5 principi psicologici al servizio del marketing

In un mercato ormai saturo di offerte e possibilità di comunicazione, per emergere dal rumore di fondo, bisogna far leva su archetipi inossidabili come quelli di matrici psicologica; i comunicatori di successo sanno utilizzare alcuni principi psicologici di base per comprendere al meglio i loro clienti, con lo scopo di fornire loro esattamente ciò che vogliono ma soprattutto quello di cui hanno veramente bisogno.

Ecco cinque potenti tool da prendere in prestito dalla psicologia per portare il business ad un altro livello.

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1. Soddisfare la curiosità

Avete presente l’espressione “curioso come la scimmia“? Bene. Attenendosi ai precetti darwiniani l’uomo deriva dalla scimmia, ergo l’uomo è un essere per sua stessa natura curioso. La curiosità è uno stimolo emotivo potentissimo; senza di essa Fleming non si sarebbe chiesto cosa fosse e come funzionasse “quella muffa”, Colombo quale fosse la strada più breve per le Indie, Luke Skywalker chi fosse suo padre.

L’economista George Lowenstein – noto per le sue ricerche sulle scelte intemporali e di previsione affettiva – definisce la curiosità come “un motivo fondamentale che influenza il comportamento umano“.

2. Semplificare

Less is More. Siti web semplici, copy semplice e intuitivo, forme semplici, scelte semplici: come la vita, tutto ciò che è semplice, è meglio.

Secondo la legge della pregnanza, abbiamo la tendenza ad interpretare le immagini ambigue come semplici e complete, invece che come complesse e incomplete. Se sentiamo rumore di zoccoli pensiamo ad un cavallo, non ad una zebra.

In accordo con l’archetipico istinto di sopravvivenza del nostro cervello – che funziona riconoscendo modelli come già descritto qui – scegliamo istintivamente l’opzione più sicura, quella che riconosciamo, che spesso è quella più semplice appunto.

Le persone sono “cablate” per la semplicità e rendere le cose più semplici è possibile. Pensate all’iperbolico successo ottenuto da Macintosh grazie al suo sistema intuitivo.

3. Ridurre le possibilità di scelta

Più scelte si proporranno, più difficoltosa sarà la scelta definitiva, minori saranno le vendite. Quello che può a prima vista sembrare un paradosso è invece un dogma inossidabile nel marketing e nel business in genere.

In uno studio – condotto da Sheena Iyengar della Columbia Business School e Mark Lepper della Stanford University – i ricercatori hanno testato le vendite di una marmellata su una base di sei sapori rispetto a 24 o 30 opzioni. I risultati sono stati strabilianti, evidenziando come le vendite sulla base di sole sei scelte fossero ben il 600% in più rispetto a quelle dove si avevano molte più varianti di gusti.

Come si può evincere, avere più scelte è spesso demotivante. Il ricercatore Barry Schwartz ha descritto la condizione conseguente alle troppe opzioni come “un problema paralizzante”.

4. Tre è sempre il “numero magico”

Come consuetudine nelle vendite di servizi online, presentare al cliente tre opzioni, è la miglior soluzione. Categorizzandole in base al prezzo e ai benefits come high-cost/high-benefit, low-cost/low-benefits quella “di mezzo” sarà la scelta prevalente.

Paul Rodway, psicologo sperimentale presso l’Università di Chester, ha condotto uno studio su come le persone compiono le proprie scelte. Quello che ha scoperto è che, indipendentemente dalle differenze tra i partecipanti allo studio, l’opzione più comunemente selezionata è quella centrale.

In uno studio parallelo, i ricercatori della University of California, hanno fatto la stessa scoperta per quanto riguarda i prezzi. Un articolo del Journal of Consumer Psychology ha pubblicato la sua ricerca a conferma del fenomeno, soprannominato “center stage effect”. Il cliente predilige l’opzione di mezzo.

É quindi consigliabile studiare un’opzione centrale che sia remunerativa.

Se la maggior parte dei clienti sceglierà l’opzione mediana ha senso, quindi, rendere l’offerta di mezzo più gratificante in termini finanziari anche per voi che la offrite.

5. Non fornire soluzioni ma benefici

Per anni il marketing si è concentrato su trovare una soluzione ai problemi, colmare una lacuna. Ma nella digital era, dove il consumatore finale è sempre più informato, il vero plus di una adv è quello di fornire benefici reali ai propri target.

Dal momento in cui i consumers sanno già quello che vogliono, hanno già un approccio focalizzato e mirato dove veicolare il loro sforzo economico. Sono alla ricerca dei benefici che avranno da questo o quel prodotto. Più ne offrirete e meglio li saprete trasmettere, maggiore sarà il vostro successo.

Basta quindi avvalersi di un po’ di psicologia per rafforzare ed implementare il vostro marketing. La psicologia è potere, pochi principi che definiscono un approccio completamente nuovo e di successo.

La ricetta segreta della Coca-Cola? Lo storytelling

“Se le persone ameranno la storia che racconti, ameranno senz’altro te”. Niente di più vero nel mondo della comunicazione dei giorni nostri e questo Coca-Cola lo sa. La grande azienda americananon ha certo bisogno di presentazioni, il suo successo è “nella bocca di tutti” e vuole continuare a far parlare di sè con altrettanto grandi campagne di comunicazione, decidendo di investire sul grande trend del momento, lo storytelling, portando una ventata di aria fresca sul suo sito aziendale. Ma andiamo per ordine e cerchiamo di capire che cos’è lo storytelling e perché è così importante per la comunicazione d’impresa.

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Storytelling. L’arte di raccontare una storia

Il termine storytelling è formato da due parole inglesi: story e telling. Letteralmente, il termine può esser tradotto in italiano con le espressioni: raccontare una storia, comunicazione narrativa o anche comunicazione creativa. Nella sostanza, lo storytelling è una tecnica di comunicazione che consiste nel trasmettere un messaggio raccontando una storia, al fine di attirare l’attenzione del pubblico, stimolare in loro uno specifico desiderio e persuadendoli a compiere una determinata azione.

Lo storytelling è una tecnica di scrittura che gode di un grande potere attrattivo. Noi possiamo anche parlare e scrivere ma il raccontare storie ha spesso qualcosa in più, perché riesce a suscitare nel target idee e punti di vista, in modo diretto e coinvolgente.
In effetti, un cliente fidelizzato attraverso lo storytelling, cioè un cliente particolarmente coinvolto dalle storie che promuovono il brand o il suo prodotto, si dimostrerà più fedele e vicino al marchio. E Coca Cola questo l’ha intuito facendone il motivo per cambiare completamente faccia al proprio profilo web.

Il sito web aziendale è morto, lunga vita a Coca-Cola Journey

Comprendendo a pieno il potere della comunicazione attraverso la possibilità di raccontare storie, l’azienda ha dato una nuova veste al proprio website, che ora presenta un nome diverso e non solo. Coca-Cola Journey si presenta come una rivista digitale interattiva, ricca di contenuti che toccano “a rotazione” temi come: cultura popolare, social media, brand identity, marketing strategy, ricette e consigli per la carriera professionale.

C’è dell’altro oltre le storie: il nuovo sito è nato dopo una moltitudine di studi e approfondimenti. Coca-cola ha affrontato l’intero anno passato, cercando di capire quali sono i contenuti più interessanti per il pubblico del web e ne è uscito un prodotto molto interessante. Come nella maggior parte degli studi commerciali, diversi sono stati i risultati sorprendenti e allo stesso tempo essenziali per lo sviluppo del nuovo sito. È stato proprio attraverso il blog che il direttore della comunicazione di Coca-cola ha affermato che: le storie che i lettori hanno amato ci hanno sorpreso del tutto, e le storie che abbiamo pensato piacessero non sono andate tanto bene, finendo al di sotto delle nostre attese. Numerose sono state le modifiche fatte da Coca-Cola in base al feedback dei clienti, come l’aggiunta di nuove categorie legate al cibo e alla musica.

Coca-Cola. Il potere è nelle mani del lettore

Caratteristica importante del nuovo sito è che i lettori vengono prima di tutto. Ogni contenuto e post del sito si basa su un continuo feedback dei consumatori. Gli articoli più cliccati e più commentati sono presi come esempio per i post futuri: il sito evidenzia le storie più popolari, che a loro volta danno una grossa mano ai blogger, i quali correggono il tiro sugli argomenti cui ispirarsi per i loro futuri post, al fine di ingaggiare ancora di più i propri lettori.
La condivisione è sempre al primo posto. Ogni articolo ha i classici pulsanti di condivisione che hanno lo scopo di promuovere i diversi post con i social più noti. Tutto questo porta a un risultato finale pazzesco, che coinvolge sempre di più il pubblico nel mondo Coca-Cola. Non solo contenuti, ma anche un pacchetto multimediale di grande qualità. Ogni contenuto, infatti, è continuamente accoppiato con immagini di livello, agevolando il lettore a carpire i contenuti e invogliandolo così alla lettura.

Questo tipo di esperienza dimostra come, a volte, può essere molto utile per le aziende fare un restyling del proprio profilo aziendale al fine di avvicinarsi sempre di più ai clienti, offrendo loro un prodotto curato e condivisibile. Non a caso i consumatori sono continuamente alla ricerca di contenuti e informazioni virali, che facciano appello alle loro esigenze, e qui lo storytelling può essere la risposta.
Coca-Cola è stata una delle società globali a fare da apripista con questo innovativo metodo di marketing, attendiamo i successori e speriamo che siano in grado proseguire e, perché no, migliorare in questo progetto.

WhatsApp: cosa significa la doppia spunta blu?

Tra ieri sera e stamattina molti di voi avranno notato una novità su WhatsApp: oltre ai check verdi sono comparse anche delle spunte blu. Cosa vorranno significare?

Con l’ultimo aggiornamento, WhatsApp ha introdotto l’avviso di lettura di messaggio ricevuto. Da oggi, quindi, saremo avvisati dell’invio del messaggio con una spunta verde, della ricezione del messaggio con due spunte verdi e ora anche della lettura del messaggio con le spunte blu.

Inoltre, tenendo il dito premuto sul testo del messaggio potremo accedere alle info del messaggio e potremo sapere l’ora esatta di invio e quella di lettura.

Niente più scuse

Adesso non c’è più scampo, non potremo più utilizzare la scusa “mi dispiace, non l’ho letto!” Su Facebook e Twitter non mancano battute su quante relazioni finiranno a causa della nuova feature di Whatsapp.

'Se i quadri potessero parlare'

E la privacy?

Quella della privacy è sempre una questione spinosa. Non c’è dubbio che questa novità cambierà il nostro rapporto con l’app e il modo di comunicare attraverso Whatsapp, dato che la doppia spunta toglie libertà ai destinatari dei messaggi per dare più potere ai mittenti.

C’è chi minaccia la cancellazione da WhatsApp per iscriversi a piattaforme più attente alla riservatezza (come Telegram), ma è ancora presto per dire se questa nuova feature favorirà o sfavorirà il servizio di messaggistica istantanea.

Intanto, fatta la legge qualcuno ha già trovato l’inganno: a quanto pare è possibile disabilitare la conferma di lettura se viene disabilitata la feature che mostra l’ultima visita online.

Ninja Social Oroscopo dal 6 al 12 novembre

Guerrieri, guerriere, questa settimana si può! Cosa? Ma cambiare, naturalmente. Sbizzarritevi con il guardaroba, l’ufficio, il lavoro e perché no, il partner e non sorprendetevi se si creerà un po’ di caos; l’importante sarà vincerlo, per i più audaci, domarlo, per i più riflessivi e sopportarlo per tutti coloro che si sentiranno a corto di energie.

Certo è che la settimana inizierà con una giornata speciale: giovedì 6 novembre Mark Zuckerberg sarà a nostra disposizione, in livestream, per il primo Q&A aperto alla community di Facebook. Sbizzarriamoci, guerrieri, bombardiamolo di quesiti, da quelli sulla sua personalità a quelli sulle ultime funzioni create per Facebook. Lui, che è un Toro, non si tirerà indietro, non questa settimana in cui l’energia di Marte renderà i nati tra aprile e maggio proattivi e positivi sia nelle situazioni più confortevoli sia in quelle più scomode. Gli astri direbbero che Mr Facebook ha scelto il giorno giusto per prendere un impegno così atteso ma direbbero anche che per certe domande le risposte le troverete solo leggendo il  nostro Ninja Social Oroscopo della settimana!!

Incominciamo dall’Ariete, come tutti gli oroscopi che si rispettino. L’Ariete, si sentirà leggero come una farfalla e quando si chiederà il perché, nessun dispositivo Microsoft riuscirà a spiegargliene il motivo, che è molto semplice: Mercurio non sarà più ostile e si ritroverà un po’ di serenità.

Nel week end infatti Mercurio entrerà nel segno dello Scoprione, con tanto di festeggiamenti da parte del trigono d’acqua che aggiungerà un tic alla già lunga lista di pianeti in aspetto armonico. Chi è nato tra ottobre e novembre avrà sette giorni di emozioni pure; saranno così tante e così intense che basterebbe catturarne alcune e descriverle attraverso una story telling per diventare i migliori promotori di sè stessi sbaragliando la concorrenza. Il Cancro, nonostante l’opposizione di Marte, vivrà una settimana all’insegna della Red Passion. La disponibilità al confronto, l’attenzione ai dettagli e la predisposizione ad interessarsi dell’altro lo renderanno particolarmente attraente. I Pesci saranno così focalizzati verso l’obiettivo da riuscire a renderlo reale senza nemmeno l’ausilio di un progetto di Crowfounding.

Chi avrà bisogno di un po’ di aiuto questa settimana saranno senza ombra di dubbio l’Acquario e la Bilancia. L’Acquario si sentirà sopraffatto dai propri doveri, nulla di trascendentale, se non fosse che la routine della vita comune lo distrugge. Chissà se c’è una versione del Survival Kit per non soccombere alla coda in posta o a quella del supermercato?!

Per la Bilancia, invece sarà un po’ diverso perché la sensazione sarà quella di avere le batterie al minimo. Non ci sarà tempo da dedicare a discussioni inutile e se qualcuno dovesse porsi in maniera particolarmente ostile, potrebbe essere addirittura depennato dalla lista degli amici, in attesa i tempi migliori o di metodi alternativi!

Guerrieri, secondo voi smettere di procrastinare è possibile? Se sì chi dovrà dimostrarcelo sarà il Sagittario. Basta attendere l’impresa perfetta, basta desiderare l’occasione della vita, le opportunità vanno cercate e create, giusto? Anche chi è nato sotto il segno del Leone tenterà di rimandare a domani quello che in realtà potrebbe essere fatto oggi, ma nel suo caso basterebbe sentirsi un po’ più speciali del solito per ritrovare l’entusiasmo apparentemente perduto. Il Leone vuole essere sempre al centro dell’attenzione, si sa.

Chi al centro dell’attenzione ci si troverà davvero, questa settimana, sarà la Verginein grado di stupirci tutti con effetti speciali adatti ad ogni circostanza. Le sue domande saranno concrete e le sue risposte meno spigolose del solito, il che significa grandissimo sex appeal.

C’è qualcuno, tipo i Gemelli, che questa settimana la “brucerà” cercando di pianificare, organizzare e definire oggi tutti gli impegni per l’anno 2015. Premesso che né la precisione organizzativa né tantomeno quella di mantener fede agli impegni presi sono caratteristiche intrinseche dei nati tra maggio e giugno, siamo sicuri che in un futuro non troppo lontano non si creeranno connessioni tra mondi ad oggi troppo diversi?? Chi dite, è una domanda un po’ troppo Zuckerbergheresca questa?

Eccoci, siamo arrivati all’ultimo segno, il Capricorno, che questa settimana se la godrà alla grande. Lui, che ha trascorso un periodo lunghissimo alle prese con i propri doveri e se necessario, facendosi carico anche di quelli altrui, avrà sette giorni di audace relax. Quale miglior modo di celebrare questa liberatoria condizione se non una bella selfie tutta di palloncini??

Buona settimana!

5 alternative alla rimozione degli amici su Facebook

Rimozione di un amico su Facebook

La coppietta, il polemico, la maniaca dei selfie, l’appassionato di Candy Crush, ma anche l’ex e il capo.

Cos’hanno in comune? La loro odiosa presenza sulle nostre bacheche Facebook, che costituisce una costante tentazione all’Unfriend. Non sempre però rimuovere l’amicizia è possibile, o viene considerato socialmente accettabile.

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Ecco allora, prendendo spunto da Mashable, cinque soluzioni alternative all’Unfriend, che vi garantiranno un netto miglioramento della qualità di vita sui social!

1. Nascondere la notizia

Che sia l’ennesimo video di gattini o il tormentone musicale del momento, non dovete per forza rimuovere l’amico colpevole.
Nascondere il post è particolarmente facile: tutto quello che si deve fare è cliccare la freccia nell’angolo in alto a destra e selezionare “Non voglio vedere la notizia”. Sarà anche possibile scegliere il motivo per il quale non si vuole più vedere quel determinato post.

2. Condividere in modo selettivo

Ammettiamolo: a volte anche noi siamo un po’ masochisti. Nello sfogo del momento è possibile scrivere stati o condividere link che sicuramente scateneranno polemiche da parte di certi amici.
Se non volete perdere le ore successive in moderazioni inutili, potete decidere di escludere dalla visualizzazione dell’aggiornamento alcuni amici.
È anche possibile modificare la privacy dei post già pubblicati.

3. Usare le liste

Le liste non sono valide solo per gli Interessi. Esistono anche infatti liste Con Restrizioni nel quale inserire le persone con cui vogliamo condividere solo gli status pubblici, e quelle Conoscenti in cui si limita il numero di amici che saranno visibili nella news feed.
Per saperne di più potete visitare la sezione di Facebook dedicata alle FAQ sulle liste.

4. Diventare invisibili

Ok, questo assomiglia un po’ ai consigli dei film di spionaggio, ma chi non vorrebbe essere invisibile almeno una volta nella vita? Su Facebook è possibile, ed evita travasi di bile ogni volta che persone che non ci stanno particolarmente simpatiche ci scrivono in chat o commentano i nostri post.
Infatti, oltre a definire al meglio i privacy settings, si può anche decidere di spostare la chat offline solo per alcuni “amici”.

5. Unfollow

La soluzione più estrema di quelle proposte oggi, benché sempre politically correct. Dovrete semplicemente andare sul profilo dell’amico scocciatore e cliccare sul flag “Non seguire più”, oppure selezionando la stessa opzione dal menù che si attiva cliccando la freccia in alto a destra sui post in news feed.
La vostra bacheca migliorerà di parecchi punti, ve lo possiamo assicurare.

Avete trovato utili questi consigli? Avete altri suggerimenti che possono funzionare per evitare di rimuovere gli amici su Facebook?

The Survival Kit: creativi, ecco come sopravvivere alla vita d'agenzia

Scalare l’Everest? Attraversare a nuoto il Canale della Manica? No.
Per molti creativi l’impresa è (solo all’apparenza) molto meno ardua: arrivare a fine giornata indenne e uscire da lavoro in orario, senza essere placcati all’uscita da inquietanti domande come “Ma come stai messo?” oppure “Dove vai? Non hai visto le email?”.

Impellenti deadline, consegne ASAP e molti altri termini ingiustamente strappati dalle braccia del dizionario inglese, tutto sembra contribuire a rendere più concreto che mai il pericolo del più temibile degli accadimenti: l’imprevisto.

Per fortuna tutto il mondo è paese, ovvero non siete soli a questo mondo: ecco perché l’agenzia creativa canadese Phoenix ha ideato questi imperdibili Kit di Sopravvivenza per Creativi che, se è vero non potranno impedire agli imprevisti d’agenzia di saltare fuori all’improvviso, quantomeno vi permetteranno di sopravvivere con classe strappandovi un sorriso.

LEGGI ANCHE: Dieci cose da sapere per sopravvivere in una agenzia

Ecco qui una rapida rassegna dei Survival Kit, ma non dimenticate di fare visita al sito onepage firmato Phoenix!

1. Il Kit di sopravvivenza allo straordinario

Il più frequente degli imprevisti è sicuramente lui, lo straordinario. Ma con questo Survival Kit potrete affrontare al meglio le ore extra passate in ufficio, grazie all’attenta selezione di accessori pensata per voi, tra cui: una confezione di caffè nero colombiano con un indicatore del rapporto caffé/ore di straordinario, una pallina antistress e un simpatico badge che dissuaderà chi vi circonda dall’importunarvi.

2. Il Kit di sopravvivenza al black-out elettrico

Meno frequente ma possibile (soprattutto se si pensa che in certi casi, come si suol dire, piove sempre sul bagnato) è la mancanza di corrente elettrica. Dopo aver provato a cercare su internet il motivo di tale disguido solo per potervi poi ricordare che senza energia elettrica è pressoché impossibile che un router funzioni, non vi resta che consolarvi con questo Survival Kit. Come fare a meno, infatti, di una fisarmonica per allietare i vostri colleghi o dell’importantissimo badge per rassicurare voi e chi vi circonda?

3. Il Kit di sopravvivenza alle presentazioni

Nella frenesia generale è probabile che la vostra memoria faccia brutti scherzi e, si sa, i post-it non potranno salvarvi in eterno da ciò che, ammettiamolo, può succedere: dimenticare la presentazione con un cliente. Nessun problema: questo Survival Kit vi renderà presentabili e convincenti per l’audience che vi aspetta con pochi indispensabili accessori: Papillons per apparire stilosi (o semplicemente hipster), un indispensabile deodorante e, anche qui, un imperdibile badge motivazionale che vi ricordi che: keep calm, potete farcela!

Allora creativi, quale kit scegliereste da tenere sotto vetro per le emergenze? 🙂

Digital, Fashion e Wearable: il nuovo mondo della moda visto da Chiara Dal Ben [INTERVISTA]

Spinto anche dalle innovazioni digitali, il mondo del fashion nazionale e internazionale sta profondamente cambiando. Nuove tecnologie, innovazioni e trend ‘forzano’ brand e aziende a ripensare alla customer experience ed alle proprie attività di comunicazione, che ne risultano più ricche e ad alto impatto esperienziale.

E allora chi meglio di Chiara dal Benapprezzata Digital PR Manager e Blogger italiana – poteva svelarci alcune delle ultime tendenze capaci di integrare digitale e fashion? E’ nata un’intervista ricca di spunti e stimoli, da non perdere per curiosi e fashion addicted! Don’t miss it 😉

Ciao Chiara, benvenuta! Come valuti l’integrazione tra device digitali e mondo del fashion? Siamo già sulla buona strada o c’è ancora molto da fare?

Buongiorno a tutti i lettori! L’integrazione tra device digitali e sistema moda è sempre maggiore. La strada è stata intrapresa, da chi più e da chi meno ovviamente.

Per quanto riguarda il filone della wearable technology si sono mossi bene Luxottica e Diane Von Furstenberg con i Google Glass, Opening Cerimony con la collaborazione con Intel grazie al quale è stato realizzato un braccialetto.

Relativamente al mondo delle sfilate, Burberry ha collaborato con iPhone ai tempi del lancio del 5s: è stato creato uno spot in cui sono state messe in luce le potenzialità del telefono, il contenuto è una sorta di making-of realizzato durante la sfilata al fine di mostrare la qualità video del device.

 

A Febbraio 2014 Fendi invece è stato uno dei primi a utilizzare i droni durante la sfilata, che era quindi visibile online da microcamere volanti o in versione classica. Mulberry, dal canto suo, ha iniziato a utilizzare WeChat per aprirsi al mercato cinese.

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Non da meno è il mondo delle fashion app: le più note sono quelle che riconoscono un vestito e ti dicono dove trovarlo simile (chiamate per l’appunto Shazam della moda) come Asap54. Spring, una delle ultime nate, permette di acquistare qualsiasi prodotto direttamente dall’app. Funziona un po’ come Instagram, perché nel feed compaiono solo prodotti dei brand selezionati.

Quale è a tuo avviso la tecnologia digitale più interessante se applicata al mondo Fashion? Quale invece il brand più attivo e che sta facendo bene in tale direzione?

Il brand più attivo a livello digital è senza dubbio Burberry, lo sostiene anche BusinessOfFashion, la loro strategia è storytelling digitale a 360°. Ma non è l’unico. Le tecnologie da tenere d’occhio sono da un lato quella iBeacon e, più in generale, tutto il filone dei retail tecnologici. Dall’altra parte credo che la wearable tecnology entrerà nel nostro uso quotidiano prima di quanto pensiamo.

Più nello specifico, i negozi fisici stanno introducendo i camerini virtuali/virtual fitting room (uno degli ultimi casi italiani è OVS), gli specchi tecnologici (Diesel, ad esempio) e la tecnologia iBeacon che sfrutta la geolocalizzazione.

Per quanto riguarda la tecnologia indossabile, lo smartphone verrà in qualche modo sostituito da accessori come anelli, braccialetti e orologi che diverse aziende stanno iniziano a produrre. Un esempio è Ringly, un anello che permette di ricevere notifiche riguardo mail, social, chiamate, messaggi etc.

E ancora, il gioiello frutto della collaborazione di Intel con Opening Ceremony è un accessorio di lusso prima ancora che smart. Dispone di un display touch con schermo allo zaffiro e fornisce avvisi, promemoria, notifiche e sarà dotato di connessione 3G.

Lulu Guiness invece ha realizzato la prima “wearable camera bag”, una borsa con macchina fotografica incorporata.

A sostenerne l’importanza sempre maggiore è aperto il dibattito su che cosa decreta il lato estetico della tecnologia indossabile; motivo per cui Apple, Intel e Google hanno creato partnership con aziende del lusso per posizionarsi nel mercato moda.

In che modo il mondo del retail sta cambiando, spinto dalle nuove tecnologie? Sono più i brand Fashion o quelli di alta moda a fare affidamento su queste per arricchire brand experience e servizi offerti nei propri punti vendita?

In un certo senso si può dire che siamo nel mezzo di uno dei più profondi cambiamenti che l’industria del retail abbia mai vissuto. Cambiamento che non riguarda solo il retail ma coinvolge molti altri settori, ed è dovuto principalmente al fatto che la tecnologia è sempre più presente nelle nostre abitudini quotidiane. La tecnologia è il driver del cambiamento.

Ad oggi sia grandi catene (Nordstrom, H&M, Harrods, Macy’s, Zara e OVS ad esempio) sia brand (Mc Queen, Karl Lagerfeld, Burberry, Diesel, Pinko) stanno lavorando all’innovazione nei negozi fisici.

Se è vero che  si entra in negozio per vedere, toccare, valutare un prodotto e poi si usa lo smartphone per avere informazioni in tempo reale grazie alle App, ecco spiegata la direzione che le aziende della moda stanno prendendo. I negozi fisici si stanno evolvendo inserendo al loro interno tutta una serie di tecnologie volte a migliorare la user experience del cliente: basti pensare alle app, ai QR code, alla geolocalizzazione, alle etichette RFID e gli schermi touchscreen.

E ancora, come anticipato, iBeacon che sfrutta la tecnologia Bluetooth Smart, la quale consente il trasferimento di dati elaborati tramite un posizionamento GPS e ricevere contenuti in base al contesto in cui ci si trova. Come funziona? Un negozio può inviare sull’applicazione un messaggio di benvenuto al cliente appena entrato, un coupon con uno sconto speciale per acquistare alcuni capi o informazioni e dettagli su un vestito al quale in quel momento il cliente si è avvicinato. Una delle grandi potenzialità del sistema è rappresentata dall’analisi dei movimenti in negozio: posizionando iBeacon nello store è possibile tracciare il comportamento di ogni cliente all’interno. A Regent Street a Londra la tecnologia permette ai negozi di inviare promozioni e offerte ai dispositivi iOS dei passanti.

In Italia Coin, in partnership con CheckBonus, ha realizzato un’app per smartphone che usa iBeacon per premiare il cliente ad ogni ingresso in un negozio convenzionato.

Alla Maker Faire 2014 di Roma, ha avuto luogo una delle prime sfilate di SmartClothes con abiti ispirati a Coco Chanel ed altri, realizzati da CuteCircuit (azienda con sede a Shoreditch). Cosa pensi di questa passerella hi-tech?

Hanno sfilato abiti impreziositi con trame di LED che possono essere controllati attraverso un’app per iPhone. Abbiamo visto capi in grado di reagire al movimento di chi li indossa, attraverso sensori, e abiti di cui si può cambiare colore sempre tramite app.

Trovo che sia uno degli esempi che mostra l’importanza che la tecnologia sta acquistando nel settore moda. Il futuro della moda è sempre più legato alla connettività.

Detto questo, il mix tra tecnologia e sartorialità suona ancora strano: il sistema moda è ancora scettico a riguardo, così come è restio su quanto concerne device come braccialetti tecnologici e Google Glass.

Grazie Chiara per la tua disponibilità! Ninja, cosa ne pensate di queste innovazioni? Avete altro da aggiungere alla (già ricca) discussione?

Lo storytelling è lo strumento giusto per creare brand value e battere la concorrenza

Narrare è una necessità che ci portiamo dietro sin dagli albori della civiltà. Non stiamo certo parlando di quei “c’era una volta” con i quali i nostri nonni usavano cominciare le favole, ma dell’atto stesso di comunicare. Le narrazioni però, hanno molte analogie con il business che, ora più che mai, ha necessità di trasmettere emozioni per colpire dritto al cuore dei suoi pubblici.

Eppure non molto tempo fa molti degli esperti in materia credevano al paradigma antico per cui: il marketing deve essere chiaro, razionale ed oggettivo, capace di persuadere, senza nessuno spazio per le emozioni. Errore madornale se consideriamo i trends in crescita di quelle azienda all’avanguardia che hanno capito il vantaggio della “prima mossa”.

Sono molte le aziende che hanno fatto fortuna grazie allo storytelling. Una fra tutte è Barbie, la famosa bambola della Mattel. La storia d’amore tra Barbie e Ken, dal primo litigio alla riscoperta dell’amore, ha creato sui social network un’incredibile interesse dei fans che hanno seguito con passione le loro vicende amorose. Risultato: fedeltà dei consumatori e acquisizione di nuovi.

Come sostiene l’autrice Annette Simmons nel suo libro Whoever Tells the Best Story Wins: How to Use Your Own Stories to Communicate with Power and Impact, l’obiettivo delle aziende è quello di attivare l’immaginazione dei clienti (consumatori), così che possano ascoltare, vedere, sentire, odorare, toccare e assaporare la nostra storia come se fosse veramente successa loro.

In effetti lo storytelling non è esclusivamente il raccontare storie o aneddoti, ma la creazione di rappresentazioni (testuali, visive, sonore, percettive), che un brand o più semplicemente un prodotto/servizio possono realizzare per emozionare e relazionarsi meglio con un pubblico.

Uno storytelling può realmente aiutare ad impostare un business capace di distinguersi dalla concorrenza, donando personalità al brand, con l’obiettivo di creare engagement con i pubblici attraverso la loro risposta emotiva e la loro immedesimazione alla storia.

Secondo Peter Guber, autore di Tell to Win, esistono tre elementi fondamentali che possono aiutare un imprenditore a creare una storia memorabile sul brand che miri al target di riferimento:

Avere un protagonista

Una buona strategia di marketing incentrata sullo storytelling ha bisogno di un eroe, un protagonista, con il quale i pubblici possono immedesimarsi.

Creare un’antagonista

L’antagonista ha una parte fondamentale della storia. Se volessimo fare una similitudine, l’antagonista sarebbe il cliente che chiede di risolvere un problema e l’azienda deve essere pronta alla soluzione. Se ci pensiamo bene stiamo proprio parlando delle basi della narrazione, dove gli elementi principali sono fabula e intreccio al grado zero mentre protagonista e antagonista gli interpreti utilizzati.

Presentare un aha moment

Guber ci parla poi degli aha moment, termine che ha avuto popolarità grazie a Oprah Winfrey. Si tratta del momento esatto di comprensione in cui i pubblici mettono ordine alle cose, in questo caso nella narrazione.

LEGGI ANCHE: Qual’è la tua storia? 7 regola di storytelling per startup.

Microsoft Health e Microsoft Band: soluzioni e device per migliorare la vita delle persone

Da qualche giorno, in casa Microsoft non si parla di altro: stiamo parlando di Microsoft Health e Microsoft Band, rispettivamente la nuova piattaforma ed il dispositivo wearable di Redmond dedicati a fitness, salute e benessere.

Microsoft Health

Nello specifico, l’approccio alla progettazione della prima piattaforma va verso una visione olistica dello stato fisico del corpo, attraverso l’aggregazione (in ambiente sicuro) di dati provenienti da fonti differenti tra loro. Il risultato? Consigli e insights rilevanti e profilati sulle proprie caratteristiche personali! Come riportato dall’annuncio ufficiale dell’azienda, infatti:

“Al lancio, il nostro Intelligence Engine mostrerà insights come:

  • Quali esercizi hanno bruciato il maggiore numero di calorie durante un allenamento;
  • Il tempo di sosta ideale in funzione dell’intensità dell’allenamento;
  • La quantità di sonno restful e restless.”

LEGGI ANCHE: Ecco come i Google Glass rivoluzioneranno il mondo dell’Healthcare [PARTE 1] e Ecco come i Google Glass rivoluzioneranno il mondo dell’Healthcare [PARTE 2]

Microsoft Band

Microsoft Band è invece un dispositivo quasi esclusivamente dedicato ad applicazioni biometriche. In vendita per ora negli USA a 199 Dollari, il device è focalizzato sulla gestione ed il monitoraggio della salute personale. Le specifiche tecniche?

“Lo schermo touch è da 1,4 pollici e 320×106 pixel, la batteria da 100mAh dura 48 ore (meno se si usa il GPS).”

Un video mostra le potenzialità del device.

http://www.youtube.com/watch?v=CEvjulEJH9w

Quando potremo vederlo anche in Italia? Speriamo presto. Il grande sforzo dell’azienda verso l’utilizzo di soluzioni ad alto contenuto tecnologico per migliorare la vita delle persone è sottolineato anche da Carlo Purassanta, AD di Microsoft Italia:

“Il lancio negli Stati Uniti della piattaforma Microsoft Health e di Microsoft Band sottolineano un altro importante tassello nel forte impegno di Microsoft sul fronte dell’innovazione.

Con oltre 9.5 miliardi di dollari di investimenti annuali in Ricerca & Sviluppo e grazie al lavoro della divisione Microsoft Research e della sua rete di laboratori in tutto il mondo, ci stiamo focalizzando su aree di ricerca all’avanguardia come Machine Learning e Intelligenza artificiale, mettendo al servizio di  persone e aziende prodotti e servizi capaci di semplificare la vita quotidiana e creare valore per tutti, realizzando la propria visione strategica all’insegna di cloud e mobilità.”

Thumbs up dunque per Microsoft! In attesa di provare Microsoft Band il prima possibile 😉 Stay tuned!

Fai la tua domanda a Mark. Il 6 novembre risponderà in livestream

Qua in Facebook abbiamo una tradizione per la quale ogni venerdì si tiene un Q&A (domanda e risposta, ndr) e tutti i dipendenti possono venire e farmi domande riguardo ciò che vogliono. È una parte importante della cultura di Facebook. Mi chiedono perché la nostra azienda stia andando in una certa direzione, cosa penso di ciò che succede nel mondo, come possiamo continuare a migliorare i nostri servizi per tutti. Imparo molto da questi Q&A e le domande che mi vengono fatte ci aiutano ad offrire servizi migliori.

Ora voglio estendere questa tradizione a tutta la nostra community.

 

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Dopo avere condiviso con tutti un’usanza di Facebook in quanto azienda, Mark Zuckerberg, fondatore e CEO, invita tutti gli utenti di Facebook in quanto social network a porgli una domanda di qualsiasi natura, sul social stesso, sul mondo, sulle sue idee. Domande alle quali risponderà con un livestream di un’ora direttamente sulla pagina appositamente creata per l’occasione.

Fare una domanda è semplice, basta recarsi sulla pagina e commentare il post con la propria domanda; oppure si può scegliere di dare maggiore visibilità ad una formulata da qualcun altro cliccando Mi Piace, in modo da aumentare le possibilità che venga scelta.

Ci sono già domande di ogni tipo, dalle più serie e legate a Facebook e ai suoi servizi, a curiosità riguardo la persona che è Mark Zuckerberg, ma anche domande prettamente ironiche e simpatiche:

  • Qual è la tua funzione preferita tra quelle che avete sviluppato, ma che non avete rilasciato?
  • Perché ci hai obbligati a installare Facebook Messenger?
  • Non twitti da un paio d’anni ormai. Entri mai su Twitter a leggere tweet? Pensi che Twitter sia un servizio utile?
  • Che birra stavi bevendo quando hai creato Facebook? Devo saperlo!
  • Quanti Instagram ci sono in un Kilogram?
  • Quanto tempo stai su Facebook mediamente al giorno?
  • Hai mai la tentazione di spegnere tutto senza avvertire nessuno solo per vedere l’impatto sociale?
  • Possiamo riavere il reach organico per le nostre pagine?
  • Come proteggi la nostra privacy?

Il live sarà trasmesso giovedì 6 Novembre alle 2 PM ora del Pacifico, quindi per chi di voi vorrà seguirlo sappia che dovrà stare in piedi dalle 11 a mezzanotte. E se per caso non potrete, non demordete; sulla stessa pagina sarà pubblicato un video di riassunto.

E voi, che domanda vorreste fargli? Condividetela nei commenti e sulla pagina dedicata al Q&A! Chissà, potrebbe venire scelta!