Blackshape, la Ferrari dell’aria made in Puglia

Hanno 84 dipendenti, tra le 21 startup italiane che superano il milione e mezzo di fatturato, hanno ordini da tutto il mondo. No, non fanno app, non fanno sevizi web. Fanno aerei, tra i più innovativi del mondo e li fanno a Monopoli, in Puglia.

La storia dei fondatori di Blackshape Aircraft è simile a quella di tantissimi startupper, cominciata tra i banchi di scuola, un’esperienza di studi all’estero…e poi il ritorno. Sì, Luciano Belviso e Angelo Petrosillo, con la loro formazione sarebbero potuti andare dappertutto, invece decidono di tornare a casa, in Puglia, per creare qualcosa.

Partecipano a Bollenti Spiriti, di cui aveva già parlato Fabio Casciabianca, nel 2009 e vincono un finanziamento a fondo perduto di 25.000 euro. L’idea originaria era quella di creare una serie di mobili in fibra di carbonio. Poi l’idea cambia, la fibra di carbonio resta ma decidono di “innalzarla”. Producono aerei in fibra di carbonio,biposto, molto più leggeri, veloci e con un consumo inferiore rispetto alla media.

Ma 25.000 euro sono bruscolini, c’è bisogno di un finanziamento e anche sostanzioso. A un passo dalla rinuncia lo trovano, un milione di euro. Si parte, anzi si vola. I modelli piacciono, si vendono, solo all’estero. Conquistano il favore degli arabi, degli statunitensi, adesso vorrebbero conquistare il mercato indiano, molto complicato, ma i presupposti ci sono. E tutto senza investimenti mastodontici in pubblicità.

Oggi Blackshape è uno dei leader nel settore dell’aereonautica sportiva, i suoi modelli sono richiesti in tutto il mondo sia da privati che dalle scuole di addestramento. Fa parte della Angelo Investments che al suo interno annovera anche MerMec Group (diagnostica e gestione linee ferroviarie) e Sitael (sviluppo di satelliti e sistemi propulsivi). Insieme un portafoglio ordini stimabile in 150 milioni di euro secondo il presidente Vito Pertosa.

Infine ogni sei mesi 10 tra i più brillanti studenti di ingegneria d’Europa vengono invitati nel laboratorio di Blackshape per lavorare ad un progetto. Lo studente più meritevole vedrà il proprio progetto realizzato e verrà assunto a tempo indeterminato. Perché è vero, si parte da un’idea innovativa, ma questa bisogna alimentarla, rinnovarla, giorno dopo giorno, con nuove idee, nuove risorse, se non si vuole che quel progetto nel giro di qualche anno diventi obsoleto.

E questo quelli Blackshape lo sanno bene!

Pulsante "buy" nei tweet, Twitter punta all'e-commerce?

shopping su twitter

Credits: Kooroshication

Forse, in un futuro non troppo lontano, potremo fare shopping su Twitter. Diverse fonti hanno riportato negli scorsi giorni la misteriosa apparizione di pulsanti “buy now” sull’app mobile di Twitter, posizionati sotto le foto di alcuni prodotti.

Questi tweet ‘anomali’ avevano una cosa in comune: erano stati tutti condivisi attraverso un’applicazione chiamata Fancy. Ma secondo le testimonianze degli utenti, il pulsante portava direttamente ad un checkout interno all’app.  Sono tutti abbastanza concordi nell’affermare che si è trattato di un esperimento effettuato da Twitter. Difficilmente, infatti, gli sviluppatori di Fancy avrebbero potuto effettuare modifiche così radicali all’interfaccia del social network senza il suo consenso.

Il tutto è durato pochissimo tempo. È probabile che la nuova funzione sia stata resa pubblica involontariamente, ma ci sono ottime ragioni di pensare che Twitter abbia un forte interesse ad espandersi nel settore degli acquisti online.

twitter buy now

A maggio il social network ha annunciato un accordo con Amazon US per dare la possibilità ai suoi utenti di aggiungere prodotti al proprio carrello twittando #AmazonCart in risposta ai messaggi su Twitter che includono il link a un prodotto su Amazon.

Poco dopo sono emerse sul web delle mockup, sviluppate da Fancy, che mostravano una possibile integrazione tra Twitter e e-commerce. E ora c’è questa vicenda degli acquisti via tweet, che vede ancora protagonista Fancy.

Insomma, non sappiamo quando, ma lo shopping su Twitter sta per diventare realtà. E vi consigliamo di tenere ben lontani smartphone e carta di credito, perché le compere via tweet promettono di rivoluzionare la definizione di “acquisto d’impulso”!

Solarino, al mare col robot ad energia solare

Sei già pronto a sdraiarti al sole mentre Solarino pulisce la spiaggia per te? Come, cos’è Solarino?
Forse non lo sai, ma in Puglia  un team di quattro ingegneri, Rocco Galati, Alessandro Deodati, Emiliano Petrachi e Giuseppe Vendramin, realizza robot in grado di effettuare la pulizia dei litorali e delle spiagge, rispettando l’ambiente e senza fastidiose emissioni sonore.

Abbiamo rivolto qualche domanda ad Alessandro Deodati per capire meglio come è nata l’idea di coniugare robotica e rinnovabili, anche nell’ottica delle possibili future applicazioni di questo genere di tecnologia.

Ogni idea nasce dall’analisi di un bisogno contingente. Questa considerazione vale anche per Solarino?

È chiaro, il progresso nasce dall’esigenza di sopperire a delle necessità seguite dal desiderio di cambiamento ed è qui che entra in scena Solarino. Per anni il bisogno di mantenere pulite le nostre spiagge è stato soddisfatto da mezzi meccanici ingombranti ed inquinanti e in alcuni casi anche dall’uomo con ingenti sforzi fisici. Noi, con Solarino, abbiamo voluto lanciare un segnale di cambiamento con un occhio alla cura dell’ambiente e con l’altro alla salute dell’uomo.

Quello dei macchinari puliscispiaggia è un settore molto specifico, qual è il mercato di riferimento per il vostro robot?

Il nostro Robot è essenzialmente rivolto a stabilimenti balneari sensibili alle problematiche ambientali, che vogliono trasmettere un messaggio di eco-sostenibilità; a chi gestisce spiagge situate in riserve e parchi naturali obbligati ad operare nel rispetto di determinati vincoli ambientali. Ma Il target di riferimento di Solarino è anche più ampio perché è un robot versatile composto da una motrice intelligente con un’elevata forza di trazione capace di penetrare altri mercati del tutto differenti da quello dei puliscispiaggia.

Nella concezione e nello sviluppo del vostro prodotto, quanto ha contato il team e che ruolo hanno avuto incubatori e finanziatori?

L’entusiasmo e la voglia del nostro gruppo di lavorare nel campo della robotica sono state determinanti per trasformare un prototipo nel prodotto funzionale vero e proprio che conosciamo oggi. Le stesse qualità e la stessa forza hanno fatto sì che altri si “innamorassero” del progetto tanto da spingerli a collaborare con noi a vari livelli investendo il loro know-how o la loro capacità finanziaria e permettendoci di entrate sul mercato con una struttura efficiente ed efficace tale da far fronte a qualsiasi richiesta o necessità.

L’applicazione del solare ad oggetti di uso quotidiano può essere un modello concreto facilmente replicabile anche in altri tipi di attività. Vi sentite pionieri in questo senso?

Non ci sentiamo pionieri in tal senso in quanto da qualche anno ormai siamo circondati da strumenti di uso comune che utilizzano il pannello salare per ricaricarsi: basti pensare alle lampade stradali, agli orologi ad energia solare ecc.; di sicuro abbiamo raccolto la sfida consapevoli che questo è il futuro. L’utilizzo che noi facciamo del solare unito alla robotica è finalizzato da un lato ad un risparmio di risorse energetiche e dall’altro ad un risparmio di energie dell’uomo sottraendolo a sforzi fisici eccessivi ed a operazioni pericolose per la sua salute.

La comparsa di Solarino dà un po’ l’idea di un futuro fantascientifico. Cos’altro dobbiamo aspettarci, “spazzini robotici” per le strade delle città?

Non crediamo che Solarino sia il precursore di un futuro fantascientifico: è un robot guidato dall’uomo capace di dare un concreto aiuto nello svolgimento di diversi compiti con un salto in avanti rispetto al passato. Se ci si sofferma a riflettere, input fantascientifici ci giungono quasi ogni giorno da ogni parte del mondo, Dronyx invece è un’azienda concreta che ha sviluppato un nuovo prodotto utilizzabile oggi dalla nostra società; è chiaro che il nostro punto di forza è l’innovazione nel rispetto dell’ambiente e finalizzata ad un progresso tecnologico teso a soddisfare esigenze reali dell’uomo.

La nuova Fiat 500 è ancora più tecnologica, con il nuovo display TFT da 7 pollici

La nuova Fiat 500 è ancora più tecnologica, con il nuovo display TFT da 7 pollici

Photo Credits by fiatpress.com

Le presentazioni di Apple Car Play e, proprio in questi ultimi giorni, di Google Android Auto dimostrano come la tecnologia in automobile si stia direzionando sempre più verso una strada di connettività ed interazione con l’utente, permettendo di conseguenza lo sviluppo di nuovi scenari tecnologici volti ad un’estensione dell’utilizzo del proprio smartphone in auto (ovviamente, sempre in sicurezza).

Oltre a questi sistemi però, riguardanti l’infotainment, i display e la tecnologia avanzano anche in un altro componente chiave della vettura: il quadro strumenti. Un tempo (nemmeno troppo lontano) analogico, solitamente retroilluminato con una luce monocromatica, questo importantissimo componente sta subendo importanti evoluzioni.

Un esempio di grande impatto è rappresentato dall’Audi Virtual Cockpit, un vero e proprio tablet per dimensioni, potenza e funzionalità.

La nuova Fiat 500 è ancora più tecnologica, con il nuovo display TFT da 7 pollici

Photocredits by audi-mediaservices.com

Presentato in anteprima al CES di Las Vegas e, ufficialmente, all’interno della nuova Audi TT Coupè al Salone di Ginevra 2014, il nuovo “Audi Virtual Cockpit” è costituito da un display TFT da 12.3 pollici con processore Tegra, in grado di raggiungere la risoluzione di 1.440×540 pixel, potendo così, tra le varie funzionalità, visualizzare la mappa del navigatore a tutto schermo direttamente dietro agli indicatori di velocità e giri del motore.

Ma questi quadri di bordo così innovativi non sono presenti solo sulle “super car“: anche nel cosiddetto Segmento A infatti, quello dedicato alle auto più piccole, il livello tecnologico si è alzato di molto, ed un esempio arriva da una vettura molto apprezzata, non solo in Italia. Presentata nel suo ultimo facelift al salone di Ginevra, la nuova Fiat 500 contiene un innovativo quadro strumenti: un TFT da 7 pollici, sviluppato in collaborazione con Magneti Marelli, storica azienda appartenente al gruppo FCA.

Il nuovo TFT è un piccolo concentrato di tecnologia, un’innovazione che punta a dare un nuovo cuore tecnologico a questa vettura!

Sul quadrante infatti, compaiono contemporaneamente in formato digitale tutte le informazioni che possono essere utili al guidatore durante il viaggio, come i dati del tachimetro, del contagiri, della temperatura o il Gear Shift Indicator, che suggerisce il momento giusto per cambiare marcia, ed il trip computer, che fornisce le informazioni relative a percorrenza, consumo istantaneo del carburante, autonomia…

La nuova Fiat 500 è ancora più tecnologica, con il nuovo display TFT da 7 pollici

A seconda della versione (benzina o diesel) o dell’allestimento della vettura, il display modifica la propria grafica, assumendo una vocazione “Racing” per evidenziare la guida sportiva (specie sulle versioni Abarth) oppure “Green“, dedicata al contenimento dei consumi e delle emissioni.

Premendo il tasto SPORT infatti, vengono visualizzate informazioni prestazionali riguardanti la vettura (come le accelerazioni laterali o longitudinali, mentre l’indicatore di destra mostra la pressione del turbo o dell’acceleratore). Premendo il tasto ECO invece, l’indicatore a destra mostra una scala che indica l’ecocompatibilità del proprio stile di guida (da 0 a 5), consentendo di regolare in totale consapevolezza i consumi della propria vettura.

La nuova Fiat 500 è ancora più tecnologica, con il nuovo display TFT da 7 pollici

Sul display compaiono anche le indicazioni dello stato della vettura (come l’apertura/chiusura portiere), il nome del chiamante (durante una telefonata in vivavoce) e le indicazioni del navigatore: utilizzando il sistema TomTom Live infatti, le direzioni stradali vengono riportate, oltre che sul navigatore, anche al centro del quadro. Tutto questo garantisce quindi una migliore attenzione durante la guida, con tutte le informazioni utili subito a disposizione.

La nuova Fiat 500 è ancora più tecnologica, con il nuovo display TFT da 7 pollici

Questo quadro è un’innovazione che punta a sviluppare sia l’anima fashion della 500 che la sua tecnologia a bordo, equiparando di fatto una vettura di piccolo segmento alle grandi ammiraglie, ricche di soluzioni tecnologiche e grafiche. Il nuovo TFT è presente come optional sulla versione Lounge al prezzo di 300€, è di serie sulle versioni S, GQ e Cult, oltre alle sportive 500 Abarth.

Se siete curiosi di vederlo in funzionamento dal vivo, prima di andare in concessionaria è da poco disponibile sul sito worldtour.fiat500.com un gioco virtuale, dove si può provare la nuova 500 Cult nel mondo con una simpatica grafica a cartone animato, e testare così il nuovo quadro di bordo. Il tutto ovviamente senza rinunciare a condividere il proprio viaggio sui social!

La nuova Fiat 500 è ancora più tecnologica, con il nuovo display TFT da 7 pollici

La Battaglia delle Idee 2014: Alice Soru e il networking territoriale [INTERVISTA]

Nel Day1 della #BattleSA sarà il turno anche di Alice SoruHead of Open Campus Tiscali – un progetto nato a Cagliari e volto ad offrire programmi di accelerazione per startup digitali, spazi di coworking e un ricco calendario di eventi per tutti gli appassionati d’innovazione e creatività. L’intervento di Alice, programmato per le 16:30 di sabato 5 luglio al Teatro Ghirelli di Salerno, è intitolato “Come fare coworking e networking sul territorio“.

Se vuoi partecipare all’evento, prenota il tuo ticket gratuito qui! 

Quali sono le responsabilità di un’organizzazione che voglia farsi centro aggregante della scena startup sul territorio?

Sicuramente la prima responsabilità è quella di individuare i punti di forza e di debolezza specifici del proprio territorio e lavorare su questi senza tentare di replicare modelli esterni. Spesso si parla di “come ricreare una Silicon Valley” in un determinato territorio, ma la Silicon Valley è un contesto unico al mondo con una serie di caratteristiche storiche, culturali, economiche che hanno contribuito a creare l’ecosistema più fertile al mondo per l’innovazione tecnologica.

Noi a Cagliari abbiamo un’altra storia, fatta di ricerca, di casi di eccellenza nel digitale e di piccola impresa tradizionale e credo che la nostra responsabilità sia lavorare su questi aspetti: abbiamo una forte cultura digitale e dobbiamo essere in grado di trasmetterla alla piccola e media impresa che oggi fa fatica a rimanere al passo coi tempi; abbiamo un problema di “cultura d’impresa” e quindi dovremmo lavorare sulla diffusione di una maggiore propensione al rischio e sulla “capacity” dei nostri giovani.

Eventi, weekend, competition, fiere: qual è il tuo giudizio della scena startup italiana?

In questi ultimi anni si stanno sicuramente muovendo tante cose. C’è finalmente una normativa più chiara e ci sono una serie di agevolazioni fiscali per le startup innovative. Sarebbe impossibile per qualsiasi startupper seguire il calendario di eventi sempre più ricco.  A mio avviso va bene che ci siano tanti eventi e tante opportunità di entrare in contatto con questo mondo. L’importante è che contestualmente vada avanti il lavoro sulla normativa e sull’attrazione e la creazione di nuovi capitali di investimento.

Da Open Campus, su di un’isola, un’importante lezione di networking e collegamento col resto del paese. Quali sono i suoi principi ispiratori?

SI è vero, noi siamo ubicati in un’isola ma operiamo nell’ambito dell’ITC e del digitale e attraverso internet i concetti di ‘centro’ e ‘periferia’ vengono un po’ a cadere. Inoltre, Open Campus si trova a Cagliari, una città dove dall’inizio degli anni 90 c’è stata una vera e propria rivoluzione digitale:  il CRS4 di Carlo Rubbia, L’Unione Sarda, il primo giornale in Europa ad andare online, Video on Line, il primo ISP in Italia e poi Tiscali che dopo 15 anni ha ancora il suo quartier generale a Cagliari e oggi, attraverso Open Campus, continua a sostenere il fermento digitale del territorio.

Talento, idee, conoscenza, sono valori che non hanno una localizzazione fisica e si trovano distribuiti in egual misura dal nord al sud d’Italia! Con Open Campus lavoriamo tutti i giorni con questi valori bene in mente, cercando di portare avanti progetti che usino internet come strumento di conoscenza e di miglioramento della nostra vita.

Autographer: una piccola fotocamera indossabile e intelligente per scattare "foto di vita reale"

Autographer: una piccola fotocamera indossabile e intelligente per scattare "foto di vita reale"

Autographer è un nuovo strumento essenziale per chi vuole memorizzare quanti più ricordi possibili (anche intere giornate di ricordi) e per i ricercatori etnografici. Si tratta di una piccola fotocamera indossabile e intelligente che fotografa per voi lasciandovi liberi di fare altro.

Come funziona Autographer?

Lanciata da OMG Life, Autographer è in grado di fotografare e registrare l’intera scena in maniera discreta senza l’intrusione indesiderata di una fotocamera convenzionale. Basta indossarla e lei inizia a scattare in maniera automatica e soprattutto intelligente. L’intelligenza è dovuta a 5 sensori in grado di interpretare il contesto e scegliere le migliori impostazioni di scatto. Infatti analogamente all’occhio umano, i sensori percepiscono e decodificano luminosità, moto, direzione, colore e temperatura.

Quali le caratteristiche tecniche?

  • Completamente automatica
  • Peso 58g
  • Dimensioni 37.4 x 90 x 22.9 mm
  • Display OLED
  • Sensori incorporati per elaborare i migliori tempi di scatto
  • GPS
  • Obiettivo grandangolare che replica il punto di vista dell’occhio di chi la indossa
  • 8GB di memoria interna che le consentono di acquisire continuamente fino a 12 giorni
  • 12 ore di durata della batteria
  • Porta micro USB per la connettività e la ricarica
  • Singole immagini, sequenze e video in stop-motion
  • Leggera e più piccola di un iPhone

Autographer: una piccola fotocamera indossabile e intelligente per scattare "foto di vita reale"

La dichiarazione di Simon Randall, Head of OMG Life

«Autographer fornisce alle persone un nuovo metodo di fotografia, che potremmo chiamare Autografia. L’autografia permette di salvare un numero maggiore di ricordi, catturando immagini di “vita reale“, piuttosto che “la vita messa in posa”. Le persone possono vivere liberamente il momento, senza dover “mettere in pausa” per scattare foto. E’ la soluzione ideale per eventi di musica dal vivo, i momenti più sentimentali, come primi passi dei bambini, e molto altro.

Autographer assicura che i momenti migliori, che  diversamente potrebbero andare persi, siano completamente catturati. Nel corso del tempo questi momenti acquistano valore sentimentale e con Autographer si può assicurare di avere sia il ricordo che l’immagine a cui fare riferimento.»

A cosa stai pensando? Tra Facebook e realtà [VIRAL VIDEO]

A cosa stai pensando? Tra Facebook e realtà [VIRAL VIDEO]

Vi è mai capitato di leggere la timeline di Facebook e pensare: “Tutti felici quest’oggi” o magari “Guarda Chiara com’è venuta bene in foto!” o peggio “Ancora matrimoni?!”?

Probabilmente qualcosa di simile sarà frullato nella mente dei fratelli Highton, norvegesi di nascita, amanti del cinema, che hanno realizzato il meraviglioso “What’s in your mind”: si tratta di uno short video che mostra quanto Facebook abbia influenzato la vita di tutti noi e quanto sia diventato un termometro di like per la nostra felicità.

La trama è abbastanza noir e racconta di Jeff Hutton che nonostante un periodo della sua vita non propriamente felice – capita a tutti – prova a raccontare una realtà differente su Facebook, raccogliendo gradimenti e quasi consolazione, per poi riconsiderare il suo status reale e “sociale” e realizzare che in realtà: “my life sucks”(la mia vita fa schifo)

A cosa stai pensando? Tra Facebook e realtà [VIRAL VIDEO]

Qualitativamente il video è impeccabile, fluido nella fotografia e perfetto nei timing di tagli, un ottimo lavoro homemade vista la produzione del più piccolo dei fratelli Andrew Adam e della cura nei video effects del fratello Steven.

Presentato al Cannes Film Festival e insignito come “Staff Picks” da Vimeo, il video conta attualmente più di sei milioni e mezzo di visualizzazioni, per lo stupore del regista Shaun Higton, che ha visto incrementare esponenzialmente giorno per giorno le views.

E tu, a cosa stai pensando?

Firechat trasforma lo smartphone in un "Walkie Textie", anche offline!

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Con l’inizio dell’estate i più fortunati sono già partiti con la propria comitiva per le mete più disparate, e sicuramente avranno dovuto limitare il proprio piano dati ed il servizio roaming, per evitare di spendere una fortuna inavvertitamente! Cosa fareste se vi dicessi che esiste un modo per comunicare con i vostri amici anche in assenza di segnale cellulare e connessione ad internet?

L’app che presentiamo oggi sarà un aiuto fondamentale nelle occasioni estreme, perchè prescinde totalmente da qualunque tipo di connessione esterna al nostro device: non importa se starete facendo un’esplorazione geologica o alpina, se di notte vagate in un bosco, se state facendo una partita di softair o se siete al concerto della rock star più applaudita. Con FireChat potrete raggiungere i vostri amici nel raggio dichiarato di 200 passi, utilizzando solo gli strumenti del vostro smartphone.

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FireChat: come funziona

Sviluppata da OpenGarden, FireChat è una texting app molto semplice, con una UI simile a Whatsapp, che ci permette di messaggiare e condividere immagini con le persone intorno a noi, senza appoggiarsi a reti o router esterni. Firechat sfrutta infatti le funzionalità Bluetooth e Wi-fi del vostro smartphone (senza però connettersi a internet) per interagire con altri utenti che hanno la stessa app nel raggio dichiarato di 200 passi (la distanza può variare in base alle specifiche del terminale, sebbene anche i dispositivi più economici dovrebbero raggiungere almeno i 100 passi).

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A differenza degli altri sistemi di messaggitica, FireChat è anche uno strumento di prossimità che può essere utilizzato in situazioni di necessità o emergenza all’interno della propria cerchia di amici, senza utilizzare alcuna rete. Certo, può essere utilizzato come un walkie talkie testuale, per creare divertenti giochi di strategia!

Le conversazioni FireChat sono live, anonime e possono contenere fino a 10,000 partecipanti. Ognuno può creare la propria FireChat.

Modalità “nearby” ed “everyone”

FireChat permette due modalità: “Nearby” ed “Everyone”

 

In modalità “nearby” (quella che non richiede l’utilizzo di reti) l’app permette di comunicare solo con le persone vicine che hanno la stessa app. Pare che in questa modalità Firechat possa essere utilizzato anche in aereo. Per sicurezza, però, chiedete sempre alla compagnia di volo con la quale viaggiate!

In modalità “everyone” l’app necessita di una connessione dati, e permette l’interazione con i trending group pubblici, ma non è possibile inviare un messaggio specifico ad una persona che non si conosce. Possono però essere creati anche gruppi privati con la propria cerchia di amici.

I vantaggi di un’app di messaggistica che fa da “walkie textie”

FireChat ha l’indiscusso vantaggio di mettere in connessione gli amici e le persone vicine senza bisogno di connessioni, rendendo lo smartphone un vero “Walkie Textie“. Per questo, l’app potrebbe essere la compagna ideale delle comitive che stanno partendo per la loro avventura: grazie all’aggiornamento “FireChat <3” (FireChat Love), l’app è disponibile sia per iOS che per Android, comunica tra i due OS ed è gratis per le licenze non commerciali. La versione iOS funziona anche per iPod

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FireChat è l’app che abbiamo scelto per migliorare la sicurezza delle nostre vacanze; è sviluppata da OpenGarden ed è gratis. Certo, i più esigenti non troveranno (almeno, non ancora) delle killer feature come la possibilità di messaggi vocali o l’icona “visualizzato” in calce ai messaggi, ma disporre di una “FireChat” potrebbe, in certe occasioni, essere determinante!

Se sei interessato all’app, clicca qui sotto per andare al relativo marketplace!

Android

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iOS

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I brand pensano che tu sia stupido?

utente stupido

Hai mai pensato al modo in cui i brand elaborano strategie di comunicazione online? Il tipo di linguaggio utilizzato e il modo di approcciarsi della marca ai propri utenti ci rivela molto su come il pubblico viene considerato.

Se analizziamo come le marche parlano al proprio pubblico sui social network identifichiamo un linguaggio elementare.

Dallo studio condotto dalla società di marketing analytics TrackMaven emerge che spesso le marche comunicano agli utenti con un linguaggio scolare di bassissimo grado. Il report ha dimostrato che circa 2/3 (il 67,3 %) dei contenuti scritti su Facebook sono di un livello elementare di comprensione. Ciò è preoccupante, se consideriamo anche che Facebook richiede agli utenti di avere almeno 13 anni – che frequentano la scuola media.

Lo studio ha utilizzato le prove di leggibilità Flesch-Kincaid, misuratore di livello di comprensione di “pezzi” di prosa, secondo cui Moby Dick – per capirci – risulta al 10° livello di comprensione. È per questo che la TrackMaven di Washington ha studiato 5.804 pagine di Facebook (ciascuna con almeno 1.000 like) e oltre 1,5 milioni di post.

bambino

A seguito di quest’analisi, oltre a dipingere un quadro cupo dell’utilizzo del linguaggio su Facebook che mostra come spesso l’utente venga trattato da stupido, la ricerca ha effettivamente rivelato alcuni interessanti curiosità utili per la comunicazione dei marchi su Facebook. Scopriamole insieme!

La punteggiatura è importante.

La prima rivelazione è che i consumatori sono manipolati dalle scelte di punteggiatura: i messaggi conclusi con un punto esclamativo o un punto coinvolgono il triplo il lettore, mentre i punti interrogativi provocano un aumento d’interesse verso i post del 23%.

punteggiatura social network

Durante il fine settimana i messaggi sono più efficaci.

Le marche comunicano la maggior parte dei contenuti durante la settimana, il 9% dei messaggi il Sabato e meno del 9% la Domenica. Questo perché la maggior parte delle aziende concentrano il loro impegno sui social durante i giorni lavorativi e perciò feriali, ma si scopre che l’attività degli utenti è diversa, difatti c’è più riscontro alle pubblicazioni durante il fine settimana.

Le foto e i video aumentano l’appeal dei post.

L’ 88% dei messaggi che includono foto causano un’attenzione e memorizzazione più alta, quelli con i video creano il 2,35 d’interazione in più mentre quelli senza contenuti audio-visivi creano solo il 1,71 di coinvolgimento sui post.

linguaggio brand

Più parole, meglio è.

Il rapporto suggerisce che è tempo di andare oltre al trattamento elementare degli utenti: non sono bambini cresciuti, ma menti attive e reattive, anche su Facebook. Per molto tempo le marche hanno interagito con input semplici, e a tratti banali, comemettete like se vi piace“, “siete d’accordo con questa notizia?” o… “condividete questa novità“.

Ma ora non basta più, difatti i messaggi con 80-89 parole hanno una media di 6.19 d’interazione in più per post, mentre quelli con 70-79 parole ne ricevono circa il 3.42. I messaggi con 10-19 parole sono i più comuni, costituiscono 1/3 di tutti i messaggi delle marche, ma creano solo circa 2 interazioni per post.

 

La Battaglia delle Idee 2014: social media & startup con Filippo Giotto [INTERVISTA]

Domenica 6 luglio alla #BattleSA potrete ascoltare l’intervento di Filippo Giotto – Social Media Manager in Banca Mediolanum – intitolato “Strumenti per la social media strategy di una startup”. Generazione, controllo e gestione dei contenuti sono solo alcune delle attività di un social media manager per definire la reputazione sociale di un brand ma in che modo occorre improntare una social media strategy adatta ad una startup? Abbiamo incontrato Filippo in attesa del suo speech alla #BattleSA.

Se vuoi partecipare all’evento, prenota il tuo ticket gratuito qui!

Il prossimo epic fail sembra sempre dietro l’angolo. Quale lezione social non è ancora stata imparata dalle aziende?

Prima di tutto, pensando ai fattori scatenanti degli epic fail, pare evidente come alcuni brand non abbiano ancora compreso che certi estri creativi ed eccessi di ironia non sono necessariamente tollerati solo perchè “siamo sui social”. Lo può fare una persona con la propria cerchia di amici, ma un marchio (così come un personaggio pubblico) ha delle responsabilità nei confronti della società che non gli permettono di agire e comunicare con eccessiva leggerezza.

Dopodichè, i social media sono fatti di persone con cui il brand instaura relazioni, e quando compie un errore dovrebbe comportarsi come normalmente ci si comporta nella vita “reale” nei confronti di coloro a cui si tiene: è importante essere disposti a chiedere scusa, ascoltare e dimostrare che faremo in modo che quell’errore non si verificherà di nuovo.

Social Media come strumento di business

Aggiungo anche un’altra “lezione”, più che social direi culturale: mettere le persone giuste al posto giusto.
Quante volte abbiamo assistito a brand che attribuiscono la colpa del fail allo stagista?
Nessuno obbliga una azienda ad avere, per esempio, una fanpage o un profilo su twitter, ma nel momento in cui decide di aprirsi sui social media occorrerà farlo con la dovuta committenza, i giusti budget e le figure professionali del caso; profili che devono avere una certa seniority e che conoscano davvero il brand che stanno curando sui social (quindi la sua storia, i suoi valori, le dinamiche interne, etc.) così come le community che gestiscono.

La progettazione di una social media strategy di una startup è diversa da quella di una grande azienda? E se sì, in cosa?

Una startup deve fare i conti con una disponibilità di risorse allocabili sia per la definizione che per l’esecuzione della strategia nettamente inferiore rispetto a una grande azienda. E per risorse non intendiamo solamente quelle economiche bensì di tempo e di persone.

Per questo sarà importante progettare la strategia su obiettivi realistici che tengano conto delle vere possibilità di impegno; il rischio, altrimenti, è di trovarsi con profili social poco curati, newsletter che partono a singhiozzo e un blog congelato a “Hello, World!“.

Esiste ancora spazio, secondo te, per le startup social?

Se per startup social intendiamo il “next big social network”, penso di no: oggi il mercato è rappresentato da due grandi ecosistemi (facebook e g+) che raccolgono la quasi totalità degli utenti, a cui si affiancano altri social network più verticali o di nicchia molti dei quali ancora non riescono a monetizzare.

Diverso è, invece, parlare di startup che incarnano le dinamiche di relazione e condivisione proprie dei social; allora sì, certamente. Se vogliamo che le persone utilizzino il nostro servizio/app/sito/prodotto è necessario che le persone stesse vengano collocate al centro dell’idea: sono loro il primo acceleratore della startup.