricci di Google per aumentare le vendite delle nostre scarpe, dei nostri vini o dei nostri pneumatici online?

Fino ad ora la ricerca su Google è stato il principale strumento per portare queste visite sui siti. Da adesso cominciano ad affiancarsi altri metodi e tecnologie per scoprire i nostri prodotti.

Cambierà qualcosa per Google? La search rimarrà fondamentale e sarà sempre dominata da Big G, ma perderà il monopolio del driver di traffico ai siti.

Naturalmente anche la social discovery vedrà un mix di attività ‘gratuite’ e a pagamento, esattamente come SEO e SEM sui motori di ricerca. Il social advertising è all’inizio, ma saperlo gestire diventerà importante esattamente come avere un sito web.

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3. Sono un’azienda. Ho un sito, ho un blog. Ho una pagina su Facebook dove pubblico contenuti del mio blog, ma non genero traffico. Che cosa sto sbagliando?

Per portare attenzione sui contenuti della propria azienda serve il giusto pubblico sui social network e una ottima strategia di contenuto. Fan e follower da soli servono a ben poco, se non sono in partenza interessati ai nostri contenuti.

Quindi bisogna lavorare sulla profilazione della nostra base fan e follower. A questo punto l’unione con una strategia di contenuti che sappia risvegliare l’interesse del pubblico (che fino a questo punto è stato potenziale) genera l’interazione che porterà attenzione sui nostri contenuti e sui nostri prodotti.

4. Voglio misurare l’effetto di una campagna social in termini di ROI, ma i conti non tornano. Da quale prospettiva devo vedere le cose?

Tranne per chi fa ecommerce misurare in termini economici il ROI dell’attività in social media è inutile. Qual è il valore economico del traffico sul sito internet di un’azienda? Qual è il valore di un follower sui social media?
L’approccio più conveniente prevede di misurare il percorso di engagement che ha portato alla generazione del fatturato. In pratica, per ogni vendita tenere conto del funnel di navigazione che ha portato dai social media l’utente a comprare, magari presso un punto vendita retail. Come si fa? Bisogna integrare sistemi di misurazione a vari livelli (attività sui social, traffico sul sito, buoni riscattati nei punti vendita, …) ed incrociare i dati.

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La buzzword del 2015 sarà…

Traffico. Sempre più transazioni economiche partiranno online, per concludersi sempre in rete oppure offline. E il punto di partenza sarà sempre una visualizzazione di un contenuto sui social o su un sito web.

Il traffico sui canali online è il nuovo oro del 2015.

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Scritto da

Emanuela Goldoni

Nasce nel cuore dell'Emilia, a Mirandola, per intenderci, la città del filosofo Pico della Mirandola. Per metà è partenopea, ma di mediterraneo ha preso solo il senso ... continua

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