Risorse Umane: le nuove competenze che dovremmo avere secondo il Censis

I risultati della ricerca «Dal valore delle competenze nuove opportunità per rimettere in moto il lavoro» realizzata a fine febbraio dal Censis, ci dicono che più del 35% delle aziende italiane richiede nuovi profili aziendali.

Vediamo nel dettaglio le statistiche.

Censis

Il Censis (Centro Studi Investimenti Sociali), è un istituto di ricerca fondato nel 1964.

A partire dal 1973 è diventato una Fondazione riconosciuta con Dpr n. 712 dell’11 ottobre dello stesso anno, grazie alla partecipazione di grandi organismi pubblici e privati.

Il Censis svolge una costante e articolata attività di ricerca, consulenza e assistenza tecnica in campo socio-economico.

Il lavoro di ricerca avviene attraverso incarichi da parte di ministeri, amministrazioni regionali, provinciali, comunali, camere di commercio, associazioni imprenditoriali e professionali, istituti di credito, aziende private, gestori di reti e organismi internazionali.

Censis, l’indagine: “Dal valore delle competenze nuove opportunità per rimettere in moto il lavoro”

La fotografia che emerge dall’indagine del Censis, realizzata per il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, per individuare le reazioni delle imprese italiane alla crisi, ci dice che la condizione attuale di molte aziende è ancora in emergenza. Precisamente il 31,5% si trova in una fase di ridimensionamento, il 52,1% di stazionarietà, il 16,4% in crescita.

Il saldo occupazionale degli ultimi anni è stato decisamente negativo: il 33,6% delle aziende ha diminuito i livelli occupazionali, il 20,2% li ha aumentati e il 46,2% li ha mantenuti inalterati. Ma il dato più rilevante è che una buona parte del tessuto produttivo ha avviato processi di ristrutturazione e riorganizzazione aziendale che hanno messo al centro la valorizzazione delle competenze dei lavoratori.

Dalla ricerca emerge infatti che in questi ultimi anni il 37,3% delle imprese ha espresso l’esigenza di adeguare il proprio portafoglio di competenze al cambiamento. Si tratta in particolare di una minoranza di aziende che hanno dovuto ricercare sul mercato competenze nuove, che prima non esistevano (nel 20,8% dei casi) o che negli anni erano diventate obsolete (17,4%).

I profili aziendali più richiesti

I nuovi profili aziendali più richiesti, secondo la ricerca, sono i commerciali (dagli export manager agli agenti di commercio, 36,4% ), i tecnici (32,4%), gli amministrativi (31,4%) e gli ingegneri (25,4%). Vi è anche un’elevata richiesta di esperti di comunicazione e nuovi media (ricercati dal 12,2%) e di informatici, sistemisti e programmatori (10,1%).

Si registra anche una discreta attenzione per la formazione e l’aggiornamento professionale, ma molte imprese ammettono che l’impegno su questo fronte non è ancora sufficientemente adeguato.

Le ristrutturazioni aziendale: i dati

Dall’indagine emergono chiaramente due tipi di logiche adottate dalle imprese di oggi: una di tipo “difensivo” da parte di quelle aziende che vivono una fase di ridimensionamento e per le quali la riorganizzazione rappresenta l’ultima chance di sopravvivenza, e un’altra basata su un modello di riorganizzazione aziendale che segue un percorso di forte innovazione nel rapporto con il mercato, nella definizione dei prodotti e dei processi, nell’applicazione delle tecnologie. In queste realtà l’occupazione cresce.

In particolare, solo il 21,4% delle aziende con oltre 20 addetti è rimasto inerte, ma la maggioranza, pari al 78,6%, ha cercato di intervenire con iniziative di innovazione strutturale, con la creazione di nuovi prodotti e servizi (49,1%) o l’introduzione di nuove tecnologie funzionali al miglioramento dei processi di lavoro (45,1%). Il 38,9% si è concentrato sul miglioramento dei canali di vendita e di comunicazione, il 34,3% sull’ingresso in nuovi mercati territoriali, il 32,4% sul miglioramento della funzione finanziaria.

Facebook fan

7 esempi di strategie Facebook ottime anche per la vostra attività

Facebook fan

Spesso, per le PMI, non è essenziale fare grandissimi numeri su Facebook. E’ importante, infatti, tenere sempre a mente l’obiettivo finale: Facebook è uno strumento di comunicazione dalle grandissime potenzialità ma che, al pari degli altri utilizzati dall’azienda, deve essere indirizzato ad un risultato misurabile (aumento del fatturato, del numero di clienti, della notorietà del brand, ecc).

Ecco perché una buona strategia su Facebook non è tale solo se porta con sé grandi numeri, ma se conduce a risultati concretamente misurabili. I grandi brand sfruttano Facebook per questo motivo e non soltanto per essere cool.

Quel che è certo, però, è che ogni forma di comunicazione su Facebook deve partire dalla motivazione principale per cui Facebook esiste ed è così popolare: creare engagement. Fare in modo di comunicare con il cliente potenziale, coinvolgerlo e far parlare della marca, orientando le sue scelte di mercato. Tornano quindi sempre utili le strategie utilizzate dai migliori brand nella gestione dei social, come esempio ed ispirazione per ogni azienda (grande o piccola) che voglia investire tempo e risorse nel costruire la propria immagine su Facebook. Ecco quindi 7 esempi di strategie Facebook di successo raccolte da Social Media Examiner:

1. Coca-Cola e l’accento sui grandi eventi

Durante le scorse Olimpiadi di Sochi, Coca-Cola ha organizzato un concorso chiamato #CokeGames, in cui sono stati immaginati dei “giochi olimpici paralleli” ispirati al brand (come ad esempio il Coke Curling). Tramite la pagina Facebook, Coca-Cola ha chiesto ai suoi utenti di giocare secondo le regole, filmare le loro partite e caricare brevi video degli incontri. Premio finale: una carta regalo da 100 dollari.
coca-cola Giochi Olimpici facebook
Anche la vostra azienda potrebbe adottare questa strategia con semplicità: ponete l’accento sui grandi eventi sportivi e non e date sfogo alla vostra creatività e a quella degli utenti. Coinvolgeteli facendogli fare qualcosa di divertente e promettete in cambio un premio. Ricordatevi sempre, però, di rispettare le regole per i contest di Facebooke della legge italiana.

2. Skype e le richieste agli utenti sullo sviluppo del prodotto

Skype ha utilizzato Facebook per chiedere ai suoi fan dei consigli e delle proposte concrete in merito ai successivi sviluppi della piattaforma di videochat, chiedendo loro di caricarli direttamente sul forum dedicato agli utenti. Una forma di consulto che, peraltro, non resta inascoltata. Sotto ogni messaggio caricato sul forum, infatti, c’è lo “status” dell’idea: scartata o “in considerazione“.
Skype su facebook
Utilizzare Facebook per chiedere ai vostri utenti recensioni, opinioni e persino consigli su come vorrebbero veder migliorato il servizio/prodotto che offrite è una geniale opportunità di contatto con la clientela potenziale ed è utile per migliorare l’immagine che il pubblico percepisce del brand. Inoltre, è anche il modo migliore per capire cosa i clienti vogliono davvero!

3. Skittles e il lato comico delle cose

Uscite fuori dagli schemi. Per Skittles, famosa marca di caramelle americana, ha funzionato. Quotidianamente sulla fan-page ufficiale è possibile assistere a dichiarazioni inusuali come “I pirati davvero noiosi portano i pappagalli sulle loro spalle” oppure si lascia spazio ai fan e alle loro foto con il prodotto (nelle pose più impensabili).

Insomma, tanto divertimento e spesso anche senza senso che, però, ha un ampio riscontro in termini di engagement.
birilli divertimento post su facebook
Se l’attività è la vendita un prodotto, è possibile coinvolgere gli utenti chiedendo loro foto scattate mentre lo utilizzano. Oppure, foto scattate mentre sono nel negozio.

E’ importante, però, promettere sempre un incentivo, o almeno visibilità. Difficilmente si fa qualcosa senza un vantaggio potenziale percepito.

4. Intel e la regola 70/20/10

Intel ha una pagina Facebook di grandissimo successo. E alla base di questo successo c’è la regola 70/20/10. In pratica, il 70% del contenuto della pagina è di tipo “utile”, ossia coerente con il settore di riferimento del brand (la tecnologia) ed informativa per il cliente. Quindi, informazioni preziose e potenzialmente necessarie.

Il 20% è rappresentato da contenuti condivisi da altre fonti e solo il 10% è auto-promozionale (quindi legato ad offerte o promozioni sui prodotti).
intel post su facebook
La regola 70/20/10 è essenziale affinché il proprio piano editoriale su Facebook abbia successo, e basta solo un po’ di buon senso per applicarla.

5. La “Social Care” di 3 Italia

La quinta strategia è tutta italiana. 3 Italia, infatti, è all’avanguardia per il suo servizio di “Social Care“. In una pagina fan con un gran flusso di domande e richieste di ogni genere, la presenza del brand non manca mai.

Troverete sempre una risposta di 3 Italia che risolve il problema, gira le segnalazioni all’assistenza clienti o indirizza dove si potranno trovare le informazioni richieste. Il servizio clienti non è un aspetto primario per i social network, ma fare della vostra pagina fan un punto di riferimento per i vostri clienti non solo per motivi di intrattenimento ma anche per ogni esigenza legata al processo d’acquisto renderà la qualità dell’interazione nettamente migliore e consentirà ai vostri clienti di avere una percezione più umana e “vicina” del brand.

6. Monster Energy e i contenuti più coinvolgenti

Se si da uno sguardo alla pagina fan di Monster Energy ci si rende conto immediatamente che è molto difficile vedere delle foto del prodotto.

L’utilizzo della fan-page, in questo caso, è rivolto alla costruzione dell’immagine percepita della marca, che viene quindi associata ai contenuti più belli ed entusiasmanti per il pubblico target: auto da corsa, snowboard, videogiochi e persino contenuti scaricabili (utilità immediata).

Montster mette su tutto la sua inconfondibile firma, ma l’obiettivo è solo quello di far impazzire di gioia i suoi fan. alberino mostro su facebook
Si può provare ad offrire ai fan contenuti che li entusiasmano. E se ancora non è chiaro quali siano non ci si deve arrendere: Facebook è sempre un grande test nel quale scatenare la fantasia e valutare dati alla mano quali contenuti ottengono i risultati migliori. Diversificare e sperimentare sono le parole d’ordine.

7. Oreo e il video-storytelling

La pagina fan di Oreo è una fucina di elementi creativi. In particolare adesso si sta concentrando sulla ricerca dell’engagement con i suoi fan tramite dei piccoli video di 6 secondi (caricati sia su Facebook, sia su Vine ed Instagram)

Ogni video contiene un trucco (#OreoMagic) o un nuovo modo gustoso e rapido per gustare i biscotti. Fa venire davvero voglia. oreo post su facebook
L’utilizzo dei video per migliorare l’engagement è un ottimo punto di partenza per la vostra strategia social
. E con gli smartphone e i tablet oggi disponibili sul mercato non è necessario essere dei maghi del videomaking per poter creare un video coinvolgente.

Ripartire dal brand

Questi possono essere dei punti di partenza. Delle ispirazioni che possono portare miglioramenti concreti nei contenuti da pubblicare.

Ma resta fondamentale quella che è l’immagine che i fan (potenziali clienti) recepiranno del brand. E’ essenziale ascoltarli, comunicare con loro, dar loro modo di informarsi, divertirsi e, soprattutto, scegliere il brand quando ci sarà da andare sul mercato a concludere il processo d’acquisto. In fondo, è questo l’obiettivo finale! E voi cosa ne pensate? Avete utilizzato qualcuna di queste strategie? Ditecelo nei commenti!

Le emoticon di WhatsApp diventano uno spot Peta [VIDEO]

Si scrive PETA e vuol dire persone per il trattamento etico degli animali. Nel corso degli anni l’associazione no-profit si è battuta duramente per i diritti degli animali con campagne di sensibilizzazione shock. Nell’ultima campagna dal titolo Beyond Words PETA cambia rotta, scegliendo di utilizzare uno dei linguaggi più popolari degli ultimi anni: quello delle emoticon di WhatsApp.

La nuova strategia è essenziale ed efficace: Emojis, una dietro l’altra, per comunicare che è possibile cambiare il modo di trattare gli animali, soprattutto nel settore della ricerca cosmetica e del pellame. E dopo le faccine il messaggio è forte e chiaro:

“La crudeltà che soffrono gli animali per la nostra vanità va oltre le parole.”

Oltre alla diffusione social, la campagna sarà sostenuta da un’iniziativa mobile che consentirà alle persone di donare soldi per PETA utilizzando la funzionalità SMS basata su emojis .

Oculus Vr Rift: 5 video sul nuovo acquisto di Facebook [VIDEO]

Arriva dal web la notizia più sconvolgente, sensazionale ed incredibile del mese: Belen forse è di nuovo incinta. E poi Facebook ha comprato Oculus Vr Rift. Di Belen potete trovare tutte le informazioni sui siti di gossip, parliamo invece della nuova tecnologia acquistata dal social network più usato al mondo.

Cos’è Oculus Vr? Nati nel 2012 come progetto Kickstarter, dove ha guadagnato ben 91 milioni di dollari, gli occhiali per la realtà virtuale sono diventati in poco tempo l’oggetto del desiderio di tutti i geek del mondo. Immaginate di immergervi totalmente nel mondo fantastico di Skyrim o in cima ai vertiginosi grattacieli di Mirror’s Edge. Incredibile, vero?

Immaginabile, quindi, la reazione del web alla notizia dell’acquisizione da parte di Facebook di Oculus Vr Rift. Da una parte gli entusiasti e dall’altra i contrari che rabbrividiscono all’idea di giocare a Candy Crush Saga in realtà virtuale.

Per ora le intenzioni di Facebook sono misteriose e oscure… nel frattempo ho deciso di chiedere al popolo di YouTube come funziona e che effetto fa usare Oculus Vr Rift.

Che cos’è Oculus Vr Rift? Chiediamolo a Oculus Vr!

Più che un paio di occhiali sembrano un pezzo di un abito di Lady Gaga. Ma a cosa servono e come si usano? Bella domanda… per trovare una risposta sono andato a trovare il video di lancio del progetto Oculus Vr Rift realizzato per Kickstarter.

Che effetto fa Oculus Vr Rift al nostro cervello?

Entrare totalmente in un mondo virtuale. Lasciarsi coinvolgere totalmente e con tutto il corpo. Oculus Vr Rift è una figata… ma farà male al nostro cervello? Cam Robinson prova a dare una risposta (pseudo)scientifica al problema.

 

Com’è provare l’esperienza Oculus Vr Rift?

Ok, lo ammetto… muoio dalla voglia di provare il nuovo Oculus Vr Rift. Ma sarà veramente divertente oppure l’effetto finale sarà come vedere un film di David Lynch al contrario e in aramaico antico? Anche qui, i fidati youtubers ci danno una mano, nello specifico vediamo la reazione della redazione di businessinsider.com alla prova con il device di realtà virtuale.

Ma non tutte le realtà virtuali vengono con il buco, ecco le reazioni più divertenti e assurde della rete!

P.S. Un consiglio… non fate provare Oculus Vr Rift a vostra nonna di 90 anni… si divertirà così tanto che non lo mollerà mai più!

UPDATE: Segui l'hangout su Non Conventional e Viral Marketing con Valerio Franco e Mirko Pallera

Guerrilla, viral, tribal e non solo: modelli, case study e best practice per creare campagne contagiose. Offline come online. E’ un tema sempre attuale ed intrigante, la frontiera di ciò che è “non convenzionale” si sposta ogni giorno sempre più avanti.

Vuoi scoprire cosa significa veramente oggi “farlo non convenzionale”?

Raggiungi i Ninja nell’hangout con Valerio Franco, Partner e Brand Strategy Director di Enfants Terribles nonché fondatore e Viral Strategist di Ebolaindustries, la prima agenzia 100% non convenzionale in italia. Un’intervista doppia con Mirko Pallera, CEO di Ninja Marketing e digital strategist esperto di branding archetipale, condotta da Adele Savarese – editor in chief di Ninja Marketing.

Hangout gratis, quando?

Segui l’hangout mercoledì 16 aprile dalle 16 alle 17 circa, iscriviti qui!

#ninjatalks

Per approfondire il tema

Qui il programma del corso intensivo in Non Conventional & Viral Marketing firmato Ninja Academy. La didattica full immersive arricchisce un’esperienza di massima interattività. Al live networking si accompagna il metodo del learning by doing e del lavoro in team.

Conoscete tutti i segreti della vostra connessione ad internet

Akamai ed i segreti per rendere Internet sicuro e veloce [CASE STUDY]

Akamai ed i segreti per rendere Internet sicuro e veloce

Cari Ninja, è inutile nasconderselo: il nostro paese, generalmente, non brilla per qualità e velocità di connessione ad Internet. Ma se concentriamo la nostra attenzione sulla crescita della velocità delle reti in questi ultimi anni, si può indubbiamente dire che sono stati fatti dei passi da gigante.

L’esplosione nell’offerta dei cosiddetti “contenuti digitali” ha fatto il resto: Spotify, iTunes Radio, Youtube, Sky Go, Mediaset Infinity, Cubovision e molte altre app sono stabilmente le più scaricate negli store online, e lo streaming audio e video si sta garantendo una stabile ed imponente ascesa in tutto il mondo, a casa come in mobilità.

Come facilmente intuibile però, all’aumentare dell’offerta è necessario aumentare anche la qualità del servizio offerto. Guardereste mai un contenuto online che continua a bloccarsi?

Un claim pubblicitario del passato recitava “la potenza è nulla senza controllo“: oltre alla crescita delle infrastrutture e dell’offerta infatti, l’ottimizzazione del traffico diventa la chiave per proporre servizi realmente innovativi ed utilizzabili. Esistono quindi imprese che hanno come core business l’ottimizzazione del flusso dei dati e, pur operando lontano dai riflettori, forniscono un contributo fondamentale alla diffusione dei contenuti online.

La più importante fra queste è certamente Akamai. Akamai è un’azienda del Massachussets (il cui nome in hawaiano significa “intelligente”) che si occupa di rendere più veloce e sicuro Internet e le attività che quotidianamente vengono svolte, veicolando i contenuti web su server più vicini “fisicamente” agli utenti che richiedono i contenuti stessi.

Insomma, Akamai opera come un “distributore di contenuti” e, secondo varie statistiche, è il leader mondiale in questo settore, veicolando più del 30% del traffico web globale. Tutto questo tramite un elevato numero di server ed una forte ottimizzazione ingegneristica dei dati.

Molto interessante per comprendere meglio questo mercato è una recente intervista di Business Insider al CEO Tom Leighton, il quale ha confermato che la compagnia attualmente opera su più di 150.000 server sparsi in tutto il mondo, per assicurare che i contenuti siano veicolati il più velocemente e nel modo più sicuro. I server, continua Leighton, agiscono come una “rete Internet virtuale” che si pone al di sopra della normale infrastruttura web. Il contenuto infatti dei clienti di Akamai, che sia un video, un’immagine o una pagina web, viene conservato  su server e quando il cliente cerca di accedere a quei contenuti, automaticamente viene a lui dirottata la copia del contenuto posizionata sul server più vicino.

Akamai ed i segreti per rendere Internet sicuro e veloce

Akamai, fra i suoi clienti più importanti, annovera Apple dal 1999 (quando venne creata una partnership per velocizzare la visualizzazione dei contenuti su Quicktime), Hulu (servizio di video streaming on demand), BBC, Nintendo, Sony e la Casa Bianca. In Europa, ha appena siglato una partnership strategica con Telefonica per veicolare contenuti ai clienti della compagnia iberica.

Ma è dal punto di vista sportivo che la sfida di Akamai e delle compagnie operanti nel settore può essere determinante. Le recenti olimpiadi invernali di Sochi, in Russia, hanno avuto una copertura streaming senza precedenti, e negli Stati Uniti, tramite la NBC, i contenuti proposti (anche in alta definizione) hanno stabilito un nuovo record, raddoppiando il traffico registrato nelle ultime olimpiadi estive (Londra 2012).

Basti pensare che, sempre negli USA, durante la semifinale di Hockey maschile USA vs Canada si sono raggiunti i 3.5 Trillioni di bits per secondo (Tbps), con un audience online di 2.1 milioni di device connessi. Per rendere questo record più comprensibile, basti pensare che è un dato quattro volte più grande dell’audience online durante la corsa per la medaglia d’oro di Usain Bolt nei 100m, durante le Olimpiadi di Londra.

Ma è dai campionati del mondo del 2014 in Brasile che Akamai si aspetta una definitiva “esplosione” dei contenuti digital, a livello mondiale: il bacino di pubblico globale coinvolto nella manifestazione calcistica lascia supporre infatti un ulteriore raddoppio del traffico, raggiungendo vette mai esplorate in precedenza.

Akamai ed i segreti per rendere Internet sicuro e veloce

Del resto, già il rapporto completo pubblicato da Cisco sul proprio sito web mostra come, da qui al 2017, lo streaming video raggiungerà risultati vertiginosi.

Akamai ed i segreti per rendere Internet sicuro e veloce

http://www.ciscovni.com/forecast-widget/index.html

In particolare:

– Dal punto di vista consumer (come si evince dal grafico), nel 2017 il traffico video raddoppierà quello del 2013.

– Globalmente, il traffico video (sia business che consumer) raggiungerà, entro il 2017, il 67% di tutto il traffico internet, partendo da una percentuale del 52% nel 2012, con due trilioni di minuti video pubblicati ogni mese sul web.

Numeri da capogiro, che lasciano intendere come il mercato che veicola i contenuti streaming sia decisamente importante, e di come l’ottimizzazione rappresenterà sempre di più un nodo centrale, permettendo un’offerta sempre più completa e di qualità che consenta la totale flessibilità nella fruizione dei contenuti online.

Cannes Lions premia McDonald’s con il Creative Marketer of the Year

Il Cannes Lions è il Festival internazionale della Creatività che premia ogni anno la comunicazione creativa dei brand.

Quest’anno si svolgerà dal 15 al 21 giugno, quando McDonald’s riceverà l’ambito premio Creative Marketer of the Year. Il premio viene assegnato ai brand che si sono distinti per le strategie di marketing innovative, declinate su più piattaforme e che abbracciano e incoraggiano la creatività nelle loro comunicazioni.

“McDonald’s pone costantemente la creatività al centro della sua pubblicità , cosa che ha permesso al brand di ricevere molti Lions al Festival di Cannes,” commenta Philip Thomas, CEO del Festival. “McDonald e le sue agenzie hanno assunto rischi creativi per produrre un lavoro significativo, e vengono premiati con rendimenti elevati – una storia di successo che potrà, speriamo, ispirare altre aziende. ”

McDonald’s ha vinto il suo primo Cannes Lion, un Gold per la categoria Television nel 1979 e ha vinto 77 Lions in totale, in una varietà di categorie – Creative Effectiveness, Cyber, Film, Media, Mobile, Outdoor, Press, Promo & Activation and Radio – e da diversi paesi del mondo- Austria, Australia, Canada, Cile, Danimarca, Finlandia, Hong Kong, Polonia, Sud Africa, Corea del Sud, Spagna, Svezia, Regno Unito e Stati Uniti d’America .

Steve Easterbrook, Senior Executive Vice President e Global Chief Brand Officer di McDonald’s, dice: “McDonald’s è onorato di essere nominato Creative Marketer of the Year. Questo premio riconosce i rapporti duraturi e stimolanti che abbiamo con le nostre agenzie di tutto il mondo. E’ un cenno al nostro patrimonio creativo e alla capacità del marchio di connettersi con clienti in tutto il mondo con un accento locale.

La nostra energia irrequieta ci spinge a scoprire nuove idee, e perseguire l’eccellenza in conoscenza, posizionamento, idea e artigianato. L’onore di vincere il premio Creative Marketer of the Year al Cannes Lions riconosce il duro lavoro di molte persone in tutto il sistema McDonald’s. ”

L’anno scorso il premio è stato assegnato a Coca-Cola.

La Sdraio dell'Agnello: "Non voglio vedere questo post"

Mettiamo caso, ma davvero per caso, che io non abbia nulla da dire oggi.
Cosa faccio? Chiamo il mio contatto in Ninja Marketing, e dico “Senti bella mia, oggi stammi bene io pubblico martedì, che sto pieno di appuntamenti mi sono fatto male in settimana e guarda non tengo un cazzo da dire.”
E lei mi direbbe:
“Agnello ma come? Ma sei stronzo? Con tutti i miliardi che prendi per ogni cartella che scrivi per il Washington Post ora nemmeno due righe per noi?”
E io:
“No. Scusa ora entro nella SPA che dopo devo andare a giocare a tennis con quella che assomiglia a Camoranesi, come si chiama, quella lì italiana brava.”
Ok a parte gli scherzi non ho nulla da dire oggi. Sul serio.

A parte una cosa. Una piccolissima cosa.

Se fossi un brand e avessi da comunicare oggi il nulla assoluto, il mio social-media-master-of-coolness-strategist di Orvieto  mi direbbe di pubblicare su faceboom una bella immagine di lavatrice, caramelle, merendine, tubi, cani, materiale edile, o chissà che caspita vendo, con un testo semplice, vicino, qualcosa di amichevole, coinvolgente, umano.
“HEI NOI CI SIAMO OGGI! – nome del prodotto-”
Così tanto per aumentare l’engagement .
Un brand non avendo nulla da dire non dice alla fine nulla eppure spende soldi.
Io non beccherò una lira ma almeno vi sto dicendo qualcosa pur non avendo nulla da dire. E magari ora avete pure sorriso.
Ed è questa la bellezza del giochino della scrittura, quella senza pensieri o paletti. Puoi anche non avere un cazzo da dire, ma almeno puoi dirlo bene e portarlo dove vuoi tu. E a quel punto diventa qualcosa da dire.

Quindi io sono bravo e i brand cretini?
No.

Se ci fosse voglia, tempo, spensieratezza e due idee non cagate come uova in una batteria di polli cinesi, magari si potrebbe applicare questo semplice trucchetto anche alla scrittura pubblicitaria, e che diavolo, mi voglio rovinare, anche al social media marketing.
E sarebbe anche molto facile. Previa ristrutturazione di tempo e compiti nelle agenzie.
Ma di questo ne parleremo un’altra volta.

Per ora statemi bene.
E buon lunedì.
Ah ieri ha perso la Juventus, potevo anche parlare di quello.
Vabbeh.

L’Agnello.

Selfie, cani e virus: i migliori annunci stampa della settimana

Una nuova settimana, un nuovo inizio! Una costante: la storica rubrica dei migliori annunci stampa della settimana raccolti per voi da Ninja Marketing! Che sia dato inizio alla carrellata creativa: Go!

Air France: France Is In The Air

Questa campagna stampa per Air France ci ha conquistato fin da subito! Colori sgargianti e complementari, modelle truccate e ricchi sfondi con elementi che fanno riferimento alla cultura francese: cibo, belle donne, arte.
Esatto: “France is in the air“!

Advertising Agency: BETC, Paris, France
Executive Creative Director: Rémi Babinet
Copywriters: David Soussan, Nathalie Dupont
Art Director: Marie-Eve Schoettl
Photographers: Sofia Sanchez, Mauro Mongiello

Safernet Brasil: Selfie

Quanto pensi sia pericoloso il tuo ultimo scatto selfie? Safernet Brasil, associazione civile di diritto privato che  previene e denuncia gli abusi della privacy e i reati a mezzo internet, pensa che internet non abbia segreti e ci invita a tenere il più possibile la nostra privacy off-line. 

Advertising Agency: Propeg, Brazil
Creative Directors: Ana Luisa Almeida, Edu Henrique
Art Directors: Lenilson Lima, Gus Simões, Bertone Baludíno, André Oki, Thiago Machado
Copywriters: Mauricio Oliveira, Guilherme Caccicio, Hayre Borges
Illustrator: Ricardo Moreira
Photographer: Vini Goulart

Santa Casa de Misericórdia de São Paulo: Pneumonia/Hepatitis/AIDS


Secondo l’ospedale privato ‘Santa Madre della Misericordia’ di San Paolo (Brasile), l’obesità uccide più persone di questi terribili virus: polmonite, epatite e AIDS. La teoria è forte e la messa in grafica è ancora più controversa: la visione è quella classica di un microscopio, in cui però la cellula e i virus che la attaccano sono sostituiti da alimenti ipercalorici.

Advertising Agency: Y&R, São Paulo, Brazil
Executive Creative Directors: Rui Branquinho, Flávio Casarotti
Art Director: Rafael Goulart
Copywriter: Bruno Souto
Photographer: Marcelo Ribeiro

Caninocross: Tongue

Grazie alla pubblicità possiamo scoprire un sacco di cose! Grazie a questa print siamo venuti a conoscenza di uno sport che si pratica in tutto il mondo. Stiamo parlando del CaniCross, corsa agonistica che si pratica insieme al proprio cane. La lingua di questi sportivi è davvero strana, assomiglia proprio a quella dei compagni di gara a quattro zampe!

Advertising Agency: Gitanos Studio, San José, Costa Rica
Creative Director / Art Director: Daniel Montiel
Photographer: Eloy Mora

Purina ProPlan dog food: All the energy your dog needs

Se nella print precedente il migliore amico dell’uomo non era visibile, in questa esempio, invece, è il protagonista. McCann Erickson Israele firma questa divertentissima pubblicità paradossale. I croccantini Purina donano al tuo cane tutta l’energia di cui ha bisogno e anche di più!

Attenti: la buca in giardino di Fido potrebbe essere davvero profonda!

Advertising Agency: McCann Erickson, Tel Aviv, Israel
Creative Directors: Nir Levi, Sigal Abudi
Art Director: Moran Kal
Copywriter: Lior Shoham

iBeacon: scopriamo gli sviluppi che può portare un CMS per gestirli

Inbeacons: scopriamo il CMS per gestire gli iBeacon

iBeacon: scopriamo gli sviluppi che può portare un CMS per gestirli

iBeacon è una tecnologia ideata da Apple che permette di tracciare un utente iOS7 all’interno di un edificio. Si tratta di un piccolo dispositivo a basso consumo energetico basato sulla tecnologia bluetooth che, grazie a un app specifica, consente di collegarsi all’iPhone di un utente e inviargli notifiche sulle caratteristiche di un prodotto nelle vicinanze e di eventuali promozioni.

Una volta attivata la connessione fra lo smartphone e l’iBeacon, l’utente potrà ricevere informazioni dettagliate sui prodotti ai quali si avvicina.
Beacon, in inglese, significa faro: non a caso, l’obiettivo del device è guidare l’utente in un’esperienza d’acquisto più completa possibile.

Come racconta il nostro collega Andrea, la caratteristica più interessante di iBeacon riguarda il suo essere un protocollo “passivo”, cioè in background: una volta installata l’app e attivato il bluetooth, le notifiche arrivano automaticamente sul device, senza altre azioni da parte dell’utente. La portata del segnale sarà di circa 50 metri.

Questa tecnologia può rappresentare un bel salto per il retail e il mobile marketing.
Gli smartphone consentono di navigare velocemente e con buona qualità: Alessandro Prunesti ci informa che secondo alcune ricerche di Google il 90% degli utenti si serve dello smartphone per cercare notizie sui propri acquisti e il 19% per concludere l’acquisto. Non solo: sempre più spesso andiamo a caccia di notizie sul prodotto sullo smartphone all’interno del punto vendita.
Ecco perché iBeacon può rappresentare un plus sia per il retailer che per il cliente.

Inbeacons: una novità italiana per gestire gli iBeacon

I ragazzi di Inbeacons.com, dopo aver sviluppato la prima app, hanno pensato che un CMS avrebbe aiutato nella gestione senza modificare il codice per ogni cambiamento. A quanto pare, l’idea ha ottenenuto riscontri positivi fra gli early adopter, soprattutto per la possibilità di configurare il comportamento di un’app da una dashboard web based e di avere la possibilità di decidere quali contenuti pushare quando i dispositivi si avvicinano ad un beacon.

In questo modo le modifiche, più veloci, possono essere fatte attraverso una dashboard, con risparmio di tempo e fatica notevoli. “Il nostro obiettivo è sempre quello di ridurre al minimo le incombenze relative alla gestione tecnica, un’esigenza particolarmente sentita”.
Presto Inbeacons offrirà tre diversi pacchetti: un tool gratuito per le sperimentazioni, un pacchetto base, che offrirà più opzioni, e un pacchetto pro con più funzionalità.

iBeacon diventerà un punto di riferimento nell’ambito tecnologico, come successo per gli altri prodotti Apple? Contribuirà alla rivitalizzazione del retail marketing?
Siamo solo all’inizio: vedremo in futuro se la casa di Cupertino avrà avuto ragione anche questa volta.