Solo qualche mese fa le nostre bacheche digitali venivano invase dal video di una graziosa ragazza vestita di blu che, seduta in una toilette, decantava con fare elegantissimo i poteri di Poo Pourri, l’ormai celeberrimo spray da bagno “before you go”. Ora il brand è tornato su YouTube con un secondo commercial dal titolo “Second Hand Stink“.
Il successo del primo video fu garantito dall’abilissima ed ironica provocazione perfettamente cucita addosso alla diffusa distorsione dell’immagine femminile esplicitata nel titolo stesso, “Girls don’t poop“. L’accostamento tra l’elegante ragazza dall’irresistibile accento britannico e l’argomento di cui parla ha fatto emergere un complice consenso femminile e la curiosità di tanti maschietti.
Proprio su questi ultimi il brand ha voluto incentrare l’ultimo spot che, sebbene costruito secondo il medesimo schema narrativo e forte di una ancora efficace ironia, sembra non generare un entusiasmo pari al primo spot.
Se “Girls don’t poop” era più chiaramente rivolto alle donne, coloro che di fatto si occupano dell’acquisto di prodotti per la casa, e comunicava un messaggio costruito per eliminare l’imbarazzo nel trattare questi argomenti, in “Second Hand Stick” la componente maschile della coppia/famiglia cambia ruolo, e appare ad alcuni utenti (forse un po’ permalosi 🙂 o che non avevano visto il primo spot) un po’ sessista.
Assolutamente puntuali e precise arrivano però le risposte del brand ad ogni commento negativo in coda al video, espressione di una attività di listening da manuale.
Ecco qui il video.
Voi quale versione preferite? 😉
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Elena Silvi Marchinihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngElena Silvi Marchini2014-05-02 16:00:342014-05-02 16:00:34Il ritorno di Poo Pourri [VIDEO]
Per la maggior parte delle persone una panchina è semplicemente un posto su cui sedersi per strada, per riposarsi tra un negozio e l’altro o per fermarsi a chiacchierare con un amico. Per i marketer più creativi, invece, una panchina può essere uno strumento per veicolare un messaggio in modo diverso.
Alcune diventate un cult, come quella di KitKat, altre sono state solo il primo step per un’iniziativa molto più grande, come nel caso di Virgin Atlantic. Ecco una carrellata delle più unconventional, enjoy!
Volete scoprire come progettare idee contagiose come queste? Partecipate al Corso di alta formazione professionale in“Non-Conventional & Viral Marketing” targato Ninja Academy!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Ayumi Kenseihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAyumi Kensei2014-05-02 13:00:012014-05-02 13:00:01Unconventional Days: le panchine più originali [-7 al corso in "NON-CONVENTIONAL & VIRAL MKTG"]
Tutto è iniziato quando un utente Twitter, @awsommovieideas, partecipando al contest di Heineken #15secondpremiere ha scritto un tweet che si immaginava la storia di un malvagio clone del presidente Lincoln.
“They clone Abe Lincoln’s DNA and name the clone president for life … except there’s one problem: the clone is evil”
Heineken e Wieden + Kennedy hanno scelto il tweet e lo hanno trasformato in un mini film da 15 secondi, presentandolo anche al Tribeca di New York (dove hanno invitato come special guest anche Dennis Lazar, l’ideatore della storia in 140 caratteri), con tanto di locandina dedicata.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Elena Silvi Marchinihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngElena Silvi Marchini2014-05-02 11:50:082014-05-02 11:50:08Heineken trasforma i tweet dei fan in mini film [VIDEO]
Lo storytelling nasce prima di Don Draper e Philip Kotler. La necessità e l’arte di narrare, potendo così condividere conquiste e trasmettere (e vendere!) idee, nasce con la comparsa stessa dell’uomo sulla Terra.
Molto prima che fossero le parole ad accompagnarle, gli uomini organizzavano i loro pensieri e trasmettevano le loro idee per immagini tramite le pitture rupestri. L’invenzione della scrittura ha sedimentato e rafforzato il nostro passaggio regalandoci l’immortalità (vera o presunta).
I nuovi media hanno agglomerato immagini, parole e suoni mentre la nascita del blogging e l’evoluzione dei social network ci hanno reso tutti copywriter di noi stessi e con la realtà aumentata possiamo integrare la narrazione alla nostra vita.
Ma da buoni figli – o reduci – degli anni ’80 dobbiamo essere tutti consapevoli che la vera star dello storytelling sarà per sempre l’immagine, come dimostrato dal successo di Instagram, Vimeo e dalle mille App dedicate all’editing di foto e video.
Questa infografica risponde alla domanda cruciale del nuovo millennio: come venivano raccontate le storie prima di Facebook, Twitter e Co.?
Fare previsioni – anche a breve termine – su come evolverà lo storytelling è impresa impossibile in un contesto tecnologico così dinamico. La finzione lascia sempre più spazio alla realtà anche parlando di advertising,ma una cosa è certa: l’ermetismo rincorso dalle parole può arrivare alla sintesi estrema anche delle immagini ma non ne potrà mai fare a meno.
Perché “l’ho visto con i miei occhi” sarà sempre più potente di “l’ho sentito con le mie orecchie”.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Roberta Leonehttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngRoberta Leone2014-05-02 11:30:522014-05-02 11:30:52L'evoluzione dello Storytelling: dalle pitture rupestri alla realtà aumentata [INFOGRAFICA]
Linkedin nasce per creare contatti fra professionisti e i gruppi che al suo interno riuniscono persone che si occupano dello stesso ambito – che stanno cercando lavoro nello stesso campo – che discutono sulle buone pratiche – che si danno consigli per migliorarsi, possono essere sfruttati al meglio per creare legami nuovi ed efficaci con altri professionisti.
Linkedin ha 2.1 milioni di gruppi. Nel momento stesso in cui aderite ad uno di questi state già facendo business; state mettendo in atto azioni focalizzate all’ingresso nell’ambito lavorativo che vi interessa.
Ricordate che l’attività svolta all’interno dei gruppi costa tempo e fatica. Preparare un intervento che racconti come avete risolto una crisi, ad esempio, può richiedere qualche ora. Rispondere in modo adeguato e puntuale ad una domanda della community di riferimento, avrà bisogno di tempo per la ricerca di materiale da integrare alla risposta.
Linkedin permette di partecipare fino a 50 gruppi diversi. Per prima cosa, quindi, scegliete quanti più gruppi esistono relativi alla vostra nicchia, al vostro ambito lavorativo e all’interno di questo cercate i contatti giusti. Per far questo esiste uno strumento molto utile: il filtro.
Questo permette di filtrare i membri del gruppo per trovare gli influencer in base a differenti criteri. Basterà andare nella pagina dedicata ai membri del gruppo e inserire i tag desiderati nel campo di ricerca.
2. Personalizzare ogni invito
Vi dà noia ricevere lo stesso messaggio da un nuovo contatto da Linkedin: “Vorrei aggiungerti alla mia rete di Linkedin”? Allora non fatelo anche voi!
Iniziate il messaggio con una frase personale, spiegate perchè state contattando quella persona e aggiungere come avete trovato il suo nominativo.
Potete anche dare un’occhiata agli interessi della persona che stai contattando e magari partire da lì. Non sempre è necessario parlare di lavoro.
3. Scegliere i contenuti
Un altro modo per creare contatti è condividere all’interno dei gruppi contenuti di valore. Questo dimostra la vostra esperienza in quel campo e fa capire a chi legge in che cosa potete essergli utile.
Anche nel caso di Linkedin le persone cercano soluzioni e informazioni pratiche. Fate in modo di poterle offrire. Può essere d’aiuto iniziare un post con una domanda per poi dare una soluzione; sarete professionali ed esperti. E saranno gli altri a chiedervi di entrare nel loro network 😉
Linkedin è una buona opportunità per agire in funzione dei vostri obiettivi e prospettive lavorative. Ricordate sempre che quello che cercate in questo social non è vendere, ma ingaggiare contatti proficui e trovare informazioni utili.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kunoichihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKunoichi2014-05-02 10:54:232014-05-02 10:54:23Linkedin: come creare contatti con i gruppi
C’è chi da piccolo giocava con le Micro Machine sognando di diventare un pilota professionista. Chi preferiva il Piccolo Chirurgo o Subbuteo sperando in un futuro da chirurgo o calciatore. E a chi piaceva giocare a Jenga? La versione big, “da grandi”, potrebbe essere quella proposta da Cat, in cui i blocchi pesano centinaia di chili e i giocatori utilizzano escavatori e sollevatori telescopici.
Il concept sembra piacere agli spettatori, colpiti dalle dimensioni di questo “Largest Jenga Game” e la precisione con la quale i conducenti dei macchinari spostano i blocchi uno ad uno.
L’emozione che si prova nell’attesa del crollo della torre intriga chi guarda e, considerate le proporzioni giganti, è ancora più sentita, favorita dal ritmo incalzante dell’opera musicale in sottofondo (“In the Hall of the Mountain King” tratto dall’opera “Peer Gynt“).
Cosa ne dite, avranno preso ispirazione da Big Bang Theory e dalla passione di Sheldon e Leonard per giocare a Jenga? 😉
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Elena Silvi Marchinihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngElena Silvi Marchini2014-05-02 10:39:522014-05-02 10:39:52Giocare a Jenga con un Caterpillar [VIDEO]
Dagli anni Settanta gli economisti discutono degli effetti del salario minimo sull’occupazione. Alcuni affermano che riduce l’accesso al mercato del lavoro delle persone meno qualificate. Altri, invece, sostengono che mantiene la coesione sociale. Dopo gli ultimi provvedimenti adottati da Germania e Inghilterra, anche il quotidiano franceseLe Monde si inserisce nel dibattito in corso sull’opportunità o meno dell’adozione di questo importante strumento proprio del modello sociale europeo.
Come viene utilizzato in Europa?
Il 16 gennaio il governo britannico si è impegnato ad aumentare il salario minimo, che entro il 2015 dovrebbe passare da 6,31 a 7 sterline (cioè circa 8,5 euro) all’ora. Anche la Cancelliera tedesca Angela Merkel ha annunciato a novembre di voler introdurre il minimo a 8,50 euro, allargando così la fascia di Paesi che fanno uso di questo strumento.
Attualmente 21 dei 28 stati che compongono l’Unione europea prevedono un salario minimo nazionale, e sono: Belgio, Bulgaria, Croazia, Estonia, Francia, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Regno Unito, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Ungheria.
Questi stipendi cambiano molto a seconda dello Stato: si passa da importi lordi di 157 euro in Romania a 1.462 in Irlanda, fino ai 1.874 euro in Lussemburgo, che comprendono anche le imposte sul reddito e i contributi in sicurezza sociale.
L’Italia, con l’Austria e i paesi scandinavi fissa le retribuzioni per contrattazione con le parti sociali a livello aziendale o per singolo contratto di categoria.
Ma fa davvero bene all’economia il salario minimo?
Già in un documento del 2012 la Commissione europea parlava di come il salario minimo potesse evitare l’aumento della povertà lavorativa e di come garantisse la qualità e la dignità dei posti di lavoro. Alcuni economisti non sono però del tutto convinti. Come spiega a Le Monde, il salario minimo permette anche ai lavoratori meno qualificati di guadagnare di più, anche se sono lavoratori a bassa produttività. Ciò rende la loro assunzione non conveniente per le imprese che, al contrario, pagherebbero volentieri in base alla produttività, anche se bassa. un salario minimo troppo alto scoraggia quindi l’assunzione di lavoratori scarsamente qualificati.
La regola del 60%
Secondo alcuni esperti gli eventuali effetti negativi dipendono anche dal rapporto tra il salario minimo e il salario medio del paese. Secondo molti, quando il salario minimo corrisponde al 60% del salario mediano gli effetti negativi sono assicurati. Una indennità di lavoro troppo elevata potrebbe:
– indurre il lavoratore a scegliere di non lavorare
– deprimere al ribasso le retribuzioni della contrattazione singola
– fare in modo che parte dell’occupazione cada nel sommerso.
Si teme inoltre che gli studenti preferiscano abbandonare o rinunciare alla formazione in apprendistato e scegliere lavori non qualificati e senza formazione, ma con il salario minimo, rischiando di danneggiare la loro occupabilità futura.
Un salario minimo Europeo?
In un mercato del lavoro libero come quello europeo sarebbe impensabile perché le differenze salariali tra paese e paese sono troppo ampie. A guadagnarci sarebbero soprattutto i lavoratori dei paesi di nuovo ingresso nell’Ue mentre la concorrenza porterebbe al ribasso i salari dei lavoratori dei paesi più ricchi.
L’idea è quella di non realizzare un unico salario minimo europeo in termini assoluti, ma una norma a livello europeo, definendo un livello relativo per un piano salariale nazionale in relazione al potenziale economico di ogni Paese e in base alle prestazioni. In pratica, potrebbe essere possibile pensare in termini di un obiettivo comune per tutti i Paesi d’Europa, così da aumentare gradualmente il salario minimo a un livello corrispondente al 50%.
Siamo sicuri che il tema sarà molto dibattuto durante l’ultimo mese di campagna elettorale per il rinnovo del parlamento europeo e solo dopo il 25 maggio sapremo se l’Europa sarà volta ad una integrazione anche a livello salariale o porterà avanti interessi nazionali e protezionistici.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Ishikawa Goemonhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngIshikawa Goemon2014-05-01 17:41:322014-05-01 17:41:32Salario minimo: non è la risposta corretta per favorire il lavoro
Vi è mai capitato di desiderare di essere ingurgitati dal predatore per eccellenza, uno squalo bianco? Ad alcuni passeggeri degli Stati Uniti è successo! Infatti, per salire sull’autobus hanno attraversato letteralmente le grandi fauci di uno squalo che si spalancavano ogni volta che le portiere del bus si aprivano per poi chiudersi ‘divorando’ il malcapitato.
Questa inquietante campagna pubblicitaria unconventional è stata realizzata da National Geographic, in collaborazione con Net Frontier Marketing, per lanciare una nuova serie televisiva andata poi in onda sul proprio canale televisivo dal 2001 al 2004 denominata “Built for the Kill”, che descrive i predatori più pericolosi del mondo.
Un’azione unconventional pertinente e accattivante, non trovate?
Venite a scoprire i segreti dell’unconventional marketing il 9 e il 10 Maggio a Milano al Corso di alta formazione professionale in“NON-CONVENTIONAL & VIRAL MARKETING” targato Ninja Academy!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kakashihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKakashi2014-05-01 13:00:472014-05-01 13:00:47Unconventional Days: National Geographic Shark Bus [-8 al corso in "NON-CONVENTIONAL & VIRAL MKTG"]
È sufficiente caricare la propria sceneggiatura, scegliere il background preferito, e come per magia in pochi secondi hai il tuo storyboard, perfetto per essere presentato. Stiamo parlando di Amazon Storyteller, software ancora in beta della compagnia di Jeff Bezos che sicuramente tutti i videomaker adoreranno.
Grazie ad una libreria composta da centinaia di personaggi, ambientazioni e oggetti, Storyteller è un validissimo aiuto per coloro che necessitano di creare storyboard in maniera veloce, economica ma assolutamente professionale.
Caricando la propria sceneggiatura, paragrafo dopo paragrafo, il software è in grado di mixare i propri contenuti grafici con le parole del testo immesso.
“Abbiamo capito che molti scrittori vogliono poter vedere vivere le proprie storie in forma visuale, ma per loro creare uno storyboard è più difficile di quanto dovrebbe essere. Storyteller offre scenari digitali, un cast e una troupe, e anche un assistente al montaggio, tutto quello che serve per portare la storia alla vita.”
Come saprete quasi un anno fa è nato Amazon Studios, unità dedicata alla produzione e sviluppo di film e telefilm, e pare che proprio dagli script caricati l’azienda di Bezos voglia fare un po’ di crowdsourcing per le sue produzioni.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Elena Silvi Marchinihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngElena Silvi Marchini2014-05-01 11:59:002014-05-01 11:59:00Amazon Storyteller trasforma le tue sceneggiature in storyboard
Probabilmente avrete letto tanti articoli e partecipato a molti dibattiti sul tema della sicurezza dei dati che carichiamo online e della loro lunga, lunghissima permanenza in rete. L’idea di caricare una foto di dubbio gusto su Facebook e abbandonarla per decenni al pubblico ludibrio può essere inquietante. Ecco perché è nata Snapchat, l’app che distrugge i messaggi pochi secondi dopo averli inviati. Ma siamo proprio certi che sia una tecnologia sicura?
Mettendo in scena una situazione certamente al limite, James Corbett e il suo corto “Murder on Snapchat” mettono in luce gli aspetti più cupi dell’utilizzo di un’applicazione nata per “non lasciare prove”.
“In un mondo in cui tutto è registrato e archiviato digitalmente per sempre, è difficile mantenere privata qualsiasi cosa. Entrate in Snapchat, dove tutto ciò che volete sia perso, andrà perso. Ma cosa succede quando la vosta vita deve affrontare una situazione di vita o di morte? Ciò che è fatto, è fatto.”
Il video, che mixa per tutta la sua durata inquadratura in soggettiva e split screen, mostra il protagonista mentre intrattiene conversazioni online con alcune ragazze tramite Facebook, sms e appunto Snapchat. E sarà proprio quest’ultima a concludersi in un modo inatteso e per nulla friendly, social o qualsiasi altro aggetivo con il quale solitamente descriviamo le nostre attività online.
O forse no? Chi può provarlo, del resto?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Elena Silvi Marchinihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngElena Silvi Marchini2014-05-01 11:01:292014-05-01 11:01:29Snapchat è l'app per il delitto perfetto [VIDEO]
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