Come rovinare la tua reputazione online

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Chiamarla reputazione online o semplicemente reputazione poco importa. Se hai un messaggio forte da comunicare, che sia una boutade o una provocazione per lanciare un prodotto o un’azienda, sappi che prima o poi farai i conti con i moralisti e i benpensanti.

Come ti sconvolgo la platea

Caschetto biondo, pantaloni aderenti in pelle nera, così, con la sua voce incalzante Cindy Gallop si confessa al TED, come se stesse confidandosi alle sue migliori amiche:” Esco con i ragazzini, soprattutto con i ventenni. E quando ci incontriamo, facciamo sesso”. La ex presidentessa della BBH ha deciso che per fa parlare di sé e della sua azienda MakeLoveNotPorn, una sua esplicita dichiarazione in tema di sesso potesse essere calzante e pertinente. Come darle torto.

Qualsiasi tua presa di posizione che abbia per oggetto il sesso, l’omosessualità, la guerra, il lavoro o ancora, i diritti degli animali, espressa sui social media verrà strumentalizzata per screditare la tua persona o il tuo brand. Un Guido Barilla che dichiara di essere esclusivamente a favore della famiglia tradizionale ha sollevato un polverone incredibile. A distanza di un anno, potrebbe essersi trattata semplicemente di un’affermazione sincera da parte del presidente.

gestione reputazione online

E l’immagine del brand?

L’imperatore dell’industria alimentare evidentemente sapeva di parlare a un suo pubblico.
Caduta di stile? Antipatia nei confronti del brand? Ripercussione negativa sull’immagine? A distanza di un anno bisognerebbe chiedere all’imprenditore milanese, se il fatturato abbia subito o meno un significativo calo di fatturato a seguito di quella esternazione.

Reputazione online, contenuto e identità

Online le persone ti giudicano per ciò che pubblichi. Forse a Cindy Gallop non interessava cavalcare l’onda del fenomeno culturale delle M.I.L.F. Il suo intento probabilmente è stato quello di creare appeal e generare curiosità nei confronti di chi si riconosce nei suoi medesimi valori: quello è il suo target. Lei è una donna di marketing, in fin dei conti.

Sul web vincono le persone autentiche

Poco importa se la redazione di TED non abbia voluto pubblicare il suo discorso, perché ha reputato offensivo il contenuto. Poco importa se, subito dopo, TED lo abbia pubblicato su youtube, disabilitandone i commenti. Ciò che vince è l’affermazione di un’identità autentica. Tant’è vero che alla richiesta accolta di abilitare i commenti al video, la stessa Gallop ha risposto personalmente al 90% dei commenti (si parla di più di 3.000 – come riporta un articolo del Business Insider). Certo, torniamo però coi piedi terra.

welcome to reality

Cindy Gallop, così come Guido Barilla, per quanto discutibili possano essere state le loro affermazioni, li possiamo giustificare. In fondo si tratta di trasmissione di valori legittimi legati a dei brand. Ora, se a pubblicare post del genere fosse stato uno sconosciuto qualsiasi, sicuramente non ci avrebbe fatto una bella figura agli occhi di recruiter, capi o colleghi. Sul web siamo vulnerabili, attaccabili e sempre comunque in svantaggio. Perché? Perché non ce ne accorgiamo, ma ci troviamo a fare i conti con la moltitudine e di fronte alla moltitudine non possiamo sperare di piacere a tutti. E se ci sono tool in grado di controllare tutto ciò che avviene online, ti ricordo che quello che accade offline a seguito di una tua azione online non lo è.

Basta, voglio scomparire dal web!

Oggi è un commento ingiurioso, domani una foto compromettente, dopodomani un tweet lamentoso. I contenuti che pubblichi dicono cosa sei e partecipano al processo di identificazione con la tua persona, che è tanto veloce quanto pericoloso. Sul web infatti non c’è tempo di contestualizzare in tempo reale un messaggio. Spesso mancano gli strumenti e i riferimenti per capire che cosa ci sia dietro ad uno sfogo e il tuo contenuto può essere travisato o interpretato male. Scomparire dal web?

Se non esisti per Google, non sei nessuno

Sì, l’hai pensato, vero? Immagina di dover prendere sul serio questa decisione. Allettante come idea. No Facebook. No Twitter. No Linkedin. No Instagram & co. Che liberazione. Non sei più sulla bocca di alcun individuo. Online. Eppure, non esserci online equivale a non avere un’identità offline. E credimi non c’è cosa peggiore che non essere nessuno per Google.

E quindi, #solocosebelle?

No, solo cose contenuti utili, soprattutto per te stesso.

Alibaba conquista Wall Street, è IPO da record

Abbiamo già avuto modo di parlare di Alibaba , il colosso cinese dell’eCommerce, ed eravamo rimasti alle stime che a maggio scorso vedevo l’azienda cinese inserita in una soglia pari ai 15 miliardi di dollari a dispetto del record fatto registrare da Facebook nel 2012 con un’IPO di 16 miliardi di dollari, ma si sa che le statistiche vanno prese con le pinze.

Ebbene Alibaba è sbarcata a Wall Street con l’IPO record di 21,77 miliardi di dollari. Il collocamento delle azioni sulla borsa di New York potrebbe portare nelle casse già ricche della società fino a 25 miliardi di dollari. Se Facebook fu la prima società IT ad arrivare alla soglia dei 16 miliardi, Alibaba ha cambiato le carte in tavola posizionandosi terza o quarta nelle quotazioni più grandi di sempre.

Per coloro i quali siano interessati ad investire parte dei loro risparmi sull’azienda cinese, il prezzo per azione è pari a 66-68 dollari, diversamente da quanto aveva inizialmente stimato la società con la soglia di 60-66 dollari, considerata la crescente domanda dei titoli da parte degli investitori, con una capitalizzazione di mercato stimata sui 168 miliardi di dollari posizionadola tra le prime quaranta al mondo.

L’effetto Alibaba sembra che stia contagiando anche le aziende che nel passato hanno stretto rapporti con Jack Ma, da poco promosso trentacinquesimo nella classifica Bloomberg degli uomini più ricchi del mondo con un patrimonio di 21,8 miliardi di dollari, visto che dallo sbarco sulla borsa newyorkese hanno avuto una crescita del 15% nell’ultimo mese.

Cosa farà Alibaba del capitale ottenuto dallo sbarco a Wall Street?

Il gigante cinese dell’eCommerce ha già stilato una lista di acquisizioni e obiettivi che intende raggiungere grazie ai capitali raccolti.
Uno di essi è quello di allargarsi nel mercato cinese degli utenti di smartphone in crescita di 600 milioni. Tencent, l’applicazione cinese di messaggistica istantanea fondata da Ma Huateng e Zhang Zhidong nel 1998 ha finora attratto circa 355 milioni di utenti, dunque un ottimo campo di investimento.

irano voci su un interessamento di Alibaba per Yahoo, lo storico motore di ricerca che è già tra i suoi azionisti con una quota pari al 23%.

Ritmi di allargamento record, ma che cosa ne pensano gli scettici?

I numeri sono chiari: siamo di fronte ad un collocamento record per il settore IT ma esperti del settore credono che questa espansione record sia destinata a rallentare. Le cause sarebbero da riscontrare nell’enorme concorrenza interna al mercato del web nei limiti fissati dalle autorità nazionali, basti considerare che Yu e’bao, lo strumento per investimenti affiliato alla sua piattaforma di pagamenti elettronica Alipay, preoccupa le banche cinesi con un fondo di asset che ha raggiunto gli 87 miliardi di dollari.

Altra preoccupazione relativa alle dinamiche incerte della borsa è legata alla possibilità di vendita di 8 miliardi di dollari di azioni da parte dei soci investitori, non soggetta a divieti di cedere le azioni nei primi mesi dopo il collocamento, la cosiddetta clausola lockup.

Il debutto allo scambio di BABA parte in ritardo

Il titolo avrebbe dovuto iniziare ad essere scambiato al New York Stock Exchange sotto il simbolo BABA.

Ma il titolo non ha iniziato immediatamente ad essere contrattato perché il Nyse ha voluto evitare problemi tecnici relativi alla gestione dei numerosi ordini previsti. Motivi validi considerato che BABA ha chiuso la prima giornata in rialzo con i titoli in crescita del 38% pari a 93,38 dollari, con il prezzo fissato a 68 dollari per azione.

Alibaba ha ottenuto 21,8 miliardi nell’IPO con 230,1 milioni di titoli.
Alle attuali quotazioni il market cap del gruppo è stimata in circa 230 miliardi, a dispetto dei 200 miliardi di Facebook.

50+ Content Marketing Tool per la tua Content Strategy – Parte 1

 

Cosa hanno in comune il lavoro di un Content Marketing Manager (o Strategist) e quello di Arthur Conan Doyle? Entrambi iniziano con un foglio bianco. Ed è proprio quel foglio bianco la sfida più grande. Soprattutto per un Content Marketer che ha contro di sé anche il fattore tempo: deve riempire quel vuoto e in fretta.

Per fortuna nell’epoca di Internet possiamo contare su un aiuto prezioso che il vecchio Arthur non aveva: una miriade di strumenti che possono integrarsi con il lavoro di creazione e distribuzione dei contenuti stessi. Nessuno di questi strumenti per Content Marketing può sostituire il Content Strategist stesso: ricordati sempre che il cervello è lo strumento più importante in questo (e in qualsiasi altro) lavoro. Anzi: alcuni strumenti possono risucchiare la tua produttività ottenendo l’effetto opposto a quello che desideri.

Suggerimento: se sei (o se non sei) un freelance e hai bisogno di consigli per aumentare la creatività e produttività della tua routine lavorativa, ti consiglio di iniziare da questo ottimo libro: Manage Yout Day To Day: Build Your Routine, Find Your Focus, and Sharpen Your Creative Mind (The 99U Book Series).

Nel mio lavoro ho incontrato e utilizzato diversi strumenti. Ecco quindi di seguito la mia lista di tool per il Content Marketing che qualsiasi Content Strategist o Manager troverà utili. Buona lettura!

Content Marketing: Produzione di Contenuti Testuali

Il mio tool preferito è senza dubbio Google Docs e in generale l’ambiente Google Drive. Principalmente perché:

  • Più soggetti possono contribuire allo stesso contenuto
  • Tiene traccia delle revisioni
  • Tutto è accessibile online

Ultimamente apprezzo sempre di più anche Evernote come sistema organizzare le idee. Mi aiuta a tenere traccia di idee, appunti, link che poi si trasformeranno in contenuti. Il suo pregio principale è l’essere integrato in moltissimi altri servizi e piattaforme.

Se poi trovo degli articoli interessanti ma non ho tempo di leggerli in quel momento, li conservo su Pocket. Un altro servizio comodo perché molto ben integrato sulle diverse piattaforme.

Infine mi capita spesso di lavorare in lingua inglese. Se anche per te è lo stesso sono certo che troverai prezioso questo servizio poco conosciuto: The Readability Test Tool. Inserendo un testo come input (o anche indicando un URL) questo sito applica al testo diversi test di leggibilità. Attribuendo un punteggio globale al tuo testo. Per fare considerazioni lato SEO utilizzo solitamente il Keyword Density Tool di SEO Book.

Ti sei affidato ad un freelance per la produzione dei tuoi contenuti? Li hai acquistati attraverso una piattaforma di freelance? Allora può tornarti utile un modo per controllare se il contenuto è un plagio o meno. Io uso Copyscape.

Elenco dei tool:

Content Marketing: Content Curation

Internet sembrava aver realizzato la visione di molti autori di fantascienza degli anni sessanta: una sorta di memoria collettiva dove tutto è conservato e dove tutto è accessibile. Quello che Asimov e compagnia avevano sottovalutato è che più informazione non significa automaticamente più conoscenza. Trasformare informazioni in conoscenza implica un processo di elaborazione. E se le informazioni eccedono le tue possibilità (o capacità) di elaborazione, allora si tratta del tipico caso da proverbio dove il troppo equivale al poco.

Questo è il motivo per cui avere 6.090.000 risultati per “content marketing seo” non ti aiuterà a creare un content marketing a prova di Google: se anche trovassi il tempo di leggere tutti i sei milioni di risultati, arrivato alla fine dovresti ricominciare da capo: nel frattempo nuove informazioni – probabilmente a migliaia – sono nate sull’argomento.

Internet ha quindi reso indispensabile la figura di un intermediario. Nel caso della ricerca “content marketing seo” il primo intermediario è Google stesso: attraverso il Page Rank decide quale risultato è più rilevante degli altri. In questo è il valore dell’intermediario: ti offre la possibilità di risparmiare tempo connettendoti direttamente a ciò che è più utile per te.

Anche nei contenuti si è reso indispensabile questo processo. Questo è il motivo per cui oltre alla produzione di testi la tua Content Strategy o il tuo Content Marketing potrebbero essere incentrati sulla Content Curation. Esistono un bel po’ di tool con diverse caratteristiche. Sotto trovi i miei preferiti.

Suggerimento: vuoi occuparti di content curation ma hai bisogno di un po’ di suggerimenti, best practice e case study? Ecco l’articolo che fa per te: http://moz.com/ugc/the-spotlight-on-the-content-curation-best-practices-tools-and-how-to-do-it-right

Elenco dei tool:

Fin qui la prima parte dei miei suggerimenti. Nel prossimo articolo ti svelerò quali sono i miei tool preferiti per altre operazioni legate alla Content Strategy e al Content Marketing, quali per esempio trovare contenuti e distribuire contenuti.

Sei già un professionista del Content Marketing? La Content Strategy è il tuo pane quotidiano? Allora commenta e condividi i tool che utilizzi nel tuo lavoro: saranno utili a me e a tutti gli altri lettori.

Fine della Prima Parte.

Catastrofi, sport, camomilla: i migliori annunci stampa della settimana

Come ogni lunedì, pronta per voi, la selezione dei migliori annunci stampa pubblicati negli ultimi 7 giorni nei circuiti pubblicitari di tutto il mondo.

Artesco: Piolt/Fisherman/Castaway

Un colore in più, una scelta in più. In questi bellissimi disegni eseguiti con la mitica matitona bicolor gli oggetti di colore rosso rappresentano una via d’uscita fondamentale per i protagonisti ritratti.

Advertising Agency: Publicidad Causa, Lima, Peru
Creative Directors: Nelson Fragoso, Beto Noriega, Nico Kluguer, Charly Pastor
Art Directors: Beto Noriega, Renato Salguero
Copywriter: Beto Noriega
Illustrator: Renato Salguero

Techo: Earthquake/Rain/Tornado



Quelli che a prima vista sembrano i disastri causati da catastrofi naturali sono in realtà gli scenari di povertà con i quali i volontari dell’associazione internazionale Techo devono rapportarsi quotidianamente.

Advertising Agency: FWK, Buenos Aires, Argentina
Creative Director: Quino Oneto Gaona
Art Directors: Sebastián Cestaro, Matías Fernandez
Copywriters: Martín Alfred, Matías Abbondio
Photographers: Archivo Techo, Flor Arroyos, Ivan Mansbach

Science World: Foam finger/Golf/Onesie

Il Science World di Vancouver è un centro culturale dove si imparano cose davvero sorprendenti! In questi giorni in programma la mostra “Le scienze dello sport” .

Advertising Agency: Rethink Canada
Creative Directors: Ian Grais, Chris Staples, Rob Tarry
Art Director: Felipe Mollica
Copywriter: Morgan Tierney
Print Producer: Scott Russell
Photographer: Clinton Hussey Photography

Sognid’Oro: Instant relax

Relax istantaneo, dalla tavola al letto. La bella immagine presentata vale più di mille parole. Estremamente efficace, come la promessa del prodotto.

Advertising Agency: DLV BBDO, Milan, Italy
Executive Creative Directors: Stefania Siani, Federico Pepe
Creative Directors: Andrea Jaccarino, Emanuele Viora
Art directors: Andrea Jaccarino, Federico Pepe
Copywriter: Emanuele Viora
Account: Ilaria Castiglioni
Photographer: Marco Casale / LSD
Post-producer: Paolo Dall’Ara / LSD

WWF: Panda/Bear/Hippo



Gli alberi salvano la natura. La natura salva gli alberi. In questi annunci stampa per WWF, ci vengono mostrati i musi di animali della natura selvaggia formanti da una sagoma stilizzata di un albero.

Advertising Agency: Ogilvy & Mather, Gurgaon, India
Executive Creative Director: Ajay Gahlaut
Creative Directors: Gaurav Nautiyal, Jossy Raphael, Nitin Srivastava
Copywriter: Anu Gulati
Art Director / Illustrator:Umesh Baldaniya

University Comics Week: gli studenti dell’Università Niccolò Cusano diventano fumetti di Gud

university comics week

Sapresti riconoscere a prima vista la differenza tra uno studente di Economia e uno di Psicologia?

L’Università telematica Niccolò Cusano ogni giorno, dal 22 al 27 settembre 2014 promuove sul suo blog l’iniziativa University Comics Week, un modo divertente per scoprire quali sono le caratteristiche degli studenti universitari italiani, facendo riferimento ai sei corsi di laurea inclusi nell’offerta didattica Unicusano.

Economia, Giurisprudenza, Ingegneria, Psicologia, Scienze della Formazione o Scienze Politiche, a quale facoltà appartiene lo studente della vignetta del giorno?

L’università si affida all’umorismo del fumettista Gud ovvero Daniele Bonomo, uno dei più attivi della rete, già apprezzato blogger a fumetti per a redazione web della trasmissione televisiva MasterChef, reportage di viaggio e autore di storie umoristiche, vignette, strips, racconti brevi e romanzi grafici.

Gud foto @Bookblog

Gud foto @Bookblog

Attraverso delle divertenti schede identificative, si potrà scoprire non solo il profilo demografico della popolazione studentesca, ma anche altre informazioni inerenti la percentuale di fuori sede, quella relativa agli studenti lavoratori e il voto medio di laurea.

Noi vi mostriamo la prima vignetta e qui un paio di work in progress, un’anticipazione della guida completa in alta risoluzione dell’University Comics Week che verrà pubblicata il prossimo 29 settembre sul blog della facoltà.

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ScuolaZoo e la campagna di guerrilla marketing del tour Riciclalo

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La community studentesca più famosa in Italia, ScuolaZoo, torna con la seconda Edizione del tour #Riciclalo, durante il quale tantissimi giovani potranno scambiare e riciclare oltre 3000 diari. Da mercoledì 17 fino al 24 settembre 100 ragazzi dello Staff di ambasciatori del brand saranno in 5 città italiane, per sensibilizzare gli studenti alle tematiche green.

Firenze, Milano, Padova, Bologna e Roma. In oltre 30 Scuole i protagonisti dello Zoo si scambieranno diari usati con i giovani studenti: guerrilla marketing allo stato puro. La comunicazione di ScuolaZoo è come sempre giovane, ironica, ma soprattutto incisiva.

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#Riciclalo è partita grazie al lancio di un video virale che ha spopolato sui social network. Realizzato dal Team creativo dello Zoo, il video scomoda il personaggi del film 300 per richiamare l’attenzione di tutti gli “Spartani” e non.

Quest’anno si uniranno al tour anche 10 Rappresentanti d’Istituto selezionati grazie al progetto R.I.S. 2013. Chi vuole seguire in diretta tutti gli sviluppi dell’iniziativa, può digitare l’hashtag #riciclalo, fino a mercoledì 24 settembre. Il motto di ScuolaZoo? Vinci la noia per tutto l’anno scolastico con il nostro diario.

Come progettare e gestire siti, blog ed e-commerce? La parola a Giorgio Brojanigo. #ninjamaster

Continuiamo a conoscere i docenti della seconda edizione del Ninja Master Online in Digital Marketing, il #digitaldreamteam del marketing digitale italiano. Oggi è il turno di Giorgio Brojanigo, docente del modulo in Digital Projects del #ninjamaster.

Ciao Giorgio, quali sono le aree operative da non sottovalutare quando si progettano o si gestiscono siti, portali, blog o e-commerce?

La domanda è ben posta: in moltissimi progetti si sottovalutano alcune aree operative e ci si concentra su uno o pochi aspetti, tipicamente sulla parte che si vede, il front end, probabilmente perchè è la parte più divertente. 🙂

Non bisogna invece dimenticare che qualsiasi progetto web transazionale, quindi qualsiasi sito che faccia da tramite per transazioni economiche, deve essere integrato e ha un impatto e conseguenze su molte aree dell’azienda: il servizio clienti, l’infrastruttura IT, la logistica e non ultima la parte amministrativa.

Questa complessità è al suo massimo per i siti e-commerce dove sono veramente coinvolte tutte le aree operative aziendali. La gestione dell’invio di prodotti fisici, specie se all’estero, con conseguente gestione di incassi e fatturazione, non è affatto banale come si potrebbe pensare. Devo dire che in alcuni casi ci si trova di fronte a situazioni nelle quali la cosa più “sottovalutata” è proprio la ragione d’essere e gli obiettivi del progetto stesso: prima ancora del “come” viene il “cosa” e soprattutto il “perchè”. Non sempre c’è chiarezza nella testa della dirigenza di un’azienda su quali siano gli obiettivi del progetto.

 

Siti che convertono e che non convertono: 3 consigli per un e-commerce vincente.

Al di là dei consigli più tecnici di cui ci sarà modo di parlare durante il Master sicuramente è fondamentale pensare come un cliente. Ad ogni passaggio, ad ogni pagina, bottone, elemento di informazione e interazione chiedersi cosa potrebbe capire (o più spesso NON capire) un visitatore che non conosca il sito, non conosca il prodotto, non sappia nulla di tutto quello che sappiamo noi.

Di solito la risposta a tutto questo è sempre la stessa: SEMPLIFICARE. Bisogna cercare ovunque possibile di rendere semplice e chiara l’offerta, i costi di trasporto, le garanzie e ogni elemento che potrebbe far sorgere il dubbio nella mente del cliente e frenarlo dal cliccare il fatidico tasto di checkout. Tornando però alla risposta precedente anche il sito meglio realizzato tecnicamente e dal punto di vista della comunicazione e della user interface non potrà avere successo se non è stato preceduto da un’accurata analisi in termini di mercato, prodotto e offerta.

Quali sono le tue app e i tuoi strumenti web preferiti?

Prevalentemente gli strumenti di comunicazione: mail, skype, whatsapp e wechat. Quelle di cui non potrei mai fare a meno però sono Google Maps e Spotify. 🙂

La tua soddisfazione lavorativa più grande?

In termini assoluti sicuramente aver trasformato grazie al web e all’e-commerce una piccolo negozio di informatica in un’azienda con centinaia di migliaia di clienti in un’epoca in cui i piccoli negozi di informatica erano destinati a morte certa. In generale ogni progetto che raggiunge gli obiettivi è sempre una soddisfazione, a maggior ragione quando l’obiettivo è trasmettere ad altri un po’ della passione che anima tutti noi docenti Ninja. 🙂

Grazie Marco! Ci vediamo online al Master Online in Digital Marketing! #ninjamaster 😉

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Leggi le altre interviste ai docenti del Master!

Davide Pozzi – I motori di ricerca come strumento di marketing? Parliamo di SEO.
Simone Tornabene – Pianificare, progettare e curare contenuti digitali.
Nicola Armellini – Integrare il mobile nella propria strategia di marketing?
Gianpaolo Lorusso – I motori di ricerca come strumento di marketing? Parliamo di SEM.
Miriam Bertoli – Come costruire un piano di comunicazione digitale?
Alessio Semoli – Come generare conversioni e interpretare le metriche digitali?
Marco Massara – Email Marketing: come ottimizzare DEM e Newsletter?

Come usare i social video per comunicare un brand [INFOGRAFICA]

Come usare i social video per comunicare un brand

Il potere di un video è enorme: può emozionare, può commuovere, può informare più di mille parole. Può coinvolgere, in definitiva, più di molti altri linguaggi. E se parliamo di piattaforme social, questo potere aumenta esponenzialmente.

The Media Octopus ha realizzato un’interessante infografica per analizzare il rapporto tra brand e social video, stilando una lista di accorgimenti per trarre il massimo vantaggio da YouTube, Vimeo, Vine & co.

Perché scegliere i social video?

Secondo i dati contenuti nel grafico:

  • I video triplicano il numero di visitatori di un sito web
  • Gli utenti spendono l’88% di tempo in più su un sito che contiene video
  • Il traffico organico dai motori di ricerca aumenta del 157%
  • La probabilità che un utente cerchi informazioni su un prodotto dopo aver visto un video aumenta del 46%
  • La probabilità che poi l’utente acquisti il prodotto aumenta dell’85%
  • Il 52% degli utenti si fida di più di acquisti online che riconoscono in un video

Come progettare dunque un buon video che porti a buoni risultati di conversione?

1. Studia la tua audience

Prima di progettare il contenuto, è importante capire cosa ricerca (e dove, interagendo con chi…) il nostro pubblico di riferimento.

2. Crea il contenuto

Cerca di capire in che modo vuoi attirare l’attenzione degli spettatori, e quindi investi del tempo nel creare brief che ruotano attorno al cambiamento razionale, emozionale o comportamentale che vorresti innescare.

3. Gestisci le risorse

È importante non sottovalutare la distribuzione del video: investi tempo e denaro per assicurarti che il video venga condiviso per massimizzarne l’efficacia.

4. Misura l’efficacia del video

Stabilisci metriche e KPI relativi ai tuoi obiettivi di business, e misurale lungo l’intera durata della campagna, in modo da poterne comparare l’efficacia anche con le future iniziative di comunicazione.

L'Innovation Village agli MTV Digital Days 2014


Per il secondo anno consecutivo gli MTV digital days ospitano uno spazio dedicato al business e all’innovazione. Non più solo conferenze musicali, concerti e DJ set dunque per l’evento organizzato da MTV Italia in Piemonte.

Già lo scorso anno gli MTV Days, trasferitesi da Torino a Venaria Reale, erano diventati “Digital” e avevano ospitato lo Startup Village per dare visibilità a startup nell’ambito musicale.

Quest’anno lo spazio dedicato all’economia digitale si è espanso e ha ospitato nell’Innovation village startup, game developer, maker e webagency.

Noi siamo andati a conoscere alcuni degli ospiti che ora vi presentiamo.

Cityglance

Un’app che consente di fare un check in agli MTV Digital Days. Cosa c’è di innovativo? Beh, quest’app è
Cityglance e consente di fare la ricerca per tratti somatici di qualcuno incontrato durante i propri spostamenti ma che non si conosce. Indicando il giorno, il luogo e le caratteristiche di chi si sta cercando, il sistema contatta tutti i profili degli utenti corrispondenti alla ricerca inserita.

Rispetto a molti altri social geolocalizzati, Cityglance è pensata per migliorare il viaggio delle persone che si spostano con il trasporto pubblico e per rendere i loro spostamenti informati e social.

Facendo il checkin sulla propria tratta di viaggio, si abilita una bacheca geolocalizzata sulla quale gli utenti possono condividere i propri pensieri, le proprie immagini e le segnalazioni riguardanti lo stato dei servizi pubblici sul proprio percorso. Sempre attraverso il checkin, gli utenti possono visualizzare le persone che sono intorno a loro, sulla stessa tratta di viaggio, e inviare loro il glance per stringere amicizia.

Attualmente Cityglance è attiva in più di 30 città in Italia e punta a raggiungere 400 città in tutto il mondo.

CharityStars

Possedere un capo d’abbigliamento o un oggetto appartenuto ad una star sicuramente è il sogno di molti. A partire da questo bisogno è nata CharityStars la piattaforma online che vende oggetti, esperienze e incontri esclusivi con personaggi famosi devolvendo in beneficenza i proventi raccolti alle ONG.



Nata del giugno 2013, ad oggi CharityStars è riuscita a raccogliere oltre 520.000 euro a favore di 100 non profit, da Telethon a Emergency al WWF, grazie al coinvolgimento di 170 celebrities e 60 aziende: dalla Ferrari all’Inter FC fino alle grandi aziende di moda, passando per Ligabue, Gigi Buffon e Javier Zanetti e Carlo Cracco, fino ad Emma Marrone, che ha messo all’asta le sue scarpe (nella foto qui a fianco).

CharityStars ha ideato un meccanismo che coniuga la tecnologia e la rapidità del web con l’esigenza delle aziende di intrapprendere azioni di corporate social responsibility (CSR), o di personaggi famosi che vogliono fare beneficenza.

E poi gamer, maker, e anche un po’ di sport

Oltre alla digital startup, all’Innovation village c’è stato molto altro.

C’è stata la Game Jam per sviluppatori di videogiochi organizzata da TUnion e AESVI, c’è stato il corner fotografico di PilRocks che realizza scatti fotografici abbinando il volto dei partecipanti agli MTV Days con quello di una rockstar.



Ci sono stati gioielli di Urbanage realizzati grazie alla lavorazione dell’alluminio…

E infine le corsie luminose di Aqvatech utilizzate per l’allenamento degli sportivi o per l’arredamento delle piscine e Hiris, il werable device di Circle Garage, che consente di rilevare i parametri biometrici (dal battito cardiaco al movimento) e migliorare le proprie prestazioni atletiche o controllare la propria consolle, come nel caso del DJ presente agli MTV Digital Days.

Test della personalità durante i colloqui di lavoro: il punto di vista dei recruiter [PARTE 2]

“Il problema non è mai lo strumento, ma il modo in cui lo strumento viene usato”. Così commenta una nota esperta HR, insieme alla sua società di selezione del personale, a seguito dell’ uscita della prima parte dell’ articolo “Test della personalità durante i colloqui di lavoro”.

Nello scorso post si è infatti discusso della reale efficacia di queste prove durante la fase di recruiting e si è giunti alla conclusione, grazie ai risultati di molti studi e note ricerche analizzate, che tali strumenti non devono essere gli unici parametri su cui poter effettivamente contare nel momento di selezione di un candidato.

Ma vediamo adesso che cosa ne pensano a tal proposito i recruiter.

Test della personalità e colloqui di lavoro: il punto di vista dei recruiter

Nonostante siano metodi oggi molto usati dagli esperti delle risorse umane, i test della personalità non permettono di pronosticare in toto il comportamento professionale di un individuo, in quanto non tengono conto di tutta una serie di fattori situazionali, ambientali, ad esempio, che un bravo recruiter deve comunque considerare nella fase di candidatura.
Questo è il nodo fondamentale che abbiamo analizzato nell’articolo precedente.

“Fondamentalmente concordo sul fatto che un buon recruiter non dovrebbe utilizzare solo un test (attitudinale, di personalità o altro) per decidere quale candidato scegliere”. Afferma Federica Broccoli, responsabile dell’area selezione di Osm Lavoro.

Vi è perciò la necessità di trovare tracce di valutazione il più promettenti e affidabili possibili e la volta scorsa avevamo concluso proprio ricordandoci che non vi è bisogno di condannare i test di personalità e suoi risultati, i quali dimostrano comunque che gli indicatori su cui fanno riferimento sono indici ad ogni modo attendibili per individuare un “buon” comportamento professionale, ma bisogna comunque valutarli e adottarli con una certa accortezza.

In virtù di questo, molti esperti di valutazione del personale suggeriscono che il miglior modo di selezionare è dato da un approccio finalizzato a una valutazione di tipo “globale e a tutto tondo” dei candidati.

Sempre Federica ci dice infatti che nella sua azienda di selezione, al momento della fase di recruiting, oltre al test, usano altri elementi di valutazione, quali curriculum di studio e lavoro, l’intervista, analisi della produttività passata, prove pratiche, competenza tecnica, etc.
Ma aggiunge: “È pur vero comunque che le persone hanno delle attitudini o delle propensioni che è opportuno conoscere per poter valorizzare ed un test della personalità, se lo si sa bene interpretare, può essere effettivamente predittivo”.

Il vantaggio dei Test

Un test psicologico consiste essenzialmente in una misurazione obiettiva e stereotipata di un campione di comportamento. È cioè una situazione standardizzata in cui il soggetto viene osservato e descritto con lo scopo di scegliere, selezionare e fare infine delle graduatorie.

Esistono per questo motivo dei particolari vantaggi legati all’uso dei test in fase dei recruiting, come:

  • La standardizzazione della valutazione dei risultati.
  • La standardizzazione nelle modalità di esame (par condicio per i candidati).
  • Rapidità di correzione delle prove.

Sono quindi tecniche che generalmente permettono di valutare gli aspetti emotivi, sociali e motivazionali del comportamento ed eventualmente anche la storia del loro sviluppo nell’ individuo preso in esame, ma non solo.
Il loro compito è quello di predire il comportamento futuro, come cioè il soggetto si comporterà in una data situazione.

I test: scelta e problemi

Un recruiter partendo dalla Job Description, deve individuare le attività fondamentali del ruolo e le corrispondenti competenze specifiche che un aspirante candidato dovrà avere. Dopodiché procederà con la scelta dei test che meglio consentiranno di mettere in evidenza le attitudini ricercate.

Questa è una fase molto delicata perché bisogna sempre tener conto di tutti i problemi teorici e metodologici che ruotano intorno a questi strumenti, come la questione degli errori culturali, l’ evoluzione delle attitudini, gli atteggiamenti di fronte ai test e gli schemi di risposta, cosa misuriamo (fattori, attitudini, processi?).

L’ uso responsabile dei test

Il lavoro di un buon recruiter deve essere sempre permeato da una filosofia costituita da un modus operandi che si basi soprattutto su un uso responsabile dei test della personalità che si concretizza, in particolare, nella:

Competenza (conoscenza teorico-metodologica dello strumento; selezione dello strumento appropriato in relazione allo scopo ed ai destinatari; integrazione di dati convergenti provenienti da diversi strumenti).
Formazione (formazione per l’utilizzo dei test; aggiornamento sull’utilizzo dei reattivi; confronto fra utilizzatori dello stesso strumento; sensibilità per le minoranze ed i soggetti svantaggiati).
Relazione (creazione e mantenimento di un contesto adeguato; rispetto della privacy; restituzione).

Non è, quindi, la quantità e i parametri categorizzabili e standardizzabili che derivano dai test e che per questo ne fanno un ottimo strumento di selezione e valutazione; è, piuttosto, il modo di trattare le informazioni/risultati che vengono recepiti da questi e saperli usare di conseguenza per assumere ad hoc un aspirante candidato.
Come già su scritto, Federica Broccoli ci ricorda, insieme alla sua nota azienda di selezione del personale, che, di fatti: “Il problema non è mai lo strumento, ma il modo in cui lo strumento viene usato”.