Spesso, avendo a che fare con blog e social network, ci capita di incappare in alcuni processi per i quali sarebbe comodo un aiutino o una scorciatoia; ad esempio, potremmo aver bisogno di conoscere i trend del momento per essere sicuri che un nuovo post susciti interesse.
Le necessità sono tante e internet ci offre strumenti utili – e soprattutto gratuiti – per poter raggiungere i nostri obiettivi più facilmente.
Oggi vogliamo consigliarvi alcuni di questi strumenti:
Strumenti di ricerca
1 – Open Site Explorer
Open Site Explorer è sostanzialmente un motore di ricerca per link. Vi permette di trovare tutti i siti che linkano il vostro sito (o un altro di cui siete curiosi).
Quando qualcuno vi linka fa un enorme favore alla vostra SEO. Queste informazioni, inoltre, possono portarvi a stabilire relazioni con altri siti appartenenti alla vostra categoria – o a tenere d’occhio la concorrenza!
2 – Google Trend
Google Trend è uno strumento utilissimo quando dovete scrivere un nuovo post. Per guadagnare più visibilità possibile è fondamentale scrivere cavalcando la cresta dell’onda; questo strumento vi permette di sapere quanto l’argomento scelto sia frutto d’interesse sul web.
Strumenti per Twitter
3 – Followerwonk
Followerwonk fornisce preziose informazioni sul vostro account Twitter con la possibilità di comparare i vostri followers con quelli di altri utenti.
4 – Tweriod
Questo è forse uno dei strumenti più utili. Tweriod analizza il vostro account con una particolare attenzione ai momenti in cui generate più engagement. In questo modo potrete sapere qual è il momento ideale per twittare e raggiungerete il maggior pubblico possibile.
Strumenti per Facebook
5 – Conversation Score
Scoprite l’influenza che esercitate su Facebook con un’infografica creata all’istante apposta per voi. Conversation Score, dopo aver analizzato la vostra pagina, vi fornirà informazioni riguardanti il vostro rapporto con chi vi segue, le vostre abitudini nei loro confronti, la percentuale di like ai vostri post e altre statistiche utili.
6 – LikeAlyzer
LikeAlyzer analizza la vostra pagina e vi offre consigli su come migliorare la vostra presenza e il vostro appeal basandosi sul dialogo, il timing e i post che avete pubblicato.
Miscellanee
7- Quicksprout
Quicksprout scruta il vostro sito dall’alto in basso fornendovi dettagli precisi su SEO, SMO e confronti con i concorrenti.
8 – Rapportive
Rapportive è un’estensione per Chrome che vi permette di avere più informazioni sui vostri contatti e-mail; conoscerete il loro lavoro, il profilo LinkedIn e i tweet recenti.
9 – Content Idea Generator
Content Idea Generator, più che uno strumento vero e proprio, è un generatore di titoli di post pronto a farvi sorridere. Vi basterà inserire una parola chiave nell’apposito box e otterrete un simpatico titolo con tanto di commenti ironici.
10 – Down for everyone or just for me
A volte il dubbio ci assale: “È il sito ad essere down o sono io che sto avendo problemi di linea o di time-out?” Inserendo qui il link al sito che state cercando di raggiungere otterrete subito un responso sul suo stato.
Ecco qua! Speriamo che questi strumenti si riveleranno utili a voi che vi occupate di social media marketing! Voi che ne pensate? Ne conoscete altri che volete condividere con noi?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Paolo Navahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngPaolo Nava2014-03-07 10:09:052014-03-07 10:09:0510 strumenti web gratuiti per il nostro social media marketing
A Napoli parte stasera il NAStartUp Meeting , un evento periodico che nasce dall’idea di Antonio Prigiobbo, innovation designer e creatore della community Vulcanicamente, e da Antonio Savarese, giornalista specializzato in innovazione tecnologica, con la collaborazione di Massimo Morgante, CEO di Volumeet, dedicato a tutti gli amanti dell’innovazione napoletani, con l’obiettivo di conoscersi, discutere e presentare le proprie startup con un pitch, davanti a una platea selezionata.
NAStartUp è quindi l’evento napoletano per Sviluppare Networking per l’Ecosistema delle StartUp, ovvero per:
– Chi vuole avviare una StartUp
– Chi deve far crescere la sua startUp
– Chi è interessato a nuove forme d’investimento
– Chi si è stancato del suo lavoro e vuole Crearne uno Nuovo
– Chi vuole semplicemente capire il fenomeno e questa economia
– Chi è semplicemente curioso.
Durante l’incontro di oggi ci saranno 5 Pitch da 5 minuti l’uno, con StartUp Navigatori, cioè imprese e team già strutturati, e Startup Esploratori, ovvero ancora in fase di costituzione.
Le startup che presenteranno riceveranno il riconoscimento NAStartUp Selected e quindi saranno promosse ufficialmente dalla community. L’idea che riscontrerà il maggior gradimento riceverà un premio, che per adesso è ancora segreto.
L’agenda della serata
18.00-18.15 Registrazione partecipanti
18.15-18.30 Presentazione Evento
18.30-18.40 Pitch Esploratori
· Kruisy – Il nuovo modo di vivere una crociera
· Rana Mondana – Produzioni alimentari
18.40-18.55 Pitch Navigatori
· BeApp – Un nuovo interest based social network
· Bluesodlab – Biotech Innovation
· BuonaCausa.org – Piattaforma di crowdfunding
18.40-18.50 Pitch Navigatori
18.50-19.10 Q&A
19.10-19.20 Cerco & Offro/Borsa Lavoro
19.20-19.30 Calendario Eventi/Bandi
19.30-nostop FreeTime Networking
Per partecipare all’evento, basta registrarsi su Eventbrite al link: @nastartup
e su Facebook: Fanpage e Gruppo.
Il codice speciale per i ninja lettori
NaStartup ha fatto il soldout! Ecco perché gli organizzatori dell’evento hanno deciso di dedicare solo ai lettori ninja la possibilità di accedere agli ultimi 5 biglietti disponibili, con un codice da utilizzare durante la registrazione su Eventbrite, ovvero “NinjaStartUp“.
NaStartup vi aspetta stasera in Via Ferrigni 12 (Vicoletto Belledonne), al Flashback LightBar.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2014/03/startup-notepad-e1394125353787.jpg359640Naikihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngNaiki2014-03-07 09:35:002014-03-07 09:35:00Partono gli eventi NAStartUp Meeting: ecco il codice ninja per gli ultimi biglietti!
Fin dalla nascita di BitCoin, la criptovaluta più famosa al mondo, c’è una domanda ricorrente tra gli addetti ai lavori e non: Satoshi Nakamoto è una persona in carne ed ossa? Uomo o donna? Collettivo o pseudonimo?
A questa domanda sembra aver risposto Newsweek, dopo una sorta di “inseguimento” durato molto tempo. Secondo il magazine statunitense, Nakamoto sarebbe un 64enne di origini giapponesi (figlio di un monaco buddista) laureato in Fisica che da tempo conduce una vita da eremita in California. Nella foto viene raffigurato con un giubbino grigio, gli occhiali ed il cappello da baseball.
Di lui si dice che sia appassionato di trenini e che non sia più coinvolto nei fatti riguardanti la criptovaluta. Ma un dato sembra essere certo, come riporta il Sole 24 Ore: “Nakamoto sarebbe seduto su una fortuna virtuale perché avrebbe il 4% della valuta virtuale che a conti fatti – e considerando il crollo degli ultimi mesi – corrisponde a circa 400 milioni di dollari“.
Un uomo molto “misterioso” e riservato, Mr. Bitcoin. Gavin Andresen, il suo braccio destro all’interno dell’organizzazione, racconta di lunghissimi scambi via mail senza mai alzare la cornetta del telefono. Il fratello, sempre intervistato da Newsweek, racconta: “È una persona intelligente. Tu nomini una cosa, lui la sa fare. Ma non dirà mai di essere stato l’inventore di BitCoin“.
Come riporta Wikipedia: “Nel novembre del 2008 Satoshi Nakamoto pubblicò il protocollo Bitcoin su The Cryptography Mailing list sul sito metzdowd.com. Nel 2009 ha rilasciato la prima versione del software client e successivamente ha contribuito sul progetto in via anonima insieme ad altri sviluppatori, per ritirarsi dalla comunità di Bitcoin nel 2010. L’ultimo contatto da parte di Satoshi Nakamoto è stato nel 2011, quando dichiarò di essere passato ad altri progetti e di aver lasciato il Bitcoin in buone mani con Gavin Andresen”.
Il resto è storia dei giorni nostri.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2014/03/Nakamoto.jpg7681024Simosokehttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngSimosoke2014-03-07 09:20:322014-03-07 09:20:32Satoshi Nakamoto: è davvero lui Mr. Bitcoin?
La pubblicità si fonda sul potere delle idee e, si sa, queste idee spesso vengono dal thinking out of the box di giovani talenti.
Business Insider ha selezionato i 30 giovani più creativi del settore, tenendo conto di premi, campagne e potenziale innovativo. Vi riportiamo le figure che si sembrano più interessanti.
Marika Wiggan, 28 anni: Strategist @ Argonaut
Marika ha utilizzato al meglio la sua laurea umanistica per uno studio antropologico dei possessori di Chevrolet Camaro, determinando così come agire nei loro confronti.
Relativamente all’automotive, la Wiggan ha anche aiutato Volkswagen durante l’ultimo Super Bowl e la stessa Chevrolet per una premiata app nel 2012.
Ross Fletcher, 27 anni: Art director @ Barton F. Graf 9000
Questo giovane art director ha staccato il ticket per entrare in questa white list lavorando per una popolare campagna per Dish Network. Il commercial giocava sul simpatico modo di pronunciare il prodotto da parte dei New Englanders, tentando loro di insegnare come “Talk Boston”.
Ray Sison, 28 anni: Art director @ R/GA
Ray è colui che ha capeggiato il progetto Nike+Fuelband, il bracciale che tiene traccia dell’attività fisica e di quante calorie sono state bruciate. Il successo di quest’operazione gli è valso numerosi premi.
Yisha Zhang, 27 anni: Strategic Planner @ Team One
Yisha è stata fondamentale per costruire la brand reputation di Lexus e per accompagnare il brand nell’era digitale. Il suo rivoluzionario lavoro include CinePrint, una tecnologia che permette di posizionare un iPad per aumentare l’esperienza della pagina stampa, e il Lexus Instafilm, un film in stop motion della Lexus 2014 IS costituito da 212 foto di Instagram.
Jared White, 27 anni: Creativo @ Wieden+Kennedy
Questo brillante art director ha lavorato a numerose campagne digitali. Nel 2011 ha vinto il Cannes Cyber Lion per il suo lavoro ‘The Social Interview’. Appena entrato in Wieden+Kennedy ha partecipato alle iniziative Departure Roulette e Carol Karaoke per Heineken.
Jesse Pujji, 29 anni: CEO e co-founder @ Ampush
Dopo la laurea e un lavoro a Wall Street, Jesse ha fondato Ampush, una startup che aiuta le aziende ad utilizzare i social media e a misurare il successo delle loro campagne. Ampush ha fatto breccia nel cuore di tutti i marketer ed è pronta ad espandere il proprio raggio d’azione nei mercati asiatici e sudamericani.
Jessica Shriftman, 29 anni: Freelance art director
Jessica è molto conosciuta per aver collaborato alla creazione di Underheard, un’iniziativa per cui 4 senzatetto a New York hanno ricevuto uno smartphone così da poter condividere le loro storie sui social media.
L’awareness della campagna è cresciuta esponenzialmente grazie alla spontanea copertura TV, aiutando un partecipante a trovare un lavoro. Ad un altro è andata ancora meglio, essendosi riunito con la figli dopo 10 anni.
Derek Blais, 29 anni: Creative director @ BBDO
Blais ha conquistato tutti soprattutto con il suo lavoro del 2012 per McDonald’s che ha conquistato anche un Cannes Lion nel 2013. La campagna ‘Our Food. Your Questions.’ cercava di rassicurare i consumatori preoccupati per gli ingredienti utilizzati dalle catene di fast-food, rispondendo alle più disparate domande in modalità interattiva.
Yunha Kim, 24 anni, Paul Jang, 29 anni, Kaushik Pendurthi, 25 anni: Co-founders @ Locket
Questi giovani visionari hanno lanciato nel Marzo 2013 Locket, un app per Android che permetteva di guadagnare agli utenti che rendevano disponibili i loro schermi alle pubblicità.
Recentemente Locket ha interrotto l’implementazione di pubblicità a schermo pieno, favorendo contenuti virali, alcuni di questi correlati a pubblicità.
Lincoln Boehm, 26 anni: Copywriter @ Saatchi & Saatchi
Anche prima di entrare nel mondo della pubblicità, Lincoln aveva dimostrato grandi capacità di scrittura per Sporting News Radio e The Tonight Show di Conan O’Brien. Oggi tutti lo conoscono per il mini-sito di Nike Basket che cambiava in base a quante persone stessero pubblicando tweet su Kobe Bryant. L’ultimo win di Lincoln è avvenuto con il commercial per Duracell in cui è raccontata la storia di Derrick Coleman, un giocatore di football arrivato in NFL nonostante fosse sordo.
Brian Wong, 22 anni: CEO e co-founder @ Kiip
Sin dalla fondazione del suo progetto Kiip, Wong ha lavorato con tantissime aziende del calibro di Disney e P&G. Kiip aiuta i brand a ricompensare gli utenti con coupon o prodotti free quando raggiungono dei traguardi su giochi mobile.
Jasmine Clark, 29 anni, Richard Langhorne, 27 anni: strategist e copywriter @ Mother New York
Questo duo ha ipnotizzato la rete con una bizzarra e innovativa pubblicità che permette agli utenti di imparare i benefici di passare Virgin Mobile.
David Justus, 26 anni, Will Davie, 25 anni: Technology director e brand strategist @ Droga5
Concludiamo con un’altra coppia dall’alto potenziale. David e Will hanno collaborato per una delle più importanti campagne digital degli ultimi anni: the Prudential Challenge Lab. Questa iniziativa è nata per porre l’attenzione sull’importanza del pianificare il proprio futuro dal punto di vista finanziario, offrendo suggerimenti per farlo in maniera efficace.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Antonio Espositohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAntonio Esposito2014-03-06 15:36:562014-03-06 15:36:5615+ creativi under 30 da tenere d'occhio
Questa volta facciamo il contrario, invece che suggerirvi cosa fare per ottenere i migliori risultati sui social media vi diciamo le cose da evitare assolutamente. L’aiuto ce lo fornisce Melissa Leiter su Social Media Today. Fornisce una lista di 10 cose che sicuramente faranno diminuire il numero dei vostri follower.
Il bello sta nel fatto che se per le cose da fare bene c’è sempre un margine d’errore, e in ogni caso bisogna sempre tener conto del tipo di brand che si vuole promuovere e dove, in questo caso possiamo star tranquilli che si tratta di cose comunque sbagliate.
Vediamo dunque come perdere fan e follower in 10 punti.
1. Inviare messaggi automatici di Twitter
Sicuramente il giochino è capitato anche a voi: iniziate a seguire un nuovo contatto su Twitter ed ecco che arriva quel messaggio che suona molto più che automatico di ringraziamento. Ecco questo è il primo passo da fare per perdere immediatamente il follower che avevi appena guadagnato!
Quel messaggio suona troppo impersonale e sparato nel mucchio per suscitare un buona impressione in chi lo riceve.
2. Parlare solo di te stesso
Non c’è molto altro da dire, è la regola più vecchia del web 2.0. Chi scrive, twitta e posta solo riguardo a se stesso dopo poco verrà a noia, non fornendo nulla di nuovo e nulla di utile a chi cerca risposte online.
Le conversazioni sui social media devono essere il più possibile personalizzate per funzionare ed essere efficaci.
3. Non rispondere mai ai commenti
Anche questo rappresenta una delle basi costituenti del social media marketing. Lasciare senza risposta un follower equivale a perderlo. Ovviamente rispondere ai commenti non significa rispondere al volo, immediatamente, ci sono risposte che meritano più tempo per essere elaborate, ma vanno SEMPRE date.
Leiter suggerisce di rispondere a qualsiasi tipo di richiesta entro massimo 24 ore, e noi le diamo ragione, in fondo siamo online!
by Matthew Johnson
4. Non interagire mai in tempo reale
In questo caso si utilizzano SOLO messaggi automatici e programmati. E’ il modo migliore per far sì che i vostri messaggi si perdano e non raggiungano mai i destinatari.
5. Pubblicare automaticamente i contenuti su tutti i social
Questo è un uso che può risultare comodo ma non sempre è funzionale, e se usato senza criteri rischia ancora una volta di mandare il vostro messaggio nel vuoto. Fare in modo che il vostro tweet finisca automaticamente su Facebook, o che ogni volta che pubblicate qualcosa sul vostro blog questo venga condiviso su tutti i social, non ha sempre senso.
Meglio, impegnare un po’ di tempo e di volta in volta decidere qual è il canale migliore per quel tipo di contenuto.
6. Essere su tutti i social network
In questo caso non si tratta di perdere i follower che avete già, ma sicuramente di non guadagnarne di nuovi.
Essere su tutti i social media è impegnativo, e per farlo al meglio è più funzionale iniziare da due o tre per poi misurare le vostre performance ed eventualmente aggiungerne altri.
7. Pubblicare testi senza immagini su Facebook
Pubblicare contenuti solo di testo senza foto vi farà finire nei meandri più nascosti del newsfeed dei vostri follower.
by Marc Smith
8. Pubblicare lo stesso contenuto che altri stanno condividendo
Copiare esattamente ciò che già in molti fanno non vi servirà a nulla, e sposterà i follower alla ricerca di qualcosa di più interessante e nuovo.
Sì, è proprio lì che bisogna muoversi: create un canale privilegiato, con contenuti originali. Solo così potrete creare engagement.
9. Condividere i contenuti sui diversi social con la stessa descrizione
Qui basterebbe aggiungere che ogni social media è diverso e con le sue dinamiche. In più i follower avranno il sospetto di avere davanti un sistema automatico e non una persona (o un’azienda con personalità).
10. Smettere di imparare
Per far sì che i vostri follower scappino di corsa vi basta non seguire gli aggiornamenti che i social media operano al loro interno (ad esempio un cambio di algoritmo) e non tenere conto delle novità che si susseguono.
E voi quali errori avete commesso nella vostra social media strategy? E come li avete risolti? Fatecelo sapere nei commenti.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kunoichihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKunoichi2014-03-06 10:44:192014-03-06 10:44:1910 modi per perdere follower sui social media
Millennials, Generazione Y o, più concretamente, il 75% della forza lavoro nel 2025: la Deloitte Millennial Survey 2014 indaga sulla percezione del mondo del business e sulle aspettative per il futuro, rivelando nuove sfide per aziende e governi.
Il ruolo etico del business
Sebbene i Millennials riconoscano al mondo del business un ruolo importante nella creazione di ricchezza, non si accontentano. La maggior parte di essi ritiene infatti che le aziende si debbano occuparsi attivamente di problemi sociali e ambientali quali la scarsità delle risorse (56%), i cambiamenti climatici (55%), la diseguaglianza di reddito (49%). La metà di loro sogna di lavorare per un’azienda in cui i valori etici sono forti e radicati. In tale ambito la Generazione Y ha molto da insegnare: gli intervistati donano denaro in beneficienza (63%), fanno volontariato (43%) e firmano petizioni (52%). Per questa loro attitudine, sono certi che il successo di un’azienda non si misuri in termini di fatturato, bensì in base ai benefici apportati alla società.
L’impatto del governo sulla società
La Survey Deloitte ha indagato anche la percezione dei Millennials sui governi e il loro ruolo. Il dato che emerge è che per circa la metà degli intervistati i governi non solo stanno affrontando in maniera poco appropriata sfide urgenti e prioritarie, ma addirittura hanno un impatto negativo sulla risoluzione di problemi quali la disoccupazione (-15%), la scarsità di risorse (-12%), la disuguaglianza economica (-31%).
L’innovazione come driver
Per ben il 78% dei partecipanti all’indagine il grado d’innovazione è un parametro determinante nella scelta del posto di lavoro (la percentuale sale al 90% in paesi emergenti come India e Cina). Nonostante tale preferenza, una volta assunti, le aspettative sono spesso deluse: il pensiero creativo non solo non è incentivato, bensì è ostacolato innanzitutto dalla mentalità manageriale (63%) e dalle procedure interne (61%). Il freno alla creatività ha come conseguenza la mancanza di valorizzazione delle potenzialità dell’individuo: il 50% dei Millenials ritiene infatti che le aziende non sono in grado di formare i futuri leader. È anche per questo che il 70% degli intervistati immagina un futuro da lavoratore autonomo, piuttosto che una carriera aziendale.
Ma cosa sognano i Millennials per il futuro?
I Millennials sono pronti a giocare un ruolo decisivo nella società: innovazione, responsabilità e creatività sono i valori che guideranno la loro ascesa e il loro ruolo attivo nella costruzione della società del futuro.
La visione per il futuro della Generazione Y è una visione collaborativa in cui governi e mondo del business si uniscono per apportare, ognuno attraverso i propri strumenti, benefici tangibili alla società senza fossilizzarsi sui singoli ambiti di azione: se le aziende possono dare il proprio apporto nella risoluzione di problemi sociali come la disuguaglianza economica e la disoccupazione, così i governi possono avere un impatto positivo sull’economia.
Credits: personis.com, huffingtonpost.com
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2014/03/i_millenials_cosa_sognano_i_leader_del_futuro_02-e1394047806790.jpeg445640franceskahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngfranceska2014-03-06 09:08:072014-03-06 09:08:07I Millennials: cosa sognano i leader del futuro?
Non riuscirete a far star zitto il Sagittario, a placare i brontolii del Leone e le lamentele dello Scorpione.
Vi daranno soddisfazioni la Vergine con la sua premiata diligenza, il Toro anche se con qualche colpo do testa e l’Ariete che finalmente torna a divertirsi.
Ai Pesci non importerà che cosa pensiate di loro perché saranno troppo impegnati a festeggiare… Coinvolgendo lo spendaccione Cancro e, forse, l’abbandonato Capricorno!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00zodiakkuhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngzodiakku2014-03-06 08:00:352014-03-06 08:00:35Ninja social oroscopo dal 6 al 12 marzo
In generale è stata questa l’espressione usata comunemente per definire la quantità di miliardi pagati da Facebook per l’acquisto di WhatsApp, l’applicazione mobile per instant messaging più diffusa del momento con oltre 450 milioni di utenti attivi (fonte).
Vero è che 19 miliardi di dollari non sono bruscolini, specie per un’app che si fonda sul lavoro di 32 ingegneri con zero investimenti sul marketing. Ma forse tanto eccessivi non sono.
Mark Zuckerberg ha dimostrato fin’ora di saperci fare. La sua capacità di lettura degli scenari competitivi (si pensi all’acquisizione di Instagram o all’offerta per SnapChat fatta in tempi non sospetti) è quasi unica, e le sue intuizioni spesso vincenti.
Ha capito che il mercato del mobile sta vivendo proprio in questo momento il suo periodo d’oro: tutti vogliono uno smartphone, tutti vogliono comunicare, tutti hanno il bisogno percepito di rimanere connessi.
E le nuove tecnologie come la 4G LTE spingeranno ulteriormente il trend: entro la fine di questo decennio quasi tutti gli abitanti della terra avranno uno smartphone connesso. Uno dei motivi che spiegano il successo dirompente di WhatsApp pur in assenza di marketing.
Mark Zuckerberg è stato spietato: ha avuto la forza e l’audacia di investire tanto perché conosce perfettamente le potenzialità del mercato che si appresta ad aggredire. E sono potenzialità che si esprimeranno nel breve periodo.
Un’opportunità da non lasciarsi scappare perché sa benissimo che è la diversificazione la chiave del vero successo (qualcosa Google dovrà pur insegnarlo). E Zuckerberg pur di cogliere le richieste di mercato sarebbe capace di smentire ciò che ieri definiva sensazionale, reinventando l’esperienza social ancora e ancora (buttando nel cestino Facebook Messenger, o introducendo hashtag e trending topic nonostante le accuse di plagio a Twitter).
Zuckerberg sa anche che è fondamentale non fossilizzarsi su un solo aspetto del proprio business, quale l’esperienza desktop su Facebook. Farlo significherebbe scavarsi la fossa da solo. Il che ci porta al secondo motivo:
2. Una questione di sopravvivenza
Come abbiamo già avuto modo di dire in passato, la vita media di un social network è breve: basti pensare a Friendster o MySpace, che nell’arco di sette anni hanno sparato tutte le cartucce diventando oggi assolutamente marginali.
Facebook ha appena compiuto 10 anni, e Zuckerberg sa bene che è già fin troppo longevo per il settore. In pratica, Facebook è vecchio e deve costruirsi un’immagine sempre nuova per continuare a sembrare giovane. L’acquisizione di WhatsApp apre scenari futuri che rinvigoriscono l’immagine di Facebook, esattamente come fece qualche tempo fa l’acquisto di Instagram.
3. Un miliardo di utenti in più
Gli obiettivi di Zuckerberg, negli ultimi mesi, sono stati ribaditi e chiariti senza giri di parole: Facebook vuole raggiungere una base di utenti attivi tra i 3 e i 5 miliardi di unità. Un numero impressionante.
Per raggiungere questo incredibile obiettivo è necessario essere costantemente sul pezzo, cavalcare i trend e, come abbiamo visto, il mobile è il trend del momento. Il 2014 sarà infatti l’anno del lancio, in tutto il mondo, della tecnologia 4G LTE. Un incremento dell’offerta che farà (come già accaduto per le chiamate, gli SMS e il traffico dati) contrarre i prezzi: internet da mobile sarà accessibile a tutti e facilmente.
Così come a contrarsi sarà il prezzo degli smartphone, che nel 2014 dovrebbero aumentare di circa un miliardo di unità soprattutto nei nuovi mercati dell’Africa, dell’America Latina e dell’Asia Meridionale (fonte) (proprio i mercati in cui la penetrazione di Facebook è minore rispetto al resto del mondo).
Acquistare WhatsApp signfica mettersi in pole position per intercettare questa nuova base di utenza. Significa leggere il futuro.
4. Riconquistare il mercato dei giovani
Si è letto su molti media della perdita di utenza giovane che sta colpendo Facebook negli ultimi tempi: genitori che hanno la possibilità di controllare costantemente i figli, problemi nella ricerca della prima occupazione, privacy limitata, noia.
Tutti aspetti che non si associano mai a WhatsApp: le chat private danno privacy assoluta, possibilità di intrattenimento con gli amici e nessuna conseguenza “pubblica”. La messaggistica mobile è il cuore pulsante del mercato dei “teen” e questo Zuckerberg lo sa bene!
5. Uscire dai confini del mercato americano
Il successo di Facebook negli Stati Uniti è conclamato. La sua predominanza nella sfera “social” e la sua penetrazione del mercato sono fuori discussione e, comunque, si collocano in un mercato saturo per offerta e per domanda.
La vera partita per i social si gioca in Cina e in Asia Meridionale, soprattutto per questioni demografiche. E sono proprio quei mercati il vero tallone d’achille di Facebook, surclassato da Tencent e, in particolare, dalla sua app di messaggistica WeChat che cresce allo stesso ritmo di quanto fa WhatsApp nei mercati europei.
Facebook vuole giocarsi la sua partita ad armi pari, e per farlo ha acquistato il diretto concorrente di WeChat.
6. Successo e soldi non sono le vere motivazioni
Si potrebbe pensare che il passo compiuto da Facebook è stato azzardato per due ulteriori motivi: non c’è garanzia di successo e non c’è opportunità immediata di guadagno.
Sul primo punto è chiaro che questa garanzia non c’è mai, soprattutto nei social media che si basano su un mercato volubile che può decidere di abbandonarti dall’oggi al domani. Zuckerberg guida oggi una società che, solo nel 2013, ha raddoppiato il suo valore. La sua forza economica e la sua stabilità gli permetterebbero, anche domani, di fare un passo indietro con WhatsApp senza grossi scossoni.
Come abbiamo già detto, pur di raggiungere i suoi obiettivi può smentire ciò che considerava fantastico fino a ieri.
Il secondo punto è la vera scommessa. L’obiettivo di Zuckerberg con l’acquisizione di WhatsApp non è fare soldi, ma consolidare il suo mercato ed ampliarlo. Sfruttare la scia e crescere con un’arma potente quale è l’app di messaggistica più diffusa del momento.
Zuckerberg non ha acquisito WhatsApp per i 0,99 centesimi annuali che chiede agli utenti, né per inserire pubblicità nell’applicazione (perderebbe utenza immediatamente).
Facebook può sviluppare un mondo attorno a WhatsApp senza inserire la pubblicità: giochi, e-commerce, applicazioni esterne. WhatsApp somiglierà sempre di più a WeChat perché vuole raccogliere la sua stessa utenza, quella dei fiorenti mercati asiatici.
Per concludere, si può riflettere sul fatto che con questa acquisizione Facebook controlla oggi le 3 applicazioni di telefonia mobile più diffuse al mondo. E questo spiega abbastanza bene la portata della spesa effettuata.
E voi? Siete d’accordo?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2014/03/facebook-e-laffare-whatsapp-takeover-o-engage-L-TEqihA.jpeg330660Francesco Turturiellohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFrancesco Turturiello2014-03-05 16:12:122014-03-05 16:12:126 motivi per cui il prezzo pagato da Facebook per WhatsApp è giusto
La mitica tavola fluttuante è davvero diventata realtà o si tratta di qualcos'altro? Scopriamo assieme cosa si nasconde dietro il video dell'hoverboard della HUVrTech
La notizia sta facendo in queste ore il giro del mondo, virale come poche, con oltre 2 milioni di visualizzazioni.
L’hoverboard, lo skate antigravitazionale col quale Marty McFly compiva acrobazie per le strade di Hill Valley nel 2015 è diventato realtà… e con un anno di anticipo rispetto alle “previsioni” del film di Zemeckis !!!
Partiamo innanzitutto col proporvi, nel caso in cui non l’aveste già visto, il video pubblicato dalla HUVrTech, un’azienda hi-tech nata da alcuni studenti del MIT nel 2010, ispirati dalla trilogia di Ritorno al Futuro:
Nel video ci sono molti dei protagonisti di quella vicenda, dal mitico Christopher Lloyd “Doc” Emmett L. Brown ad un irriconoscibile Thomas F. Wilson, quel Biff Tannen antagonista (lui o i suoi antenati/discendenti) di Michael J. Fox. A questi si aggiungono personaggi famosi come Moby, entusiasta di essere tra i primi a provare il prototipo di hoverboard.
Ci sono molti elementi che sin da subito hanno fatto drizzare le orecchie a tutti i fan della serie della nostra redazione. Innanzitutto tutto troppo ben curato, i protagonisti della saga in bella mostra in una ricorrenza speciale (i 25 anni dall’uscita di Ritorno al Futuro parte II N.d.R.), testimonial di peso per dare corpo alla viralità dell’iniziativa, insomma tutto lasciava intendere che si trattasse di content marketing creato ad hoc per rivitalizzare il progetto Back to the Future, magari con una campagna di lancio per il quarto episodio.
A questo punto dispiace dover spezzare il cuore di tutti i fan ma un buon Ninja dice sempre la verità, anche quando fa male:
L’hoverboard non esiste!
Niente skateboard volante, niente McFly, niente “un latte, al cioccolato”, l’almanacco che vi siete affrettati a comprare per i vostri nonni del 1955 non vi serve e dobbiamo anche aggiungere che nulla di quello che avete visto è strettamente legato alla produzione di Ritorno al Futuro.
I primi segugi a dare la cattiva notizia sono stati quei geniacci di Mashable che sono riusciti a trovare un video col backstage postato online da una designer che ha preso parte alle riprese, Lauren Biedenharn.
Purtroppo i contenuti rivelatori, come potete vedere andando sul suo CV online, sono stati prontamente rimossi. Ciò nonostante siamo in grado di dirvi chi c’è dietro questo viral video da antologia: si tratta di Funny Or Die, un sito che si occupa di video comedy fondato tra gli altri dall’attore Will Ferrell.
Il sito propone sempre contenuti ad alto tasso di comicità unito ad una certa raffinatezza in termini di qualità, facendo leva anche su collaborazioni illustri come quelle di James Franco, oltre che alle produzioni degli utenti iscritti.
In sintesi, tutti coloro che avete visto sono attori messi insieme dal FOD team per mettere in atto uno degli scherzi di Carnevale più virali di sempre… con buona pace di ogni McFly in giro per il mondo.
Sorry ragazzi, c’avevamo sperato pure noi!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Hikari-Kunhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngHikari-Kun2014-03-05 15:47:162014-03-05 15:47:16Ritorno al Futuro IV? Ecco la verità sul video dell'Hoverboard
Paul Graham, cofounder di Y Combinator, ha spiegato prima sul suo blog e poi sul palco del Lauch Festival la sua decisione di dimettersi da uno dei più efficaci acceleratori della Silicon Valley. Vuole “riavere indietro il suo cervello”.
Y Combinator è l’esempio per eccellenza a cui ispirarsi per la creazione di un incubatore, e non solo perché dalla sua fondazione nel 2005 ad oggi ha incubato startup del livello di Dropbox e Wepay, oltre a diverse società di grande successo nella Silicon Valley.
Anche il CEO, Paul Graham, è stato finora riconosciuto a livello internazionale come l’iniziatore di una modalità vincente per costruire startup, tanto che il programma di tre mesi di Y Combinator è considerato un’esperienza più importante e che conferisce maggior valore rispetto a qualunque master.
Sam Altman sarà la nuova guida
In maniera inaspettata però Graham ha annunciato che Y Combinator avrà un nuovo presidente. Secondo il CEO, solo senza doversi più preoccupare di far girare bene Y Combinator potrà dare un contributo migliore all’acceleratore.
La nuova guida sarà Sam Altman, ex amministratore delegato di Loopt, la social app che permetteva la connessione degli utenti con le loro community attraverso una localizzazione tramite smartphone, acquistata per 43 milioni di dollari nel 2012 e poi fallita.
Per Y Combinator è il momento di un restart
Secondo alcuni Altman sarebbe proprio come un Paul Graham, ma “con meno fascino social e inferiori competenze informatiche”. Mentre altri sostengono che Altman sia molto sicuro di sé e delle sue idee.
Graham ha riconosciuto apertamente che questo è il momento per giusto per un restart di Y Combinator , “perché YC ha bisogno di crescere” . Solo Altman può aiutare l’acceleratore in questo momento di transizione, secondo Graham.
Se sta diventando normale avviare una startup, ha spiegato l’ormai ex-CEO, tra dieci anni ci saranno molte più startup di quelle che ci sono adesso, e se Y Combinator vuole finanziarle, è necessario iniziare a crescere in maniera proporzionalmente maggiore di quanto si stia facendo rispetto alle startup. C’è un grosso cambiamento in atto, ha ribadito Graham, e questa è l’unica strada per assecondare questo cambiamento.
Le “colpe” di Graham e dei media dietro il passaggio
Ma ci sarebbero anche altre motivazioni dietro al semplice problema della crescita.
Si tratterebbe in pratica di un problema di reputazione rispetto agli investitori, non troppo inclini a finanziare i progetti incubati da Y Combinator, anche a causa di un rapporto non proprio idilliaco con i media. Più volte, infatti, giornali e blog hanno riportato presunti commenti discriminatori verso le donne, che con leggerezza Graham avrebbe fatto nel corso di alcune interviste, sostenendo in pratica di non offrire un trattamento preferenziale a compagnie fondate da donne per l’ingresso nell’incubatore e addirittura scoraggiando le donne a fondare compagnie, perché prive di un adeguato background tecnologico. Un commento quantomeno sospetto di strumentalizzazione per uno che con una donna, sua moglie Jessica Livingston, ha fondato proprio Y Combinator.
Insomma, a conti fatti, la scelta di Graham sembra più una strategia comunicativa, che in altri contesti si potrebbe definire politica, per “ripulire” l’immagine di Y Combinator, che per colpa del suo fondatore o per causa di una generalizzata invidia si è attirata i commenti negativi dei media. Gli stessi che condizionano anche le scelte degli investitori.
[Photo credits: Gabor Csell/ Kevin Hale]
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Fabio Casciabancahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFabio Casciabanca2014-03-05 13:05:572014-03-05 13:05:57Y Combinator, Paul Graham lascia la guida a Sam Altman
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