Ninja Social Oroscopo dall'11 al 17 dicembre

Il 2014 è proprio agli sgoccioli…sei soddisfatto di com’è andato o non vedi l’ora che finisca?? Per scoprire cosa ti riserva il 2015  clicca qui per scaricare l’ebook del “Social oroscopo 2015” di Una Parola Buona Per Tutti in collaborazione con Ninja Marketing!

 

Per questa settimana, il giorno 10 la dolce Venere entra in Capricorno come in una location perfetta per tutti gli eventi, regalando romanticismo infinito a tutti i segni di terra, Capricorno per primo, a seguire Vergine, armoniosa e serena così come anche al Toro, che forse però vorrà cambiare gli ingredienti del rapporto come pizza hut con la classica margherita.

Grandi riconciliazioni per i Pesci, mentre i Gemelli se la giocano al lavoro aspettando il loro premio secondo le più esatte regole di gamification e il Sagittario si allena con lezioni sul futuro dato che sembra aver trovato un invidiabile equilibrio.

Bilancia di nuovo stile Hogan, decisamente rebel alle regole e forse anche al rapporto di sempre, mentre l’Ariete si guarda intorno alla ricerca della grande fiamma, possibilmente alla prima occhiata come il più riuscito dei glance media!

L’amico Cancro si cerca e trova molti nuovi stimoli,  il Leone fa emotional branding di se stesso, staccandosi anche un po’ dalle vecchie abitudini e lo Scorpione smette di tirare la corda e finalmente si rilassa un po’!

Acquario? Equilibriati come i migliori annunci stampa della settimana!

 

Buona settimana a tutti i Segni!

The Pirate Bay offline dopo il raid della Polizia svedese

Da ieri mattina (9 dicembre) The Pirate Bay è offline: la piattaforma online di file-sharing più famosa al mondo è stata resa inaccessibile. La polizia Svedese ha sequestrato i server e i computer ospitati nella sede di Stoccolma. Paul Pinter, coordinatore nazionale antipirateria, ha rilasciato una dichiarazione a Reuters in cui afferma che ha avuto luogo un vero e proprio giro di vite nell’ambito della pirateria digitale. Oltre a Pirate Bay infatti, anche altri siti di condivisione di file torrent sono finiti nel mirino delle forze dell’ordine svedesi: tra questi EZTV, Zoink e Torrage. A fine serata Pirate Bay è ricomparso online con il dominio della Costa Rica (.cr), ma in questo momento risulta impossibile scaricare file torrent.

Perché la polizia svedese ha messo Pirate Bay offline?

Le cause esatte non sono state ancora confermate, ma l’ipotesi più attendibile è che la piattaforma avesse reso disponibili per il download alcuni dei film sottratti alla Sony Pictures Entertainment durante un recente attacco hacker .

Breve Cronologia dei guai di Pirate Bay

  • Ad ottobre Gottfris Svartholm (uno dei co-fondatori) è stato condannato a 3 anni e mezzo di carcere;
  • Frederik Neij (altro co-fondatore) dopo la condanna per violazione di copyright del 2009 è scappato; il mese scorso è stato catturato e arrestato al confine tra Tailandia e Laos;
  • La scorsa settimana un tribunale francese ha ordinato ai provider internet di bloccare Pirate Bay e i relativi siti mirror per gli utenti che cercano di collegarsi dalla Francia;
  • Infine Google ha rimosso dal Playstore una serie di applicazioni che permettevano di aggirare i blocchi e scaricare i file torrent dal sito svedese (tra queste: The Pirate Bay Proxy, The Pirate Bay Mirror, The Pirate Bay App, Torrent Finder, TorrentSearch).

Difficile stabilire quale sarà il futuro della piattaforma di torrent più famosa del mondo; di certo possiamo affermare che la nave dei pirati della rete naviga ormai da alcuni anni in brutte acque…

In vacanza a Londra? Con l'app Wriggle ti diverti risparmiando!

Avete sentito spesso dire che Londra è una città molto cara, ma l’avete comunque scelta come meta di vacanza ( o di studio o di lavoro…). Non abbiate paura di spender troppo per divertirvi: ora c’è un’app per aiutarvi a trovare le offerte last-minute per food, drinks & fun a Londra: Wriggle!

Wriggle è  un’app utilizzata già da alcuni anni a Bristol ma che, dato il grande successo, sta “tentando la fortuna” anche nel mercato londinese: la startup omonima ha infatti riscosso nel giro di pochi mesi (l’app è stata lanciata negli store a maggio 2014) molti premi tra cui quello come Best App in ottobre 2014 agli SPARKies Tech Awards ed è rientrata nella top startup in Europa secondo il programma di finanziamento imprese Seedcamp.

Wriggle offre ai clienti la possibilità di organizzare il proprio tempo libero, scegliendo tra diversi posti in cui mangiare, bere o fare esperienze di svago (biglietti per il teatro, corsi di yoga ecc.); il tutto prenotando in modalità last-minute e quindi usufruendo di uno sconto. Le proposte cambiano su base giornaliera, offrendo la possibilità a tutti di provare locali nuovi e originali.

Wriggle: come funziona

L’app è disponibile sia su smartphone sia su tablet Apple e Android ed è di facilissimo utilizzo. Basta fare il login tramite Facebook o via e-mail e subito vi comparirà una lista delle offerte disponibili per quel determinato giorno e l’orario entro cui usufruirne. Cliccando su una delle offerte è possibile ottenere ulteriori dettagli, riguardo al luogo e al servizio offerto.

A questo punto, se l’offerta vi interessa e risponde alle vostre esigenze, non vi rimane altro che cliccare su “prenota”, effettuare il pagamento e il gioco è fatto. In pochi minuti riceverete un codice di prenotazione che dovrà essere mostrato al locale scelto al momento dell’arrivo; ciò che vi rimane da fare è solo godervi una serata in compagnia al teatro o al nuovo ristorante messicano.

Un’app di successo, ecco il suo segreto

In un certo senso il servizio che Wriggle offre ricorda un po’ quello di Groupon e di altre società che vendono servizi last-minute a prezzi competitivi, con la differenza però che qui l’offerta acquistata va consumata entro, e non oltre, il giorno in cui è stata pubblicata e poi che la percentuale di commissione su ogni vendita è inferiore rispetto alla media delle altre società. Quindi ottime offerte a ottimi prezzi!

Il successo dell’imprenditore Rob Hall sta nell’aver creato un’app che ha un duplice effetto positivo: per i clienti in quanto offre loro la possibilità di organizzare il proprio tempo libero in modo sempre nuovo e ad un prezzo accettabile; per le imprese partner in quanto ne aumenta la visibilità e la possibilità di creare engagement, coinvolgendo un maggior numero di clienti.

Ultimo aspetto, ma non per questo meno importante, dell’app sta nella sua capacità di “riempire i posti vuoti” fino all’ultimo momento, creando un collegamento diretto tra imprese e utenti. Ciò si traduce, soprattutto per le attività di ristorazione, in un minor spreco di alimenti e quindi in una maggiore attenzione verso tematiche sociali, quali: zero spreco e biodegradabilità dei rifiuti.

Il vero lusso: caviale o una giornata senza riunioni?

Se ti dico democratizzazione del lusso, che cosa ti viene in mente? No, se hai pensato al celeberrimo teorema di Antani formulato dal Conte Mascetti in Amici miei, ti stai sbagliando di grosso. Non si tratta di un nonsense, privo di fondamento, ma di un concetto che ha rovesciato i paradigmi del lusso.

Chi lo dice? Uno studio presentato il 4 Dicembre a Milano da Giuseppe Caiazza, CEO di Saatchi & Saatchi Italia e Francia e da Dr. Jane Cantellow, Global Planning Director di Saatchi & Saatchi. Se un tempo erano i marchi di largo consumo (i Fast Moving Consumer Goods) ad imitare i luxury brand, oggi sono proprio quest’ultimi ad essere ispirati dalla comunicazione dei primi.

Xploring, l’anti focus group

Nella cornice della splendida Villa Necchi si è tenuta infatti la conferenza dal titolo apparentemente provocatorio Vero lusso: caviale o agenda senza appuntamenti? (citazione di Micheal Kors) in cui i due oratori hanno discusso delle nuove tendenze emerse da Xploring, lo studio condotto dalla prestigiosa agenzia di comunicazione.

La ricerca, basata sulla metodologia etnografica qualitativa, è stata definita dallo stesso Caiazza, l’anti focus group, sia in termini di obiettivi che di approccio: “non interviste alle 19,00 in cui si invitano gli individui (pagati) a rispondere ad un questionario in maniera innaturale”, ma conversazioni che si spingono oltre,  verso la profondità della sfera umana, che porta a galla l’autenticità delle persone”.

Una ricerca a livello mondiale, che ha interessato ben 9 Paesi. L’unico continente rimasto fuori è l’Oceania. Thailandia, India, Cina, Giappone, India, Emirati Arabi, Messico, USA, Regno Unito e Italia sono gli Stati che rappresentano il campione su cui è stato condotto lo studio. “Ma come, un altro survey? Ce n’era davvero bisogno?”, così ha esordito ironicamente  Jane Cantellow, chiamata affettuosamente Dr. Jane dai colleghi. Eppure, a quanto pare, qualcosa sta cambiando anche in uno scomparto così elitario, come quello del lusso.

Vuoi qualche dato? Sono 330 milioni i consumatori del lusso, così come riporta il Bain & Company (2013). Una crescita che sembra sfuggire ai tentacoli della crisi. Una crescita “orizzontale” giustificata da una maggiore accessibilità al lusso e da una sensibile diversità di prezzi.

donna che piange

Anche i ricchi piangono

Mainstream e lusso sembrano aver trovato un punto di incontro: il sistema dei valori. Il mistero e il fascino dell’ideale o meglio dell’idea del lusso sta lasciando posto alle pulsioni, alle emozioni reali, alle esperienze concrete delle persone e al confronto con la propria sfera intima. Proprio, lì, proprio all’alveo dei nostri desideri intrinseci puntano gli occhi dei premium quality brand, ed è proprio lì che la comunicazione dei luxury brand si sta dirigendo.

Nessuna crisi di identità del lusso, ma un inevitabile cambiamento di prospettiva. Non fosse altro perché anche i superpaperoni che se lo possono permettere hanno (ma va?) un cuore.  E allora, con chi fa shopping il cliente abituale di brand esclusivi? Che cosa o chi gli fa battere il cuore? Che cosa lo appassiona veramente? Il proprio lavoro? La famiglia? In che cosa crede? Di chi o di che cosa ha paura? Questo è l’approccio diretto di Xploring. Dopotutto, “se vuoi sapere come caccia un leone, buttati nella giungla, non andare allo zoo“.

Da eccesso a piacere

Lusso. Dal latino lexus, che significa eccesso, ma anche magnificenza. Sin dai tempi antichi, l’opulenza eccessiva e lo sfarzo estremo sono stati oggetto di critica sia da parte dei Greci (vedi Aristotele) che dai latini (pensa alla lex sumptuaria).

Da allora il concetto di lusso ha assorbito sempre più tutte quelle connotazioni negative che lo hanno resto quasi “antipatico”, eppure, da qualche anno a questa parte un cambio di rotta c’è stato: quello che le persone desiderano oggi dai brand di lusso è diverso da quello che pretendevano dal lusso del passato. I consumatori vogliono piacere.

5 lezioni dai premium quality brand

#1 Da valore esclusivo a valore inclusivo
Il consumatore ideale non esiste. Così come si sta perdendo il concetto di tensione verso un ideale esclusivo collegato alla sfera del lusso, perché distante dalla realtà. La realtà è per natura inclusiva e legata ad un hic et nunc. Che cosa deve fare un brand per essere inclusivo? Deve celebrare la pulsioni dell’essere umano e comunicare i “significati guadagnati e non gratuiti ed eccessivi”
HSBC celebra la famiglia

#2 La tradizione si evolve e ha a che fare con l’ innovazione
Fino a qualche anno fa il brand di lusso, per comunicare il proprio appeal mostrava la sua storia. Oggi è l’innovazione la chiave che apre la porta della sfera emotiva delle persone. Il nuovo lusso deve veicolare l’amore per la tecnologia e alimentare la curiosità e il senso del futuro.
Amazon e i suoi droni

#3 Da One-Off a One-to-One
Oggi il consumatore è chiamato a partecipare alla creazione del valore di un brand, proprio grazie alla sua esperienza personalizzata, irripetibile e inimitabile. Allo stesso modo, la comunicazione dei brand di lusso incoraggia la creatività dei propri consumatori. Non a caso, si è passati da logiche di Return on Investment a Return of Involvement.
Surprises di Mastercard

#4 Da parla di sé a crea relazioni
La marca che continua ad adottare una comunicazione autoreferenziale e chiaramente autocelebrativa sta sbagliando qualcosa. La marca che si tappa le orecchie e che si confronta solo col proprio sistema sta sbagliando qualcosa. Questo atteggiamento di chiusura è anacronistico e disarmonico rispetto a quello che chiede il mercato oggi: ascolto, collaborazione e apertura. Soprattutto sui social.
Nike + Fuelband

#5 Da serio a giocoso
Il lusso è ancora una cosa seria? No, se pensi che il lusso sia ancora rigoroso e solenne. Sì, se riflettiamo sul concetto di piacere trasmesso da esperienze gratificanti. Viva i brand di lusso e non di lusso che si prendono in giro e che permettono al consumatore addirittura di godersela.
Harvey Nichols con Sorry, I spent it on myself 

Il broadcast diventa Facecast. Il primo TG esclusivamente su Facebook

Forse il termine entrerà nell’uso comune o forse no, ma sicuramente la formula sopravviverà. Parliamo del Facecast, evoluzione del broadcast.

L’evoluzione è fisiologica: il mondo si evolve, noi ci evolviamo e conseguentemente cambia l’uso che facciamo delle cose, che a loro volta si evolvono per soddisfare le nostre necessità. È un circolo virtuoso che si fa sempre più veloce. E il mondo dell’informazione, con i suoi mezzi, ne è egualmente coinvolto.

Il broadcast di notizie, storicamente, è cambiato per stare al passo coi tempi e con le tecnologie. Tutto è nato con il bollettino serale trasmesso via radio, la TV ha poi fornito un nuovo supporto grazie al quale si è iniziato a ricevere le notizie anche con gli occhi. La fame di aggiornamenti ha poi portato ad una nuova edizione dei TG oltre alla canonica serale, quella dell’ora di pranzo. E poi la TV di flusso e le notizie trasmesse 24 ore non-stop.

LEGGI ANCHE: Facebook: da gennaio 2015 nuove condizioni e normative

Oggi il mondo gira sempre più in fretta e i tempi della fruizione, soprattutto di notizie, sono cambiati. Ecco spiegata l’esplosione dell’informazione via Twitter, 140 caratteri e centinaia di edizioni giornaliere, senza la necessità di stare attenti al mezzobusto che parla per mezz’ora davanti ad una telecamera.

Ecco perché – forse – siamo all’alba di una nuova era per i notiziari in cui la TV, ancora una volta nel 21esimo secolo, perde il suo ruolo di protagonista. Sì, perché al suo posto arrivano i social, e in questo caso uno in particolare che conta la bellezza di 1,3 miliardi di potenziali spettatori. La piattaforma, l’avrete capito, è Facebook e ciò di cui parliamo è “Facecast: The One Thing“, il primo notiziario in onda esclusivamente su Facebook, trasmesso con un format specificamente studiato da ABC, il celebre canale TV americano, per il social network e i suoi utenti.

“The One Thing” è costituito da un breve video quotidiano pubblicato sulla pagina ufficiale del TG di punta ABC World News Tonight in cui vengono proposte agli utenti le notizie di maggior interesse della giornata in un tempo inferiore ai due minuti. Il Facecast è diretto dal giovane anchorman David Muir, anche volto del notiziario televisivo.

D’altronde quale modo migliore per dare visibilità e fiducia ad un nuovo prodotto? Come ben sappiamo, negli Stati Uniti l’anchorman è considerato una sorta di guru, quello che ci mette la faccia e che è sinonimo di attendibilità, oltre ad essere una persona che contribuisce fortemente a plasmare l’opinione pubblica (da una parte o dall’altra) col suo carisma. Ce lo confermano, tra gli altri, Bruce Nolan (Jim Carrey) che in “Una Settimana da Dio” non punta ad altro che a questa posizione, Will McAvoy (Jeff Daniels), nella serie-tv “The Newsroom” creata da Aaron Sorkin e Ron Burgundy (Will Farrell), protagonista della commedia “Anchorman”.

L’arrivo di questo nuovo format è provvidenziale anche per Facebook, che da qualche tempo cerca di dare nuova vita a due aspetti secondari della propria piattaforma:

  1. i video, per contrastare YouTube e attirare l’utenza giovane che negli Stati Uniti tende a diminuire
  2. Facebook come fonte d’informazione. Non dimentichiamo infatti l’app Paper, anche se tutt’ora non è disponibile al di fuori degli Stati Uniti

Probabilmente stiamo assistendo ad un forte cambiamento nell’informazione in generale. Forse molti si accorgeranno che Facebook è un altro canale in cui dare voce all’informazione, un po’ come hanno fatto i blog con il giornalismo. Ritornerà il problema dell’attendibilità dell’informazione diffusa, di cui le testate – e i TG in questo caso – si fanno garanti. Ma in questo caso possiamo stare tranquilli, il volto di questo nuovo format è un giornalista.

Per il resto, scopriremo insieme se il Facecast soppianterà il broadcast come lo conosciamo oggi.

Francesco Catalano: il marketing esperienziale e l'interior design [INTERVISTA]

Francesco Catalano, personaggio eclettico e creativo che Ninja Marketing aveva già intervistato qualche tempo fa è un vero e proprio vulcano di idee. Vive a cavallo di due paesi: la Francia, dove è direttore marketing e comunicazione di Novoceram, la più antica ceramica francese per la quale cura anche tutti gli stand e gli spazi espositivi e l’Italia dove si invece si occupa di marketing esperienziale applicato alla progettazione di interni commerciali e residenziali nel suo studio di interior design. Nel tempo libero poi è anche blogger e autore di libri tra cui Temporary Store: la strategia dell’effimero edito dall’editore Franco Angeli.

Lo abbiamo incontrato nuovamente qualche mese fa a Bologna in occasione di Cersaie nel meraviglioso stand progettato ispirato all’ormai imminente EXPO per Novoceram e abbiamo colto l’occasione per farci raccontare qualcosa della sua vita, del suo lavoro e dei suoi progetti.

Ci racconti qualcosa di te?

Certo che vi racconto qualcosa di me! Inizio dicendo che sono  emiliano e, come ogni vero emiliano, mi piace lavorare, mi piace divertirmi e mi piace stare con le persone.. ma più di tutto mi piace fare queste tre cose insieme: lavorare insieme agli altri, divertendomi. E sono fortunato perché questo è davvero quello che faccio ogni giorno. Dal 2004 sono Direttore Marketing e Comunicazione di Novoceram, la più antica azienda ceramica di Francia, ma seguo anche altri progetti con il mio studio di interior design di Reggio Emilia. In realtà questi due ruoli ho sempre cercato di interpretarli a modo mio, cercando di mettere in giorno in entrambi tutte le mie competenze: e così a Novoceram oltre ad occuparmi strettamente di marketing disegno personalmente anche tutti gli stand, gli showroom e le scenografie aziendali, e simmetricamente ogni progetto di interior design del mio studio nasce sempre da una visione congiunta di marketing e design. Quando riesco cerco di condividere questi miei interessi e le mie scoperte sul mio blog Gorgonia, in cui io e tanti altri guest blogger scriviamo principalmente di marketing e di design, ma anche di tutti gli altri temi che possono aiutare a comprenderli: dall’arte alla psicologia.

Dove trovi le ispirazioni per i vostri stand?

Le idee nascono continuamente e nei modi più imprevisti, il difficile trovo sia scegliere quelle giuste da sviluppare. Io osservo molto le persone intorno a me, in strada come in rete, e mi viene naturale ascoltare tutti con la stessa attenzione, amici e sconosciuti, come mi hanno insegnato i miei genitori che sono le persone più aperte al prossimo che io abbia mai incontrato. In cambio di questa attenzione mi viene sempre regalato qualcosa di molto più prezioso: colori nuovi, spunti inattesi, chiavi per mondi per conoscevo. Così capita che certi dettagli rimangono intrappolati dentro di me, e un bel giorno ritornano all’improvviso alla memoria, offrendomi l’ispirazione per un progetto. Ho però una regola che non sbaglia mai: quella delle “pelle d’oca”. Se ascoltando una storia o guardando un’immagine mi viene la pelle d’oca allora vuol dire che lì sotto, da qualche parte, c’è qualcosa che merita di esser raccontato. Sembra poesia, eppure è diventato un criterio molto concreto: tutti i miei progetti – nessuno escluso – sono nati così.

Come si realizza uno stand come il vostro? Fai davvero tutto da solo?

Certamente no! E’ una leggenda nata dal fatto che sono molto esigente nel progettare e seguire personalmente ogni dettaglio, ma credo al contrario che il segreto di ogni progetto riuscito sia proprio una squadra affiatata di persone complementari, che sanno comunicare con uno sguardo, in cui ognuno offre il suo migliore contributo riconoscendo tanto i propri talenti quanto i propri limiti. Nessuno dei fantasmagorici stand che abbiamo realizzato a Novoceram negli ultimi 10 anni sarebbe stato lo stesso senza i fornitori con cui lavoro da sempre e soprattutto senza i miei collaboratori Arianna, Davide e Léonard (io li chiamo “i miei prodi”). Innanzitutto perché è proprio confrontandoci tra noi che le idee prendono forma, ma anche perché dietro questi progetti complessi e pieni di dettagli c’è così tanto lavoro, fatica e concentrazione, che senza viverli insieme con entusiasmo non riusciremmo a sdrammatizzare i momenti critici né a goderci appieno quelli di successo. Considera però che i miei prodi sono C A T T I V I S S I M I e che solo una minima parte delle idee che propongo riesce a superare le forche caudine delle loro smorfie… ma è anche grazie a quelle smorfie che siamo riusciti a selezionare sempre i concept migliori e a trasformarli in bellissime avventure.

EXPO è certamente un tema difficile e sotto gli occhi di tutti, come lo hai approcciato? Perché lo hai scelto?

Il marketing ha il potere dare voce a un marchio, ma anche la responsabilità di far emergere ad ogni occasione i veri valori dell’azienda, non solo la capacità di fare dei prodotti eccellenti. Per questo credo che uno stand di ceramica non debba accontentarsi di essere una bella isola di grès in cui mostrarsi forti di fronte ai propri clienti, ma debba sempre avere l’ambizione di diventare una piattaforma culturale dove proporre temi diversi su cui confrontarsi. Stavolta il tema che abbiamo voluto lanciare nello stand Tiles & Food Novoceram è stato il cibo che per alcuni potrebbe sembrare un argomento molto lontano dalle piastrelle che produciamo. Negli ultimi tempi però nessun tema come l’alimentazione mi sembra entrare nei discorsi di chi mi circonda, e in quelli che ascolto sui media che frequento. Io stesso, e molte delle persone che conosco e con cui lavoro, abbiamo iniziato contemporaneamente a riflettere su questo argomento con più consapevolezza, cambiando molte nostre abitudini. Il fatto che fosse anche il tema di Expo ha fatto scoccare la scintilla offrendoci l’occasione per legare i due eventi, e credo che il sentimento che ha portato Novoceram a parlarne sia lo stesso che ha portato gli organizzatori di Expo a sceglierlo: non è quindi un caso che le nostre strade si siano incrociate su questo terreno di grande attualità, come due stilisti che accorciano le gonne alla stessa altezza senza essersi messi d’accordo, perché “c’est dans l’air”.

Come mai tieni particolarmente a questo progetto?

Come ho raccontato in un post a cui sono molto affezionato ogni progetto è un po’ come un figlio e dire di tenere di più ad uno sarebbe come far un torto a tutti gli altri. E’ vero però che Tiles & Food Novoceram mi ha appassionato in modo particolare. Forse perché sintonizza l’evoluzione nel mio modo di progettare e quella dello stile di Novoceram, che negli ultimi anni si è alleggerito ed ha smorzato certe punte di “francesità”…o forse perché sfiora un ricordo a cui sono molto legato. Ti confido un segreto: le mie vere Muse sono le mie due nonne e in ogni progetto che faccio, intenzionalmente o meno, c’è sempre qualcosa di loro e di ciò che mi hanno insegnato. Una di loro era una donna molto impegnata, ma che non ha mai rinunciato a cucinare per la sua famiglia, perché nutrire era per lei un primordiale gesto di amore. Se penso a lei la immagino sempre con qualche melanzana o qualche carciofo in mano. Proprio come quelli che ho disposto sul perimetro dello stand. Il cibo che ho voluto celebrare è quello che mangiavo alla sua tavola, quello che non serve solo a nutrirsi ma anche a comunicare i propri sentimenti, quello che parla di noi, e soprattutto quello che anche in questo momento storico in cui siamo tutti un po’ meno patriottici ci fa sempre sentire fieri di essere italiani. 

Parliamo della tua creatura. Ci racconti questo stand, da un punto di vista di interior design e di marketing concept?

In ogni stand che progetto l’interior design è un linguaggio in cui traduco una idea di marketing. A differenza di altri stand puramente concettuali come The Passion Project oppure Barbablu, di cui Ninja Marketing ha già parlato, per questo Cersaie volevamo proporre uno stand più descrittivo, pensato come uno spazio domestico in cui ambientare i nostri prodotti. Ho scelto così di mettere in scena una casa un po’ speciale e golosa: una fattoria ideale, dal design estremamente contemporaneo, separata dal resto della fiera da un lunghissimo orto geometrico dove crescono la frutta e gli ortaggi che nutriranno la famiglia che la abita e di cui anche chi passa distrattamente accanto potesse già sentire il profumo e ammirare i colori. Basta però fare un solo passo all’interno per scoprire che il percorso tra le stanze e i prodotti può trasformarsi un viaggio più profondo, che accompagna i visitatori alla scoperta di tutti i cibi del mondo, racchiusi simbolicamente nelle 9 dispense disseminate tra le stanze, ognuna dedicata ad uno dei cluster in cui Expo ha diviso i paesi espositori. E’ il modo scelto da Novoceram per rendere omaggio al più grande spettacolo del mondo dedicato al cibo, che stiamo seguendo con grande attenzione sul nostro blog e che aspettiamo con grande fiducia e curiosità.

Come si legano le nuove collezioni presentate in uno stand così particolare e connotato?

I prodotti da esporre hanno determinato molte scelte progettuali, ma hanno anche saputo interpretare a pennello il difficile concept di stand che avevamo scelto a priori. La fattoria si è rivelata proprio l’ambiente ideale dove esporre armonicamente insieme tutte le tre collezioni che abbiamo lanciato al Cersaie: Geo, una pietra molto forte e materica, con cui abbiamo lastricato la stanza di ingresso, Azimut, un cotto-cemento con cui abbiamo interpretato la zona giorno e il bagno, e Zen, una resina con cui abbiamo rivestito la cucina.

Ci racconti qualcosa delle opere presenti in stand?

Da alcuni anni cerco di coinvolgere sempre nei progetti per Novoceram nuovi artisti le cui opere siano capaci di esprimere il significato del nostro messaggio e lo stile delle nostre collezioni. Che siano le immagini dei fotografi abbandonisti esposte nei corridoi dell’hotel abbandonato dove abbiamo ambientato l’evento Métamorphose o le armature di Paolo Fiorellini esposte nello stand The Party ne sono sempre nate collaborazioni importanti e significative. Questa volta abbiamo bussato alla porta di Antonio Massarutto, eclettico artista e designer friulano di stanza a Cortona, che ha risposto al nostro appello con grande disponibilità. Qualche mese prima mi avevano colpito le sue opere e non le avevo più dimenticate: cerbiatti in eco-tassidermia che prendono vita da antichi paramenti liturgici, ma anche cinghiali scolpiti piegando semplicemente la rete metallica: una fauna fiabesca che è diventata protagonista della scenografia di Tiles & Food Novoceram sprigionando un grande talento che meritava di essere portato all’attenzione dei visitatori del Cersaie.

Progetti per il futuro?

I progetti in corso sono tanti: a Novoceram stiamo lavorando sulle nuove collezioni e su un nuovo progetto di storytelling itinerante che vorremmo portare in giro per la Francia (ma aspetto ancora a parlarne per scaramanzia), mentre nel mio studio sto continuando un progetto diversamente legato al cibo e ad Expo: il MUSA, il primo Museo della Salumeria in Italia, che ho progettato qualche mese fa, sta riscuotendo un successo di pubblico oltre ogni aspettativa ed ha deciso di accogliere Expo in grande stile, con un nuovo ristorante ed un Museum Shop molto speciale, pensato come una vecchia salumeria ma colmo di tecnologia, ironia e materiali nuovi. Tuttavia il progetto più importante in questo momento è un altro: sto cercando un nuovo prode (o una nuova prode) da assumere nella sede francese di Novoceram, a Saint Vallier, per unirsi all’Equipe Marketing di Novoceram e completare la nostra squadra. Non mi interessa troppo il percorso di studi, ma cerco curiosità, entusiasmo, concretezza, indipendenza e soprattutto vera competenza e vera passione per il web. Conoscete qualche madrelingua francese che viva nel sud della Francia, o voglia trasferircisi, per accompagnarci nelle nostre prossime avventure?

 

 

Opportunity Network: trovare nuove opportunità di business grazie ad un social network [INTERVISTA]

startup

Brian Pallas è nato a Milano, ha 27 anni e vive a New York dove lavora al progetto Opportunity Network, “un social network esclusivo dedicato a CEOs e fondatori di società da tutto il mondo affinché questi possano condividere in via anonima opportunità di business di ogni tipo come fusioni & acquisizioni, partnerships commerciali, raccolta di capitale…”

Abbiamo parlato con lui dei suoi successi, del suo team e di come gli imprenditori di oggi possono trovare nuove opportunità di business.

Brian, raccontaci la tua storia: come sei passato dagli studi a Milano al Next Generation Award?

Da Milano al Next Generation Award? Grazie alla tanta voglia di fare e al continuo desiderio di mettermi in gioco. Sono valori che ho imparato dai miei genitori che, imprenditori loro stessi, mi hanno sempre spinto ad impegnarmi al massimo in ciò in cui credo e a portarlo avanti al meglio con le mie risorse. Così sono passato dai miei studi a Milano all’essere tra i finalisti del Next Generation Family Business Award con Opportunity Network.

Nel mentre ho investito nella mia formazione, mi sono messo in gioco attraverso esperienze di lavoro diverse tra loro, ma sempre sfidanti. Sono passato dallo scrivere testi per Zelig durante l’università a Boston Consulting Group appena laureato. L’esperienza in consulenza strategica è certamente un punto fondamentale del mio percorso non solo perché mi ha dato modo di lavorare in differenti settori, ma anche perché mi ha abituato a lavorare avendo sempre l’obiettivo di raggiungere un risultato concreto e tangibile. Pensare è fondamentale, Fare è chiave.

In ogni caso, il Next Generation Award e la crescita di Opportunity Network non sono frutto soltanto del mio lavoro, ma anche del contributo di chi ha creduto in me e nel progetto. Ad oggi non ci sarebbe Opportunity Network senza il prezioso investimento da parte di queste persone, delle loro risorse e del loro talento.

Perché creare un social network per CEO? LinkedIn non era abbastanza? 😀

LinkedIn fornisce un servizio profondamente diverso da quello di Opportunity Network. Sebbene entrambi abbiano le proprie radici nel mondo dalla tecnologia e dei social network, LinkedIn permette di postare una sorta di proprio biglietto da visita sulla rete, mentre la nostra piattaforma è un vero e proprio marketplace per identificare affari.

I membri di Opportunity Network possono condividere opportunità di business che spaziano dalla ricerca di investitori o partner commerciali, a fusioni ed acquisizioni o vendita di attività. Pertanto, il valore delle opportunità condivise è ben più elevato di un normale contratto di lavoro in quanto deve essere superiore ad 1 milione di dollari per essere accettato all’interno della nostra piattaforma.

Inoltre, Opportunity Network si basa sull’anonimato. I nostri membri sono di elevato profilo e per questa ragione il network deve essere estremamente protetto. Le opportunità sono condivise in via anonima e, soltanto una volta che viene espresso un interesse da parte di un altro membro su una specifica opportunità, avviene la connessione delle due controparti così che possano iniziare a fare affari in via diretta. Questa formula di business è unica nel suo genere ad oggi.

LEGGI COME: Aiutare le startup ad avere successo: la missione del Silicon Valley Forum

La selezione dei membri sembra molto importante, come viene effettuata?

La selezione dei membri è uno dei pilastri di Opportunity Network. Il motivo è semplice, il valore aggiunto che noi forniamo ai nostri membri è la garanzia di avere di fronte controparti serie e qualificate. Questo è uno degli aspetti più importanti e risponde soprattutto al forte bisogno di internazionalizzazione che le aziende hanno difficoltà a soddisfare a causa degli elevati costi in termini di tempo e risorse che sono necessari per individuare partner affidabili in altri paesi.

In Opportunity Network garantiamo sia la possibilità di operare con una larga scala di potenziali partner, sia la loro qualità. Infatti, ammettiamo nel nostro network soltanto società che siano affiliate ad uno dei nostri “Trusted Partners”, vale a dire banche, service provider ed associazioni di categoria di prestigio. Non operiamo pertanto uno screening su ogni singola impresa perché questo non sarebbe possibile, ma prendiamo accordi direttamente con enti di prestigio che a loro volta hanno fatto lo screening dei loro membri.

Da cosa sono dovute le barriere all’internazionalizzazione e come possono essere superate?

Come accennato, le principali barriere all’internazionalizzazione sono la mancanza di informazioni e l’elevato costo per ottenerle. Prendiamo l’esempio di un imprenditore italiano a capo di un’impresa di medie dimensioni che voglia identificare dei partner commerciali magari in Africa o Sud America. A meno che sia già in possesso di informazioni relative a possibili partner in questi paesi, il processo per identificare una controparte affidabile può diventare estremamente lungo e costoso. Di norma è necessario come minimo intraprendere viaggi in loco per incontrare possibili controparti, senza sapere se vi sia un interesse reciproco sul fare affari insieme.

Opportunity Network consente di individuare opportunità di business messe a disposizione da controparti di fiducia con un semplice click, senza muoversi dal proprio ufficio e ad un costo molto limitato. La membership fee per l’accesso alla nostra piattaforma è paragonabile al costo di un biglietto aereo (in Economy!).

Puoi rivelarci un business di successo nato grazie ad Opportunity Network?

Di norma non sappiamo se i contatti nati all’interno della piattaforma vadano a buon fine e si trasformino in veri affari. In Opportunity Network, infatti, non forniamo un servizio di advisory o consulenza, ma mettiamo semplicemente a disposizione uno spazio in cui controparti di fiducia possano condividere opportunità di business. Vero è, però, che spesso sono gli utenti stessi a ringraziarci: nei primi mesi della nostra attività abbiamo ricevuto oltre 100 note di ringraziamento spontanee.

Abbiamo anche raccolto alcune “success stories”. Posso fare l’esempio di un’azienda statunitense di medie-grandi dimensioni operante in una nicchia del settore della chimica industriale. Grazie ad Opportunity Network sono stati in grado di individuare partner aziendali in Thailandia con cui hanno portato a termine importanti accordi in brevissimo tempo.

idee di business

Nonostante tu ti sia spostato a New York non hai dimenticato le tue origini. Come mai hai scelto per il tuo team molti italiani?

Ho scelto un team con molti italiani perché nei miei anni a Milano ho avuto modo di incontrare delle persone valide e di fiducia che sono stato ben lieto di coinvolgere nel progetto di Opportunity Network. Si tratta di persone per cui nutro una profonda stima non soltanto per le loro capacità professionali, ma soprattutto da un punto di vista umano. Ritengo che lavorare con persone di fiducia e con cui si hanno rapporti di amicizia che vanno al di là del rapporto puramente professionale sia un ingrediente di successo. Senza il team non sarei andato e non andrei da nessuna parte. Nei prossimi mesi ci aspettiamo di crescere molto in termini di risorse umane. Credere e mettere in pratica i nostri valori aziendali sarà uno dei principali elementi che ci guideranno nella selezione dei candidati.

Tornando all’Italia, si tratta di uno dei principali bacini da cui ho attinto per il mio team perché è ricco di persone valide, estremamente professionali e con tanta voglia di fare. È un onore poter dare un’opportunità ai tanti giovani di talento che spesso non hanno modo di mostrare le loro capacità nel nostro Paese ad oggi. Abbiamo anche una forte componente spagnola nel nostro team, un altro Paese in cui purtroppo la disoccupazione giovanile è alle stelle. Se posso dare un consiglio a chi è più giovane di me e magari è ancora all’università o ancora più giovane è di non arrendersi, di investire in sé stessi studiando e lavorando sodo, e di non pensare ai propri sogni, ma di mettersi in azione per realizzarli.

Ringraziamo per averci messo in contatto con Opportunity Network, Carmine Vittorio Esposito un nostro collaboratore in viaggio negli Stati Uniti in cerca di opportunità per la sua startup justbit.

Email automatiche: ecco come incrementare i ricavi senza fatica

email automation

Hai mai sentito parlare di email automatiche e marketing automation? Si tratta di ottimizzazione dei ricavi di un’azienda attraverso il miglioramento del flusso automatico di gestione dei contatti commerciali. Parliamo di +60% nel 2014, dopo due anni di crescita costante (fonte: Customer Experience Matrix). Fantascienza? Realtà.

In questa proiezione rientra anche l’email automation, ossia tutti i messaggi inviati automaticamente a seguito di eventi o comportamenti dei diversi destinatari.

#1 Le email che lavorano per te

La gestione dei contatti commerciali è ancora oggi una delle sfide più importanti per le aziende. Se usi una piattaforma di invio professionale come MailUp puoi rendere automatici questi processi e gestire la relazione con i tuoi clienti senza sforzi.
In questo senso, le email automatiche lavorano per te e ti aiutano a:

– Trasformare i prospect in clienti ricontattando senza sforzo chi ha richiesto, per esempio, una prova gratuita del tuo prodotto o del tuo servizio ma non ha mai confermato o completato la procedura.

Riattivare gli utenti. Alcuni utenti si registrano alla tua newsletter ma non confermano l’iscrizione? Puoi ricontattarli con un messaggio automatico o con campagne di più messaggi inviati a determinate cadenze temporali.

– Seguire i tuoi clienti nel processo di vendita. Dialoga con i tuoi clienti per prepararli all’acquisto e all’up-selling: l’obiettivo è realizzare una comunicazione a due vie, diretta e interattiva.

#2 Incrementa i ricavi senza ulteriori sforzi

Se instauri con il tuo iscritto un dialogo diretto e one-to-one puoi:

– Recuperare i carrelli abbandonati, spesso lasciati al loro destino perché l’utente “salta” da un dispositivo all’altro e attende di completare la transazione da desktop o da tablet. Invia una email automatica e recupera il carrello invitando il tuo cliente a completare la transazione lasciata a metà.

– Proporre prodotti correlati. Indica prodotti correlati facilmente abbinabili a quelli già acquistati o in fase di acquisto. Anche a distanza di alcuni giorni puoi sempre proporre articoli accessori, importanti per un migliore utilizzo del prodotto precedentemente acquistato.

– eseguire un follow-up immediato. Con un semplice “grazie” a seguito di un acquisto parti già con il piede giusto. Se poi, a questo, aggiungi informazioni importanti per l’utente come servizi a disposizione (possibilità di resa, assistenza), suggerimenti per utilizzare al meglio il prodotto appena comprato (video lezioni, istruzioni d’uso), non potrai che conquistarlo.

#3 Migliora i tassi di recapito

La tua reputazione di mittente, legata ad algoritmi di coinvolgimento dei destinatari, può diventare negativa se il database è ricco di utenti poco attivi o, peggio ancora, di indirizzi abbandonati (i cosiddetti zombie). Al contrario, liste con utenti che cliccano, leggono, condividono e rispondono, contribuiscono a migliorare la tua reputazione. È proprio in questi casi che le email automatiche possono aiutarti a tenere pulita la tua lista. Come? Attraverso l’utilizzo di filtri che ti permettono di eliminare gli utenti inattivi da tempo, fare leva sui destinatari più attivi e richiedere informazioni ai tuoi iscritti, che ti permettono di profilare ancora meglio.

#4 Email e SMS

La scelta di utilizzare piattaforme di email marketing in grado di integrare anche il canale SMS è certamente una strategia vincente. Gli automatismi a più vie, infatti, ti permettono di raggiungere i tuoi destinatari con modalità, toni e approcci differenti, massimizzando l’effetto del contatto.

Programma l’invio integrato di email e SMS a seguito di determinati comportamenti dei tuoi destinatari come:

– Iscrizioni a eventi

– Informazioni transazionali

– Promozioni in scadenza

#5 Email automatiche e privacy: consigli per una prassi commerciale leale

Un’email automatica, contenente informazioni di up-selling o cross-selling, viene considerata a tutti gli effetti un messaggio commerciale e, per questo, risponde alle normative legate all’invio di messaggi promozionali.

Per questo ricorda che:

– Ogni invio di materiale pubblicitario, e la profilazione dell’utente che ne deriva, è considerato a tutti gli effetti una prestazione passiva a carico dell’utente.

– Prima di intraprendere azioni automatiche devi assicurarti di aver ricevuto il consenso esplicito e preventivo da parte del consumatore.

– Il destinatario di comunicazioni veicolate attraverso tecniche a distanza può rivolgersi alle autorità competenti per richiedere un risarcimento dei danni, patrimoniali e morali, derivante dall’illecito trattamento dei dati.

Vuoi saperne di più? Consulta l’ebook gratuito di MailUp Vuoi incrementare i ricavi senza (altra) fatica? con la prefazione di Patrizio Bof, amministratore delegato di Pat Group e troverai indicazioni su quando e come utilizzare i messaggi automatici, idee su come recuperare i carrelli abbandonati e seguire i clienti nel post vendita e consigli su come risvegliare gli utenti meno attivi con azioni automatiche e molto di più!

Microsoft in Education, per colmare il divario tra studenti e mondo del lavoro

Prosegue il nostro percorso dedicato al rapporto che intercorre tra digital ed education, due settori che se combinati sapientemente possono avere un impatto enorme sullo sviluppo culturale, sociale ed economico a livello globale.

Dopo aver raccontato dell’accordo siglato tra Google e il Dipartimento dell’Educazione di New York City, che ha portato  alla distribuzione dei laptop Chromebook a circa 1 milione di studenti iscritti di scuole pubbliche della grande mela, oggi ci focalizziamo su un altro colosso dell’informatica, la Microsoft.

L’azienda con sede a Redmond ha un legame con il mondo dell’educazione e dell’istruzione molto solido, declinato in una serie di iniziative che rientrano nel programma più ampio definito Microsoft in Education.

LEGGI ANCHE: La rivincita di Chromebook: la rivoluzione Google nel settore education parte dalle scuole di New York

Il contrasto alla disoccupazione passa attraverso le competenze tecniche

Lo scorso 10 settembre Lori Forte Harnick, General Manager, Citizenship & Public Affairs di Microsoft, ha pubblicato un post sul blog ufficiale dell’azienda nel quale ha posto una questione molto importante, ovvero l’aumento esponenziale della disoccupazione giovanile a livello mondiale.

Secondo i dati raccolti dalla International Labour Organization (Organizzazione Internazionale del Lavoro) e riportati nel post, dalla crisi economica del 2007 alla fine del 2013 il numero di disoccupati è raddoppiato, passando da 37,4 a 74,5 milioni di persone.
Secondo i vertici della Microsoft una delle ragioni per le quali – nonostante una lenta ripresa dell’economia dopo il crollo – i giovani senza lavoro aumentano ogni anno in modo vertiginoso è l’assenza di quelle competenze richieste oggi dalle aziende, in particolare nelle nuove tecnologie.

Per questo motivo nel 2012 l’azienda ha creato Microsoft YouthSpark, un programma che prevede la collaborazione con Governi, organizzazioni No Profit e aziende per formare e avviare al lavoro 300 milioni di giovani in più di 100 Paesi nell’arco di tre anni. Nei primi due anni i risultati sono stati eccellenti, con 227 milioni di ragazzi che, dopo aver acquisito nuove competenze, hanno avuto la possibilità di fare esperienze di lavoro, tutte in ambito tecnologico.

Questa iniziativa evidenzia l’importanza che Microsoft attribuisce all’acquisizione di competenze tecniche per poter ridurre il divario tra mondo del lavoro e giovani al termine del proprio percorso di studi.
In questo processo si inserisce anche TEALS (Technology Education and Literacy in Schools), un programma che prevede la collaborazione tra ingegneri volontari, proveniente dalle più grandi realtà aziendali del Paese, e istituzioni scolastiche di vario grado per sensibilizzare e avvicinare i ragazzi all’informatica e alle nuove tecnologie.
Il programma TEALS è attivo in diciotto Stati degli USA più Washington DC, per un totale di 131 scuole.

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Student Advantage e Office 365 for Education

Il 22 settembre Microsoft ha annunciato la possibilità per gli studenti di accedere al tool Office 365 gratuitamente, nell’ambito del progetto nato nel 2013 Student Advantage, un programma destinato agli istituti d’istruzione di tutto il mondo che, in possesso di una licenza Office 365 ProPlus o Office Professional Plus per il personale e per i docenti, hanno avuto la possibilità di fornire l’accesso al programma a tutti gli studenti senza nessun alcun costo aggiuntivo.

Anche gli studenti italiani possono beneficiare del programma Student Advantage, in seguito a un accordo – l’Accordo Quadro Education Transformation Agreement – siglato da CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) e Microsoft nel 2012 e rinnovato il 26 novembre 2014 da circa 70 Università italiane (l’80% del totale). L’obiettivo di questo accordo è quello di riconoscere il valore del digitale in ambito universitario e facilitare l’accesso alle tecnologie avanzate e il loro utilizzo da parte degli studenti universitari, attraverso l’adozione di strumenti innovativi.

Microsoft incontra gli studenti thailandesi

L’impegno di Microsoft non teme confini, e si diffonde a macchia d’olio in tutto il mondo. Lo scorso 21 maggio, infatti, l’OBEC (Office of the Basic Education Commission) e Microsoft hanno firmato un protocollo d’intesa che consentirà a 8 milioni di studenti e 400.000 insegnanti in tutta la Thailandia l’accesso a Microsoft Office 365 for Education. L’accordo rappresenta il più grande servizio cloud dedicato al settore dell’istruzione a livello globale.
La collaborazione tra la Thailandia e Microsoft dura da circa dieci anni, come ha ricordato Anek Ratpiyapaporn, responsabile OBEC, e questo accordo ha come obiettivo quello di sviluppare le proprie risorse umane attraverso il miglioramento dell’istruzione.

Con i suoi progetti Microsoft s’impegna ogni giorno per cercare di ridurre al minimo la distanza tra le competenze fornite agli studenti durante il ciclo di studi e quelle richieste dalla azienda che si apprestano ad effettuare nuove assunzioni.

Senza skill in campo tecnologico le opportunità di trovare un lavoro si riducono sensibilmente, e questo rende ancora più importante l’introduzione di nuovi standard nel settore education che siano adeguati ai tempi che corrono e, ancora più importante, che verranno.

Il nuovo marketing strategico per le PMI, istruzioni per l'uso

piano di marketing strategico

Internet è il grande equalizzatore che riesce a mettere alla pari tutti i tipi di imprese nella creazione di piani di marketing strategico. Spesso capita però che le PMI si gettino a capofitto sulle strategie di marketing online senza saper gestire attentamente il budget, rischiando quindi di soffiarlo via in maniera sbagliata. La buona notizia è che esistono molte possibilità per creare un marketing strategico poco costoso, o addirittura gratis, che può aiutare le imprese a raggiungere gli obiettivi sperati con un rischio economico quasi nullo. Vediamo di seguito quali sono le dieci tattiche migliori per creare una strategia di marketing con pochi soldi.

Postare dei video online

Uno dei maggior problemi per le PMI è la visibilità sul web. Postare un video sul sito aziendale o su una pagina youtube dedicata è la soluzione. Il punto focale è il risultato di ricerca di Google. E’ stato infatti dimostrato che postare un video su un sito esistente permette ad un’azienda di trovarsi tra le prime due posizione di ricerca appena dopo trenta minuti.

Inserire Case Study sul sito web

Un’altra pratica poco costosa che può essere utilizzata molto facilmente è il racconto di case study di alcuni clienti felici. I case study non devono obbligatoriamente essere ampi e pedanti, basta infatti rendere noto il caso di un particolare problema (legato ad esempio ad un prodotto) risolto dall’azienda a beneficio di un cliente e assicurarsi di includere una sua citazione nella quale afferma di ritenersi molto soddisfatto dell’assistenza. Coccolare il proprio cliente premia sempre.

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Creare un blog per raggiungere potenziali clienti

Il blog è uno strumento fortissimo ed è in grado di creare una buona relazione con i clienti attraverso la condivisione di notizie relative all’impresa. Il costo è nullo, soprattutto se si intende creare un account attraverso la piattaforma wordpress o simili. La sua utilità è legata alla grande possibilità di posizionarsi come leader di un nuovo modo di fare marketing: quello digitale. Infatti quando una qualsiasi PMI riesce a combinare contenuti di alta qualità con una forte presenza sui social media, estendere portata e clienti è un gioco da ragazzi.

LEGGI ANCHE: Cinque consigli per avviare la tua impresa a costo zero

Inserire l’azienda su Google Maps

La presenza di un’azienda su google maps è estremamente importante, ed è completamente gratuito. La ragione più immediata è che lo strumento permette di far arrivare i clienti allo stabilimento o alla boutique in maniera più semplice e intuitiva, a questo punto Google provvederà immediatamente a premiarci con una maggiore visibilità nella classifica delle ricerche.

Fare ricerche tra i forum per scovare potenziali clienti

Esistono moltissimi servizi di ricerca forum, come ad esempio: BoardReader.com, BoardTracker.com. Questi siti consentono di individuare tutti gli utenti che sono interessati a prodotti simili ai nostri. Molti sono infatti gli utenti che tendono a creare dei forum per discutere di questo o quel prodotto. Inoltre la possibilità di seguire le discussioni degli utenti può aiutare a capire i gusti e le necessità di una parte importante di utenza, per concentrarci sui prodotti più gettonati.

web marketing strategico

Condividere le informazioni sul tutto il web

Il modo più economico per promuovere le PMI oggi è quello di condividere ciò che si fa e che si ama in tutto il web. Abbiamo appena completato un nuovo progetto? Abbiamo appena concluso di leggere un articolo interessante che riguarda il nostro settore? Abbiamo scoperto qualcosa di nuovo e sorprendente? Facciamo un articolo, scriviamo uno status e postiamolo su Twitter, Facebook e il blog ( di cui sopra ).

Avere molta cura dei contenuti da inserire online

Molti potenziali clienti nel marasma generale, che è internet, hanno molta difficoltà a trovare tutte le informazioni relative ai prodotti che stanno cercando. In questo caso la cura per i contenuti legati ai prodotti/servizi è la strategia di marketing migliore per emergere dall’afflusso caotico di informazioni sbagliate e/o poco curate che si trovano nel web.

Utilizzare al meglio il nuovo algoritmo di Facebook

Da quando Facebook ha cambiato il suo Edge Rank, molte fan page di aziende hanno subìto un brusco calo relativo alla portata. Il nuovo algoritmo infatti tende a premiare molto più i post sponsorizzati, accrescendo di gran lunga la visibilità. Questa strategia di marketing offre il grande vantaggio di aumentare portata e interazione con una spesa veramente minima. Facebook, ora più di prima, può essere una potente strumento di pubblicità.

marketing strategico per il web

Utilizzare servizi online per ottenere l’attenzione dei media

Si sa che tutte le notizie positive legate ad un’azienda premiano molto, spesso rappresentando una sorta di pubblicità gratuita. Esistono molti strumenti online poco costosi che consentono di ottenere l’interesse dei media e quindi di aumentare la brand awareness, uno fra tutti è PRWeb.com, sito specializzato nella comunicazione aziendale con i media.

Utilizzare servizi online per il re-target delle vendite perse

Il web possiede un potenziale davvero enorme per la creazione di strategie di marketing mirate alle PMI, tra gli strumenti più interessanti troviamo i siti specializzati nel marketing. Uno dei migliori è lexity.com, un’app che analizza tutti i punti deboli di un e-commerce, fornendo spunti per migliorare le vendite. L’app crea inoltre una lista dei nostri prodotti su Google e Facebook, incentivando i like sul nostro sito, i follow su twitter, i +1 su google+ e le sottoscrizioni alla newsletter.