Come migliorare le Facebook Ads

In un momento in cui la visibilità dei post su Facebook è pressocché vicina allo zero, potrebbe tornare utile ripassare alcuni suggerimenti per migliorare le proprie campagne a pagamento. Con alcuni semplici accorgimenti, infatti, si potranno raggiungere i risultati sperati anche con meno investimento previsto. Ma vediamo insieme quali.

1. Presta attenzione al colore delle immagini

Che il colore delle immagini sia importante è noto a tutti, ma quale colore potrebbe aiutare le nostre campagne a performare meglio rispetto ad altre?

Vi suggeriamo questa grafica che riassume quali atmosfere e situazioni possono evocare i diversi colori. Utilizzate quindi la tonalità che preferite a seconda dell’obiettivo da raggiungere!

2. Sii sempre te stesso, usa il tuo linguaggio!

Lo ripetiamo sempre perchè è fondamentale: nei tuoi messaggi, sia che essi siano post che pubblicità a pagamento, sii sempre te stesso. Utilizza il linguaggio che riflette il tuo brand, e fai in modo che il messaggio sia diretto, conciso, chiaro, originale e autentico.

3. Utilizza immagini di impatto

Non è mai facile scegliere l’immagine giusta da utilizzare per le tue campagne facebook, soprattutto per quelle che finiranno sulla colonna destra. Si tratta di immagini piccole, e quindi la vostra bravura dovrà essere quella di riuscire ad essere incisivi anche in così pochi pixel.

I colori, come già visto, possono essere di aiuto, ma il segreto principale è la riconoscibilità. Operate nel settore food? Fate in modo che uno dei vostri prodotti sia in primo piano e ben riconoscibile, anche a costo di sacrificare testo e logo. Viceversa, siete un brand di abbigliamento? Prestate molta attenzione alla componente umana: l’utente si riconoscerà nell’immagine e sarà più invogliato a richiedere maggiori informazioni e a interagire con la promo.

4. Scegli bene il tuo target

Conosci il tuo target? Sai chi è che compra il tuo prodotto o è già interessato al tuo brand? Realizza una profilazione, e vai a cercare lo stesso gruppo di riferimento su Facebook.

Non inserire mai più Paesi in una stessa campagna: il mercato inglese e il mercato francese, oltre la lingua, potrebbero avere processi di acquisto e interazione molto diversi tra loro.

In genere evita di inserire ulteriori filtri nel campo “altri dati demografici”: non sempre tutti gli utenti inseriscono i dati e qualora lasciassero in bianco rischieresti di perdere tutta questa fetta di potenziali fan.

5. No caratteristiche, ma benefit

Può sembrare scontato, ma è bene ricordarlo. Il nostro target non vuole conoscere le caratteristiche del nostro prodotto, vuole sapere perché lo dovrebbe comprare, cosa ci guadagna lui ad avere l’oggetto o a partecipare a un evento.

Nelle campagne ads Facebook offre un numero limitato di parole: sfruttatele al meglio. Evocate sensazioni, benessere, fate capire realmente il valore aggiunto del prodotto.

Italia Caput Mundi: lo storytelling sugli occhiali [PARTE 5]

Riprendiamo il discorso sui prodotti made in Italy, in quanto eccellenze per l’export internazionale, a partire dalla riflessione della settimana scorsa, quando abbiamo scoperto che l’etichetta “made in Italy” anticamente veniva usata nei Paesi europei per distinguere quella merce che non sarebbe stata dovuta comprare dal consumatore.
Ma se questo poteva costituire uno svantaggio competitivo per i produttori italiani, ben presto la maèstria degli artigiani e la qualità superiore dei materiali e della manifattura dei prodotti fatti in Italia dettero al marchio quella connotazione positiva ancora oggi riconosciuta ovunque.

Il discorso per esempio vale, come abbiamo visto, non solo per prodotti famosi come le scarpe o la pasta, ma anche per le piastrelle, per i rubinetti o, scopriremo oggi, gli occhiali, che non sono propriamente conosciuti dalla maggioranza delle persone come eccellenze internazionali.

Export da record per gli occhiali made in Italy

Proprio il mese scorso Cirillo Marcolin, presidente dell’Anfao, l’Associazione nazionale fabbricanti articoli ottici, dichiarava che nel 2013 abbiamo battuto l’ennesimo record, in termini di valore e di volumi, con l’export di occhiali da vista e da sole made in Italy.
L’esportazione di questo prodotto, infatti, è cresciuta del 7,2% a 2,811 miliardi, pari al 90% della produzione, che vale 2,919 miliardi di euro.

I mercati principali per l’occhialeria italiana sono stati fino ad ora Europa e Stati Uniti, che assorbono l’80% del flusso di uscita degli occhiali dall’Italia. Per quanto riguarda i mercati cinese e asiatico, invece, nel 2013 il mercato ha subito un lieve calo, registrando una crescita del 2,7%: a penalizzare questi mercati è il calo della vendita di montature.

L’importanza delle politiche attive per i consumi degli italiani

Questi numeri parlando chiaro e ci permettono di fare una riflessione in termini di politiche da attivare, perché se siamo competitivi sul piano internazionale, allora occorre riuscire assolutamente a far ripartire la domanda interna, poiché nel 2013 il mercato italiano ha perso un altro 2,3% e per il 2014 le previsioni di vendite in Italia non sono positive.

Ma cos’hanno di speciale gli occhiali fatti in Italia?

Quando ho iniziato a scrivere questo post, ho scoperto una storia davvero affascinante legata agli occhiali da vista italiani: infatti a Venezia, nel 1100, quando si riteneva importante mantener segreta l’arte della produzione del vetro, tra l’altro considerato un materiale pericoloso al punto da essere circoscritto alla località di Murano, fu vietata espressamente ogni fonte di traffico a forestieri, sia interna che esterna. In realtà, la produzione di lenti a Venezia era oramai molto presente e i commercianti cercavano di difendersi dalla produzione straniera di lenti.

Addirittura, nel 1284, i Capitolari delle Arti Veneziane prevedevano pene per chi fabbricasse occhiali in vetro, lasciandoci comprendere quanto l’arte di costruirli sia tutt’altro che recente, e che tale arte consolidata sia stata remunerativa già all’epoca al punto da giustificare una contraffazione.

Da lì, facendo un salto fino ai giorni nostri, quando ci riferiamo ad un prodotto made in Italy come gli occhiali, grazie alla campagna di comunicazione Italia Caput Mundi, abbiamo imparato che un prodotto italiano è leader sul mercato mondiale innanzitutto perché frutto di un pensiero laterale: da semplice oggetto quotidiano, il produttore italiano ha lavorato su originalità, eleganza, comodità, riuscendo a realizzare la sintesi di un oggetto icona di design e funzionalità.

Nessun segreto, perciò, nessun stratagemma particolare, se non quello di lavorare sulla grande qualità del prodotto al punto da distinguerlo da tutti gli altri presenti sul mercato.

Sarebbe riduttivo chiudere lo storytelling di oggi con “sembra facile, ma non lo è”, eppure a primo impatto sembra che le cose, per un artigiano o un commerciante italiano, oggi stiano proprio così. Non entra in discussione la capacità di produrre in maniera eccellente come ormai si fa da generazioni -anche perché l’eccellenza di un attore sta proprio nel fare con facilità qualcosa che per gli altri non è facile, e questo la rende già inimitabile in prima istanza- quanto piuttosto la coscienza della classe dirigente attuale nel rendere facile la vita di un imprenditore italiano in Italia.

Per un quadro più generale sull’eccellenza italiana, leggi Una classifica dei prodotti top a marchio “made in Italy”.

App of the Week: divertiti con Hipster CEO a creare la tua startup

Il termine hipster in Italia è accompagnato da giudizi spesso non proprio positivi, che qui non staremo a considerare… secondo il Merriam-Webster’s Collegiate Dictionaryl’hipster è  comunque “una persona che è particolarmente consapevole e interessato a modelli nuovi e non convenzionali (come nel jazz o moda)”.

Ecco probabilmente la spiegazione del nome dell’app di cui vi parliamo oggi, Hipster CEO, l’app con cui potete creare una startup e divertirvi a farla crescere.

Ricordate il Tamagotchi? Ecco, negli anni ’90 il passatempo dei giovani era quello di occuparsi di un animale domestico virtuale: oggi tutti, giovani e no, si occupano di piccole città virtuali, di squadre di calcio fittizie, si divertono insomma con Sim City, Second Life, Farmville.

Hipster CEO si inserisce in questo tipo di giochi ma in un modo davvero originale: in un periodo in cui si parla tanto di startup che fanno improvvisamente fortuna, ecco un gioco che ti mette alla prova e ti sfida a diventare il nuovo Zuckerberg!

Come si gioca?

Si inizia selezionando la vostra idea di prodotto da una lista preimpostata tra applicazione dating, servizio di file-sharing , app di messagistica, mobile gaming , microblogging  e altri. Quindi , si seleziona un target di mercato – ancora una volta, da una lista preimpostata che va dai geek agli appassionati di birra.

Si inizia con circa 14 mila dollari e un impiegato (cioè voi stessi) : da lì in poi si arriva a fare qualsiasi cosa, dall’assumere degli specialisti al garantire la formazione dei dipendenti, aggiornare il proprio ufficio e persino mantenere la felicità personale .

La chiave del successo su Hipster CEO è assumere per la propria startup il “talento giusto”, per il proprio marketing, per le vendite o per altre esigenze tecniche.

Occhio agli investimenti!

Su Hipster CEO la situazione della tua startup può cambiare improvvisamente per effetto degli investimenti, sia quelli che la vostra azienda può ricevere come le richieste di acquisizione ad esempio,  sia quelli che scegliete di fare. In entrambi i casi, proprio come nella vita reale, le possibilità di fallimento vi possono aspettare dietro l’angolo.

Nonostante il gioco riproduca diverse possibilità di gestione di una startup , ci sono ancora alcuni aspetti da migliorare come il fatto che non si possa utilizzare il denaro ricevuto dalla vendita della propria startup precedente per iniziare una nuova avventura. D’altro lato, il denaro accumulato nel proprio portafogli può essere speso per attività costosissime e a volte poco utili come ad esempio su dei fantomatici  “Groogle Occhiali “, al costo di $ 5 milioni!

 Se siete troppo pigri per aprire una startup ma continuate a sognare di crearne una, provate a giocare a Hipster CEO: non dovrete neanche chiedere un prestito in banca, vi basteranno 2,69 euro per scaricare l’app e avviare la vostra prima startup 😉

Potete scaricare l’app cliccando sull’immagine qui sotto:

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori della settimana

Freschissima, arriva la nuova top 10 fumetti e illustrazioni con la vostra dose di stimoli creativi settimanali, tra autori affermati, nuovi talenti, giovani promesse, sia in Italia che nel mondo. Pronti per una nuova ispirazione?

Buona visione!

Top 10 fumetti e illustrazioni Cho

Michael Cho ha annunciato di essere al lavoro sul suo primo graphic novel, che si intitolerà “Shoplifter”. Pubblicato dalla newyorkese Pantheon Books, sarà in uscita a settembre 2014.

Top 10 fumetti e illustrazioni comics cidad

Joe e Anthony Russo, i registi di “Captain America: The Winter Soldier” in questi giorni in tutti i cinema, sono all’opera sul loro graphic novel. Si tratta di “Ciudad”, annunciato in uscita per il prossimo dicembre dalla Oni Press. Un lavoro in cui collaboreranno con l’autore Ande Parks e l’artista Fernando Léon.

Top 10 fumetti e illustrazioni Mike Allred Silver Surfer

Questa è la cover del numero 1 del nuovo atteso “Silver Surfer” dell’immenso Mike Allred, per Marvel, uscito negli USA il 26 marzo. Con la sceneggiatura di Dan Slott e i colori di Laura Allred.

Top_10_fumetti_e_illustrazioni_Sfar_Rrondhem_Alfred

“Donjon” è la serie a fumetti fantasy scritta da Lewis Trondheim e Joann Sfar, con in ogni numero un incredibile disegnatore, questa volta si tratta di Alfred per il volume “Donjon Crépuscule 110. Haut Septentrion” edito da Delcourt.

Top 10 fumetti e illustrazioni Kellie Strom

Tra le prossime uscite della casa editrice indipendente inglese Nobrow ci sarà anche il volume illustrato di Kellie Strøm che si intitola “Worse Things Happen at Sea”: navi storiche, creature mostruose, abissi e oceani profondissimi.

Top_10_fumetti_e_illustrazioni_Donya_Todd's

Donya Todd irrompe sulla scena dei fumetti Regno Unito con la new wave del fumetto britannico. Questo è il suo “Death & The Girls”, una centrifuga pop-surreale-macabra di dissolutezza, pazzia e scappatelle per Blank Slate Books.

Top 10 fumetti e illustrazione Sampayo Munoz

I maestri José Munoz e Carlos Sampayo rendono alla grande cantante jazz Billie Holiday, a trent’anni dalla sua morte con uno struggente omaggio che porta il suo nome: “Billie Holiday” in uscita in questi giorni in tutte le fumetterie per Edizioni BD.

Top 10 fumetti e illustrazioni Emile Bravo

Il tratto inconfondibile di Emile Bravo disegna la storia di Jean Regnaud “Mia mamma (è in America, ha conosciuto Buffalo Bill), in arrivo nella nuova edizione per BAO Publishing. Gli autori saranno in Italia il 1 e 2 aprile, in occasione del Future Film Festival con la proiezione del film d’animazione tratto dal loro graphic novel.

Top 10 fumetti e illustrazioni Kitty Crowter

Kitty Crowther è un’autrice e illustratrice di letteratura per l’infanzia. Di origine metà inglese e metà svedese, vive e lavora in Belgio. In questi giorni è stata a Bologna per uno degli incontri organizzati da “Aspettando Bilbolbul”.

Top 10 fumetti e illustrazioni Katsumi Komagata

Katsumi Komagata lavora sull’oggetto libro, giochi di colori e forme, trasformazioni della carta nelle mani per conoscere, comprendere, imparare. In Italia in occasione della Bologna Children’s Book Fair, potete vedere le sue opere nella mostra “Air zoo”, alla Cineteca di Bologna fino al 24 aprile e nella mostra “I libri di Katsumi Komagata” al Museo Internazionale e Biblioteca della Musica fino al 27 aprile. Nell’immagine vedete il “Little Tree”.

Nel salutarvi vi ricordo come ogni volta che se siete degli artisti e volete segnalarci i vostri lavori, basta commentare questo post con il link al vostro blog, Tumblr, sito o portfolio!
Grazie a tutti quelli che l’hanno già fatto, vi aspettiamo!
Odri

Il romanticismo di Firestone: rurale è bello [VIDEO]

Sento che già siete fuori strada: la protagonista dello spot di Firestone realizzato dall’agenzia creativa di Chicago, Leo Burnett, non ha l’anulare sinistro talmente cicciottone da avere come fede nuziale uno pneumatico, bensì ci sono due piccioncini (o quattro?) che hanno fretta di partire con il loro pick-up.

Flashback?

Sarà forse uno spot che, allo stesso modo di UP, ripercorre le vicissitudini di una coppia da giovane a meno giovane?

Montaggio parallelo e analogie

La tecnica del montaggio parallelo accosta due scene per mostrare somiglianze. Entrambi gli uomini guardano l’orologio e aspettano la loro metà.

Forever Dependable

True Love Will Find You In The End calza a pennello, il brano del 1984 del cantante americano Daniel Johnston aggiunge ulteriore tenerezza ai gesti affettuosi dei protagonisti e dona un tocco di semplicità campagnola che non stona per niente. Il pick-up da noi in Italia non è del tutto consueto, ma la ruralità anche se in forme diverse esiste e come! Il pick-up è l’apecar dei nostri nonni, utile e “familiare”. Siamo troppo abituati ad un immaginario delle auto e dei suoi componenti legati al prestigio, soldi, potere, classe, forza ma quanto invece è importante l’affidabilità e la sicurezza? Di Firestone ci possiamo fidare, è quanto recita il claim e..con una famigliola così graziosa come fare a pensare il contrario?

In ogni caso il premio Firestone come miglior attore dovrebbe andare a lui

CheFare 2: le finali. Nuovi modi di creare cultura oggi

La centralità delle nuove tecnologie sta contribuendo a fare emergere un particolare tipo di intelligenza collaborativa, basata sull’empatia e il sapere ormai reticolare.

I processi cooperativi che ne derivano sono più facilitati, dando vita a una grande quantità di nuove pratiche di produzione sociale, culturale ed economica. Il risultato è che le buone idee adesso si trovano dappertutto e il loro valore ha a che fare in misura sempre maggiore col consenso costruito all’interno delle comunità e dei territori.

Tutto questo perché la nostra epoca è contrassegnata in modo crescente da una comunicazione di tipo orizzontale e l’industria culturale tradizionale, con la ricerca del consumo di massa, sembra non essere più in grado di rispondere alle nuove necessità contemporanee dell’accesso alla cultura.

C’è bisogno per questo di immaginare innovative formule (di progettazione, organizzazione, distribuzione del sapere), che siano in grado di agire nella “molteplicità” del presente. Allo stesso tempo è necessario sperimentare alternativi modi per sostenere economicamente le iniziative culturali, nuove forme di economia basate su creatività, innovazione, collaborazione, giocate soprattutto su definizioni alternative di valore.

La cultura ha cioè bisogno di nuove spinte e proposte, e CheFare entra in gioco proprio in questo contesto. Tale progetto assume la valenza di strumento per indagare le trasformazioni del presente e le strade del futuro. Una sfida che la cultura e le pratiche innovative devono e possono così raccogliere.

CheFare

CheFare è una piattaforma per la mappatura, la votazione e la realizzazione di progetti di innovazione culturale in Italia. Il progetto ha in particolare lo scopo di coniugare i valori di impresa e di sostenibilità economica con quelli della cultura più in generale.

CheFare fa parte dell’associazione culturale doppiozero (ente non profit che ha a cuore le sorti della cultura e dell’editoria), ed è co-prodotto da un network di soggetti partner come Avanzi, Fondazione Ahref, Tafter, Fondazione Fitzcarraldo, Societing, Lìberos; media partner quali Domenica-Il Sole 24 ore, Vita e con il patrocinio della Regione Puglia-Assessorato alle Politiche Giovanili e Bollenti Spiriti.


CheFare si basa sull’idea che per e far riconoscere valore economico alla cultura è necessario creare progetti culturali che abbiano in sè una forte valenza sociale e territoriale. Per questo motivo l’intero processo di CheFare premia, attraverso un concorso, le capacità dei soggetti proponenti di mobilitare le proprie reti sociali, attraverso il voto on-line e la capacità di narrazione che progetti e soggetti stessi suscitano nel territorio.

Un team di specialisti decreterà poi il progetto vincitore.

CheFare: perché partecipare?

Partecipare a CheFare offre l’opportunità di presentare a livello nazionale la propria realtà. Favorisce cioè la visibilità delle organizzazioni che lavorano nella cultura e la diffusione delle loro idee, fornendo strumenti innovativi per raccontare la propria storia, attraverso un progetto che verrà messo in rete.

Un team di esperti di CheFare, poi, lo valuterà e se passerà questa prima selezione lo metterà online per ben due mesi, affinchè venga conosciuto, apprezzato e per questo votato dal pubblico di Internet.

Gli 8 progetti che avranno in seguito ottenuto più voti, accederanno alla fase finale di CheFare, dove verranno valutati da una giuria apposita che sceglierà e decreterà il vincitore, il quale riceverà un premio da 100.000 euro per il prosieguo e sviluppo del progetto presentato.

Il bando CheFare è rivolto a imprese non profit, low profit e profit: associazioni, comitati, organizzazioni di volontariato, fondazioni, imprese sociali, società di persone, società di capitali, società cooperative, società consortili, organizzazioni non governative, associazioni di promozione sociale, Onlus, associazioni e società sportive dilettantistiche.

I 9 finalisti

Attualmente sono stati ammessi all’ultima fase di CheFare ben 9 finalisti.
1)A di Città
2)Apparecchio per aprire dal di sotto
3)di Casa in Casa
4)Farm Regeneration
5)Kinodromo
6)Memory Sharing
7)Or@le
8 )Periferica
9)Terra Piatta

9 invece di 8 per una differenza di soli due voti/punti che sarebbe stata inutile da non considerare.
Adesso, come già scritto e spiegato, toccherà ad una giuria attenta ed esperta valutare i 9 progetti finalisti, incontrando i proponenti stessi e passando al microscopio le diverse proposte. Il 3 aprile sarà annunciato il vincitore.

 

 

Per saperne di più:  www.che-fare.com

Stay tuned!

Vincere sul lavoro con i segreti di Ken il Guerriero

La vita in agenzia può essere stressante, un vero campo di battaglia, per questo bisogna studiare a fondo i grandi maestri del passato e imparare da loro.

Parlo ovviamente di Ken il Guerriero e delle sacre tecniche di Hokuto Marketing, qui provate per voi da me e Ciube.

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Alla prossima.

Jack ‘n Roll

Don't drink and Drive se bevi Camomilla Sognid'Oro [VIDEO]

È possibile sconfiggere un’iperattiva “piccola peste” con una semplice camomilla? Se beve la Camomilla Sognid’Oro la risposta è sì, come succede nell’ultimo spot “Don’t Drink and Drive”.

L’agenzia pubblicitaria DLV BBDO attraverso lo spot ha voluto raccontare il tenero e rilassante mondo della Camomilla Sognid’Oro. Per farlo non ha utilizzato il classico stereotipo della donna in pigiama che sorseggia la sua bevanda calda, sdraiata in modo poco sexy sul suo divano. Bensì ha svelato com’è semplice placare la frenesia di un bambino che non ne vuole sapere di andare a nanna!

Sulle note del classico carillon, un vaso rotto in cucina, un robot giocattolo abbandonato a terra e infine una macchina capovolta in soggiorno, sembrano raccontare la classica scena di un disastro causato dalle 4 ruote, proprio come in uno spot dedicato alla sicurezza stradale della serie “Don’t drink and drive”. In realtà la camera segue le tracce dell’inevitabile effetto della nostra amata Camomilla.

Il protagonista di questo incidente casalingo, in realtà, è un bambino vinto dal potere rilassante della bevanda, che come i migliori manager dopo una dura giornata di lavoro, si rilassa all’interno delle propria mura domestiche.

Non resta che rilassarci davanti a una bella tazza fumante di Camomilla Sognid’Oro, ma comodi sul nostro letto!

Una sorpresa speciale ai nonni da Johnson's Baby [VIDEO]

Fa riflettere e commuove la nuova campagna Johnson’s Baby incentrata sui sentimenti, spesso trascurati dei nonni, sempre più lontani fisicamente dai loro nipoti.
La nota azienda di prodotti per la cura personale dei bambini, intervista delle coppie di nonni, e per consolarli del fatto che non possono vedere sempre e come vorrebbero i loro nipoti, fa loro una piccola grande sorpresa: the Grandparents Frame App.

La mamma scatta una foto alla figlia mentre gioca sull’altalena, ed ecco donato il sorriso ai nonni, che la ricevono dall’altro lato del mondo e ringraziano della tecnologia, non sempre così ben usata.

Di certo i nonni sono una ricchezza essenziale per la crescita dei bambini, fonte di saggezza e di un amore a volte più profondo di quello dei genitori; vederli spesso di persona è tutt’altra cosa per la famiglia ma un gesto semplice come una foto può aiutarli a vivere serenamente, nella consapevolezza di non essere stati dimenticati.

Credits:
Agency: Impact BBDO, Dubai
Regional Executive Creative Director: Fadi Yaish
Creative team: Andreas Schwitter, Anne Maro Huberts, Philip Hovensjö
Creative Designer: Bana Salah
Brand team: Talal Sheikh Elard, Leen Fakheriddin, Tanya Vahanian
Digital team: Benjamin Schwartz, Wim Coetzee, Faith Malimban, Tahir Kahliq
Producer: Emilie Haddad
Production house: City films, Beirut
Director: Marc Hadife
DOP: Toufic Tabbal
Executive Producer: Nadine Lteif
Editor: Simon Habr
Music: Audio Network Sound Studio

PIAF 2014: partecipa anche tu all'edizione di quest'anno

Anche quest’anno a Praga si svolgerà il PIAF, il Festival Internazionale dell’Advertising, dal 19 al 21 Maggio. E anche per la sua quinta edizione il festival offrirà interessanti speaker di fama internazionale che faranno luce sulle nuove tendenze della comunicazione.

Gli argomenti su cui ci si confronterà sono:

  • come trasformare il marketing di una società tradizionale nell’era digitale
  • come utilizzare intelligentemente Facebook
  • come fare pubblicità senza farla sembrare pubblicità
  • come utilizzare l’umorismo nella pubblicità
  • quali tendenze hanno invaso la pianificazione on-line
  • come aumentare il potenziale creativo
  • come formulare correttamente un brief
Il PIAF offre sempre ai suoi partecipanti la possibilità ascoltare e imparare dagli esperti delle migliori agenzie europee e dai professionisti del marketing di aziende come McDonald, Unilever e Nestlé. Qualche esempio? Alexander Schill, Chief Creative Officer/Partner di ServicePlan; Ivan Pols, Creative Director di Ogilvy & Mather London e l’italiano Sergio Spaccavento, Executive Creative Director di BCube Milano.

Partecipa anche tu!

Approfitta delle tariffe scontate ‘early birds’ fino alla fine di marzo per partecipare come spettatore a questo grande evento.

Se invece sei un creativo e vuoi sottoporre alla giuria i tuoi lavori, hai ancora tempo fino al 4 Aprile! Scopri le categorie del concorso.