Navigando in rete è diventato ormai impossibile non imbattersi in qualche meme. Magari c’è qualcuno che non sa bene cosa siano, ma di sicuro ne ha già visti tantissimi. Per semplificare al massimo, possiamo dire che i meme sono una ‘moda’ del web, che consiste nell’abbinare un’immagine a una frase divertente.
Si diffondono in maniera rapidissima e virale. Non appena un filone si esaurisce, ne nasce subito un altro, quindi può essere difficile star dietro alle ultime tendenze. Ogni meme ha le sue regole; generalmente l’immagine crea un contesto, al quale il commento si aggancia. Questo, per esempio, è Success Kid. Come si può vedere, la frase ha una determinata struttura che viene riproposta in maniera seriale.
Sempre più brand si sono accorti del potenziale virale dei meme e hanno cominciato a utilizzarli per le loro campagne di marketing, tanto che ormai si parla di memevertising. Ma come sfruttarli per costruire una campagna di successo?
Per prima cosa dobbiamo comprenderne la psicologia. Capire non solo le regole di ciascun meme, ma anche i meccanismi che innescano la viralità su internet. Dovremmo innanzitutto chiederci: “Qual è il mio target? Le persone a cui mi rivolgo, capiranno questo tipo di comunicazione?”.
Il secondo step è la creazione del meme. Realizzarlo è facile ed economico, esistono tantissimi siti che permettono di crearne uno in pochi minuti. Ma bisogna essere sicuri di usarlo nel modo giusto, altrimenti si rischia un tremendo #epicfail. Tornando all’esempio di Success Kid…
Il successo di una campagna, soprattutto sui social media, non è determinato esclusivamente dal budget a disposizione. L’idea gioca un ruolo altrettanto importante. Per fare memevertising in maniera efficace, è fondamentale tenere d’occhio il fattore tempo: bisogna essere tempestivi nel cogliere al volo l’occasione, ma altrettanto rapidi ad abbandonare i contenuti che non sono più popolari.
Dal momento che i meme si succedono così rapidamente, è importantissimo studiare un buon piano di diffusione sui social network, per fare in modo che il messaggio raggiunga il nostro pubblico in tempo utile. O meglio, che raggiunga il maggior numero di persone possibile quando il meme è ancora all’apice della popolarità.
Sembra un meccanismo assurdo, ma funziona per un semplice motivo: per interagire con gli internauti, bisogna usare il linguaggio di internet. E i meme sono un prodotto culturale della rete, che nasce e muore in funzione della condivisione. Dunque quale modo migliore per veicolare un messaggio?
Un esempio concreto di memevertising d’effetto è una recente campagna su Pinterest di General Electrics. Sfruttando la popolarità del meme “Hey Girl”, che vedeva protagonista un seducente Ryan Gosling, General Electrics ha creato una serie di immagini in cui Thomas Edison prendeva il posto del famoso attore.
Il risultato è esilarante. E gli utenti di Pinterest hanno dimostrato di apprezzare questo umorismo; con sole 12 immagini, General Electrics ha guadagnato oltre 12.000 follower!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Midorikohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMidoriko2014-02-19 09:56:522014-02-19 09:56:52Come usare i meme per farsi pubblicità sui social network
Chi è avvezzo all’ascolto dei Radiohead e ha scelto di seguirli anche dopo Ok Computer e Kid A (già, non è così scontato… ), chi ha imparato a conoscere le loro divagazioni elettroniche quanto le loro insurrezioni digitali, come con In Rainbows, album acquistabile in formato mp3 e con la formula pay what you want, saprà che la band di Thom Yorke non è nuova alle esplorazioni nel mondo del digitale.
Ecco dunque in poche parole cosa ha condotto alla realizzazione dell’app interattiva e totalmente gratuita (per iOS e Android) Polyfauna, realizzata con la collaborazione dello studio inglese di design Universal Everything, lo sviluppatore Mike Tucker e del loro produttore storico Nigel Godrich. Ma soprattutto l’app nasce dai disegni diStanley Donwood, l’artista che è dietro la maggior parte delle copertine più riuscite dei Radiohead: The Bends, Ok Computer, Kid A, In Rainbows, The King Of Limbs.
In sostanza: una miscela di menti creative che amano definirsi indipendenti nonostante il loro lavoro tocchi un numero di pubblico non certo di nicchia, ma piuttosto mainstream.
Polyfauna si inserisce nel filone dell’arte digitale: chi si aspetta che quest’app sia il preludio di un nuovo album dei Radiohead si sbaglia infatti di grosso. La colonna sonora di Polyfauna è limitata ad una sola canzone, peraltro dell’album The King of Limbs del 2011: si tratta del brano Bloom qui ridotto all’osso, cioè a pochi loop ripetuti all’infinito.
Tutto dentro Polyfauna è ridotto all’essenziale: l’ambiente dove si muove l’utente è spoglio come in un paesaggio marziano, non a caso definito sul sito ufficiale della band Dead Air Space. Nessuna presenza simile agli umani o a qualsiasi essere vivente a cui siamo abituati: ci si muove in un mondo preistorico, precedente a qualsiasi forma di vita conosciuta. In questo ambiente alienante si vedono solo montagne, alberi spogli e stilizzati, lune gigantesche e oggetti fluttuare come amebe in un liquido.
Come si vede dal video, l’utente può navigare dall’alto in basso e da sinistra a destra i paesaggi che di volta in volta mutano anche in modo imprevisto. Thom Yorke afferma nella presentazione dell’app che Polyfauna proviene dall’interesse per “le creature immaginarie del nostro subconscio”: in effetti l’esperienza è quella di un mondo alienante dove prendono vita con un touch forme di vita indefinite.
Scegliamo di non dirvi altro sull’app per non togliervi il piacere della navigazione, che assicuriamo può durare molto tempo. Riportiamo le poche istruzioni con cui Thom Yorke spiega l’app:
Your screen is the window into an evolving world.
Move around to look around.
You can follow the red dot.
You can wear headphones.
Ovvero “Lo schermo è la finestra in un mondo in evoluzione | Muoviti per guardarti intorno | Puoi seguire il punto rosso | Puoi indossare le cuffie.” Su quest’ultimo punto, vi suggeriamo caldamente di utilizzare davvero le cuffie per non perdere l’effetto immersivo dell’app che avrete già intuito è il risultato anche dell’intervento musicale.
Arte digitale e applicazioni mobile
Abbiamo parlato quasi en passant di mister Stanley Donwood (al secolo Dan Rickwood) ma è giusto dedicare qualche parola in più al lavoro di questo artista che molti considerano il sesto membro onorario dei Radiohead.
Al pari di Thom Yorke, Donwood è un artista schivo (se visitate il suo sito web vi accorgerete che è anche profondamente cinico) che esprime la sua cupa creatività attraverso la pittura, l’incisione e talvolta la scrittura. Egli racconta il dualismo città-natura: anche gli schizzi che hanno dato vita a Polyfauna, con i continui rimandi all’opera di Karl Sims, parlano di questo confronto ideale.
Con Polyfauna l’intervento di Donwood è dunque non soltanto grafico ma concettuale: quest’app è l’incontro della sua arte digitale e dunque del suo pensiero, con le possibilità offerte dal mondo della applicazioni.
Certo, la storia dell’arte contemporanea è piena di video interattivi ma quest’app è un esempio di come si possa offrire un’esperienza ancora più forte e coinvolgente grazie al mobile e di quante occasioni possono aprirsi per i creativi: al pari della pittura, della musica, della scrittura, una pellicola, di un e-book, oggi un’applicazione può produrre o essere essa stessa un’opera d’arte. Gli scenari futuri sono ancora tutti da scoprire ma di sicuro è un panorama che può vedere la nascita di nuovi talenti.
Chiudiamo coi link per il download, che ricordiamo essere gratuito, alle diverse piattaforme:
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2014/02/radiohead-app-polyfauna-1.png358637Naokohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngNaoko2014-02-19 09:20:382014-02-19 09:20:38Polyfauna: la nuova app interattiva dei Radiohead
Le Olimpiadi invernali 2014 di Sochi potrebbero essere l’evento sportivo che consacrerà definitivamente l’importanza dominante dei social network nelle attuali dinamiche promozionali.
Mai come per quest’evento sportivo, infatti, il tam tam mediatico generato sui canali social è stato tanto forte; secondo (forse) solo al Super Bowl.
L’apice, fino a questo momento, si è raggiunto dopo la sconfitta della nazionale padrona di casa (ai rigori) contro gli Stati Uniti, sotto gli occhi del presidente Putin. A seguito di questa esaltante vittoria la Casa Bianca ha rilasciato proprio su Twitter le congratulazioni alla sua nazionale, che hanno fatto il giro del mondo:
Congrats to T.J. Oshie and the U.S. men’s hockey team on a huge win! Never stop believing in miracles. #GoTeamUSA -bo
Solo la partita di hockey tra Stati Uniti e Russia ha generato quasi un milione di tweet e, in generale, dall’inizio dei giochi la compagine americana ha sviluppato oltre 18 milioni di interazioni.
Una grande opportunità per i brand
Non è un caso, quindi, che i giochi rappresentino per le aziende, in particolare per quelli che da sempre fanno dei social la loro forza, un’opportunità unica per cavalcare l’onda e spingere il proprio marchio. L’attenzione, in questi giorni, è altissima e il pubblico potenziale cresce di ora in ora.
Soffermandoci sempre sul mercato americano, l’immagine più popolare prodotta fin’ora da Twitter è quella della ESPN che ritraeva il team USA durante la cerimonia d’apertura:
230 athletes, 1 nation. Team USA is ready to represent at the Winter Olympics.
Immaginare, però, che il forte impatto dei social media su questi giochi sia una manna solo per gli sponsor è un errore. Anche gli atleti, infatti, stanno puntando fortissimo sui social network per incrementare visibilità, popolarità e, di conseguenza, potere contrattuale.
Come ad esempio T.J. Oshie, campione NHL e membro della nazionale di hockey americana che, dopo la vittoria sulla Russia, ha acquisito in un giorno ben 45.000 followers. Oppure Maria Sharapova, la cui foto con la torcia olimpica è una tra le più condivise su Twitter.
La NBC lo ha scelto per i suoi spot dei giochi olimpici, i video delle sue performance sono stati visti già milioni di volte su YouTube e gli è stato dedicato persino un account Twitter dal nome @2014PonyPower.
L’era d’oro dei social media
La nuova era del social media marketing si presenta in questi giochi attuale come non mai, diventando un elemento fondamentale dei piani editoriali degli inserzionisti.
Facebook e Twitter hanno un potere che i media non avranno mai: rendere virale un contenuto in tempo reale. Attraverso le condivisioni e i comment un evento come quello delle Olimpiadi diventa una miniera d’oro per brand e pubblicitari.
Tra le dinamiche più innovative sperimentate in questo periodo c’è stata la cessione del profilo social. In pratica l’atleta, per il periodo di durata dei giochi, concede il controllo del proprio account social al suo sponsor di riferimento. Questo consente o di accodare al messaggio personale dell’atleta un riferimento allo sponsor, oppure di sviluppare veri e propri tweet o status “sponsorizzati”.
Lo sponsor diventa, in pratica, l’assistente ai social dell’atleta: detta il piano editoriale, approva il contenuto di un post o di una foto su Instagram e gli lascia anche un margine di autonomia per la posta privata ed immagini di vita familiare. La cosa fondamentale è che il tweet, la foto o lo status arrivino direttamente dall’account dell’atleta. E’ come vendere il proprio volto per la pubblicità di uno shampoo, solo che in questo caso si concedono i contenuti social prodotti.
L’evoluzione dei social media è evidentemente rapidissima. Da strumento di comunicazione poco costoso e non convenzionale sta diventando strumento imprescindibile e legato ad esosi investimenti.
Aspettiamoci ancora tante novità, soluzioni e dinamiche per spingere la viralità del contenuto e la pubblicità in tempo reale sempre più efficaci: i territori di Vine, Pinterest e di tanti social media emergenti aspettano solo di essere conquistati.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Francesco Turturiellohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFrancesco Turturiello2014-02-18 17:00:332014-02-18 17:00:33Sochi 2014: medaglia d'oro ai social media
10 candeline spente e tanti successi. Dai 1.230 milioni di utenti attivi al mese, passando ai 6.000 dipendenti, fino alle 37 sedi sparse per il mondo. I numeri di Facebook sono grandi e la cosa più incredibile è che sono tali grazie a noi: le nostre storie, le nostre emozioni, i nostri racconti e i nostri interessi che quotidianamente condividiamo sul social network ideato da Mark Zuckerberg lo hanno reso importante per la nostra vita, per le nostre relazioni, per la nostra informazione.
Ma perchè usiamo Facebook? Cosa è che ci spinge a voler dire ai nostri amici virtuali cosa più ci piace? Il team di Mashable ha provato a rispondere a queste domande in collaborazione con la società di analisi Statista. Prendendo come riferimento la ricerca “Facebook User” realizzata dal ‘Pew Research Center’ sono stati individuati gli 8 principali motivi per cui gli uomini e le donne del nuovo millennio hanno la necessità di utilizzare Facebook.
E… cari Guerrieri, non ci crederete, ma le differenze di uso in base al genere non sono di poco conto!
Dalla ricerca si nota che il 54% delle donne usa il social network per vedere foto e video mentre il 42% degli uomini lo preferisce per via della condivisione di contenuti con un gruppo di persone. Sono queste le due motivazioni più votate.
Entrambi però affermano, al 39%, di usare Facebook per avere commenti e aggiornamenti dai propri amici virtuali e al 31% di apprezzarlo come fonte di informazione su fatti e avvenimenti.
L’aspetto ludico del social invece sembra maggiormente apprezzato dalle donne, che nel 43% dei casi rispondono di preferirlo proprio per i post divertenti e gli articoli di intrattenimento, motivazione che per gli uomini raggiunge il 35%.
La finalità di solidarietà e vicinanza è maggiormente percepita dalla donne che affermano di prediligere Facebook al 35% per la possibilità di scoprire nuove forme di aiuto agli altri, e nel 29% dei casi per la probabilità di essere loro stesse sostenute dal proprio network.
All’ultimo posto, sia per le donne sia per gli uomini, c’è la necessità di avere un riscontro relativamente a ciò che si pubblica, rispettivamente scelto dal 17% e 16%.
Sembra quindi che le donne apprezzino di più l’aspetto emotivo e ‘sociale’ del social (scusate per il giro di parole) e che anche gli uomini lo scelgano per la condivisione dei contenuti, ma con percentuali decisamente minori e modalità meno coinvolgenti.
E voi? Perchè usate Facebook?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2014/02/8_motivi_per_cui_gli_uomini-_e_le_donne_usano_Facebook_2.jpg534950Felicia Mammonehttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFelicia Mammone2014-02-18 15:00:512014-02-18 15:00:518 motivi per cui gli uomini e le donne usano Facebook
Anche Topolino ha il suo acceleratore. La Walt Disney Company, in collaborazione con TechStars, premierà con un seed di 120.000 dollari “le menti più creative e visionarie dell’industria dell’intrattenimento”, così come vengono definite da Kevin Mayer, Vicepresidente delle strategie aziendali Disney.
La sola fantasia, dunque, non basta. Per quanto una buona idea costituisca un’ottima base di partenza, una bella innaffiata di dollari finanzierà dieci fortunati progetti nello sviluppo di progetti legati all’intrattenimento. Anche Disney, col suo fatturato superiore ai 42miliardi di dollari e di 166mila dipendenti nel mondo, punta su innovazione e sulle startup, con un progetto che, oltre al finanziamento cospiscuo, mette a disposizione l’enorme valore dell’affiancamento di aziende (tra le altre) del calibro di Marvel e Pixar, con la collaborazione di TechStars, che in passato ha affiancato anche l’acceleratore di Microsoft e che annovera tra i suoi successi il più basso tasso di fallimento delle aziende seguite sui rispettivi mercati: solo 8 su 114 non sono riuscite a spiccare il volo.
Il sogno di Disney: innovazione e spirito imprenditoriale
Topolino, meglio conosciuto nel mondo come Mickey Mouse, dopo essersi calato nei panni di investigatore,astronauta, viaggiatore nel tempo e aver ricoperto milioni di altri ruoli e figure professionali in poco meno di cento anni di avventure, si veste ora anche da imprenditore, tanto che l’homepage di Disney Accelerator recita così: Walt Disney aveva un sogno, e la sua spinta imprenditoriale ha reso possibile che quel sogno si potesse avverare. Combinando creatività e innovazione, ha costruito una grande società che anno dopo anno ha inventato nuovi modi per raccontare grandi storie.
Ne è passato però di tempo da Steamboat Willie. È sufficiente collegarsi all’homepage del sito dedicato all’ambizioso e innovativo progetto di finanziamento del colosso californiano per rendersene immediatamente conto: come funziona te lo spiega un cupo Ironman, mentre la timeline delle attività è affidata ad un favoloso Buzz Lightyear, passando per icone classiche della variegatissima produzione disneyana come il cappello da maghetto di Topolino in Fantasia (qualcuno lo ricorda ancora nel post Harry Potter?)
L’acceleratore Disney in numeri
Dieci progetti da seguire, un programma di tredici settimane, fino a 120mila dollari di finanziamento.
Sono questi i numeri che Disney mette in mostra per consentire ai fortunati vincitori di trasformare i propri sogni in realtà imprenditoriali di successo, degne del fiuto affaristico di Zio Paperone (Uncle Scrooge). C’è tempo fino al 16 Aprire per strofinare la lampada di Aladdin e sperare che si materializzi il Genio del finanziamento.
Tanta fantasia, voglia di attrarre le prossime generazioni sempre più contese dall’enorme offerta di web, dispositivi portatili, games, nuove tecnologie, ma con l’occhio sempre fisso alla solidità dell’idea imprenditoriale tipica dello zio Walt: Disney specifica espressamente che i criteri per individuare i progetti da finanziare si basano su valutazioni concrete di aziende ben costituite, con un team forte e capace, che propongano una idea forte ma che abbiano anche, irrinunciabilmente, le capacità necessarie a svilupparla.
Ahimè, niente macchina del tempo, almeno per il momento.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2014/02/Disney-lancia-lacceleratore-per-menti-creative-4.jpg300400Fabio Casciabancahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFabio Casciabanca2014-02-18 11:07:212014-02-18 11:07:21Disney lancia l'acceleratore per menti creative
In un articolo di qualche settima fa, Imran Amed, caporedattore di The Business of Fashion, ha dato alcune dritte su come farsi largo in un settore competitivo come quello della moda.
Quando ha iniziato ad esplorare le opportunità del fashion dopo aver lavorato anni nel management consulting, Amed si è visto chiudere molte porte in faccia. Farcela, nel mondo della moda, sembrava essere soltanto questione di fortuna: essere nel posto giusto al momento giusto. Ma negli ultimi dieci anni l’industria della moda è molto cambiata, si è specializzata e ha assorbito molte persone con competenze di tipo manageriale.
Amed ha voluto quindi offrire il suo aiuto a chi, avendo magari un MBA, intende mettere la sua formazione manageriale a servizio della creatività.
1. Informarsi sul settore
Bisogna essere sicuri di aver compreso i vari ruoli che esistono in un’azienda di moda, le fasi della catena e dei valori; è necessario capire dove le proprie competenze possono essere apprezzate passo per passo.
“Anni fa non c’era un sito come The Business of Fashion dove scoprire il dietro le quinte del mondo della moda, perciò ho dovuto fare uno sforzo maggiore per setacciare Internet, trovare contenuti e leggere tutto quello che potevo trovare” scrive Amed.
Informarsi dovrebbe essere l’ossessione primaria per rimanere in cima ogni giorno. “Se siete veramente interessati alla moda, questo dovrebbe essere un piacere, non un lavoro di routine” precisa il caporedattore.
2. Costruire relazioni e nutrirle
La moda è un settore di relazioni che guidano l’industria, una rete di persone tutte collegate in un modo o nell’altro. Questo significa che tutti sanno tutto di tutti.
“Quando ho iniziato ad esplorare il settore moda ho incontrato dirigenti senior e giovani designer, agenti di commercio all’ingrosso e veterani del settore, con chi era possibile ho condiviso almeno 30 min fuori dall’orario lavorativo, prediligendo l’ascolto al parlato. Tutt’ora i miei migliori insegnanti sono le amicizie che ho creato in tutto il settore con le quali condividiamo gli stessi interessi imparando gli uni dagli altri. Questa è stata la più importante risorsa in termini di apprendimento su come funziona il settore e una grande rete di sostegno per lo sviluppo della mia carriera” scrive Amed.
3. Sforzarsi di capire il lato creativo della moda
La moda è un business creativo. Senza la creatività dei designer non ci sarebbe niente da vendere, ma senza il lato business, i progettisti non avrebbero modo di sostenere se stessi o la loro creatività. Per questo, secondo Amed, è importante conoscere a fondo il lato creativo della moda: “quando incontro diplomati MBA che vogliono entrare nel settore oggi, chiedo loro chi sono i loro stilisti preferiti; le persone appassionate e ben preparate sono quelle che parlano di creatività, e degli aspetti del business, intrecciandoli. Se qualcuno non può rispondere capisco subito che il loro interesse è superficiale. La verità è che, al fine di entrare in questo business, è necessario viverlo e respirarlo non solo per l’aspetto ludico ma anche nei meccanismi che lo rendono un’industria”.
4. Capire dove va il mercato moda
Negli ultimi dieci anni la moda e il lusso sono stati completamente rovesciati dalla rivoluzione digitale. Sono emersi nuovi mercati in Brasile, Russia, India, Cina e i consumatori sono sempre più in sintonia con aspetti come la sostenibilità e l’etica.
Ogni volta che c’è un movimento di mercato in un settore, emergono nuove opportunità per le persone che sanno anticiparle. Posizionarsi tra le forze che stanno ridisegnando il settore aiuta a comunicare e capire ciò che una persona che vuole entrare nel settore può offrire.
“Parli cinese? Hai un background informatico o tecnologico? Come diceva Wayne Gretzky, la stella dell’ hockey: pattinate dove il disco sta per essere, non dove è stato (“Skate to where the puck is going to be, not where it has been”).
5. Scommettere sui giovani
Le capacità di un manager possono essere preziose per un “piccolo” fashion business che ha bisogno di una gestione professionale. Lavorando con una società piccola si ha modo di vedere più dimensioni del business, scoprire i vari incastri e intuire perciò le opportunità future. Spesso essere stagisti presso una grande azienda, magari a livello mondiale, permette invece di vedere solo una fetta di un meccanismo molto più complesso.
6. Pazientare
Passare da un settore all’altro richiede tempo, diventare abili e intelligenti in un settore richiede tempo, per incontrare le persone giuste ci vuole tempo.
Secondo Amed se una persona è veramente intenzionata a lavorare nella moda accadrà, perché creerà le circostanze giuste per lasciare il segno. “So, stick with it!“
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Maria Luisa Miraldihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMaria Luisa Miraldi2014-02-18 11:00:072014-02-18 11:00:076 consigli per farsi strada nel mondo della moda
Di video interattivi vi parliamo spesso: Tube Game, video che utilizzano annotazioni per creare un’esperienza coinvolgente in cui è lo spettatore a scegliere la trama, fino a progetti più articolati come quello del bellissimo video di Interlude per “Like a Rolling Stone” di Bob Dylan. Oggi l’agenzia è tornata all’attenzione dei media per l’ultimo lavoro rilasciato, un video “3 in 1” per il singolo “When the night time comes” dei Nightbus.
L’interfaccia stessa del player è interattiva: spostando lateralmente il bottone centrale, possiamo infatti miscelare audio e video del brano, scegliendo quanto sentire e quanto vedere delle due differenti versioni interpretate dai due componenti del gruppo. Una versione più dance per Hannah Melbourn, mentre Jack Kennedy si affida alla sua chitarra.
Di fatto, l’utente può vedere ogni volta un video diverso, interagendo a piacere con il video in formato splitscreen. In un’intervista a Mashable Kennedy ha dichiarato:
“Penso che questo video sia innovativo poiché, per quanto ne so, è la prima volta che la combinazione multimediale di audio e video viene utilizzata in questo modo. Essenzialmente puoi vedere e sentire il video un numero infinito di volte, e avere un’esperienza diversa ogni volta. Ci sono così tante “uova di Pasqua” che lo spettatore vorrà tornare indietro e guardarlo in tutti questi modi diversi.”
Quale novità introdurrà il prossimo video interattivo che vedremo? Noi siamo davvero curiosi!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Elena Silvi Marchinihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngElena Silvi Marchini2014-02-18 10:30:542014-02-18 10:30:54Il video interattivo ora è anche 3 in 1 [VIDEO]
😆 Attenzione: dopo la lettura di questo post potreste provare un grosso senso di insoddisfazione per la vostra attuale dimora 😆
Cari Guerrieri oggi vi vogliamo dare uno spunto di creatività e home design: vi proponiamo alcune idee, segnalate da Bored Panda, per rendere la vostra casa veramente unica.
Pronti a tuffarvi in un altro mondo assicurando ai vostri occhi 10 minuti di assoluto piacere? Con sottofondo i “The Chemical Brothers” con “Another World” iniziamo questo viaggio. Go!
Stanza da letto
Aquarium Bed
Quanti di voi la mattina appena svegli vorrebbero aprire gli occhi e vedere il mare? Per accontentarvi ecco il letto con l’acquario integrato, dotato anche di abat-jour integrate e luci ad effetto. Per averlo potete contattare l’azienda e costruire il vostro sogno su misura.
Image credits: acrylicaquariums.com
Pirate Ship
Se invece siete degli eterni Peter Pan il letto che fa per voi è il “Pirate Ship“: una vera e propria nave dei pirata con tanto di timone e passerella per raggiungere uno giaciglio dove fare sonni avventurosi.
Studio
Beach
Lavorare al pc, lo sappiamo, è abbastanza stancante e per allentare la tensione potreste mettere i piedi nella sabbia. La particolare idea è del 30enne Justin Kemp che ha creato un box di legno e rivestendolo di plastica lo ha riempito di sabbia così da poter aver la sensazione di lavorare sulla spiaggia e navigare tra le onde.
Backyard Office
Il lavoro a casa ha sicuramente tanti pro ma tra i contro c’è quello di passare troppo tempo nello stesso ambiente. Ecco quindi che OfficePod ha realizzato “Backyard Office“, una mini-dependance da installare in giardino arredata per essere un ufficio con tutti i confort possibili.
Caminetto
Avere un caminetto in casa tiene compagnia. In inverno il suo calore abbinato a un plaid e con magari accanto la propria dolce metà può assicurare un bel po’ di relax. Ma che rogna avere a che fare con la legna, la cenere e tutto il resto?! Per evitare tutto ciò vi proponiamo due caminetti per gli hi-tech addicted realizzati con un design veramente sorprendente.
Fire Pit table
E’ un tavolo di acciaio satinato dal design essenziale con incluso un piccolo caminetto. Il modello si chiama Lounge ed è realizzato da Moma Design che lo definisce un camino a libero posizionamento. Nel kit di accensione sono inclusi accendino, guanti, tanica e imbuto.
Tractor Beam Fire Funnels
Un vero e proprio cilindro di calore che funziona a gas. Realizzato da Modus Design può scaldare la vostra casa grazie alla sua forma sferica che assicura la distribuzione del calore anche in ambienti grandi. E’ personalizzabile sia il materiale sia il colore.
Scale
Avete una casa con almeno due piani? Perché non realizzate una scala originale e sfruttate a dovere gli spazi quasi sempre inutilizzati?
Spiral Staircase Slide
E’ uno scivolo in legno costruito accanto alla scala che sarà molto apprezzato dai più piccoli!
Indoor Slide
Divertentissimo sopratutto per i bambini, è un tunnel che con un percorso sinuoso vi permette di scendere al piano inferiore garantendo quotidianamente anche una sana dose di adrenalina.
Ma le scale a volte hanno la possibilità di creare degli spazi: non ci credete? Ecco altre due originali idee.
Understairs Storage
Così il sottoscala si trasforma in un comodo armadio a cassettoni dove poter riporre di tutto.
Bookcase Staircase
Le pareti della scala e addirittura gli scalini diventano una libreria.
Tavolo
Perché usare il tavolo in cucina o in soggiorno solo per consumare i pasti? Ecco quindi l’idea di sfruttarlo anche per organizzare delle divertentissime partite di ping pong o di biliardo.
The Kitchen Table Tennis
E’ un kit che trasforma il tavolo in un campo di ping pong con rete, racchette e palline incluse! Se vi stancate potete optare per gli scacchi o la dama (anche essi inclusi nel kit). Per maggiori info www.hammacher.com.
Fusion Dining And Pool Table
Sembra un normale tavolo da pranzo e invece una volta spostato il ripiano ecco lì tutto il necessario per una bella partita a biliardo! Disponibile su Amazon è un utile strumento per svoltare una noiosa cena (magari tra colleghi di lavoro).
Unconventional
Chiudiamo questo viaggio con tre chicche per rendere ancora più particolare la vostra casa: un tris di idee originali che garantirà alla vostra dimora un look decisamente non convenzionale.
Skate-park Room
Gli appassionati di skate potranno sbizzarrirsi con lo Skate-park Room, un ambiente unico di cucina e soggiorno fatto con pareti curve e rampe per potersi muovere abilmente tra un’acrobazia e l’altra.
Image credits: Pierre Andre Senizergues
Funnel Wall
Se il rumore della pioggia non vi piace potete trasformarlo in musica modificando le tradizionali canalette poste sulla facciata della vostra casa come fatto alla “Funnel Wall” a Dresdne in Germania. Quando l’acqua cadrà dentro i tubi, grazie alla loro particolare combinazione, produrrà una sinfonia.
Spiral Wine Storage
La cantina è direttamente posta sotto la cucina e vi si accede tramite una botola a vista, con “coperchio” in vetro: Spiral Wine Storage è caratterizzata da un accesso con una scala a spirale. Un comodo collegamento alle provviste che dona sicuramente un tocco di design unico alla vostra cucina.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2014/02/15_originali_idee_per_rendere_unica_la_vostra_casa_11.jpg490605Felicia Mammonehttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFelicia Mammone2014-02-18 10:00:302014-02-18 10:00:3015 idee originali per rendere unica la vostra casa
Il mercato italiano resta ancora molto condizionato da una crisi caratterizzata da budget ristretti e visioni di breve periodo, che faticano ad innovarsi, con una tendenza comune da parte di aziende ed enti pubblici rivolta più ai risparmi su tasse e stipendi che non agli investimenti finalizzati a sviluppare nuovo lavoro. Ma anche quest’anno lo scenario Ict in Italia ha confermato come i pilastri tecnologici della mobilità, del cloud, dei social media e dei big data siano la soluzione per la nuova Crescita, e ispireranno ancora altri processi innovativi per le pmi italiane.
Ecco quindi su che cosa si orienteranno gli investimenti in Italia nei prossimi mesi, ovvero quali trend conviene che le pmi tengano presenti per i prossimi progetti di crescita.
1. Tecnologia Mobile, madre del prossimo sviluppo
La mobilità, intesa come accesso alle informazioni, alle relazioni e agli acquisti da qualsiasi device, è già di fatto un tema ben presente nei progetti delle imprese. Eppure, al di là di tante parole già spese a tal proposito, è confermato il trend in crescita di questo mercato a cui non si è data ancora abbastanza risposta, e si svilupperanno quindi sempre più iniziative di App Store interni e portali istituzionali self-service, con l’obiettivo di ingaggiare maggiormente dipendenti, partner, clienti e fornitori.
2. Strategie Cyod, esigenza delle Organizzazioni
Il miglioramento della produttività grazie ad internet e il conseguente avvio di nuovi processi di lavoro online hanno ancora bisogno di essere combinati con sistemi capaci di dare il controllo sui dispositivi, sulle applicazioni utilizzate e sulle procedure mantenute in azienda, nonché su un nuovo management delle risorse umane, che sempre più lavorano in remoto e non necessariamente entro le ore di lavoro “standard” stabilite dai contratti.
Si prevede quindi una concentrazione sulle strategie Cyod, ovvero Choose your own device, e di enterprise mobility multidimensionale, anche per far evolvere gli ambienti legacy. Questo significa, in concreto, che dal punto di vista dei dispositivi ci si aspetta una maggiore penetrazione nel mercato dei phablet, accanto a quello di smartphone e tablet, anch’esso ancora in aumento.
3. Contenuti multimediali e nuova editoria
Naturale conseguenza della migrazione di una gran parte del mercato del lavoro online è che la fruizione sempre più massiccia di informazioni avviene in rete, attraverso contenuti multimediali, soprattutto sui device mobili, e spesso in sostituzione dei media tradizionali.
Espressioni magiche come “content curation” e “giornalismo personale” sono già diventate l’anima dei nuovi modelli di entertainment, giornalismo, editoria e formazione, sono già entrate nelle nuove proposte di prodotti e servizi tech e social e hanno già messo le basi per una nuova didattica, sviluppata su aree tematiche che i sistemi scolastici ed accademici non hanno ancora recepito, al contrario delle aziende che, così, hanno anche trovato un nuovo modello di business per sostenere i costi della creazione di content.
Su tutto, tutti sono già d’accordo su un grande trend marketing, che è quello dello storytelling. I prodotti commerciali, pubblicitari e informativi di nuova generazione saranno sempre più ispirati, raccontati e calati nel microcosmo di ogni utente, prima ancora di diventare oggetto di una comunicazione virale.
4. L’eCommerce in evoluzione dà vita al Mobile Commerce
Anche l’evoluzione dell’eCommerce, a questo punto, diventa prevedibile: si attende un momento florido per il mobile commerce, un meta-mercato nel quale andranno a moltiplicarsi le iniziative e i servizi di ticketing e payment.
Dalle analisi di mercato, lo scenario appare ancora sì frammentato, ma altamente competitivo perché aperto all’arrivo di nuovi player e alla creazione di impensate partnership.
5. Project financing e infrastrutture Lte
L’aspettativa degli analisti per i prossimi mesi riguarda l’aumento degli accordi fra operatori, soprattutto verso qualche nuova fusione societaria. In questo modo la pressione sui prezzi dovrebbe allentarsi, creando spazi di offerta basata su concept innovativi e non solo più sulla tariffa più conveniente.
Per i mercati esordienti, questo si tradurrà in soluzioni e servizi dedicati ad una maggiore personalizzazione sulle esigenze del cliente e ad una miglior cura dei suoi progetti di vita e di lavoro. Ecco perché il tema dell’infrastruttura finanziaria, sebbene ancora in attesa di linee guida da parte delle autorità preposte, potrebbe prendere vita in modelli di project financing, potenziando i piani di sviluppo delle infrastrutture in fibra e Lte (si stima che che quest’ultima raggiungerà nel 2014 oltre metà della popolazione italiana).
6. L’Internet delle cose: anima, oltre che intelligenza, agli oggetti
Progetti ben poco fantascientifici e ormai meno ambiziosi di quel che si pensi riguardano l’Internet of Things, caratterizzato ancor più di prima da idee, prodotti e servizi delle imprese che si incrociano con la ricerca e l’innovazione tecnologica, attribuendo agli oggetti che fanno parte della casa e della vita quotidiana delle persone una maggiore predisposizione alla programmabilità e alla comunicazione “umana”.
Mai come nel 2014 vedremo come la catena di valore di servizi innovativi, come l’entertainment multiscreen e le reti convergenti per il business, e l’Internet delle Cose metterà in moto nuove energie per un mercato ricco di possibilità, sia per imprese tradizionali che per le startup.
7. Cloud e Big Data sostenuti anche da budget per l’It
In ambito It, il 2014 sembra essere l’anno in cui il cloud verrà implementato nell’ambito non solo dei processi di razionalizzazione, ma anche come motore della trasformazione aziendale di medio e lungo periodo. Lo testimoniano senz’altro anche l’apertura a nuovi finanziamenti per le imprese e l’insistenza dei grandi player di mercato, entro cui rientrano a pieno titolo anche le esigenze della PA, sul paradigma per comprendere le potenzialità reali dei big data.
In questo senso, tutte le imprese si focalizzeranno molto sulle dimensioni di business, intent, staff, processi e qualità dei dati, sulla gestione della customer e della security intelligence, nonché sull’interdipendenza fra cloud, mobile e social: tutto ciò non è certamente nuovo alle aziende che, comunque, fino ad ora hanno improvvisato dei modelli sui quali sostenere il nuovo lavoro. E probabilmente è proprio su quest’ultima affermazione che vale la pena riflettere.
Quei mercati corrotti o eticamente non sostenibili
Vale la pena soffermarsi anche sui mercati del porno, dei giochi e delle scommesse, oltre che i mercati dell’economia sommersa (come le mafie italiane, russe, cinesi e sudamericane) che non danno tregua, soprattutto in tempi di crisi nera per moltissimi. Anch’essi registrano un trend tutt’altro che negativo, giustificato soprattutto dalla incapacità psicologica di molte fette della popolazione di difendersi dai loro attacchi e dalla loro seduttività, presentandosi come terreno per il facile commercio e il facile successo economico.
Purtroppo non è così e mai come nel 2014 la società italiana, in particolare, ha bisogno di dimostrare a se stessa, oltre che al mondo, che il business del Paese ha basi etiche, ecosostenibili e aperte a quella social innovation che abbiamo ormai capito in quale direzione dovrà andare ad agire.
Idee business: da cosa farsi ispirare?
Ma il 2014 non è solo un anno di grandi opportunità per imprese mature, ma anche la rappresentazione per segmenti di mercato sui quali conviene pensare modelli di business sostenibili.
Tra le più interessanti, penso meritino attenzione lo studio di soluzioni come Uniqul, la piattaforma che permette di pagare attraverso la propria faccia; oppure le applicazioni della stampa 3D per la soluzione dei problemi di comunità specifiche, come avviene nell’iLab di Haiti; o ancora, sulla scorta delle riflessioni di McLuhan sul Villaggio Globale con sempre maggiore esigenza di comunicazione e comprensione, idee come SIGMO; o, infine, servizi di grande impatto, soprattutto per il tanto atteso rinnovamento dei sistemi sanitari che tarda ancora ad arrivare, come lo Smart Hospital che su progetto della Seoul National University Bundang Hospital in South Korea offre servizi medici attraverso smartphone.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2014/02/ape1-upgrd-620x300.png300620Shimoarikuhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngShimoariku2014-02-17 16:27:092014-02-17 16:27:09Opportunità business in Italia per il 2014: su cosa investiremo nei prossimi mesi
Instagram è il social network fotografico più famoso e più usato al mondo e, proprio per questo, abbiamo notato tutti che ci sono degli schemi che ritornano.
Mashable, dopo un attentissimo studio scientifico, ha stilato una lista dei dieci utenti di Instagram in cui ci imbattiamo più di frequente e abbiamo il piacere di condividerla con voi.
Li riconoscerete all’istante: sono i vostri amici, i vostri colleghi, i vostri familiari... Siete voi
1 – L’amante del cibo
Descrizione: uno dei più comuni, l’amante del cibo condivide con voi una foto di ogni singolo pasto consumato da quando Instagram è stato introdotto, nel 2010. I soggetti preferiti sono sushi e dolciumi.
Filtro scelto: Nashville
2 – L’amante dei disegni con la schiuma del cappuccino
Descrizione: ogni giorno chiede al barista di fiducia di prodigarsi in qualcosa di più complicato. Quando il disegno non gli piace prende un altro cappuccino. È per la caffeina in corpo che non dorme da un mese.
Filtro scelto: Rise
3 – La coppia
Descrizione: questa coppia ha un account unico. Si sono fotografati insieme così tante volte che le loro facce hanno iniziato a diventare una sola.
Filtro scelto: Amaro
4- Gli eterni vacanzieri
Descrizione: Rio de Janeiro, Parigi, Sydney, Diagon Alley – questi elementi sono sempre in vacanza. Lavorano per National Geographic? Dove li trovano i soldi? Li odiate! Odiate i loro corpi perfetti e le loro vite perfette.
Filtro scelto: X-Pro II
5 – L’imbarazzante
Descrizione: ogni giorno, questo personaggio, condivide una foto di un momento imbarazzante della sua infanzia. Dallo scivolone nel fango alla recita della materna (in cui faceva la parte dell’albero).
Filtro scelto: Inkwell
6 – Il Frequent Flyer
Descrizione: Atterrato a JFK e prossimo a decollare da LAX, il Frequent Flyer si assicurerà sempre di condividere con voi foto di ali e di città dall’alto.
Filtro scelto: Brannan
7 – La selfista
Descrizione: Un giorno qualsiasi, Capodanno, la notte del suo matrimonio – non smette mai di scattarsi selfie. La cosa peggiore? Ha la stessa faccia in ognuna!
Filtro scelto: Mayfair
8 – L’illegale
Descrizione: tendenzialmente è lì che condivide foto di canne e di occhi completamente rossi, ma c’è anche quello che si inoltra nel malavitoso. Forse non ha bene chiaro il concetto di “profilo pubblico”.
Filtro scelto: Walden
9 – L’amante dei cani
Descrizione: questa ragazza ha una passione per i cani. Anzi, ama i cani incondizionatamente e ogni giorno gli scatta foto dalle posizioni più fantasiose. Ma poi quanti cani ha?! Forse ha bisogno di cure. (Non c’è bisogno di dire che per ogni fotografa di cani ce n’è una che fa la stessa identica cosa, ma coi gatti.)
Filtro scelto: Hudson
10 – L’amante dei ponti
E’ stato una volta a San Francisco e da quel giorno pubblica ogni giorno la stessa foto del Golden Gate.
Filtro scelto: #nofilter, la bellezza del ponte sarà sufficiente
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Paolo Navahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngPaolo Nava2014-02-17 15:00:582014-02-17 15:00:58I 10 tipi di utenti di Instagram in cui ci imbattiamo più spesso
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